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Le piante utili dell' Eritrea cover

Le piante utili dell' Eritrea

Chapter 12: 3) — Tuberi
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About This Book

Un catalogo botanico descrive la flora selvatica dell'Eritrea ritenuta utile all'industria e al commercio europeo, con osservazioni raccolte dall'autore durante il suo soggiorno e integrazioni di ricerche precedenti. Le specie accertate entro i confini della colonia sono ordinate in otto categorie pratiche — piante medicinali, aromatiche, resinose e gommifere, tessili e fibrose, coloranti e concianti, legnami, commestibili e ornamentali — e corredate da nomi vernacolari locali e note d'uso. Il testo mira a orientare coloni e mercanti sulle potenzialità economiche delle risorse vegetali regionali.

in tigrè «rôr-az».

in tigrigna (Adua) «lehamm».

Molto abbondante in alcune valli della zona dell’Anseba e nel territorio dei Mensa, questa mirtacea è uno dei più grandi alberi e dopo il Mimusops, il più prezioso legno della colonia. Quest’albero aggiunge l’altezza di 20 m. o più.

Dagli individui più alti si possono ricavare travi molto grosse. Il legno ne è resistente e duro.

2. Balanites aegyptiaca Del.(Simarubaceae)

in tigrigna (Adua) «kuasa, guasca o mogah».

in arabo «heghelîg».

Il bel legno giallo chiaro è molto tenace e duro, è adoperato nell’Abissinia per la costruzione degli aratri. Nel Sudan (Nubia) si fanno con questo a preferenza le selle per asini e per camelli corridori.

3. Trichilia emetica L.(Meliaceae)

in tigrè «Kôta o gôta».

in tigrigna «gummeh».

È uno dei più grandi alberi dei contrafforti e dell’altipiano del territorio da 1000 a 1500 metri sul livello del mare; presenta un’altezza fino a 20 metri e tronchi del diametro di più di un metro. Il legno rossastro chiaro e leggiero, molto omogeneo nella struttura è abbastanza solido; dal tronco si possono ricavare grosse tavole per costruzioni. Tra tutte le altre piante legnose questa si presta maggiormente per la formazione delle tavole.

4. Gyrocarpus Jacquini Roxb.(Combretaceae)

È un albero assai grande che durante la stagione secca rimane completamente spogliato di foglie; è molto abbondante nelle valli che verso l’oriente scendono giù da Cheren verso il Barka e forma una specialità della Flora di Cheren. Del resto si fa molto uso del suo legno nell’India, a cagione della sua sorprendente leggerezza.

Esso si lascia molto bene dipingere e verniciare. Meriterebbe di essere esportato per l’Europa per tutte quelle industrie che adoperano il legno di oppio e che vogliano procacciarsi un materiale più solido e più leggiero di questo.

5. Combretum trichanthum Fres.(Combretaceae)

in tigrigna «sessoï, o (Cheren) hathîba».

in tigrè (Ghinda) «amferfâro».

6. Terminalia Brownei Fres. (cfr. piante coloranti n. 28).

7. Anogeissus leiocarpa G. P.

in tigrigna «hansse».

Queste tre Combretacee sono molto diffuse nell’altipiano e fra i contrafforti. Sono molto utili per scopo di costruzione, avendo un legno tenace e solido, che però facilmente si lascia lavorare.

8. Erythrina tomentosa R. Br.(Leguminosae-Papilionaceae)

Il legno molto tenero di questo alberetto, il quale colpisce l’occhio durante la stagione secca per i suoi racemi di fiori di color rosso di fuoco sul fusto privo di foglie, è adoperato dagli Abissini per farne tamburi. Lo stesso legno può ancora servire, al bisogno, per tappare le bottiglie, le ghirbe od altro.

9. Lonchocarpus laxiflorus G. P. R.(Leguminosae-Papilionaceae)

in tigrigna «zangaréfia».

Il legno pesantissimo e solidissimo di quest’albero che arriva ad un’altezza di 7-8 metri, presenta nella sezione trasversale una disposizione ondulata degli strati legnosi annuali e rendesi perciò di grande pregio per la fabbricazione di mobiglie, potendo ricevere una bella pulitura.

La specie trovasi dispersa nelle vallate della zona dell’Anseba, e si fa rimarcare durante la stagione secca per i racemi di fiori lillà di cui è sopraccarico l’albero, mente è completamente sfogliato.

10. Virgilia aurea Lamck.(Papilionaceae)

in tigrigna «hezauz».

Il legno oltremodo forte è adoperato dagli Abissini per farne manichi di martelli e di scuri.

11. Dalbergia melanoxylon G. P. R.(Papilionaceae)

in tigrino: «sibbe».

in arabo: «babanûss».

«L’Ebano del Sudan» è conosciuto da tempo remoto senza che però mai diventasse oggetto di esportazione pel commercio come lo è quello delle Indie orientali, e più recentemente quello provveniente dall’Africa occidentale.

Quest’albero arriva all’altezza di 6 a 10 metri; e non sono rari i tronchi del diametro di mezzo metro. Esso trovasi, in grande abbondanza, nella zona dell’Anseba, specialmente nel circondario di Cheren; quindi anche nel territorio degli Habab ed in tutte le vallate della regione del Barca.

Il governo della colonia ha posto una forte ammenda sull’abbattimento non autorizzato di quest’albero, considerandolo come proprietà governativa: per l’abbondanza dell’albero e per la grande estensione delle terre su cui si diffonde, luoghi estremamente spopolati, non v’ha timore che possa venir distrutta la specie, si potranno caricare ogni anno molte grosse navi con questo pregevole prodotto.

Questa specie di ebano è caratterizzata dall’alburno di color giallastro e dal cuore del legno che pel suo color bruno oscuro o nero spicca nettamente sul primo. Questa circostanza stabilisce per l’arte dell’intaglio non nuovo problema, vale a dire la formazione di un rilievo scolpito in bianco sopra un fondo nero, secondo l’arte dei Cammei.

Nel Sudan questo legno è impiegato sopratutto per farne impugnature di sciabole e di pugnali.

12. Acacia glaucophylla St.(Leguminosae-Mimoseae)

in agau «zelloa».

Il legno durissimo di questo arbusto diffuso dapertutto nel territorio, è di grande utilità per la costruzione di tetti e simili a cagione della lunghezza e regolarità dei rami.

13. Acacia albida Del.

in tigrigna «memmena, o mamana».

Esemplari singolarmente belli di questa specie, che forma uno dei più grandi alberi dell’interno della colonia dell’Eritrea, si rinvengono presso Cheren e nella valle dell’Anseba.

Dai grossissimi tronchi si possono, come fanno gli Abissini, ricavare tavole per porte, mortai ed altro. È uno dei migliori legni da costruzione.

14. Acacia etbaica Schwf.

(Riscontrisi a piante coloranti e concianti N. 27).

Il legno di questa specie, qui particolarmente degna di considerazione a cagione della sua abbondanza è molto da raccomandarsi per lavori artistici a riguardo del suo bellissimo disegno: sul taglio trasversale appariscono le sue zone annuali macchiate gialle e brune, ciò che unito alla tessitura fina e ad una grande resistenza rende questa qualità di legname molto raccomandabile per l’ebanisteria.

I fusti di tutte le Acacie danno un carbone molto utile per le fucine, e dagli Abissini sono adoperati per questo scopo.

15. Albizzia amara Boiv.(Mimoseae)

in tigrigna «igjàno o cigòno, o (Hamasen) hamassèrau».

in bilin (Bogos): «ssobcàna».

Quest’albero molto diffuso nel territorio tra 1300 a 2000 metri d’altitudine è molto adoperato per lavori di costruzione e di carpentiere pel suo legno chiaro, resistente, a disegni marmoreggiati.

16. Tarchonanthus camphoratus L.(Compositae)

È un frutice o alberetto, con foglie lanceolate e molto aromatiche, con odore di canfora. Si estende cominciando dalla terra del Capo di Buona Speranza per le alte montagne dell’Africa orientale fino all’altopiano dell’Yemen.

Si trova abbondante sulle pendici del Ssabber, sopra Gheleb, da 2000 metri in sopra. Il suo legno molto duro è distinto, inoltre, per una fina tessitura, ed ha un’alburno chiaro, il quale risalta fortemente sul colore bruno carico del cuore del legno, con strati di accrescimento di color bianco. Il legno acquista una magnifica pulitura; e nell’Africa meridionale, dove è chiamato «sagewood», è adoperato per la confezione degli strumenti musicali.

17. Olea chysophylla Lamck.(Oleaceae)

in tigrè (Mensa): «voggre».

in tigrigna «aule o aulea».

in amarigna «vóghera».

Il legno di ulivo selvatico dell’Eritrea rappresenta la principale ricchezza del paese quale oggi è. Colla breve distanza dalla costa, essendo i boschi di ulivi più vicini a Gheleb lontani appena 40 chilometri dal mare, la possibilità di una esportazione per l’Europa si presenta alla vista con tutta serietà. Il legno di ulivo selvatico dell’Abissinia si distingue da quello di Europa per il colore molto chiaro, quasi bianco e per maggiore pesantezza e durezza. I carpentieri italiani i quali per i ponti stradali sul Dancollo, hanno sgrossato fusti di 4 metri di lunghezza, mi dicevano che il legno di ulivo europeo è assai più facile a lavorarsi e che in Italia nessuna specie di legno presenta così grande resistenza.

Questo legno merita d’essere messo in opera per lavori di intaglio. Negli opifici europei di macchine agricole, di artiglieria ed altro saranno bene accolti ceppi e tavole di circa mezzo metro di diametro e di 4-5 metri di lunghezza, e che sarebbe difficile ottenere uguali in altri paesi e ad un prezzo inferiore all’ulivo selvatico dell’Eritrea.

Il legno è di tale resistenza, che i tronchi morti si mantengono eretti per lunghi anni, come si può osservare in modo sorprendente nelle vicinanze di Ghinda.

18. Canthium Schimperianum H.(Rubiaceae)

in tigrigna «zahak».

in tigrè (Mensa) «atjázallah».

Quest’albero diffuso nei boschi lungo il pendio orientale dell’Eritrea, tra i 1000 e 2000 metri, somministra agli Abissini un legno pregiato per la costruzione degli aratri.

19. Calotropis procera R. Br.(Asclepiadaceae)

In tutti i paesi del più lontano Oriente il legno di questo frutice o piccolo alberetto (di cui si tenne di già parola tra le piante, tessili), è tenuto in conto perchè specialmente adatto alla fabbricazione del carbone per la preparazione della polvere da sparo.

20. Avicennia officinalis L.(Verbenaceae)

in arabo «sciora».

L’albero «mangrove» si trova in tutti i luoghi della costa Eritrea; ed i suoi cespugli di color verde carico somiglianti all’alloro, dell’altezza di 5-6 metri, i quali nel tempo della alta marea sono bagnati dall’acqua, danno alla contrada un aspetto caratteristico.

Il legno dei rami e del tronco irregolarmente conformato, dà alle capanne dei naturali, delle quali forma il principale materiale di costruzione, quell’aspetto di così bizzarro ed inesprimible disordine che tanto torna sgradevole agli occhi degli Europei.

Il legno Mangrove, quantunque abbia apparenza tenera e fragile, ed anche giovane sembri sempre marcio e corrotto, ha però una grande prerogativa: esso resiste in queste località caldissime in modo sorprendente all’azione distruttrice tutta particolare delle acque del mare; e si adopera perciò a fare argini ed altre costruzioni acquee per quanto in generale possa essere usato.

Le radici aeree singolarissime, che si vedono scorgere in grande abbondanza dritte dal fondo sabbioso, quali stoppie di frumento in un campo mietuto, avendo una scorza sugherosa, possono servire come turaccioli e si possono mettere in commercio per un simile impiego. La corteccia può servire ancora per conciare, come si pratica attualmente nell’America del Sud.

21. Coleus igniarius Schwf.(Labiatae)

in agow «Baja».

Questo frutice, che comparisce ancora nelle montagne dei Habab (Th. v. Heuglin 1875) produce un legno molto leggiero, il quale, secondo che riferisce Schimper, è adoperato dagli Agow per procacciarsi il fuoco. A tale scopo essi incastrano nel legno un piccolo cuneo aguzzo e lo fanno girare con grandissima velocità.

22. Nuxia dentata R.(Loganiaceae)

in tigrè (Mensa): «methamer-auitât».

 »  (Ghinda): «sciummaï».

in tigrigna «atkiro, o mattàri».

Uno dei più abbondanti e grossi alberi di bosco, nelle vallate che conducono all’alto piano, al di sopra di 1000 metri sul livello del mare; specialmente abbondante presso Ghinda. Dai fusti che raggiungono spesso il diametro di 1 metro, si possono segare delle tavole e pezzi dritti, di circa 3 metri di lunghezza. Il legno è molto chiaro, di uniforme densità e di fibre sottili, per cui somiglia al legno di tiglio, col quale ha ancora in comune presso a poco la densità e la durezza.

22. Mimusops Schimperi H.(Sapotaceae)

in tigrè «ssaracäna».

in arabo (Jemen) «lebbakh».

Tra gli alberi di alto fusto e con legno duro che esistono nel territorio Italiano, questa specie conviene che sia notata al primo posto. Se un giorno sarà praticata una strada maestra che mette in comunicazione le vallate coll’altopiano, potranno ancora questi tronchi essere adoperati per tutte le più grandi costruzioni della Colonia.

Questa specie si rinviene abbondantemente nelle valli sul declivio dell’altipiano sotto Gheleb e sotto Maldi fra 1500 e 1800 metri sul livello del mare.

Gli alberi non formano boschi intieri, ma si presentano riuniti in piccoli gruppi, rimarchevoli per la loro altezza che raggiunge i 20 o 25 metri. Il fusto che si innalza semplice senza ramificazioni sovente all’altezza di 10 metri, è dritto e somiglia alla quercia, per la corteccia nerastra profondamente screpolata. Il legno è rossiccio bruno, lucido, con belle marezzature, solido e duro; però non molto pesante.

Questa specie è la famosa «Persea» degli autori greci e latini, la quale, nell’antico Egitto, come sacro ad Iside, era coltivato nei giardini dei tempii ed in epoca antichissima probabilmente, dovette essere introdotta dall’Arabia Felice dove essa anche oggi si trova nello stato selvatico; rinvienesi pure nella Abissinia propriamente detta.

23. Diospyros mespiliformis H.(Ebenaceae)

in tigrigna «aije».

Frequente sui monti di Cheren e nelle convalli dell’Anseba, quest’albero non raggiunge l’altezza solita come nei luoghi più bassi verso ponente, verso il Sudan. Il legno è dei più duri e resistenti.

I vecchi tronchi presentano al centro del legno un durame nero, specie di ebano simile a quello congenere delle Indie. Però raramente si sviluppa nell’Eritrea. Le nere mazze dei selvaggi della parte superiore del Nilo Bianco, sono fatte di questo legno.

24. Euphorbia abyssinica Rausch.(Euphorbiaceae)

Il legno Colqual è molto leggero, e nelle varie industrie può rimpiazzare presso a poco il nostro legno di pioppo. I fusti raggiungono un’altezza di 4-5 metri con un diametro di circa settantacinque centimetri.

25. Croton macrostachyum H.(Euphorbiaceae)

in tigrigna «tambo».

Questa pianta abbondante in tutta l’Abissinia, così come nell’altipiano dell’Eritrea presenta fusti molto dritti, della lunghezza di 3-4 metri, i quali per la grande tenacità del legno bianco giallastro, per altro facile a lavorarsi, si potrebbero adoperare per costruzione e mobili di valore.

26. Claoxylon Deflersianum Schwf.(Euphorbiaceae)

Questa nuova specie, copiosa ancora nell’altopiano dell’Arabia Felice, forma un frutice od un alberetto di 3-4 metri di altezza, con fusti della grossezza di un braccio. Il legno è molto uniforme, d’una struttura finissima, dura e di un bel colore giallo chiaro. Si può paragonarlo al legno di bosso e può per taluni scopi prendere il posto di questo legno costoso.

La specie abbonda nella valle superiore del Lava sotto Gheleb, a 1800 metri sul livello del mare.

27. Ficus vasta Forsk. (Syn. Ficus Daro Del.)(Urticaceae Moreae)

in tigrigna e tigrè «Dâro».

Il più grande albero del territorio; si trova da circa 1000 metri sul livello del mare in su, specialmente nell’altipiano.

Mentre presentano una certa faciltà di lavorazione del loro legno forte e abbastanza solido, i fusti sono preziosi, perchè raggiungono talvolta un diametro superiore a 2 metri e permettono di segarne delle tavole molto grandi. Gli Abissini lavorano grosse assi di questo legno con lo scalpello per farne porte di un sol pezzo, per grandi scodelle e cose simili.

28. Ficus Dekdekena Del.

in tigrigna «cioghonte».

Uno degli alberi più alti, che si distingue dai quattro grandi fichi selvatici del territorio per le foglie piccole lanceolate, pel tronco duro e per la chioma più cilindrica, non molto allargata. La specie comincia nelle valli dell’altopiano all’altezza di 1300 metri. Il legno può servire agli stessi usi come il precedente, parimenti che il legno del Ficus Sycomorus L. (Vedi piante resin. N. 11) e del Ficus glumosa Del. (N. 12).

29. Juniperus procera H.(Coniferae)

in tigrè «Ssahedi» o «zähäddi».

Il ginepro dell’Abissinia si trova nell’altopiano al di sopra di circa 2000 metri. Non è raro presso Asmara e sulle falde del monte Ssabber sopra Gheleb. Il suo legno aromatico ha tutte le qualità per poter essere impiegato nella fabbricazione dei lapis. Io lo credo superiore alle specie americane e consiglio perciò di farne esperienza.

Dalle provincie nordiche dell’Abissinia si possono certamente ricavare a poco prezzo, grandi quantità di questo legno.

30. Oxytenanthera abyssinica Munro. (Syn. Bambusa abyssinica Rich).(Graminaceae)

in tigrigna (Hamasen) «arkaï».

in Amarigna (Scîoa) «scimât».

Il bambù africano presenta un culmo più debole delle vere specie Asiatiche, e quantunque non presenti nello interno cavità, pure è meno consistente. Però può servire per fabbricare leggiere bacchette, e specialmente è impareggiabile per fare, con faciltà e prestezza, tende pel sole, palchi etc. Esso cresce in grandi quantità compatte nelle vallate che conducono al Barca ed al Mareb.


VII. — Piante commestibili.

1) Legumi e verdure

1. Maerua angolensis D. C.(Capparidaceae)

in tigrigna «gherimmo»

È un arbusto che si presenta spesso in forma di liana a foglie ovali alquanto carnose, le quali cotte con della farina danno una specie di verdura di cui si cibano i Tigrini. Secondo Schimper, se queste foglie cotte si adoperano a grandi dosi, possono servire come purgante.

2. Gynandropsis pentaphylla D.(Capparidaceae)

in tigrigna «Bôkhbeha»

Come mal’erba sui campi, questa pianta cosmopolitica si fa rimarcare facilmente per i belli fiori lillà. In molti paesi, ed anche nell’Abissinia si fa uso delle foglie come di verdura.

3. Nasturtium officinale L.(Cruciferae)

Il crescione, questa ottima erba da insalata che è sparsa in vari paesi del globo in istato selvatico, trovasi altresì nell’Eritrea. Ne ho trovato in quantità sulla via di Asmara vicino alla sorgente di Maihinzi.

4. Malva parviflora L.(Malvaceae)

in trigrigna «angheffteha», o «lekhti».

in amarigna «lutt»; in agow «luttena»

Trovasi spesso in luoghi coltivati dell’Altipiano. Nei paesi orientali si sminuzzano le foglie, come quelle del Corchorus oppure come da noi gli spinacci e si mangiano come pappa o piatto di contorno con la carne.

5. Corchorus trilocularis L.(Tiliaceae)

in arabo: «melokhía»

Quest’erba sparsa specialmente nei valloni che conducono all’altipiano puossi benissimo mangiare come il C. olitorius L., specie affina coltivata in Egitto, Arabia e nelle Indie.

Le foglie si tagliano come quelle degli spinacci e si mangiano unitamente alla carne.

6. Dregea abyssinica Benth et Hook.(Asclepiadaceae)

in tigrigna: «sciangok»

Secondo Schimper le foglie di questa liana si mangiano cotte dagli Abissini come verdura. Questa pianta si trova sparsa nelle vallate all’oriente dell’Altipiano dell’Eritrea.

7. Ocimum suave W.(Labiatae)

in tigrigna «abbu-meddia»

Schimper dice di aver usato in mancanza di vero tè, per molti anni le foglie disseccate di questa pianta per farne del eccellente. È molto sparsa nella vallata e sulle sponde dell’Anseba.

8. Oxygonum atriplicifolium, Bth. et Hook.(Polygonaceae)

in tigrina «gagûme» o «giau-mirahàt»

Quest’erba è sparsa nell’altipiano, e si può far uso delle foglie per prepararne una verdura simile ai cavoli.

Dei frutti in tempo di carestia invece che del grano si farebbe del pane.

9. Rumex abyssinicus Jaq.(Polygonaceae)

in amarigna «mókmoko»

Le foglie sono leggermente agre e di tenera tessitura come gli spinacci. Si possono usare come l’acetosa nostrana, come una verdura eccellente. La radice disseccata e polverizzata si usa come purgante.

10. Hydnora abyssinica A. B.(Balanophoreae)

Come nell’Africa orientale tedesca e nell’Arabia del sud, questo strano parassita carnoso di colore rosso sangue che trovasi spesso vicino a Cheren, è mangiato anche in Abissinia dagli abitanti malgrado il suo cattivo odore.

11. Amarantus graecizans L.(Amarantaceae)

in tigrigna «birnaheo»

in amarigna «aluma»

Le foglie di questa sparsissima malerba possono cuocersi come verdura, ed i grani del frutto si riducono a farina per unirla a quella d’altri cereali per farne pane. (Vedi piante medicinali).

12. Commelina subulata Roth.(Commelinaceae)

in tigrigna «zada mascill»

Secondo Schimper i tigrini mangiano questa specie, ed altre congeneri, cotte come legumi.

Un altra specie congenere, la C. benghalensis L., si trova egualmente sparsissima nell’Eritrea. Nelle Indie orientali gli indigeni ne mangiano dappertutto le foglie cotte come pietanza.

13. Asparagus abyssinicus Hochst.(Liliaceae)

in tigrigna (nome generico) «gastân—esto», o «attatt»

Nel mese di Marzo e Aprile si trovano quasi in tutti i boschetti dell’altipiano degli sparagi freschi appartenenti a diverse specie, che sono tutte mangiabili e che rassomigliano in parte a quelli selvatici che si vedono sui mercati in Italia, ma sono più tenere e gustose. Con faciltà se ne può fare una raccolta abbondante.

2) Frutti mangerecci

14. Adansonia digitata L.(Malvaceae)

in tigrigna «dümma».

(cfr. Piante tessili n.º 7)

Di già Prospero Alpino nella sua opera più volte citata ha fatto conoscere il frutto di questo albero. Il nome usuale «Baobab», o più propriamente «bab-hab» si riferisce ai numerosi semi contenuti in un frutto grosso, fusiforme, molto polposo e con una buccia dura.

Da tempo antico il frutto allo stato secco esportato dal Sudan si vende sui mercati di Egitto; poichè riprendendo con acqua la polpa disseccata si può preparare una limonata molto gustosa della quale gli Egiziani anche oggi vantano la virtù antifebbrile.

15. Grewia membranacea R.(Tiliaceae)

in tigrigna «sciahátt»

in angow: «ghibben-mâda» e

16. Grewia villosa W.

in tigrè «Khafûle», o «Hafûle».

Le bacche molto dolci, però secche e membranose, tanto nell’Arabia che nell’Abissinia si mangiano senza danno dai fanciulli.

17. Ximenia americana L.(Olacaceae)

in tigrigna «mel’-au»

in tigrè (Mensa) «melhetta»

Questo piccolo albero o frutice arborescente (v. piante aromatiche n.º 5) che è specialmente abbondante presso Cheren, ha un frutto ovale di color giallo citrino della grossezza di una piccola «Mirabella» il quale si può mangiare con tutto il seme. La polpa che è rivestita da una sottile buccia, è soda, sugosa e molto acida, ma però di gusto gradevole. Il seme ha una buccia molto sottile e contiene una mandorla bianca gustosa come una nocciuola. È uno dei migliori frutti selvatici dell’Africa. Questa pianta merita di essere ingentilita colla cultura e potrebbe diventare, col miglioramento del frutto, una specie interessante.

18. Zizyphus Spina-Christi W.(Rhamnaceae)

in tigrigna «ghevva» o «ghebba»

in arabo «Ssidr» o «nabk».

Uno degli alberi più diffusi nel Sudan e nell’Abissinia. I frutti gialli arrivano alla grossezza di una piccola ciliegia, ed hanno un sapore piacevole dolciastro-acido di mela. Esso è lo stipite selvatico dell’albero abbondantemente coltivato nell’Egitto e nella Siria.

19. Sclerocarya birrea Hochst.(Anacardiaceae)

in tigrigna «abogbul» o «abúngul».

Quest’albero, già nominato tra le piante aromatiche (n.º 3), ha un frutto sferico, saporito, della grossezza di una prugna o di una noce. È di color giallo chiaro allorchè è maturo, la polpa fibrosa, dolce e nel tempo stesso acida ha un piacevole sapore.

Il nocciuolo lapideo contiene 2-3 caselle, in ciascuna delle quali è racchiuso un seme come una noce. Si trovano questi nocciuoli nei luoghi selvaggi ordinariamente aperti dai babbuini (per mezzo di pietre!?) poichè essi sono ghiotti del loro contenuto.

Nella Senegambia (Flora Seneg. p. 157) gli abitanti per mezzo della fermentazione, ricavano dal frutto un liquore molto alcoolico.

20. Balanites aegyptiaca Del.(Simarubaceae)

in tigrigna (Hamasen) «guasa»

in tigrigna (Adua) «mogäh»

in Agow «guossa»

in arabo «heglîgh», o «hegelig» (il frutto «lalôb»).

I frutti di questo albero comune, oblunghi, grossi come piccole prugne, contengono un nocciuolo che è racchiuso in una polpa che disseccata ha il sapore del pan pepato. La buccia del frutto è secco e sottile, come quella del frutto del Tamarindo. Vi sono delle regioni del sud della Nubia, specialmente sulle sponde del Setît (Mareb inferiore) dove i frutti vengono molto bene. Essi qui, come ancora nel Cordofan, sono raccolti in grandi quantità, e se ne fa una specie di conserva, che somiglia a quella dei Datteri, e si chiama «agueh».

Facendo largo uso del frutto si producono facilmente vomito e diarrea. La corteccia di questa pianta, polverizzata fornisce un terribile purgante. (Vedi ancora al n.º 2 delle piante legnose).

21. Tamarindus indica L.(Leguminosae)

(V. sotto piante medicinali n.º 15).

22. Lagenaria vulgaris Ser.(Cucurbitaceae)

in tigrigna «hamm-hamm».

Le zucche da fiaschi crescono affatto spontanee nell’Eritrea, specialmente nelle valli della zona dell’Anseba; i frutti sono spesso della forma più elegante. Quantunque non mangiabili tuttavia sono utilissimi, perchè per mezzo dell’acqua si svuotano e si puliscono dalla polpa, e se ne possono ottenere così degli eccellenti vasi.

Questi frutti presso Cheren arrivano ad una capacità poco minore di un litro; secondo Schimper però nel Tigrè possono trovarsene di quelli che superano i dieci litri.

23. Coccinia Moghad Asch.(Cucurbitaceae)

in tigrigna «ikikki»

in Agaw «Amballa Losa».

Molto diffuso presso Ghinda e specialmente nella zona superiore fino a 2000 metri. I frutti della grandezza di un’uovo, di color rosso vivo se maturi, sono mangiabili e somigliano nel sapore al pomodoro. Si possono benissimo mettere in aceto come «mixed-pickles».

24. Cucumis metuliferus E. Mey.(Cucurbitaceae)

in tigrigna «nevvera-bária»

in bilino «jambúllu»

in Somal «ghalfón».

I frutti di questi citriuoli selvatici assai comuni nella valle dell’Anseba, sono ovali, lunghi centim. da 6 a 12 e si distinguono da lontano pel loro colore aranciato. Essi sono coperti di lunghe apofisi dello stesso colore, molli e carnose. Il loro sapore è quello del citriuolo. Quantunque io non fossi in grado di gustarli a cagion del loro sapore estremamente amaro, pertanto la mia guida mi assicurava che gli indigeni non di rado ne mangiavano senza danno. W. Schimper osserva giustamente in alcune note manoscritte che questi frutti belli e curiosi meriterebbero d’essere perfezionati per mezzo della cultura.

25. Vangueria edulis V.(Combretaceae)

in tigrigna «gurra-maile».

È un alto frutice con grandissime foglie opposte che si rinviene in tutte le contrade montuose al di sopra di 1000 metri. Il frutto è della grossezza di una piccola noce e contiene da 2 a 5 caselle legnose che sono ripiene di una polpa gustosa, ma molto asciutta. I babbuini sono molto ghiotti di questo frutto.

26. Mimusops Schimperi H.(Sapotaceae)

in tigrè «ssarakâna».

Il frutto di quest’albero simile al nespolo si porta, nell’Yemen, al mercato allo stato cotto. Esso è identico alla «Persea» degli antichi autori, che hanno scritto sull’Egitto.

Nelle antiche tombe egiziane si trova frequentemente questo frutto offerto ai morti come piatto funerale, donde si conchiude che desso anche in quel tempo costituiva un cibo prelibato.

27. Diospyros mespiliformis H.(Ebenaceae)

in tigrigna «aije»

I frutti globosi, per sapore e per forma simili al nespolo, della grossezza di una ciliegia, si trovano spesso in quantità sotto gli alberi, e si possono mangiare senza inconvenienti. Gli elefanti li ricercano con molta predilezione, e sembra che l’abbondanza di quest’albero in determinate valli sia decisiva per la via seguita dagli elefanti medesimi.

28. Carissa edulis V.(Apocynaceae)

in tigrè e tigrigna «agamm».

Le nere bacche di quest’albero, il più sparso nei paesi montuosi dell’Arabia e dell’Abissinia, sono, forse, più abbondanti di ogni altro frutto e somigliano per l’aspetto e pel sapore al nostro mirtillo (Vaccinium Myrtillus L.). Esse si trovano in quantità nella stagione delle piogge e sono mangiate dovunque.

29. Salvadora persica Lam.

(Vedi sotto piante medicinali n.º 27).

30. Dobera glabra Juss.(Salvadoraceae)

Un albero dell’altezza di non più di 10 metri, che si rinviene soltanto al di quà degli scoscendimenti dell’altipiano, principalmente nei valloni inferiori dei contrafforti. Il frutto della grossezza e forma di un’oliva, racchiude un seme oleoso, che è usato come cibo. Secondo Hildebrandt (Zeitsch. Berl. 1872. Bd. VIII pag. 459) presso gli Habab si conservano i semi disseccati che somigliano a quelli del caffè e si mangiano stufati con burro ed acqua; spesso insieme con cavallette fritte nel burro.

31. Hyphaene thebaica Mart.(Palmae)

Il frutto della palma Dôm, spesso grosso come un pugno, per lo più non è mangiabile: vi sono però in molti luoghi degli alberi i cui frutti hanno una consistenza meno fibrosa ed invece sono più sugosi e si possono masticare ed hanno l’aspetto ed il sapore del pan forte (pain d’épice). Forse il frutto per mezzo della coltura e della selezione si potrebbe migliorare (v. piante tessili n.º 67).

Sulla fabbricazione del vino di palma dall’Hyphaene, riferisce Hildebrandt estesamente nella Zeitschr. d. Gesellsch. f. Erdk. Bd. X 1875. p. 30.

3) — Tuberi

32. Pachyrrhizus angulatus Rich.(Papilionaceae)

in tigrè: «Kharreg»

Questa leguminosa rampicante distinta da grandi foglie trifogliolate e dai racemi di piccoli fiori violetti ha dei tuberi sotterranei sorprendentemente grandi e massicci, i quali raggiungono il peso di parecchi chilogrammi. Tutta la massa si lascia tagliare allo stato fresco, a guisa di formaggio, ed è di una tessitura unitamente tenera, assolutamente bianca sotto una corteccia bruna, senza punto di fibre. Questo tubero contiene una gran quantità di ottimo amido senza traccia di amarezza e potrebbe essere raccolto all’ingrosso per articolo di commercio in grande. Nelle Indie orientali i tuberi si mangiano crudi e cotti[9] e sono ordinariamente coltivati a tale scopo. La pianta si trova allo stato selvatico in diversi luoghi dell’Africa tropicale. Io l’ho trovata in quantità sul Dongollo tra Ghinda e Saberguma a circa 800 metri sul livello del mare. Questa specie insieme colla Crossandra undulaefolia Roxb. e colla Meriandra benghalensis Benth. è notevole per la sua distribuzione geografica. Si trovano selvatiche, in Africa e nell’India solamente in istato coltivato: per conseguenza ci indicano cosi l’origine e la derivazione di numerose specie di piante orticole indiane.

33. Cyphia glandulifera H.(Campanulaceae)