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La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra cover

La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra

Chapter 11: Capitolo IX. La confusione dei casi.
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About This Book

La voce narrante alterna memorie e scene di vita in un paese di mare, combinando episodi familiari e incontri che segnano la crescita di un ragazzo; tra processioni, venditori ambulanti e pomeriggi estivi emergono figure amichevoli e misteriose che portano dolcezza e turbamento. La guerra irrompe come assenza e destino, trasformando la perdita di compagni in un dolore collettivo che rimodella la quotidianità. Lavorando per quadri episodici, il testo intreccia umorismo popolare, intimità domestica e riflessioni sulla patria, la morte e la bellezza della vita.

Capitolo IX.
La confusione dei casi.

— Faceva anche l'alpinista su le spalle di quel disgraziato maestro, e sì che a vederlo pareva un uomo serio, — disse il grosso cameriere ad Aquilino. — Ma con lei ha trovato il duro, ed anche con me....

Questo riconoscimento dei propri meriti da parte della servitù tornò molto gradito ad Aquilino: ma avrebbe anteposto le lodi di donna Bàrbera.

Queste non vennero.

Una bella mattina invece capitò donna Bàrbera in persona ad assistere alle lezioni.

Ohimè! In quella occasione accadde ad Aquilino un fatto del tutto insignificante, ma anche seccante.

Donna Barberina vestiva un semplice abito da mattina. Entrò nella stanza da studio con un prego, cioè prego di non interrompere, anzi prese ella stessa uno sgabello. Si sedette. Da una specie di corsaletto di pizzo candido, usciva la sua testolina dai capelli ròridi e bruni. Le mani delicate di lei, con qualche baleno di gemme, lavoravano non so quale lavoro. Ciò voleva significare: io seguito il mio lavoro, lei può seguitare il suo. E allora accadde quel fatto deplorevole. Perchè si presentava in quella mattina, così bene, l'occasione propizia di sbalordire la marchesa con i progressi di Bobby. Se non avesse voluto lodare, non importa! L'importante era che ella fosse rimasta sbalordita, cioè avesse visto che razza di precettore aveva preso in casa; altro che quelli che le erano stati proposti! Ah, troppo giovane lui? Avrebbe visto ora la signora marchesa come lui era riuscito a domare il cavallino Bobby! Al trotto! al galoppo! di salto! Oplà! in piedi, giù! Piroletta! E lui il maestro fermo, con quell'abito nero, freddo, impassibile: appena un comando, come fa il domatore del circo, che accenna. Appena un ondeggiar della frusta.

E invece? Ahi, giovinezza!

Perchè in grammatica vi è una tal cosa della quale non si può far senza; e se non si è sicuri, non si può procedere innanzi bene, perciò è cosa importantissima: distinguere cioè quale è il caso nominativo o soggetto, e quale è — invece — il caso accusativo, o l'oggetto. Una cosa, del resto, elementare e facilissima. E a furia di esercizi, Aquilino ci era riuscito. Ora si trattava di farne il saggio.

Perchè è evidente: se per esempio io dico: Bobby bastona il povero Cettivaio, Bobby è il soggetto e il povero Cettivaio è l'oggetto.

E sin qui il cavallino saltava che era un piacere.

Ma quella mattina, Aquilino ebbe la mala idea di volere approfondire quell'affare così semplice.

— Se invece, io dico: Il povero Cettivaio è bastonato da Bobby, ecco Cettivaio che, alla sua volta, diventa lui il soggetto.

Anche a questo punto il piccolo Bobby avrebbe dovuto ricordarsi che tutto quello che il maestro diceva era assoluto, assiomatico, indiscutibile.

Ma quella mattina non se ne ricordò.

Se Cettivaio è bastonato da Bobby, il soggetto vero rimaneva sempre Bobby, perchè era sempre lui che seguitava a compiere l'azione di bastonare. E perciò egli, Bobby, non condivideva l'opinione del maestro che Cettivaio avesse potuto con tanta facilità diventare il soggetto.

Alla obbiezione del suo dolce rampollo, Aquilino scorse gli occhioni della marchesa che si sollevavano lenti e con compiacenza dal suo lavoro.

— Ma no, caro ragazzo, che Cettivaio è il soggetto!

— Finchè io sèguito a bastonare, creda, professore, che il soggetto rimango sempre io.

— Per accontentarla, Bobby, diremo che nell'esempio su riferito, Cettivaio è un soggetto così, per apparenza....

— Allora — scattò Bobby — vi sono due soggetti....

Accidenti anche a Bobby!

— Non entriamo nel difficile, caro Bobby — disse poi. — Lei per ora si persuada che in grammatica Cettivaio è il soggetto....

— Sarà, ma nei fatti, io sono il soggetto perchè io picchio. Chi picchia è il soggetto.

— E poi creda, Bobby — aggiunse il maestro per abbandonare quel groviglio tra la realtà e la grammatica, — non va bene bastonare il povero Cettivaio.

Ma così dicendo, un terzo elemento, la morale, si complicava con gli altri due elementi in conflitto.

Donna Bàrbera, che avrebbe dovuto dargli un po' d'aiuto, era tornata al suo lavoro, con le grandi ciglia chine.

— Professore, scusi, ma dovrò forse io farmi bastonare da Cettivaio? — disse Bobby.

Aquilino ebbe la sensazione che fosse molto caldo in quella stanza: al di là dei trentasei gradi Fahrenheit.

Ma come mai, quella mattina, si era fatta così difficile la questione, sempre così facile, del soggetto e dell'oggetto?

Con un lampo geniale, Aquilino pensò di abbandonare Cettivaio alla sua sorte, e cambiare paradigma. Ma strana cosa! Mentre, prima, gli esempi zampillavano a bizzeffe, ora i canali dell'intelligenza gli si erano come otturati; e sentì egli stesso, con una specie di terrore, che le sue labbra avevano già proferito questo spaventoso paradigma: — Io amo la mamma. Rivolga al passivo!

E la voce di Bobby suonò tranquilla: — Il professore è amato dalla mamma. Scrivo su la lavagna?

A quel punto parve ad Aquilino che le grandi ciglia di donna Barberina si riscotessero; e come una lacerazione per una inverosimile goffaggine gli entrò nel cuore.

Ahi, giovinezza! Invece di rispondere a Bobby tranquillamente: sì, scriva su la lavagna, corse ai ripari, moltiplicando altri esempi, cercando di soffocare sotto innumerevoli altri esempi quel paradigma che emergeva lucido e spietato: Io amo la mamma!

Arrossiva; e arrossiva dal rossore. Discese nelle profondità grammaticali, lanciò in una specie di fantasia moresca i verbi neutri, i verbi riflessi, i verbi recìproci: tutta una mirabile confusione per cui il nominativo e l'accusativo si complicavano nella maniera più filosofica. Riuscì, insomma, a fare una bellissima lezione.

Donna Bàrbera, volgendo gli occhi alla pèndola, si levò allora in piedi, e troncò la lezione. Si rallegrò con Bobby perchè aveva un professore così bravo ed entusiasta per la grammatica.

Atteggiò le labbra alla sua smorfietta e — Lei ci ha fatto stare venti minuti di più — disse. — Non credevo che una lezione di grammatica potesse riuscire così interessante.

Stese la mano ad Aquilino, e per quella sensazione di freddo, al contatto della mano della marchesa, egli capì che si era riscaldato enormemente.

— Ha compreso bene, è vero, Bobby? — domandò quando la marchesa se ne fu andata.

— Io? Non ho capito niente.

— Niente?

— Niente del tutto! Stavo attento a lei. Lei dice che sono io che non sto mai fermo; ma oggi non stava mai fermo lei. Saltava qua e là. Prenda, professore!

E Bobby offrì un suo càndido fazzoletto perchè si asciugasse il sudore.

*

Lo spettacolo era riuscito tutto l'opposto delle previsioni: il cavallino era stato fermo, e il domatore aveva saltato, lui.... Per giunta il passivo di io amo la mamma, era: la mamma è amata da me. E Bobby aveva detto invece: il professore è amato dalla mamma. Orrore! E non se ne era accorto.

Ahi, giovinezza!

Le apparizioni della marchesa alle lezioni si fecero più rare, e lasciarono il posto a miss Edith.

La presenza di miss Edith complicò qualcosa di più che i casi della grammatica.