WeRead Powered by ReaderPub
La moglie di Sua Eccellenza cover

La moglie di Sua Eccellenza

Chapter 15: III.
Open in WeRead

About This Book

A group of seasonal visitors at an Alpine grand hotel navigate social rituals, misunderstandings, and shifting alliances during a rain‑soaked stay. Interwoven scenes in dining rooms, terraces, and corridors sketch a gallery of temperaments—petty rivalries, ingratiating hosts, and watchful outsiders—whose conversations and maneuvers reveal personal anxieties. Recurring motifs of weather, rumor, and performance give shape to episodic incidents, turning minor inconveniences into tests of reputation and ambition. The narrative combines realist detail and ironic observation to show how appearances, social expectations, and private discontents determine public behavior and interpersonal outcomes.

III.

Remigia, con Giacomo, non scherza e non ride soltanto. I suoi occhi ceruli e giocondi, hanno pure riflessi bigi, freddi come d'acciaio: osservano e studiano. Remigia, conosce già profondamente il carattere di Giacomo; ne conosce i gusti, le inclinazioni, le predilezioni e lo seconda in tutto, abilmente, senza mai parere, senza mai scoprirsi. L'aristocratica duchessina ha notato, per esempio, che sua eccellenza Molinella — lo chiama così con Marco Danova per allontanare sospetti e gelosie, — ha vivissimo, come tutta «la gentetta», il sentimento della famiglia e l'attaccamento alla parentela, ed ella non perde occasione di accarezzarlo e di lusingarlo anche in questo suo debole.

Ogni giorno, verso le quattro, la nobile famiglia italiana, con Marco Danova, sir Wood e tutto il seguito fanno una passeggiata o su, fino a les Ecovets, o giù fino ad Arveye o a Chesières, con la scusa di andar a prendere il tè. Giacomo, che lavora anche in montagna, si fa sempre aspettare, e Remigia, impazientandosi lo chiama sotto la finestra che dà sul giardino:

— Onorevole, Commendatore! Grande Ufficiale! Eccellenza!... Fate presto!

— Eccomi! Signorina Piccola!

Un giorno che si deve andare più lontano, fino a Gryon, Remigia, passando dallo studio di Giacomo, prima di scendere lo chiama, bussando all'uscio: tòc! tòc!

— Sono io, Eccellenza! Si può?...

— Avanti!

Remigia apre l'uscio e rimane ferma sulla soglia:

— Non fatevi aspettare anche oggi! Mi raccomando! — Poi entra, risolutamente.

Che male c'è? Perchè non potrebbe entrare nello studio del cognato di sua sorella?... Un cognato mezzo-papà e già... ex-ministro?

Ella si avvicina alla scrivania:

— Che cosa fate?

Anche Giacomo, al primo vedere la fanciulla affacciarsi all'uscio, è rimasto un attimo sorpreso; ma un attimo soltanto. È una vera bambina, affatto ingenua e ancora senza conseguenza!

— Scrivo la mia relazione sul dazio protettore degli agrumi, da presentare alla Camera, in novembre. Niente di bello, e specialmente niente d'interessante per la nostra Piccola!

— Allora, tanto più! Non fatevi aspettare! Oggi si va fino a Gryon!

— Sono pronto!

Giacomo raccoglie i fogli sparsi sulla scrivania e li ripone, in ordine, nella cartella. Remigia si guarda attorno, osserva tutto.

— Quanti libri e quanti giornali!... Si può dire che la posta viene soltanto per voi a Villars! A me, invece, appena qualche cartolina illustrata!... E avrei così piacere di ricevere tanta posta!

— E la fatica?... La noia di dover rispondere?

Remigia non lo ascolta più. È tutta assorta, fissando un ritratto sulla scrivania, in una larga cornice d'ebano. È la vecchia fotografia di una donnetta dal viso lungo e scarno, — somiglia molto a Sua Eccellenza, — dall'aspetto semplice e modesto. È in capelli, vestita di nero. Ha una grossa catena d'oro attorno al collo, e puntato in mezzo al petto un grande spillone, con un ritratto, che dev'essere del marito.

— È la madre! — Remigia ha indovinato. — È la salumiera! — Poi esclama con la voce armoniosa e dolce, che somiglia certe volte, a quella di Maria: — Che bella signora! Glie espressione simpatica, dolce!... È la vostra mammà?

— Sì, risponde Giacomo colpito. — È la mia povera mamma. Come avete fatto a indovinare?

— Vi assomiglia tanto! — Remigia lo guarda, arrossisce leggermente e ripete tanto... con la voce di Maria, tal e quale.

— Cara bambina! — pensa Giacomo fra sè... — Molti capricci; un demonietto sfrenato e non sempre ragionevole, ma poi, nelle cose serie, ha il sentimento e si esprime con la grazia affettuosa di sua sorella. Non si assomigliano affatto Maria e Remigia, ma pure si capisce subito che sono sorelle. Dalla voce, soprattutto! La bella voce... è una gran bella cosa!

— Andiamo, signora Piccola!.. Sono a' suoi ordini!

Remigia non si muove; fissa sempre il ritratto, poi fissa Giacomo, seria questa volta, sospirando:

— Certo, dovete aver voluto un gran bene voi, alla vostra mammà!

Da quel giorno si rinnova spesso per Giacomo la sorpresa avuta al suo primo arrivo a Villars: sulla scrivania, dinanzi al ritratto di sua madre, c'è un bel mazzo di fiori.

— Bambina cara!

Giacomo crolla il capo sorridendo e pensa:

— A volte, si provano antipatie ingiuste! No; non bisogna mai dar retta alle simpatie e alle antipatie! Le persone bisogna conoscerle bene, a fondo, prima di giudicarle!... Persino la duchessa Cristina, con la sua imponenza da matrona di melodramma, nella famiglia, nell'intimità, diventa tutt'altra cosa!... Ha la bella persona e il bel viso di Maria. Gli occhi no; sono neri ugualmente, ma sono diversi: freddi, quasi duri!... Anche il principe Rosalino!... Suprema importanza, ma un bon uomo, in fondo... E Remigia?... — Giacomo sorride. — Povera Piccola! Non la potevo patire!

Conclude trovando che tutti i Moncavallo sono gente finissima di sentimenti, di gusti, di abitudini. — Ci sarà in loro del fumo aristocratico, ma quando sono gentili, sanno esserlo assai di più e in un modo diverso da tutta l'altra gente! — Fa un lungo sospiro. — Pare impossibile che mio fratello, vivendo in mezzo a loro, sia rimasto... quello che è!... Mah!.. Luciano non è nato uomo, è nato bestia!

I bei fiori freschi, dinanzi al ritratto della mamma, fermano il suo pensiero su Remigia.

— Ma perchè aspetta tanto a prendere marito?... Le occasioni, pare non le manchino! Quel Danova, per esempio? Remigia non lo vuole: lo trova brutto, vecchio e odioso, — me l'ha detto lei, — e non ha torto. Anche dal lato morale, quel Danova, non è certo gran cosa! E sir Wood? È una ragazza intelligente e lo trova troppo ridicolo e fatuo con le sue pretensioni di bell'Apollo! Ma perchè non sposa Totò?... Non le piace nemmeno Totò, o non ci sono quattrini abbastanza?... Quattrini?... Uhm! Non ce ne devono essere affatto!...

Giacomo, che è generoso, non forse nelle piccole, ma certo nelle grandi cose, si sentirebbe disposto, se la Piccola amasse Totò, di provvedere alla dote.

— Remigia è quasi una parente. È sorella di una D'Orea! E sorella di mia cognata!

Come Giacomo D'Orea riconosce volentieri che i Moncavallo sono assai migliori veduti da vicino, così i Moncavallo a loro volta, trovano che a Villars il «satrapo mercante» ha fatto progressi.

— Quel... Giacomo, si fa! — osserva la duchessa, durante i colloqui del dopo pranzo, sulla terrazza, al fratello Rosalì, che sonnecchia, seduto al fresco, in una placida grandiosità monumentale. — A poco a poco, si fa! Diventa un uomo di questo mondo!

— Si fa! — ripete il principe sollevando la lunga barba, con un leggero rumore fra il sospirare e il russare, — Si fa, vivendo con noi. L'uso diventa natura!

— Pare... ci prenda simpatia a stare con l'Idola! — Pausa. Poi la duchessa ripiglia, sempre riferendosi a Giacomo: — Quanti anni avrà, precisamente?

— Precisamente, non saprei. Certo, ha già varcata la quarantina!

— Non si direbbe! È uno di quegli uomini... che non hanno età, ma che possono interessare e anche piacere moltissimo, per il loro talento!

Il bell'uomo partenopeo sorride e sembra misurare la piccola e misera eccellenza, dall'alto della propria persona:

— Quattro ossicini in croce e quattro nervi! Ecco tutto il grande ometto!

— Adesso, però, è assai migliorato in salute!.. Non è vero, Rosalì?

Rosalì non risponde.

— In ogni modo... volesse prender moglie, sarebbe sempre un ottimo partito! È ricchissimo! Dicono, quasi un milione di rendita!

Rosalì, lentamente, sempre mezzo russando e mezzo sospirando, ammonisce la sorella:

— Danari e santità, metà della metà!

— E va bene! — La duchessa stizzita dalla sonnolenza del Sant'Enodio, fa un atto nervoso. — Anche metà della metà è sempre una bella rendita!

Succede un lungo silenzio. La duchessa ha caldo.

Prende il fazzoletto dalla piccola borsa scintillante di lustrini d'oro e si asciuga le gote e il collo. Apre il ventaglio: si fa vento. Giacomo le ha fatto venire in memoria l'altro D'Orea, — quella cara gioia di suo genero!... — Soffia — Uff! — Stasera non se ne può più! Si soffoca!

Povera duchessa Cristina! Il solo pensiero di Luciano le aumenta il caldo e le dà le smanie.

— Certo che dei due fratelli...

Rosalì s'interrompe con gli occhi aggravati dal sonno, poi riprende... — Mentre l'uno si fa, l'altro si disfà! Mah!

— Mah!... — fa eco la duchessa, che è completamente sveglia. — ... Bisogna goderselo in santa pace! Amici a scelta e parenti come sono!

Il principe pure, apre gli occhi.

Quando è in ballo Luciano, il discorso si fa sempre interessante:

— Non ha scritto, ancora? Non ha telegrafato?

— Niente! Nemmeno al signor Zaccarella!

— Quanti giorni sono, ormai, dacchè è partito?

— Otto giorni... ieri.

— Allora... è già a Parigi!

A questo pensiero Rosalì si mette in quieto. Allunga le gambe e richiude le palpebre, mormorando:

— Dopo tutto, se quella Fanfan non ci fosse, sarebbe quasi da inventare!... Dobbiamo soltanto a lei i nostri dieci minuti di riposo!

La duchessa tace, ma non è dello stesso parere.

— Se Luciano finisce col rovinarsi? Dicono che... sia tisica? Ma ormai con i tisici non c'è da fidarsi! Vivono più degli altri!... E l'Idola?... — Continua a farsi vento.

La notte è serena, ma buia; il silenzio è profondo. Un grillo solo canta in un prato sottostante e qua e là sul terrazzo si odono appena alcune voci senza poter intendere le parole.

Il pensiero dell'Idola, di un buon marito per l'Idola, preoccupa assai la duchessa.

— Bisogna trovare! Bisogna trovare! ha ormai toccato i vent'anni!

Il cielo, a ponente, si fa più chiaro; le cime delle montagne che chiudono la valle come una grande macchia nera, si illuminano con una striscia di luce pallida.

La duchessa Cristina ritorna a profondarsi in meditazioni:

— Anche metà della metà!... Sarebbe sempre un buonissimo partito!

Tutto tace, mentre lentamente spunta la luna: tacciono anche le voci che si udivano qua e là sul terrazzo. Il grillo solo canta più forte.

A un tratto si sente il rumore di uno schiaffo. È stato il principe Rosalino che lo ha tirato a sè stesso.

— Maledette zanzare!... Andate dal signor Trüb che non ci vuol credere!