Dall’interno si sente la voce di Nonò che grida, accorrendo.
La voce di Nonò.
Ecco papà! ecco papà!
Paolino
(staccandosi subito dall’abbraccio e allontanandosi dalla signora Perella).
Eccolo!... Mi raccomando!
Signora Perella.
Oh Dio.... Oh Dio....
Paolino.
Sorridente! Sorridente, cara!... Sorridente!...
Nonò
(dall’interno ancora, riprende a gridare).
È arrivato pa.... (quando un calcio del capitano lo manda a ruzzolare sulla scena troncandogli in bocca la parola).
Spunta il Capitano Perella che ha l’aspetto d’un enorme sbuffante cinghiale setoloso.
Perella
(a Nonò accompagnando il calcio, che gli appioppa dietro).
E zitto, che non ho bisogno di trombettieri!
Signora Perella
(con un grido, vedendo ruzzolare Nonò e accorrendo per sollevarlo).
Ah! Nonò mio!
Paolino
(accorrendo anche lui e sollevando da terra Nonò che piange).
Ti sei fatto male, Nonotto?
Perella.
Non s’è fatto nulla! (a Nonò) Zitto là! Zitto! Smetti di piangere! (Nonò smette di piangere, vedendosi sopra, minaccioso, il padre). (A Paolino) Mio padre, caro professore, quando avevo poco più di sei anni, per punirmi di non avere ancora imparato a nuotare, sa che fece? m’afferrò per la cuticagna e mi buttò a mare, vestito, dalla banchina del molo, gridando: — «O morto, o nuotatore!».
Paolino.
E lei non morì!
Perella.
Imparai a nuotare! Questo per dirle, che non sono d’accordo con lei circa al metodo, caro professore. Troppo dolce è lei, troppo dolce!
Paolino.
Dolce? io? Ma no, scusi, perchè? Anch’io, creda, all’occorrenza....
Perella.
Che occorrenza! che occorrenza! Tempra, tempra ci vuole! Le dico che lei è troppo dolce, e me lo vizia, me lo vizia, quel ragazzo là....
Paolino
(subito, con calore).
No! Ah no! scusi.... questo no, questo non me lo deve dire, signor Capitano; perchè il vero guajo qua, se vuol saperlo, è un altro; e lei avrebbe già dovuto capirlo da un pezzo!
Perella.
La madre?
Paolino.
No, non la madre! Viene di conseguenza, scusi, che il ragazzo si vizii: è figlio unico!
Perella.
Ma niente affatto! Che unico! Lo dice lei!
Paolino.
Come, scusi, non è unico?
Perella
(forte, riscaldandosi).
Bisogna saperlo educare!
Paolino.
Sì! certo.... Ma se fossero due!...
Perella
(infuriandosi, col sangue agli occhi).
Non lo ridica neanche per ischerzo, sa! Neanche per ischerzo! Ne ho d’avanzo d’uno!
Paolino
(subito, rimettendosi).
Non si inquieti.... non si inquieti, per carità! Dicevo.... dicevo per scusarmi....
Perella.
Un altro figlio! Starei fresco, starei....
Mentre si svolge questo dialogo tra Perella e il sig. Paolino, dietro, se ne svolge un altro, muto, tra Nonò e la madre. Nonò, finendo di piangere sotto l’imposizione del padre, è andato per rifugiarsi presso la madre; ma subito s’è arrestato con gli occhi e la bocca sbarrati nello scorgerla conciata a quel modo. La madre, allora, ha congiunto pietosamente le mani per pregarlo di non gridare il suo spavento e il suo stupore; poi, assalita dalla solita contrazione viscerale ha spalancato la bocca come un pesce e s’è recato subito il fazzoletto alla bocca, lasciando Nonò sbigottito a scuotere le manine per aria.
Perella
(come pentito chiamando).
Qua, Nonò! (Si volta, scorgendolo nell’atto di scuotere le manine) Oh! e che fai? (Guarda verso la moglie) Che cos’è? (Scorgendola così dipinta e scollata) Oh! e come.... tu?.... (Scoppia in un’interminabile, fragorosa, faticosissima risata, durante la quale il signor Paolino, alle sue spalle, serra le pugna, convulso; le apre, artigliate, per la tentazione di saltargli addosso e strozzarlo; mentre la signora Perella, avvilita, mortificata, atterrita, guarda a terra) Come ti.... come ti sei impiastricciata? ah! ah! ah! ah! una bertuccia.... ah! ah! ah! ah!... una bertuccia vestita, sull’organetto.... parola d’onore! (Le s’appressa, la prende per una mano; e la contempla sempre ridendo) Uh.... ma guarda!... (Le vede il seno scoperto) Uh.... abbondanza!... E che cos’è? (voltandosi verso il signor Paolino) Professore!... Ah! ah! ah! ah! E non ne è sbalordito anche lei, di questo magnifico spettacolo?
Paolino
(frenando a stento l’indignazione, con sorrisi spasmodici).
Nien.... niente affatto!... Scusi, perchè? Vedo che.... che la signora s’è.... s’è messa con una certa cura....
Perella.
Cura? La chiama cura, questa, lei? S’è mascherata! S’è.... (accennando al seno scoperto) s’è scodellata tutta! Ah! ah! ah! ah!
Signora Perella.
Ma Francesco.... Dio mio.... scusa....
Perella.
Ti sei forse mascherata così, per me? No, no, no, no, no! Ah, grazie! No, no, no, no, no! (Accennando al seno di lei) Puoi pure chiudere bottega! Non ne compero! (Voltandosi al signor Paolino) Passò quel tempo, Enea, caro professore! Non me ne sento più neanche toccar l’ugola!... (Alla moglie) Grazie, cara, grazie! Va’ va’ a lavarti la faccia, va’... Voglio andare subito a tavola, io! subito!
Signora Perella.
È tutto pronto, Francesco....
Perella.
Pronto? Ah, brava! Possiamo allora sedere? Lei, professore, è con noi?
Paolino.
Ma.... sì, credo....
Signora Perella.
Sì, sì, Francesco.... il professore è invitato....
Perella.
Mi fa piacere. Venga, venga, professore..., segga! Ma non si scandalizzi, perchè, mangio io, sa? mangio!... E si vede, eh? si vede.... (mostra l’epa; poi, rivolgendosi alla moglie che fa per sedersi dirimpetto a lui) No, no, cara: fa’ il piacere, senti.... Se non vuoi andare a lavarti, non mi seder di fronte, così conciata! Mi metto a ridere di nuovo, e qualche boccone, Dio liberi, mi può andar di traverso.... Ma che idea t’è venuta, di’?
Signora Perella.
Oh Dio, nessuna idea, Francesco....
Perella.
E come, allora? così? (fa un gesto espressivo con la mano per significare: è stato un estro? e ride) Ah! ah! ah! ah! Possibile che lei, sul serio, professore, dica che....
Paolino
(interrompendo).
Ma si! dico che lei dovrebbe riconoscere, scusi, che la signora, così, sta benissimo!
Perella.
Benissimo, si.... Non dico di no! Ma se fosse un’altra, ecco! Se fosse un’altra.... lei m’intende!... Come moglie, no.... scusi! È buffa, è buffa come moglie, così, via, dica la verità: è buffa! (Scoppia di nuovo a ridere) Niente! Rido! Abbia pazienza, professore: la faccia sedere qua, al suo posto; e segga lei di fronte a me.
Paolino
(alzandosi e prendendo il posto della signora).
Oh, per me.... come vuole....
Perella.
Scusi, sa, grazie.... (Alla moglie) Oh, dunque, si mangia? (Voltandosi verso Nonò che sta ingrugnato e tutto aggruppato sul divano) Ohi, Nonò, a tavola!
Nonò.
No, non vengo, no!
Perella
(dando un pugno sulla tavola).
A tavola, dico! Subito! Ubbidisci senza replicare!
Paolino.
Nonò via, vieni!
Perella
(dando un altro pugno sulla tavola).
No! La prego, professore!
Paolino.
Scusi, scusi....
Perella.
Lei me lo vizia, gliel’ho detto! Deve obbedire, senza sollecitazioni! Ho detto a tavola; e dunque, a tavola! (Si alza e va a prenderlo di peso dal divano).
Signora Perella
(piano, nel frattempo, a Paolino, quasi per piangere).
Dio mio.... Dio mio....
Paolino
(piano, c. s. alla signora Perella).
Coraggio!... Pazienza!... Sorridente.... sorridente!... Ecco.... così.... come me!
Perella
(calando a seder di forza Nonò sulla seggiola, a tavola).
Qua! così! Sederai e non mangerai, per castigo! Dritto, su! Dritto, dico! Dritto, o con un pugno.... (lo minaccia; e, come Nonò, spaventato, si raddrizza) Così! E fermo lì! (Rivolgendosi alla moglie) Insomma, dico, si mangia, sì o no?
Signora Perella
(vedendo entrare Grazia dalla comune, con la zuppiera fumante).
Ecco, ecco, Francesco....
Grazia servirà dalla credenza in tavola e durante il pranzo uscirà e rientrerà parecchie volte.
Perella.
Finalmente! (A Paolino, rimasto dopo il consiglio dato alla signora Peretta, con un sorriso involontario rassegato sulle labbra). Oh, senta professore, gliel’avverto perchè la tratto da amico! Lei mi farebbe proprio un gran piacere, se non sorridesse, quando faccio qualche rimprovero al ragazzo o a mia moglie!
Paolino
(cascando dalle nuvole).
Io? sorrido? io?
Perella.
Lei, sì, mi pare! Ha la bocca atteggiata di sorriso anche adesso!
Paolino.
Sì? Proprio? Sorrido?
Perella.
Sorride! sorride!
Paolino.
Oh Dio.... E allora io non lo so!... Le giuro, capitano, che ho proprio paura di non essere io.... Perchè io, le giuro, non sorrido!...
Perella.
Ma come non sorride, se sorride?
Paolino.
Ah sì? Ancora? Non sono io! non sono io! può crederci! non sono io! Ho tutt’altro che intenzione di sorridere io, in questo momento! Se sorrido, saranno.... che vuole che le dica!... saranno i nervi.... i nervi, per conto loro!...
Perella.
Lei ha i nervi così sorridenti?
Paolino.
Già! Pare.... Sorridenti!...
Perella.
Io no, sa!
Paolino.
Neppure io, veramente, di solito.... Si vede che oggi ha preso loro così.... Nervi! (Si mette a mangiare — Pausa).
Nonò
(a cui Grazia ha posto già da un pezzo davanti la scodella).
Posso mangiare, papà?
Perella.
Ti avevo detto di no! (Alla moglie). Chi l’ha servito?
Signora Perella.
L’ha servito Grazia, Francesco....
Perella.
Non doveva!
Paolino.
Veramente.... ecco, forse.... non lo sapeva....
Perella.
E allora lei (indica la moglie), doveva dirglielo! (A Nonò). Basta! Per questa volta, mangia!
Nonò si agita sulla seggiola, senza mangiar la minestra.
Signora Perella.
Mangia, mangia, Nonò (Nonò fa il suo solito cenno col dito).
Perella
(scorgendolo).
Che significa?
Nonò.
Non dicevo per la minestra, io, papà....
Perella.
E perchè dicevi allora? Ora si mangia la minestra!
Nonò
(esitante, birichino).
Eh.... Vedo una cosa!
Signora Perella
(in tono di lamentoso rimprovero).
Ma che cosa, Nonò....
Paolino
(sulla brace).
Benedetto ragazzo....
Nonò
(indicando con un rapido gesto, subito ritratto, il pasticcio in mezzo alla tavola).
Eccola là!
Perella.
Che c’è là?... (Guarda). Ah, un pasticcio?
Paolino.
Già.... mi.... mi sono permesso, signor capitano....
Perella.
Ah, l’ha portato lei?
Paolino.
Sì.... mi.... mi scusi.... mi sono permesso....
Perella.
La scuso? E come? Oh bella! Debbo scusarla d’avermi regalato un pasticcio? Ma io debbo ringraziarla, invece, caro professore!
Paolino.
No, che dice? per carità.... debbo io, debbo io, signor capitano, ringraziare lei....
Perella.
D’averla invitata a tavola? Ebbene, vuol dire che ci ringrazieremo, all’ultimo, a vicenda!
Paolino
(con un’esclamazione che gli scappa spontanea).
Eh!... Speriamo!
Perella.
Come, speriamo?
Paolino
(cercando di rimediare).
Sì.... dico che.... che sia di.... di suo gradimento, ecco.... speriamo che.... che le piaccia!
Nonò.
A me, tanto, sai? tanto! (Si mette ginocchioni sulla sedia). Guarda! Questa qui! Questa qui! Questa nera!
Perella.
Giù a sedere, perdio! (Nonò eseguisce).
Paolino
(sudando freddo).
E non facciamo storie, Nonò! Non cominciamo con quella nera; se no, mi fai pentire d’averlo portato! Tu di quella nera lì non devi neanche assaggiarne!
Nonò.
Perchè?
Paolino.
Perchè no! Perchè mamma mi ha detto che.... che soffri di un po’ di riscaldamento, è vero, signora? qui, allo stomaco.... ed il cioccolatto, per te, in questo momento....
Nonò.
Ma no!... io?... La mamma! Soffre di stomaco la mamma, non io!
Paolino
(subito).
Nonò!
Signora Perella
(con altra voce).
Nonò!
Perella
(con altra voce).
Nonò! insomma, finiamola!
Paolino.
Se l’ho fatto fare apposta, figliuolo mio, così, metà e metà....
Nonò.
Ma a me piace quella col cioccolatto!
Perella.
E avrai di quella col cioccolatto, sta’ zitto! A me non piace!
Paolino
(spaventato, subito).
Come! A lei non piace? a lei non piace il cioccolatto?
Perella.
No.... cioè, così.... poco! Preferisco quell’altra....
Paolino
(sentendosi cascar l’anima e il fiato).
Oh Dio!...
Perella.
Che cos’è?...
Paolino.
Niente.... Niente.... vedo che.... mi.... mi sono ingannato.... e....
Perella.
Ma non si confonda! Mangio di tutto, io!... mangio di tutto!... La questione è, che qui, mi pare che si mangiano soltanto chiacchiere! Dov’è Grazia? Che fa? che fa? (scrolla la tavola). Che fa?
Grazia rientra con l’altro servito.
Signora Perella.
Eccola, eccola, Francesco.
Perella
(a Grazia).
Io veglio esser servito a tamburo! T’ho detto mille volte che a tavola non voglio aspettare! Da’ qua! (Le strappa il bislungo dalle mani con tale violenza, che il contenuto sta per rovesciarglisi addosso; balza in piedi, buttando il bislungo sulla tavola e rompendo, se càpita, qualche piatto e qualche bicchiere). Ah, perdio! Come lo porgi?
Grazia.
Se lei me lo strappa!
Perella.
E tu me lo rovesci addosso, animale? — Mangiate voi! — Non voglio più mangiare (Fa per avviarsi alla sua camera).
Paolino
(correndogli appresso).
No, guardi.... per carità, signor capitano....
Signora Perella
(correndogli appresso anche lei).
Pensa, pensa che abbiamo un ospite a tavola, Dio mio, Francesco....
Perella
(a Paolino).
Mi si fa dannare, caro professore, mi si fa dannare in questa casa! Lei vede?
Paolino.
Io la prego d’aver un po’ di pazienza.
Perella.
Ma che pazienza! Me lo fanno apposta!
Signora Perella.
Noi cerchiamo di far di tutto per lasciarti contento....
Perella
(notando di nuovo il volto di lei così impiastricciato).
Guarda che faccia.... guarda che faccia....
Paolino.
Venga.... sia buono.... venga.... lo faccia per me, signor capitano.... Sono di confidenza, è vero, ma.... ma dopo tutto, sono un invitato....
Perella
(arrendendosi).
Per lei, sa! Mi arrendo per lei! Ma non garantisco che arriviamo alla fine!...
Paolino.
No! non lo dica!... Speriamo.... speriamo che non troverà più ragione da lamentarsi!
Perella.
Che vuole sperare! Non mi riesce più da anni, a casa mia, d’arrivare alla fine del pranzo! (Rivolgendosi alla moglie). È inutile, oh, sai, ripetermi che abbiamo un ospite a tavola! Quand’io m’arrabbio, professore, deve scusarmi, perdo la vista degli occhi, e non bado più a chi c’è o a chi non c’è! Per non fare uno sproposito, me ne scappo!
Durante questa scena, Nonò, rimasto a tavola, si sarà pian piano accostato alla tavola, si sarà messo ginocchioni sulla seggiola, e come un gattino con la zampetta avrà assaggiato il pasticcio, dalla parte del cioccolatto.
Perella
(scorgendolo).
Ecco qua! Lo vede? lo vede? Se questo è il modo d’educare il ragazzo! (Afferra Nonò per un orecchio e lo trascina verso l’uscio a destra) Vai subito a letto! subito a letto, senza mangiare! subito! (Appena arrivato davanti all’uscio lo spinge dentro col piede). Via! (Tornando a tavola). Ma io non resisto, sa! Non resisto! Vede come mi tocca di mangiare ogni volta?
Signora Perella.
Benedetto ragazzo! (a Paolino). Non se n’è mica mangiato poco....
Paolino.
Ma sì, via.... poco.... non vede? un tantino appena appena di qua....
Perella.
Professore, per carità, non me lo faccia vedere! Mi viene la tentazione di prenderlo e d’andarlo a buttare di là! (fa per prenderlo, indicando la veranda).
Paolino
(riparandolo).
No!... Per carità! Mi vuol fare quest’offesa, signor Capitano?
Perella.
E allora mangiamocelo subito!
Paolino.
Subito! subito! Ecco, sì bravo! Questa è una bella pensata! E se permettete, taglio io.... faccio io le parti eh? Ecco.... subito, subito! (eseguisce) alla signora, prima! ecco qua! Questa, alla signora.... così!
Signora Perella.
Troppo!
Paolino.
No, che troppo! (Rivolgendosi al capitano). Ora, se permette.... badi, dico se permette, perchè, se non permette, niente! in qualità di professore, solo in qualità di professore....
Perella.
Ne vorrebbe dare a Nonò?
Paolino.
Non oggi! ah non oggi! Lei l’ha castigato, e ha fatto benone! Dico, conservargli la sua porzione, se lei permette, badi! per domani. Tutta questa bianca! Gliel’avevo promesso in premio, ecco.... come professore....
Perella
(battendo con la nocca di un dito sulla tavola, tutto contento della freddura che sta per dire).
Vede? vede? Non gliel’ho detto io, che il suo metodo è troppo dolce? Eh, più dolce di così!
Paolino.
Ah.... già.... benissimo.... E di questa metà qua, ora, ecco, facciamo così....
Perella.
Ma che così! La dà tutta a me?
Paolino.
A me basta così!...
Perella.
Ma no!
Paolino.
La prego! Perchè sa? la crema, a me.... mi.... mi.... non mi.... insomma, non mi.... come dico?... ecco, sì.... mi.... mi fa acidità, ecco.... acidità di stomaco.... Quanto meno ne mangio, meglio è, Lei ha mangiato poi così poco!...
Perella
(mangiando a gran bocconi).
Buona.... buona.... Ah, buona,... buona.... buona.... buona! Bravo, professore!
Paolino.
Lei non sa il piacere che mi sta facendo....
Signora Perella.
Ne fa tanto anche a me, quando lo vedo mangiare così di buona voglia....
Paolino.
Vuole anche quest’altro pezzo? Guardi, non l’ho ancora toccato!...
Perella.
No.... no....
Paolino.
Per me, senza cerimonie.... Mi farebbe male, gliel’assicuro!
Perella.
Ne prendo, se mai, un tantino della porzione di Nonò. Mi sembra troppa!
Paolino.
No, guardi, proprio mi fa un piacere, se prende la porzione mia....
Perella.
Oh! Se a lei fa male.... dia qua! (la prende e mangia anche quella). Non c’è pericolo che faccia male a me! Ne potrei mangiare due volte tanto, tre volte tanto, non mi farebbe niente! (Alla moglie). Che mi dài da berci su adesso?
Signora Perella.
Ma.... non so....
Perella.
Come, non sai? Non c’è neanche un po’ di marsala?
Signora Perella.
Non ce n’è, Francesco....
Perella
(infuriandosi apposta, rivolto al signor Paolino, per piantare al solito la moglie e andare a chiudersi in camera).
Ha visto? S’invita uno a tavola e non si prepara neanche un po’ di marsala!
Paolino.
Oh, sa, se è per me....
Perella.
Ma è per la cosa in sè stessa! per tutto quello che manca di previdenza, d’ordine, di buon governo a casa mia! La signora pensa a lisciarsi!
Signora Perella
(ferita).
Io?
Perella.
Ah no? Lo negheresti?
Signora Perella.
Ma è la prima volta, Francesco....
Perella
(afferrando la tovaglia, strappandola giù con tutto quello che vi sta sopra e balzando in piedi).
Ah, perdio!
Paolino
(spaventato).
Capitano.... capitano!
Perella.
Osa rispondermi, perdio!
Signora Perella.
Ma che ho detto?
Perella.
È la prima volta? Sia l’ultima, sai! Perchè, tanto, con me, è inutile! Non mi pigli! non mi pigli! non mi pigli! Piuttosto mi butto dalla finestra! Va’ al diavolo!
Corre, così dicendo, verso l’uscio della sua camera, si caccia dentro, e si sente il rumore del paletto, che sarà bene esagerare grottescamente.
SCENA SETTIMA. Paolino, la Signora Perella e Grazia.
Restano tutti e due, come basiti, a guardarsi un pezzo, nella crescente penombra. Entra Grazia dalla comune, vede lo scompiglio e lo scempio di tutta la suppellettile da tavola per terra, e scuote in aria le mani, tentennando il capo.
Grazia.
Al solito, eh?
Signora Perella
(risponde appena al tentennio del capo, poi dice):
No, vai, Grazia. Sparecchierai domani.... (Accenna all’uscio della camera del marito). Non far rumore....
Grazia.
Accendo?
Signora Perella.
No, lascia.... lascia....
Grazia
(ritirandosi).
Ogni volta, così!... (esce per la comune).
SCENA OTTAVA. Detti, meno Grazia.
Si avviva a poco a poco sempre più dalla finestra aperta della veranda un raggio di luna, che investe principalmente i cinque vasi del portafiori tra i due usci laterali di sinistra.
Signora Perella.
Hai sentito? Dice che piuttosto si butterebbe dalla finestra!
Paolino.
Eh!... Aspetta!... Bisogna aspettare!...
Signora Perella.
Tu ci speri? Io non ci spero, no, Paolino....
Paolino.
Mi hanno detto tutt’e due i fratelli di non dubitare.... di star sicuro!
Signora Perella.
Sì. Ma io dico per lui! Non lo conoscono!... Non lo conosci neanche tu, Paolino!... Piuttosto davvero si butterebbe dalla finestra....
Paolino.
Oh, senti.... Se tu vai incontro alla prova con quest’animo....
Signora Perella.
Io?... Io sono qua, Paolino.... Aspetto.... aspetterò tutta la notte....
Paolino.
Ma devi aspettar con fiducia!
Signora Perella.
Ah, no, credi, invano.
Paolino.
Ma bisogna che tu la abbia, almeno, un po’ di fiducia! Può giovare, credi, se ne hai, ad attirarlo! Sì! sì! Io credo nella forza dello spirito!... E tu devi averne! devi averne! Pensa che, se no, c’è l’abisso aperto per noi! Io non so che faccio, non so che faccio domani!... Per carità, anima mia....
Signora Perella.
Ma sì.... ecco.... vedi? io mi metto qua.... così....