ATTO I.
Un lembo di parco a Posillipo. Un'ala del villino di Stefano Baldi — d'un'architettura semplice e aristocratica — si profila a destra, di sbieco, sopra una specie di terrazzino rettangolare senza ringhiera, fatto di mattoni patinati, che, dal livello del terreno battuto, si eleva per l'altezza di due o tre gradini, i quali sono di marmo ben levigato. L'entrata principale del villino non si vede, perchè è alle spalle di quest'ala. Si vede bensì un'altra porta, che dà sul terrazzino e sulla quale è una tenda piegata, che, distesa, la ombreggerebbe. Al di sopra della porta, sono tre finestrette graziose. Dal lato opposto del villino, dirimpetto all'uscio, è una breve aiuola, nel centro della quale si erge una magnifica musa con le sue immense foglie lievemente ricurve dal peso. L'aiuola è fiancheggiata, a sinistra, dagli alberi d'un boschetto. Di là dall'aiuola, sale e si perde, dietro questi alberi, un viale carrozzabile. In fondo, la linea d'un parapetto di pietra taglia l'orizzonte. Una striscia di mare d'un azzurro chiarissimo e brillantato quasi si confonde col cielo. Del Vesuvio si scorge, a sinistra, il declivio che dal vertice scende dolcemente sino al golfo.
Nello spazio rettangolare del terrazzino, sono comode seggiole a sdraio di paglia e di bambù. Tra il margine dell'aiuola e il terreno battuto, è un sedile di legno.
Il sole spande dovunque un biancore abbarbagliante.
L'aria è piena di gaiezza.
SCENA I.
TERESA, VALENTINO, ROMOLO.
Valentino
(la cui testa brutta sporge fra le spalle prominenti ed arcuate, è a una delle finestrette — la più visibile — intento a ravvivare una gran quantità di rose che sono in un orciuolo, sul davanzale. Giù, Romolo regge per il bavero una giacca, e Teresa con grande cura la spazzola.)
Teresa
Meglio qui. È inutile impolverare la casa.
Valentino
Signora Teresa! Che diamine fate?
Teresa
Non lo vedete? Spazzolo i panni di Stefano. Tenete su, Romolo, tenete su.
Valentino
Ma potrebbe pensarci Romolo a spazzolare i panni del padrone.
Romolo
La signora non vuole.
Valentino
Perchè con quella tua prosopopea non fai mai nulla di buono. Si sa. Un servo che si chiama Romolo non può abbassarsi a spazzolare i panni d'un padrone che si chiama semplicemente Stefano. Come se poi il tuo padrone fosse uno Stefano qualunque!...
Romolo
(brontola:) Abbaia, abbaia, cagnaccio della malora!
Teresa
(redarguendolo) Romolo! (Piega attentamente la giacca.)
Valentino
(toglie le rose dall'orciuolo, vi muta l'acqua e ve le rimette a una a una.) Hanno vita corta queste rose, signora Teresa. Ho un bel mutar l'acqua! Cominciano già ad afflosciarsi.
Teresa
Le avete lì da due giorni.
Valentino
E che sono due giorni?
Teresa
(ponendo la giacca piegata, sopra una seggiola — a Romolo) Il gilet, ora.
Romolo
(prende un panciotto che penzola da una spalliera e lo porge a Teresa.)
Teresa
(continua a spazzolare.)
Valentino
Voi, qualche volta, le avete per una settimana, sempre fresche.
Teresa
Ma se la notte ve le chiudete in camera....
Valentino
Mi piace di dormire tra i profumi, signora Teresa!
Teresa
E questo nuoce a voi e nuoce alle vostre rose. (Piega il panciotto.)
Valentino
In altri termini, esse fanno male a me ed io faccio male a loro.
Teresa
Così è, caro Valentino. (Consegnando i panni spazzolati al servo) Tutto questo nello spogliatoio.
Romolo
(si avvia verso la porta, che è chiusa.)
Teresa
Per dove andate, Romolo?!... Entrare e uscire sempre per l'altra porta. E nello studio del padrone non dovete metterci il piede se non quando vi si chiama. Non dimenticatelo.
Romolo
Sono in questa casa da dieci giorni e nessuno me l'ha mai detto.
Valentino
Te l'ho detto proprio io che mi pregio di essere il tuo immediato superiore.
Romolo
(facendo spallucce, va verso il fondo e svolta dietro l'ala del villino.)
Valentino
Come si fa, signora Teresa? Tutta l'umanità mi disprezza.
Teresa
Io, per esempio, no.
Valentino
Be', ma voi non fate parte dell'umanità.
Teresa
(ridendo) Ah ah!... Questa poi è nuova. (Da un cestino di lavoro, che è presso il sedile, tira fuori della stoffa di poco conto e l'occorrente per cucire.)
(Un silenzio.)
Valentino
(sempre alla sua finestra, carica una pipetta, l'accende, e fuma. Poi, scorgendo qualcuno) Ehi brav'uomo! Chi cercate?
Teresa
Se è qualche seccatore di Stefano, non lo lasciate passare. Non è ora, questa. Intanto, io me la svigno. (In fretta, prima che l'uomo giunga, vorrebbe rimettere la roba nel cestino.)
Valentino
Lasciate lì, ci bado io.
Teresa
(scappa per dietro il villino.)
SCENA II.
VALENTINO, DON FAUSTO.
Don Fausto
(che non ha udito, discende il viale, appoggiandosi al suo bastone, con l'aria autorevole della persona molto panciuta.)
Valentino
(chiama forte:) Brav'uomo!... Signore!... Signore col bastone!
Don Fausto
(ha udito un poco e si volta a destra e a sinistra.)
Valentino
Qui! qui! Alzate la testa.
Don Fausto
(finalmente alza la testa.)
Valentino
Oh! Don Fausto! Che venite a fare in questi paraggi? Aspettate: scendo subito. (Dopo un istante, ricomparisce dal fondo.)
Don Fausto
Guarda, guarda! Siete proprio voi! M'era parso e non m'era parso. Di giù, non vi vedevo le spalle. Io vi conosco meglio di spalle che di faccia.
Valentino
Io, invece, vi conosco da tutti i lati.
Don Fausto
Come siete capitato qui?
Valentino
Ma io non ci sono mica capitato: io ci sto sempre. Sono impiegato presso Stefano Baldi. Sono il suo segretario, il suo maggiordomo, il suo copista, il suo galoppino.... È vero che, in sostanza, non faccio mai niente, ma poichè egli mi fa mangiare, mi fa dormire, mi fa fumare e mi fa prendere aria, io ci resto volentieri. Non è poi scritto che si debba a forza lavorare. (Comicamente) Soltanto voi vi eravate fitto in mente di non pagarmi se non a condizione ch'io lavorassi. E una persona come me avrebbe dovuto fare il contabile nella vostra meschina fabbrica di saponi?... Vedete quella finestra dove sono quelle rose?... È la finestra della mia stanza, e lì... me la godo! Quando siete giunto, vi ho guardato dall'alto in basso. Caro don Fausto, voi non potrete mai immaginare fino a che punto io me ne infischi di voi.
Don Fausto
... Io non ho udito quasi nulla del vostro discorso. Fatemi il favore: passate alla mia sinistra. Con l'orecchio destro non ci sento più.
Valentino
(passando alla sinistra di don Fausto) E io dovevo sapere che avete perduto un orecchio?
Don Fausto
Mi meraviglio. Tutti sanno dell'avaria che ho sofferta.
Valentino
Ma perchè? Siete stato dichiarato monumento nazionale?
Don Fausto
Monumento nazionale un corno! Tutti furono edotti di quel che mi accadde, perchè io misi un comunicato nei giornali.
Valentino
Un comunicato nei giornali?
Don Fausto
Contro il dottore specialista che mi aveva rovinato l'orecchio.
Valentino
In onor del vero, vendicativo siete stato sempre.
Don Fausto
Ah sempre! Questo sì. Canagliate io non ne voglio. Dunque, ripetetemi tutto quello che mi avete detto.
Valentino
Ma io non ricomincerò certo da capo. Il succo è che io sono impiegato presso Stefano Baldi.
Don Fausto
(mettendogli una mano sulla spalla) Forse, potreste essere l'uomo che mi ci vuole. Avete influenza su questa bestia rara?
Valentino
Bestia rara siete voi.
Don Fausto
Insomma, avete influenza su questo sedicente poeta?
Valentino
Se non ritirate il «sedicente», non possiamo andare avanti.
Don Fausto
Ritiro il «sedicente».
Valentino
Tutte le persone che campano a spese di qualcuno hanno un po' d'influenza sul medesimo. Io, poi, oltre a campare a spese di Stefano, gli sono anche parente. Sissignore! Discendiamo dallo stesso ceppo.
Don Fausto
Valentino
(contraffacendolo) «Da Adamo ed Eva!» (Carezzandogli il mento) Quanto siete grazioso!
Don Fausto
Giù le mani!
Valentino
Gli sono cugino in terzo grado, e cavatevi il cappello!
Don Fausto
Io me lo caverò se riescirete a farmi dare le mille e settecento lire che mi deve.
Valentino
Stefano ha preso da voi mille e settecento lire di saponi?!
Don Fausto
Ma che saponi! Sono cinque anni che ho smessa la fabbrica perchè insieme con mio cognato — quello che perdette il posto al Museo — aprii in via Costantinopoli un magazzino d'antichità. Neppure questo sapete?
Valentino
Chi volete che si dia la pena di parlarmi di voi?!
Don Fausto
Io misi un comunicato nei giornali.
Valentino
Un altro!
Don Fausto
Che c'è di straordinario? Per questo ci sono i giornali: per metterci i comunicati.
Valentino
Bel concetto che avete del giornalismo!
Don Fausto
Valentino
Veniamo al fatto.
Don Fausto
La bellezza di otto mesi fa, il vostro signor cugino in terzo grado prese da noi una cornice e due sedie.
Valentino
Una cornice e due sedie, mille settecento lire?!
Don Fausto
La cornice, settecento; e le sedie, cinquecento ognuna.
Valentino
Dio sa quante volte mi sarò seduto su cinquecento lire e non me ne sono mai accorto!
Don Fausto
Gli avrò scritto più di venti lettere.
Valentino
E lui?
Don Fausto
Lui, niente! Come se non ne avesse ricevuta nemmeno mezza.
Valentino
(cacciandosi in tasca la pipetta spenta) Non ci badate: è un po' distratto.
Don Fausto
(scaldandosi) Un po' distratto?
Valentino
Del resto, la distrazione, si sa, è la malattia di tutti i poeti.
Don Fausto
(alzando la voce) Ma lo guarisco io di questa malattia!
Valentino
(toccandogli la pancia come si fa carezzando un cavallo) Buono, buono, don Fausto!
Don Fausto
Giù le mani!
Valentino
Uno di questi giorni, gli parlo io.
Don Fausto
Oggi ho delle scadenze e mi necessita il contante per fare onore alla mia firma. Per mezzogiorno al più tardi, il mio conto dev'essere saldato.
Valentino
Per mezzogiorno, è un po' difficile. Questa è l'ora in cui Stefano è chiuso nel suo studio, e guai a disturbarlo!...
Don Fausto
Chiuso o non chiuso, se fra un'ora non sono soddisfatto, mando al vostro signor parente uno sveglierino per atto d'usciere e metto....
Valentino
(continuando subito) Un comunicato nei giornali.
Don Fausto
(fermamente) Nè più nè meno.
Valentino
Così Stefano vi risponderà in versi.
Don Fausto
E io lo chiamerò imbroglione in prosa.
Valentino
Ma, dico: che modo di parlare è questo?!
Don Fausto
E voi perchè mi stuzzicate?
SCENA III.
DON FAUSTO, VALENTINO, TERESA.
Teresa
(venendo dal fondo) Che c'è, che c'è, Valentino?
Valentino
(a Don Fausto) Questa è sua moglie. Fate il gentiluomo con lei. (A Teresa) Non c'è niente, signora Teresa. Niente di serio. C'è soltanto il signor Fausto Cantajello, qui presente, il quale avrebbe un conticino di mille e settecento lire da farsi saldare. Una cornice e due sedie.
Don Fausto
Due sedie a bracciuoli, Errico Quarto puro....
Valentino
(a Teresa) Devono essere quei due seggioloni con quella spalliera... (fa dei gesti descrittivi.)
Don Fausto
A servirvi. Su quei due seggioloni pare certo sia stato seduto Errico Quarto in persona.
Valentino
E diamine! (Gesto analogo) Se ne vede ancora l'impronta.
Don Fausto
La cornice, poi, ha contenuto il primo ritratto a olio di Napoleone I.
Valentino
Ho capito: è per questo che Stefano ci ha messo il ritratto suo.
Teresa
(che si trova alla destra di don Fausto) Sì, ma io non credo che per oggi mio marito abbia disponibile questa somma. Dovreste avere la bontà di pazientare.
Don Fausto
(che ha udito poco, — a Valentino) Dovrei avere la bontà... di che?
Valentino
A sinistra, a sinistra, signora Teresa.
Teresa
A sinistra!?...
Valentino
A destra è sordo. Parlategli a sinistra.
Teresa
(passando alla sinistra di don Fausto) Dicevo che dovreste avere la bontà di pazientare.
Don Fausto
Ah no, signora mia. Ho già spiegato al cugino in terzo grado di vostro marito le ragioni per cui non posso più pazientare.
Teresa
(deviando involontariamente) Valentino!
Valentino
(accostandosi con zelo) Comandate.
Teresa
(piano) Lo sapete che Stefano non vuole che vi si conosca come suo cugino....
Valentino
È vero, sì, ogni tanto me ne dimentico.
Teresa
(affettuosamente) Ha i suoi principii.... Dobbiamo rispettarli....
Don Fausto
Dunque, signora, che si decide?
Teresa
Che volete che vi dica?... Io non ho l'abitudine d'incomodare mio marito per simili faccende. E oggi, meno che mai. Tutt'al più, quando saprò che ha dei quattrini....
Don Fausto
Quando saprete che ha dei quattrini, cara signora, sarà troppo tardi. Per fortuna, (cavando una carta da una tasca) il conticino è firmato da vostro marito a mo' di obbligazione. Ecco qua. (Lo mostra) Il termine è trascorso da un pezzo; e quindi io ricorro ai ferri corti.
Valentino
Intimazione per atto d'usciere e pubblica denunzia nei giornali della città.
Teresa
(spaventata) Dio mio! Che dite mai!?
Don Fausto
D'altronde, io ragiono così, cara signora: chi possiede un villino a Posillipo, costruito, per giunta, a bella posta con parecchie decine di migliaia di lire, e va in carrozza invece d'andare in tram o a piedi come vado io....
Valentino
(interrompendolo) Poveretto! Con quella pancia!
Don Fausto
(inalberandosi) Con questa pancia vado a piedi, e ci vado a fronte alta. Ciò che mi stupisce è che il signor Stefano Baldi....
Valentino
... vada in carrozza a fronte bassa.
Don Fausto
A fronte bassa dovrebbe andarci, visto che non mantiene i suoi impegni!
Teresa
Ma, signore, voi vi permettete di dire delle enormità!
Don Fausto
A me non piace di offendere nessuno; ma se mi si tocca in quel poco che ho fatto coi miei sudori, non transigo.
Valentino
La cornice di Napoleone l'avete fatta con i vostri sudori?!
Don Fausto
Valentino
E allora è un altro paio di maniche!
Don Fausto
Breve breve, signora mia. I tempi sono tristi. Con l'abbondanza di antichità che c'è sulla piazza e con la moda dello stile libertino, io a stento mi tengo a galla. C'è qualcuno che gioca a farmi affogare? E io lo tiro giù con me, e ci si affoga insieme. Quando vostro marito, dopo otto mesi di preghiere, non si fa vivo, male parole, saette, uscieri, comunicati, scandali, senza misericordia!
Teresa
(tremando) No, per carità! Piuttosto... sentite... sentite, signore: cercherò di provvedere io.
Don Fausto
Un'ora di tempo avete.
Teresa
Valentino mio, soltanto voi potete aiutarmi.
Valentino
Per voi, qualunque cosa, signora Teresa; ma io non so veramente...
Teresa
Conoscete qualche agenzia di pegnorazione?
Valentino
(con prosopopea faceta) Vi prego di credere che io le conosco tutte!
Teresa
Forse, però, qui, a Posillipo, non ce ne sono.
Valentino
V'ingannate. In queste aure balsamiche esse fioriscono benissimo.
Teresa
E dite: dagli orecchini che porto quanto si potrebbe ricavare?
Valentino
Teresa
È la sola risorsa che ho.
Valentino
Ecco poi un altruismo che mi urta i nervi.
Don Fausto
(s'accorge che l'affare è in via di soluzione e si apparta per dar loro agio di confabulare liberamente.)
Valentino
(osservando gli orecchini) Si arriverebbe appena alle mille e cento, alle mille e duecento...
Teresa
Altre centodieci lire le ho di economie....
Valentino
E ne mancano ancora parecchie!
Teresa
(animandosi) Un'idea!... Me le faccio prestare dalla zia Matilde. Sì, sì! E andrete proprio voi a chiedergliele da parte mia. Le siete molto simpatico e non si negherà.
Valentino
E voi credete che per le mie attrattive la zia Matilde vi aprirà la sua borsa?
Teresa
È stata sempre affettuosa con me. Mi ha fatto da mamma quando sono rimasta orfana.
Valentino
E ha sperperato quel poco che avevate di vostro.
Teresa
Per la mia educazione.
Valentino
Già, voi siete d'una buona fede meravigliosa...
Teresa
Insomma, Valentino, non divaghiamo adesso. La presenza di quell'uomo mi agghiaccia il sangue nelle vene. Sbrighiamoci. Prima di tutto, gli orecchini. (Se li toglie e glieli consegna.) Le cento e dieci lire sono queste. (Le prende da un portafogli che ha in petto.) Le avevo raggranellate per fare una bella sorpresina a Stefano; mah!.. pazienza! (Le unisce agli orecchini.)
Don Fausto
(guarda con la coda dell'occhio.)
Valentino
(intascando tutto) E per il resto, speriamo nel miracolo della zia.
Teresa
Madonna santa, con la vostra diffidenza mi scoraggiate!
Valentino
Perchè diffidenza? Ho detto: «speriamo». (A don Fausto, con un cenno della mano) A voi! Accidente d'un antiquario! Venite con me.
Don Fausto
(gli si accosta offrendo l'orecchio sinistro.)
Valentino
Vi pagheremo.
Don Fausto
Sono a voi. (A Teresa, cavandosi il cappello) Tanti complimenti.
Teresa
Buon giorno, signore.
Valentino
Per questa volta, farete riposare i giornali e l'usciere, caro il nostro Don Fausto.
Don Fausto
Non lo giurerei ancora.
Valentino
(sbadatamente, se lo prende a braccetto dal lato destro) Siete un animale! (Si avviano per il viale.)
Don Fausto
(che non ha udito) Sono... che cosa?
Valentino
(passando subito alla sinistra di lui e riprendendoselo a braccetto) Siete un animale!
Don Fausto
Mi pare che per dirmi questo potevate restare a destra.
Valentino
(allontanandosi con lui) No! a sinistra, mio diletto amico! A sinistra! (Spariscono.)
Teresa
(cercando di farsi sentire pur moderando la voce) Tornate presto, Valentino. Sono sulla corda.
La voce di Valentino
Teresa
La zia è qui presso. E poi, un po' di sveltezza!
La voce di Valentino
(che s'allontana) A sinistra, caro il mio bestione!
Teresa
(tuttora pensosa per questo incidente, siede sul sedile di legno e sospira, preparandosi pazientemente ad agucchiare.)
SCENA IV.
TERESA e STEFANO.
Stefano
(facendo capolino dall'uscio che era chiuso) Teresa!
Teresa
(con un lieve sussulto) Stefano?
Stefano
Ho sentito un borbottìo... un vocìo...
Teresa
Ah sì... era Valentino che parlava animatamente con un uomo...
Stefano
Con chi parlava?
Teresa
... Con un suo amico, credo.
Stefano
Valentino potrebbe fare a meno di ricevere i suoi amici in casa mia. Sono quasi sempre degli straccioni. T'incarico di dirgli, senza mitigare, che io non voglio.
Teresa
Glie lo dirò.
Stefano
(s'avvicina a Teresa e con una certa vanità dissimulata le mette sotto il naso una busta aperta che ha tra mano.)
Teresa
Che profumo!
Stefano
È una lettera della principessa Heller.
Teresa
Chi è la principessa Heller?
Stefano
Tu non sai mai nulla di ciò che accade fuori del tuo guscio. La principessa Heller è una gran dama, che s'è stabilita a Napoli da qualche anno ed è già rinomatissima perchè ha il salone più fiorente, più elegante e più intellettuale.
Teresa
Che potevo saperne, io? (Intenta al lavoro) Se qualche volta tu mi avessi parlato di lei....
Stefano
Io, personalmente, non l'ho conosciuta che ieri, nello studio del pittore Ferrantino, che lei era andata a visitare.
Teresa
(semplice) Ieri l'hai conosciuta e oggi ricevi una sua lettera?
Stefano
Mi scrive per invitarmi a frequentare il suo salone.
Teresa
(sincerissima) Mi fa piacere. Questo potrà giovarti molto.
Stefano
(con una punta di risentimento) Ti prego di credere che gioverà molto a lei.
Teresa
(mortificata) Io dicevo che potrà giovarti perchè... ti divertirai un poco, ti distrarrai...
Stefano
(con buonumore) Non cercar di rimediare, sai, che è peggio. Hai fatta una gaffe e non parliamone altro. Tanto, ne fai per lo meno cinquanta al giorno: mi ci sono abituato.
Teresa
(con rammarico) Poi finirai con l'esserne stufo.
Stefano
Ma no, non temere. Come moglie, va bene. (Graziosamente) Mi sei sempre piaciuta così.
Teresa
Davvero?
Stefano
Davvero.
Teresa
(ha un'espressione d'ingenua fierezza.)
Stefano
(sedendole accanto con un'affettuosità lievemente sensuale) Dimmi un po', mogliettina: cosa lavori di bello?
Teresa
Dei grembiuli.
Stefano
Per la cameriera?
Teresa
Per me.
Stefano
Per te!?
Teresa
Sì, perchè quando si è in faccende per la casa...
Stefano
Ma questo è ciò che io non approvo. Abbiamo un segretario, una cameriera, un servo, un cocchiere, un cuoco....
Teresa
Quanti più sono, meno c'è da fidarsi. E, anzi, proprio quel cuoco si dà un'importanza insopportabile! Stamane — per raccontarne una — io sono andata in cucina a controllare il peso della frutta comperata per la colezione, e lui....
Stefano
(mettendole una mano sulla bocca) No, Teresa! Le gesta del cuoco poi no!
Teresa
Me l'hai nominato tu, altrimenti non te ne avrei detto nulla. Ti parlo mai di qualche cosa se non cominci a parlarne tu?
Stefano
(torturandole un po' il collo carezzosamente) Ma che sciocchina che sei!
Teresa
(ridendo con bonarietà) E che posso farci io?
Stefano
Non capisci nemmeno che in questo momento vorrei che tu smettessi di lavorare.
Teresa
Subito, amor mio! (Ripone immediatamente nel cestino la stoffa, l'ago, le forbici.) Tu, intanto, hai lavorato finora.
Stefano
Con qualche differenza, se non ti dispiace.
Teresa
Hai lavorato bene?
Stefano
Ahimè, no! Per ora, sono condannato a un lavoro di transazione che non mi piglia tutto. I bisogni quotidiani mi ci costringono per l'insufficienza del mio patrimonio assottigliato, e io ne soffro, ne soffro... Ma così non potrà durare a lungo. No, no! Io sento già che l'angusto involucro della vita pratica e gretta si sfascia sotto le pulsazioni violente della mia forza. E scriverò appunto il Poema della forza. Perdio! Sarà un'opera di battaglia contro gli esseri inferiori, contro i deboli, contro i vili, contro gl'inutili, contro gli sciocchi....
Teresa
Stefano
(interrompendo il suo volo lirico e sorridendo) Naturalmente!
Teresa
E che me ne importa che scrivi contro di me? Sempre mio marito sei.
Stefano
(celiando) E che vuol dire?
Teresa
Vuol dire che sei tutto mio.
Stefano
Domando scusa: tutto, no.
Teresa
Però, iersera, quando stavi per prendere sonno, con la testa appoggiata alla mia spalla, non dicevi così.
Stefano
Se stavo per prendere sonno, non sapevo quel che mi dicessi.
Teresa
Sì che lo sapevi.
Stefano
Mi pare che diventi pretensiosetta!
Teresa
Io?
Stefano
(facendosi abbastanza serio) E questo non mi garba.
Teresa
Ricordavo una tua espressione tanto cara!
Stefano
L'unico mezzo per farmene pentire.
Teresa
(dolorosamente colpita, con mitezza) Stefano!
Stefano
O i grembiuli della cameriera e le gesta del cuoco, o le solite melensaggini sentimentali!
Teresa
Ma Stefano!
Stefano
E non allungarmi il muso per giunta. Cos'hai? Ti ho fatto un avvertimento. Me ne vuoi per questo?
Teresa
No. Mai!
Stefano
E allora, su, su, Teresa!
Teresa
(si rianima, suggestionata dall'animazione di lui.)
Stefano
Oggi voglio una giornata tutta bella e benaugurante. L'ho desiderata sin da stanotte, dopo che un sogno di terrore mi ha bruscamente destato; e al mio desiderio già sono stati docili il sole e il mare. L'uno difatti mi largisce oggi tutti quanti i suoi raggi, e l'altro non minaccia, non rumoreggia e non mormora neppure la nenia dei suoi riposi malinconici. Tace in un sorriso di bellezza infinita e in questo sorriso la sua immensità non ha più insidie e mi chiama col dolce silenzio d'un'amante! (Festoso, vibrante, prendendola per una mano e conducendola verso il mare) Vieni, vieni, Teresa! Vieni a vedere, vieni a sentire com'è grande e com'è tranquillo! (Presso il parapetto) Di': lo ami tu il mare, Teresa?
Teresa
Molto lo amo! (Si affaccia. — Le sue parole hanno una soavità concentrata e infantile.) Vedi la tinta smeraldina che ha l'acqua in questa minuscola insenatura!... E com'è limpida!... Mi piacerebbe di tuffarmici e andare diritta in fondo, sino a toccare l'arena con la mano!
Stefano
(scultorio e altisonante) Io, invece, vorrei, con una vela prodigiosa, solcare in un attimo solo tutta questa superficie sin dove arriva lo sguardo!
SCENA V.
TERESA, STEFANO, il VECCHIO MENDICANTE e la sua VECCHIA MOGLIE.
La voce del Vecchio
Chiudi gli occhi — sopra il mare.
Apri gli occhi — sulla terra.
Sulla terra — non far guerra:
guarda attorno — notte e giorno.
Stefano
(a Teresa) Chi è che verseggia in così buffa maniera?
Teresa
È un vecchio mendicante che viene due o tre volte al mese. Dice dei versetti per meritarsi l'elemosina.
Stefano
Io non l'ho mai visto.
Teresa
Per evitarti la noia, Valentino ed io lo mettiamo sempre in fuga prima che tu sopraggiunga.
La voce del Vecchio
Fate la carità a un povero vecchio marinaio!
Senza barca — e senza rete
muore di fame — muore di sete.
Teresa
(andando verso il viale — al mendicante che non è ancora comparso) No, no, buon vecchio! Oggi, no!
Stefano
Perchè?... Fammi fare la conoscenza di questo bel tipo.
Teresa
Ah, sì?... (richiamando il vecchio anche col gesto) Puoi avvicinarti, sai! Puoi avvicinarti. Non aver paura!
Stefano
(raggiungendo Teresa) E quella vecchietta?
Teresa
È sua moglie. Non si distacca mai da lui!
(Arriva la coppia. Egli è nonagenario. Rugoso, curvo, lento, ma relativamente forte. Ha i piedi scalzi, grossi, piatti, nodosi. Indossa una giacca fatta di brandelli. Al collo nudo, porta un nastrino dal quale pende una borsetta votiva con l'immagine di Santa Lucia. In testa, porta un lungo berrettone di lana color tabacco, che, senza visiera, floscio, con la punta cascante sin quasi sulla spalla, ricorda l'origine marinaresca di lui. Agli orecchi porta gli orecchini, che sono due semplici cerchietti dorati. La Vecchia che lo accompagna è anche più rattrappita, più disseccata ed è molto meno vegeta. La veste logora covre un compassionevole rudero umano.)
Il Vecchio
Buongiorno a lor signori.
La Vecchia
(agitando le mascelle sdentate) Buon giorno all'eccellenze vostre.
Stefano
(sedendo sull'alto dei gradini) Vieni avanti, vieni avanti, gagliardo menestrello!... Chi ti ha insegnato a comporre questi bei versi?
Il Vecchio
(con gaiezza) Eh eh!... La fame. Sono chiacchiere che vendo per dar pane a me e alla mia vecchia.
Stefano
Sicchè, tu con la poesia te la cavi? Quanto ti frutta al giorno? Sentiamo.
Il Vecchio
Non mi lamento. Sapete come dico, io?
«A chi ha cento, io cerco tre...
Tutto a voi e... un poco a me».
Stefano
E prima d'essere poeta e mendicante, eri marinaio?
Il Vecchio
Il pescatore facevo.
Stefano
E perchè abbandonasti il mestiere? Forse per qualche mal'azione che ti commise il mare?
Il Vecchio
Nossignore. Fu la vecchiaia. (Indicando il mare) Quello lì male azioni non ne fa a nessuno.
Sopra il mare — non guardare:
chiudi gli occhi — e poi cammina.
C'è un'amica — a te vicina.
Chiudi gli occhi — e poi cammina.
Stefano
E chi sarebbe quest'amica che si trova a mare?
Il Vecchio
Sono chiacchiere, capite?
Stefano
L'amica, dunque, non c'è?
Il Vecchio
Come non c'è?!... È la morte.
Stefano
Il Vecchio
Sissignore. (Dolcemente) Perchè è Dio che ce la manda.
Teresa
Caro!
Stefano
(alzandosi) Va là! Sei ancora un codino? (Umoristicamente) Ciò non ostante, io compenserò la tua opera poetica. Vuoi del denaro?... Molto denaro? (Mettendogli a un tratto nella mano una gran quantità di soldi) Prendi.
Il Vecchio
(meravigliato e giubilante) Benedetto!... Benedetto!...
La Vecchia
(con espansione) Benedetto!
Teresa
Da me, solamente un soldo, perchè... non sono ricca come lui. (Lo cava da una tasca e lo dà al mendicante.)
Il Vecchio
(con commossa umiltà) Eh! ma questa è un'elemosina che non manca mai. (Rivolgendosi vivamente alla compagna) Forza alle mani, vecchia! (Sollevando poi i piedi con pesantezza senile, abbozza una specie di danza sulla cantilena che brontola:)
llà, llà llà,
llà, llà, llà....
La Vecchia
(movendo il capo e battendo le mani, gli dà il tempo.)
Stefano
Cos'è?
Teresa
Poveretti! È la solita ballatina di ringraziamento. (Ai due vecchi) Basta, basta, adesso!
Stefano
(scoppiando a ridere) No... no... Lasciali fare. Sono così ridicoli!...
Teresa
(senza dargli retta) Basta, vi dico!
(I due Vecchi obbediscono. Il balletto e la cantilena cessano, mentre arrivano le grida giocose di Valentino.)
SCENA VI.
STEFANO, TERESA, il VECCHIO, la VECCHIA e VALENTINO.
La voce di Valentino
Vittoria, vittoria, signora Teresa! Vittoria!
Teresa
(ha un soprassalto di gioia, ma subito si reprime e si turba per l'imprudenza di Valentino.)
Stefano
Ma è Valentino che strepita così?
Valentino
Vittoria! Vittoria! (Giunge precipitosamente tutto scalmanato e, vedendo Stefano, si ferma, comprende d'aver fatto male a gridare, s'imbarazza.)
(Un breve silenzio.)
Stefano
(a Valentino) E poi?... Ci dirai qual'è l'azione eroica che hai compiuta.
Teresa
(alle spalle di Stefano, fa segno a Valentino di tacere.)
Valentino
(a Stefano) Perchè?... A che proposito?
Stefano
Andavi urlando a squarciagola: «vittoria, vittoria!».
Valentino
Io andavo urlando a squarciagola «vittoria, vittoria»? Ah! è verissimo. Hai ragione. Ero ancora eccitato per i discorsi fatti... con un coso... come si chiama?... con un ex sottufficiale di cavalleria... Un bravissimo giovane... un mio amico intimo....
Stefano
Quello ch'era qui nel parco?
Teresa
(di nuovo, con un cenno raccomanda a Valentino di tacere.)
Valentino
Già, quello ch'era qui.... Avevamo parlato... di prodezze guerresche!
Stefano
Di prodezze guerresche?!
Valentino
Tu mi hai comunicata la passione per le grandi imprese militari, e io non parlo oramai che di armi, di battaglie, di sconfitte, di vittorie...
Stefano
Ma che frottole racconti, Rigoletto in sessantaquattresimo? Ti eserciti nell'arte della buffoneria?
Valentino
Si fa quel che si può per ingraziarci l'animo di Vostra Maestà.
Stefano
Bada però che hai un concorrente. (Indicando il Vecchio) Questo tuo collega pocanzi mi esilarava di più.
Valentino
Collega mio in qualità di pezzente e di buffone, ma in qualità di poeta è collega tuo.
Stefano
(celiando) Non essere impertinente che ti piglio come un agnello e dall'altezza di trenta metri ti mando in acqua a nudrire i pesci cani.
Valentino
(celiando come lui) Chi lo sa! Oggi ho la vena bellicosa e potrebbe accadere invece che io ci mandassi te.
Stefano
(con crescente buonumore) E tu saresti capace di mettere un dito addosso al tuo padrone?!
Valentino
Un dito no, ma tutte e due le mani sì.
Stefano
Ah, canaglia d'un segretario! Pèntiti della tua baldanza!
Valentino
Domani, forse: oggi è impossibile!
Stefano
E aspetta che voglio sperimentare il tuo ribelle ardimento.
Valentino
(atteggiandosi a gladiatore) Sono pronto!
Stefano
(corre in fondo, e siede sul parapetto con le spalle al mare.)
Teresa
Sta attento, Stefano! Che fai?!
Stefano
(piega le braccia con spavalderia comica mista di sincerità) Avanti, millantatore!.. Vieni a mandarmi giù, se ne hai il coraggio!
Valentino
Sei spacciato! (Egli si slancia con apparente energia per continuare il giuoco.)
Teresa
(getta un alto grido di terrore.)
Valentino
(arrestandosi e voltandosi) Signora Teresa?!
Stefano
(correndo a lei) Che è stato?!
Teresa
(tramortita) No... no... Non li fate più questi scherzi. (Sentendosi mancare il respiro e impallidendo) Oh Dio.... Che paura ho avuta!... Che cosa orribile!...
Stefano
Ma sul serio?
Valentino
(desolato) Io vi domando scusa, signora Teresa.... Vi domando mille volte scusa.... (Dandosi un pugno sulla testa) Sono l'ultimo dei cretini, ecco!
Stefano
Ho ragione sì o no di darti della sciocchina?
Teresa
(rivolge a Stefano gli sguardi pieni di tenerezza e si aggrappa a lui allacciandogli strettamente le braccia al collo.)
Valentino
(vedendo la coppia dei mendicanti, lì, stupidamente impalati, si sfoga un po' con loro) Ma, insomma, che state a fare qui? Volete onorarci per tutta la giornata? Volete accomodarvi in salotto? Volete stabilirvi con noi?... Fuori, fuori dai piedi!... Sgombrate! Sgombrate!
(I due mendicanti, senza rispondere nemmeno con un gesto, stringendosi tra loro, conducendosi a vicenda, risalgono il viale e si perdono tra gli alberi.)
Stefano
(a Teresa, carezzandole i capelli) E se io corressi davvero un pericolo, che faresti?
Teresa
Morirei.
Valentino
(discretamente, entra in casa e sparisce.)
Stefano
E, intanto, perchè tremi ancora? Si direbbe che ancora hai paura. E di che, poi...? Sono qui.... Mi abbracci.... Mi tieni....
Teresa
Ho paura di annoiarti.... Ho paura di averti già disturbato con la mia fanciullaggine.
Stefano
(affettuosamente) No, Teresa, questa volta non mi hai disturbato. (Con orgogliosa esultanza) E non mi disturbi mai quando riesci a darmi la misura di quello che valgo, di quello che sono, di quello che posso!...
Teresa
Oh! Stefano! Stefano!... Che buone parole mi hai dette! (Lo bacia in una infrenabile ebrezza di gratitudine.)
Valentino
(ricomparendo dalla sua finestra con la pipetta in bocca e rianimandosi simpaticamente) Ohè, ohè... Che roba è questa?
Stefano
(alzando gli occhi) Ah! sei lì, briccone?
Valentino
Fumo... sugli allori. (E mostra la pipetta.)
Stefano
Giù quella pipa dinanzi al trionfo dell'amore!
Valentino
Giù l'amore innanzi al trionfo della pipa!
Stefano
A tuo marcio dispetto!... (Egli copre di baci la testa di Teresa.)
Valentino
E io vi fulmino con le mie rose! (Gettandole su loro a due, a tre, a quattro, con rapida violenza, come se fossero pietre, si sbraccia e sbraita:) Arrendetevi! Arrendetevi! Arrendetevi!
Teresa e Stefano
(sotto la crescente pioggia dei fiori, ridono, ridono e continuano a baciarsi.)
Valentino
(ridendo anche lui) Arrendetevi!...
(Sipario.)