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La tratta dei fanciulli cover

La tratta dei fanciulli

Chapter 36: NOTE:
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About This Book

The work portrays the trafficking of children from a poor Calabrian village to outside markets, combining evocative local scenes with testimonies and moral argument. Through episodic narratives of kidnapped youngsters and the suffering of their families, the author interweaves reportage, social analysis, and a direct appeal to public conscience and political responsibility. Prefatory remarks register frustration at official indifference even as debates and commissions circulate, while the text alternates vivid landscapes and domestic tragedy with calls for reform and charity, aiming to expose systemic causes and to rouse readers to practical intervention.

XXXIII.

Stefanella, scosso il terribile colpo che aveva ricevuto, aprì gli occhi a stento, e all’incerto crepuscolo che spandeva nella caverna il fioco lume d’una lanterna cieca, potè vedere che i quattro prigionieri erano sempre legati e ginocchioni allo stesso posto. Allora si alzò a stento e stette un istante a pensare: poi coll’atto di chi ha preso una risoluzione si inginocchiò, fece una rapida preghiera, rialzossi e corse vicino a Gabriele, dicendogli a bassa voce:

— Io vi salverò... secondatemi... e silenzio.

Detto ciò, corse al fratello e brancolando cercò dove teneva la mano destra nella quale portava l’anello dell’Erinni che gli serviva di sigillo. La mano gli pendeva abbandonata per terra. Essa la prese delicatamente, la sollevò leggierissimamente, ne cavò l’anello e se lo pose in dito. Stefanella sapeva che Carluccio aveva prescritto che chiunque gli portasse un ordine a nome suo mostrando quell’anello dovea essere obbedito. Poi la Stefanella, brandito un coltello che giaceva sulla tavola, cominciò a tagliare le ritorte che tenevano avvinti i francesi e quando l’ultimo fu libero.

— Aspettatemi! disse, scendo subito.

E Stefanella salì per il sentiero della caverna fino alla sua imboccatura. Ivi vegliava un brigante in sentinella; mostrò l’anello e gli disse:

— Ordine del capo di lasciarmi passare coi francesi.

La sentinella guardò l’anello e rispose:

— Passate.

Stefanella ridiscese a’ suoi liberati e sempre a bassa voce disse loro:

— Seguitemi ora....

Gabriele, la sua sposa, De-Mauve e la matrigna si mossero insieme come spettri usciti da un sepolcro, per il sentiero sul quale Stefanella li precedeva. In capo a pochi minuti furono tutti di sopra. La sentinella disse:

— Quanti sono?...

— Quattro!... rispose Stefanella, e si fermò all’imboccatura per contarli: l’ultimo a salire era stato Gabriele e quando egli al chiarore delle stelle rivide il volto della santa fanciulla che era stata tanta parte de’ suoi sogni giovanili, s’arrestò un attimo per contemplarla e per dirle forse una parola d’affetto.

— Andate via!... fate presto!... fece la giovine interrompendogli la parola sulle labbra. — Ma Stefanella non aveva ancora profferito queste parole che due detonazioni partirono dal basso della caverna, e nello stesso tempo Gabriele e Stefanella rotolarono insieme di pietra in pietra fino al fondo dell’antro e vi restarono immobili.... morti!...

Carluccio ad onta della grande cautela impiegata dai fuggitivi, aveva sentito un lieve rumore e, avvezzo agli all’erta s’era destato. Egli apriva gli occhi proprio nel momento che Gabriele toccava la soglia dell’antro e s’avvicinava a Stefanella. A quella vista egli non fece che balzar dal suo letto, afferrare la sua carabina a due colpi e puntare le sole due persone che avesse sotto la mira. Egli aveva ferito al cuore sua sorella e Gabriele al cervello.

Allo scoppio dell’archibugio tutta la masnada fu in all’arme; la voce di tradimento si sparse da una fila all’altra e gli altri tre francesi che si trovavano nella notte smarriti per il bosco, furono a colpi di coltello, di fucile e di scure massacrati. In pochi minuti erano tutti morti.

Carluccio intanto aveva aperta la sua lanterna cieca e s’era curvato sul corpo dei feriti per riconoscerli.... Guardò il primo era Gabriele, guardò l’altro era Stefanella.

Il brigante si precipitò sul bel corpo che egli aveva piagato, ne cercò i battiti e non li trovò; volle ridestarne il calore, ma solo il gelo della morte gli rispose; cercò scuoterla, rianimarla, e vide una testa già livida e inanimata penzolargli tra le braccia.

Allora, ben persuaso che era morta.... diè fiato tre volte al suo fischio e tutti i briganti in un attimo accorsero colle faci sull’alto della caverna.

E quando vide tutta la banda raccolta, fe’ un cenno colla mano e parlò:

— La Furia ha finito!... egli s’era fatto brigante per vendicare costei che le pende morta fra le braccia.... Ma per vendicarla l’ha uccisa.... Dio ha mostrato che la vendetta è fatale a chi l’adopera e colpisce colla stessa arma il vendicatore. Voi non lo credete?... Guardate allora.

E afferrato il pugnale che portava infisso alla cintola se lo affondò nella gola, e spirò senza un gemito, tra i corpi di Gabriele e Stefanella l’anima fiera.

FINE.


NOTE:

1.  La prima fu fatta dai Tipi Polizzi della Riforma, la seconda nelle Appendici del Pungolo di Napoli.

2.  È nota la tradizione che nel medio evo trasformò il Virgilio, poeta pagano, in una specie di mago o di genio taumaturgo protettore del popolo. Ma più che altrove il culto democratico di Virgilio perseverò nel Mezzogiorno d’Italia, a Napoli ed in Calabria, forse perchè quivi il poeta mantovano visse e morì — Mantua me genuit; Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope — Oggi il santo democratico e gentile è detronizzato dal santo aristocratico e cristiano; oggi san Gennaro ha scacciato Virgilio. L’arte può però immaginare che dovunque sopravvive lo spirito della rivolta sociale, il taumaturgo popolare e repubblicano non sia del tutto dimenticato, e che le anime ribelli godano invocarlo come uno scongiuro e profferirlo come una sfida contro il santo avversario. Ecco perchè l’abbiamo posto sulla bocca del brigante.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.