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Le novelle della guerra cover

Le novelle della guerra

Chapter 19: In morte di un eroe.
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About This Book

A collection of short narratives portraying wartime experiences and their aftermath, combining intimate remembrances, character sketches of combatants and civilians, and reflective passages on courage, sacrifice, and collective identity. The pieces juxtapose criticism of political indecision and public disgrace with admiration for private endurance and anonymous labor that sustains and rebuilds the nation, honoring the dead while tracing a moral and spiritual renewal. A dedicatory preface frames the stories within familial memory and rooted perseverance.

In morte di un eroe.

“Per i profeti che negavano la nostra virtù militare.„

Chiamaron dall’alto la morte — si elessero l’austero silenzio.

Giovanilmente puri varcaron di un balzo l’istinto — senza pallore, sereni.

E come i Navarchi la ciurma — come i Condottieri la masnada.

Fermato un voto di fede — scacciata la pietà turbatrice — si allontanaron dal mondo.

Dietro restava la turba — restava la dolce famiglia — il volto del segreto amore.

E fu la notte — purissima — col suo pensiero gigantesco.

La morte si ammantò di silenzio — austera come una Iddia eretta sul cassero — pura come l’anima della giovinezza — innanzi ai Navarchi.

Gli occhi l’affissaron tranquilli — poi che su l’abisso dell’anima — non passò che il rombo di una volontà glaciale — il saettare di un candido cigno fra fosche lame di rupi — ai confini della terra.

Disse il Navarca: — Forse non ritorneremo. Pensate a chi resta chè è l’ora!

E sui volti schierati brillò la tua luce — coraggio — semplice e nuda come l’antenna e la prora — come la corazza d’acciaio.

Poi l’uno scrisse: — Non piangetemi! — E l’altro: — Avrò la mia fossa nel mare! — E qualcuno alla madre: — Non ti lascio che il mio buon nome. Questa notte vado a morir per la Patria!

E schietti e digiuni entraron nei chiusi navigli consacrati al gorgo.

Andarono — calmi nell’esiguo spazio come nel cuor di una tenebra — ciascuno al suo còmpito estremo. — E la tomba rombante fu per ciascuno un altare. — Solo sul ponte, il navarca — gli altri nel chiuso, solleciti all’ubbidire — fino nel cuore del fuoco — nell’ambito delle macchine.

Morire due volte era nulla agli aspri pionieri — morire, rimorire — pur di condurre la prora incontro alla pavida Armata — pur di gettare la pietra delle fondamenta — la base incrollabile — elevata al di là del transito.

Andarono. — Dalle rive infernali s’avventò l’impeto di migliaia — ma la morte era a bordo con loro — ospite fra i suoi bravi. — Era seduta sul cassero l’Iddia de l’ardimento e derideva alle sponde, agli urli dello scompiglio, ai mille boati, alle fiamme, al tramugghiar dei cannoni, all’epica ruina precipite. — Andarono, ritornarono. — E scritta è la leggenda millenne.

Ma se qualcuno — talvolta — se qualcuno domanderà — qual’anima avevano i morituri — dite che una sola era l’anima — e la speranza levata su loro nella tremenda notte — una sola e perenne: l’Italia!