ATTO PRIMO
SCENA I.
Il dottor SALVETTI, il conte DIONIGI, GIULIANO D'ALMA, RENATO ALBENGA, GUSTAVO RIVOLI, poi ANTONIO.
(Tutti sono seduti, con aria di persone di casa. Giuliano D'Alma ha un libro in mano, e legge estasiato. Renato Albenga ha in mano un taccuino ed un lapis con cui scrive. Il più appartato è Gustavo Rivoli.)
(ad Albenga) Non perde tempo il nostro drammaturgo!...
Eh!
Scrivete sempre?
[pg!72]
Butto giù degli appunti. Noialtri artisti psicologici siamo gli apparecchi sismografici dell'umanità.
Scusate se è poco!
(Si alza, si avvicina a uno specchio e comincia a tormentare la sua cravatta.)
Noi osserviamo tutto. Valutiamo tutto. In ogni più piccolo movimento, l'uomo ha per noi una rivelazione.
Attento! Attento!
Che è?
Occhio al conte Dionigi! Egli è dinanzi a uno specchio. Chi sa quante cose può rivelare!...
[pg!73]
(disdegnosamente, continua a scrivere.)
(sincero) Io rivelo che questa cravatta non va con questo colletto.
Che disgrazia!
Sì, sì, mi sento infelice! Ed è una cravatta di Boivais!
(entusiasticamente, sempre con gli occhi sul libro) Oh, bella! Molto bella!
(mirandosi) Bellissima, ma ci vorrebbe un altro colletto! (Torna a sedere.)
(a Dionigi) Ma che colletto?!... Parlavo di questa pagina, che è stupenda. Sentite voi, dottor Salvetti.
[pg!74]
Son tutto orecchi.
(legge ritmicamente) «La caducità della materia implica l'imperfezione dell'amore carnale. Ciò che è costituito da una combinazione chimica e che è destinato a dissolversi non può essere la sede dell'amore. (Con enfasi) Due esistenze che si amano male sono due linee convergenti, ma quando la donna...
(venendo dalla porta a sinistra) Si sta vestendo... e viene subito. (Attraversa la stanza ed esce dalla porta comune.)
(leggendo)... e l'uomo si amano bene, le loro esistenze sono due linee parallele, le quali non s'incontrano che all'infinito. Ed ecco l'amore spirituale ed eterno, ecco la perfezione!».
Ho già messo io qualcosa di simile in bocca al protagonista del mio dramma psicologico «la Vittoria».
[pg!75]
(un po' distratto) Io, una volta, avevo un yacht che si chiamava così. Filava sedici nodi all'ora con vento fresco.1
(alzando le spalle) Oh! (Scrive di nuovo.)
(a Dionigi) Voi invece, con la marchesa, filate anche senza vento...
Dunque, dottore, non vi va questa specie d'amore?
Grazie, no. Non ne prendo. Ma lo consiglio spesso agli altri: «soluzione di amore spirituale». È una delle mie ricette.
(pigramente) Per quali malattie?
Per la vostra, ad esempio.
[pg!76]
Ma io sto benone. (Si alza con lentezza da una poltrona e si sdraia in un'altra più bassa e più comoda: la sua schiena è alquanto curva e le sue gambe sono visibilmente fiacche nelle giunture.)
Si vede!
Che si vede?
Una schiena e due gambe che sembrano di pasta frolla.
Dovreste vederle alla prova!
Non ci tengo.
Per invidia?
Forse.
[pg!77]
Difatti, la marchesa vi ha già qualificato: «astemio».
Meglio.
Non vi fidate, Rivoli. Il dottore è come un buon cavallo da corsa montato dal più astuto dei fantini. Lungo la pista, ha l'abitudine di lasciarsi distanziare, ma «tiene la corda», come diciamo noi, e all'ultimo giro, in vista del palo d'arrivo, guadagna terreno. Voi lo quotate dieci contro uno; ma io, se faccio da book-maker, nella peggiore previsione, lo do alla pari.
Risparmiatevi questa pena, perchè io non corro.
Play or pay, dottore!
Questo non so che significa, ma non importa! Il certo è, giovanotto mio, che sulle piste femminili, [pg!78] il palo d'arrivo muta di posto a seconda delle condizioni fisiologiche d'una donna. Non si tratta di correre; si tratta di aspettare. Nella vita di lei c'è sempre un quarto d'ora in cui non si ha che a stendere la mano per afferrarla... come un frutto maturo.
Oh, oh, dottore! Poco elegante tutto questo, poco di buon gusto! Poco comme il faut!
Ma molto vero.
Io sostengo che è assurdo!
(con importanza) Nè assolutamente vero, nè assolutamente assurdo. Sono fenomeni che io ho approfonditi. Il quarto d'ora della vulnerabilità arriva ma esso è determinato da una influenza, da un fluido, da una forza fascinatrice...
(si alza lentamente e si sdraia meglio in un'altra poltrona anche più bassa e più soffice, stendendo le gambe sopra uno sgabello e respirando:) Ah!
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(continua) E questa forza, signori miei, può essere la bellezza, può essere la bontà, può essere l'astuzia, può essere... non spetterebbe a me il dirlo... ma può essere, ed è, spesse volte, l'arte...
Dio buono! Meno teorie e più fatti!
E dire che sono i fatti quelli che vi hanno liquidato!
Uhm! Non ancora.
SCENA II.
ANNA, SALVETTI, DIONIGI, D'ALMA, ALBENGA, RIVOLI.
(sporgendo la testa dalla porta a sinistra e nascondendo il capo dietro la portiera, chiama:) Conte Dionigi!
(alzandosi subito) Marchesa? (Tutti s'alzano e s'inchinano.)
[pg!80]
Per un vestito d'amazzone, in campagna, che colore mi consigliereste?
(cercando di vedere) Se potessi indovinare...
Ah, no! Dovete essere... indipendente.
Ebbene, il grigio.
E voialtri?
Io direi il bleu. C'è una mia protagonista che si veste così.
Il color Valkiria, marchesa!
Non c'è! E voi, dottor Salvetti?
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Le donne a cavallo mi sono odiose in tutti i colori.
Orso!
(paziente) Orso.
Uno!... Due!... E tre!... (Viene fuori d'un salto e si ferma.) — (Risatina.) Eccomi qua! (Indossa un vestito d'amazzone grigio. Porta in mano guanti, frusta e cappellino.) Conte, non siete voi che avete indovinato il mio colore, sono io che ho indovinato il vostro.
Molto inglese! (Analizzando seriamente il vestito di lei) Molto chic! molto chic!
A voi! (Stendendo il braccio) Si procede al baciamano.
(Tutti si dispongono in fila come dinanzi allo sportello d'un bigliettinaio, aspettando il loro turno.
[pg!82] La Marchesa resterà ferma col braccio teso, ed essi le si accosteranno l'uno dopo l'altro, ordinatamente.)
(le prende la mano e gliela bacia con estrema eleganza.)
(gliela bacia guardando lei con occhi pieni di pensieri importanti.)
(le solleva le dita con le dita e timidamente indugia accostandovi la bocca.)
Coraggio, signor Giuliano, coraggio!
Non ne ho mai quando so di profanare quello che tocco. (Le sfiora le dita con le labbra.)
(che era già dietro a Giuliano D'Alma, aspettando il suo turno) Io ne ho sempre quando so di toccare quello che profano. (Le bacia la mano avidamente e vorrebbe continuare.)
[pg!83]
(ritirando il braccio) Ho sentito, ho sentito!
(con subitanea risoluzione) Per conto mio, rinunzio.
(con lieve moto di dispetto) Lo so che siete astemio!
(a Salvetti) Non ve l'ho detto, io?
Sicchè, il programma di oggi, marchesa, è indicato dalla vostra toilette?...
Come? Non s'era già stabilito d'andare a cavallo sino al laghetto e di fare colazione alla Capannella d'oro?
No, marchesa...
[pg!84]
Oh, che testa! che testa che ho io! Ma è spaventevole! (Ride) Ah ah ah! Intendo. L'avrò sognato... Da che sono in campagna non faccio che sognare!
(con dolcezza poetica) Come me.
(con un rimpianto di cupidigia lasciva) Come me.
E sapete, per esempio, l'altra notte che sognai? Sognai... d'averlo finalmente trovato.
Chi?!
Non so bene chi, ma era lui! Era lui, era proprio lui, era proprio quello che viceversa cerco da due anni (declamando per celia) e che forse non troverò giammai. (Risatina.)
(con aria di competenza) Marchesa, dalle mie osservazioni mi risulta che le mogli, che hanno il [pg!85] vostro temperamento, sono avide di libertà, ma non possono vivere che di tirannia. Esse fuggono il marito, sì, come faceste voi, ma cercano un altro tiranno.
(seria) Aimè! Mio marito non è stato neppure un tiranno.
E poi non sarebbe mica di buon gusto. Voi, marchesa, ça va sans dire, avete il diritto di cercare uno schiavo...
Un amante, che diamine!
Un «reagente»!
Un'anima... parallela!
(con umorismo) L'anima parallela non mi dispiacerebbe. Ma tutte queste distinzioni sono di ordine secondario. Io cerco, purtroppo, quel che è più raro [pg!86] e più irreperibile, al giorno d'oggi, sulla faccia del mondo. Io cerco... un uomo!!
Eh?!!
(non si regge più sulle gambe si ritrae indietro e siede sul bracciuolo di una poltrona.)
A voi pare una cosa facile?... V'ingannate. Per gli uomini, si sa, tutti gli uomini sono uomini. Ma per noi donne, è diverso! (Risatina) Ognuna di noi non ammette che un uomo solo: quello che sa conquistarla. Orbene, amici miei, non potete disconoscere che, ai tempi nostri, la galanteria è divenuta molto diffusa, ma punto tentatrice. Ricordate, eh?, tutta quella numerosa schiera di giovanotti che in città ingombravano il mio salotto? Io vi domando: quale poteva essere per me un vero conquistatore? Dieci di essi mi facevano la corte per vendicarsi dei fiaschi ottenuti con le mie nemiche; altri dieci me la facevano per farla... alle mie amiche, ed era un po' come quel grazioso giuoco, quello che voi, conte, conoscete così bene...
(stupidamente) Il bézigue?
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Ma no!... Un giuoco di bigliardo...
Ah! La carambole...
Benissimo!... la carambola: urtarne due per non fermarsi, possibilmente, a nessuna... E quelli, poi, che mi facevano la corte per non farla che a me, avevano un'aria così indolente, così pigra, così stanca — peggio di Rivoli, veh!...
(si dirizza d'un subito in piedi, a guisa d'una molla.)
(continuando)... che non avrei osato di sceglierne uno senza sentire il dovere di dirgli: «Scusi l'incomodo». (Ride) Ah ah ah! Almeno, qui, in questo eremitaggio, non ci sono che io. Marchesa di Fontanarosa a tutto pasto! Voi potete giocare a... carambola sul mio bigliardo; ma nel mio salotto non più; ed io (scherzosa) posso contare sulle vostre intenzioni, perchè..., mettiamo le cose a posto,... se siete riuniti in questo recondito angolo del mondo, significa che mi ci avete seguìta!
[pg!88]
Domando scusa, marchesa: io non vi ci ho seguita: io vi ci ho incontrata.
Ma ci rimanete.
Ci rimango...
E non ci rimanete forse per me?...
In qualità di medico.
Ma io non sono malata.
La vita di una donna senza marito è sempre una malattia!...
[pg!89]
Che voi non sapete curare...
Mi ci provo.
(pungente) Ma non ci riuscite!
(mettendo la mano sul petto all'uso schermistico.) «Toccato», dottore!
(condiscendente) «Toccato».
(con solennità gioconda, salendo sopra uno sgabbelletto) Si mette ai voti il programma della gita a cavallo!
Accettato all'unanimità!
[pg!90]
(insieme) All'unanimità!
Meno uno!
Peggio per quell'uno.
(a Rivoli, guardandogli le gambe) Come!! Ci andate anche voi a cavallo?
E perchè non dovrei andarci?
Avete un bel fegato!
Conte, mi cedete il vostro Black boy?
Mi permetterei piuttosto di offrirvi la mia cavallina. Black boy è troppo duro di bocca e devo lavorarmelo io. Se mi date licenza, vado io stesso a insellare Lady Florence.
[pg!91]
E gli altri?
Noleggeremo i bucefali del Santoro.
Ma sin là c'è una tappa di un chilometro.
Ci andrete voi, Rivoli.
... Con piacere.
E presto, eh?
Volo, marchesa. (Si allontana, sforzandosi, invano, di affrettare il passo, ed esce.)
Abbiate pazienza, Albenga: andateci voi pure, perchè Rivoli non mi sembra molto disposto a volare.
[pg!92]
Vi servo, marchesa. (Esce.)
Io corro alla scuderia.
Grazie.
Prego... (Esce.)
(accomiatandosi) Ed io, giacchè ho da restar solo, vado a fare un po' di onesta colazione.
Superfluo il dirvi, dottore, che durante la mia assenza voi siete padrone della mia casa come di solito. Qui, troverete seggiole a sdraio, libri, giornali illustrati: tutte cose di cui difetta il vostro alberghino, esageratamente campestre.
Troppo buona, marchesa. Profitterò. (Via.)
[pg!93]
SCENA III.
ANNA e D'ALMA.
(è lontanissimo da lei, in un canto della stanza, nel suo atteggiamento di sognatore.)
(siede.) (Un silenzio.) E voi?
Io... deploro!
(schiettamente curiosa) Che deplorate?
Quello che qui accade.
È strano! A me pare che non accada proprio niente.
(serafico) Non siete voi, Anna, la farfalla intorno a cui scherzano dei bambini più o meno insidiosi?
[pg!94]
(un po' imitandolo) E non siete voi, Giuliano, uno dei bambini più o meno insidiosi che scherzano intorno a questa farfalla?
Oh, no!... Io la guardo! Io l'ammiro!... Ma la mia mano non oserebbe mai di ghermire quelle ali agitate vertiginosamente da una così gentile inconscienza.
Mai?!
Mai! (Siede.)
(risatina) Converrete che c'è del metodo in tutto questo.
Attribuireste voi a me, come agli altri, un volgare calcolo... maschile?!
Volgare, non so; ma, via, maschile... credo di sì.
[pg!95]
(con accento drammatico) Quale inganno è il vostro!!
(di scatto) Cosa?!
Anch'io, è vero, sono vissuto nella corruzione. Anch'io sono stato vittima dell'abbrutimento che col pretesto degli istinti... coinvolge l'umanità!... Ma quando ho conosciuto voi, creatura eletta, minacciata dalla corrente malefica, io ho avuta nausea di me stesso. La mente mia ha concepito la salvezza di un affetto inestinguibile; e ha visto, luminosa, la possibilità di eliminare l'errore, di sollevarsi dal fango e di correggere perfino i così detti istinti...
(spalancando tanto d'occhi) Ah?!
E d'allora in poi, Anna, il miraggio della mia vita si è elevato; e, vagheggiando le estasi purissime delle anime che s'incontrano all'infinito, io non ho desiderato che il godimento di un amore perfetto, casto, immateriale!...
[pg!96]
(lo guarda, sorpresa, attonita. Indi, dissimulando nell'ammirazione uno strano dubbio) E... ditemi: sono certamente io... la sola donna che vi abbia ispirato un amore... di questa specie?
La sola!!!
(con orgoglio entusiastico foderato d'ironia) È una grande sodisfazione! (Pausa. Poi, con burlesca volubilità, alzandosi) E se per caso fossi stata vostra moglie?
(imbarazzatissimo) Non mi sono mai permesso di rivolgermi una simile domanda.
Ah, già! Dimenticavo che, dati i vostri ideali, non ci sono più mogli... e, soprattutto, poi, non ci sono più mariti. (Sospirando) Io, invece, sono molto maritata! (Risatina) Perchè le mogli separate dai loro mariti possono sentirsi più maritate delle altre?
(confuso) Marchesa... come volete che lo sappia io!?
[pg!97]
Avete ragione! Nondimeno, il perchè è così semplice! Un marito, anche se intrinsecamente abbominevole, stando lontano, vale sempre più di quanto varrebbe se stesse vicino. Sono due anni che mio marito.... è separato da me. Da questo punto di vista, io comincio a sentirmi maritatissima!
(dopo una reticenza) Lo amate?
(contraffacendolo) Lo amavo! (Un silenzio. Poi, ride un po') Ah ah! (Mutando di nuovo e sedendo) Vi compiacereste di darmi dei chiarimenti?
Su che?
Sulla... «correzione degli istinti»?
Volentieri. (Pausa) Avete voi letto Tolstoi della prima maniera?
Io ho letto... per esempio, Nanà, di Zola...
[pg!98]
Ma non è precisamente lo stesso!
Be', che dice il vostro Tolstoi della prima maniera?
Ecco... (Fruga nelle saccocce e ne cava parecchi libri.)
Lo avete sempre in tasca?
Sempre! È uno dei miei compagni prediletti. (Sceglie uno dei libri, lo apre e lo dà ad Anna, mostrandole una pagina) Leggete qui. (Soavemente) È modernissimo!
(dopo aver letto un po') Uh! Guarda guarda guarda!... Voi, per amarmi così sublimemente, non mangiate che erba?!
Non vi fermate a certi particolari, vi prego.
[pg!99]
E con questa igiene voi siete sicuro... delle estasi purissime?!
(sorridendo con tristezza) Comprendo! A voi sembra che la facilità con cui io mi lascio andare a queste conversazioni intime (con disgusto) sia, per lo meno, un avanzo del materialismo comune. Ebbene, io vi mostrerò che so e posso trionfarne. (Con energia) Da solo a sola con voi, Anna, io non mi troverò... mai più!
(con latente stupefazione) Me lo promettete?...
(con gravità) Ve lo prometto!
(con lieve trasparenza comica) Siete immenso!...
Grazie!
Non c'è di che.
[pg!100]
Ed ora, (alzandosi) se non m'inganno, ci siamo detto tutto!
E sfido io! Che altro ci potremmo dire?!
Arrivederci...
Arrivederci...
Ma... (fa un gesto complicatissimo e solenne ricordante la risoluzione presa.)
(imitando caricatamente il gesto di lui) Oh,... siamo intesi!...
(assorto, si allontana. Presso la porta, si trova a faccia a faccia con Salvetti: ne ha un soprassalto di fastidio, ed esce fuggendo.)
[pg!101]
SCENA IV.
ANNA, SALVETTI.
Sono di troppo?
Ma che «di troppo»! Non vedete che se ne va?
(restando sulla soglia) Io ritengo di essere di troppo appunto quando non c'è nessun altro.
Quando non c'è nessun altro dovreste piuttosto ritenere di non essere... sufficiente. Avanti, avanti! (Mettendosi con cura il cappellino) Io aspetto ansiosamente questi cavalli e questi cavalieri. Ben presto vi lascerò. Non abbiate soggezione di me. Sdraiatevi in una seggiola a bracciuoli, leggete i vostri giornali, fate il vostro chilo comodamente...
Per obbedirvi.... (Siede in una poltrona presso il tavolino e sceglie qualche giornale.)
[pg!102]
Del resto, la vostra colazione, è durata pochino. (Dopo aver messo il cappellino incomincerà ad infilare i guanti.)
Come il vostro colloquio con Giuliano.
Preciso.
(con gli occhi sul giornale) Una bistecca e un po' di frutta: ecco la mia colazione.
Un po' di frutta, senza la bistecca: ecco il mio colloquio. Mi do anch'io all'erba!...
Lo avete... bocciato?
Chi?
Giuliano.
[pg!103]
Non l'ho neppure esaminato.
Sicchè, è soppresso.
Perchè sopprimerlo? È un gentile giovane.
Certo.
Alquanto... vaporoso. (Fa lo stesso gesto complicato che ha fatto dianzi.)
Spiritualista e vegetariano.
(sincera) Quel che c'è di più moderno, sapete.
E chi lo nega? Molto moderno, e quindi niente affatto... esigente.
[pg!104]
Ah, questo sì!
Compiango lui e compiango anche voi.
Credete che per una donna sia così penoso l'essere saggia?
Credo solamente che sia meno penoso il non esserlo.
(dopo una pausa) Dottore...
(leggendo) Marchesa?
Disturbo?
Anzi.
[pg!105]
(avvicinandosi con amichevole dimestichezza) In confidenza,... secondo voi, chi è che potrebbe farmi oltrepassare i confini della saggezza?
(subito) Chiunque.
(offesa) Come?!
Lasciatemi finire. Chiunque... sapesse chiedere... nel momento propizio.
(allontanandosi stizzita) Eccoci alle solite insolenze!
«Pulsate, et aperietur vobis» scrisse uno che se ne intendeva.
Non capisco di latino!
[pg!106]
Sono io qui apposta per tradurvelo. «Picchiate e vi sarà aperto». La condizione del «momento propizio» non c'è nel testo; ma... oh Dio!... si legge tra le linee. (Alzandosi) E io vi dimostrerò che...
(interrompendolo esasperata) Basta! Basta! Basta! Non mi irritate di più. Coi vostri quarant'anni suonati, dovreste giudicarmi meno superficialmente. Le condizioni speciali della mia vita non possono escludere, è vero, la probabilità, vicina o lontana, d'una dedizione; ma da questo a quello che dite voi, ci corre! ci corre!
Io dico lo stesso in sostanza, perchè tutte le donne, quando stanno per cadere, credono in buonissima fede di trovarsi nelle condizioni speciali che non solo giustificano ma esigono la caduta. E penso io forse che esse abbiano torto? Oibò! Io non faccio che applicare a voi una legge naturale, comune a tutta la femminilità militante: — «non sono veramente sagge che le donne a cui non si chiede niente».
(scattando) Badate, però, che possono essere sagge, malgrado loro, anche quelle a cui si chiede troppo!
[pg!107]
Io vi auguro che s'indovini sempre la misura giusta della richiesta.
Ed io auguro a voi che s'indovini sempre la misura giusta del rifiuto! (Presa dalla rabbia) Siete un impertinente!... Siete disgustevole!... Siete insopportabile! Siete mostruoso! (Batte a terra i piedi d'una seggiola, e poi vi siede. — Una lagrimuccia spunta nei suoi occhi.)
(sorridendo sotto i baffi) Calmatevi, via, ve ne prego, calmatevi...: tanto più che (guardando alla finestra) sta per arrivare il conte... in un magnifico costume di occasione.
Io ho bisogno di graffiare qualcuno!
Profittate di me, marchesa, perchè, col conte, non c'è da cavarsi di questi capricci. Quello lì è troppo ben fatto: si guarda e non si tocca!
[pg!108]
SCENA V.
DIONIGI, ANNA, e SALVETTI.
(in un pretto costume di sportsman, entrando elegante e brioso) Marchesa, le cavalcature sono pronte.
(bisbetica) Finalmente! Di chi vi siete occupato, sinora? Della vostra toilette? Credevo che non veniste più. Non mi direte, spero, che il fare aspettare una signora sia «molto chic!»
(confuso) Marchesa...
Il vostro braccio, subito!
(senza badare a Dionigi e senza metterglisi al braccio, si rivolge al dottore, seccamente:) È deciso dunque che non ci venite?
Ne sono dolente, ma è proprio deciso.
[pg!109]
È permesso di saperne almeno la ragione?
È una ragione... pedestre: non so andare a cavallo.
Imparerete.
Troppo tardi!
Cascherete.
Ah!... Troppo presto!
(a Dionigi) Conte, il vostro braccio...
Sono qui a offrirvelo, marchesa...
(mettendoglisi a braccetto con violenza e quasi trascinandolo via) Diventate scortese anche voi!
[pg!110]
Io?!
Mi dareste una smentita?!
No!
Una smentita a me? A me?!
Ho detto di no, ho detto di no.
SCENA VI.
SALVETTI solo, poi ANNA, DIONIGI, ALBENGA, D'ALMA, RIVOLI.
(segue con lo sguardo, sempre un po' sorridendo, Anna e Dionigi. Siede di nuovo presso il tavolino, borbottando:) Alla vedetta, dottore, alla vedetta!.. (Riflette un poco. Riprende il giornale.)
[pg!111] (Giunge di lontano un brusio. Sono le voci confuse di Rivoli, Albenga, D'Alma, Dionigi. Poi si distinguono alcune parole loro e i lamenti di Anna.)
Incredibile! Incredibile!
Ma non così, vi prego, non così!
Andiamo adagio, santi numi!
Voi, Rivoli, non potete!... Lasciatela tutta a noi...
(dolorosamente) Ahi ahi ahi ahi ahi!
(tra sè) Ma che cos'è? Questi sono lamenti della marchesa! (Corre verso la porta comune e si ferma spaventato) Oh, diavolo!
(Entrano Rivoli, Albenga, Dionigi, D'Alma, trasportando Annna, che ha gli occhi socchiusi e agita un po' le braccia stringendo in una mano la frusta.)
[pg!112]
Qui, qui, su questa poltrona....
(che sostiene il maggior peso) Io non ne posso più!
Assolutamente incredibile!
(Adagiano Anna sopra una poltrona. — Agitazione generale.)
(mettendosi una mano sulla schiena e lasciandosi cadere su una sedia) Sono morto!
Un po' d'acqua!... Ella sviene!
Meglio un po' d'aceto!...
(cavando di tasca una boccettina) Questa è una bottiglia di smelling salts. Eccellente!
[pg!113]
(lamentandosi) No... non voglio nulla... non voglio nulla... Ahi ahi ahi ahi ahi!
(con urgenza) Ma si può sapere sì o no che è accaduto?
Pare che Lady Florence le abbia tirato un calcio degno di un mulo.
È orribile!
Ed è stranissimo!...
(tenendo sollevato un piedino) Ahi ahi ahi ahi!
Marchesa... marchesa... Dove siete stata colpita?
(lamentosamente) Giù... giù...
[pg!114]
Al piede, eh?... Dite, marchesa: al piede?
(con un fil di voce) No... non precisamente al piede...
(sconcertatissimo) Non precisamente al piede?!
(sconcertatissimi) Non precisamente al piede?!!
E come si fa?!
Ahi ahi ahi ahi! Che spasimo!
Del resto, ella soffre, e io debbo compiere il mio dovere!
Mi meraviglio di voi!
Non sarebbe di buon gusto, dottore!
[pg!115]
Sarebbe una mancanza di riguardo!
Ma voi siete matti! I medici non hanno occhi!
Questo è vero!
Dottore, pregateli voi di allontanarsi...
Avete udito? A ogni minuto che passa il suo stato si aggrava!... Via! Via tutti! Ve lo chiedo in grazia! Ve lo comando!
(mormorando, si allontanano mal volentieri e vanno nella stanza attigua, in fondo.)
SCENA VII.
SALVETTI, ANNA.
(vivamente preoccupato, chiude la porta e torna ad Anna, premuroso.)
(a un tratto, salta in piedi graziosamente.)
[pg!116]
(trasecolato) Eh?!
Sss.... Silenzio.
E lo spasimo?
Niente spasimo! Ho voluto mandare a monte la gita senza far capire che non ne avevo più voglia.
E il calcio di Lady Florence?
L'ho inventato io nel momento in cui nessuno mi guardava.
Eppure, questa gita l'avevate proposta voi. Vi ci sareste divertita!
Mi annoiavo di divertirmi, ecco. E tutto per colpa vostra. Solamente voi avete l'abilità di mettere i miei nervi in agitazione.
[pg!117]
(dissimulando la compiacenza) Me ne dispiace molto, e se potessi rimediare...
Parlate piano, e aiutatemi, almeno, ad accreditare la menzogna.
Va bene, ma io sospetto che quei curiosi stiano a spiare dietro l'uscio....
Andate un po' a guardare dal buco della serratura...
(sulla punta dei piedi, va in fondo, esclamando a voce alta:) Oh, povera marchesa! Povera marchesa! (E guarda dal buco della serratura.)
(frattanto, si lamenta) Ahi ahi ahi ahi!
Il nemico è lontano. Ma per maggiore precauzione... (Tira le tendine sull'uscio.)
[pg!118]
No, no: che fate?
I buchi... sono i traditori della scienza! (Ritornando a lei) Ora potete essere sicura che il segreto professionale non escirà da questa camera.
Di quanto tempo avreste bisogno per compiere il vostro dovere, se veramente io avessi ricevuto il calcio?
Di due o tre ore.
Che esagerazione!
Facciamo... un'ora e mezzo.
Ma che dite! Voglio sbrigarmi, io.
Non posso mostrare di essere così frettoloso nell'esercizio delle mie funzioni.
[pg!119]
Dieci minuti, e non più! Per un dottore di vaglia come voi, dovrebbero bastare.
(rassegnato, con intenzione significativa) E basteranno!
(disinvolta, senza sottintesi e senza preoccupazioni) Come impiegheremo noi questi dieci minuti?
(si guarda attorno per un moto istintivo, e poi le si avvicina, tormentandosi i baffi nervosamente) Come li impiegheremo?... Non sarebbe il caso di cominciare... il tentativo di quella famosa cura, di cui voi, sinora, non mi avete creduto capace?
(sorpresa, costernata e severa, indietreggiando un po') Che cosa vi salta in mente, dottore?
(con voce stranamente commossa) Marchesa, perchè turbarvi così?... Di che temete? (Le si accosta di più, guardandola tutta) Di che temete?
[pg!120]
Io non temo di nulla... Ma desidero di chiamare i vostri amici...
Voi non lo farete... Sarebbe un'imprudenza grave. Sarebbe la denunzia della vostra finzione; e questa finzione sarebbe poi per me una réclame, che non è certamente ciò che vi sta più a cuore.
(presa dal panico) Sì, ma il vostro contegno... la vostra voce... i vostri sguardi... le vostre parole... Insomma, dottore, o la smettete... o io li chiamo!
È una minaccia legittima, lo so. Ma se io da questa minaccia mi lasciassi disarmare, (accalorandosi) voi, mia bella ammalata, di qui a poco mi dareste forse del collegiale, e a chi si è dato del collegiale non c'è più niente da dare... nè di peggio, nè di meglio!...
(quasi tremante) Dottore, non fate lo sciocco, e non insistete...
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Io insisto, marchesa, perchè questa è la crisi. È la crisi! I dieci minuti volano... (Accalorandosi maggiormente) Voi siete incantevole... Voi siete irresistibile... E io, per non avere scrupoli di coscienza (si slancia come per afferrarla), voglio giuocare tutto per tutto!
(furibonda, colpendolo con la frusta) E avete tutto perduto anche prima di giuocare!
Ahi! (Si tocca il braccio colpito.)
(chiamando vivissimamente) Rivoli, Albenga, Dionigi, Giuliano! Venite, venite subito!... Venite tutti!
(tra sè, mordendosi le dita) Mi sono sbagliato!
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SCENA VIII.
ANNA, SALVETTI, RIVOLI, ALBENGA, DIONIGI, D'ALMA.
(Essi in fretta irrompono e restano lì, trepidanti allibiti.)
Anna....
Marchesa.
Marchesa....
Un altro guaio!?...
(appena essi compariscono, nasconde nella comicità la propria concitazione) Cos'è?! Che avete con quelle facce così bianche?...
Eh!... Abbiamo sentito chiamarci in un certo modo.... Capirete.... Ci siamo allarmati....
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Allarmati? (Ride) Ah ah ah!... Questa è carina! E di che? Perchè? Tenevo a farvi partecipare alla mia lieta meraviglia, alla mia gioia, al mio entusiasmo.... Non mi vedete? (Mostrandosi ben diritta in piedi) Cinque minuti fa soffrivo — ... soffrivo abbastanza, credetemi — e, adesso, vi garantisco che sono... completamente guarita. Oh, l'energia del nostro dottore è stata come l'acqua sul fuoco! Miracolosa!!
(rodendosi dentro e ostentando modestia) No, non mi elogiate troppo, marchesa... In fondo poi non si trattava... non si trattava che di una... piccolezza; e sono io... sono io che debbo alla... docilità vostra la fortuna di potere annunziare che tutto... mi è riuscito estremamente facile.
(agli altri) Come è modesto!
(piano ad Albenga) Che diamine sarà accaduto qui dentro?!
E, intanto, amici miei, se me lo permettete, io mi ritiro un poco nelle mie stanze. Ma s'intende [pg!124] che voi non vi moverete di qui. Più tardi, vi offrirò da colazione... Tutta erba!... So io quello che dico! Anche a voi, dottore... Ah no, scusate, mi pare che voi... avete già preso qualche cosa....
Sì, veramente... io ho preso qualche cosa... (Si tocca il braccio.)
Comunque sia, non vi sottrarrete, spero, alle congratulazioni e ai festeggiamenti che vi spettano. Vorrei essere espansiva io pure, ma non trovo le parole... Gli è che sono un po' stanca d'emozioni.... Considerate: non capitano ogni giorno il calcio d'un cavallo... e il prodigio di un dottore. Per ora, festeggiatelo voi, amici miei, festeggiatelo bene. Egli se lo merita!... (Una pausa.) (Si avvia verso le sue stanze.)
(vedendola camminare) Difatti... c'è da portarlo in trionfo! Io stento a credere ai miei occhi... Voi non zoppicate nemmeno, marchesa!
Ma bravo, bravo, dottore!... Un vero prodigio!
Decisamente, siete molto forte!
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Fortissimo!
(sorride verde.)
(passando davanti a D'Alma, che sta a contemplarla poco discosto dalla porta, e imitando con grazia burlesca la solita intonazione serafica di lui, lo interroga:) E voi, Giuliano, non vi congratulate col dottore?
(malinconicamente sospirando) Penso con dolore, Anna, che non avrei saputo fare... quello che ha fatto lui!
Lo credo, io! (Pausa. Indi, salutando tutti e indugiando in una profonda riverenza esagerata) A fra poco, signori.
(si trovano in fila, a eguale distanza fra loro, e s'inchinano simultaneamente, dicendo insieme:)
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(nell'inchinarsi, ha una puntura alla schiena e vi porta su la mano, facendo una smorfia di dolore.)
Disposizione dei personaggi:
ANNA D'ALMA DIONIGI RIVOLI ALBENGA SALVETTI
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