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La tratta dei fanciulli cover

La tratta dei fanciulli

Chapter 18: XVI.
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About This Book

The work portrays the trafficking of children from a poor Calabrian village to outside markets, combining evocative local scenes with testimonies and moral argument. Through episodic narratives of kidnapped youngsters and the suffering of their families, the author interweaves reportage, social analysis, and a direct appeal to public conscience and political responsibility. Prefatory remarks register frustration at official indifference even as debates and commissions circulate, while the text alternates vivid landscapes and domestic tragedy with calls for reform and charity, aiming to expose systemic causes and to rouse readers to practical intervention.

XVI.

Le trattative col Norvegiano duravano da alcuni giorni, ma egli era più duro di quello che le due diplomatiche avevano pensato. La sua morale in fatto di piaceri era larghissima, ma non arrivava fino alla brutalità. Egli era pronto a comperare, ma non a violentare. Avrebbe versato il prodotto della pesca d’un anno per un bacio di Stefanella, ma non le avrebbe tôrto un capello.

Insomma egli voleva conquistare anche a prezzo d’oro se questo era il mezzo, ma una volta vincitore voleva tutte le apparenze della resa volontaria e tutte le illusioni dell’amore spontaneo.

La cosa non era facile. Madama Mouchard conosceva Stefanella, ed era certa che la giovanetta sarebbe stata capace delle più disperate resistenze.

— Non hanno saputo farla.... diceva ella alla sua nuova socia, e si travagliava con essa in un pelago di progetti uno più strano e nefando dell’altro.

Dopo molti studi e conferenze convennero alla fine in questo piano.

Bisognava anzitutto parlar fuori dei denti alla calabrese; mostrarle tutti gli aspetti della fortuna che le andava incontro, ma nell’istesso tempo spaventarla, minacciarla e metterle a nudo sotto gli occhi tutti gli orrori della vita che l’aspettava se avesse ricusato. Allora, quando si fosse creduta la giovinetta sufficientemente preparata, si sarebbero cercati tutti i mezzi per introdurla nella compagnia del Norvegiano e addomesticarla con lui.

Per la prima parte del piano la sola parola di madama Mouchard parve poca. Essa aveva già aperto il fuoco descrivendo tutti i meriti e i milioni del baleniere, ricordando alla fanciulla che essa era senza nome, senza parenti, senza protezione, schiava d’una potente società, la quale poteva far di lei quello che il libito le avesse dettato; che doveva pensare al suo avvenire, ed afferrare il ciuffo della fortuna poichè le passava così dappresso; che se ne sarebbe pentita poi ricusando; che il Norvegiano l’avrebbe anche potuta sposare.... ma che il matrimonio non era in fin dei conti necessario... quand’egli la avesse posta in una posizione indipendente...; che a quel modo viveva mezza Parigi, e probabilmente mezzo il mondo...; che era bella come una fata.... che tutte le sovrane d’Europa l’avrebbero invidiata, ma.... — e qui aveva anche il coraggio di moralizzare — «ma la bellezza, figliuola, è un fiore caduco....» e lo sapeva lei, la Mouchard, che aveva sprecato, giovinetta, un tesoro di grazie ed ora se ne mordeva indarno le labbra. Però ella sarebbe stata ancor felice nei suoi vecchi anni se avesse potuto fare il bene d’una giovanetta.... «cara, simpatica come Stefanella.»

A queste parole Stefanella rispondeva facessero di lei quel che volevano e che era pronta a tutto, perchè la vergine era così innocente e ignorante del male, che non comprendeva nemmeno il valore del patto infame che le si proponeva.... Alla sua risposta invece la Mouchard si sarebbe messa a ballare di gioia; ma poi, quando metteva la Stefanella a contatto col Norvegiano o in casa della Flaviani, o nelle partite di piacere che le due donne combinavano, e la vedeva così fredda, così riservata, così pudica, sicchè il Norvegiano stesso cominciava a infastidirsene, allora madama Mouchard disperava affatto di poter riuscire nei suoi sforzi ed aveva perfino la tentazione di rinunziare all’impresa.

A questo punto si pensò a far catechizzare Stefanella da un altro oratore e fu chiamato il direttore dello stabilimento Maubert. Quando la giovinetta si rivide in faccia quell’uomo terribile, il manigoldo dei suoi giovani anni, si diede a tremare e a raggricchiarsi come una capinera all’apparire del falco e una voce subitanea dentro al core la avvertì senza dirle nè il come, nè il perchè che era perduta. L’aguzzino non usò reticenze, non si perdè in fiori rettorici, non ebbe compassione nè dell’età, nè del pudore, nè dell’onore; andò diritto allo scopo e chiamò tutte le cose col loro nome, tanto che ad un certo punto anche madama Mouchard, persino madama Mouchard, abbassò gli occhi. Stefanella invece gli spalancava in faccia all’oratore limpidi e sereni perchè non capiva ancora. Ma dalla conclusione capì invece che le si chiedeva qualcosa di terribile, qualcosa che non aveva mai fatto e che dovea costarle la vita.

— Se non farai quello che madama Mouchard ti dice; se non farai quello che vuole il signore Norvegiano hai visto il sotterraneo dove sei stata fino a ieri? Ebbene, ce ne sarà uno ancora più nero. Ti ricordi le frustate del mio scudiscio? Ce ne saranno di ancora più saporite. Ti rammenti quando comparisti ignuda in mezzo a tutto il collegio?... ci sarà una vergogna ancora più grande e il tuo pubblico potrà essere tutta Parigi.... A rivederci, carina.

E con questa minaccia partì....