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La tratta dei fanciulli cover

La tratta dei fanciulli

Chapter 31: XXIX.
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About This Book

The work portrays the trafficking of children from a poor Calabrian village to outside markets, combining evocative local scenes with testimonies and moral argument. Through episodic narratives of kidnapped youngsters and the suffering of their families, the author interweaves reportage, social analysis, and a direct appeal to public conscience and political responsibility. Prefatory remarks register frustration at official indifference even as debates and commissions circulate, while the text alternates vivid landscapes and domestic tragedy with calls for reform and charity, aiming to expose systemic causes and to rouse readers to practical intervention.

XXIX.

Era una notte d’aprile tutta tempestata di stelle e tinta di quell’azzurro bianco e quasi trasparente che forma il colore speciale alle notti serene delle zone ardenti dell’Oriente e del Mezzogiorno. Stefanella era già salita da più ore sul suo granaio. Finchè un fil di luce diurna era rimasto sulla terra aveva continuato a guardare come al solito dal suo abbaino, ma fattosi notte, s’era ritirata sospirando e dicendo a sè stessa la parola che ormai da quattro anni ripeteva: — Anche per questa notte nessuno.

Ma provatasi a sdraiarsi sul suo lettuccio, un pensiero fisso, un desiderio, una speranza, un non so che d’inesplicabile la pungeva come una lisca incomoda e non le lasciava trovar sonno. Alla fine, stanca di voltarsi e rivoltarsi, risolse d’alzarsi e tornar a prender aria dal suo abbaino. Poteva essere là da circa mezz’ora odorando gli effluvii degli aranci in fiore e mirando lo scintillare d’una grossa stella che avea sul capo quando, abbassati gli occhi, vide da lontano sulla strada, ritta, immobile, un’ombra. Ella arrestò lo sguardo su quell’oggetto, lo fissò, lo esaminò, sentì gonfiarsi il petto, palpitare il cuore... era un uomo... L’uomo si mosse, fece tre o quattro passi, poi si arrestò ancora come chi cerca riconoscere il terreno. Stefanella non lo perdeva di vista. L’uomo si avvicinò di nuovo... Stefanella vide un movimento a lei noto, un profilo lungo tempo meditato, una figura che da quattro anni riempiva assieme ad un altra tutto il tesoro della sue memorie, e dato un grido, che risuonò di speco in speco per tutta la muta vallata, si precipitò per le scale sulla strada e in pochi passi fu di fronte all’arrivato.

— Carluccio!? ella gridò.

— Stefanella!? rispose l’uomo coll’accento della sorpresa. Stefanella!... replicò coll’accento della gioia stringendosi al seno la carissima compagna della sua infanzia.

— T’aspettava, sai?... disse Stefanella appena domata la prima emozione; t’aspettava, e questa notte più di tutte.

— Eccomi qui... ma ho patito... ho sofferto... ho... se non fosse stato perchè avea giurato di vendicarti, mi sarei ucciso.

— Zitto!... non parlare di vendetta... perdoniamo e viviamo insieme...

— Non mi parlar di perdono... Un Calabrese non perdona mai... guerra agli uomini... sterminio ai francesi.

— Carluccio, le tue parole mi fanno morire.

— E le tue mi farebbero diventar vile.... ma dimmi, Stefanella... e la nostra casa?...

Stefanella taceva.

— Distrutta, non è vero?... Lo immaginava. E i nostri parenti?...

Stefanella abbassava il capo.

— Morti!... Dovea essere così... la maledizione di Dio dovea colpirli... possano essere perdonati nell’altra vita... in questa io non lo potrei.

Stefanella allungò la mano sulla bocca di Carluccio, come per impedirgli di profferire quelle bestemmie.

Carluccio gliel’afferrò, e con un cupo e convulso crescendo le disse:

— Non bestemmio, no... bestemmiare sarebbe inutile; la parola è l’arma degli imbelli... ma ogni ora del mio silenzio non fa che fecondare un anno di vendetta. Ho deciso, Stefanella; dente per dente, cuore per cuore, onore per onore... T’hanno frustata ed io li squarterò, t’hanno prostituita ed io inventerò per loro l’ignominia degli eunuchi; ci hanno affamati ed io li asseterò... l’ho giurato, e da quasi dieci anni questo giuramento mi tien luogo di preghiera la mattina e la sera... non sarei più calabrese se vi mancassi... Senti, Stefanella; io sono nascosto in Calabria da parecchi giorni.

— Se non sono venuto prima a te, gli è perchè non voleva farmi vedere a nessuno se prima non era tutto preparato... Le armi, gli amici, i ritrovi... Ora siamo pronti: siamo sei... anche troppi per farla a questa razza vile di mercanti e di cortigiane... Io sarò loro capo... La Sila sarà la nostra fortezza... ma ci stenderemo dovunque potremo arrivare... L’odio, la miseria, l’avarizia delle due Calabrie ci serviranno di manutengoli... È la nostra vita, Stefanella... Brigante l’avo, brigante il padre, brigante il figlio... è il fine che doveva fare. Anch’io un giorno al tuo fianco ho sognato che l’uomo fosse nato per l’amore; ma pasciuto d’odio, vomito odio; dimmi, Stefanella, vuoi tu essere l’angelo santificatore della nostra masnada?....

Stefanella alzò i suoi limpidi occhi in faccia al fratello; lo fissò un istante.

— Sai bene che questo è impossibile, rispose, e s’anco lo volessi, la mia natura si opporrebbe.... io farei guerra a me stessa... non ci pensare nemmeno... mai più... lasciami pur qui... e tu va... dico va, perchè sento che pensare a dissuadere te è tanto impossibile quanto persuadere me... Io sono il perdono, tu sei la vendetta... deciderà Dio quale delle due leggi sia più giusta.

— Tu non vuoi dunque essere meco, Stefanella; vuoi lasciarmi morire solo... giacchè sai che in questa vita si muore presto.

— Tutte le volte che ti occorre un soccorso, vieni da me... troverai sempre il mio cuore... del resto, Carluccio, uccidimi ma ascolta... io ti amerò più morto che vivo così.

— Tu sei una santa, disse il brigante inginocchiandosi; benedicimi e fa che le tue preghiere mi accompagnino.

La Stefanella posò la sua mano sulla fronte del fratello e voltasi al cielo pregò alcuni minuti con tutto il fervore dell’anima sua. Carluccio si alzò, asciugò una lagrima, forse la prima, l’ultima di certo che spuntasse su quel ciglio. Serrò convulsamente la mano della sorella, e dato un fischio sonorissimo, sparì nella foresta, suo nuovo regno.