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L'Uomo di Fuoco cover

L'Uomo di Fuoco

Chapter 36: NOTE:
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About This Book

A small Portuguese caravel battered by a storm is driven onto a little-known South American coast, forcing a ragged crew and a determined young nobleman to attempt survival. Shipwrecked sailors must combat wreckage, hostile terrain, and encounters with local tribes reputedly cannibalistic while improvising small boats and weapons. Tensions between pragmatic seamen and the protagonist's bravado shape their decisions as they scavenge, flee through jungle paths, and engage in desperate skirmishes. The narrative emphasizes sea peril, leadership under crisis, and stark clashes of cultures amid relentless action and narrow escapes.

Conclusione.

Dieci giorni dopo Caramurà veniva nominato gran capo dei Tupinambi e fondava un nuovo villaggio all’estremità della baia di Reconcavo, nel luogo ove sorge la città di Bahia.

Per lunghi anni rimase fra i selvaggi che avevano imparato ad apprezzarlo grandemente, difendendoli contro gli assalti di tutte le tribù indiane e rendendosi temuto in tutto il Brasile meridionale.

Sposo di parecchie figlie di capi celebri, aveva già fondata una numerosa famiglia e si era rassegnato a terminare i suoi giorni fra le foreste del Brasile, quando un giorno una nave normanna andò a gettare l’àncora nella baia di Reconcavo.

Il desiderio di rivedere il suo paese e gli uomini della sua razza era diventato tale, che non potè rifiutare le offerte fattegli dal capitano di ricondurlo in Europa.

Dopo aver promesso solennemente alle sue orde di tornare un giorno, s’imbarcò conducendo con se Paraguazu, la preferita delle sue mogli, non osando mostrarsi fra i suoi con una famiglia così numerosa.

Si narra che le altre mogli, vedendolo abbandonare la costa del Brasile, si gettarono in acqua supplicandolo di condurle con loro e che parecchie preferirono annegarsi piuttosto che dimenticare l’Uomo di fuoco che tutti riguardavano come un semi-dio.

Il normanno però, invece di sbarcarlo a Lisbona, come era stato pattuito, lo condusse in Normandia, mandandolo alla corte di Francia dove Paraguazu, la bella brasiliana, fece furore e fu accolta con grandi onori da Enrico II e da Caterina de’ Medici.

Fu anzi battezzata ed ebbe per padrini il re e la regina che la colmarono di regali.

Se tutte quelle cose lusingavano l’amor proprio di Caramurà, sopra tutto però gli stava a cuore il desiderio di tornare in patria, ciò che invece non garbava ai reali di Francia i quali avevano formato il progetto di valersi di lui per tentare la conquista del Brasile.

Trovato però il modo d’informare il re Giovanni del Portogallo e accordatosi con un ricco armatore francese, riusciva alcuni mesi dopo a lasciare di soppiatto la corte e fuggirsene a Lisbona.

Qualche anno dopo Caramurà, che non aveva dimenticata la sua tribù e che non voleva mancare alla promessa fatta, s’imbarcava alla volta del Brasile guidando una grossa spedizione armata da Francesco Pereira Coutinho a cui il re Giovanni aveva concesso in feudo la vasta provincia marittima compresa fra il fiume S. Francesco e la Punta Padram di Bahia.

Era però quel Coutinho un avventuriero senza scrupoli che essendo stato molti anni nelle Indie orientali, aveva contratto l’orgoglio della prepotenza e la crudeltà del conquistatore.

Sbarcato nel Brasile invece di seguire i consigli di Caramurà, aveva cominciato a incrudelire contro gli stessi Tupinambi, senza pensare che quegli indiani erano i più formidabili guerrieri del Brasile.

Che più? Spinse la sua audacia fino ad arrestare l’Uomo di fuoco e tradurlo prigioniero su una nave, per fare dispetto ai selvaggi.

Invece si sparse la voce che Caramurà era stato assassinato.

Paraguazu, la bella brasiliana, arma i suoi sudditi ed invoca anche il soccorso dei Tamoie, altri formidabili guerrieri.

I brasiliani mettono tutto il paese a ferro ed a fuoco. Bruciano i villaggi portoghesi e le fabbriche di zucchero, trucidano i coloni e lo stesso figlio di Coutinho e dovunque fanno fronte, con rara intrepidezza agli avventurieri europei.

Quella guerra durò parecchi anni finchè Coutinho, disperando ormai di vincerli e perdute tutte le fortezze si vide costretto a salvarsi sulla nave e fuggire vergognosamente nella vicina capitaneria d’Os-Ilhèos che cominciava già a prosperare sotto la saggia amministrazione del portoghese Figuredo.

Aveva però condotto con se Alvaro. Fosse l’influenza di quell’uomo, fosse il desiderio di vivere in pace dopo tanta guerra, fra gli emissari di Coutinho ed alcuni capi dei Tupinambi fu fatto un accordo il quale doveva conciliare l’interesse dei due popoli.

Già stavano per sottoscrivere il trattato, quando l’irascibile Coutinho avendo ricevuto rinforzi, ruppe le trattative e veleggiò nuovamente verso Bahia per punire i Tupinambi.

Aveva già imboccata la baia quando una orribile tempesta lo sorprese e la sua nave si ruppe sulle scogliere di Itaporica.

I Tupinambi che sapevano esservi a bordo Caramurà si armano, salgono sulle loro piroghe e assaltano la nave dell’ammiraglio e le altre caravelle.

Coutinho cade sotto le loro mazze ed il suo tronco, privo della testa, viene portato in trionfo ed i portoghesi caduti vivi nelle mani di quei fieri e vendicativi selvaggi vengono divorati per celebrare la vittoria non ostante la presenza di Caramurà.

Fu quella l’ultima battaglia.

Alvaro ritornato capo dalle orde dei Tupinambi, non tardò a riprendere coi suoi compatriotti buone relazioni che non furono mai rotte, nemmeno all’arrivo della grande spedizione capitanata da Tommaso de Souza che fu, si può dire, il più grande colonizzatore del Brasile.

Caramurà si spense assai vecchio, lasciando un gran numero di figli e le famiglie più cospicue di Bahia anche oggi vanno superbe di discendere da quel fortunato avventuriero.

FINE


INDICE

Cap.    
 
I. Sulle coste del Brasile 3
II. Gli antropofagi 11
III. L’assalto degli antropofagi 24
IV. Alla costa 36
V. Nelle foreste brasiliane 51
VI. Il giboia delle paludi 62
VII. L’assalto del «jacarè» 74
VIII. La zattera vivente 84
IX. Assediato dai pecari 94
X. Un dramma nella foresta 104
XI. Nella foresta vergine 116
XII. Il marinaio di Solis 123
XIII. Gli Eimuri 132
XIV. La caccia agli uomini bianchi 138
XV. Le anguille tremanti 143
XVI. Una sorpresa dei selvaggi 153
XVII. La savana sommersa 163
XVIII. I Pyaie bianchi 172
XIX. Le vittime della guerra 182
XX. L’Uomo di fuoco 190
XXI. La fuga 199
XXII. Ancora il marinaio di Solis 208
XXIII. Ritorno alla Savana 218
XXIV. L’isolotto 227
XXV. Un combattimento fra antropofagi 234
XXVI. La scomparsa del mozzo 246
XXVII. Rospo Enfiato 259
XXVIII. L’aldèe dei Tupy 271
XXIX. Assediati nel carbet dei prigionieri 287
XXX. Fra il fuoco e le freccie 298
XXXI. La ritirata di Diaz 309
XXXII. L’assalto dei Tupinambi 319
  Conclusione 331

NOTE:

1.  Era la baia di Reconcavo, una dalle più belle dell’America del sud e dove più tardi sorgeva Bahia, una delle più ricche città del Brasile.

2.  Le più cospicue famiglie brasiliane di Bahia, si vantano di discendere da questo audace e fortunato avventuriero.

3.  Quell’isola si chiama oggi Staporica.

4.  In quella pericolosissima caccia, che certo nessun marinaio o pescatore europeo oserebbe tentare, erano specialmente famosi gl’indiani delle tribù dei Guaitacazi.

5.  Baia di Rio Janeiro.

6.  I gimnoti.

7.  È il più grosso dei roditori conosciuti.

8.  Orso formichiere.

9.  Anche oggidì nel Brasile si fa un gran consumo di tali formiche e anche gli europei le trovano squisite, superiori ai gamberetti.

10.  Gl’indiani sono convinti che se i tuberi non sono masticati dalle vecchie, il taroba perderebbe le sue proprietà.

11.  Villaggio.

12.  I brasiliani lo chiamano Beco do piè bestia del piede.

13.  Duecento anni più tardi e precisamente nel 1727 si scoprivano nel Brasile le prime famose miniere di diamanti.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Il ritratto dell'autore, menzionato nel frontespizio, non è presente nelle scansioni originali da cui è stato trascritto il libro.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.