ATTO SECONDO
SCENA
Giardino della villa di Ferrante Morli a Roma. La villa è a sinistra; se ne scorge tra gli alberi la facciata, col portone aperto, a cui si sale per alcuni scalini d’invito, non più di cinque, che man mano si restringono fino alla soglia del portone. A destra è prima il cancello con un magnifico eucaliptus presso uno dei pilastri; poi, fino in fondo, la ringhiera che s’intravede di tra gli alberi, tutta coperta d’edera e di roselline rampicanti. Alberato è anche il fondo della scena, in parte sul davanti praticabile. Tra due alberi, un’altalena. In mezzo qualche tavolino e sedie e sedili da giardino.
Sono passati circa due mesi dal primo atto. È un dolcissimo pomeriggio d’aprile.
Sono in iscena il cameriere Ferdinando, sui cinquanta anni, in marsina, Toto, giovinastro equivoco, che accompagna una Giovane non meno equivoca, in cappellino, la quale viene a profferirsi per governante.
Ferdinando
Per me, se volete, entrate pure (indica il portone della villa). Ce n’è di là altre due che aspettano. (Osserva la giovane) Ma per dir la verità, non mi pare il genere...
Toto
(aggressivo e provocante, facendosi avanti)
Come sarebbe a dire, che non ti pare il genere?
La giovane
(tirandolo indietro, non tanto per metter pace, quanto per far vedere che basta lei sola)
Lascia, Toto; andiamocene. L’avviso del giornale diceva: «Donna eccepibile».
Ferdinando
(correggendo)
Ineccepibile! ineccepibile!
La giovane
E va bene! «Governo casa signore solo».
Ferdinando
Già, ma vedete, qua, propriamente, questa donna non la vorrebbero nè il signore nè il signorino....
La giovane
(interrompendo)
Ah, come? c’è pure il signorino?
Ferdinando
Sì; ma questo per voi non vorrebbe dire, perchè «solo» anche lui. Meglio anzi!
Toto
(c. s.)
Oh! Che discorsi fai? Bada come parli!
Ferdinando
No; faccio per dire adesso!
Toto
(interrompendo, agitando un giornale che tiene in mano aperto)
Ma allora perchè mettono l’avviso sul giornale e fanno incomodare le persone a venire fin qua?
Ferdinando
Abbiate pazienza. Lasciatemi finire. La governante la vorrebbe la signora.
Toto
(subito, scattando)
Che? La signora?
La giovane
(c. s., quasi contemporaneamente)
Senti senti, che scappa fuori adesso anche la signora!
Si sente sonare il campanello del cancello.
Toto
(alla donna, tirandola via con sè)
Vieni via! vieni via!
Ferdinando
(accorrendo verso il cancello)
Un momento.... aspettate un momento....
Ferdinando apre il cancello. Entrano la Vecchia zia, grassa, ciabattona, e la Nipote, sui trent’anni, molto formosa ma finta modesta.
La vecchia zia
È qua che cercano la donna per un signore solo?
Ferdinando
Qua, entrate.
Toto
(subito, alle due nuove arrivate)
Ma non date retta!
La giovane
(sulle mosse d’andar via con Toto)
Questo si chiama ingannare la gente. Dicono «signore solo», e poi viene fuori che c’è pure la signora!
Ferdinando
Ma no!
La vecchia zia
Come? La signora?
La giovane
(rispondendo a Ferdinando)
L’avete detto voi!
Ferdinando
Se non mi lasciate spiegare! — La signora c’è e non c’è.
Toto
E che «solo e solo» allora, me lo dici? se ci ha l’amante che va e viene?
Ferdinando
Ma non è l’amante, è la moglie!
La giovane
La moglie che va e viene?
Ferdinando
È venuta per qualche giorno, e ora se ne riparte.
La vecchia zia
Perchè non sta con lui?
Ferdinando
Sta fuori.
La giovane
(con un riso sguajato)
Ho capito! Ce l’avrà lei allora, l’amante.
La vecchia zia
E come? e lui, il marito?...
Ferdinando
Io non so niente. So che la Signora, prima di partire, vorrebbe lasciar qua per il governo della casa una donna.... ma....
La giovane
(subito, facendogli il verso)
Incepibile! (E scoppia di nuovo a ridere, c. s.)
Ferdinando
Posata.... anziana....
Toto
(afferrando con una mano e tirando a Ferdinando il bavero della marsina)
Per tua regola, quando sull’avviso si mette come ci sta scritto qua.... (s’interrompe e lo guarda negli occhi) Ci siamo intesi! (Poi, subito, rivolgendosi alla giovane e tirandosela via con sè) Andiamo via!
Escono tutt’e due per il cancello.
La vecchia zia
Eh già. Se prima mettono una cosa, e poi ne vien fuori un’altra....
Ferdinando
Ma no! (Piano, con uno sguardo d’intelligenza) Si capisce che cosa cercavano quei due là, lei per un verso e lui per l’altro. Ma voi entrate. La signora starà poco a venire. Voi mi sembrate adatta.
La vecchia zia
Io? Ma che! Non mi metto mica a servizio io....
Ferdinando
(squadrando la nipote)
Ah, è allora per....
La vecchia zia
Per questa mia nipote qua, buona come il pane.
La nipote
(con gli occhi bassi)
Già.... ma se c’è la signora....
Ferdinando
(spazientito)
Oh, insomma, entrate, se volete, e come verrà la signora, ve l’intenderete con lei.
Suona di nuovo il campanello del cancello.
Ferdinando
(accorrendo ad aprire e indicando l’entrata della villa alle due donne)
Di là, di là....
La vecchia zia
(alla nipote)
Vediamo prima che signora è.... (Si dirigono verso il portone aperto della villa, a sinistra, ed escono)
Ferdinando intanto apre il cancello, ed entra l’avvocato Giorgio Armelli: media statura, piuttosto grasso; sessant’anni; capelli bianchi, corti, tagliati rigorosamente a spazzola; viso acceso, occhietti acuti, baffi neri, insegati e ritinti, ritinte anche le sopracciglia; tiene sempre rigida la nuca, come per un torcicollo fisso; è compitissimo, elegantissimo, parla piano, spiccando tutte le sillabe e porgendo quasi a una a una le parole con l’accompagnamento d’un gesto delle dita a chiocciolino.
Ferdinando
Scusi, il signore?
Armelli
Sono l’avvocato Giorgio Armelli. Vengo da Firenze. Vorrei parlare con la signora Lina.
Ferdinando
La signora Lina? Non sta mica qui....
Armelli
Come non sta qui?
Ferdinando
Qui non ci sta nessuna signora Lina.
Armelli
Ma come? Non è la casa del signor Morli, questa?
Ferdinando
Sissignore.
Armelli
E dunque! La signora si chiama Lina.
Ferdinando
No, sa. La signora qua si chiama Eva.
Armelli
Lina! Lina! Volete insegnarlo a me?
Ferdinando
Potrei giurare, signore, d’averla sentita chiamare sempre Eva dal marito.
Armelli
Ah! Ho capito. Perchè veramente.... sì sì.... Evelina, ecco, si chiama Evelina.... Si vede che il marito ne avrà presa la prima parte, e la chiama Eva. Noi a Firenze la chiamiamo signora Lina.
Ferdinando
Scusi; io non sapevo....
Armelli
Chiarito l’equivoco — basta! — E così, dunque?
Ferdinando
Per il momento la signora non è in casa.
Armelli
(meravigliato)
Ah no? E come? Col figlio.... (Rimane in sospeso e costernato)
Ferdinando
(interpretando a suo modo la sospensione)
Sissignore, col figlio e il marito; sono usciti per una passeggiata a cavallo.
Armelli
(strabiliando, a due riprese)
Una passeggiata?... A cavallo?...
Ferdinando
Sissignore.
Armelli
(c. s., a tre riprese)
La signora Lina? A cavallo? E col figlio?
Ferdinando
(col viso di chi non capisce il perchè di tanto stupore risponde naturalmente)
E il marito, sissignore.
Armelli
Ma dunque, perfettamente guarito?
Ferdinando
Scusi, chi, guarito?
Armelli
Come, chi? Il figlio!
Ferdinando
Ma non è stato mai malato, ch’io sappia.
Armelli
(cascando dalle nuvole)
Come come? Non è stato mai malato, il figlio? anzi, gravissimo? quasi per morire?
Ferdinando
Da che ci sto io, no, signore; e sono a momenti due mesi. Vispo come un grillo.
Armelli
Ah, ma dunque?... Dio mio.... Arrivò, otto giorni or sono, a Firenze un telegramma che dava il figlio quasi per ispacciato dai medici; per cui la madre è accorsa qua.... — E noi che s’è stati in tanta costernazione, senza nessuna risposta ai nostri telegrammi....
Ferdinando
Ah, ecco, per questo! Sissignore: ne sono arrivati tanti, di questi giorni! Un diluvio!
Armelli
Ma sì, Dio mio, costernatissimi! Vi dico che voleva venir con me perfino mia moglie! — Ma allora.... allora hanno fatto finta.... per attirare qui la madre? Non so.... non capisco però, come la signora Lina....
Ferdinando
Eh, caro signore....
Armelli
Indignatissima, mi figuro! Sfido! Se sono scherzi da fare a una madre! (Voltandosi di scatto, come se Ferdinando avesse parlato) Che?
Ferdinando
Mah! Ne combinano! Ne combinano!
Armelli
Padre e figlio?
Ferdinando
Mai fermi un momento!
Armelli
E la signora?
Ferdinando
Eh.... sa, direi che.... anche lei....
Armelli
Ah sì?... Sbalordisco.... Perchè.... (E resta tutt’a un tratto in tronco)
Ferdinando
(per rimediare)
Ma fa piacere, sa, vederli così, sempre allegri....
Armelli
Ah; lo credo, lo credo. — E allora.... allora non dite niente, mi raccomando, di questa mia visita: per non guastar la loro allegria. Corro io, adesso, a spedire un telegramma d’urgenza per tranquillar tutti a Firenze; e ritornerò più tardi per parlare con la signora.
Ferdinando
(esitante)
Non debbo avvertire?...
Armelli
No, no. Anche nel vostro interesse, perchè forse la signora non voleva si sapesse che il figlio non è stato mai malato, essendosi trattenuta qui una settimana....
Ferdinando
Già; ma io non sapevo....
Armelli
(per troncare, accomodante)
Lasciamo le cose come sono; come se io non fossi venuto. Ritornerò più tardi, nuovo di tutto. Fidatevi.
Entra a questo punto dal cancello rimasto aperto la Signora vedova, sui trentacinque anni, in gramaglie.
Signora vedova
Permesso?
Armelli
(avviandosi, a Ferdinando)
Siamo intesi, eh? Addio.
E l’avvocato Giorgio Armelli, salutando Ferdinando con la mano, esce dal cancello.
Ferdinando
(seccatissimo, quasi sgarbato)
Viene per l’avviso del giornale, signora?
Signora vedova
Sono una povera vedova....
Ferdinando
Va bene, scusi. Favorisca dentro (indica il portone della villa). Ce n’è altre quattro che aspettano. Creda che io non ne posso più!
Signora vedova
Ma è solo, veda, per la mia sventura che io....
Ferdinando
(sbrigativo)
Lo credo, lo credo. Parlerà con la signora. S’accomodi di là.
Signora vedova
(si porta invece il fazzoletto listato di nero agli occhi e si mette a piangere con impeto, ma silenziosamente; poi dice)
Da appena un mese....
Ferdinando
(un po’ pentito dello sgarbo usatole)
Il marito?
Signora vedova
Che mi voleva tanto bene!
Ferdinando
Eh, disgrazie.... — Sa però, se lei piange così, signora, non credo che questa sia una casa per lei. Gliel’avverto.
Signora vedova
Ecco, volevo appunto qualche notizia. Il signore è forse vedovo anche lui?
Ferdinando
Che! Ha moglie. Moglie e un figliuolo. Ma la moglie sta a Firenze. (Piano, in confidenza) Sa.... pasticci!
Signora vedova
E che età ha?
Ferdinando
La signora?
Signora vedova
No, lui.
Ferdinando
Mah.... tra i quaranta e i cinquanta....
Signora vedova
Ah, dunque.... ancora....
Ferdinando
Che cosa?
Signora vedova
Non tanto vecchio....
Ferdinando
(che ha capito l’antifona)
Signora, io debbo apparecchiare qua per il thè. (Vengono dal fondo a sinistra le voci e le risate di Ferrante Morli, d’Evelina e di Aldo che ritornano dalla passeggiata a cavallo e sono entrati nel giardino dalla parte della rimessa) Vada, vada. Ecco che giungono. — (Indicando la villa) Di là, dove aspettano le altre....
Ferrante Morli e Aldo, che hanno intrecciato le mani a seggiolino per sorreggervi su Evelina, entrano rumorosamente dal fondo a sinistra, tutti e tre in costume da cavalcare. A Evelina, da tanti anni non più abituata a montare a cavallo, s’è intorpidita una gamba. Ella ha una amazzone nuova, con redingote di panno marrone molto sciallata a un sol bottone, alta fin sopra il ginocchio, calzoncini aderenti di stoffa scozzese, abbottonati da un lato e gambali. Durante la scena seguente Ferdinando uscirà parecchie volte dalla scena e vi rientrerà, sempre attraverso il portone della villa, intento ad apparecchiare in giardino il tavolino per il thè.
Evelina
(sorretta a sedere sulle mani di Ferrante e di Aldo, tenendosi con le braccia appoggiata a entrambi)
Ma no! Giù! Che fate! Giù! giù!
Aldo
No! così, così!
Ferrante
In trionfo! in trionfo!
Evelina
Qua! qua! basta! giù! Fatemi scendere! (Scende e si prova a poggiare in terra il piede)
Ferrante
È passato?
Evelina
(subito)
Ah! (E solleva il piede) No.... Dio! mi formicola.... mi formicola....
Aldo
Siedi; siedi....
Ferrante
No, meglio in piedi.... Così, guarda: alzati, alzati e premi sulla punta dei piedi!
Evelina
Ma no, non posso! non me lo sento più, il piede!
Ferrante
Da’ ascolto a me! Ti reggo io.... (La regge. Evelina prova a rizzarsi sulla punta dei piedi) Così.... così....
Aldo
Ti passa?... ti passa?...
Evelina
(ridendo nervosamente)
Sì.... sì....
Ferrante
Vedi? — Ah, il mio cau-bòi! A che siamo ridotti!
Evelina
Sfido! dopo tant’anni che non monto più a cavallo!
Ferrante
(ad Aldo)
L’avessi vista sul suo «iumper» (pronunziare giùmpeur) Tutt’una con esso! Che salti!
Evelina
Basta, basta! Per carità, basta, Dio mio! Sono come ubriaca.... Basta, di pazzie, ora!
Aldo
Ma che basta!
Evelina
No, no, basta! basta!
Ferrante
Lasciamola dire! Diceva così anche prima! E sai in che modo buffo, venendomi avanti con certi occhi da bambina spaventata e scotendo il dito.... Come dicevi?
Evelina
(ripetendo con grazia fuggevole l’antico modo, quasi bambinesco, ma con l’aria di volerne subito profittare richiamandosi a un proposito serio)
«Non ci faccio più!» — Ah, ma davvero, sai! Ora basta, ora basta: «non ci faccio più» davvero! — E prima di tutto, via quest’abito! (accenna d’avviarsi)
Aldo
(subito, trattenendola)
No, no! Resta così, mammina!
Evelina
(cercando di svincolarsi)
Ma no — via — lasciami!
Aldo
(c. s.)
No, così.... come un maschietto in mezzo a noi....
Evelina
(impostandosi severamente)
Aldo! Impertinente! (Ma come Ferrante scoppia a ridere forte, vedendole assumer quell’aria di severità, subito smettendola e fingendo d’esser seccata) Sì, bravo, ridi....
Ferrante
(seguitando a ridere)
Ma sì, abbi pazienza, Iviù! T’ho visto far con la testa.... (le rifà il gesto con cui ha accompagnato il rimprovero al figlio, come se questo gesto gli ricordasse le mossette di lei per i rimproveri che un tempo soleva rivolgere a lui, ed esclama) Tu non sai come sei tutta, sempre, la stessa!
Evelina
Sfido!
Ferrante
(subito, rifacendole anche il modo con cui ha detto «Sfido!»)
Ecco: «Sfido!» — E l’hai ripetuto già due volte! (Ad Aldo) — Non sapeva far altro che dirmi «Sfido!»
Evelina
(involontariamente, tirata dal discorso, ripete)
Sfido! (ma subito l’avverte e s’arresta: basta questo, per far prorompere naturalmente quei due in una gran risata; e allora subito ella, per ripigliarsi) Sì, sì, perchè prima era lui a farmi commettere tutte le pazzie, e poi aveva il coraggio di farmele notare, sissignori: che erano pazzie! Io allora, mortificata, gli dicevo: — Non lo faremo più! — E lui: — Che? Queste sono niente! Vedrai quelle che faremo domani! — (Abbassa gli occhi e aggiunge) E le facevamo davvero.
Aldo
(dopo averla contemplata un pezzo, beato)
Ma sai che per me sei tutta, tutta nuova, mammina? Io ti sto conoscendo adesso! Non t’ho mai veduta così!
Evelina
(con comico dispetto, facendo gli occhiacci)
Me l’immagino bene, conciata poi in questo modo.... — No, via, lasciate che vada a levarmi di così.... Peccato! Per una volta sola, una spesa così forte.... (Sale i cinque gradini d’invito davanti al portone della villa)
Aldo
(con un sobbalzo)
Che!
Ferrante
(c. s.)
Per una volta sola?
Evelina
Ah sì! Se aspettate di riprendermici un’altra volta!
Ferrante
E il bajo che resta di là?
Evelina
Potete cominciare a rivenderlo.... (Poi con tono d’ammonimento a Ferrante, per richiamarlo alle spese pazze d’una volta, che determinarono la sua rovina) E ti prego.... e ti prego.... (fa per ritirarsi)
Ferdinando
(dal giardino)
Ci sono di là, signora, parecchie donne venute a profferirsi per governanti....
Aldo
(a precipizio, protestando)
Nononononò! Niente, mammina, governanti!
Ferrante
Abbasso le governanti!
Aldo
Non vogliamo saperne!
Ferrante
Muffa! Muffa da signora Lina!
Aldo
Pensieri da mamma Lina! Via! via! via!
Evelina
Ohè, ragazzo! Ma sai che tu m’hai conosciuta sempre da mamma Lina?
Aldo
Eh, scusa, l’ho detto io stesso, or ora.... Ma a Firenze, non qua, mammina! Qua non ci sta mica, di casa, mamma Lina, nè presumerai d’esser quella, ora — vestita così....
Evelina
E perciò vado subito a spogliarmi, e me ne riparto stasera, cari miei! (Scappa via per il portone della villa)
Ferrante
(a Ferdinando, seccato e risoluto)
Vai, vai a cacciar via tutte quelle donne, e senza farle uscire di qua: non voglio neanche vederle!
Ferdinando
Sapesse che roba! (Fa per avviarsi a eseguire l’ordine)
Ferrante
Via! via! (E come Ferdinando esce) Senti, Aldo. Seriamente. Bisogna ch’ella rimanga qui, con noi!
Aldo
(angustiato di quell’aria risoluta del padre, con un sospiro)
Eh....
Ferrante
(con forza)
No. Bisogna! bisogna!
Aldo
Figurati se lo vorrei anch’io! Ma capirai....
Ferrante
(subito, fosco e duro)
Capisco solo una cosa io, adesso: che non posso più tollerare, assolutamente, ch’ella ritorni là. Bisogna impedirglielo a ogni costo!
Aldo
Ammalandomi di colpo per davvero?
Ferrante
(con pronta e aspra severità)
Aldo, t’ho detto «seriamente»!
Aldo
Ma, papà, se dici seriamente....
Ferrante
Seriissimamente!
Aldo
E allora temo, purtroppo, che non verrai a capo di nulla.
Ferrante
Perchè ti sembro fatto soltanto per scherzare, io?
Aldo
No, papà! — Perchè vedo che ti rivolgi a me.
Ferrante
Come a dire, a uno che sa soltanto scherzare?
Aldo
Ma no, Dio mio! Ti parlo anch’io adesso seriamente. Vedo.... vedo con tanta pena, che tu....
Ferrante
(interrompendolo, smaniando)
Non dovevo, non dovevo farla venire! — Ma sei stato anche tu! «Per farle prendere una boccata d’aria!»
Aldo
Eh già.... Per questo soltanto! Credendo che tu, ormai....
Ferrante
Ma non vedi, con l’aria che ha preso, con l’aria che ha respirato subito, di nuovo accanto a me....
Aldo
Già, sì, è un’altra!
Ferrante
Ma che un’altra! L’ho ritrovata, s’è ritrovata lei stessa, subito, tutta, qua — lei, lei — quella che era prima! Pare a te un’altra! Come era parsa a me là, quando la rividi come una mummia.... Fosse venuta quella, mi sarei anch’io divertito «a farle prendere un po’ d’aria!» Ma che! S’è avuta per male, lì per lì, di trovarti qua sano; ha fatto un po’ l’indignata per la crudeltà dello scherzo; se n’è voluta andare prima all’albergo, ma poi, nel vederci andar via mogi mogi, s’è messa a ridere....
Aldo
E io, quando ha riso....
Ferrante
Tu, sì; ma io mi son sentito lacerare tutto, subito, dentro, a quel riso! — Tu non lo sai, come ha riso!
Aldo
Ha riso.... e poi.... ce la siamo portata via.
Ferrante
Ah, caro mio.... Ho riso anch’io, guardandoti, come ti ha guardato lei. Ma poi i nostri occhi si sono incontrati; ed è stato uno sgomento (un attimo!) — Sono sicuro, guarda, che tu come sei ora, cresciuto, un giovanotto, non sei stato più niente per lei; come per me — niente; perchè, per noi, piccolo, così soltanto, potevi essere in quell’attimo, e non questo che sei. Ho visto nel suo sorriso, dopo che mi guardò, quella stessa momentanea freddezza ch’era nel mio, impacciata, come se tu, così grande, non fossi.... non fossi nostro (oh, per un momento, bada!) e noi due, io e lei.... — non so dirtelo — divisi — presenti e divisi — come divisi, sì, in due vite distanti e contemporanee, vere tutt’e due, e vane tutt’e due nello stesso tempo! — Ora, in questi otto giorni, tu l’hai vista: quella che è stata per tant’anni la tua mamma là, è sparita. Qua è vera quella che conosco io. E questa è mia, è mia; dev’esser mia; non può più ritornare là!
Aldo
(quasi sgomento)
Ma papà, tu così....
Ferrante
(forte, non ammettendo repliche)
Non posso più tollerarlo!
Aldo
Già; ma vuoi....
Ferrante
(pronto, interrompendo c. s.)
Che rimanga qui assolutamente!
Aldo
E l’altra?
Ferrante
(stordito dalla subita e placida domanda del figlio, che lo arresta)
Che altra?
Aldo
Quella di là! Come la conoscevo io; come la conoscono tutti gli altri, là.... È vera anche quella, sai, papà!
Ferrante
(c. s.)
Come, vera? No! Ormai no! Non può, non deve più esser quella!
Aldo
E come, papà, se ha pure quell’altra sua vita, là, che tu non puoi cancellare?
Ferrante
(scrollando furiosamente le spalle)
Ma che vita! che vita!
Aldo
Bene o male. Quella che è. Come ha potuto fargliela quel....
Ferrante
(subito, voltandosi di scatto, furibondo)
Non me lo nominare!
Aldo
Oh, papà: un uomo che s’è fumato tutto da sè, piano piano, come un sigaro dolce. È rimasto intero, ma di cenere; che guaj se lo scrolli un po’ o se ci soffi sopra, appena appena!
Ferrante
Ah, se lo scrollo! Lo scrollo! lo scrollo! — Ci soffio! ci soffio! (E si mette a passeggiare sulle furie)
Aldo
(quasi tra sè)
Sarà un bel guajo....
Ferrante
(vedendolo, si ferma un po’, per poi riprendere a passeggiare)
Sì; contentati di dire così, tu, e basta....
Aldo
Ma che vuoi che ci faccia io?... Non ci ho mica colpa io, papà....
Ferrante
Lo so! Ma è tempo, sai, che lei su, la signora, cominci, cominci a riconoscere che la colpa fu anche sua, sua, allora!
Aldo
Ma no, papà, io dico colpa, se lei se ne vuol ripartire. Ti rivolgi a me. Io ho potuto farla venire, e avrò fatto male; ho fatto male certamente. Non posso mica trattenerla....