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La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume II cover

La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, Volume II

Chapter 28: NOTE:
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About This Book

The work surveys how Italian society during the Renaissance turned outward and inward, tracing maritime exploration and the expansion of cosmographical knowledge alongside a growing empirical interest in natural history. It assesses Italian participation in voyages, the unique blend of classical learning and practical observation that shaped geography and discovery, and profiles the era's shifting relations between humanism, church authority, and scientific inquiry. Chapters examine developments in botany, zoology, gardens and menageries, and literary figures whose observational habit informed natural studies. The narrative links intellectual trends to social institutions and cultural practices that fostered both exploration and the systematic study of nature.

NOTE:

1.  Luigi Bossi, Vita di Cristoforo Colombo, dove si ha anche un prospetto degli anteriori viaggi e delle scoperte degli Italiani, a pag. 91 e segg.

2.  Intorno a ciò veggasi un lavoro speciale di Pertz. Un cenno, invero troppo scarso, ne dà Enea Silvio nell'Europae status sub Federico III imper. cap. 44. (Fra altri v. Frehers, Scriptor, ed. del 1624, vol. II, p. 87).

3.  Pii II comment. L. I, p. 14. — Una prova evidente ch'egli non fu sempre esatto nelle sue osservazioni e che talvolta aggiunge o toglie a capriccio, la si ha per es. nella descrizione di Basilea. Ciò peraltro non scema il merito de' suoi lavori presi nel loro insieme.

4.  Nel secolo XVI l'Italia continuò a riguardarsi per lungo tempo ancora come il centro privilegiato degli studi cosmografici, quando omai gli scopritori appartenevano quasi tutti ai paesi posti sulle rive dell'Atlantico. La geografia locale conta verso la metà del secolo un'opera assai notevole nella Descrizione di tutta Italia di Leandro Alberti.

5.  Libri, Histoire des sciences mathématiques en Italie, IV vols. Paris, 1838.

6.  Per giungere qui ad un giudizio veramente concludente, bisognerebbe constatare la sempre maggiore attività manifestatasi nel raccogliere osservazioni, indipendentemente dai progressi delle scienze matematiche, ma ciò eccede i limiti del nostro assunto.

7.  Libri, op. cit. II, p. 174 e segg.

8.  Scardeonius, De urb. Patav. antiquit. nel Grevio, Thesaur. ant. italic. t. VI, pars III.

9.  Veggansi i lamenti esagerati del Libri, op. cit. II, p. 258 e segg. Per quanto sia da deplorare, che un popolo dotato di tante attitudini non abbia consacrato una maggior parte delle sue forze alle scienze naturali, crediamo tuttavia ch'esso abbia avuto scopi ancor più elevati, che in parte anche raggiunse.

10.  Alexandri Braccii descriptio horti Laurentii Med., ristampata anche come Appendice N. 58 alla vita di Lorenzo di Roscoe. Anche nelle appendici al Laurentius di Fabroni.

11.  Mondanarii villa, ristampato nei Poemata aliquot insignia illustr. poetar. recent.

12.  Sul giardino zoologico di Palermo sotto Enrico VI, v. Otto de S. Blasio ad a 1194. — Quello di Enrico I d'Inghilterra nel parco di Woodstock (Guil. Malmesbur, p. 638) conteneva leoni, leopardi, cammelli ed un porcospino, tutti doni di principi stranieri.

13.  Come tale qui, dipinto o scolpito in pietra, è detto marzocco. — In Pisa tenevansi delle aquile: cfr. gli interpreti di Dante, Inferno XXXIII, 22.

14.  V. l'estratto di Aegid. Viterb. presso Papencordt, Storia della città di Roma nel medio-evo, p. 367, not., dove si cita un fatto del 1328. — Le lotte delle bestie feroci fra loro e coi cani servivano di spettacolo al popolo nelle grandi occasioni. Nel ricevimento fatto nel 1459 in Firenze a Pio II e a Galeazzo Maria Sforza si riunirono insieme in uno steccato chiuso sulla piazza della Signoria tori, cavalli, cinghiali, cani, leoni e una giraffa, ma i leoni si accovacciarono e non vollero attaccare altre bestie. Cfr. Ricordi di Firenze, Rer. ital. scriptor. ex florent. codd. t. II, col. 741. Diversamente da questi nella Vita Pii II, Murat. III, II, col. 976. Una seconda giraffa fu regalata a Lorenzo il Magnifico da Kaytbey, Sultano de' Mammelucchi. Cfr. Paul. Jov. Vita Leonis X, L. I. Del resto del serraglio di Lorenzo era celebre specialmente un magnifico leone, la cui uccisione per opera d'altri leoni fu riguardata come un presagio della morte di Lorenzo.

15.  Giov. Villani X, 185, XI, 66. Matteo Villani III, 90, V. 68. — Quando i leoni s'azzuffavano tra loro o si uccidevano, lo si aveva come un cattivo augurio. Cfr. Varchi, Stor. fiorent III, p. 143.

16.  Cron. di Perugia, Arch. stor. XVI, II, p. 77. All'anno 1497. — Ai Perugini fuggì una volta una coppia di leoni. Ibid. XVI, I, p. 382, all'anno 1434.

17.  Gay, Carteggio, I, p. 422, all'anno 1291. — I Visconti adoperavano perfino dei leopardi ammaestrati, come belve da caccia, specialmente contro le lepri, che si facevano scovare dai cani. Cfr. Kobell, Wildanger, p. 247, dove si citano altri esempi posteriori di caccie con leopardi.

18.  Strozii poetae, p. 146. Cfr. p. 188, e sul parco della selvaggina pag. 193.

19.  Cron di Perugia, l. c. XVI, II, p. 199. — Qualche cosa di simile si ha nel Petrarca, De remed. utriusque fortunae, I, 61, ma ancor meno accentuatamente.

20.  Jovian. Pontanus De magnificentia. — Nel giardino zoologico del cardinale d'Aquileja ad Albano nel 1463 trovavansi, oltre a dei pavoni e dei polli d'India, anche delle capre di Siria dalle lunghe orecchie: Pii II Comment. XI, p. 562 e segg.

21.  Decembrio, ap. Muratori XX, col. 1012.

22.  Maggiori particolari in Paul. Jov. Elogia, parlando di Tristano d'Acuna. Sui porco-spini e gli struzzi del palazzo Strozzi a Firenze, veggasi Rabelais, Pantagruel, IV, chap. 11. — Lorenzo il Magnifico ricevette dall'Egitto per mezzo d'alcuni mercanti una giraffa; Baluz. Miscell. IV, 516.

23.  Ibid. parlando di Francesco Gonzaga. — Sul lusso dei milanesi nelle razze cavalline v. Bandello parte II, Nov. 3 e 8. — Anche nelle poesie epiche taluno degli eroi fa sfoggio di cognizioni tecniche. Cfr. Pulci, il Morgante, c. XV, str. 105 e segg.

24.  Paul. Jov. Elogia, parlando di Ippolito de' Medici.

25.  Non sarà fuor di posto il dar qui occasionalmente qualche notizia sulla schiavitù in Italia al tempo del Rinascimento. Un cenno principale, benchè brevissimo, si ha in Jovian. Pontan. De obedientia, L. III: nell'alta Italia non v'erano schiavi: nelle altre parti si comperavano dall'Impero turco bulgari, circassi ed anche cristiani, e si facevano servire sino a che avessero scontato il prezzo del loro riscatto. Invece i negri continuavano a rimanere schiavi, ma non era permesso, almeno nel regno di Napoli, di mutilarli. — Moro designa tutti gli uomini di color bruno: il negro dicesi Moro nero. — Fabroni Cosmos adnot. 110: atto di vendita di una schiava circassa (1427); adnot. 141: prospetto delle schiave di Cosimo. — Nantiporto, presso Muratori III, II, col. 1106: Innocenzo VIII riceve cento Mori in dono da Ferdinando il Cattolico e li regala a cardinali ed altri signori (1488). — Masuccio, Novelle, 14: trafficabilità degli schiavi; — 24 e 25: schiavi negri, che al tempo stesso lavorano come facchini (a vantaggio dei loro padroni?); — 48: alcuni Catalani fanno prigioni alcuni Mori di Tunisi e li vendono a Pisa. — Gay, Carteggio, I, 360; manomissione e dotazione di uno schiavo negro in un testamento fiorentino (1490). — Paul. Jov. Elogia, sub Franc. Sfortia. — Porzio Congiura, III, 194. — e Comines, Charles VIII, chap. 17: negri destinati a far da carnefici e carcerieri della casa d'Aragona in Napoli. — Paul. Jov. Elogia, sub Galeatio: un negro, quale compagno dei principi nelle uscite. — Aeneae Sylvii opera, pag. 456: uno schiavo negro come virtuoso di musica. — Paul. Jov. De piscibus, cap. 3: un negro (libero?) come maestro di nuoto e palombaro in Genova. — Alex. Benedictus, de Charolo VIII, presso Eccard, scriptor II, col. 1608: un negro (Aethiops), quale ufficiale superiore in Venezia, dietro di che anche Otello può immaginarsi come negro. — Bandello, parte III, Nov. 21: se uno schiavo merita punizione, i genovesi lo condannano alle Baleari, e precisamente ad Jviza a trasportarvi il sale.

26.  Egli è appena necessario riportarsi alla celebre pittura, che di questo argomento si trova nel secondo volume del Cosmos di Humboldt.

27.  A questo argomento si riferiscono le osservazioni di Guglielmo Grimm riportate da Humboldt, l. c.

28.  Carmina Burana, p. 162, de Phillide et Flora, str. 66.

29.  Difficilmente s'indovinerebbe che cosa altrimenti fosse andato a fare sulla vetta del monte Bismantova nella provincia di Reggio. Purgat. IV, 26. Anche la precisione, colla quale egli cerca di mettere in evidenza tutte le parti del suo mondo sopranaturale, mostra in lui un profondo sentimento del bello, che risulta dalla natura e dalle forme. — Che poi sulla cima dei monti si sognasse la esistenza di tesori nascosti e al tempo stesso vi sì guardasse con una specie di superstizioso terrore, si rileva apertamente dal Chron. Novaliciense, II, 5 presso Pertz, Script. VII e Monum. hist. patriae, Script. III.

30.  Oltre alla descrizione di Baja nella Fiammetta, della selva nell'Ameto ecc., vi è un passo nella Genealogia Deor. XIV, II, molto importante, dove egli enumera una quantità di oggetti campestri, alberi, prati, ruscelli, greggi, capanne ecc. e aggiunge che queste cose animum mulcent, e che il loro effetto è quello di mentem in se colligere.

31.  Libri, Histoire des sciences mathémat. II, p. 249.

32.  Quantunque volentieri vi si riporti; per es. de vita solitaria, specialmente a pag. 241, dove cita la descrizione di un pergolato dalle opere di S. Agostino.

33.  Epist. famil. VII, p. 675. Interea utinam scire posses, quanta cum voluptate solivagus ac liber, inter montes et nemora, inter fontes et flumina, inter libros et maximorum hominum ingenia respiro, quamque me in ea, quae antea sunt, cum Apostolo extendens, et praeterita oblivisci nitor et praesentia non videre. Cfr. VI, 3, p. 605.

34.  Jacuit sine carmine sacro. — Cfr. Itinerarium syriacum, p. 558.

35.  Egli distingue nell'Itinerar. syr., p. 557 nella Riviera di Levante colles asperitate gratissima et mira fertilitate conspicuos. Sulla spiaggia di Gaeta cfr. De remediis utriusque fortunae, I, 54.

36.  De orig. et vita, p. 3: subito loci specie percussus.

37.  Epist. famil. IV, 1, p. 624.

38.  Il Dittamondo, III, cap. 9.

39.  Dittamondo, III, cap. 21, IV, cap. 4. — Papencordt, Storia della città di Roma ecc. p. 416, dice che l'imperatore Carlo IV aveva un gusto squisito pel paesaggio, e cita un passo di Pelzel (Carlo IV) a pag. 456. (Le altre due citazioni da lui riportate non dicono questo). Può darsi che una qualche velleità artistica sia venuta all'Imperatore dai rapporti ch'egli ebbe con gli umanisti.

40.  Bisognerebbe anche udire il Platina, Vitae Pontiff. p. 310: Homo fuit (Pio II) verus, integer, apertus; nil habuit ficti, nil simulati, nemico d'ogni ipocrisia e superstizione, coraggioso, coerente.

41.  I passi più importanti sono i seguenti: Pii II P. M. Commentarii, L. IV, p. 183: la primavera in patria. L. V, p. 251: il soggiorno d'estate a Tivoli. L. VI, 307: il banchetto alla fonte di Vicovaro. L. VIII, 378: i dintorni di Viterbo, p. 387: il convento di S. Martino, p. 338: il lago di Bolsena. L. IX, p. 396: la splendida descrizione di Monte Amiata. L. X, p. 483: la posizione di Monte Oliveto, p. 497: la prospettiva di Todi. L. XI, p. 554: Ostia e Porto, p. 572: descrizione dei monti Albani. L. XII, p. 609: Frascati e Grottaferrata.

42.  Così certamente deve leggersi invece che: di Sicilia.

43.  Egli stesso, alludendo al suo nome, si chiama: sylvarum amator et varia videndi cupidius.

44.  Sulla passione di Leon Battista Alberti per le scene campestri cfr. vol. I, pag. 190 e segg.

45.  La creazione più completa dell'Ariosto in questo riguardo, il suo sesto canto, non si compone che di pitture perfette, ma senza sfondo.

46.  Agnolo Pandolfini (Trattato del governo della famiglia, p. 90) contemporaneo di Enea, si compiace dei giocondi spettacoli, che offre la campagna «ragguardando que' colletti fronzuti, que' piani vezzosi, quelle fonti e quei rivi, che saltellando si nascondono fra le chiome dell'erbe»; ma forse sotto questo nome si cela il grande Alberti, il quale, come s'è detto, sentiva anche sotto altri punti di vista la bellezza del paesaggio.

47.  Quanto alla decorazione architettonica, egli ha un altro intento, quello di descrivere un lusso determinato e speciale, e in ciò la decorazione moderna potrebbe trovar qualche cosa da imparare anche oggidì.

48.  Lettere pittoriche, III, 36. A Tiziano, del maggio 1544.

49.  Strozii poetae Erotica, L. VI, p,.182 e segg.

50.  Questa felice espressione è tolta dal VII volume dell'Histoire de France di Michelet (Introd.).

51.  Tommaso Gar, Relaz. della corte di Roma I, p. 278, 279: nella Relazione di Soriano dell'anno 1533.

52.  Prato, Arch. Stor. III, p. 295 e segg. — Secondo il senso equivale ad «infelice» o «che porta infelicità». — Sull'influsso dei pianeti sui caratteri umani in generale veggasi Cornelio Agrippa, De occulta philosophia, c. 52.

53.  Riportati dal Trucchi, Poesie italiane inedite, I, p. 165 e segg.

54.  Questi versi sciolti acquistarono poscia, come ognun sa, la prevalenza nel dramma. Trissino nella dedicatoria della sua Sofonisba a Leone X esprime la speranza che il Papa riconoscerà questo modo di verseggiare per quello che esso è veramente, cioè il migliore, il più nobile ed il meno facile di tutti. Roscoe, Leone X, VIII, 174.

55.  Cfr., per esempio, le forme veramente singolari adottate da Dante nella Vita nuova, p. 10 e 12.

56.  Trucchi, l. c. I, p. 181 e segg.

57.  Sono queste le canzoni e i sonetti, che ogni fabbro e ogni asinaio cantava e svisava con molto cruccio di Dante: (cfr. Franco Sacchetti, Nov. 144, 115) tanto è vero, che questa poesia passa assai presto nella bocca del popolo.

58.  Vita nuova, p. 52.

59.  Per la psicologia teorica di Dante uno dei passi più importanti si ha nel Purgat. c. IV in sul principio. Veggansi, oltre a ciò, i punti che vi si riferiscono nel Convito.

60.  I ritratti della scuola di van Eyk proverebbero il contrario pei paesi del nord. Essi rimarranno per lungo tempo ancora superiori a qualunque descrizione fatta col mezzo della parola.

61.  Peccato soltanto, che le sue lettere contengano sì pochi aneddoti relativi alla vita spensierata che allora si conduceva in Avignone, e che le corrispondenze dei suoi numerosi conoscenti e degli amici di questi ultimi o sieno andate perdute, o non abbiano esistito giammai!

62.  Ristampati nel volume XVI delle sue Opere volgari.

63.  Nel canto del pastore Teogape, dopo la festa di Venere, Parnaso teatrale, Lipsia 1829, p. VIII.

64.  Il celebre Leonardo Aretino, quale capo dell'umanismo al principio del secolo XV, pensa bensì che gli antichi Greci di umanità e di gentilezza di cuore abbino avanzato di gran lunga i nostri italiani; ma egli dice questo al principio di una novella, che contiene una storia sentimentale dell'infermo principe Antioco e della di lui matrigna Stratonica, vale a dire un documento in sè molto ambiguo e per di più di origine mezzo asiatica. (Ristampata anche come Appendice alle Cento novelle antiche).

65.  Ciò non impediva peraltro ai drammatici d'occasione di adulare abbastanza alle singole corti ed ai principi.

66.  Paul. Jovius, Dialog. de viris lit. illustr., presso Tiraboschi VII, IV. Lib. Greg. Gyraldus, De poetis nostri temporis.

67.  Isabella Gonzaga a suo marito, 3 febbraio 1502, Arch. Stor. Append. II, p. 306 e segg. — Nei Misteri francesi gli attori si presentavano dapprima tutti in processione al pubblico, e ciò dicevasi la montre.

68.  Diario ferrarese, presso Murat. XXIV, col. 404. Altri passi su quel teatro veggansi alle col. 278, 279, 282-285, 361, 380, 381, 393, 397.

69.  Strozii poetae, pag. 232; nel libro IV degli Aeolosticha, di Tito Strozza.

70.  Francesco Sansovino: Venezia, fol. 169. Invece di parenti ci pare dover leggere pareti. Del resto anche così il concetto non riesce troppo chiaro.

71.  Quest'è appunto ciò, cui allude il Sansovino (Venezia, f. 168), quando si lamenta che i recitanti guastano le commedie con invenzioni o personaggi troppo ridicoli.

72.  Sansovino, l. c.

73.  Scardeonius, De urb. Patav. antiq. presso Grevio Thes. VI, III, col. 288 e segg. Un passo importante anche per la letteratura dei dialetti in generale.

74.  Che quest'ultimo almeno esista già ancora sino dal secolo XV si può dedurlo dal Diario ferrarese, che confonde i Menecmi di Plauto rappresentati in Ferrara nel 1501 col Menechino in discorso. V. Murat. XXIV, col. 393.

75.  Il Pulci nel suo capriccio finge per la sua storia del gigante Margutte una solenne antichissima tradizione (Morgante, c. XXIX, stor. 153 e segg.) — Ancor più strana è l'Introduzione critica di Limerno Pitocco (Orlandino, I, str. 12-22).

76.  Il Morgante fu stampato la prima volta prima del 1488. Sui tornei v. più avanti.

77.  L'Orlando innamorato fu stampato la prima volta nel 1496.

78.  Vasari, VIII, 71, nel Commentario alla Vita di Raffaello.

79.  Quante cose di questo genere il gusto moderno non rigetterebbe perfino in Italia? Ma non per questo ciò che ci stanca deve riguardarsi come apocrifo e di posteriore sovrapposizione.

80.  La prima edizione è dell'anno 1516.

81.  I discorsi inseriti sono alla loro volta anch'essi nuove narrazioni.

82.  Ciò che accade invece nel Pulci. Morgante, canto XIX, Str. 10 e segg.

83.  Il suo Orlandino fu pubblicato la prima volta nel 1526. — Cfr. vol. I, p. 216.

84.  Radevicus, De gestis Friderici imp., specialmente nel II, 76. — L'eccellente Vita Heinrici IV è assai povera di dati personali, e altrettanto la Vita Chuonradi imp. di Vippone.

85.  Se assai presto si sia imitato anche Filostrato, non saprei dire. — In ogni modo Svetonio era stato senza alcun dubbio un modello, che si cercò d'imitare anche in tempi anteriori: oltre la vita di Carlomagno scritta da Eginardo, se ne trovano esempi del secolo XII in Guilielm. Malmesbur. colle sue descrizioni di Guglielmo il Conquistatore (p. 446, 55 e segg. 452 e segg.), di Guglielmo II (p. 494, 504) e di Enrico I (p. 640).

86.  Qui dobbiamo nuovamente rinviare alla biografia di L. B. Alberti, di cui s'è dato un estratto (v. vol. I, pag. 188 e segg.), nonchè alle molte biografie fiorentine nel Muratori, nell'Arch. Storico ed altrove.

87.  De viris illustribus, negli Scritti della Società letteraria di Stuttgard.

88.  Il suo Diarum presso Murat. XXIII.

89.  Petri Candidi Decembrii Vita Philippi Mariae Vicecomitis, presso Muratori XX. Cfr. vol. I, pag. 51.

90.  Intorno al Comines veggasi vol. I, pag. 131 nota.

91.  Fra le autobiografie dei settentrionali si potrà forse di preferenza istituire un confronto con quella (veramente d'assai posteriore) di Agrippa d'Aubigné, qualora si tratti di una pittura viva e parlante dell'individualità.

92.  Scritto in età avanzata, intorno all'anno 1576. — Su Cardano, quale investigatore e scopritore, cfr. Libri, Hist. des sciences mathémat. III, p. 167 e segg.

93.  Per esempio la condanna al patibolo del di lui figlio maggiore, che aveva avvelenato la propria moglie adultera. Cap. 27, 50.

94.  Discorsi della vita sobria contenenti il Trattato propriamente detto, un Compendio, una Esortazione ed una Lettera a Daniele Barbaro. — Più volte stampati.

95.  Sarebbe questa la villa di Codevico menzionata a pag. 62?

96.  Ciò s'avverò in parte assai per tempo, nelle città lombarde ancora nei secolo XII. Cfr. Landulfus senior, Ricobaldus e (presso Murat. X) il notevole Anonimo, De laudibus Papiae del sec. XIV. — Poi il Liber de situ urbis Mediol., presso Murat. I, 6.

97.  Intorno a Parigi, che per gl'Italiani del medio-evo avea maggiore importanza che qualche secolo più tardi, vegg. il Dittamondo, IV, cap. 18.

98.  Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1186. — Intorno a Venezia, vedi vol. I, pag. 84 e segg.

99.  Il carattere dei Bergamaschi instancabilmente attivi e pieni di sospetti e di curiosità è assai graziosamente descritto nel Bandello, Parte I, Nov. 34.

100.  Così il Varchi nel IX libro delle Storie fiorentine (vol. III, p. 56 e segg.).

101.  Vasari XII, p. 158, Vita di Michelangelo, sul principio. Altre volte si ringrazia apertamente madre natura, come per es. nel sonetto di Alfonso de' Pazzi al non toscano Annibal Caro (presso Trucchi, I, c. III, p. 187):

Misero il Varchi e più infelici noi,

Se a vostre virtudi accidentali

Aggiunto fosse 'l natural, ch'è in noi!

102.  Landi, Quaestiones Forcianae, Neapoli 1536, cit. da Ranke, Storia dei Papi, I, p. 385.

103.  Descrizione di tutta l'Italia.

104.  Commentario delle più notabili et mostruose cose d'Italia ecc. Venezia, 1569. (Scritto probabilmente prima del 1547).

105.  Più tardi s'incontrano frequenti enumerazioni di città in forma scherzevole, per es. nella Macaroneide, Phantas. II. — Per la Francia poi è Rabelais, che conobbe la Macaroneide, la grande fonte di tutti gli scherzi, di tutte le allusioni e di tutte le malizie locali e provinciali.

106.  Vero è però che anche talune letterature già sulla via dello scadimento si occupano assai volentieri di descrizioni esatte e minute. Cfr. per es. presso Sidonio Apollinare la descrizione di un re dei Visigoti (Epist. I, 2), quella di un nemico personale (Epist. III, 13), ovvero nelle altre sue poesie i tipi delle singole popolazioni germaniche.

107.  Intorno a Filippo Villani cfr. sopra a pag. 75.

108.  Parnaso teatrale, Lipsia 1829. Introd. p. VII.

109.  La lezione qui evidentemente è guasta.

110.  Tutto lo scritto è ricco di simili descrizioni.

111.  Il bellissimo canzoniere di Giusto de' Conti «La bella mano» non dice di questa celebre mano della sua innamorata nemmeno tanto, quanto racconta il Boccaccio in dieci passi dell'Ameto delle mani delle sue ninfe.

112.  Della Bellezza delle donne, nel primo volume delle Opere del Firenzuola, Milano 1802. — Della bellezza del corpo come indizio della bellezza dello spirito, veggasi ciò che egli dice nel vol. II p. 48-52 nei Ragionamenti, che precedono le sue Novelle. — Fra i molti che sostengono simili idee, al modo degli antichi, nomineremo soltanto il Castiglione, Cortegiano, L. IV, fol. 176.

113.  E questa era l'opinione universale, e non dei soli pittori in grazia del colorito.

114.  In questa occasione ci sia permesso di dir qualche parola sugli occhi di Lucrezia Borgia dietro l'autorità di alcuni distici di Ercole Strozza, poeta della corte ferrarese (Strozii poetae, p. 85, 86). La potenza del di lei sguardo viene descritta in un modo, che non si spiega se non ricorrendo all'entusiasmo artistico di quel tempo, ma che non sarebbe permesso ora. Esso ora infiamma, ora agghiaccia fino a petrificare. Chi guarda a lungo il sole, resta accecato: chi s'affisava nella Medusa restava di pietra; ma chi guarda il viso di Lucrezia

Fit primo intuitu caecus et inde lapis.

Anzi un Cupido marmoreo, che dorme nelle sue sale, fu appunto marmorizzato dal di lei sguardo:

Lumine Borgiados saxificatus Amor.

Resta libero ai dotti di questionare se questo Cupido fosse quello che si pretende di Prassitele o l'altro, opera di Michelangelo, perchè essa li possedeva entrambi.

Eppure lo stesso sguardo ad un altro poeta, Marcello Filosseno, non parve invece che mansueto e altero! (Roscoe, Leone X, ed. Bossi, VII. p. 306).

I paragoni con figure ideali antiche sono altresì frequenti a quel tempo (v. vol. I, pag. 53 e 313). Di un fanciullo decenne è detto nell'«Orlandino» (II. str. 47), che ha una testa all'antica (ed ha capo romano).

115.  Prendendo occasione del fatto che l'aspetto delle tempie può restare modificato dalla disposizione dei capelli, il Firenzuola si permette una comica sfuriata contro l'uso d'intrecciar troppi fiori nelle chiome, che dànno al viso l'apparenza di un vaso di gherofani o di presa o anche di un quarto di capretto nello schidione. In generale la caricatura gli fa buon giuoco ed egli sa usarla con garbo e finezza.

116.  L'ideale della Bellezza dei Menestrelli veggasi in Falke — Die deutsche Trachten und Modenwelt — I, p. 85 e segg.

117.  Sul suo retto senso del bello, che risulta dalle scene naturali, veggasi a pag. 28, nota.