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La realtà: dramma in 3 atti cover

La realtà: dramma in 3 atti

Chapter 16: ATTO SECONDO
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About This Book

A dramatized portrait of a labor leader who rises to head a workers' federation and to run a cooperative newspaper, following his public triumphs and private bonds with comrades, family, and political allies. The action moves between editorial rooms, assembly halls, and factory settings, exposing tensions between lofty ideals and practical compromises. Through debates, alliances, and personal rivalries among editors, deputies, managers, and workers, the play probes questions of power, loyalty, and the gap between reformist rhetoric and the everyday realities of collective life.

ATTO SECONDO

In casa di Francesco Quarnarolo: salotto interno. La comune in fondo, con anticamera. Pure in fondo, un uscio dal quale si vedrà un altro uscio che mette nella camera di Sofia.

SCENA I.

Marino solo, poi Anna, in fine Sofia.

MARINO

(si avvicina a un uscio, quello della camera di Sofia, poi a un altro uscio di fianco: chiamando) Signorina Sofia! Signorina Sofia!

ANNA

(venendo dalla sua camera: è assai turbata) Sofia sarà nella sua camera.

MARINO

Non ha risposto; non importa. Pregherò lei di dire al signor Francesco che ho veduto il Solaroli e Giordano Candia; vengono subito.

ANNA

(crolla il capo; lo guarda sospirando).

MARINO

(si avvia, poi torna) Se il signor Francesco mi cerca, sono di là. Il Carboni mi ha dato un monte di bozze da correggere: per due giorni sono a posto. Poi, mi dedico al canto.

ANNA

(lo guarda maravigliata)

MARINO

Copio musica. Un maestro russo mi ha dato tutta la sua musica da copiare. Sarò a posto per un'altra settimana; e bene.

ANNA

Guadagna di più?

MARINO

No, di meno: ma ho il vantaggio di non capire ciò che devo copiare. (si avvia).

ANNA

(quando Marino sta per uscire: con dolore) Dica, ma dica lei! non è una grande ingiustizia?

MARINO

Veramente, l'opuscolo «Di chi sarà il domani» è incriminabile dieci volte. Il signor Francesco ha commessa una... diremo, una generosa ingenuità dichiarandosene il solo responsabile. Le leggi ci sono: bisogna bene applicarle, almeno contro gl'ingenui.

ANNA

Ma io!... io!... Che cosa ho fatto io, per avere sempre sospesa sul capo la minaccia di uno sfratto? — E il far chiudere le nostre scuole — le mie scuole! — non è stata un'ingiustizia, un arbitrio?

MARINO

A vero dire, le scuole annesse alla «Lega Femminile» sono sempre state fuor della legge: niente denunce alle autorità scolastiche, niente approvazione di programmi...

ANNA

(interrompendolo) Sa che cosa inventano persino? Che il provveditore ha fatto chiudere le scuole perchè io — la direttrice —, convivo col Quarnarolo. In istrada sono molti che mi voltano le spalle; che fingono di non vedermi per non salutarmi. Sto sempre in casa; ho vergogna a uscire, ho vergogna a farmi vedere. Io, che non ho fatto altro che del bene a tutta questa gente!... E Francesco; il mio Francesco così buono; così generoso!... Ed erano i nostri amici. (piange).

MARINO

L'amicizia è femmina, signora Santer; è debole, è incostante... (guardandola e crollando il capo) il che non vuol dire che anche l'amore resista sempre a certe scosse!