WeRead Powered by ReaderPub
Le novelle della guerra cover

Le novelle della guerra

Chapter 20: L’insidia.
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

A collection of short narratives portraying wartime experiences and their aftermath, combining intimate remembrances, character sketches of combatants and civilians, and reflective passages on courage, sacrifice, and collective identity. The pieces juxtapose criticism of political indecision and public disgrace with admiration for private endurance and anonymous labor that sustains and rebuilds the nation, honoring the dead while tracing a moral and spiritual renewal. A dedicatory preface frames the stories within familial memory and rooted perseverance.

L’insidia.

“A tutti gli umanissimi cuori di Europa che ci armarono pirati, che ci vestiron di ferocia, che fecer sentimentale scempio di noi e ci augurarono la disfatta; agli ipocriti di ogni terra e di ogni razza per l’amor che ci unisce.„

La storia, quando segna i suoi periodi classici, non vede che le razze e il loro destino e raro è che raccolga un umile nome e lo incida oltre il confine mortale, nelle sue rupi.

L’ombra da cui sorse, per un attimo, l’uomo gagliardo, ritorna uguale con la morte di lui; quello ch’egli fece scompare nella gesta comune.

Ma chi visse l’ora storica, chi ricorda i singoli volti degli uomini non può astrarre nè dimenticare.

Il frutto val bene il suo ceppo.

Così su la trama dei giorni, sul contessersi degli avvenimenti fra le grida e i tragici silenzi, fra i rulli dei tamburi, sorgenti dall’ombra antelucana, i chiari squilli ripercossi da campo a campo, il grido delle scolte, il vociferio dei ridesti, il canto dei nostalgici, il riso dei sereni, l’impeto delle battaglie, il giolito delle avanzate, il trepestar dei cavalli, l’avventurarsi delle masse enormi, il rombo degli scoppi, i cortei della morte, tra tutto questo e più ancora nella vita dal ritmo sempre diverso e sempre possente, grandeggiano certe figure di umili che nessuno sapeva e che nessuno saprà forse mai.

Ma l’uomo che passa fra i compagni suoi ammirati, l’uomo ignaro che agisce e muore per una sua luce infinita, trova una eco, nel suo popolo, è, come il cuore dei cuori, il mutamente eletto fra i diecimila.

E il nome suo, emigra storpiato, trasformato, nei canti delle montagne e delle marine; trascorre per gli anni, batte alla soglia dei secoli, perde il suo suono preciso, significa l’eroe, l’entusiasmo, la patria e la sua gloria, il paese e la sua grandezza, è l’ingenua potenza d’amore e la forza di ascesa di un popolo.

Così il solco profondo aduna maggiore sementa e per l’emula volontà di ogni franca giovinezza si formano gli eroi.

È per l’ignota forza di pochi ignoti che si formano le compagini formidabili.