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L'Incendiario; col rapporto sulla vittoria futurista di Trieste cover

L'Incendiario; col rapporto sulla vittoria futurista di Trieste

Chapter 17: Visita alla Contessa Eva Pizzardini Ba
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About This Book

A narrator recounts a Futurist journey by train to a coastal city and a rousing public event, blending vivid travel reportage with manifesto. The pieces juxtapose energetic descriptions of movement and crowd scenes with a forceful declaration of artistic principles: repudiation of the past, exaltation of speed and disruptive novelty, denunciation of cultural conservatism, and a call to shatter established literary forms. The narrative alternates between theatrical portraiture of an eager audience and the delivery of polemical speeches and poems that dramatize the movement's aggressive program for aesthetic renewal.

Visita alla Contessa Eva Pizzardini Ba

— Buona sera Contessa.

— Buona sera carissimo Aldo.

— Oggi giornata bella, Contessa.

— Troppo bella, carissimo Aldo,

non fa nè freddo nè caldo.

— E la noia, Contessa?

— Ah! Oh! Ih! Hum!

— Sempre la stessa!

— Già. Questo mi dite di nuovo?

Bravo.

— Cosa dirvi di nuovo?

Mi credete così ingenuo?

Non mi ci provo.

— Bravo! E passate per giovine bizzarro....

per uomo così strano....

strano.... bizzarro....

bizzarro.... strano....

Bravo....

— Cotesta bella veste, Contessa,

l'ò vista proprio ieri sera

precisa a una borghese.

— E fu inventata a Parigi

che non è ancora bene un mese,

sempre così, si sa già.

— A Parigi fumano l'oppio.

— Ma a Parigi....

— Oh! Verrà presto la moda anche da noi.

— Altro che verrà, poi;

le belle cose da noi sono un mito,

noi, siamo quelli di ieri, o di poi.

Che governo pitocco!

Ma.... di nuovo?

— Di nuovo?

— E dire che vorrei, solo per una volta,

vedermi nuova nel mio specchio.

— Come?

— Nuova, diversa da sempre,

e diversa da tutte.

— Aver due bocche?

— Magari, ma è un caso comune.

— Un occhio dietro?

— Dove?

— Nella testa.

— Ah! Sì....

— Un dente sulla punta del naso?

— Meglio senza naso nel caso.

— Due teste?

— Comune, comune.

— Tre teste, quattro gambe?

— Comune comune.

Iersera, per dormire, mi son fatta

tre volte la puntura di morfina.

— Tre volte!?

— Sono poche? Sono molte?

— Ma vi pare, la morfina!

— La morfina! La morfina!

— Vorreste d'un tratto

diventare Regina, Imperatrice?

Antonietta, Messalina?

— Uhm.... forse sarebbe meglio....

una poveretta.

— Povera molto? Vivere di limosina?

Essere giù, nel fango!

— Oh! Si!

— Insultata, battuta,

essere vilipesa, prostituta.

— Oh! Prostituta! Insultata! Battuta!

Magari nel mezzo della strada

come una donna perduta!

Almeno per provare, ma come fare?

Noi.... chi ci può insultare?

— Chi, voi? Io!

— Siete troppo gentile.

— Mi proverò.

— Siete troppo corretto, e non

riuscirete che a farmi annoiare di più.

Dirò io per la prima.

Piccolo sciocco!

— Stupida d'una donna!

— Poetucolo pitocco!

— Vescica colla gonna!

— Imbecille, cretino!

Omuncolo da nulla!

— Povera grulla!

— Grullone, libertino, buffone,

ruffiano, lenone!

— Smencitissima vacca!

Porcona, puttana, vigliacca....

— Basta basta basta

mio carissimo Aldo,

non crediamo di dirci

qualche cosa di nuovo,

sensazione nuova, io già non provo,

la cerco, ma non la trovo.

Amiamoci piuttosto,

l'amore è tanto vecchio

mi sembrerà più nuovo.

— Si? Purchè voi ritorniate

come allora, ma ora....

— Quando?

— Quando m'ascoltavate

senza pensare al male,

ed erano assai meno noiose

le vostre serate.

— Mi avete amata voi?

Ed io vi ò amato?

Doveva essere molto noioso

il nostro povero amore, se lo abbiamo

troncato e nemmeno ce ne ricordiamo.

— Era.... una parola sola allora....

— Vi ricordate ieri sera?

— Ieri sera?

— Quella mia parola....

— Quale? Dite, mi fate venir male.

— Quando fu?....

— Certamente vi sbagliate,

fu la sera avanti.

— Ve l'avevo già detta?

— Uh! Centomila sere,

capirete se è sempre la stessa!

Basta basta, non la ridite,

lasciatemi morire in pace,

sono malata.

— Che sarà di Voi?

— Di me?

— Buona notte Contessa.

— Buona notte carissimo Aldo.