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La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra cover

La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra

Chapter 12: Capitolo X. Miss Edith.
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About This Book

La voce narrante alterna memorie e scene di vita in un paese di mare, combinando episodi familiari e incontri che segnano la crescita di un ragazzo; tra processioni, venditori ambulanti e pomeriggi estivi emergono figure amichevoli e misteriose che portano dolcezza e turbamento. La guerra irrompe come assenza e destino, trasformando la perdita di compagni in un dolore collettivo che rimodella la quotidianità. Lavorando per quadri episodici, il testo intreccia umorismo popolare, intimità domestica e riflessioni sulla patria, la morte e la bellezza della vita.

Capitolo X.
Miss Edith.

Questa miss Edith, la quale rappresentava la più severa pedagogia applicata al piccolo Bobby, non era — come Aquilino si era da prima pensato — un'arcigna signora, di venerabile età, fornita di dentiera e di occhiali; ma una giovanetta, quasi; senza occhiali e con occhi cilestrini. I suoi denti erano così tersi che rimase in Aquilino la curiosità di sapere come si facesse ad avere denti così bellissimi. E tutta ella era mirabilmente tersa.

Mai al suo paese aveva visto simili denti e tanta mondizia. Può darsi che ci fosse anche stata; ma è vero che al suo paese mai gli era capitato di trovarsi così da presso ad un angiolo della terra da poterlo osservare come gli accadeva ora con questa miss Edith, nei venti minuti che durava la colazione, e nei trenta minuti del pranzo.

Ella aveva fatto ritorno dopo qualche tempo che lui era in quella casa, ed era stata accolta da donna Barberina come una della famiglia.

L'età che miss Edith poteva dimostrare era in sui vent'anni.

Il colore dei capelli, bizzarramente composti, si fondeva con la compostezza del volto: un volto chiaro, d'una chiarità ferma e sana; interrotta da quei due squarci azzurri e un po' stupefatti degli occhi; e dalle vive labbra, terminanti in due lievi ghirigori, qua e là su le gote, le quali si riunivano nel bell'ovale del mento. Vestiva adoràbile e semplice; semplice e misurata nei gesti; ma quando rideva, svelava una perturbante infantilità; ed anche le gonne, un po' corte, le conferivano alcunchè di più giovanile che non fosse per gli anni.

Strana creatura! E più la vedeva, più gli pareva strana. Da dove veniva? Dalla Scozia. Ma lui avrebbe detto: da un bagno lunare.

*

Nei primi tempi, il sedere a tavola con quelle signore era stato per Aquilino una cosa più adatta a levar l'appetito del cibo che a soddisfarlo. Gli pareva di essere osservato nelle mani, nei diportamenti verso la forchetta, verso le salse, verso il pane, verso il cameriere in guanti bianchi.

Stando però attento, e, sorvegliandosi, qualcosa aveva imparato; ma non mai sarebbe potuto arrivare alla perfezione con cui miss Edith mangiava. Mangiava con la grazia con cui una capinera bèzzica qua e là.

Ogni tanto un sorriso a destra su la spalla destra; ogni tanto un sorrisino a sinistra su la spalla sinistra, accompagnato da un lieve chinar della testa, e quelle parolette, yes, please, merci, grand-merci, s'il vous plait. Però, bèzzica qua, bèzzica là, ella mangiava più che non paresse. Con Aquilino era gentile, ma parlare.... oh, quanto a parlare era inutile! Do you speak english? — aveva chiesto — Noh? Allemand? Nooh? Francesse?

Ahimè, no! Nemmeno francesse! Cioè lui avrebbe parlato, caso mai, il francese con la stessa grazia con cui lei parlava italiano. Pareva il verso di una pavona quando la parlava italiano, con la differenza che lui non si azzardava, e lei metteva fuori quel poco di italiano che sapeva, con tale impudenza che Aquilino ne provava scàndalo e sdegno. E ci rideva per giunta come di compiacimento.

Uno di noi due — meditò Aquilino — deve appartenere ad una razza inferiore. Ma per quanto ella non desse a vedere, Aquilino si persuase che miss Edith aveva il convincimento di appartenere lei ad una razza superiore.

Per fortuna c'era Bobby a tavola! Con la venuta di Aquilino, soltanto — cioè con l'ingresso al ginnasio — egli era stato ammesso alla tavola.

Quando stanno come si deve, e non versano il vino su la tovaglia, quando non mettono le mani sul piatto, e non si rimpinzano, sono pure un ornamento della mensa i bimbi!

Così pensava e così aveva detto Aquilino.

— Oh, no! non i bebi a tavola coi grandi — aveva detto miss Edith. Era un complesso di ragioni pedagogiche ed igieniche che miss Edith non riuscì a spiegare, e allora era intervenuta donna Bàrbera a spiegare, cioè che Bobby — prima — faceva un lieve pasto già alle quattro, poi un altro lieve pasto alle sette; qualcosa come latte, burro, miele, un panino lieve, poi il bagno della sera, poi a letto.

Miss Edith assentiva con tanti graziosi Yes!, perchè quando parlava inglese con la marchesa, era proprio graziosa, e la sua voce correva imperiosa e veloce come su la tastiera di un piano, in una sala ducale.

Ho capito — disse fra sè Aquilino — io e la mia pedagogia passiamo in second'ordine. Non c'è niente da fare!

Però gli seccava. Specialmente vedersela mandata lì, a sorvegliare le sue lezioni! Ad onor del vero, miss Edith assisteva alle lezioni come se non ci fosse. Se ne stava silenziosa, rigida, con un libro straniero o anche con un lavoro. Solo qualche volta aiutava Aquilino con un — Bobby! — di avvertenza, che dal tuono basso della prima sìllaba, saliva ad un gorgoglìo un po' buffo della seconda sillaba. Indubbiamente Bobby aveva soggezione di miss Edith, più che di lui.

Guarda mo' — meditava talvolta Aquilino —, tanta pedagogia in una creatura così! E non riusciva a combinare tanta pedagogia con quei capelli quasi barbaricamente intrecciati; con quella gran turchese alle dita, e quelle unghie di rosa.

È proprio bella questa ragazza — disse una volta a se stesso, quasi con terrore, — e mettermela così, sempre davanti, è una vera crudeltà della marchesa. Cos'è poi adesso tutta questa sorveglianza?

Alle volte gli veniva questo mostruoso pensiero: Pedagogia (cioè, miss Edith) senti: Poterti fare emettere uno strido di passione! Voce di pavona, devi tubare, languire come una tòrtora!

Alle volte, in quegli occhi cilestri, gli pareva di leggere questa scritta strana: Non ci badare, fanciullo! La pedagogia che ti impressiona in me, è come la toga che veste il magistrato. Fuori dell'aula, esso è un uomo come un altro. Desiderate voi che mi tolga la toga?

Erano tutte fantasie dei suoi sensi.

Ella era una stupida, meticolosa pedagòga; e lui, uomo e italiano, soffriva a stare sotto quella pedagogia, sotto quel gesuitismo anglicano e femminile.

Odiava i suoi Water-babies, i suoi libri policromi e stranieri, il suo Christmas panciuto. Avrebbe strozzato il suo cane; avrebbe rimesso sul trono il povero Cettivaio.

A volta pensava: Finchè è la marchesa capisco; ma come fa lei, che dopo tutto è una povera ragazza come me, che ha lasciato la sua casa, la sua famiglia, per guadagnarsi la vita, ad avere tanta aristocrazia?

Ma poi non si spiegava la gran dimestichezza con la marchesa. Le aveva intravviste che fumavano sigarette.

Una donna fumare, anche in casa, non sta mai bene!

Ricordava questa frase di mamà. Certo una sciocchezza di mamà.

Eppure gli aveva fatto una grande impressione. E anzi, un giorno, aveva esaminato una scatola di quelle sigarette tùrgide e ricche. Ne tolse una, l'accese in segreto, e gli parve che se ne svolgesse qualcosa di velenoso che gli dava alla testa. Non bevono vino, e poi fumano questa roba che dà alla testa!

*

La presenza muta di miss Edith alle lezioni produsse il curioso effetto di eccitare Aquilino all'esaltazione della virtù. E siccome doveva spiegare a Bobby la storia romana, così esaltò le virtù dei Romani; la virtù di Muzio Scevola, di Bruto, di Fabrizio, di Quinzio Cincinnato: e più precisamente la loro incomparabile modestia, il loro sacrificio verso la patria, la loro adorabile semplicità. E parallelamente alle virtù dei Romani, esaltò le virtù delle donne romane, la loro spaventosa pudicizia, la loro sottomissione, la loro abilità nel filar la lana; e che dove le donne sono così ùmili, gli uomini crescono grandi e tremendi a modo di querce, e viceversa!

Era come una provocazione a miss Edith; ma lei rimaneva impassibile. Forse non capiva niente.

Aquilino stesso si trovò maravigliato del suo entusiasmo per la virtù. Ma la virtù delle incomparabili estremità di miss Edith, che si intravvedevano benissimo sotto il tavolo, davano ad Aquilino i furori eroici, specialmente in confronto delle virtù della Vergine Camilla, della Vergine Clelia, della Vergine Virginia che, forse, andavano scalze.

Bobby invece si interessava piuttosto di sapere come aveva fatto Muzio Scevola a tenere la mano sul fuoco, e se era vero che i Romani mangiavano rimanendo sdraiati, e se era vero, oibò!, che mangiavano pigliando dal piatto con le dita.

— E la conseguenza — veda Bobby — di tutte queste virtù dei Romani è stata la conquista del mondo, dall'Oriente alla Britannia, che è l'odierna Inghilterra!

Allo scoppiare di questo epifonèma, Bobby osservò che le virtù dei Romani dovevano essere passate, almeno in misura doppia, negli Inglesi, in quanto che gli Inglesi possedevano adesso un impero che era il doppio di quello dei Romani.

— Pensi che Cesare è sbarcato in Britannia! — disse allora Aquilino con voce gravida di minacce, sperando di commuovere miss Edith. Ma miss Edith non si commosse.

Bobby però scattò e protestò vivamente. — Nessuna forza del mondo può invadere l'Inghilterra!

All'interruzione, la mano di miss Edith si levò: — Bobby, quando il maestro parla, voi non dovete parlare.

Ma la pupilla di lei ravvolse il fanciullo di un lampo di tenerezza.

*

Quando però la presenza di miss Edith mancava — e nelle belle giornate invernali mancava spesso — le lezioni cadevano in tono molto minore.

Fu lo stesso Bobby che fece osservare la cosa al maestro.

— Quando c'è miss Edith, lei fa la lezione che assomiglia al poeta Emme, nostro amico di casa, quando tiene le conferenze. Solo ci manca lo smoking e la gardenia.

Il miserabile Bobby! V'erano momenti in cui Aquilino era preso da Bobbyfagia. Lo avrebbe strangolato!

E non solo cantava meglio, ma anche ammutoliva in presenza di miss Edith, come in quel mattino invernale che miss Edith era apparsa nello studio e scomparsa, subito. Ella tornava dal suo sport preferito, con donna Bàrbera: il pattinaggio. Ella e la marchesa erano brinate come mandorli in fiore: la chioma era chiusa entro un berretto di vaio; un robone candido scendeva, deliziosamente goffo, sino alla caviglia. Dalla mano di miss Edith pendevano i lucidi pattìni d'acciaio. Sul seno, rame di calicanto. Acciaio e gelo e fiori del gelo!

Era apparsa e scomparsa, insieme con donna Bàrbera.

Ma rimanevan lì, nello studio, da sottili vasi, altri rami di calicanto, il fiorellino dal penetrante profumo: il fiore del gelo. E quel profumo continuava l'imagine di lei, di loro, le belle femmine.

La volontà della marchesa rinnovava fiori nei vasetti, violette candìte nelle scatolette. Sul davanzale della mamma, invece, fiorivano le viole a ciocche secondo lor tempo, cioè in primavera; lì in ogni tempo!

Fuori scintillava la fredda neve crudele; e la miseria batteva i denti: ma lì era il tepore, lì i fiori, lì le dolcezze, lì ogni sensazione piacevole.

Forse questa era la virtù di donna Bàrbera: non sentire, non far sentire attorno a sè — nel trànsito della vita breve — la mortificazione della verità.

E le virtù dei Romani, allora? Allora tutti i valori della vita mutati?

— Professore, andiamo avanti o stiamo fermi? Duabus, ambabus.... In latino è tutto abus et orum et arum, e bellum e bella! Se non ci fosse questo latino, andrei al pattinaggio anch'io.

Ma Aquilino aveva un'aria triste e non sorrise. — È vero, Bobby — domandò lentamente — che lei non si lava al mattino con l'acqua fredda?...

— L'acqua fredda non lava bene — disse Bobby.

Non sapeva perchè; ma ad Aquilino fioriva nella mente questo intercalare di mamà: Ha paura di toccare col dito l'acqua fredda.

Come era lontana mamà, e che viaggio aveva fatto lui: altro che trecento chilometri!