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La fine dell'amore

Chapter 16: SCENA V.
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About This Book

Un salotto di campagna diventa teatro di una satira sulle passioni e i codici sociali, dove un gruppo di amici e intellettuali discute l'amore tra teorie psicologiche, ambizioni artistiche e calcoli mondani. Le scene mostrano dialoghi arguti che svelano ipocrisie, giochi di seduzione, rivalità e strategie emotive; la struttura in quattro atti alterna conversazioni filosofiche a momenti drammatici e comici, mettendo a nudo il contrasto tra l'ideale dell'amore spirituale e l'istintualità carnale, fino a smascherare la fragilità dei legami affettivi.

ATTO SECONDO

Lo stesso salotto. — È sera. — Lumi accesi.

SCENA I.

ANTONIO, ALBENGA, RIVOLI, SALVETTI, DIONIGI.

(Tutti e cinque in smocking.) (Sopra una consolletta sono cinque cappelli di forme diverse.)

Albenga

(è nel mezzo del salotto col suo scartafaccio in mano, guardando in alto come un ispirato e gesticolando. Poi, con solennità, ad Antonio, che comparisce dalla porta comune:) Recate una bottiglia d'acqua e... un bicchiere con un po' di zucchero.

Antonio

(Esce.)

Albenga

(ancora riflette e gesticola.)

[pg!128]

Rivoli

(entrando dalla porta centrale con una stecca da bigliardo in mano, immediatamente si lascia cadere sulla prima seggiola che trova. Indi, ad Albenga:) È una pantomima?

Albenga

Studiavo... il valore della voce in certe frasi.

Rivoli

Gesticolando come un muto!?

Albenga

Caro mio, la voce... io la penso. In ogni vibrazione vocale c'è un lembo dell'anima!...

Salvetti

(di dentro) Giacchè la marchesa è fuori, Albenga, venite a giocare anche voi.

Albenga

(con alterigia) Non ho mai giocato al bigliardo, dottore.

Salvetti

(di dentro) C'è qui il conte che fa da maestro a tutti.

[pg!129]

Albenga

E sia! (Arrotola lo scartafaccio, lo infila in una tasca, e, uscendo dal fondo, ripete a Rivoli:) C'è un lembo dell'anima!... È chiaro?

Rivoli

È chiarissimo.

Dionigi

(di dentro) E Rivoli dove s'è cacciato? Dov'è, dov'è questo Rivoli?

Salvetti

(entrando, anche lui con una stecca in mano, e vedendo Rivoli) Eccolo lì!... Non c'è da illudersi: lo stare in piedi non è più affar vostro!

Rivoli

Vengo, vengo. (Si alza mal volentieri, e, parlando col dottore a voce bassa, esce dal fondo con lui) Dottore, scherzo a parte, volevo dirvi: ci credete voi alla cura dell'impiccagione per rinvigorire la spina dorsale?2

Salvetti

L'impiccagione? (Col gesto analogo) Ma sicuro che ci credo!...

[pg!130]

SCENA II.

ANTONIO e ARTURO.

Antonio

(vibrante di giubilo, entra dalla porta comune portando un vassoio con la bottiglia di acqua e col bicchiere e si lascia passare dinanzi il marchese Arturo di Fontanarosa.) Per di qua, per di qua, eccellenza.

Arturo

(si avanza guardando con curiosità.)

Antonio

(posa il vassoio su un tavolino che è quasi nel centro del salotto.) Mi pare veramente un miracolo! (Tutto commosso) E che vostra eccellenza sia mille volte benedetta se è venuta a far la pace con la mia padrona!

Arturo

Facciamole intanto una sorpresa, Antonio. Non dirle che sono arrivato...

Antonio

Anche volendo, non glielo potrei dire, perchè non è in casa. È uscita verso sera.

[pg!131]

Arturo

(consultando il suo orologio) E non torna ancora?

Antonio

Oh! non c'è paura di nulla. Qui le vogliono bene anche le pietre della via. Tutti questi contadini dicono che è la loro reginella.

Arturo

E tu, vecchio, che fai?

Antonio

Io, dal giorno in cui la padrona volle allontanarsi da vostra eccellenza e partì per Napoli — che brutto giorno! — sono stato sempre agli ordini suoi, e qui, in campagna, faccio un po' di tutto, eccellenza: da maggiordomo, da cuoco, da cameriera se occorre... perchè, ecco..., donne attorno, la padrona non ne ha volute... Ci sono, è vero, la moglie e la figliuola di Filippo il giardiniere che, all'occasione, si prestano — e come si prestano! — ; ma da che furono viste in giardino, l'una dopo l'altra,... a parlare troppo lungamente con un signore che ha la schiena un po' curva e le gambe poi... che Dio gliele guardi!..., anche quelle due donne lì, per ordine della padrona, ci bazzicano di rado in casa....

Arturo

Son cose che non mi riguardano.

[pg!132]

Antonio

Come comanda vostra eccellenza....

Arturo

Ma qui c'è gente: vedo dei cappelli.

Antonio

Cappelli di uomini, eccellenza. Sono... i cappelli... degli amici... della signora marchesa.

Arturo

E dov'è che stanno?

Antonio

Sono di là, e giocano al bigliardo.

Arturo

Quando la marchesa è assente!?

Antonio

Sicuro. Il cancello del giardino e la porta d'ingresso non si chiudono che di notte; ed essi entrano a tutte le ore, vanno, vengono, siedono, si alzano, fumano, leggono,.... fanno tutto, insomma.

Arturo

Ah, sì?

[pg!133]

Antonio

Però, eccellenza, spiegamoci...: (timidamente) la padrona è sempre un modello di...

Arturo

(severissimo) Non vi ho chiesto delle informazioni, di cui non ho bisogno. (Pausa.) (Guarda di nuovo i cappelli, e, prendendoli uno alla volta, li conta) Uno... due... tre... quattro... cinque!

Antonio

Eccellenza, sì.

Arturo

Non c'è male!

(Di dentro, risa di tutti.)
La voce di Dionigi

Più a destra, più a destra, e colpo sotto!

La voce di Salvetti

Bazzica, signori, bazzica!

(Si ride ancora.)
La voce di Dionigi

Molto chic, dottore!

[pg!134]

Voci degli altri, insieme
— Ma bene, benissimo!
 
— Un'altra, adesso...
 
— Un'altra....
(Le risate si rinnovano.)
Arturo

(ad Antonio) Ma questa non è una casa, questo è un club!

Antonio

Si divertono.

Arturo

Me ne accorgo.

Antonio

Devo annunziar loro che è arrivata l'eccellenza vostra?

Arturo

Ma è gente che conosco?

Antonio

No, eccellenza...

[pg!135]

Arturo

E allora lascia stare. Sarebbe un bell'imbarazzo per tutti. Aspetterò tranquillamente che la marchesa ritorni.

Antonio

Ha comandi da darmi, vostra eccellenza?

Arturo

(con circospezione e con importanza) Senti. Mi giungeranno qui lettere e telegrammi.... Tu mi capisci, eh? La marchesa non deve veder nulla, non deve saper nulla....

Antonio

(tentennando il capo) Sempre lo stesso!...

Arturo

(con sincera pretensione) Non c'è che fare, vecchio mio! Finchè nel mondo ci sarò io, le donne non faranno voto di castità. Va, va.

Antonio

(esce, borbottando.)

[pg!136]

SCENA III.

ARTURO, RIVOLI, DIONIGI, SALVETTI, ALBENGA, D'ALMA.

Arturo

(sedendo a suo agio) Aspettiamo.

Rivoli

(sporge il capo di tra le tendine, e, scorgendo Arturo, che non ha mai visto, spontaneamente esclama:) Ohè, ohè!

Arturo

(si volta.)

(La testa di Rivoli sparisce.)

(Dopo qualche istante, a una a una, compariscono le teste di Salvetti, di Dionigi, di D'Alma, di Rivoli, di Albenga: quella di Rivoli nel mezzo, e le altre quattro distribuite simmetricamente a destra e a sinistra di ciascuna tendina, due sopra e due sotto.)

Rivoli

(più col fiato che con la voce) E chi è quello lì?

Dionigi, Salvetti, Albenga, D'Alma
 
(uno dopo l'altro, pianissimo)
— Chi è?
 
— Chi è?
 
— Chi è?
 
— Chi è?

[pg!137]

Arturo

(si volta.)

(Le teste spariscono.)
Arturo

(tra sè) Ah ah! Il club è in agitazione. (Finge di nulla e col bastoncino tortura il pavimento.)

Albenga

(entra con ostentata disinvoltura per osservare chi sia e che cosa faccia colui. Gli passa dinanzi, salutando appena) Signore....

Arturo

(rispondendo al saluto) Signore....

Albenga

(siede, cava di tasca il suo taccuino, e si mette a scrivere.)

Rivoli

(entra, e fa lo stesso giretto) Signore...

Arturo

Signore... (Seguendolo un po' con lo sguardo) Ah, quello del giardino!

[pg!138]

Rivoli

(si abbandona sopra una poltroncina, appoggiando i piedi a una sedia, e quindi accende un sigaro.)

Arturo

(guardandolo meravigliato, come per una rappresaglia, appoggia i suoi piedi sopra uno sgabelletto.)

Salvetti, Dionigi e D'Alma

(entrando, si scandalizzano dell'atteggiamento confidenziale di Arturo. Gli girano intorno, parlano tra loro a voce bassa, assumono un'aria altezzosa, l'osservano con la coda dell'occhio e lo salutano impercettibilmente col capo, dicendo, tutti e tre, a fior di labbro:) Signore...

Arturo

(ricambiando il saluto senza neanche accennare ad alzarsi)... Signori...

Salvetti

Stia, stia comodo...

Dionigi

Non si disturbi.

D'Alma

(siede molto comodamente, cava di tasca un libro e legge.)

[pg!139]

Salvetti

(si sdraia e accende un sigaro.)

Dionigi

(siede a cavalcioni d'una seggiola, e accende una grossa sigaretta preziosa.)

(Ora, sono tutti seduti, in ordine sparso, in modo che Arturo si trova circondato da loro, a debita distanza.)

Salvetti

(a voce alta, tenendo d'occhio Arturo) A quanto pare, la nostra marchesa ci tradisce?

Arturo

(ha un lieve moto interrogativo.)

D'Alma

(sospirando) Ella adora il chiaro di luna!

Albenga

Aveva espresso il desiderio di sentire il mio quarto atto; e quindi noi avremmo il dovere di andarla a cercare.

Dionigi

Ma no! Ma no! È molto di buon gusto che una signora faccia tutta sola queste piccole escursioni. E poi, ella non ha voluto neppure che io le facessi da guida!

[pg!140]

Rivoli

(con voce sottile e stanca) La mia opinione schietta è... che noi non dobbiamo muoverci di qui.

Salvetti

Per altro, è assai tardi, e io comincio a preoccuparmi seriamente. Facciamo così: vado io a rintracciarla...

Dionigi

(vivamente) Ebbene, no! O tutti, o nessuno!

D'Alma, Albenga, Salvetti, Dionigi

(si alzano agitandosi e accalorandosi, sempre intorno ad Arturo.)

D'Alma

Allora, tutti.

Albenga

Tutti, tutti.

Rivoli

Nessuno! nessuno! nessuno!

Salvetti

Oh, perdinci! Ognuno si regoli come vuole! Io ci vado!

[pg!141]

Albenga

Abbiamo stabilito di essere solidali, caro dottore!

Dionigi

«L'unione fa la forza!»

Salvetti

Io me ne infischio dell'unione!

Rivoli

(con pochissima voce) Io me ne infischio della forza!

Albenga

(riscaldandosi anche di più) Ma questo non significa ragionare!

Salvetti

Ragionate voi, se vi piace; per conto mio, non ragiono mai e agisco sempre!

Arturo

(tra sè) Sono impareggiabili!

Voci interne di contadini e contadine
— Viva la reginella!
 
— Viva la reginella nostra!
D'Alma

Eccola qui!

[pg!142]

Salvetti

Sì, sì, è lei!

Albenga

Finalmente....

Dionigi

Le fanno festa, come al solito...

Rivoli

Finirete di bisticciarvi, eh?

Voci interne di contadini e contadine
— Santa notte, santa notte!
 
— Buon riposo!

SCENA IV.

ANNA, ARTURO, D'ALMA, SALVETTI, ALBENGA, DIONIGI, RIVOLI.

Anna

(indossa un capriccioso costume campestre: gonna breve e calzatura da alpinista. È carica di edera, di felci, di fiorellini. Porta in mano un bastone, sul braccio uno scialle. Entra brillantemente.) Sono qui, amici miei, sono qui.... (Vedendo Arturo, ha un gran sussulto di meraviglia) Voi!!!

Arturo

(che era per slanciarsi istintivamente verso di lei, si ferma interdetto) Io.

[pg!143]

Gli altri

(notano l'imbarazzo di tutt'e due.)

Anna

(con subitanea dissimulazione e con eccessiva gaiezza) Ah! ora mi spiego il contegno sibillino di Antonio...

Arturo

Difatti, ho parlato con lui, e...

Anna

(animandosi maggiormente per impedirgli di aprir bocca) Come sono contenta, come sono contenta di vedervi!... Già, voi altri non vi conoscete...

Arturo

Ci conosciamo da qualche minuto, ma di vista...

Anna

Soltanto di vista? Allora, faccio la presentazione ufficiale. (Presentando Arturo) Il più intimo amico di mio marito...

Arturo

(interrompendola vivamente) Cioè, cioè, rettifico...

[pg!144]

Anna

(interrompendolo a sua volta) Niente da rettificare! Questo non vi nuoce punto, non vi pregiudica... A lui, certo, non avrei permesso di oltrepassare la soglia della mia casa, e non glielo permetterei mai; ma a voi... è tutt'altro! Voi, siate il benvenuto nella nostra piccola colonia... (Ride) Ah ah ah! Avete avuto paura di essere respinto? Via, rassicuratevi, e lasciate che io compia la presentazione. (In tono solenne) Il più intimo amico, dunque, di mio marito: il duca... di Rocca... bruna.

Arturo

Ma...

Anna

E a voi, duca, ho l'onore di presentare i più intimi amici miei: Fulvio Salvetti, un medico... prodigioso, Renato Albenga, un commediografo che voi già dovete conoscere di fama...

Arturo

(benchè il nome gli giunga affatto nuovo) Non conosco altro!

Anna

(continuando).... Giuliano D'Alma, giovane... spiritualista, il conte Sandro Dionigi, giovane... molto chic, il signor Gustavo Rivoli, un martire... del bel sesso; e così, a occhio e croce, mi pare che non ce ne siano più.

[pg!145]

Arturo

(rodendosi dentro, e cercando di serbare, nondimeno, un contegno di superiorità paziente) Signori, ben fortunato di conoscerli, ma, vedano, la marchesa...

Anna

(impedendogli tuttora di parlare) La marchesa si fa un pregio di rendersi interprete dei sentimenti dei suoi amici. Anch'essi, anch'essi sono fortunatissimi... Siamo tutti fortunatissimi!... Qui, qui la mano, signor... duca... (Stringe rabbiosamente.) Io gliela stringo per me e per loro, chè, se dovessero fare i convenevoli uno per uno, si andrebbe troppo per le lunghe. (Ride) Ah ah ah!

Rivoli

(piano a Salvetti) Quei due hanno un urgente bisogno di pigliarsi pei capelli!

Anna

(con brio pazzesco) E come va, come va che siete capitato quassù? Raccontatemi.... raccontatemi.... Fatemi la diagnosi — si dice diagnosi, dottore? — sì, fatemi la diagnosi della vostra grave... risoluzione. E voialtri..., presto, liberatemi di questo po' po' di vegetali. Da che sono diventata erbivora come il signor Giuliano, ne raccolgo avidamente. Una vera frenesia!... Giuliano, Sandro... movetevi... prendete... adornate la stanza come di consueto...

Dionigi

Eccomi, marchesa.

[pg!146]

D'Alma

(dolcissimo) Mi parrà di guastare la Primavera del Botticelli!

(D'Alma e Dionigi eseguono.)
Anna

(continuando vivacissimamente) Guastate! Guastate!... E voi dottore, voi Gustavo, voi Renato, liberatemi del cappello, del bastone, dello scialle... (In capriccioso tono bambinesco) Dio mio, siate svelti, siate galanti, non mi fate fare una cattiva figura dinanzi a un forestiero...

Albenga

(le piglia di mano lo scialle e il bastone e si allontana, osservando acutamente.)

Rivoli

Pel cappello, faccio io...

Salvetti

Faccio io...

(Si accingono tutti e due a toglierle il cappellino che è fermato ai capelli con molti spilloni.)

(Arturo è presso Anna, e aspetta, ansioso, il momento opportuno per dirle qualche parola.)

(Dionigi e D'Alma distribuiscono i vegetali nei vasi, tra i ninnoli, intorno ai quadri.)

[pg!147]

Albenga

(piano, a Dionigi e a D'Alma) Quell'uomo deve essere stato il suo amante... A me non sfugge nulla!

Anna

(quasi trattenendo le mani maldestre di Salvetti e di Rivoli) Ohi! Ohi! Poveri miei capelli!

Salvetti

Eh!... Si lavora...

Rivoli

(al profumo di lei, sente disciogliersi le ginocchia.)

Anna

Attento, Rivoli! Voi mi cadete addosso. Su! Su!

Rivoli e Salvetti

(insieme) È fatta! (A quattro mani, portano via il cappello e restano a confabulare con gli altri.)

Arturo

(piano e vibrato ad Anna) Ma perchè questa sciocca fanciullaggine?

[pg!148]

Anna

(ugualmente piano e vibrato) E voi, perchè questa audacia?

Salvetti

(pianissimo a qualcuno degli altri) Parlano tra loro assai concitatamente...

Arturo

(ad Anna, sommessamente e con forza) Io griderò a tutti che son vostro marito!

Anna

(fredda) Gridatelo pure, ma sarete grottesco.... (Ripigliando a voce alta il tono brioso) Sicchè, voi, duca, non volete raccontarmi niente. Siete tutto confuso! tutto intontito! Io non vi riconosco più. Vi trovo trasformato, e anche un po' invecchiato! Anzi, invecchiato, soprattutto. E, d'altronde, se così non fosse, perchè dovreste voi preferire questo cantuccio selvatico a tutti i centri della civiltà estiva? Sono forse spariti Aix-les-bains e Ostenda? Sono sprofondati Viareggio e Vallombrosa? Sono stati aboliti i cafés-concerts e i circhi equestri? Insomma, che cosa vi accade? da quale parte del mondo venite? di quale paradiso siete voi stanco? quali delizie avete abbandonate? quante donne? quante mime? quante odalische? quanti harem?.. Ma parlate, parlate....! Perchè non parlate?

[pg!149]

Arturo

Se parlate sempre voi, marchesa! Avete il punto interrogativo a ripetizione... come una mitragliatrice. Quando avrete esaurita la carica, tenterò di parlare io.

Anna

Nel vocabolario degli uomini è scritto: «Parlare» vedi «mentire».

Arturo

Allora, per dire tutta la verità, marchesa mia, tacerò.

Rivoli

(a D'Alma, quasi all'orecchio) Mio buon signor Giuliano, è il momento d'andar via.

Anna

Ma intanto sedete, duca. Amici miei, aiutatemi a far gli onori di casa. Una sedia al duca, presto! presto!

D'Alma, Rivoli, Albenga, Salvetti, Dionigi

(prendono ciascuno una sedia e si affrettano ad avvicinarla ad Arturo.)

Arturo

Oh, grazie!... In ogni caso, una mi basterebbe; ma non serve....

[pg!150]

Anna

Sono pieni di brio questi signori!

Arturo

È evidente. Peccato però che questa sera io non possa goderne più oltre. Ho fatto un lungo viaggio, ecco; e, del resto, mi pare di aver già troppo disturbato la... piccola colonia, e non voglio abusarne. Finchè io non cessi di essere un... intruso, sarà meglio che io non sia neppure un importuno. (Rivolgendosi ai cinque) Non è vero?

(Nessuno dice nulla. — Tutti hanno l'aria di non rispondere, in segno di ostilità, guardando altrove, atteggiandosi a distratti. Qualcuno finge di togliersi con le dita un po' di polvere.)

Arturo

Prego, prego: non protestino così energicamente! La loro cortesia e quella della marchesa non m'impediranno di credere che quando si vive felici in due... o in sei, colui che giunge terzo... o settimo, non può, là per là, riescire eccessivamente gradito. Ma non c'è da impensierirsene, veh! (Gentilissimo e altero, con un sorrisetto leggermente canzonatorio) Il tempo è buon diplomatico, e vedranno, vedranno che, a poco a poco, ci accomoderemo! Marchesa... fatelo intendere voi ai vostri amici che ci accomoderemo. Non sarà del tutto inutile che essi comincino ad abituarsi a un tal pensiero, perchè..., tanto, non c'è che fare: io ci sono... e ci resto.

[pg!151]

Anna

(con lieve e involontario impeto) Ah, questo poi!..

Arturo

(interrompendola con umiltà ostentata) Io sono venuto a mettermi ai vostri piedi, marchesa; e non è colpa mia... se ci si sta così bene! (Salutando) Signori..... (Esce.)

SCENA V.

ANNA, D'ALMA, SALVETTI, ALBENGA, DIONIGI, RIVOLI.

(Anna resta irritata e concentrata in sè stessa, ruminando sulla sfacciataggine di Arturo. Salvetti, Dionigi, Rivoli e Albenga si scambiano occhiate eloquenti e sono d'accordo nella decisione di dover lasciare in pace la marchesa. Prendono i loro cappelli e si dispongono a salutarla.)

Anna

(di scatto) Albenga!

Albenga

Ai vostri ordini....

Anna

Non mi dovevate leggere il settimo atto della vostra commedia?

[pg!152]

Albenga

Semplicemente il quarto, marchesa.

Anna

(recisamente) Leggete!

Albenga

(guardando gli altri con un sorrisetto di orgoglio e di trionfo) Per farvi cosa grata.... (Depone il cappello, cava di tasca lo scartafaccio, lo apre, prende posto presso il tavolino su cui sono la bottiglia e il bicchiere.)

Anna

(siede, voltando la schiena ad Albenga e pensando in modo visibile a tutt'altro.)

Salvetti

(le si accosta di dietro e, serio e prudente, si accomiata) Marchesa....

Anna

E non volete sentire?

Salvetti

Vi dirò.... Io credo che stasera sia arrivato un medico meno... prodigioso di me, ma più pratico. Per esperimentare me in un'indimenticabile giornata [pg!153] di nevrosi, vi fu necessario che... un cavallo vi tirasse un calcio. Per esperimentare lui, sembra vi sia necessario... che un autore vi legga una commedia. In attesa del risultato, però, io, provvisoriamente, rassegno le mie dimissioni.

Anna

(alzando le spalle sgarbatamente) Albenga, leggete.

Salvetti

(s'inchina ed esce.)

Dionigi, D'Alma, Rivoli

(in piedi, imbarazzati, confabulano tra loro.)

Albenga

(legge, scandendo le parole come se ognuna di esse fosse una gemma dovuta alla più alta ispirazione:) «Il palcoscenico rappresenta un parco incantevole. Nella gran luce meridiana, i fiori appena sbocciati effondono una fragranza sensuale, quasi palpabile. — Si ode il ronzio di una vespa. — Poi, un lungo, un lunghissimo silenzio.»

Rivoli

(timidamente) Perdonate, marchesa, noi vorremmo profittare di questo silenzio... per salutarvi.

[pg!154]

Anna

(vedendo i tre in atteggiamento di commiato) Ah? Ve ne andate anche voi?

D'Alma

La vostra anima, Anna, stasera è altrove...

Anna

(in fretta) Be', andate a raggiungerla, e tanti saluti da parte mia! Buona sera, buona sera a tutti!

Dionigi, D'Alma, Rivoli

(s'inchinano insieme, ed escono.)

Anna

(sta tuttora con la schiena rivolta ad Albenga ed è sempre più distratta.)

Albenga

(dopo una breve aspettazione) Ci siete, marchesa?

Anna

Io ci sono... (Guardandosi intorno come se solo ora si accorgesse della partenza di tutti gli altri) ... e il bello è che non ci sono che io.

[pg!155]

Albenga

(con competenza) Le riunioni intellettuali, più sono ristrette, meglio riescono.

Anna

Questa non potrebbe essere più ristretta di così! Vi ascolto.

Albenga

(legge:) «Scena prima. Cammilla e Tulio.3 Essi lentissimamente si avanzano e seggono presso... una fontana. Cammilla: — sollevando un poco il capo — Era dolce, ieri sera, la vostra voce grigia! — Tulio: — tendendo verso lei il braccio destro — Perchè, voi, Cammilla, voi eravate... in me!»

Anna

(seguendo il corso delle proprie idee) In fondo, è una delle solite malignità!

Albenga

Cosa!?

Anna

Quella che ha detto il dottore. «È arrivato un medico più pratico»!... Con quale diritto egli lo [pg!156] asserisce? (Alzandosi rabbiosa) Con quale diritto?... Leggete. (E passeggia bruscamente, senza ascoltare.)

Albenga

Leggo, marchesa. (Legge:) «Cammilla: Era dolce, iersera...» Ah, no!... Questo l'ho letto. (Cercando:) «Tulio... Tulio... tendendo il braccio»... eccetera... Ah, ecco! (Legge:) «Cammilla: — Sì, io ero in voi, io ero in voi, e adesso tutto mi è chiaro. — Con slancio: — Nulla di strano, o Tulio...»

Anna

E lo dico anch'io! Nulla di strano! Che c'entra la nevrosi? Arriva un amico di mio marito all'impensata. Ciò mi secca, m'irrita, mi turba!... Ma che significa tutto questo? Che significa? Che può significare? Nulla di strano! Leggete leggete... Leggete, sì o no?

Albenga

(si alza paziente) Marchesa, stasera, ve lo confesso, non sono in vena...

Anna

Ora comprendo perchè v'interrompete sempre! Potevate dirmelo prima!

Albenga

Se vi fa piacere, leggerete voi stessa! (Un breve silenzio) Me ne posso andare?

[pg!157]

Anna

Oh, altro!

Albenga

(versa l'acqua, ne beve solennemente, e saluta con dignità, lasciando lo scartafaccio sul tavolino) Marchesa...

Anna

(senza badargli, lo saluta con la mano) Arrivederci, arrivederci.

Albenga

Buona notte!! (Esce.)

SCENA VI.

ANNA, ANTONIO, ARTURO.

Anna

(tocca il bottone del campanello. Suono interno.)

(Antonio comparisce.)
Anna

Antonio!

Antonio

Eccellenza?

[pg!158]

Anna

Presto, chiudete il cancello del giardino e la porta d'ingresso, e andate a letto.

Antonio

(indugia.)

Anna

Avete inteso? Che aspettate?

Antonio

Se vostra eccellenza permette....

Anna

Vi ordino di chiudere!

Arturo

(entrando) Obbedite alla vostra padrona, Antonio.

Anna

(mordendosi le labbra) Ah, no! Adesso, non voglio.

Arturo

(ad Antonio) Chiudete bene, togliete le chiavi per maggior prudenza, e serbatele voi.

[pg!159]

Antonio

È la mia abitudine.

Anna

(ad Antonio) Ve lo proibisco!

Antonio

Vostra eccellenza non mi ha comandato appunto di chiudere?

Anna

(irritatissima) Meno parole, Antonio!

Antonio

(si allontana, guardando Arturo con la coda dell'occhio.)

Arturo

(come per un accordo preso, gli fa cenno di chiudere.)

Antonio

(esce.)

[pg!160]

SCENA VII.

ANNA, ARTURO.

Anna

Entrare a quest'ora nella casa d'una signora, così, senza neppure farsi annunziare, è sconveniente.

Arturo

(tranquillo, e, a un tempo, altero, galante e scherzoso) Perfettamente giusto. (Siede.) Senonchè, voi non tenete conto di una circostanza piuttosto importante.

Anna

Cioè?

Arturo

Cioè... che io... sono vostro marito.

Anna

Per un marito poi..., giacchè ci tenete tanto a esserlo,... l'entrare a quest'ora, all'improvviso, nella casa della moglie, è un'imprudenza!

Arturo

Giustissimo anche questo. Ma trascurate un'altra circostanza non meno importante. Ed è... che la moglie... siete voi.

[pg!161]

Anna

Fidate così ciecamente nell'onestà mia?

Arturo

Io fido, soprattutto,... nel tuo amore.

Anna

Codesta è megalomania, mio caro!

Arturo

Che paroloni! Chi te li insegna? Quel dottore?... Ma non è il caso. Si è amati, perchè si è amati, e non già perchè se ne sia degni. Tu mi ami, tu mi adori: ecco tutto. Dimostrami il contrario, se puoi.

Anna

Io te l'ho dimostrato da un pezzo il contrario!

Arturo

E io non me ne sono mai accorto.

Anna

Hai dimenticato che non appena mi seppi tradita mi allontanai dal domicilio coniugale?

Arturo

Ma s'intende! Per amore.

[pg!162]

Anna

Hai dimenticato che lasciai anche la città che tu abitavi?

Arturo

Per amore.

Anna

E alla tua lettera, alla tua lettera umile in cui mi scrivevi che saresti venuto a cercarmi e a supplicarmi, non risposi forse seccamente che ti avrei scacciato?

Arturo

Per amore, bambina mia, per amore.

Anna

Ah, va benone! Con questi criteri fai presto a convincerti che io mi strugga per te. Ma il fatto è che tu mi hai trovata qui, sola, in una campagna disabitata, qui, felice, allegra, indipendente, in mezzo a un circolo di uomini d'ogni genere, ciascuno dei quali mi ci ha seguita col solo scopo di farmi la corte!

Arturo

Sono in cinque!

[pg!163]

Anna

Io potrei averne scelto uno.

Arturo

Sarebbero andati via gli altri quattro.

Anna

Potrei averlo scelto oggi, potrei averlo scelto un quarto d'ora prima del tuo arrivo....

Arturo

Ma che! Il mio arrivo ti ha così commossa!

Anna

Non mi ha commossa: mi ha turbata!

Arturo

Ti avverto, bambina mia, che ti affatichi inutilmente a suscitare in me dei sospetti.

Anna

(seccata ch'egli non voglia sospettare e decisa d'indurlo furbescamente al dubbio, dopo una pausa, si alza, e gli si fa dappresso, interrogandolo più con gli occhi che con la parola:) Dunque... voi non credete verosimile... che io abbia... un amante?

[pg!164]

Arturo

Non lo credo verosimile.

Anna

(con una intima rabbietta) E non credete possibile che, mentre voi state a parlarmi con una così stucchevole alterigia, io nasconda lì, lì, nelle mie camere, un uomo che io ami o che mi piaccia?

Arturo

Non lo crederei neppure se lo vedessi.

Anna

(ferocemente minacciosa) Arturo!... Arturo!..

Arturo

Evvia, non c'è ragione di fremere come una piccola belva in gabbia...

Anna

Pensate che se quello che vi sto dicendo fosse vero, nessun marito sarebbe stato mai più comico di voi.

Arturo

Dio buono, se fosse vero, tu non me lo diresti.

[pg!165]

Anna

(con una subitanea ispirazione) E se io vi avessi detta la verità con la speranza di farvela parere una menzogna?

Arturo

(si sente colpito, ma dissimula.)

(Pausa.)
Anna

(intende, e, soddisfatta, lo guarda di sottecchi.)

Arturo

(rasserenandosi di nuovo, sinceramente sorride.) Bah! (Le si accosta, e le solleva il mento con le dita, come farebbe con una fanciulletta.) Non si può essere nel medesimo tempo Desdemona.... e Jago.

Anna

(deliberata a conseguire, comunque, l'intento di tormentarlo, comincia a mostrare d'essere rassicurata dalla fiducia di lui come se davvero ella dovesse nascondere qualche cosa a qualcuno.)

Arturo

(abboccando un po' l'amo, senza confessarlo a se stesso) Per essere Jago, bambina bella, si ha da avere, per lo meno,... la testa a posto. Non hai [pg!166] pensato che io ho avuto agio di vedere uscire dalla tua casa, uno per uno, i tuoi adoratori?

Anna

(continuando il giuoco) Tutti e cinque... naturalmente...

Arturo

Ma sì... tutti e cinque...

Anna

E li avrete anche visti giungere... tutti e cinque... sino alla porta dell'albergo...

Arturo

(scosso) Proprio sino alla porta dell'albergo, no... Non potevo mettermi alle loro calcagna. Ma che monta?

Anna

Oh, certo!... Che monta...? Una volta che siete sicuro ch'essi sono usciti di qui,... non avete bisogno di sapere null'altro. Questo è un particolare esauriente. (Pausa.) Ebbene, se è così,.. buona notte!

Arturo

(lievissimamente preoccupato) «Buona notte»!?

[pg!167]

Anna

È tardi. È ora di andarvene.

Arturo

Andarmene, io! Lo dici per ischerzo. Antonio, che ci è devoto,... era d'accordo con me, e ha chiuso, indubbiamente, porta e cancello. Non vorrai constringermi a svegliare quel brav'uomo,... a umiliarmi dinanzi a un domestico... D'altronde, perchè non concedere a me, per una notte, l'ospitalità che, in campagna, avresti il dovere di offrire a ogni più estraneo forestiero?

Anna

(sempre lasciando scorgere di stare sui carboni ardenti e ostentando la difficoltà di sembrare disinvolta) Sì... ma... come fare?... Di là (indica a destra) non c'è che una stanzaccia senza mobili... che non si può abitare... Volete vederla?... Completamente vuota! E di qua (indica a sinistra) c'è il mio quartierino, così angusto... che..., per decidermi ad accogliervi un forestiero, non so davvero quali... connotati lillipuziani dovrebbe avere costui. (Con artificiosa perplessità e relativa disinvoltura, chiude l'uscio della sua camera.) In conclusione, sono dolente, ma non posso!

Arturo

(osserva e diventa più preoccupato) Eppure, io scommetto che se facciamo insieme una breve perlustrazione nel quartierino angusto, troveremo come risolvere questo problema.

[pg!168]

Anna

(simulando, con vigile furberia, uno scatto involontario) Ma io non vi permetterò di perlustrare!

Arturo

Non esageriamo, non esageriamo... (Inquieto) Bambina mia, tu me lo dovrai permettere.... (Cercando di fingersi ancora calmo e galante) In qualità di... defunto marito, non è eccessivo ch'io abbia il desiderio... postumo... di cacciare uno sguardo nei segreti della mia vedovella.

Anna

(con tono incalzante e con atteggiamento serissimo, sempre più felice ch'egli càpiti nel tranello) Arturo! Non vi ostinate in questo desiderio...

Arturo

(perdendo la pazienza) Anna! Non vi ostinate a prolungare una burletta che sta per divenire fastidiosa per voi e per me...

Anna

(mostrandosi assai agitata) Difatti, sta per divenire fastidiosa... E io vi supplico di troncare...

Arturo

Sì, tronchiamo! (Andando risolutamente verso la porta) Io debbo entrare in quella stanza....

[pg!169]

Anna

(nascondendo l'intima gioia nella tragicità apparente e mettendoglisi dinanzi per impedirgli di entrare) Voi non ci entrerete!

Arturo

(acceso d'ira) Ah, basta, vivaddio! (Le afferra un braccio.)

Anna

No! Non voglio! Non voglio!...

Arturo

Ma sono io che lo voglio!...

Anna

No, Arturo! Per pietà, no, no!...

Arturo

E vi giuro, Anna, vi giuro (scostandola con violenza) che ci entrerò!

Anna

(getta un grido.)

Arturo

(si precipita nella camera.)

[pg!170]

Anna

(battendo le mani bambinescamente, raggiante di esultanza) Gliel'ho fatta! Gliel'ho fatta! Gliel'ho fatta! (E resta a spiare, ansiosa.)

(Un silenzio.)
Arturo

(rientrando, si ferma, annichilito.)

Anna

(nel vederlo, scoppia in una risata sonora) Ah ah ah! Ah ah ah!...

Arturo

(non sa egli stesso se è più arrabbiato del tiro birbone o più compiaciuto della innocenza di lei) Non c'è che dire... Ci sono cascato!

Anna

(ridendo più forte) Ah ah ah!... Ah ah ah!

Arturo

Un capogiro... Un'istantanea allucinazione, e mi sono lasciato prendere... Mi darei degli schiaffi!...

Anna

(ridendo a crepapelle) Ah ah ah!... E siete voi che un momento fa non credevate possibile ch'io [pg!171] nascondessi un amante? Ah ah ah! Ah ah ah! Siete voi che dicevate che neppure vedendolo ci avreste creduto?... Ah ah ah!... Che ridere! che ridere!.. Tutto sommato,... un marito può anche essere una cosa molto divertente! (Si abbandona come stanca su una sedia.)

(Un silenzio.)
Arturo

Se ti pare di aver riso abbastanza, vorrei proporti di parlare un poco sul serio.

Anna

Esattamente quello che io volevo proporre a voi.

Arturo

Io ho avuto dei torti...

Anna

Nientemeno che una confessione?!

Arturo

Questo l'ho sempre confessato. Ma se fui... piuttosto colpevole, ho poi, in compenso, tollerato tutte le bizzarrie della tua emancipazione senza misura e senza freni, e ho scontati i miei torti mettendomi a viaggiare il mondo, solo e derelitto!

[pg!172]

Anna

(interrompendolo) Come se il mondo non fosse pieno di donne!

Arturo

Sarà pieno di donne, ma io non ne ho trovata neppure una!

Anna

Guarda che combinazione! Io invece non riesco a trovare un uomo!

Arturo

Allora, mi sono detto...

Anna

(interrompendolo) «Meglio quella che niente».

Arturo

Ma nossignora! Mi son detto: (con gentilezza affettuosa) «meglio... ricominciare da capo». (Insinuante) Anna, conveniamone: dal punto di vista sociale, io sono stato punito... Altre punizioni non ne merito... Ciò che possiamo fare di più logico è di ricominciare da capo, veramente. Vedi:... la notte... il silenzio della campagna... e questa dolce aria balsamica... sono le circostanze più propizie che si possano desiderare. (Pausa.) Vuoi?...

[pg!173]

Anna

Eh!... Lo so.... La notte... il silenzio della campagna... il balsamo dell'aria... due anni di separazione!... Bella forza! È facile di vincere una donna così. È facile!... Se anche io fossi una fortezza, potrei... come si dice?... potrei capitolare... per mancanza di viveri. E io, che non poso a casta Susanna, non raccapriccerei mica a questo pensiero. Oh, no! Ma riflettete: è un matrimonio quello che contate di riorganizzare o è un faux ménage? Un matrimonio, nevvero?... E dunque, Arturo, ve ne prego, siate saggio. Se proprio intendete di ricostruire l'edifizio matrimoniale, aspettate... che io venga a voi. E se il nuovo edificio ha da essere... di carta, fate che la responsabilità pesi tutta intera su me, affinchè voi, in ogni caso, possiate dirmi: «Sei tu che l'hai voluto!» Mi comprendete?

Arturo

In parola d'onore, no. Tu dovresti scrivere dei libri. Nessuno ti capirebbe, e così diventeresti celebre. Ma, per accontentarti, (sospira)... aspetterò!

Anna

(festosissima) Intanto... io non pretendo che voi andiate a umiliarvi dinanzi a un vecchio servo. La notte è breve; voi resterete in questo salotto; e il marchese di Fontanarosa è così perfetto cavaliere che sarà lieto di rispettare i limiti dell'ospitalità che gli concedo.

[pg!174]

Arturo

In questo salotto?!... Solo... come un cane?!

Anna

Tra le braccia... di una poltrona!

Arturo

Ci vuol altro, ci vuole!

Anna

(ripigliando il suo tono birichino e affaccendandosi gaiamente) Anzi, anzi... voglio preparare io stessa il vostro letto... Lasciate fare a me... (Al tavolino su cui sono lo scartafaccio di Albenga e una lampada, avvicina una delle poltrone più comode.)

Arturo

Ma no, non ti dar pena, non ti dar pena...

Anna

Lasciate fare a me... (Congiunge alla poltrona una sediolina tappezzata, formando una dormeuse.) Così!... Così!... Benissimo... (Spegne i lumi, eccetto quello che è sul tavolino, e piglia un paralume a ombrello) Preferite la mezza luce o l'oscurità completa?

[pg!175]

Arturo

Eh,... tanto... è lo stesso! Nella mia situazione!...

Anna

Facciamo la mezza luce?

Arturo

(condiscendente) Facciamola pure.

Anna

(pone il paralume sulla lampada, e indica la poltrona) E ora, qua!

Arturo

Oh Dio, mi ci collocherò quando sarai andata a dormire...

Anna

(capricciosamente) No no no no! Devo mettervi a posto con le mie mani. Altrimenti non ho la coscienza tranquilla. (Lo prende per le braccia, lo trascina sino alla poltrona e lo fa sedere.) Distendetevi.

Arturo

Santa pazienza! (Distende le gambe sul sediolino) Mi sono disteso.

[pg!176]

Anna

Bravo!... Starete divinamente! E siccome la notte, in queste boscaglie, è sempre un po' freschina, ecco il mio scialle. (Lo odora un po' graziosamente e lo fa odorare ad Arturo.) Esso è abbastanza gentile e profumato. (Gli copre i piedi e le gambe con lo scialle) A meraviglia! E adesso che i diritti e i doveri dell'ospitalità sono salvi, marchese mio, buon riposo.... (S'allontana.)

Arturo

(sospirando) Altrettanto! (Quando Anna sta per uscire, fa un movimento come per alzarsi.)

Anna

(severa) Eh?!

Arturo

Non mi muovo!

Anna

(sulla soglia, voltandosi a lui) Alla cuccia!

Arturo

Se l'ho detto, io!... Come un cane!

Anna

(esce e chiude a chiave la porta.)

[pg!177]

Arturo

Auff! (Pausa.) (Guardando un po' la porta di Anna) È un incidente molto doloroso questo!... Imprevedibile!... Quando poi si dice: il focolare domestico!... (Distrattamente, piglia di sopra il tavolino lo scartafaccio) Che è?... Ah! dev'essere uno dei capolavori di quell'illustre autore (Pensa:) «Albenga!...» Mai sentito nominare! (Legge:) «Il palcoscenico rappresenta un parco incantevole. Nella gran luce meridiana, i fiori... appena sbocciati... effondono una fragranza sensuale, quasi palpabile.» (Sbadiglia) Interessante! (Guardando un po', un altra volta, la porta di Anna) Se osassi.... (Riflette) No...!... (Legge:)... «Si ode il ronzio di una vespa!!! Poi un lungo, un lunghissimo silenzio. Scena prima: Camilla e Tullio.» (Sbadiglia. — Legge:) «Essi entrano lentissimamente e seggono presso una fontana. Camilla: sollevando un poco il capo....» (Gli occhi gli si chiudono — Li riapre continuando a leggiucchiare:) Era dolce iersera la vostra voce... la vostra voce... grigia... grigia... gri.... gri... (È vinto dal sonno.)

(Di nuovo il rumore delle chiave nella serratura.)

Anna

(in un accappatoio bianco, con i capelli un poco scinti, sporge la testolina dall'uscio semi-aperto e chiama sommessamente:) Arturo! Arturo!... (Pausa. — Tra sè:) Possibile?!... (Si avanza sulla punta dei piedi sino a lui. Di dietro la poltrona, dall'alto, lo guarda. Spalanca gli occhi dallo stupore.) Dorme!!... [pg!178] (Pausa.) Dopo due anni!... (Coi pugni stretti sta quasi per picchiargli la testa, ma si trattiene. Con una fisonomia di sdegno e di disprezzo, piano piano, si avvia per uscire a sinistra. Dinanzi alla porta, si volta, sogguardandolo ancora).... Ed ecco i mariti! (Esce.)

Sipario.

[pg!179]