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La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume I cover

La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume I

Chapter 36: NOTE:
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About This Book

La trattazione ricostruisce la fioritura culturale e sociale dell'Italia rinascimentale, evidenziando la rinascita degli studi classici, l'affermazione dell'umanesimo e la riscoperta delle arti e della forma antica. Analizza come il ritorno al latino e ai modelli greco‑romani abbia trasformato l'educazione, la letteratura e il gusto estetico, insieme alla crescente autonomia dell'individuo rispetto agli ordini e alle corporazioni tradizionali. Esamina i mutamenti politici attraverso la formazione di Stati autonomi, il declino dell'autorità papale e imperiale e il ruolo della stampa e delle esplorazioni. Con tono saggistico, collega questi elementi per mostrare i presupposti della civiltà moderna.

NOTE:

1.  Storia dell'Architettura di Francesco Kugler. (La prima metà del volume IV, contenente l'Architettura e la Decorazione del Rinascimento italiano, è dell'Autore).

2.  Machiavelli, Discorsi, L. I, c. 12.

3.  I regnanti e la loro corte chiamansi insieme lo Stato, e questa parola sembra essere stata usata in seguito a significare l'esistenza di un intero territorio.

4.  Höfler, Kaiser Friedrich II, pag. 39 e segg.

5.  Cento Novelle antiche, Nov. 1, 6, 20, 21, 22, 23, 29, 30, 45, 56, 83, 88, 98.

6.  Scardeonius, De urbis Patav. antiq. nel Thesaurus del Grevio, VI, III, pag. 259.

7.  Sismondi, Hist. des Républ. italiennes, IV, pag. 420; VIII, pag. 1 e segg.

8.  Franco Sacchetti, Novelle, (61, 62).

9.  Petrarca, De Republ. optime administranda, ad Franc. Carraram (Opp. pag. 372 e segg.).

10.  Solo cento anni più tardi anche la principessa è detta madre de' sudditi. Cfr. l'orazione funebre di Girolamo Crivelli per Bianca Maria Visconti, presso Muratori, XXV, col. 429. Un traslato ironico di ciò si ha nell'appellativo di mater Ecclesiae dato alla sorella di papa Sisto IV da Jacopo da Volterra (Muratori, XXIII, col. 109).

11.  Esprimendo incidentalmente il desiderio che fosse impedita in Padova la circolazione degli animali suini, perchè disgustosa alla vista e pericolosa ai cavalli, che ne adombravano.

12.  Petrarca, Rerum memorandar., l. III, pag. 460. — Si allude a Matteo I Visconti e a Guido della Torre allora regnante a Milano.

13.  Matteo Villani, V, 81, dove parla della segreta uccisione di Matteo II Visconti operata da' suoi fratelli.

14.  Filippo Villani, Istorie, XI, 101. Anche Petrarca trova i tiranni lindi e puliti «come altari in giorno di festa». — Il trionfo all'uso antico di Castracane in Lucca trovasi minutamente descritto nella sua vita scritta da Tegrimo, presso Muratori, XI, col. 1340.

15.  De Vulgari Eloquio, I, c. 12... qui non heroico more, sed plebeo sequuntur superbiam ecc.

16.  Ciò non si trova invero che in alcuni scritti del secolo XV, ma certamente dietro fantasie anteriori: L. B. Alberti, De re aedific., V, 3. — Franc. di Giorgio, Trattato, presso Della Valle, Lettere senesi, III, 121.

17.  Franco Sacchetti, Nov., 61.

18.  Matteo Villani, VI, 1.

19.  L'ufficio de' passaporti in Padova intorno alla metà del secolo XIV, come anche quelli delle bullette, trovansi descritti da Franco Sacchetti, Nov. 117. Negli ultimi dieci anni di Federico II, quando prevaleva il più rigido controllo personale, l'istituzione de' passaporti doveva esistere nel suo pieno sviluppo.

20.  Corio, Storia di Milano, fol. 247 e segg.

21.  Anche, per esempio, a Paolo Giovio: v. Viri illustres, Jo. Galeatius.

22.  Corio, fol. 272, 285.

23.  Cagnola, nell'Archiv. Stor., III, p. 23.

24.  Così Corio, fol. 286, e Poggio, Hist. Florent., IV, presso Muratori, XX, col. 290. — Di aspirazioni all'impero parlano il Cagnola, l. c., e un sonetto presso il Trucchi, Poesie italiane inedite, II, p. 118:

Stan le città lombarde con le chiave

In man per darle a voi... ecc.

Roma vi chiama: Cesar mio novello,

Io sono ignuda et l'anima pur vive;

Or mi coprite col vostro mantello ecc.

25.  Corio, fol. 302 e segg. Cfr. Ammian. Marcellin. XXIX, 3.

26.  Così Paolo Giovio: Viri illustr., Jo. Galeatius, Philippus.

27.  De Gingins: Dépêches des ambassadeurs milanais, II, pag. 200 (N. 213). Cfr. II, 3 (N. 114) e II, 212 (N. 218).

28.  Paul. Jovius, Elogia.

29.  Questa riunione di forze e d'ingegno è quella che da Machiavelli vien detta virtù, e ch'egli trova compatibile anche con la scelleratezza, come per esempio nei Discorsi, I, 10, dove parla di Settimo Severo.

30.  Intorno a ciò veggasi Francesco Vettori, Arch. Stor. VI, pag. 293 e segg. L'investitura fatta da un uomo che dimora in Germania e che d'imperatore romano non ha che il nome, non ha la forza di trasformare un ribaldo in vero signore di una città.

31.  M. Villani, IV, 38, 39, 56, 77, 78, 92; V, 1, 2, 21, 36, 54.

32.  Fu un italiano, Fazio degli Uberti (Dittamondo L. VI, cap. 5, intorno all'anno 1360) che avrebbe preteso da Carlo IV un'altra crociata in Terra Santa. Il passo è uno dei più belli del poema ed anche sotto altri punti di vista notevole. Il poeta viene allontanato dal Santo Sepolcro da un burbanzoso turcomanno:

Coi passi lunghi e con la testa bassa

Oltrepassai e dissi: ecco vergogna

Del crïstian che 'l saracin qui lassa!

Poscia al pastor (il papa) mi volsi per rampogna:

E tu ti stai, che sei Vicar di Cristo,

Co' frati tuoi a ingrassar la carogna?

Similimente dissi a quel sofisto (Carlo IV),

Che sta in Buemme a piantar vigne e fichi,

E che non cura di sì caro acquisto:

Che fai? perchè non segui i primi antichi

Cesari de' Romani, e che non siegui,

Dico, gli Otti, i Corradi e i Federichi?

E che pur tieni questo imperio in triegui?

E se non hai lo cuor d'esser Augusto,

Che no 'l rifiuti? o che non ti dilegui? ecc.

33.  Più distesamente in Vespasiano fiorentino, pag. 54. Cfr. 150.

34.  Diario ferrarese, presso Muratori, XXIV, col. 213 e segg.

35.  Haveria voluto scortigare la brigata.

36.  Annales Estenses, presso Murat. XX, col. 41.

37.  Poggii, Hist. florent. pop. l. VII, presso Muratori, XX, col. 381.

38.  Senarega, De reb. Genuens., presso Murat. XXIV, col. 575.

39.  Sono numerati nel Diario ferrarese, presso Murat. XXVI, col 203. Cfr. Pii II Comment. II, pag. 102.

40.  Marin Sanudo, Vite de' Duchi di Venezia, presso Murat. XXII, col. 1113.

41.  Varchi, Stor. fiorent. I, p. 8.

42.  Soriano, Relaz. di Roma 1533, presso Tommaso Gar. Relazione, pag. 281.

43.  Per ciò che segue conf. Canestrini nella Introduzione al tom. XV dell'Arch. Stor.

44.  Cagnola, Arch. Stor. III. pag. 28: et (Filippo Maria) da lei (Beatr.) ebbe molto texoro e dinari, e tutte le giente d'arme del dicto Facino, che obedivano a lei.

45.  Infessura, presso Eccard, Scriptor. II, col. 1911. L'alternativa che Machiavelli pone al condottiero vittorioso, veggasi nei Discorsi. I, 30.

46.  Se essi abbiano avvelenato anche l'Alviano nel 1516 e se sieno giusti i motivi addotti per ciò, veggasi uno scritto di G. Prato inserito nell'Arch. Stor. III, pag. 348. — Dal Colleoni la Repubblica si fece nominare sua erede, e dopo la sua morte avvenuta nel 1475 ordinò una formale confisca di tutti i suoi beni. Cfr. Malipiero, Annali veneti nell'Arch. Stor. VII, I, p. 224. Essa si mostrava assai soddisfatta, quando i condottieri depositavano il loro danaro in Venezia. Ibid. pag. 351.

47.  Cagnola, nell'Arch. Stor. III, pag. 121 e segg.

48.  Almeno presso Paolo Giovio nella sua Vita magni Sfortiae (Viri illustres), una delle più interessanti fra le sue biografie.

49.  Aen. Sylvius: De dictis et factis Alphonsi, op. fol. 475.

50.  Pii II Comment. I. p. 46. Cfr. 69.

51.  Sismondi X, pag. 258. Corio, fol. 412, dove lo Sforza è detto complice, perchè dalla guerresca popolarità del Piccinino temeva pericoli pe' suoi propri figli. — Storia Bresciana presso Muratori XXI, col 902 — Come si tentò nel 1466 il gran condottiere veneziano Colleoni, ci è raccontato da Malipiero, Annali veneti, nell'Arch. Stor. VII, I, pag. 210.

52.  Allegretti, Diarii Sanesi, presso Murat. XXIII, pag. 811.

53.  Orationes Philelphi, fol. 9, nell'orazione funebre per Francesco.

54.  Marin Sanudo, Vite de' duchi di Venezia, presso Murat. XXII, col. 1241.

55.  Malipiero, Annali veneti, nell'Arch. Stor. VII, I, pag. 407.

56.  Chron. Eugubinum, presso Muratori XXI, col. 972.

57.  Vespasiano fiorent. pag. 148.

58.  Arch. Stor. XXI, parte I e II.

59.  Varchi, Storia fiorent. I. pag. 242 e segg.

60.  Malipiero, Annali veneti, Arch. Stor. VII, I. pag. 498.

61.  Lil. Greg. Gyraldus, De vario sepeliendi ritu. — Ancor nel 1470 era avvenuta in questa casa una catastrofe in piccolo. Cfr. Diario ferrarese, presso Murat. XXIV. col. 225.

62.  Jovian. Pontan. De liberalitate e de obedientia, l. 4. Cfr. Sismondi X. pag. 78 e segg.

63.  Tristano Caracciolo: De varietate fortunae, presso Murat. XXII. — Jovian. Pontan. De prudentia, l. IV, de magnanimitate, l. I, de liberalitate, de immanitate. — Camillo Porzio, Congiura de' Baroni, passim. — Comines, Charles VIII, chap. 17, colla caratteristica generale degli Aragonesi.

64.  Paul. Jov. Histor. I. p. 14, nel discorso di un inviato milanese. Diario ferrarese, presso Murat. XXIV, col. 294.

65.  Petri Candidi Decembrii Vita Phil. Mariae Vicecomitis, presso Murat. XX.

66.  Furono ordinate da lui le 14 statue marmoree di Santi nel castello di Milano? — Historia der Frundsberge, fol. 27.

67.  Ciò che lo angustiava era che aliquando «non esse» necesse esset.

68.  Corio, fol. 400; — Cagnola nell'Arch. stor. III. p. 125.

69.  Malipiero, Annali veneti, Arch. Stor. VII, I, p. 216, 221.

70.  Chron. venetum, presso Murat., XXIV, col. 65.

71.  Malipiero, Ann. veneti, (Arch. Stor., VII, I, p. 492). Cfr. 481, 561.

72.  Il suo ultimo colloquio con lo stesso, genuino e notevole, presso Senarega, Murat. XXIV, col. 567.

73.  Diario ferrarese, presso Murat., XXIV, col. 336, 367, 369. Il popolo credeva, che temesse pe' suoi tesori.

74.  Corio, fol. 448. Gli effetti di questo stato di cose possono vedersi nelle Novelle e Introduzioni del Bandello, che si riferiscono a Milano.

75.  Amoretti, Memorie storiche sulla vita ecc. di Lionardo da Vinci, pag. 35 e segg., 83 e segg.

76.  Vedi i di lui sonetti presso Trucchi, Poesie inedite.

77.  Prato, nell'Arch. Stor., III, p. 298. Cfr. 302.

78.  Nato nel 1466, fidanzato ad Isabella sedicenne nel 1480, successe nella signoria nel 1484, si sposò nel 1490, morì nel 1519. Isabella morì nel 1539. I loro figli erano Federigo (1519-1540), innalzato a duca nel 1530, e il celebre Ferrante Gonzaga. Ciò che segue è tolto dalla corrispondenza di Isabella, con appendici, Arch. Stor. Append., tom. II, comunicate dal D'Arco.

79.  Franc. Vettori, nell'Arch. Stor., Append., t. VI, p. 321. — Intorno a Federigo in particolare veggasi Vespasiano fiorent. p. 132 e segg.

80.  Castiglione, Cortegiano, L. I.

81.  Ciò che segue, specialmente dagli Annales Estenses presso Muratori, XX, e dal Diario ferrarese, presso Muratori XXIV.

82.  Diario ferrarese l. c, col. 347.

83.  Paul. Jovius: Vita Alphonsi ducis nei Viri illustres.

84.  Paul. Iovius, l. c.

85.  Borso edificò tuttavia, tra le altre costruzioni, la Certosa di Ferrara, la quale può sempre dirsi una delle più belle Certose dell'Italia d'allora.

86.  In questa occasione è da menzionare anche il viaggio di Leon X, quand'era cardinale. Cfr. Paul. Iovii Vita Leonis X, libr. I. L'intendimento era meno serio e il viaggio era diretto a procurargli una distrazione e una conoscenza generale del mondo, proprio nel senso moderno. Ma nessuno d'oltr'alpe viaggiava allora con tali scopi.

87.  Iovin. Pontan. De liberalitate.

88.  Giraldi, Hecatommithi, VI, nov. I.

89.  Vasari, XII, 166. Vita di Michelangelo.

90.  Un primo esempio se ne ha in Bernabò Visconti, pag. 18.

91.  V. Capitolo 19, e nelle Opere minori, ed. Le Monnier, volume I pag. 425, col titolo Elegia 17. Senza dubbio al poeta diciannovenne la causa di questa morte (v. pag. 62) era ignota.

92.  Negli Hecatommithi del Giraldi trattasi di Ercole I, Alfonso I, Ercole II nel l. I. Nov. 8 e nel VI, Nov. 1. 2. 3. 4 e 10, il tutto essendo ancor vivi i due ultimi. — Anche nel Bandello si hanno molte narrazioni riguardanti principi suoi contemporanei.

93.  Fra le altre nelle Deliciae poetar. italor.

94.  Già menzionato ancora nel 1367, parlando di Niccolò il Vecchio, nel Polistore, presso Murat. XXIV. col. 848.

95.  Burigozzo, nell'Arch. Stor. III. p. 432.

96.  Discorsi, I, 17.

97.  De incert. et vanitate scientiar. cap. 53.

98.  Prato, nell'Arch. Stor. III. p. 211.

99.  De casibus virorum illustrium. L. II. cap. 15.

100.  Discorsi, III, 6. — Cfr. Storie fiorent. L. VIII. — La descrizione delle congiure è un'occupazione prediletta degl'Italiani sin da tempo antichissimo. Già Luitprando ce ne dà alcune, che per lo meno sono più circostanziate di quelle di qualunque altro contemporaneo del secolo X; nel secolo XI la liberazione di Messina dai Saraceni, operata per mezzo del Normanno Ruggero quivi chiamato (presso Baluz. Miscell. I, p. 184), offre l'occasione ad un racconto abbastanza caratteristico di questo genere (1060); per tacere anche del colorito drammatico, che si diede ai racconti del Vespro siciliano. La medesima tendenza si scorge notoriamente negli storici greci.

101.  Corio, fol. 333. Ciò che segue, ibid. fol. 305, 422 e segg. 440.

102.  Così la citazione del Gallo, presso Sismondi XI, 93. — Il motivo sopra addotto per l'uccisione nelle chiese viene menzionato ancora all'epoca dei Merovingi, v. Gregor. Turon. IX, 3.

103.  Corio, fol. 422. — Allegretto, Diari sanesi, presso Muratori XXIII, col. 777. — Vedi sopra pag. 54.

104.  Si vegga nella relazione autentica dell'Olgiati, presso Corio, un periodo come il seguente: «quisque nostrum magis socios potissime et infinitos alios sollicitare, infestare, alter alteri benevolos se facere coepit. Aliquid aliquibus parum donare; simul magis noctu edere, vigilare, nostra omnia bona polliceri, etc.».

105.  Vasari, III, 251. Nota alla vita del Donatello.

106.  Inferno, XXXIV, 64.

107.  Scritti dal testimonio auricolare Luca della Robbia, Arch. Stor. I, p. 273. Cfr. Paul. Iov., Vita Leonis X, L. III, nei Viri illustres.

108.  Presso Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, vol. IV, Appendice 12. — Cfr. anche la Relazione, Lettere di Principi (edizione Venez. 1577) III. fol. 162 e segg.

109.  Intorno all'ultimo punto veggasi Jac. Nardi, Vita di Ant. Giacomini, pag. 18.

110.  Genetliacon, ne' suoi Carmina. — Cfr. Sansovino, Venezia, fol. 203. — La più antica cronaca veneziana, presso Pertz, Monum. IX, p. 5, 6, pone l'occupazione delle isole al tempo dei Longobardi, e quella di Rialto espressamente più tardi.

111.  De situ venetae urbis.

112.  Tutta questa parte della città fu modificata poi per le nuove costruzioni dei primi anni del secolo XVI.

113.  Benedetto: Charolus VIII. presso Eccard. Scriptores, II, col. 1597, 1601, 1621. — Nel Chron. venetum, presso Murat. XXIV, col. 26, sono enumerate le virtù politiche dei veneziani: bontà, innocenza, zelo di carità, pietà, misericordia.

114.  Molti nobili usavano di portare i capelli corti, v. Erasmi Colloq. ed. Tigur, 1553, pag. 215, miles et carthusianus.

115.  Epistolae, lib. V, fol. 28.

116.  Malipieri, Annali veneti, nell'Arch. stor. VII, I, p. 377, 431, 481, 493, 530, II, p. 661, 668, 679. — Chron. venetum, presso Murat. XXIV, col. 57. — Diario ferrarese, ibid. col. 240.

117.  Malipiero, nell'Arch. Stor. VII, II, p. 691. — Cfr. 694, 713 e I, 535.

118.  Marin Sanudo, Vite de' Duchi, Murat. XXII, col. 1194.

119.  Chron. venetum, Murat. XXIV, col. 105.

120.  Chron. venetum, Murat. XXIV, col. 123 e segg., e Malipiero l. c. VII, I, p. 175 e segg. narrano il caso significantissimo dell'ammiraglio Antonio Grimani.

121.  Chron. venetum, l. c. col. 166.

122.  Malipiero, l. c. VII, I, p. 349; altri prospetti di questo genere in Marin Sanudo, Vite de' Duchi, Murat. XXII, col. 990 (dell'anno 1426), col. 1088 (dell'anno 1440), presso Corio, fol. 435-438 (del 1483), presso Guazzo, Historie, fol. 151 e segg.

123.  Guicciardini (Ricordi, n. 150) forse nota pel primo che il desiderio della vendetta può in politica soffocare il sentimento del proprio interesse.

124.  Malipiero, l. c. VII, I, p. 328.

125.  Ancora assai limitatamente abbozzato e tuttavia importantissimo è un prospetto statistico di Milano, che trovasi nel Manipulus florum (presso Murat. XI, 711 e segg.) dell'anno 1288. Esso enumera le porte delle case, la popolazione, gli uomini atti alle armi, le logge dei nobili, le fontane, i forni, le taverne, le botteghe de' macellai, i pescatori, il consumo del grano, i cani, gli uccelli da caccia, i prezzi delle legne, del fieno, del vino e del sale, — ed inoltre i notai, i medici, i maestri di scuola, i copisti, gli armaiuoli, i maniscalchi, gli spedali di corte, i conventi, le fondazioni pie e le corporazioni ecclesiastiche. — Un altro, forse più antico, può vedersi nel Liber de magnatibus Mediolani, presso Heinr. de Hervordia, ed. Potthast. p. 165. — Cfr. anche la statistica di Asti dell'anno 1280, presso Ogerius Alpherius (Alfieri), De gestis Astensium, Hist. patr. Monumenta, Scriptorum t. III, col. 684 e segg.

126.  Specialmente Marin Sanudo nelle Vite de Duchi di Venezia, Murat. XXII, passim.

127.  Presso Sanudo, l. c. col 958. Ciò che si riferisce al commercio è riportato da Scherer, Allgem. Geschs. des Welthandels, I, 326, in nota.

128.  Sotto questa indicazione comprendonsi tutte le case e non quelle soltanto, che appartengono al governo. Anche queste ultime però rendevano talvolta moltissimo. Cfr. Vasari XIII, 83, Vita di Jac. Sansovino.

129.  Ciò presso il Sanudo, col. 963. Un computo di Stato del 1490 si ha alla col. 1245.

130.  Anzi l'avversione parrebbe essersi tramutata nel veneziano Paolo II in vero odio, talmente che egli chiamava eretici tutti gli umanisti. Platina, Vita Pauli, p. 323.

131.  Sanudo, l. c. col. 1167.

132.  Sansovino, Venezia, l. XIII.

133.  Cfr. Heinr. de Hervordia ad a 1293 (pag, 213, ediz. Potthast).

134.  Sanudo l. c. col. 1158, 1171, 1177. Allorquando venne dalla Bosnia il corpo di S. Luca, vi fu questione coi benedettini di Santa Giustina di Padova, che credevano di possederlo, e l'autorità papale dovette decidere. Cfr. Guicciardini (Ricordi, n. 401).

135.  Sansovino, Venezia, lib. XII.

136.  Villani, VIII, 36. — L'anno 1300 è anche la data fissa per la Divina Commedia.

137.  Ciò fu già constatato da Vespasiano fiorent. intorno al 1470, v. pag. 554.

138.  Purgatorio, VI, sulla fine.

139.  De Monarchia, L. I.

140.  Dantis Alligherii epistolae, cum notis C. Witte. Come egli volesse assolutamente in Italia l'imperatore ed il papa, veggasi la lettera a pag. 35, durante il conclave di Carpentras del 1314.

141.  Al che la statistica di un anonimo dell'anno 1339, presso il Baluz. Miscell. IV, p. 117 e segg. offre un complemento desiderato. Anche qui la stessa attività generale: non est dives aut pauper in ea (civitate), qui de arte certa se nutrire non valeat et suos.