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La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra cover

La Madonna di Mamà: Romanzo del tempo della guerra

Chapter 9: Capitolo VII. Bobby.
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About This Book

La voce narrante alterna memorie e scene di vita in un paese di mare, combinando episodi familiari e incontri che segnano la crescita di un ragazzo; tra processioni, venditori ambulanti e pomeriggi estivi emergono figure amichevoli e misteriose che portano dolcezza e turbamento. La guerra irrompe come assenza e destino, trasformando la perdita di compagni in un dolore collettivo che rimodella la quotidianità. Lavorando per quadri episodici, il testo intreccia umorismo popolare, intimità domestica e riflessioni sulla patria, la morte e la bellezza della vita.

Capitolo VII.
Bobby.

Appena Aquilino fu immesso nella possessione di Bobby, s'accorse che era lui, invece, in possessione di Bobby. Quel minuscolo essere vestito da omino, sotto il pretesto che la signora marchesa gli aveva detto di far vedere la casa al suo professore, lo prese subito per la mano e lo condusse nella nursery a visitare le sue bestie feroci: c'era un leone, un cammello, un orso bianco, quasi al naturale, pelosi; e infine l'uomo selvaggio. Erano su due file, fra scaffali di altri balocchi.

Aquilino ebbe il torto di rimanere un po' a bocca aperta.

— Vengono tutte dalla Germania queste belve feroci — disse Bobby.

Ad un tratto gli sgusciò di mano, saltò come un diavoletto sul cammello; da questo sul leone; li fece andare sulle rotelle e poi botte da orbo su tutte le bestie.

— La prego, signorino, di cessare da quel feroce esercizio.

Ma Bobby fissò appena per un attimo il suo pedagogo, e per tutta risposta iniziò un assalto contro l'uomo selvaggio; e calci e pugni anche a lui.

— Ma non va bene, signor Bobby, picchiare quell'infelice pupo — disse Aquilino appena cessò l'assalto contro l'uomo selvaggio.

— È Cettivaio, re dei Zulù. E poi io non picchio: faccio ginnastica.

— Ma se anche è Cettivaio e zulù, è sempre un uomo. La pietà è una nobile virtù dell'uomo.

— Ah, no! signor professore: è la virtù delle pecore.

Aquilino, alle nuove parole, contemplò Bobby come sant'Agostino riguardò il fanciullo che gli apparve miracolosamente su la riva del mare a spiegargli il mistero della Trinità.

— Scusi, da chi ha imparato a dire così?

— Miss Edith dice così.

Ed ecco il leone cominciò a ruggire, l'orso ad aprire le fauci, il cammello a dondolare il collo, mandando un lamento spaventoso.

— Smetta, smetta, signorino....

Bobby gongolava dalla gioia.

— Ah, non possono smettere finchè non hanno finito la carica. Ha paura?

Non fu atterrito il buon Fabrizio alla vista dell'elefante del re Pirro, non poteva essere atterrito Aquilino al ruggito delle bestie finte: ma ebbe paura che in quel punto capitasse la marchesa e domandasse: È questo l'eteroclito principio delle sue lezioni?

Dalle bestie, Bobby passò nel garage.

Quivi erano due automobili di maestà diversa, ma di uguale lucidezza. Aquilino ebbe il torto di manifestare alcuna tenue curiosità, sì che Bobby iniziò subito una lezione di automobilismo.

— Signor professore — disse Bobby dopo un po', con un fare insinuante —, lei deve indovinare quale è il mio ideale.

— La avverto che io non sono qui per spiegare indovinelli....

— Sia gentile anche lei. Lei non sarà gentile con me? Il professore che avevo prima era tanto gentile.... Allora glielo dico io quale è il mio ideale: quando sarò grande, voglio fare il viaggio in automobile dal Cairo a Capetown.

— Impossibile!

— Dal Cairo a Capetown è tutto dominio inglese, e perciò è possibile.

— Ma chi lo dice?

— Miss Edith. E non farò una panne....

— Dica panna in italiano.

— Ma la panna si mette nel thè!

La parola panna eccitò il riso di Bobby.

— Lei ride troppo — ammonì Aquilino.

— Io sono rigolo, rigolo, rigolo, come dice mamà; e poi i bebi non devono essere melanconici.

Era inutile domandare di chi era questa sentenza: certo di miss Edith.

— Dica bimbi.

— Bebi è più bello!

Gli faceva lui da pedagogo, ed era seccato.

— Senta, invece che a vedere dei balocchi, mi conduca nella sua stanza da studio.

— È al terzo piano. Prendiamo il lift.

Ma Aquilino, quando si trovò davanti all'ascensore, pensò a tante disgrazie, e volle salire per le scale.

— Ha paura del lift?

— Io non ho mai paura: ma le gambe son fatte per qualche cosa.

Passando per il salotto, c'era ancora quel bestiolo sdraiato sui cuscini. Aquilino si guardò bene dal chiedere che bestia fosse; ma non potè a meno di esclamare: — Che brutta bestia!

— Brutta? Ah, professore, uno dei cani più belli, più rari, più preziosi: un regalo di miss Edith a mamà.

*

La stanzetta da studio di Bobby era semplice; ma una lindura, un profumo, una luce che destò l'ammirazione del giovane. Però un non so che di esòtico, di troppo ordinato gli destò come un senso di freddo.

E quanti bei libri: tutti dorati ed eguali.

— Professore — disse Bobby togliendo una scatoletta di metallo da una mensola — posso offrire? Una violetta! Sono viole candite.

— Non mangio le viole.

— Un goccettino di chartreuse....

— Non bevo liquori.

— Ma è un rosolio!

— Non bevo rosoli.

— Oh!

— Ma questi sono tutti libri francesi, inglesi! — disse con stupore Aquilino. — Non è lei italiano?

— Sì, ma l'italiano lo so. Conosce questo bel libro, Alice in Wonderland? Guardi che splendore di illustrazioni! Adesso le racconto la storia di Water-babies, il bimbo inglese mutato in pesciolino.... Come? non la interessa?

(Tutte quelle cose inglesi, belle, producevano ad Aquilino un certo non so che, come se volessero dire: «Tu, Aquilino, sei brutto»).

— Io invece, le devo raccontare ben altra storia — disse con gravità magistrale: — la storia del pesciolino che deve diventar uomo.

— Ah sì, racconti.

E gli si accoccolò vicino, posandogli la manina su le ginocchia.

— La mano, giù! — disse Aquilino.

Bobby meravigliato, ritirò la manina.

— È una storia divertente?

Aquilino lo ammonì che occorrevano anni molti e molta fatica per mutare il pesciolino in uomo.

— Allora è meglio restar pesciolino.

A vedere quel mimmo diafano, con quei due occhioni, veniva da accarezzarlo.

*

Poco dopo Bobby spargeva ai quattro venti che il nuovo professore aveva paura del lift; aveva chiamato brutta la più bella delle bestie; era il protettore di Cettivaio; diceva che l'automobile fa la panna.

Fu la stessa marchesa che ne informò Aquilino.

— Noi stessi dobbiamo stare in guardia, davanti a Bobby. È terribile!

— Ma lei, caro Robertino, dice tutto!

— Ah sì, io vedo tutto, e dico tutto.

Subito dopo, altra strabiliante notizia: il professore gli aveva mutato il nome: lui adesso si chiamava Robertino e niente Bobby.

— Ma lei mi spìffera tutto! — rimproverò Aquilino.

— Dico quello che sento. Non dire mai bugie e lavarsi! Ecco la vera educazione — disse Bobby.

Aquilino rimase lì, stupito davanti a quell'assioma. Voleva domandare di chi era. Certo di miss Edith.