II. Le garanzie (15 dicembre 1920)
Mentre l’Inghilterra rifiutava di riconoscere nel Congresso della pace la libertà dei mari, la Francia chiedeva garanzie e riparazioni. Richiesta non indiscreta, ma che pur troppo era in contraddizione con le ambizioni oceaniche dell’Inghilterra. Prendendo per sè i mari, l’Inghilterra toglieva alla Francia e agli altri alleati così le garanzie come le riparazioni. Il Congresso non se n’è accorto; e perciò ha perduto sei mesi per sciogliere un nodo insolubile.
Cerchiamo di chiarir questo nesso un po’ nascosto tra i mari e la terra. Da che pericolo voleva essere garantita la Francia? Dalla forza della Germania. In che sta questa forza? Nel numero. Tra le ragioni per cui la guerra mondiale è scoppiata, non bisogna dimenticare lo sbilancio della popolazione tra Francia e Germania. La guerra non sarebbe scoppiata, se ci fossero stati dieci milioni di francesi di più o dieci milioni di tedeschi di meno. Ma questo sbilancio non è stato livellato dalla guerra mondiale. Oggi la Germania non soltanto è più popolata che la Francia; ma, caduta la Russia e smembrata l’Austria, è il primo Stato di Europa per il numero degli uomini, e resterà tale sinchè la Russia non risusciti. È chiaro che, finchè la Germania potrà opporre tre tedeschi a due francesi, la Francia sarà in pericolo; e l’Europa tutta in bilico e malsicura. La Francia chiedeva dunque garanzia, che i tedeschi non potessero approfittare a suo danno dell’essere in più.
La richiesta, pur essendo giusta, non era semplice e facile. Ma non poteva essere soddisfatta che o per imposizione o per accordo. Per imposizione, se, come Napoleone dopo aver vinto a Jena la Prussia, l’Intesa avesse approfittato della presente prostrazione della Germania per imporle una limitazione unilaterale degli armamenti. Per accordo, se, sotto nome di Lega o Società delle Nazioni, le grandi potenze europee avessero conchiuso una tregua alla gara degli armamenti e alla lotta per le alleanze; e se in forza di questa tregua la Germania si fosse impegnata a limitare i suoi armamenti in modo da non minacciare più la Francia. La Lega delle Nazioni sarebbe stata allora simile alla Santa Alleanza, che fu per l’appunto una tregua.
Tutti sanno che il Congresso di Parigi ha preferito di imitare il grossolano empirismo di Napoleone, anzichè prendere esempio dal Congresso di Vienna. Nè è dubbio che in parte questa scelta deve essere imputata ai popoli, perchè nei sei mesi seguìti all’armistizio nessuno dei vincitori, in Europa, ha voluto sentir parlare sul serio di una tregua o di una lega per la pace, che imponesse dei doveri ai vincitori. Ma anche se i popoli fossero stati meno pazzi, se avessero desiderato davvero di conchiudere una tregua, non avrebbero potuto, dopo che l’Inghilterra aveva chiuso i mari al Congresso. In una tregua universale, simile a quella conchiusa un secolo fa a Vienna, che cosa poteva chiedere la Germania all’Europa, che cosa poteva offrire l’Europa alla Germania in cambio della sua rinuncia al primato del numero sul continente e ai suoi vantaggi? Una sola cosa: una rinunzia equivalente dell’Inghilterra al primato navale e ai suoi vantaggi. Messa in disparte la questione dei mari non si poteva più stringere una lega volontaria per la pace e una tregua universale, perchè tutto il beneficio sarebbe stato per l’Inghilterra, tutto il peso per la Germania. L’Europa avrebbe chiesto alla Germania di spogliarsi della sua forza sulla terra in cambio di nulla, così come aveva chiesto all’America di entrare gratuitamente, con doveri soltanto e senza diritti, in un’alleanza permanente a favore delle potenze dell’Intesa!
Nei primi mesi dell’armistizio le ambizioni oceaniche dell’Inghilterra si sono trovate d’accordo con la pazzia dei popoli vittoriosi, per strangolare nella culla quella tregua fra le grandi potenze europee, che sola poteva salvarle tutte. Esclusa la tregua e l’accordo, era necessità ricorrere all’imposizione; accettare il disarmo coattivo e unilaterale, che già aveva fallito a Napoleone, sebbene la Prussia del 1806 fosse più debole che la Germania moderna e la Francia potesse allora contare sull’alleanza della Russia. Questo famoso fallimento avrebbe dovuto indurre il Congresso e l’Europa a chiedersi un po’ seriamente, se era il caso di ritentare la prova, senza la Russia anzi con la Russia nemica. Non solo invece nessuno ha dubitato; ma anche oggi uomini di Stato e di penna, diplomatici e soldati, stentano a capire quel che pure i fatti dimostrano ogni giorno a chi ha occhi e sa vedere: la garanzia esser diventata uno spavento. Una garanzia, se è davvero una garanzia, rassicura e tranquilla: questa invece inquieta, spaventa, toglie il sonno anche a chi, per ora almeno, potrebbe dormire tranquillo.
Poichè questo è il tragico nodo della politica continentale. La Francia, che per il momento è sicura, si crede in pericolo, perchè le hanno dato questa garanzia di sicurezza!
Che un nuovo 1813 minacci, ora o tra poco, non pare verosimile. Il paragone non regge. L’Intesa, se non ha saputo fare la pace, non ha abusato della vittoria come Napoleone. La Germania è spossata e ha bisogno di riposo. Lo stato presente dell’Europa è dunque per la Francia una seria garanzia. Ma questo disarmo imposto e accompagnato da tanti controlli offende e umilia la Germania, perchè la sottopone al protettorato dei vincitori. Nessuno sembra essersi accorto ancora che il trattato di Versailles contiene in potenza il protettorato della Germania. Chi può supporre che il popolo, ieri ancora più potente del mondo, ieri ancora ammirato, a torto o a ragione, come il leader della civiltà occidentale, si rassegni da un giorno all’altro a esser trattato come il Marocco? Subirà l’imposizione, ingoierà l’umiliazione, sinchè abbia sul collo la mano del nemico più forte, ma protestando che è ingiusta, maledicendo quella mano, anche se non possa sperare in una pronta riscossa.
Ed ecco voltarsi in veleno tutte le garanzie con cui la Francia potrebbe e dovrebbe rassicurarsi. Che tranquillità possono darle alcune migliaia di cannoni distrutti o gli effettivi ridotti, quando sa che la Germania è piena di odio, e che, se la vendetta si offrisse, non esiterebbe? La garanzia vera non è negli strumenti ma nell’animo. Il numero e le armi senza l’animus nocendi non inquieterebbero la Francia. Il numero e l’animus, anche con poche armi, la spaventano. Quali garanzie imaginare contro l’odio di un popolo, e contro le occasioni che le vicende dei tempi possono offrirgli? Anche disarmata la Germania, con la sua popolazione soverchiante e con il terrore che risveglia il ricordo di quello che osò e seppe fare, apparirà sempre un pericolo ai vicini che essa odia. E a rinfocolare il suo odio provvede appunto ed egregiamente il disarmo obbligatorio, dato dal Congresso alla Francia come garanzia!
Purtroppo l’Europa è già ricascata in quel circolo vizioso in cui si dibatteva prima del 1914. La Germania ha paura della Francia e l’accusa di opprimerla spietatamente; la Francia a sua volta ha paura della Germania e l’accusa di volerla distruggere. La paura genera l’odio, e l’odio alimenta la paura. La Germania è esasperata dalla umiliazione del disarmo obbligatorio e sorvegliato; ma questa esasperazione non lascia dormire la Francia, a cui quel disarmo doveva conciliare i sonni tranquilli. Più la Germania disarmerà e più la Francia si insospettirà, perchè crescerà l’odio della nemica. Non può accadere altrimenti. È una catena. Un anno dopo la pace, la Francia arma 700.000 uomini per disarmare la Germania; ma mentre la Germania si crede vittima di una intollerabile iniquità, la Francia si sente minacciata. I due popoli, uno disarmato e l’altro armato sino ai denti, si odiano più che mai, perchè tutti e due hanno paura.
Il più grande orrore della storia europea!