WeRead Powered by ReaderPub
Istoria civile del Regno di Napoli, v. 9 cover

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 9

Chapter 41: LIBRO QUARANTESIMO
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

The volume examines the civil governance of Naples under the early seventeenth-century monarch, detailing viceregal administration, public works, and political shifts. It narrates the appointment of the Count of Lemos as viceroy and gives a thorough account of a wide-ranging conspiracy in Calabria led by Tommaso Campanella, recounting his recruitment of Dominican and other monks, the spread of insurrectionary preaching, alleged support among clergy and local nobles, and planned uprisings to free prisoners and destroy records. Chapters combine administrative record, legal proceedings, and contemporary depositions to reconstruct events.

STORIA CIVILE
DEL
REGNO DI NAPOLI

LIBRO QUARANTESIMO

La pace stabilita in Nimega fra le due corone di Spagna e di Francia, dagli andamenti de' Franzesi ben si prevedeva, che dovea avere brevissima durata: dopo la morte di Maria Teresa d'Austria Regina di Francia, seguìta in quest'anno 1683, il dì 30 di luglio, apertamente fu violata: ed essendosi per ciò nel mese di dicembre pubblicati bandi[58] per li quali fu ai Franzesi severamente comandato, che sgombrassero dal nostro Regno, cominciossi di nuovo una più fiera ed ostinata guerra, che durò per molti anni; e quantunque si vedesse cessare per una tregua conchiusa nel mese d'agosto del seguente anno 1684 fra la Spagna e la Francia, e l'Imperadore; nulladimeno si ripigliò da poi più ostinata, che mai, nè finì, se non con la pace di Riswick, conchiusa il dì 20 di settembre dell'anno 1697. Questa guerra tenne sempre solleciti i nostri Vicerè a mandar dal Regno continui e poderosi soccorsi, particolarmente in Catalogna, dove i Franzesi sotto il comando del Duca di Noailles fecero notabili progressi. Ma il prudente e saggio governo del Marchese del Carpio, avendo con savj provvedimenti riordinato il Regno, ci fece sentir poco questi incomodi. A lui dobbiamo, che non pur mentre ci governò, si restituisse in quello la quiete e la tranquillità, ma che in virtù di suoi buoni regolamenti vi durasse anche ne' tempi de' suoi successori.