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La signora Morli una e due: Commedia in tre atti cover

La signora Morli una e due: Commedia in tre atti

Chapter 5: ATTO SECONDO
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About This Book

A three-act drama stages confrontations among a middle‑class circle—husband, wife, their son, friends and lawyers—shifting between Florence and Rome as a visiting man unsettles domestic calm and provokes disclosures that complicate a married woman’s public identity. Intense social gatherings and legal surroundings frame tensions about paternity, reputation and generational differences, while youthful irreverence collides with adult decorum. Through ironic situations and escalating revelations the play probes the instability of personal identity, the gap between appearances and inner truth, and the costs borne by those who must negotiate conflicting versions of themselves.

ATTO SECONDO

SCENA

Giardino della villa di Ferrante Morli a Roma. La villa è a sinistra; se ne scorge tra gli alberi la facciata, col portone aperto, a cui si sale per alcuni scalini d’invito, non più di cinque, che man mano si restringono fino alla soglia del portone. A destra è prima il cancello con un magnifico eucaliptus presso uno dei pilastri; poi, fino in fondo, la ringhiera che s’intravede di tra gli alberi, tutta coperta d’edera e di roselline rampicanti. Alberato è anche il fondo della scena, in parte sul davanti praticabile. Tra due alberi, un’altalena. In mezzo qualche tavolino e sedie e sedili da giardino.

Sono passati circa due mesi dal primo atto. È un dolcissimo pomeriggio d’aprile.

Sono in iscena il cameriere Ferdinando, sui cinquanta anni, in marsina, Toto, giovinastro equivoco, che accompagna una Giovane non meno equivoca, in cappellino, la quale viene a profferirsi per governante.

Ferdinando

Per me, se volete, entrate pure (indica il portone della villa). Ce n’è di là altre due che aspettano. (Osserva la giovane) Ma per dir la verità, non mi pare il genere...

Toto

(aggressivo e provocante, facendosi avanti)

Come sarebbe a dire, che non ti pare il genere?

La giovane

(tirandolo indietro, non tanto per metter pace, quanto per far vedere che basta lei sola)

Lascia, Toto; andiamocene. L’avviso del giornale diceva: «Donna eccepibile».

Ferdinando

(correggendo)

Ineccepibile! ineccepibile!

La giovane

E va bene! «Governo casa signore solo».

Ferdinando

Già, ma vedete, qua, propriamente, questa donna non la vorrebbero nè il signore nè il signorino....

La giovane

(interrompendo)

Ah, come? c’è pure il signorino?

Ferdinando

Sì; ma questo per voi non vorrebbe dire, perchè «solo» anche lui. Meglio anzi!

Toto

(c. s.)

Oh! Che discorsi fai? Bada come parli!

Ferdinando

No; faccio per dire adesso!

Toto

(interrompendo, agitando un giornale che tiene in mano aperto)

Ma allora perchè mettono l’avviso sul giornale e fanno incomodare le persone a venire fin qua?

Ferdinando

Abbiate pazienza. Lasciatemi finire. La governante la vorrebbe la signora.

Toto

(subito, scattando)

Che? La signora?

La giovane

(c. s., quasi contemporaneamente)

Senti senti, che scappa fuori adesso anche la signora!

Si sente sonare il campanello del cancello.

Toto

(alla donna, tirandola via con sè)

Vieni via! vieni via!

Ferdinando

(accorrendo verso il cancello)

Un momento.... aspettate un momento....

Ferdinando apre il cancello. Entrano la Vecchia zia, grassa, ciabattona, e la Nipote, sui trent’anni, molto formosa ma finta modesta.

La vecchia zia

È qua che cercano la donna per un signore solo?

Ferdinando

Qua, entrate.

Toto

(subito, alle due nuove arrivate)

Ma non date retta!

La giovane

(sulle mosse d’andar via con Toto)

Questo si chiama ingannare la gente. Dicono «signore solo», e poi viene fuori che c’è pure la signora!

Ferdinando

Ma no!

La vecchia zia

Come? La signora?

La giovane

(rispondendo a Ferdinando)

L’avete detto voi!

Ferdinando

Se non mi lasciate spiegare! — La signora c’è e non c’è.

Toto

E che «solo e solo» allora, me lo dici? se ci ha l’amante che va e viene?

Ferdinando

Ma non è l’amante, è la moglie!

La giovane

La moglie che va e viene?

Ferdinando

È venuta per qualche giorno, e ora se ne riparte.

La vecchia zia

Perchè non sta con lui?

Ferdinando

Sta fuori.

La giovane

(con un riso sguajato)

Ho capito! Ce l’avrà lei allora, l’amante.

La vecchia zia

E come? e lui, il marito?...

Ferdinando

Io non so niente. So che la Signora, prima di partire, vorrebbe lasciar qua per il governo della casa una donna.... ma....

La giovane

(subito, facendogli il verso)

Incepibile! (E scoppia di nuovo a ridere, c. s.)

Ferdinando

Posata.... anziana....

Toto

(afferrando con una mano e tirando a Ferdinando il bavero della marsina)

Per tua regola, quando sull’avviso si mette come ci sta scritto qua.... (s’interrompe e lo guarda negli occhi) Ci siamo intesi! (Poi, subito, rivolgendosi alla giovane e tirandosela via con sè) Andiamo via!

Escono tutt’e due per il cancello.

La vecchia zia

Eh già. Se prima mettono una cosa, e poi ne vien fuori un’altra....

Ferdinando

Ma no! (Piano, con uno sguardo d’intelligenza) Si capisce che cosa cercavano quei due là, lei per un verso e lui per l’altro. Ma voi entrate. La signora starà poco a venire. Voi mi sembrate adatta.

La vecchia zia

Io? Ma che! Non mi metto mica a servizio io....

Ferdinando

(squadrando la nipote)

Ah, è allora per....

La vecchia zia

Per questa mia nipote qua, buona come il pane.

La nipote

(con gli occhi bassi)

Già.... ma se c’è la signora....

Ferdinando

(spazientito)

Oh, insomma, entrate, se volete, e come verrà la signora, ve l’intenderete con lei.

Suona di nuovo il campanello del cancello.

Ferdinando

(accorrendo ad aprire e indicando l’entrata della villa alle due donne)

Di là, di là....

La vecchia zia

(alla nipote)

Vediamo prima che signora è.... (Si dirigono verso il portone aperto della villa, a sinistra, ed escono)

Ferdinando intanto apre il cancello, ed entra l’avvocato Giorgio Armelli: media statura, piuttosto grasso; sessant’anni; capelli bianchi, corti, tagliati rigorosamente a spazzola; viso acceso, occhietti acuti, baffi neri, insegati e ritinti, ritinte anche le sopracciglia; tiene sempre rigida la nuca, come per un torcicollo fisso; è compitissimo, elegantissimo, parla piano, spiccando tutte le sillabe e porgendo quasi a una a una le parole con l’accompagnamento d’un gesto delle dita a chiocciolino.

Ferdinando

Scusi, il signore?

Armelli

Sono l’avvocato Giorgio Armelli. Vengo da Firenze. Vorrei parlare con la signora Lina.

Ferdinando

La signora Lina? Non sta mica qui....

Armelli

Come non sta qui?

Ferdinando

Qui non ci sta nessuna signora Lina.

Armelli

Ma come? Non è la casa del signor Morli, questa?

Ferdinando

Sissignore.

Armelli

E dunque! La signora si chiama Lina.

Ferdinando

No, sa. La signora qua si chiama Eva.

Armelli

Lina! Lina! Volete insegnarlo a me?

Ferdinando

Potrei giurare, signore, d’averla sentita chiamare sempre Eva dal marito.

Armelli

Ah! Ho capito. Perchè veramente.... sì sì.... Evelina, ecco, si chiama Evelina.... Si vede che il marito ne avrà presa la prima parte, e la chiama Eva. Noi a Firenze la chiamiamo signora Lina.

Ferdinando

Scusi; io non sapevo....

Armelli

Chiarito l’equivoco — basta! — E così, dunque?

Ferdinando

Per il momento la signora non è in casa.

Armelli

(meravigliato)

Ah no? E come? Col figlio.... (Rimane in sospeso e costernato)

Ferdinando

(interpretando a suo modo la sospensione)

Sissignore, col figlio e il marito; sono usciti per una passeggiata a cavallo.

Armelli

(strabiliando, a due riprese)

Una passeggiata?... A cavallo?...

Ferdinando

Sissignore.

Armelli

(c. s., a tre riprese)

La signora Lina? A cavallo? E col figlio?

Ferdinando

(col viso di chi non capisce il perchè di tanto stupore risponde naturalmente)

E il marito, sissignore.

Armelli

Ma dunque, perfettamente guarito?

Ferdinando

Scusi, chi, guarito?

Armelli

Come, chi? Il figlio!

Ferdinando

Ma non è stato mai malato, ch’io sappia.

Armelli

(cascando dalle nuvole)

Come come? Non è stato mai malato, il figlio? anzi, gravissimo? quasi per morire?

Ferdinando

Da che ci sto io, no, signore; e sono a momenti due mesi. Vispo come un grillo.

Armelli

Ah, ma dunque?... Dio mio.... Arrivò, otto giorni or sono, a Firenze un telegramma che dava il figlio quasi per ispacciato dai medici; per cui la madre è accorsa qua.... — E noi che s’è stati in tanta costernazione, senza nessuna risposta ai nostri telegrammi....

Ferdinando

Ah, ecco, per questo! Sissignore: ne sono arrivati tanti, di questi giorni! Un diluvio!

Armelli

Ma sì, Dio mio, costernatissimi! Vi dico che voleva venir con me perfino mia moglie! — Ma allora.... allora hanno fatto finta.... per attirare qui la madre? Non so.... non capisco però, come la signora Lina....

Ferdinando

Eh, caro signore....

Armelli

Indignatissima, mi figuro! Sfido! Se sono scherzi da fare a una madre! (Voltandosi di scatto, come se Ferdinando avesse parlato) Che?

Ferdinando

Mah! Ne combinano! Ne combinano!

Armelli

Padre e figlio?

Ferdinando

Mai fermi un momento!

Armelli

E la signora?

Ferdinando

Eh.... sa, direi che.... anche lei....

Armelli

Ah sì?... Sbalordisco.... Perchè.... (E resta tutt’a un tratto in tronco)

Ferdinando

(per rimediare)

Ma fa piacere, sa, vederli così, sempre allegri....

Armelli

Ah; lo credo, lo credo. — E allora.... allora non dite niente, mi raccomando, di questa mia visita: per non guastar la loro allegria. Corro io, adesso, a spedire un telegramma d’urgenza per tranquillar tutti a Firenze; e ritornerò più tardi per parlare con la signora.

Ferdinando

(esitante)

Non debbo avvertire?...

Armelli

No, no. Anche nel vostro interesse, perchè forse la signora non voleva si sapesse che il figlio non è stato mai malato, essendosi trattenuta qui una settimana....

Ferdinando

Già; ma io non sapevo....

Armelli

(per troncare, accomodante)

Lasciamo le cose come sono; come se io non fossi venuto. Ritornerò più tardi, nuovo di tutto. Fidatevi.

Entra a questo punto dal cancello rimasto aperto la Signora vedova, sui trentacinque anni, in gramaglie.

Signora vedova

Permesso?

Armelli

(avviandosi, a Ferdinando)

Siamo intesi, eh? Addio.

E l’avvocato Giorgio Armelli, salutando Ferdinando con la mano, esce dal cancello.

Ferdinando

(seccatissimo, quasi sgarbato)

Viene per l’avviso del giornale, signora?

Signora vedova

Sono una povera vedova....

Ferdinando

Va bene, scusi. Favorisca dentro (indica il portone della villa). Ce n’è altre quattro che aspettano. Creda che io non ne posso più!

Signora vedova

Ma è solo, veda, per la mia sventura che io....

Ferdinando

(sbrigativo)

Lo credo, lo credo. Parlerà con la signora. S’accomodi di là.

Signora vedova

(si porta invece il fazzoletto listato di nero agli occhi e si mette a piangere con impeto, ma silenziosamente; poi dice)

Da appena un mese....

Ferdinando

(un po’ pentito dello sgarbo usatole)

Il marito?

Signora vedova

Che mi voleva tanto bene!

Ferdinando

Eh, disgrazie.... — Sa però, se lei piange così, signora, non credo che questa sia una casa per lei. Gliel’avverto.

Signora vedova

Ecco, volevo appunto qualche notizia. Il signore è forse vedovo anche lui?

Ferdinando

Che! Ha moglie. Moglie e un figliuolo. Ma la moglie sta a Firenze. (Piano, in confidenza) Sa.... pasticci!

Signora vedova

E che età ha?

Ferdinando

La signora?

Signora vedova

No, lui.

Ferdinando

Mah.... tra i quaranta e i cinquanta....

Signora vedova

Ah, dunque.... ancora....

Ferdinando

Che cosa?

Signora vedova

Non tanto vecchio....

Ferdinando

(che ha capito l’antifona)

Signora, io debbo apparecchiare qua per il thè. (Vengono dal fondo a sinistra le voci e le risate di Ferrante Morli, d’Evelina e di Aldo che ritornano dalla passeggiata a cavallo e sono entrati nel giardino dalla parte della rimessa) Vada, vada. Ecco che giungono. — (Indicando la villa) Di là, dove aspettano le altre....

Ferrante Morli e Aldo, che hanno intrecciato le mani a seggiolino per sorreggervi su Evelina, entrano rumorosamente dal fondo a sinistra, tutti e tre in costume da cavalcare. A Evelina, da tanti anni non più abituata a montare a cavallo, s’è intorpidita una gamba. Ella ha una amazzone nuova, con redingote di panno marrone molto sciallata a un sol bottone, alta fin sopra il ginocchio, calzoncini aderenti di stoffa scozzese, abbottonati da un lato e gambali. Durante la scena seguente Ferdinando uscirà parecchie volte dalla scena e vi rientrerà, sempre attraverso il portone della villa, intento ad apparecchiare in giardino il tavolino per il thè.

Evelina

(sorretta a sedere sulle mani di Ferrante e di Aldo, tenendosi con le braccia appoggiata a entrambi)

Ma no! Giù! Che fate! Giù! giù!

Aldo

No! così, così!

Ferrante

In trionfo! in trionfo!

Evelina

Qua! qua! basta! giù! Fatemi scendere! (Scende e si prova a poggiare in terra il piede)

Ferrante

È passato?

Evelina

(subito)

Ah! (E solleva il piede) No.... Dio! mi formicola.... mi formicola....

Aldo

Siedi; siedi....

Ferrante

No, meglio in piedi.... Così, guarda: alzati, alzati e premi sulla punta dei piedi!

Evelina

Ma no, non posso! non me lo sento più, il piede!

Ferrante

Da’ ascolto a me! Ti reggo io.... (La regge. Evelina prova a rizzarsi sulla punta dei piedi) Così.... così....

Aldo

Ti passa?... ti passa?...

Evelina

(ridendo nervosamente)

Sì.... sì....

Ferrante

Vedi? — Ah, il mio cau-bòi! A che siamo ridotti!

Evelina

Sfido! dopo tant’anni che non monto più a cavallo!

Ferrante

(ad Aldo)

L’avessi vista sul suo «iumper» (pronunziare giùmpeur) Tutt’una con esso! Che salti!

Evelina

Basta, basta! Per carità, basta, Dio mio! Sono come ubriaca.... Basta, di pazzie, ora!

Aldo

Ma che basta!

Evelina

No, no, basta! basta!

Ferrante

Lasciamola dire! Diceva così anche prima! E sai in che modo buffo, venendomi avanti con certi occhi da bambina spaventata e scotendo il dito.... Come dicevi?

Evelina

(ripetendo con grazia fuggevole l’antico modo, quasi bambinesco, ma con l’aria di volerne subito profittare richiamandosi a un proposito serio)

«Non ci faccio più!» — Ah, ma davvero, sai! Ora basta, ora basta: «non ci faccio più» davvero! — E prima di tutto, via quest’abito! (accenna d’avviarsi)

Aldo

(subito, trattenendola)

No, no! Resta così, mammina!

Evelina

(cercando di svincolarsi)

Ma no — via — lasciami!

Aldo

(c. s.)

No, così.... come un maschietto in mezzo a noi....

Evelina

(impostandosi severamente)

Aldo! Impertinente! (Ma come Ferrante scoppia a ridere forte, vedendole assumer quell’aria di severità, subito smettendola e fingendo d’esser seccata) Sì, bravo, ridi....

Ferrante

(seguitando a ridere)

Ma sì, abbi pazienza, Iviù! T’ho visto far con la testa.... (le rifà il gesto con cui ha accompagnato il rimprovero al figlio, come se questo gesto gli ricordasse le mossette di lei per i rimproveri che un tempo soleva rivolgere a lui, ed esclama) Tu non sai come sei tutta, sempre, la stessa!

Evelina

Sfido!

Ferrante

(subito, rifacendole anche il modo con cui ha detto «Sfido!»)

Ecco: «Sfido!» — E l’hai ripetuto già due volte! (Ad Aldo) — Non sapeva far altro che dirmi «Sfido!»

Evelina

(involontariamente, tirata dal discorso, ripete)

Sfido! (ma subito l’avverte e s’arresta: basta questo, per far prorompere naturalmente quei due in una gran risata; e allora subito ella, per ripigliarsi) Sì, sì, perchè prima era lui a farmi commettere tutte le pazzie, e poi aveva il coraggio di farmele notare, sissignori: che erano pazzie! Io allora, mortificata, gli dicevo: — Non lo faremo più! — E lui: — Che? Queste sono niente! Vedrai quelle che faremo domani! — (Abbassa gli occhi e aggiunge) E le facevamo davvero.

Aldo

(dopo averla contemplata un pezzo, beato)

Ma sai che per me sei tutta, tutta nuova, mammina? Io ti sto conoscendo adesso! Non t’ho mai veduta così!

Evelina

(con comico dispetto, facendo gli occhiacci)

Me l’immagino bene, conciata poi in questo modo.... — No, via, lasciate che vada a levarmi di così.... Peccato! Per una volta sola, una spesa così forte.... (Sale i cinque gradini d’invito davanti al portone della villa)

Aldo

(con un sobbalzo)

Che!

Ferrante

(c. s.)

Per una volta sola?

Evelina

Ah sì! Se aspettate di riprendermici un’altra volta!

Ferrante

E il bajo che resta di là?

Evelina

Potete cominciare a rivenderlo.... (Poi con tono d’ammonimento a Ferrante, per richiamarlo alle spese pazze d’una volta, che determinarono la sua rovina) E ti prego.... e ti prego.... (fa per ritirarsi)

Ferdinando

(dal giardino)

Ci sono di là, signora, parecchie donne venute a profferirsi per governanti....

Aldo

(a precipizio, protestando)

Nononononò! Niente, mammina, governanti!

Ferrante

Abbasso le governanti!

Aldo

Non vogliamo saperne!

Ferrante

Muffa! Muffa da signora Lina!

Aldo

Pensieri da mamma Lina! Via! via! via!

Evelina

Ohè, ragazzo! Ma sai che tu m’hai conosciuta sempre da mamma Lina?

Aldo

Eh, scusa, l’ho detto io stesso, or ora.... Ma a Firenze, non qua, mammina! Qua non ci sta mica, di casa, mamma Lina, nè presumerai d’esser quella, ora — vestita così....

Evelina

E perciò vado subito a spogliarmi, e me ne riparto stasera, cari miei! (Scappa via per il portone della villa)

Ferrante

(a Ferdinando, seccato e risoluto)

Vai, vai a cacciar via tutte quelle donne, e senza farle uscire di qua: non voglio neanche vederle!

Ferdinando

Sapesse che roba! (Fa per avviarsi a eseguire l’ordine)

Ferrante

Via! via! (E come Ferdinando esce) Senti, Aldo. Seriamente. Bisogna ch’ella rimanga qui, con noi!

Aldo

(angustiato di quell’aria risoluta del padre, con un sospiro)

Eh....

Ferrante

(con forza)

No. Bisogna! bisogna!

Aldo

Figurati se lo vorrei anch’io! Ma capirai....

Ferrante

(subito, fosco e duro)

Capisco solo una cosa io, adesso: che non posso più tollerare, assolutamente, ch’ella ritorni là. Bisogna impedirglielo a ogni costo!

Aldo

Ammalandomi di colpo per davvero?

Ferrante

(con pronta e aspra severità)

Aldo, t’ho detto «seriamente»!

Aldo

Ma, papà, se dici seriamente....

Ferrante

Seriissimamente!

Aldo

E allora temo, purtroppo, che non verrai a capo di nulla.

Ferrante

Perchè ti sembro fatto soltanto per scherzare, io?

Aldo

No, papà! — Perchè vedo che ti rivolgi a me.

Ferrante

Come a dire, a uno che sa soltanto scherzare?

Aldo

Ma no, Dio mio! Ti parlo anch’io adesso seriamente. Vedo.... vedo con tanta pena, che tu....

Ferrante

(interrompendolo, smaniando)

Non dovevo, non dovevo farla venire! — Ma sei stato anche tu! «Per farle prendere una boccata d’aria!»

Aldo

Eh già.... Per questo soltanto! Credendo che tu, ormai....

Ferrante

Ma non vedi, con l’aria che ha preso, con l’aria che ha respirato subito, di nuovo accanto a me....

Aldo

Già, sì, è un’altra!

Ferrante

Ma che un’altra! L’ho ritrovata, s’è ritrovata lei stessa, subito, tutta, qua — lei, lei — quella che era prima! Pare a te un’altra! Come era parsa a me là, quando la rividi come una mummia.... Fosse venuta quella, mi sarei anch’io divertito «a farle prendere un po’ d’aria!» Ma che! S’è avuta per male, lì per lì, di trovarti qua sano; ha fatto un po’ l’indignata per la crudeltà dello scherzo; se n’è voluta andare prima all’albergo, ma poi, nel vederci andar via mogi mogi, s’è messa a ridere....

Aldo

E io, quando ha riso....

Ferrante

Tu, sì; ma io mi son sentito lacerare tutto, subito, dentro, a quel riso! — Tu non lo sai, come ha riso!

Aldo

Ha riso.... e poi.... ce la siamo portata via.

Ferrante

Ah, caro mio.... Ho riso anch’io, guardandoti, come ti ha guardato lei. Ma poi i nostri occhi si sono incontrati; ed è stato uno sgomento (un attimo!) — Sono sicuro, guarda, che tu come sei ora, cresciuto, un giovanotto, non sei stato più niente per lei; come per me — niente; perchè, per noi, piccolo, così soltanto, potevi essere in quell’attimo, e non questo che sei. Ho visto nel suo sorriso, dopo che mi guardò, quella stessa momentanea freddezza ch’era nel mio, impacciata, come se tu, così grande, non fossi.... non fossi nostro (oh, per un momento, bada!) e noi due, io e lei.... — non so dirtelo — divisi — presenti e divisi — come divisi, sì, in due vite distanti e contemporanee, vere tutt’e due, e vane tutt’e due nello stesso tempo! — Ora, in questi otto giorni, tu l’hai vista: quella che è stata per tant’anni la tua mamma là, è sparita. Qua è vera quella che conosco io. E questa è mia, è mia; dev’esser mia; non può più ritornare là!

Aldo

(quasi sgomento)

Ma papà, tu così....

Ferrante

(forte, non ammettendo repliche)

Non posso più tollerarlo!

Aldo

Già; ma vuoi....

Ferrante

(pronto, interrompendo c. s.)

Che rimanga qui assolutamente!

Aldo

E l’altra?

Ferrante

(stordito dalla subita e placida domanda del figlio, che lo arresta)

Che altra?

Aldo

Quella di là! Come la conoscevo io; come la conoscono tutti gli altri, là.... È vera anche quella, sai, papà!

Ferrante

(c. s.)

Come, vera? No! Ormai no! Non può, non deve più esser quella!

Aldo

E come, papà, se ha pure quell’altra sua vita, là, che tu non puoi cancellare?

Ferrante

(scrollando furiosamente le spalle)

Ma che vita! che vita!

Aldo

Bene o male. Quella che è. Come ha potuto fargliela quel....

Ferrante

(subito, voltandosi di scatto, furibondo)

Non me lo nominare!

Aldo

Oh, papà: un uomo che s’è fumato tutto da sè, piano piano, come un sigaro dolce. È rimasto intero, ma di cenere; che guaj se lo scrolli un po’ o se ci soffi sopra, appena appena!

Ferrante

Ah, se lo scrollo! Lo scrollo! lo scrollo! — Ci soffio! ci soffio! (E si mette a passeggiare sulle furie)

Aldo

(quasi tra sè)

Sarà un bel guajo....

Ferrante

(vedendolo, si ferma un po’, per poi riprendere a passeggiare)

Sì; contentati di dire così, tu, e basta....

Aldo

Ma che vuoi che ci faccia io?... Non ci ho mica colpa io, papà....

Ferrante

Lo so! Ma è tempo, sai, che lei su, la signora, cominci, cominci a riconoscere che la colpa fu anche sua, sua, allora!

Aldo

Ma no, papà, io dico colpa, se lei se ne vuol ripartire. Ti rivolgi a me. Io ho potuto farla venire, e avrò fatto male; ho fatto male certamente. Non posso mica trattenerla....