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Le novelle della guerra

Chapter 18: Pietro Aresu.
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About This Book

A collection of short narratives portraying wartime experiences and their aftermath, combining intimate remembrances, character sketches of combatants and civilians, and reflective passages on courage, sacrifice, and collective identity. The pieces juxtapose criticism of political indecision and public disgrace with admiration for private endurance and anonymous labor that sustains and rebuilds the nation, honoring the dead while tracing a moral and spiritual renewal. A dedicatory preface frames the stories within familial memory and rooted perseverance.

Pietro Aresu.

“Sacra al candido cuore degli Europei i quali, per avere attraversata la terra nostra, ci giudicarono benevolmente come i piccoli giullari del mondo.„

Non si era udita che la voce degli ultimogeniti.

Si era lavorato negli anni a rompere ogni confine. Una volgare gazzarra aveva riempito le scialbe giornate. Tutto non era che interesse: anche la patria.

Ogni più alta vita, per non esser compresa, soffriva la beffa dei meschini. Si voleva un’unica misura, un solo livello, una sola volgarità. Il guadagno regnava oltre ogni opera. Le idealità o vivevano nel silenzio dei cuori, o si erano imbastardite, o erano irriconoscibili fra i pantani. La spiritualità di cui si era animato il primo moto operaio era caduta nella bassezza plebea. Ogni aristocrazia era muta. Le passioni tramutate in vizi. Gli istinti della moltitudine imperavano.

Il nuovo brivido solare attraversò quest’ombra.

Nacque il prodigio. Ogni fatto sconfinò da’ suoi termini, assunse un significato d’eccezione, s’illuminò di giovine luce, fu pervaso di ardore, non bastò all’ansia comune. Era la resurrezione. La gente umiliata levava la fronte e il cuore e l’anima; i taciturni trovarono una voce; le virtù assopite si rivelarono d’impeto; la vita ebbe una ragione più alta; la bellezza delle cose e degli uomini rivisse nelle moltitudini.

E in questo prodigio, i dimenticati, coloro che non erano stati intesi nella loro vecchiaia, che avevan sentito deridere la loro età, i loro ideali, i loro sacrifici respirarono; i superstiti delle cento battaglie, che avevan vissuto nel pensiero e nell’azione dei nostri due uomini maggiori: Mazzini e Garibaldi, si sentirono ringiovanire. La morta gora era superata!

Così il fato gettò un ponte di luce fra le due età lontane. Il vespero sorrise alla subita aurora.