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La crisi: commedia in tre atti

Chapter 8: SCENA PRIMA.
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About This Book

Ambientata in un elegante salotto milanese, la commedia in tre atti racconta le tensioni di una famiglia borghese quando il ritorno e la presenza di un fratello ex ufficiale rimettono in discussione gli equilibri coniugali e le relazioni sociali. Tra malintesi, gelosie, questioni d'onore e convenzioni mondane, i personaggi si confrontano in battute vivaci e scene domestiche dove emergono vanità, fragilità e ambizioni. La vicenda procede facendo affiorare compromessi e ipocrisie che governano i rapporti affettivi e l'apparenza sociale, oscillando tra comicità e critica sottile delle consuetudini.

The Project Gutenberg eBook of La crisi: commedia in tre atti

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Title: La crisi: commedia in tre atti

Author: Marco Praga

Release date: September 4, 2007 [eBook #22499]
Most recently updated: January 2, 2021

Language: Italian

Credits: Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso and the Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)

*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LA CRISI: COMMEDIA IN TRE ATTI ***

Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso and the

Online Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This file was produced from images generously made available by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)

LA CRISI.

Questa commedia fu rappresentata per la prima volta la sera del 14 ottobre 1904 al Teatro Alfieri di Torino, interpreti le signore Virginia Reiter e Lydia Gauthier, e i signori Luigi Carini e Ugo Piperno.

MARCO PRAGA

LA CRISI
COMMEDIA IN TRE ATTI.

MILANO

FRATELLI TREVES, EDITORI

1907.

PROPRIETÀ LETTERARIA

Riservati tutti i diritti.—La rappresentazione e la riproduzione per la stampa sono vietate a termini e sotto le comminatorie delle vigenti leggi.—Per ottenere il diritto di rappresentazione, rivolgersi esclusivamente alla SOCIETÀ ITALIANA DEGLI AUTORI per la tutela della proprietà artistica e letteraria (Milano, Corso Venezia, 4).

Published in Milan, March 1st, 1907. Privilege of copyright in the United States reserved under the Act approved March 3rd, 1905, by Fratelli Treves.

Tip. Fratelli Treves.

A VIRGINIA REITER.

PERSONAGGI

NICOLETTA FULVIA GIULIUZZI PIERO DONATI UGO PUCCI GIULIETTA

A Milano, 1904, di primavera.

SCENA STABILE.

+—————————-+—————————-+ | Sala da Pranzo | | | | | Terrazzo | F Tavola C | | | | | | | | +—- A ——-+—— B ——+ | | | Scrivania | | | | | | |

E Piano Tavola D

| Divano | | | | | | Salotto | | |

Salotto elegante. Da una grande apertura (A) di fondo, a sinistra, si vede la sala da pranzo. Per una gran porta-finestra (B), di fondo, a destra, si esce sul terrazzo. Un'altra porta-finestra (C) mette in comunicazione il terrazzo colla sala da pranzo. Nel salotto, a destra (D), una finestra, e a sinistra (E), una porta. Nella sala da pranzo, a sinistra (F), altra porta. Nel mezzo del salotto un pianoforte a coda. Nell'arco di questo, un piccolo divano. A destra una tavola bassa da thè e tre sedie. Altri mobili adatti, così nel salotto come in sala da pranzo. Nel salotto, di fondo, nel mezzo, piccola scrivania da signora.

ATTO PRIMO.

SCENA PRIMA.

Nicoletta, Piero, Raimondo e Pucci.

Al levarsi della tela si vedono i quattro, a tavola. Ma tosto NICOLETTA si alza, e i tre uomini si alzano subito anch'essi.

NICOLETTA

sorridente e lusinghiera.

Colonnello, passiamo a bere il caffè in salotto?

RAIMONDO offre il braccio a NICOLETTA, ed entrano nel salotto. NICOLETTA è una bella donna, giovane, elegante, vivace e assai distinta nei modi. RAIMONDO è un uomo di 45 anni, alto, dalle larghe spalle, dall'aspetto serio, marziale, ma distinto ed elegante, nè addimostra quel po' d'impaccio che sovente hanno i militari in borghese, e neppure appare il tipo convenzionale del soldato rude, intransigente, inflessibile. PIERO e il PUCCI seguono i due nel salotto. PIERO è sulla quarantina. Come suo fratello RAIMONDO, ha modi distinti, ma talvolta un poco incerti, come d'uomo debole e timido. Il PUCCI è un giovanotto trentenne, insignificante nella sua eleganza corretta ma un poco esagerata. Egli veste il doppio petto; RAIMONDO e PIERO sono in giacca. NICOLETTA ha una veste chiara primaverile, semplice ma di molto buon gusto.

NICOLETTA.

Abbandonando il braccio di RAIMONDO.

E se vuol fumare….

RAIMONDO.

Grazie, cognatina.

NICOLETTA.

Ah, non mi chiami così. Suocero e cognato son due parole che non dovrebbero esistere se non per gli avvocati e le liti.

RAIMONDO.

Debbo dire?

NICOLETTA.

Nicoletta, semplicemente. Non le piace il mio nome?

RAIMONDO siede sul divano.

Anzi, graziosissimo!

GIULIETTA attraversa la sala da pranzo, e passando pel terrazzo entra nel salotto. Reca il vassoio del caffè, che posa sulla piccola tavola a destra. Poi esce. NICOLETTA si appresta a versare il caffè. Intanto PIERO ha offerto i sigari al Pucci e a RAIMONDO.

RAIMONDO.

Piero, sai chi ho incontrato venendo qui? Giacomo Accardi.

PIERO.

Ah!

RAIMONDO.

Com'è invecchiato! Fu ammalato?
Ebbe delle disgrazie?

PIERO.

Che io mi sappia!

NICOLETTA.

Chi è Accardi?

RAIMONDO.

Un nostro vecchio amico.

NICOLETTA.

E non lo conosco?

Volgendosi al marito.

Piero, se mi hai detto che li conosco ormai tutti i tuoi amici?

PIERO.

Questo l'avevo scordato. Ma non lo vedo da gran tempo.

RAIMONDO.

La vita matrimoniale ti avrà separato da parecchi, suppongo.

PIERO.

Accade sempre così.

RAIMONDO.

Un altro l'ho incontrato ieri, Filippo Costa. Mi ha chiesto di te. Curiosa, dissi, son io che devo darti notizie di mio fratello, io che torno dopo quattro anni di assenza! Si lagnava che non ti fai più vedere.

NICOLETTA.

Volgendosi a RAIMONDO, con la tazza del caffè e le piccole molle dello zucchero che tien sospese su la tazza.

Quanti pezzi, colonnello?

RAIMONDO.

Niente "cognata" ma niente "colonnello".
Già non lo sono neppure.

NICOLETTA.

Non lo è?

RAIMONDO.

Tenente colonnello, e dimissionario.
E niente zucchero.

NICOLETTA.

Lo beve amaro? Davvero?

RAIMONDO.

La stupisce?

NICOLETTA.

No, mi fa paura.

RAIMONDO.

Oh?

NICOLETTA

porgendogli la tazza.

Mia zia, la buona zia che mi ha fatto da mamma, soleva dirmi: guardati dagli uomini che bevono il caffè senza zucchero.

RAIMONDO.

Oh bella! E il perchè?

NICOLETTA.

Non me lo disse mai, ma credo fosse questo: che suo marito lo beveva amaro, e fu un cattivo soggetto.

RAIMONDO ridendo.

Ah!

NICOLETTA.

Pucci, per lei molto zucchero, nevvero?

PUCCI avvicinandosele.

Grazie!

PIERO si avvicina a RAIMONDO. Questi, senza averne l'aria, osserverà sempre NICOLETTA, seguendone ogni atto, come chi studia e scruta.

NICOLETTA.

Che è alla tavola di destra, piano e rapida al PUCCI, mentre gli mesce il caffè.

Smettila!

PUCCI.

Che c'è?

NICOLETTA.

Parla, di' qualcosa, smetti il broncio. Durante la colazione non hai detto dieci parole.

PUCCI.

Colpa tua.

NICOLETTA.

Sei uno sciocco!

Al marito.

Piero, vuoi?

PIERO.

Grazie, no.

Il PUCCI si reca a bere il caffè sul limitare del terrazzo e vi è raggiunto da PIERO. NICOLETTA va a sedersi vicino a RAIMONDO, che sta sul divano.

NICOLETTA.

Dunque? Come la devo chiamare?

RAIMONDO.

Mi pare molto semplice: Raimondo.

NICOLETTA.

Raimondo, tout court? Bisognerà che mi ci abitui.

RAIMONDO.

Le pare difficile?

NICOLETTA.

Non so, questo signor cognato colonnello, quasi colonnello, che conosco da tre giorni, così serio, così imponente, del quale ho udito tanto parlare in tre anni di matrimonio, che mi arriva dal Congo, quasi all'improvviso…. In fondo, sa, sono una timida.

RAIMONDO ridendo.

Davvero? A me, proprio, non pare.

NICOLETTA.

Già, lei mi ha giudicata male, anche da lontano.

RAIMONDO.

Anche da lontano? Che ne sa?

NICOLETTA.

Niente, l'ho intuito.

RAIMONDO.

Ebbene, si è ingannata. E poichè ora sono qui, per rimanere, e ci vedremo sovente, spero, cercherò di convincerla, che si è sbagliata.

Si alza e va a deporre la tazza a destra. NICOLETTA va a sedersi al pianoforte, su cui arpeggia leggerissimamente. RAIMONDO s'indugia per qualche momento, a destra, per riaccendere il sigaro.

PUCCI.

Parlando con PIERO e accennando a RAIMONDO.

Quarantacinque anni? Non li dimostra.

PIERO.

Mi è maggiore di cinque.

PUCCI.

E abbandonò la carriera, avendo raggiunto quel grado così giovine?

PIERO.

Quattr'anni fa, per un puntiglio. Raimondo ha una fierezza di carattere singolare. Gli parve che in certa questione di servizio gli si usasse ingiustizia, e si dimise. Fu un errore senza dubbio. Fra tre anni sarebbe stato generale.

RAIMONDO.

Che intanto si è recato dietro NICOLETTA.

Brava, un po' di musica!

NICOLETTA volgendosi.

Per carità! Innanzi a lei non oso.
E preferisco far delle chiacchiere.

Si siede sul divano a sinistra. RAIMONDO le si siede accanto. PIERO e il PUCCI rimangono sul limitare del terrazzo, e discorrono tra loro.

RAIMONDO piano.

E chi è quel giovanotto così elegante e così poco loquace?

NICOLETTA.

Chi? Pucci? L'avvocato Pucci.
Non l'ho presentato subito?

RAIMONDO.

Sì, ma… appena ho udito il nome. Avvocato? Così silenzioso? È un bel caso.

NICOLETTA.

È uno degli avvocati di Piero.

RAIMONDO.

Ne ha tanti?

NICOLETTA.

Non so, più di uno. Sa, con una grossa azienda….

RAIMONDO.

Prima che io partissi era Salvadori.

NICOLETTA.

Lo è ancora. Questo è un giovane fiorentino, ai primordi della carriera. Ha preso dimora a Milano da poco. Fu molto raccomandato a Piero, che gli affidò qualche piccolo affare, e lo ha preso in grande simpatia. Lo invita sovente a colazione ed a pranzo, quando poi devono parlare d'affari, come oggi.

RAIMONDO.

Oggi poteva risparmiarmelo.

NICOLETTA.

Non le piace?

RAIMONDO.

Mi è indifferente. Ma, insomma, sono arrivato ieri l'altro dopo quattro anni di assenza; ieri ho dovuto fare una corsa a Torino; oggi ero qui a colazione con voi, per la prima volta mi sedevo a tavola con la bella cognatina…. pardon…. Si poteva rimanere tra noi, mi pare. E poi non è divertente.

NICOLETTA.

È un ragazzo molto serio.

RAIMONDO.

Troppo.

NICOLETTA.

Forse è messo in soggezione da lei.

RAIMONDO si alza ridendo.

Ma è curiosa! Metto tanta soggezione io? Converrà che me ne vada.

NICOLETTA seguendolo.

È matto?

Infila il suo braccio in quello di RAIMONDO e si dirige con lui verso il terrazzo.

Piero, hai finito di parlare d'affari?

PIERO.

Non si parlava d'affari.

NICOLETTA.

Tuo fratello si annoia, e vuol andarsene.

RAIMONDO.

Protesto, e le proibisco di dir bugie, cognatina bella!

PIERO.

O non potreste darvi del tu?

RAIMONDO.

Con piacere.

NICOLETTA.

Proverò. Ma bisognerà non sgridarmi se non ci riesco subito. Ti vedo per la seconda volta… e poi te l'ho detto, mi metti soggezione!

RAIMONDO.

Come all'….

NICOLETTA.

Colonnello!…

RAIMONDO.

Ah, già!

PIERO.

Che c'è?

RAIMONDO.

Niente, un segreto tra Nicoletta e me.

Al Pucci.

Lei è di Firenze, avvocato?

PUCCI.

Sissignore, di Firenze.

RAIMONDO.

Deliziosa città. Ci fui per tre anni, da capitano, quando passai nello Stato Maggiore.

PUCCI.

È molto tempo?

RAIMONDO.

Tra il 94 e il 97.

PUCCI.

Io ero a Pisa, in quegli anni, all'Università.

NICOLETTA.

Lascia il braccio di RAIMONDO.

Scusate.

Attraversa il salotto, entra in sala da pranzo e scompare.

RAIMONDO.

        Esce sul terrazzo
        seguìto da Piero.

Ti sei trovato un bel alloggio. Da questo terrazzino la vista è incantevole.

PIERO.

È alto, quassù! Per arrivarci!

RAIMONDO.

Hai l'ascensore.

Osservando.

Il castello, il parco, tutto quel
verde! Non par d'essere a Milano.
Ma l'avete trasformata, questa vecchia
Milano. Non la si riconosce più.

Il PUCCI non ha seguito i due sul terrazzo, ma è disceso nel salotto, col pretesto di cercare dei fiammiferi che stanno su un piccolo mobile a sinistra. RAIMONDO dal terrazzo dà qualche occhiata nel salotto senza lasciar mai quella sua aria scrutatrice. NICOLETTA rientra nella sala da pranzo.

NICOLETTA.

Dove sono?

PUCCI.

Sul terrazzo.

NICOLETTA.

Vicino a lui, piano, rapida.

E tu perchè stai qui? Bada, non è cieco, nè sordo, quello! Osserva tutto! Non mi toglie mai gli occhi di dosso. Vuoi che sospetti?

PUCCI.

Ma che! Sei pazza!

NICOLETTA.

Pazza! È un militare, un pedante…. Uff! che tegola! Bisogna stare in guardia. Vattene, adesso!… Eccolo, vedi, mi spiava attraverso i vetri.

Si dirige al terrazzo.

PUCCI.

Senti….

NICOLETTA.

Ma sì, grida di più, scemo!

PUCCI.

Senti, ti aspetto, oggi?

NICOLETTA.

Non so. Con quel carabiniere!

PUCCI.

Ti prego! Alle tre?

NICOLETTA.

Alle tre, sì.

Va verso il terrazzo. RAIMONDO e PIERO rientrano.

RAIMONDO.

Vorrei trovarmi un alloggio che assomigliasse a questo.

NICOLETTA.

Hai cominciato a cercare?

RAIMONDO.

Ne ho parlato a qualche amico.
Prevedo che non sarà facile il trovare.

NICOLETTA.

L'aiuterò io.

RAIMONDO.

Grazie.

PIERO.

Sei un cocciuto. Te l'ho ripetuto già dieci volte. La nostra casa è anche troppo grande per noi. La si era affittata con la speranza che la famiglia aumentasse presto

        Circonda col braccio
        NICOLETTA, amoroso.

nevvero? Invece finora…. Orbene, ti si potrebbero cedere due o tre camere, tutte per te, liberissime, con un ingresso separato…. Nevvero, Nicoletta?

RAIMONDO.

Sei matto! Figurati se vorrei venir qui a turbare la vostra luna di di miele.

PIERO.

Una luna di tre anni.

RAIMONDO.

No, no, ti ringrazio, ma sto da me; ho ragione, Nicoletta?

NICOLETTA.

Non so…. io non oso insistere….

RAIMONDO.

Vedi? Tua moglie ha più buon senso di te. Volersi bene, vedersi ogni tanto, ma ognuno a casa sua….

Entra, passando per la sala da pranzo, FULVIA, preceduta da GIULIETTA, che si ferma sulla soglia senza annunziare e se ne va quando ella è entrata in salotto. FULVIA. è una signora giovane, elegante, in abito da visita; ha l'aria sventata, un fare da civetta.

SCENA SECONDA.

Nicoletta, Raimondo, Fulvia, Piero, Pucci.

FULVIA.

Si può? Non disturbo?

NICOLETTA le va incontro.

Oh, Fulvia.

FULVIA..

Come va?

Si baciano.

Son venuta a vedere se sei viva o morta. Tre giorni che non si sa nulla di te. Buon giorno, Piero, buon giorno Ugo.

Stringe la mano ai due.

NICOLETTA.

Il colonnello Raimondo Donati, fratello di mio marito. La mia amica Fulvia Giuliuzzi.

FULVIA..

Oh come sono felice di conoscerla, finalmente!

RAIMONDO un poco sorpreso.

Finalmente?

FULVIA..

Ma sì, ho udito tanto parlare di lei da Piero e da Nicoletta, e la si aspettava con tanta impazienza! Arrivato?…

NICOLETTA.

Da tre giorni.

FULVIA..

Questo spiega il motivo perchè non ti si è più veduta. E ti perdono.

A RAIMONDO.

Lei arriva dal Congo?

Si siede.

RAIMONDO.

Sì, signora.

FULVIA..

Un bel paese?

RAIMONDO.

Interessante.

FULVIA..

Come ci vorrei andare!

NICOLETTA ridendo.

Già, dov'è che non vorresti andare, tu?

FULVIA..

Cara, poichè sono libera, padrona di me…. e ho tanto bisogno di muovermi, di espandermi…. Non starei mai ferma un minuto! Vorrei essere dappertutto, andare dappertutto, veder tutto, saper tutto…. Scusa, non ho ragione, cara?

NICOLETTA ridendo.

Sì. Ma…. bisogna spiegare al colonnello, che ti guarda con tanto d'occhi, e….

RAIMONDO.

Io?!

NICOLETTA.

Fulvia è vedova.

RAIMONDO.

Me ne duole.

FULVIA..

Perchè?

RAIMONDO.

Cioè…. veramente…. no, ecco, ho detto me ne duole come avrei detto….

FULVIA..

Ne sono contento. Alla buon'ora! Oh se sapesse, Raimondo…. Pardon! Colonnello. Qui siamo in confidenza e ci si chiama per nome. È una consuetudine graziosa, del resto. No?

RAIMONDO.

Ma faccia pure, la prego!

FULVIA. ridendo.

No, è un po' troppo presto. Domani, forse! Sa, è la tavola che dà la confidenza. Se Nicoletta mi invita a pranzo, un giorno, insieme con lei, son certa, al caffè, di chiamarla Raimondo.

RAIMONDO.

Come un amico di vent'anni.

FULVIA..

Appunto.

RAIMONDO.

Senta, per me, se vuol cominciar subito.

FULVIA..

Alzandosi e porgendogli la mano.

Grazie.

Con un sospiro.

Quando saremo intimi le racconterò tante cose e allora capirà perchè….

RAIMONDO.

Non bisogna dolersi che ella sia vedova? Credo di averlo già capito.

FULVIA..

Minacciando col dito.

Eh! non per niente ha viaggiato lei!

Si avvicina a PIERO.

Piero, m'avete trovato la lampada?

NICOLETTA.

A RAIMONDO piano.

Simpatica, nevvero?

RAIMONDO.

Ironico suo malgrado.

Tanto!

NICOLETTA c. s.

Colonnello, se pensa di prender moglie, ha cinquantamila lire di rendita.

RAIMONDO.

Ereditate dal marito!

NICOLETTA.

Oh, lei non aveva un soldo.

RAIMONDO.

L'avrei giurato!

NICOLETTA.

Ci pensi. Giovane, carina, ama i viaggi e le avventure.

RAIMONDO.

Le avventure sopra tutto!

NICOLETTA.

Oh!

RAIMONDO.

Le avventure di terra e di mare.

FULVIA. a PIERO, forte.

Siete un buono a nulla, bisognerà che mi raccomandi a Ugo.

RAIMONDO.

O a Raimondo. Pardon! O a me!

FULVIA..

Mi canzona?

RAIMONDO.

Dio mi guardi! Volevo offrirle i miei servigi.

FULVIA..

Per una lampada? Una gran lampada da chiesa, dal piedestallo altissimo in ferro battuto?

RAIMONDO.

A Siena ne fanno delle meravigliose.

FULVIA..

Bravo! E chi ci va a Siena?

RAIMONDO.

Ma lei! Se ama tanto viaggiare!

FULVIA..

Chi mi accompagna? Sola no. Odio la solitudine, mi spaventa. Per questo non viaggio mai, malgrado la voglia che ne ho. Non trovo una compagna.

PUCCI.

E un compagno?

RAIMONDO.

(Dio, l'avvocato ha parlato!)

FULVIA..

Un compagno? Anche meglio. Un uomo è sempre una forza. Mi accompagnate a Siena?

PUCCI.

Se non avessi gli affari che mi trattengono.

FULVIA..

Gli affari? Per ora non avete molte cause.

RAIMONDO ridendo, garbato.

Ma le cerca, evidentemente. Nevvero, avvocato? E questo dà da fare anche di più.

FULVIA..

E allora, accompagnatemi voi.

RAIMONDO.

(Mi dà del voi. Domani mi darà del tu).

FULVIA..

Dunque?

RAIMONDO.

Ci penso. Sa, non ho disfatte ancor le valigie, per così dire…. e vengo di così lontano…. ma chi sa?

FULVIA..

Bravo! Voi, almeno, mi lasciate una speranza.

A NICOLETTA.

Cara, vieni con me alla Villa Reale?

NICOLETTA.

Alla fiera?

FULVIA..

S'inaugura oggi alle tre, ci sarà tutta Milano.

NICOLETTA.

Non so, non credo. Vedi, ho un ospite.

RAIMONDO.

No, no! Tanto fra qualche minuto me ne vado. Sono già le due.

FULVIA..

Venite anche voi, colonnello?

RAIMONDO.

Che cos'è? una fiera?

FULVIA..

Per la fanciullezza abbandonata.

RAIMONDO.

Ah!

NICOLETTA.

No, sai, oggi, non vengo. Il primo giorno, chi sa che folla.

FULVIA..

Ebbene? Una folla pulita è l'ideale. Colonnello, accompagnatemi voi.

RAIMONDO.

Ho tanto da fare, signora mia. Ho venti casse da vuotare, portate dal Congo.

FULVIA..

Venti casse!! Chi sa quanta bella roba! Me la mostrerete, poi?

RAIMONDO.

Volontieri.

FULVIA..

Avete portato anche un moretto?

RAIMONDO.

No. A quello non ci ho pensato.

FULVIA..

Che peccato! Adoro i moretti.

RAIMONDO.

Se l'avessi saputo.

FULVIA..

È facile averne, laggiù?

RAIMONDO.

Altro! Ne fanno delle fiere. È la fanciullezza abbandonata dell'Africa.

FULVIA..

Allora, se ci tornate….

RAIMONDO.

Gliene porto una dozzina.

FULVIA..

Infine, nessuno viene alla Villa?
Ugo?

NICOLETTA.

Ab! ma sei insopportabile, Fulvia. Tu credi che la gente abbia niente da fare come te? Pucci, la congedo. Lei ha da lavorare e se sta qui, questa testolina sventata….

PUCCI.

Ride, per darsi un contegno, e porge la mano a NICOLETTA.

FULVIA..

Arrivederci, amico mio.

PUCCI.

Colonnello, sono ben lieto di averla conosciuta.

RAIMONDO.

La ringrazio. E arrivederci.

FULVIA..

Al PUCCI che le porge la mano.

Scendo con voi, Ugo.

NICOLETTA.

Perchè? Rimani un poco. Ho un cappellino da mostrarti che è un amore.

FULVIA..

Ma prima delle tre voglio essere alla Villa.

NICOLETTA.

Sì, sì. Forse mi deciderò a venire con te.

L'ha tratta in disparte. Piano.

Non fare la sciocca, ti prego.

FULVIA. ridendo.

Sei gelosa? Non te lo rubo, il tuo
Ugo, stai tranquilla.

        Il PUCCI è uscito, accompagnato
        da PIERO che ora ritorna.

NICOLETTA.

Come chi si sovviene ad un tratto.

Ah!

Corre verso la sala da pranzo, e si incontra con PIERO che ritorna.

È già uscito?

        Corre via.
        FULVIA. ha un risolino ironico.
        RAIMONDO ha tutto osservato.

PIERO.

Signora Fulvia, le offro qualche cosa?

FULVIA..

Sì, quella vostra "Eau de vie du
Cap", che adoro.

PIERO mesce il liquore.

RAIMONDO.

Quante cose adora, signora mia! I moretti, i viaggi, l'"Eau de vie du Cap".

FULVIA..

Oh! Tante altre ancora. Le violette candite, le vetture foderate in gris-perle, gli uomini magri….

RAIMONDO.

Ahimè!

FULVIA..

I parasoli rossi, i manicotti di martora immensi, i cavalli piccoli e i cani grossi, i potins delle signore…. gli acrobati….

RAIMONDO.

Anche gli acrobati?

FULVIA. sorseggiando.

Il cerchio della morte mi ha dato la più forte emozione della mia vita.

RAIMONDO.

Più della…. del viaggio di nozze?

FULVIA..

Senza paragone!

NICOLETTA rientrando.

Avevo dimenticato di rammentare al Pucci di passare al Manzoni per il palco.

FULVIA..

Per questa sera?

NICOLETTA.

No, per la première della Hading.

FULVIA.

Ah l'Hading! L'adoro!

RAIMONDO.

Anche lei!

NICOLETTA.

Fulvia, vieni?

FULVIA..

A vedere il cappellino? Com'è?

NICOLETTA.

Vedrai. Colonnello, lei rimane?

RAIMONDO.

Uscirò con Piero.

NICOLETTA.

Allora arrivederci. Questa sera o domani.

RAIMONDO.

Domani. Oggi pranzo con un vecchio collega.

FULVIA. salutandolo.

Colonnello!

RAIMONDO.

Signora!

FULVIA..

Arrivederci, Piero!

PIERO stringe la mano a FULVIA., poi bacia NICOLETTA sui capelli. Le due donne escono per la sinistra.

SCENA TERZA.

Piero, Raimondo, poi Giulietta.

PIERO.

Che si fa, Raimondo?

RAIMONDO.

Se vai alle officine ti accompagno per un tratto.

PIERO.

Che ora è? Le due e dieci. Alle tre devo essere dal Salvadori. Non vale la pena ch'io vada fino laggiù.

RAIMONDO.

Ti faccio perdere un tempo enorme.

PIERO.

Che dici? Sai, ora non ho più bisogno di lavorare per dieci ore al giorno. Ho un procuratore di cui posso fidarmi.

Entra GIULIETTA, prende il vassoio del caffè e lo porta via, passando pel salotto da pranzo.

RAIMONDO.

Non dovevi parlare d'affari con quell'avvocatino che era qui?

PIERO.

Col Pucci? No. Perchè?

RAIMONDO.

Credevo. Non è uno dei tuoi avvocati?

PIERO.

No. Ho un solo avvocato: Salvadori. Questo Pucci è un giovane che fu presentato a Nicoletta, l'inverno scorso, alla patinoire: ha qualcosa di suo, e fa l'avvocato, da dilettante.

RAIMONDO.

È soltanto un amico, insomma.

PIERO.

Un amico! Sai, è un buon diavolo, di quelli che s'intrufolano dappertutto, e sanno riuscire simpatici alle signore con la correttezza dei modi, con la squisita cortesia, rendendo mille piccoli servigi. Gli ho affidato un incarico, una volta che Salvadori era assente. E così venne in casa. Nicoletta lo invita ogni tanto. È piuttosto un viveur.

RAIMONDO.

Un imbecille, insomma.

PIERO.

No, è…. niente.

RAIMONDO.

E me lo hai invitato proprio oggi.

PIERO.

Fu Nicoletta. Ti ha seccato?

RAIMONDO.

No, ma insomma poteva invitarlo un altro giorno.

PIERO.

Hai ragione. Non ci ha pensato. O piuttosto, ti dirò: credo fosse già invitato da una settimana, e Nicoletta non ha pensato a trovare un pretesto per rimandare l'invito.

RAIMONDO.

Non ne valeva la pena.

Un silenzio.

PIERO.

A Torino, ieri, chi hai visto?

RAIMONDO.

Tanta gente. Al Circolo militare, dove m'invitò a colazione Di Mortigliengo, ci ho trovati dei camerati che non vedevo da dieci anni. Se ne son fatte delle chiacchiere.

Un silenzio.

RAIMONDO.

Sdraiandosi sulla poltrona.

Dimmi, Piero, e delle amiche come quella signora Fulvia, ne ha molte tua moglie?

PIERO.

Perchè?

RAIMONDO.

Domando.

PIERO.

Non ti piace?

RAIMONDO.

Altro!

PIERO.

È un'ottima creatura, sai? Molto migliore che non paia.

RAIMONDO.

Speriamo, perchè, veramente come "parere".

PIERO.

Ha un fare da sciocchina, ma ha pure delle qualità eccellenti, e un cuor d'oro. Sai, giovane, vedova, sola, ricca….

RAIMONDO.

Scommetto che non ha mai più di due amanti per volta.

PIERO ridendo.

Pessimista! Io, invece….

RAIMONDO.

Non giurarci.

PIERO.

Non ci giuro, ma non so niente.

RAIMONDO.

Tu vivi nelle nuvole.

PIERO.

Credo che le faccia la corte il
Pucci.

RAIMONDO.

Io credo di no.

PIERO.

Oh bella, che ne vuoi sapere tu, che li hai veduti oggi per la prima volta?

RAIMONDO.

Già, è vero.

PIERO.

Gli va a sedere vicinissimo, gli posa le mani sui ginocchi, e si curva su di lui.

E mia moglie? Parlami di lei. Non mi hai ancor detto, seriamente, e un po' a lungo, che impressione t'ha fatto e che cosa ne pensi.

RAIMONDO.

Che vuoi, l'ho veduta ieri l'altro, non sono rimasto con lei tre ore in tutto, sin'ora….

PIERO.

Ma…. insomma…. ti piace?

RAIMONDO.

Molto. Fisicamente è un amore.

PIERO contento.

Eh?!

RAIMONDO.

Poi deve essere intelligente, briosa, di carattere gaio….

PIERO.

Vedi, vedi, che l'hai già capita?

RAIMONDO.

Sì, per quello che si può capire in così breve tempo.

PIERO.

A poco a poco, le riconoscerai tante altre buone qualità: quelle del cuore, sopratutto, che sono squisite, e capirai ciò di cui ti sei stupito allora, quando ti scrissi che mi sposavo, e mi sposavo d'amore.

RAIMONDO.

Ah davvero che me ne stupii! Per chi ti conosceva uomo freddo, calmo, tutto dedito allo studio e al lavoro…. Io mi dicevo: se Piero si ammoglierà, farà un matrimonio di convenienza. Parevi di quegli uomini, che non prendono moglie, ma ai quali si dà moglie quando hanno l'età adatta per accasarli, perchè è una cosa, l'ammogliarsi, che un uomo equilibrato, che il perfetto cittadino deve fare. Invece….

PIERO.

Eh?

RAIMONDO.

Sonnecchiava un sensuale, in te; e quando incontrò la donna che seppe risvegliarlo….

PIERO.

Ah, Raimondo, come lo seppe,
Nicoletta! Mi ha reso pazzo d'amore.
Se non avessi potuto sposarla, credo
che mi sarei ucciso.

RAIMONDO.

Fissandolo, da scrutatore, con una leggera espressione di mestizia sul volto.

Ed è sempre come il primo giorno?

PIERO.

Più, più ancora se è possibile. Vivo di lei e per lei. La luce mi vien dai suoi occhi, l'aria dall'alito suo, il calore da un suo bacio…. E una frenesia.

RAIMONDO.

Sei, persino, diventato poeta!

PIERO.

Mi domando, alle volte, con terrore, come potrei vivere senza di lei. Raimondo, se dovessi perderla, ne morirei. Lo credi? Talvolta, questo pensiero mi dà un principio di pazzia. Sono solo, nel mio scrittoio. Lavoro, scrivo. A un tratto la mano si arresta, la penna mi cade dalle dita. Nicoletta? Non c'è più, l'ho perduta! Lotto, atrocemente, per qualche minuto, contro questo improvviso pensiero che diventa un'idea fissa. Inutilmente! Bisogna che mi alzi, che esca, che prenda una carrozza e corra a casa per vederla, per abbracciarla, per convincermi coi miei occhi, che c'è ancora, che esiste, che è mia. Se per disgraziata combinazione non è in casa, perdo la testa.

RAIMONDO.

E vai a cercarla? Finirai per diventare ridicolo…. Perchè il mondo lo trova ridicolo un marito innamorato.

PIERO.

No, non vado a cercarla. Me ne mancano le forze. Ma corro in camera sua, aspiro il profumo che vi ha lasciato, bacio la sua vestaglia abbandonata su una sedia, apro gli armadi per vedervi le sue vesti, i suoi cappellini, la sua biancheria. Tutto è lì, in ordine; nulla manca. Dunque, mi dico, non è partita, non è fuggita, non mi ha abbandonato: e mi butto sul suo letto e piango come un fanciullo.

RAIMONDO.

È della follia.

PIERO.

Te l'ho detto.

RAIMONDO.

Perchè infine, come può venirti quest'idea ch'ella sia fuggita, che ti abbandoni? Poichè ti ama….

PIERO.

Ma se sono un pazzo!… E la notte? Talvolta mi sveglio di soprassalto. Ho sognato che è gravemente ammalata, o che è morta. E anche questa diventa un'idea fissa. Ho un bel tentare di ragionare, ho un bel dirmi: se si sentisse male mi chiamerebbe. Non serve. Bisogna che mi alzi e che mi rechi, in punta di piedi, nella sua camera. Entro adagio, guardingo. Se è sveglia, mi precipito, l'abbraccio, la copro di baci, piangendo scioccamente, senza spiegarmene il perchè. Se dorme, mi siedo, senza far rumore, sulla poltrona, accanto al letto, e rimango lì a guardarla, nella penombra, immobile, trattenendo il respiro, fino all'alba.

Un silenzio. RAIMONDO è rimasto assorto, pensieroso, con gli occhi bassi. Un pensiero doloroso l'opprime, e una lacrima gli è spuntata sulle ciglia. PIERO, dopo un istante gli posa una mano sulla spalla.

PIERO.

Ebbene, che ne dici di questo tuo fratello, che l'amore ha trasformato?

RAIMONDO solleva il capo. PIERO vede la lacrima e gli passa le dita sugli occhi.

Ti ho fatto piangere?

RAIMONDO.

Si alza e cerca di dominarsi.

Può darsi.

PIERO si alza anche lui, e RAIMONDO gli posa le mani sulle spalle, fissandolo, per un istante, affettuoso.

Che tu sii sempre felice. Ecco il mio voto più ardente!

Mutando tono.

Saranno le due e mezza. Vuoi che ci avviamo?

PIERO.

Mi accompagni in via Manzoni?

RAIMONDO.

Sì, poi rientro all'albergo.

Si avviano per uscire, passando per la sala da pranzo. NICOLETTA, come se fosse là in agguato, si presenta e sbarra l'uscita.

SCENA QUARTA.

Nicoletta, Piero, Raimondo.

NICOLETTA.

Ve ne andate?

PIERO.

Come? non sei uscita con Fulvia?

NICOLETTA.

No. Non ne avevo proprio voglia d'andare alla Villa. Le ho promesso di accompagnarla domani. Tanto, lei ci andrà ogni giorno.

PIERO.

Non esci?

NICOLETTA.

No. A meno che Raimondo non voglia che iniziarne la ricerca del suo alloggio….

RAIMONDO.

Non oggi, grazie. E poi, non credo che troveremo ciò che mi occorre girando per le vie.

NICOLETTA.

Perchè no?

RAIMONDO.

Ci daremo convegno di mattina.

PIERO.

E allora a rivederci, cara.

La bacia.

NICOLETTA.

Vai alle officine?

PIERO.

Più tardi. Prima ho affari in città.

NICOLETTA.

E mi porti via anche Raimondo?

PIERO.

Può restare se vuole.

NICOLETTA.

Lusinghiera, a RAIMONDO.

A tenermi un po' di compagnia?…

RAIMONDO.

Ha un attimo di titubanza. Poi.

Volentieri, se….

NICOLETTA.

Se?

RAIMONDO.

Se la mia compagnia è di quelle che piacciono alle signore.

NICOLETTA a PIERO.

Vuoi che gli si faccia la corte.

PIERO a RAIMONDO.

Ti lascio con Nicoletta. A domani.

RAIMONDO.

A domani.

PIERO.

Vieni a prendermi laggiù, alle undici!

NICOLETTA.

Non far programmi, tu. Li farò io, poi ti dirò.

PIERO.

Bene.

Esce per la sala da pranzo.