WeRead Powered by ReaderPub
La tratta dei fanciulli cover

La tratta dei fanciulli

Chapter 8: VI.
Open in WeRead

About This Book

The work portrays the trafficking of children from a poor Calabrian village to outside markets, combining evocative local scenes with testimonies and moral argument. Through episodic narratives of kidnapped youngsters and the suffering of their families, the author interweaves reportage, social analysis, and a direct appeal to public conscience and political responsibility. Prefatory remarks register frustration at official indifference even as debates and commissions circulate, while the text alternates vivid landscapes and domestic tragedy with calls for reform and charity, aiming to expose systemic causes and to rouse readers to practical intervention.

VI.

Che cos’era quel carico di carne umana che salpava in piena luce del giorno da un porto d’Italia? Che cosa era quel traffico a cui i poteri ecclesiastici accordavano la benedizione, e i poteri civili apponevano il bollo? Dove andava quel bastimento-serraglio protetto dalla bandiera francese?

Il lettore lo avrà in parte compreso, ma è nostro debito spiegarci meglio. Ognuno avrà sentito parlare, seppure non li ha veduti coi propri occhi, di quei fanciulli per lo più oriundi della Basilicata e delle Calabrie, noti in commercio col nome di petits-italiens, che solcano in tutti i sensi i villaggi della Francia e dell’Inghilterra, ed ora s’incontrano perfino nelle contrade di Nuova York e di Washington, cantando canzoni incomprensibili e ballando strane danze al suono di una zampogna o di una chitarra e mendicando di chiasso in chiasso, di taverna in taverna, di porta in porta il soldo della carità importunata od impietosita, e facendo in una parola dell’accattonaggio un mestiere, della musica un pretesto, dell’infanzia un lenocinio, e del loro dialetto abruzzese o calabrese, ignoto e melodioso, una seduzione.

Però, ciò che è forse ignorato dalla maggior parte, si è che questi piccoli avventurieri non esercitano già, come potrebbe parere, la loro industria per conto proprio, ma sono gli strumenti ciechi di un’associazione invisibile, la quale vive, traffica ed arricchisce sull’obolo accattato giorno per giorno da quella miseria infantile organizzata ai suoi servizi.

Una volta nato il concetto di questo traffico, una volta che la coscienza umana potè proporlo a programma di un’industria, e la coscienza sociale tollerarlo, i modi per farla fruttare erano evidenti. La buona economia, insegnava anzitutto d’andar a cercare la merce greggia sul luogo stesso della produzione, e trasportarla sul luogo di lavorazione, quindi primo punto una tratta. Poi la stessa scienza, considerato che la merce era umana, rivelava che, fra i molti metodi economici e sicuri per custodire molti uomini insieme, la caserma, il convento, il falansterio, il Workhouse, il caravanserraglio, la galera, nessuno rispondeva per sè solo esattamente al caso, ma che pigliando il meglio da tutti si poteva arrivare a qualche cosa di perfetto. Ed allora, togliendo alla caserma la disciplina, al convento il digiuno, al falansterio la promiscuità, alla Workhouse il lavoro, al caravanserraglio l’economia, alla galera la corruzione, rifiutando su tutti i punti il necessario come un lusso, e applicando in tutti i casi la massima che l’interesse dell’industria si riduceva ad un dolore accumulato, riescirono a formare uno stabilimento modello.

Istituito l’ospizio, restava a distribuire e regolare il lavoro in guisa che potesse dare colla minor spesa e la maggior sicurezza il massimo prodotto; in altre parole restava a trovare un modo di sguinzagliare alla preda tutti quei rapaci infantili senza che nessuno la smarrisse o si smarrisse, o ne trafugasse una parte, o la divorasse per sè. E qui l’arte venatoria venne in soccorso. Tanti quartieri, tanti parchi, tante mute: ad ogni muta due o tre bracchieri con segnali per riconoscere ed essere riconosciuti. Una volta al giorno, alto della caccia in uno dei bugigattoli più bui del quartiere, o nel mezzo di qualche piazza deserta, giacchè il vasto nasconde come l’oscuro; ed ivi resa di conti parziale. Alla notte poi, resa di conti totale nello stabilimento. Ad ogni negligenza sospettata, pena atroce di scudiscio e di fame; ad ogni frode denunziata, pena raddoppiata, chè l’istituzione è morale ed ha in grande orrore l’infingardaggine ed il furto!

Infine, amministrazione minuta, disciplina ferrea, sorveglianza assidua, gerarchia russa, segretezza giurata e massonica.

La società in Europa ha due grandi centri, Parigi e Londra, in lega fraterna fra loro; perocchè per simili cause i confini scompaiono e John Bull può obbliare Crecy, e Jacques Bonhomme, Waterloo.

Alla testa d’ogni centro sta un presidente, un Comitato esecutivo, ed un Consiglio di amministrazione con facoltà ed uffici ordinatissimi, e autorità rispettatissime.

Oltre a ciò, in continua e diretta comunicazione colla sede centrale in quasi tutti i dipartimenti e contee, sedi secondarie o succursali, le quali, benchè privilegiate di molta autonomia, sono però obbligate ad esercitare la polizia dei fuggiaschi, ed a pagare una specie di ghinea alla sede principale. Nelle città marittime l’affigliazione conta molti capitani armatori di bastimenti, i quali assumono la tratta per mare a conto della società.

Il più delle volte però i contratti di trasporto sono regolati a un tanto per testa, salva ai capitani, come affigliati, la parte spettante di utili sui dividendi dell’associazione. Una serie d’articoli dello statuto determina minutamente l’entità e le proporzioni dei dividendi: tutti hanno diritto ad un interesse anche minimo per conseguire che tutti sieno zelanti del controllo e della sorveglianza, onde nulla si perda.

Tuttavia la distribuzione non la fa che il Consiglio d’amministrazione per mezzo del Comitato esecutivo. Il presidente è invisibile come un Grand’Oriente massonico, e nelle stesse adunanze del Consiglio d’amministrazione compare di rado. I suoi rapporti esteriori non vanno oltre il Comitato esecutivo ed anche con esso si circonda di una certa nube. Egli non dura in carica che un anno ed è piuttosto un dignitario che un podestà, e per questo lo si vuole scelto tra le persone più distinte dell’associazione o fra quelle principalmente che si trovano in contatto, o possono trovarvisi, coll’autorità pubblica.

Il primo presidente fu un secondino destituito del bagno di Tolone; il secondo il portinaio dell’ambasciata inglese. Con ciò si credeva di poter far la polizia alla polizia e tenere sempre una mano nei segreti dello Stato dei quali poteva diventar utile all’intera associazione il possesso.

Nel 1850, nell’anno di cui narriamo, il presidente era qualcosa di più alto ancora: un commissario di polizia dimesso dalla rivoluzione per intrighi legittimisti. Ma dopo le giornate di giugno egli aveva cambiato nome e s’era dato a’ servigi della polizia segreta del principe presidente.

Per questa trafila entrato in rapporti coll’associazione dei Petits italiens, avea potuto far valere tutti i suoi meriti presenti e futuri e, candidato alla presidenza, era riescito a raccogliere sul suo nome la quasi unanimità dei suffragi.

Un’altra parola ci sembra necessaria. Il contingente di questa associazione non poteva venire che dai bassi fondi sociali; ma qui importa intendersi bene ne’ termini.

La sentina pubblica ha confini illimitati. In essa si perde lo straccio come la decorazione. Tutto ciò che porta maschera le appartiene. Tutti coloro che agognano apparire più di quello che sono, a consumare senza produrre, a conquistare con un colpo di Borsa o di Stato una fortuna od un trono, sono il suo popolo. Catilina, lo zingaro dei repubblicani, vi è cittadino come Giovanni Senzaterra, lo zingaro dei principi; il bettoliere Thenardier che aspira a diventar milionario, vi s’incontra con Cesare che aspira a diventar imperatore. Però gli è dalla notte di quest’abisso che monta il vero miasma sociale.

Finchè il male è pubblico, visibile, diurno, e la legge lo può conoscere, correggere, colpire, il rimedio è noto e la guarigione certa. Ma quando il male è segreto, notturno, invisibile e porta la larva del bene, o almeno l’insegna del legittimo, allora la società versa in grave pericolo, e qualche grande crisi l’attende. Quando non si sa più distinguere se la miseria in cenci sia più dolorosa della miseria dorata, quando il vizio può uscire dal postribolo come dall’officina, dalla bisca come dalla sagrestia, andare a braccetto di una dama foderata di cortigiana, o di una cortigiana vestita da dama, prendere per insegna, per tornare al nostro esempio, il Senatus populusque romanus di Cesare o il sergente di Waterloo di Thenardier, allora il dominio della città oscura può dirsi incominciato e quelle grandi epoche di consunzione, nelle quali la morale è ridotta a un galateo, e la legge a una tolleranza, compaiono nella storia.

Però da molti anni le cose erano notevolmente mutate. Il governo francese s’avvide alla fine del nefando delitto che si commetteva impunemente all’ombra delle sue leggi, e prese a combatterlo. Se non che egli seguì la stessa strada degli abolizionisti verso i neri. Cominciò dall’abolire la tratta e si fermò. Oggi è ancora a quel punto, e non ha fatto un passo di più. Impedisce lo sbarco dei petits italiens ne’ porti francesi, ma li lascia spensieratamente strascinare la loro catena di miseria e di abbiezione per le strade di Parigi. Ciò non ostante l’abolizione della tratta, rendendo necessario un altro modo di trasporto, diede un gran crollo all’associazione e finì col distruggerla.

Invece di un carico di cinquanta o cento fanciulli per mare fatto con risparmio di tempo e di denaro, fu mestieri far venire la merce a piccole tappe ed a piccole squadre per la via di terra affidandone la scorta ai parenti od ai custodi che bisognava pagare e sorvegliare, e che spesso a mezza via fuggivano come i fanciulli che dovevano accompagnare.

Giunte alle Alpi, le guide si rifiutavano proseguire, e ci volevano altri uomini per ricevere i ragazzi e scortarli fino a Parigi.

Però la spesa diveniva doppia, le peripezie della spedizione incalcolabili: le operazioni complicate e la grande industria fu colpita a morte; ma rimase la piccola. All’associazione subentrarono gli speculatori privati: all’unica e grande impresa i piccoli impresarii e subappaltatori. Ciascuno che volesse prendeva cinque o sei ragazzi e viveva su quelli. Il guadagno era minore pei padroni, ma i patimenti per i piccoli schiavi erano sempre gli stessi: anzi il traffico minuto diminuendo il lavoro aumentava la sordidezza dei trafficanti, e pesava con maggiore durezza sul capo dei trafficati.

Oggi siamo ancora a tale, e la sorte dei petits italiens non è punto mutata. Però meritano essere lette sopra questo doloroso soggetto le parole dell’ultima relazione della società italiana di beneficenza in Parigi:

«Vedendo questi cenci umani circolare le contrade di Parigi, si è costretti a domandarsi quali motivi mai facciano tollerare, se non anche proteggere, questa vergognosa speculazione. In questa città nella quale anche il più piccolo merciaio ambulante paga la patente, dove il commissario delle strade deve avere un distintivo, dove nulla si fa senza permesso, i soli industrianti di fanciulli sembrano essere fuori delle leggi. Perchè questo favore? Perchè in un paese che è alla testa della civiltà, in un paese nel quale il lavoro è in così grande onore, si ammette che questo genere di mendicità formi una vera corporazione?

«Sono forse le leggi che manchino in simile materia? Bisognerebbe crearne. Ma esse non mancano. Una sola basta.

«Il disposto del prefetto di polizia in data 28 febbraio 1863 dice all’articolo 10:

«È espressamente proibito ai saltimbanchi, ai suonatori d’organo, musici e cantori ambulanti di farsi accompagnare da fanciulli di età minore di 16 anni.

«Questo articolo dice tutto, ci pare, e noi non comprendiamo come si dia ancora a Parigi un solo fanciullo che chieda l’elemosina. Forsechè l’amministrazione ignora i fatti di cui ci occupiamo? No. Perchè essa ha un servizio speciale di polizia che si occupa di questa industria, e i nomi dei principali trafficanti le sono perfettamente noti. I motivi della tolleranza dell’amministrazione francese sfuggono dunque compiutamente alla nostra perspicacia».