In tigrigna «abóngul».
Un grande albero con legno leggiero e morbido che nella stagione della siccità fiorisce dopo aver perduto le foglie. I fiori di un giallo cereo sono riuniti insieme alle estremità dei rami in spighe dense disposte a fascetto, e spirano un intenso profumo come di gelsomino, o ciò che torna più esatto, come i fiori del Philadelphus. Specialmente nei monti che fanno corona alla Conca di Cheren, questo albero è assai copioso, in egual modo in tutta la vallata dell’Anseba e nelle vallate che scendono giù verso il Barka.
4. Ochna inermis (Forsk.) Schwf. (Syn. Ochna parvifolia Vahl)(Ochnaceae)
in tigrè (Mensa) «abgamá».
Questo arbusto è assai diffuso nelle alture e nelle pendici verso l’Oriente.
I fiori color giallo d’uovo, coprono in grande quantità nella stagione secca il fusto spoglio di frondi ora dritto e a foggia di un albero, ora di storto sulle rupi come un arbusto nano, ed hanno un forte e magnifico profumo di Syringa.
L’aroma è quasi così forte come quello della Syringa vulgaris L. e colle regole della profumeria si può facilmente fissare per mezzo di grassi ecc., e forse ancora per mezzo della distillazione.
5. Ximenia americana L.(Olacaceae)
in tigrinna «mell’au»
in tigrè (Mensa) «mellhétta».
È uno tra i più frequenti arbusti od alberetti, dell’altipiano dell’Eritrea. I fiori hanno un fortissimo odore di fior d’arancio, e sarebbero da mettersi in prima linea come materiale da impiegarsi, in grande, nella profumeria. Questi fiori si possono raccogliere a quintali, per modo di dire, nelle vicinanze di Cheren.
6. Jasminum abyssinicum R. Br.(Oleaceae)
in tigrigna «habbe-selîm»
in amarigna «uembelel»
Le compatte masse di fiori di questo frutice scandente che s’arrampica sopra i grandi alberi, tramandano un intenso odore e si trovano in più che sufficiente quantità (a Ghinda, Cheren, Gheleb etc.) per poter essere adoperati per la profumeria.
Ancora più comune della detta specie nei piani alti e fra i contrafforti è il Jasminum floribundum R. Br. il cui profumo però è meno intenso ed i fiori non sono cosi numerosi ed in tale quantità, come nella specie precedente.
7. Premna resinosa Schauer.(Verbenaceae)
Un frutice largamente diffuso nell’Eritrea coi rami lunghi e ritti, le cui foglie contengono un’aroma molto simile a quello del limone, e che per la abbondanza della pianta si può facilmente distillare in grandi quantità.
8. Ocimum menthaefolium H.(Labiatae)
in tigrè «ciomâr o ciommer»
in tigrigna (Adua) «sessak-süvvi» (Hamasen «ssahmar».
Abbondante in tutti i luoghi soleggiati ed erbosi dell’Eritrea, l’erba che talora raggiunge 1 m. di altezza, è diffusa in prodigiosa quantità, sovente a perdita di vista, nelle vicinanze di Ghinda, dove se ne può raccogliere in quantità strabocchevole.
L’attività vegetativa della pianta dura per tutto l’anno, senza distinzione di stagione.
Il suo aroma è molto forte. Secondo Schimper gli Abissini mischiano le foglie triturate e secche col burro e se ne servono come pomata per la testa. L’odore è molto simile a quello della menta piperita.
Tra tutte le piante selvatiche dell’Eritrea questa potrà, per la sua abbondanza, molto probabilmente essere adatta alla distillazione in grande, e un impiegato della Casa V. Bienenfeld, il Sig. Brunetti, in Ghinda, ha di già preso di mira con tutta serietà e di moto proprio un tale piano.
9. Micromeria abyssinica Benth.(Labiatae)
È un’erba diffusa nelle alte regioni abissine sopra i 2000 metri. Io la trovai abbondante nelle pendici del Ssabber sopra Gheleb, terr. Mensa. Le foglie hanno forte odore di menta piperita e potranno fornire quest’olio colla distillazione.
10. Kyllingia triceps L.(Cyperaceae)
in tigrè (Asùs) «Krît-asmûd».
I rizomi di questa pianta che raramente supera i 30 centim. di altezza, hanno un distinto aroma, che in qualche maniera ricorda quello dell’Andropogon Schoenanthus; però è molto più fino e gradevole.
L’aroma, molto intenso nella pianta fresca, è fugace e però dovrà distillarsi sul posto; poichè la pianta disseccata dopo qualche mese lascia sentire soltanto un debole odore.
Nelle Indie orientali si somministra la pianta nella dissenteria, nel diabete ed in altre malattie. Essa nasce in grande quantità nei luoghi aperti ed erbosi delle boscaglie presso Ghinda, dove i rizomi si possono raccogliere a quintali. Non manca però in nessuna parte del territorio al di sopra della zona di 800 metri.
Io sono con certezza convinto che questo aroma, se si introdurrà nel commercio europeo, non mancherà di eccitare una sensazione come alta novità; probabilmente ancora in miscuglio (con altri aromi) darà splendidi risultati.
11. Andropogon laniger Desf., ed Andropogon Jwarancusa Blane, (syn. Andr. proximus H.).(Graminaceae)
Ambedue queste specie di graminacee molto affini fra loro hanno una larga diffusione in tutta la zona dell’Anseba. Dove il pascolo si raddensa in steppa, esse coprono per lunghi tratti ed esclusivamente il terreno; non mancano però neppure sui declivii montuosi. Esse sono molto somiglianti all’Andropogon Schoenanthus L., che del pari appartiene alla Flora abissina e che, insieme all’A. Nardus L. nell’India, è tra le droghe officinali più anticamente usate; in talune regioni, inoltre, è coltivato in grande.
Tutte le suddette specie di Andropogon contengono, a preferenza nei loro rizomi e radici, un olio etereo, il quale si conosce in commercio sotto i differenti nomi di Verbena, Citronelle, Ingwergras, Lemongras, o semplicemente come «grasoil», cioè «olio di gramigna». È esportato da Ceylan e dal Malabar e ultimamente ancora in grande quantità dall’isola della Riunione[8]. Quest’olio forma una parte integrante dell’attuale commercio delle droghe.
L’abbassamento del prezzo (ad un decimo del primitivo, secondo che riferisce il Pharm. Journ. of London 1891, pag. 928) è stato occasionato specialmente dalla falsificazione di quest’olio, praticata nell’India su larga scala. Quest’olio, però, non si deve confondere col vero «olio di Geranium» che si ricava, per distillazione, dalle foglie del Pelargonium Radula L., e che si prepara nel sud della Francia ed in Turchia. Quest’ultimo serve specialmente per falsificare l’olio di rose, mentre che l’olio d’Andropogon serve solamente quale ingrediente ai prodotti numerosi della profumeria ed a varii miscugli, nei quali trova larga applicazione.
È facile da comprendere che un prodotto che il commercio mondiale si procura perfino col mezzo costoso di colture artificiali nel Malabar, nelle Isole di Ceylan, di Réunion, ed altre dell’Oceano Indiano, nell’Eritrea dove cresce spontaneo deve riuscire molto meno costoso, dacchè la Natura nel paese dei Bogos p. es. ed altrove ci offre milioni di quintali della materia prima, di facilissima raccolta.
III. — Piante resinose e gommifere.
1. Boswellia papyrifera H.(Burseraceae)
in tigrino «maggher».
Quest’albero trovasi in Abissinia qua e là in grande quantità e si distingue pei suoi magnifici fiori a forma di mazzetti, i quali nel tempo della siccità spuntano dai suoi rami sfogliati. La corteccia di un giallo color cuojo è stranissima, perchè si sfoglia dal tronco a guisa di carta da lettera sottilissima.
Tutti i rami abbondano di un succo aromatico lattescente che certamente si potrebbe impiegare per incenso, come tutte le altre specie congeneri se si volesse prendere la pena di raccoglierlo.
2. Commiphora abyssinica, Engl.(Burseraceae)
Questa specie sparsissima in Abissinia e nei d’intorni di Cheren dà una sorta di Mirra da utilizzare probabilmente nel commercio, se già non lo è.
3. Commiphora Schimperi Engl.(Burseraceae)
Syn. C. resiniflua Martelli in Fl. Bogos.
in tigrigna e Tigrè «ankua».
Questo arboscello è molto sparso nell’Eritrea, in Abissinia e nell’Arabia Felice; produce in abbondanza della resina simile alla mirra che trovasi in commercio, così che sono certo che questo prodotto almeno in parte trae la sua origine dalla surriferita specie.
Varrebbe quindi la pena di raccogliere questa droga su vasta scala.
4. Commiphora quadricincta Schwf.(Burseraceae)
in tigrè (Habab) «bsciámed».
Questo arboscello generalmente sparso nella pianura della costa Eritrea (Samhar) come pure nella regione inferiore delle colline secerne dai punti ove la corteccia è lesa, della resina in abbondanza, simile per odore e sapore alla mirra del commercio.
E pare di fatti che questo prodotto sia messo in commercio perchè a Sciacat Cai trovai molti tronchi intaccati evidentemente a quello scopo.
Questa specie ignorata finora dai botanici ed in parte scambiata con la C. abyssinica Engl. trovasi in massa sulla costa tra Suakin e Massaua.
La si riconosce facilmente alle sue fogli ovali con picciuoli lunghi ed al nocciuolo quadrangolare del frutto che trovasi attorniato dal mesocarpo soltanto ai quattro spigoli e non su tutti i lati.
5. Commiphora africana Engl.(Burseraceae)
in tigrigna «oanka».
in tigrè «ankua».
Questa specie è maggiormente sparsa nell’Africa nord-orientale dall’Abissinia sino a Dar Fur.
Sulle alture di Digdigta tra Saati e Sabarguma, presso Cheren nonchè in altre parti dell’Eritrea non è rara.
I rami molto aromatici promettono nella stagione propizia una ricca secrezione, e W. Schimper era del parere che questa specie potrebbe fornire al commercio un prodotto utile.
In effetto gli Agau nei monti di Semen, raccolgono da questo albero la Mirra, e la vendono secondo Schimper a Massaua.
Il legno, che si distingue per la sua leggerezza e che mercè la resina che trovasi nella corteggia, non assorbisce facilmente l’acqua si adopera nel Tigrè a preferenza per la costruzione di zattere per traversare i fiumi e i ruscelli, sempre secondo Schimper.
6. Acacia Senegal W.(Mimosaceae)
in tigrigna «Kantab».
in tigrè (nome generico) «cia’a».
Questa specie sparsa nella zona dell’Anseba, specialmente vicino a Cheren fornisce nel Cordofan al commercio la miglior qualità di Gomma eccellente per la sua bianchezza e purezza, denominata «Hasciàb».
Per ragioni ignote la secrezione della gomma nell’Eritrea non si presenta negli alberi di questa specie; pertanto la sua identità con quella cordofana e senegalese è fuori dubbio, ed io cito questa specie soltanto per rendere l’enumerazione completa e per la numerosa presenza o espansione della pianta.
7. Acacia Seyal Del.(Mimosaceae)
in Tigrè nome generico «ciâa».
Questa specie fornisce in gran parte la gomma conosciuta sotto il nome Gedaref o Sennaar e che è chiamata in Arabo Talh. Quest’albero trovasi spesso nella valle dell’Anseba ove forma di tanto in tanto dei boschetti.
Per quanto riguarda la secrezione della gomma, la specie si mantiene in questa zona negativamente come è A. Senegal.
Altre specie di Acacie gommifere finora non si sono osservate nell’Eritrea.
8. Albizzia amara Boiv.(Mimosaceae)
in tigrigna «igjano o cigôno, o hamassérau»
in tigrè «hamasserau»
in bilino «ssobkána».
È uno dei più frequenti e più grandi alberi dell’Altipiano.
Nel mese di marzo trovai nella vallata dell’Anseba presso Cheren, tutti i tronchi con ricca secrezione di gomma, che pareva molto simile alla gomma arabica ma che liquefatta nell’acqua prendeva per lo più un colore rossigno come la qualità di gomma ordinaria «Sennaari».
Esso potrebbe essere un surrogato conveniente per quest’ultima specie che è molto ricercata ed aumentata di prezzo in seguito dell’inaccessibilità del Sudan, e quindi essere per l’Eritrea di un certo valore.
9. Euphorbia abyssinica, Raeusch.(Euphorbiaceae)
in tigrigna «Kolkuall».
in tigrè (Mensa): «galangâll».
Entro le alture da 1500 a 2000 metri, questa specie di albero simile ad un cactus, ed alto sino a 10 metri è tanto sparsa nell’Eritrea che per lunghi tratti le foreste non si compongono di altro.
Tutte le parti di questo albero abbondano di un sugo bianco latteo, e deve contenere oltre le resine drastiche, purganti, corrosive vescicatorie, che sono pericolose per l’uomo, specialmente per gli occhi, puranche un 5 % di caucciuc secondo gli sperimenti che ne hanno fatto in fabbriche milanesi.
Ferendo una pianta, il succo latteo ne scorre in massa in modo che se ne possono con faciltà empire bacili interi.
A causa delle sostanze secondarie del succo, pericolose all’uomo si è abbandonata l’estrazione del cautciuk, poichè gli operai si ammalarono. Sarebbe però un peccato se un prodotto che la libera natura offre in così grande quantità non potesse essere utilizzato per il commercio e l’industria.
Il tempo verrà in cui la raccolta di questo sugo, che disseccato presenta una massa bianca porosa quasi simile al formaggio, sarà ritenuta vantaggiosa.
Nell’India Orientale si adopera il sugo disseccato di specie simili, Euphorbia antiquorum L., ed Euphorbia Cattimando El., per masticare coltelli, scope, spazzole ed altri istrumenti nei rispettivi manici e si vende col nome di Catimando nei bazar della provincia di Madras.
Riscaldandolo si ammollisce ed indurisce poi in grado superiore come quello del Kolkuall.
Se si mette il sugo diseccato in acqua bollente, diventa plastico, raffredandosi però si fa nuovamente duro.
Già nel 1853 Roberto Wight (Icones plant. Indiae VI No. 1993) accennava a questa proprietà del Catimando considerandolo degno dell’attenzione degli Industriali.
Nelle Indie orientali si adopera il Catimando come pittura anticorrosiva della chiglia delle nave.
Quest’uso forse avrà pel commercio di Massaua un avvenire e io non posso raccomandare abbastanza agli industriali in materia di fare degli esperimenti colla resina del Colqual.
10. Ficus vasta Forsk (Syn. F. Dahro Del).(Urticaceae-Moreae)
in tigrigna e tigrè «dàro»
in tigrigna «ciogonte» o «ciorhonte»
in tigrigna: come i precedenti.
Fra le numerose specie di Fichi selvatici di Abissinia e dell’Eritrea le tre suaccennate e Ficus sycomorus L. (tigrigna e tigrè: «sciagla») formano gli alberi i più grandi. I due primi spesso hanno una crescenza gigantesca tanto per altezza quanto per circonferenza. —
Tutti e tre abbondano nelle corteccia di sugo latteo che dà un ottimo cautciùk, che al primo taglio scorre in grande quantità. — Nella maggior parte dei siti però gli alberi non saranno abbastanza numerosi per permettere di raccogliere questo prodotto prezioso su vasta scala, ma il sugo di cautciùk di queste specie si raccomanda per vari usi domestici.
Sul luogo non appena raccolto e fresco, lo si può mediante un pennello spandere sopra tela o carta e così ottenere un imballaggio morbido lucente, impermeabile ed ermetico, ottimo per avvolgere degli oggetti da preservarsi dall’umidità ed anche contro gli insetti. È altresì adattatissimo per foderare le casse. L’applicazione è facilissima e molto raccomandabile. Colla fermentazione il cautciùk si deposita e non lo si può più spandere col pennello.
IV. — Piante tessili e fibrose.
1. Gossypium anomalum Ky. Peyr.(Malvaceae)
Una delle poche specie di cotone constatata allo stato selvaggio che nella Valle di Dagobas vicino a Cheren venne trovata già da Beccari e da Steudner e che si ritrova anche nella parte S.O. dell’Africa tropicale. — La presenza di questa pianta nelle vicinanze di Cheren può considerarsi come un cenno della natura che la coltura del cotone trova in queste contrade le condizioni naturali favorevoli al suo sviluppo.
2. Abutilon longicuspe H.(Malvaceae)
in tigrigna «Zada bauakh».
Secondo Schimper gli steli battuti si adoperano in tutta l’Abissinia a guisa di stoppino per torcie. Si avvolgono le fibre con cera e si ottengono candele. Così pure si adoperano gli steli battuti della
in tigrigna «dàsos»
in amarigna «kittkitta»
e la Vernonia Leopoldi Vtke.
4. Hibiscus cannabinus L.(Malvaceae)
in arabo «tîl».
Questa pianta che ha spesso un’altezza di tre metri e che trovasi frequente sui pendii dell’altipiano, contiene nella sua corteccia, facile a distaccarci, una della più forte qualità di fibra che si conosca.
Nell’Egitto, ove questa pianta, che nell’Eritrea cresce selvaggia, è oggetto di coltura, si fa uso delle fibre specialmente per unire le zattere, perchè questa specie resiste nell’acqua per lungo tempo alla putrefazione.
5. Hibiscus macranthus H.(Malvaceae)
in tigrigna «sugôtt».
Schimper dice di questa specie, che si distingue dai suoi fiori grandissimi di colore giallo chiaro, che al secondo giorno si coloriscono in rossiccio: «gli steli manipolati come il lino danno un magnifico filo forte come lino e lucente come seta». Gli Abissini non ne fanno che delle corde, ma Schimper era di parere che se ne potrebbero fare i più belli tessuti, per cui forse la introduzione della coltura di questa pianta sarebbe utile come quella della Ramiè (Boehmeria) ora tanto apprezzata.
6. Grewia salviaefolia Juss.(Tiliaceae)
in tigrino «âba» o «ôba».
Un grosso arbusto con rami lunghi, sui quali le foglie sono ordinate in due file. Trovasi spesso nell’altipiano.
La corteccia si può togliere in strisce lunghe un metro; la sua fibra è molto consistente e si adatta per legare qualunque cosa. Rassomiglia molto al libro di tiglio.
7. Adansonia digitata L.(Malvaceae)
in tigrigna «dümma».
La corteccia di quest’albero gigantesco, conosciuto in Europa sino da Prospero Alpino (1582) sotto il nome di Baobab, che si trova spesso tra Cheren e Cassala, si adopera dai Bogos (ridotta a fibra) per farne dei cordami.
Le fibre si portano in grandi masse sul mercato di Cheren e potrebbero divenire un articolo di esportazione non disprezzabile, ciò che sono da anni su vasta scala nel paese di Angola, destinate per la fabbricazione di carta.
Anche nell’Africa orientale tedesca (Usambara) se ne fa molto uso per farne delle corde.
Siccome da questi immensi tronchi la corteccia non si toglie che proporzionalmente volta per volta in piccola quantità, la corteccia si forma nuovamente e così gli alberi non vengono distrutti.
8. Lanneoma velutina Del.(Terebinthaceae)
in tigrè «abde».
Un piccolo arbusto o arboscello che tanto nel territorio dei Mensa quanto a Cheren si trova dappertutto.
La corteccia supera le altre simili per forza della fibra e si raccomanderebbe specialmente come materiale da cordame come lo usano gli abitanti di quei luoghi.
9. Acacia spirocarpa H.(Mimosaceae)
in tigrè «cia’à»
in arabo «ssamr o ssammorr».
Questo albero è sparsissimo nelle vallate del Samhar e nelle pianure della costa. Sotto la corteccia trovasi uno strato di fibre che è molto forte e resistente e di cui si fanno ottime corde.
Questo articolo, potendosi raccogliere in massa, sarebbe vantaggioso per l’esportazione.
10. Daemia extensa R. Br.(Asclepiadaceae)
Un erba tenera avviticchiante gli alberi, sparsissima nell’Abissinia, Eritrea ed anche nell’India Orientale.
Le fibre contenute nello stelo, che non è più grosso di un cannoncino di penna, sarebbero secondo il rapporto della «Calcutta Exhibition» (Vol. I, Economic products of India) adattatissime per la fabbricazione della carta come dei tessuti, e si distinguono per forza e finezza.
Il tessuto fatto con tali fibre fu premiato nella Madras Exhibition del 1855 con una medaglia.
11. Calotropis procera R. Br.(Asclepiadaceae)
in tigrigna (hamasen) «akkàlo»
in arabo «ósciar, o úsciar».
Un arboscello o arbusto sparsissimo qua e là nei tratti della zona calda. La sua estensione comprende la maggior parte dei paesi tropicali dalle Indie sino a Senegambia.
I frutti della grandezza di un pugno sono verdi e vescicosi, e posano sempre a due tra le foglie che sono piene di sugo latteo. I numerosi semi in essi contenuti portano un ciuffo di lunghi peli sericei, come apparecchio areostatico, e che si possono raccogliere in grande massa.
Queste fibre belle e lucenti come l’argento non si prestano per tessere, essendo corte e di poca resistenza. Invece danno in questo paese povero di pollame un ottimo materiale per imbottire i guanciali, e vengono generalmente adibite a quest’uso dagli arabi.
12. Ficus capreaefolia Del.(Urticaceae-Moreae)
Questo arbusto s’incontra spesso sull’Anseba ed altri corsi d’acqua ove simile ai nostri salici forma sulle rive dei fitti boschetti. Esso è adatto per rimpiazzare i salici per tutte le specie di lavori da canestrajo; essendo i suoi ramoscelli lunghi di una grande flessibilità e resistenza.
in arabo «athâb»
È un arbusto o albero che trovasi anche nelle vicinanze di Cheren, ha foglie puntute a forma lanceolata.
Dalle fibre della corteccia, gli Arabi nell’Yemen e nella costa orientale tra Aden e Mascate in generale fanno le miccie dei fucili colà in uso.
14. Phoenix reclinata Jacq.(Palmae)
in tigrè «bellâsa».
Trovasi sul Lalamba vicino a Cheren, nella vallata d’Anseba ed in quella di Gheleb (Mensa) come pure in vari luoghi di Hamasen ed è finalmente molto sparsa nell’Abissinia (Gondar, Debra-Tabor, Adua e nei monti di Semien) da 1800 a 2000 metri sul livello del mare. Questa specie selvatica di palma di datteri che si distingue pel suo tronco svelto e gracile dell’altezza di 5 a 6 metri, ha un aspetto molto elegante. I Beni-Amer portano le foglie alla vendita sul mercato di Cheren, e se ne fanno delle ottime stuoje.
15. Hyphaene thebaica Mart.(Palmae)
in arabo del Sudan «dôm».
La palma Dôm è un albero che trovasi a formar dei boschetti nella media vallata del Barca e più in là al ponente nelle vallate del Gasc (Mareb) etc.
Le foglie sono un articolo di commercio molto ricercato per farne stuoje, sacchi etc. e se ne spediscono anche in Europa.
Le foglie di questa palma sono più forti e più tigliosi di quelle della palma di datteri.
Differiscono da queste ultime per le piccole glandole piatte e tonde che si trovano disperse sulla superficie, mentre quelle della palma dattifera sono perfettamente liscie.
Si può facilmente estendere la coltivazione della palma dôm, come hanno praticato nelle vicinanze di Hodeidah, per avere il materiale necessario pei sacchi di caffè.
La coltivazione rende già nei primi anni vantaggio colla raccolta delle foglie. Varrebbe la pena di seminare in tutta l’Eritrea la palma Dôm e di proteggere la sua crescenza.
Già da diversi anni le foglie della palma Dôm si importano in Italia, utilizzandola con vantaggio nella fabbricazione dei cappelli di paglia.
16. Sanseviera Ehrenbergiana Schwf.(Haemodoraceae)
in arabo «Selleb».
Questa specie che si distingue per le foglie a forma cilindrica della lunghezza di 1/2 metro terminate a punta, cresce in grande quantità vicino a Gheleb sui pendii verso oriente e nella vallata di Ghinda. Verso Sud diventa più rara in questa zona, invece tutta la regione degli Habab ne è piena sino ai monti di Suachim. Come nella Nubia orientale e nelle pianure dell’Arabia Felice, si adopera anche qui la fibra forte, che battendo e sciacquando le foglie si ritira facilmente per farne delle corde che ovunque alla costa del Mar Rosso formano un articolo di commercio molto ricercato. Anche al Cairo la si lavora.
Come articolo di esportazione all’ingrosso pare che non abbia ancora preso la via dell’Europa, quantunque si potessero raccogliere con facilità annualmente migliaia di tonnellate di questo materiale sui monti della costa del Mar Rosso al sud del 19° lat. Nord.
In quanto alla forza può pareggiare con la Juta indiana ed ha anche le stesse qualità, cioè è bianca e scolorata.
In base di questo prodotto della natura, si dovrebbe promuovere sui luoghi la fabbricazione di sacchi per grano e cotone, per farne un commercio lucrativo col vicino Egitto.
17. Sanseviera Guineensis L.(Haemodoraceae)
Molto sparsa sull’altipiano e nei contrafforti. Le foglie larghe della lunghezza di quasi un metro danno spesso nell’occhio all’ombra dei cespugli ove crescono di preferenza.
La fibra è meno forte di quella della specie precedente, ma ha altri pregi.
È un fatto che la fibra di questa molto estesa pianta tropicale forma un articolo ricercatissimo che viene esportato in vari paesi.
18. Dracaena Ombet Heugl.(Liliaceae)
in to Bedaui «to-omba o t’ombet».
Questa specie sparsa sui monti degli Habab ed al nord di Erchauît presso Suakim trova presso Gheleb sul monte Adhamet (a circa 2200 metri) il suo confine di Sud.
I beduini fanno con le foglie di questo albero di drago del cordame eccellente.
Le infiorescenze molto ramificate si raccogliono e si danno come cibo prelibato ai cammelli, mentrechè alle capre sarebbero mortifere.
La raccolta del sangue di drago che scorre sui tronchi della specie di Socotra è ignorata dagli abitanti.
Asparagus retrofractus Kth.(Liliaceae)
Arbusto spinoso che trovasi sparsissimo nel territorio vicino alla costa del Mar Rosso.
Secondo Hildebrandt i Somali fanno con le fibre della radice dei recipienti (panieri) impermeabili per l’acqua.
19. Eleusine floccifolia F.(Graminaceae)
in tigrè «erghehé».
Trovai questa gramigna in massa vicino alla maremma detta «Amba» al nord di Gheleb (Mensa) che forma la propria sorgente della vallata del Lava a 2200 metri sul livello del mare. In simili alture lo si trova anche in Abissinia, nell’Arabia Felice, nel Paese dei Somali, nell’Harrar etc.
In questi due ultimi territori, quantunque non abbia che una lunghezza di 1/3 di metri, la si adopera esclusivamente per quei lavori graziosi di canniccio in cui i Somali sono maestri.
Questa gramigna si riconosce per la peluria singolarissima di cui è ricoperta, e che si trova forse esclusivamente in questa specie: le foglie fortissime (anche quando sono secche sono molto consistenti) portano ai due lati a tratti determinati dei ciuffi pelosi, da cui il suo nome botanico.
20. Cyperus Schimperianus St.(Cyperaceae)
È la migliore qualità di Ciperi per la fabbricazione delle stuoje. Le così dette stuoje di Calcutta che si chiamano «mudarktai» provengono di questo materiale. Fanno oggetto di esportazione per l’Europa. Informazioni precisi sull’oggetto si trovano nel Vol. II del gran Dizionario di George Watt, pubblicato a Calcutta nel 1889.
V. — Piante coloranti e concianti.
21. Rhus abyssinica H.(Anacardiaceae)
in tigrè «sciamût», o «sciamût-offrûs».
Il legno di colore bruno carico o quasi rosso sangue di questo alberetto diffuso nell’altipiano possiede una intensa sostanza colorante e può essere usato, insieme alla corteccia, come un buon mezzo conciante.
22. Impatiens tinctoria R.(Geraniaceae)
in tigrigna: «enssesella», o «ellame», anche: «gurelile»
in amarigna: «grescierred»
Secondo le relazioni del Dott. Quartin Dillon, gli abitanti del Tigrè si servono dei grossi e carnosi tuberi di questa pianta, dopo averli lasciati fermentare nell’acqua, per tingersi le mani ed i piedi nello stesso modo che in tutto l’Oriente si pratica coll’«Henna» (Lawsonia inermis Lam.) Le parti colorate presentano da principio un’aspetto nerastro, quindi diventano rossastre.
Schimper in alcune sue note manoscritte descrive minutamente il modo con cui le donne si tingono le mani. I tuberi pestati si mettono in un sacchetto od in una zucca e questa si attacca alla mano. Dopo 12-20 ore la mano è colorata in rosso. I tuberi pestati sogliono somministrarsi, con sale, alle bestie bovine, come medicina.
23. Indigofera argentea L.(Leguminosae-Papilionaceae)
Questa pianta comune così negli altipiani che nelle vallate del Samhar, è tanto nell’Egitto come nelle Indie orientali oggetto di cultura per la produzione dell’indaco. Essa fornisce la prova che per questo ramo dell’Agricoltura l’Eritrea è fatta a posta. Il numero delle specie congeneri diffuse nel territorio è in generale assai grande e pare che la natura abbia voluto richiamar l’attenzione dell’uomo sulla coltivazione dell’indaco.
in tigrigna «dik-indik».
Questa specie copiosa nei luoghi selvaggi del territorio, produce molto indaco. Io la vidi anni fa coltivata presso Khartum; non pertanto il suo impiego come la preparazione dell’indaco è sconosciuto in Abissinia.
25. Pterolobium lacerans R. Br.(Leguminosae-Caesalpiniaceae)
in tigrigna «gondeftafe» o «gundaftaffè»
Questo frutice, il più temuto in tutte le strade dell’altipiano, a cagione delle sue terribili spine ed uncini, contiene nelle sue foglie una sostanza tannica molto forte.
La polvere delle foglie trattata con ossido di ferro, serve ad annerire il cuoio. W. Schimper scriveva con un eccellente inchiostro, che una volta seccato non si scioglie più nell’acqua e che era fatto per mezzo del solfato di ferro e delle foglie.
Sarebbe cosa molto utile di studiare le proprietà dei legumi e dei loro semi che somigliano alle fave, poichè essi certamente possono riuscire di una economica utilità per la quantità cui si trovano.
26. Cassia goratensis Fres.(Leguminosae-Caesalpiniaceae)
in tigrigna: «hambe-hambe» o (Hamasen) «bûss»
Gli Abissini si servono della corteccia di questo frutice, distinto per i magnifici grappoli di grandi fiori gialli, insieme con quella del «gheraz», per colorare in rosso il cuoio. Le pelli bovine rosso brune, che in generale sono in uso nel paese, vengono apparecchiate con questa corteccia.
Il frutice è copioso specialmente nelle valle dell’Anseba e nelle alture vicine a Cheren.
27. Acacia etbaica Schwf.(Leguminosae-Mimosaceae)
in tigrigna «sserrau»
È uno degli alberi più abbondanti dell’altopiano e dei suoi contrafforti. La corteccia è un buon mezzo conciante.
28. Terminalia Brownei Fres.(Combretaceae)
in tigrino: «voiva», o «uèba, o «veiba»
in Ghinda: «zahàtt»
Colla corteccia di quest’albero sparso in tutti i luoghi elevati al di sopra di 800 m. sul mare si può tingere il cuoio in giallo (Schimp.) ed io ho veduto presso Ghinda molti tronchi decorticati, di cui la corteccia doveva essere stata impiegata per un simile scopo.
Pertanto mi è stato detto che serve anche come medicamento per le malattie del petto e dello stomaco. Nell’Arabia Felice dove quest’albero si chiama «gàh», o «goh», si porta la corteccia, per tingere in giallo, sul mercato in grandi pacchi.
29. Phelipaea lutea Desf. (Syn. Cistanche tinctoria)(Orobanchaceae)
in tigrè (Mensa) «ssàât-lâli»
Questa pianta parassita assai vistosa per i suoi racemi di fiori giallo-citrini che si elevano fino ad 1 metro dal suolo, si trova frequente presso i villaggi e nei luoghi abitati dell’altopiano p.e. specialmente abbondante presso Gheleb (Mensa).
Essa fornisce una sostanza colorante giallo aranciata, la quale è adatta per colorare le stoffe di lana e di cotone. In Egitto si adopera la pianta anche come emetico (sec. Figari).
30. Osyris abyssinica H.(Santalaceae)
in tigrigna «gheraz»
La corteccia di questo frutice, abbondantissimo nell’altopiano, serve per conciare e secondo Schimper e Heuglin, con essa si può tingere il cuoio in rossastro.
31. Babbeya oleoides Schwf.(Urticaceae-Ulmeae)
in tigrè: «leisciamm»
in tigrigna: «harumtäh»
Quest’albero trovato da me nell’altopiano dell’Eritrea in due luoghi presso Azzaga e presso Gheleb a circa 2200 metri di altitudine, e già prima nell’Arabia Felice in simili luoghi elevati, ha un bel legno simile all’Olmo, di color rosso bruno. La corteccia grossa quasi un dito è notevole per la intensità della sua sostanza colorante bruno-carica, per cui può servire come uno dei migliori mezzi per conciare il cuoio. L’albero molto copioso nei detti luoghi somiglia all’ulivo selvaggio, col quale si confonde facilmente: per ciò è stato trascurato e rimasto sconosciuto ai botanici che mi hanno proceduto.
32. Aloe abyssinica Lamk. (conf.: piante medicinali N.º 34).
I Somali, secondo Hildebrandt, adoperano un decotto delle foglie di quest’Aloe per ottenere un colore, col quale tingono in nero-violetto le stuoje fatte con le foglie della palma Dum. Questa sostanza colorante, che come sembra, si adopera frequentemente anche per altri prodotti, per corbe etc. si esporta altresì; e a cagione d’esempio, gli Afar, che non la preparano da loro, l’adoperano per le loro stuoie.