LA CONTESSA MADDALENA AFFAITÀ BIA ALLA REVEREN. ET ILLUS. SUOR DIANA DE CONTRARI.
Hò inteso per piu d'un messo che vi siete fatta monaca & che havete incominciato a vivere una vita angelica, anzi che humana, di che, hò ricevuto tanta allegrezza che di più non ne poteva esser capace; perseverate vi prego come incominciato havete, & se al primo tratto non potete conseguir quella perfettione che voi vorreste, non per ciò vi diffiderete delle vostre forze (aiutandole Iddio) ma persevererete, con stabil perseveranza per ferma cosa tenendo, che si come la Pittura cominciò prima dalle ombre & dalle linee, dopoi trappassò al Monocroma, d'indi, si venne al lume & all'ombra, insieme con la varietà di colori, fin che ella pervenne finalmente alla somma ammiratione del stupendo artificio, cosi in noi non nasce la virtù perfetta, ma a poco a poco con cottidiani atti virtuosi ella si conduce alla desiderata sommità. Voi (per la Iddio gratia) ridotta vi siete in un monistero dove havrete ottimi essempij: hor qui vi essorto io a fare come già fece Zeusi, il quale dovendo pingere alli Agrigentini l'imagine di Giunone, veduto ch'egli hebbe tutte le vergini della città, cinque poi ne elesse per imitar in quelle, ciò che havessero di bello & di perfetto; cosi voi di molte savie donne che in questo monistero di S. Antonio sono, eleggerete le piu savie, & quel che in esse ottimo giudicherete, lo pigliarete per una gloriosa imitatione. Intraviene a chiunque fa professione di essere virtuoso come a Pittori accade. Si come non ogni pittore vale in qualunque parte dell'arte, ma altri in tirar linee, altri in isprimer volti, altri nella proportione & altri nella mescolanza de colori eccellentia dimostra: cosi nell'abbracciar la virtù, alcuni si veggono piu constanti, alcuni piu giusti, & alcuni di maggior temperanza ornati: queste poche parole v'hò scritte per l'amor grande che vi porto, attendete a conservarvi sana di mente & di corpo.
OLINDA SCOTTA ALLA S. AURELIA CONTESSA ET MADRE HONORANDA.
Gran dispiacere è il mio S. madre che per si lungo tempo stiate da noi absente, & ispetialmente per piatire alla civile, et che è peggio, in luogo dove l'ingordigia delli avocati è incredibile: certa cosa è che si come la bilancia piega hor in questa parte, hor in quella secondo il peso ch'ella riceve, che cosi fanno anchora gli avocati de nostri miseri tempi; piegansi & favoriscono sempre quelli che piu largamente lor porgono, & a dietro lasciano quelli la causa de quali è spesse volte di gran lunga migliore: voi vi siete poveretta voi, condotta in una città dove fa mestieri de danari in maggior copia che non hebbe Cleopatra, la somma de quali facilmente comprender si puote dalle sue mura poste fra i sette miracoli del mondo, dalla sua coppa il cui peso era di quindici talenti, dal convito col quale ricevette M. Antonio, & da quelle bellissime perle & altre spese quai fece ne suoi tempi: farebbevi anchora mestieri d'una grandissima prosuntione, la onde voi siete la istessa modestia. farebbevi di mestieri d'una patientia che avanzasse quella di Socrate: Io veramente (parlo per la parte mia) anzi che sofferire che stiate da noi si lungamente absente, patirei piu volentieri di perdere quanto posso possedere al mondo, & rimanermi in camiscia & scalza. tornate adunque tosto cara S. Madre, fate ogni sforzo che almeno alle feste di Natale siate a casa. oh che maninconiche feste sarebbono le nostre se si facessero senza l'amata vostra presentia. Di casa alli XIII. di Novembre.
RIGHETTA SANSEVERINA ALLA S. LEONORA CALANDRINA.
Piacemi infinitamente d'haver inteso che tutta data vi siete alla virtù: pregovi per tanto a perseverare ricordandovi che si come i grandi obelischi con molta fatica si rizzano per il grave peso che in se contengono, ma collocati che sono in determinato luogo, durano poi per infiniti secoli: cosi difficil cosa esser l'acquistar fama di savia & di virtuosa donna, ma acquistata, non morir mai: benche a me paia che gia lungo tempo fa intrata voi siate nella via della virtù, ne mai hò in voi ripreso cosa veruna, anzi v'hò sempre sommamente lodata: & detto che siete la piu liberale & cortese Signora ch'io m'habbi veduta al mio vivente, cosa che non posso già dire di quella vostra amica, la quale con si amaro viso riceve chiunque l'entra in casa, che sono stata sforzata piu volte di rassimigliarla a quella faccia di Diana che nell'Isola di Scio già si vedeva in elevato luogo posta, la quale trista & lagrimosa si dimostrava a chiunque entrava, dolce & lieta a chi n'usciva. non farete già voi cosi, anzi desiderando vera & eterna fama apparechiate con la cortesia altri fermi & stabili fondamenti: guardative a non esser simile a quella gemma detta Iris, la quale non rende i colori dell'arco celeste, salvo che in luogo opaco & al Sole li perde affatto, ne quelli rende perche in se stessa li habbi: ma li rappresenta sol nelle pareti, fanno veramente a cotesto modo molti liquali mostrano molti simulacri di virtù, ma all'oscuro li dimostrano. ne altro vi dico, state in Christo. Di Napoli alli XIII. del presente.
DEMETRIA GALLERITTA A M. BRUNELLA SOTIRA.
Mi havete fatto singular piacere, a non dar a nostro figliuolo per moglie, la figliuola di M. Sestilia: a me nel vero non piacquero mai quei suoi capelli crespi & corti: quelle mamelle grandi, ne quella voce si sottile & alta, per esser gli espressi di donna incontinente et lussuriosa: ne vi paia maraviglia che tal giudicio faccia dalla forma & dall'habitudine del corpo suo poi che Socrate approvò tal cognitione in Zopiro, & Hippocrate, in Philomene Phisionomista molto eccellente: non dico già per ciò che la potentia loro, sia si grande, che tiranneggiar ci possa, & di questo sia per hora detto a bastanza, ragionerò hora famigliarmente con esso voi per lettere poi che con la presentia non posso d'alcune altre cose che sono doppo la partenza vostra repentinamente occorse, ringratiovi della lettera consolatoria scritta a M. Philippo nostro: dogliomi delli suoi dispiaceri & meno me ne doglio, perche la radice del suo male, è nata dalla sua ambitione, non volendosi contentare dell'humile stato nel quale Iddio lo pose. Quelli che habitano nelle spelonche non sono mai percossi dalla saetta, cosi mai sono da Prencipi & gran Signori oltraggiati quelli che dell'humile & bassa fortuna si contentano, non li sarebbe avenuta questa sciagura se havessimo piu savi & pietosi magistrati di quel che noi habbiamo: certa cosa è che si come quella medicina merita piu loda che sana con la dieta le parti vitiose, che non fa quella che li risana col fuoco: cosi miglior magistrato giudico io quel che corregge i delinquenti che quello che dal mondo li lieva: ma ben mi doglio che insieme con li altri danni ci sia stato quel delle facultà vostre, & rincrescemi che siate stata sforzata di perder i vostri piu cari ornamenti che presso di voi havessi, conviene però haver patientia d'ogni cosa & ricordarsi che quelle donne furono sempre da savi giudicate esser meglio ornate che sprezzatrici furono delli ornamenti: si come anchora di piu soave odore son giudicate quelle, dalle quali niuno odore spira: fidatevi pur che saranno molto ben sofficienti gli ornamenti dell'animo vostro, a farvi riverire & amare dal mondo: anchora che ignuda rimaneste. state sana. Di Trahona alli X. d'Aprile.
LUCRETIA DA ESTE S. DI CORREGGIO ALLA S. L. R.
Se vostro figliuolo è da voi fuggito, datene la colpa alla vostra rigidezza, & a quelle acerbe riprensioni che siete solita di fare a chi fallisce, non dovereste al mio giudicio riprender gli altrui falli cosi aspramente come fate, ma dovreste imitare i Medici, li quali sogliono mescolar non so che di dolce alle medicine amare: si come il carrattiero non tiene sempre la briglia a se ritirata, ma spesse volte con dolcezza la rilassa, cosi anchora si deveria verso de figliuoli esser alle volte indulgente, & non sempre star su quel vostro rigore, qual appena comportar potrebbe tutta la scuola Stoica: quei che non sanno sofferire le fragilità per imperfettioni puerili fanno veramente, come quelli che offesi dalle lambrusche lasciano altrui godere l'uve mature; anzi per darvi una similitudine forse piu accommodata dirò che fanno come quelli, che traffitti dalle Api lasciano alli altri il dolce mele: imparate imparate hormai ad esser piu piacente che non siete. Se la potentia irascibile troppo tosto si accende in voi, fate che anchora tosto si spegna; altrimenti io temo, che doppo che saranno fuggiti i maschi, non fuggeno anchora le femine, ilche a gran dishonore vi risultarebbe: ne so se gli poteste poi riparare con le vostre furie & istreme bizzarie. Io procacciarò per amore vostro per tutte le vie, che mi saranno possibili, ch'egli ritorni. & se aviene (come spero avenir debba) ch'egli ritorni, pregovi a mutar stile, & tenere miglior modo in governarlo, di quel che tenuto havete fin'hora. Di Correggio alli XX. d'Aprile.
ANGELA CASTRUCCI A .M.
Mi sono spesse volte maravigliata come comporti l'Episcopo vostro, che quel romito vestito di bigio publicamente predichi la parola d'Iddio essendo pieno d'impietà, tutto avaro, tutto hippocrita, & seduttore. Certamente si come Alessandro il Magno vietò per publico editto, che niuno havesse ardire di pinger la sua imagine fuor che Appelle, rappresentarlo in metallo, fuor che Lisippo, et intagliarlo in gemma eccetto che Pirgotele: cosi al mio giudicio si doverebbe vietare, che niuno predicasse Giesù Christo, eccetto quelli che con buoni fatti, lo isprimeno, intendo però ch'egli è stato molte volte essortato & ammonito ad abbracciar la vera pietà & lasciar la sua mala vita, ma tutte le ammonitioni sono state vane. credo io ch'ei sia simile a quella gemma detta Calazia, la quale anchora che si getti nel fuoco, ritiene però sempre la sua natia freddezza, ma non mi maraviglio già io ch'egli habbi tanto favore, quanto hà dal vostro parente, perche si come l'ambra tira à se la paglia, la Calamita il ferro, la Chrisocolla l'oro; cosi tiriamo a noi, & di buon cuore quei soliti siamo di favorire che sono di simiglianti costumi a noi: v'ho fatto volentieri questo discorso, accioche vi guardiate dalla sua pestifera dottrina, & dalla maculata vita; ne vi lasciate contaminare la candida vostra mente (si come fatto hanno molte sciocche) & qui fo fine al scriver mio, pregandovi non mi teniate perciò di mala lingua, ma piu tosto di amorevole natura. Da Lucca alli XX. d'Agosto.
BARBARA TRIVULZA A M.
Vi dolete meco per lettere, che i vostri figliuoli sieno ritornati a casa senza dottrina et senza alcuno bel costume, di che anch'io per l'amor che vi porto, assai, & non poco me ne doglio: l'è vero che non me ne maraviglio imperoche non vidi mai (al mio vivente) alcuno albero che facilmente non divenisse sterile, & si facesse tortuoso, mancandogli la debita cultura, non v'è alcuno si felice, & si sollevato ingegno che facile non sia al degenerare; mancandovi la buona & santa educatione. Niuno generoso cavallo obedisce volentieri al cavalcatore, s'egli prima non è con perfetta arte domato, noi habbiamo tutti naturalmente l'ingegno assai feroce se con saggi precetti & con virtuosa creanza non sia adomestichito & fatto mansueto: quanto la terra è di sua natura migliore, tanto più agevolmente si corrompe & guastasi, se nel coltivarla vi si usi alcuna negligentia; i buoni & felici ingegni se non sono ben disciplinati, scorrono ne vitij con maggior prestezza che non fanno gli altri. & che volevate voi ch'essi apprendessero di buono, ò di bello, stando alla villa del continuo sotto l'imperio del lor zio, di cui non nacque, ne nascerà mai il piu rozzo, piu ignorante, & il piu inhospital villano, sono i fanciulli come anche sono le materie molli, dove tosto s'imprime il sigillo. se qualche buona dottrina, & se qualche bel costume lor fusse stato insegnato, l'havrebbono appresso, ma non essendogli mostrato salvo che cattivi essempij come potevate voi sperar che riuscissero altri di quel che riusciti sono. Di Prolezza alli XIII. d'Aprile.
LUCRETIA MARTINENGA CONTESSA BECCARIA ALLA S.
Quando intesi che la virtuosissima vostra figlia era da questa vita alla celeste trappassata, subito pensai che tal partenza in cosi giovenil età vi fusse stata cagione d'insoportabil noia, & ad un medesimo tempo conobbi ch'era mio debito il consolarvi di si gran perdita, senza haver altro risguardo alla singolar vostra prudentia. ma non fece cosi subitamente, quel che dovea fare, perche piacquemi d'imitar i medici, li quali non porgono i lor rimedij quando l'infermità incrudisce & è in aumento, ma sol quando l'incomincia a declinare. io non volli porgervi alcuna consolatione a quelli primi movimenti pieni d'ira & di dolore, ma ho voluto aspettare che si fussero alquanto rimessi: hor finalmente pregovi dolcissima .S. à temperar il duolo, che tanto vi cuoce, & si v'afflige: anzi a prepararvi di gir dove ella dimora contemplando a tutte l'hore la faccia del nostro padre eterno: ella è veramente nel Paradiso, & voi piangete? ella giubila con gli Agnoli & festeggia insieme con le sante anime: & voi per lei vi tribolate? quasi che vi rincresca che lasciato qua giù il corporal velame, salita se ne sia à superni chiostri? quasi che vi dispiaccia, ch'ella si sia vestita di immortalità? Deh consolative signora, & non vogliate sminuire con le vostre amare lagrime, la sua eterna gioia: ma pregatela piu tosto che preghi per le nostre miserie, & supplichi il grande Iddio, che ne faccia hoggimai cittadini della celeste Gierusalemme. Di Pavia alli XV. d'Aprile.
SESTILIA A PERONELLA.
Non viene alcuno de vostri vicini in queste nostre parti che non vi dia colpa di crudele, poi che vi è si poco grato l'amore che M. Pamphilo vi porta: & perche lo ricusate voi per amante? non hà egli sempre servito a voi sola con somma fede conoscendo esser l'amore cosa indivisibile; non hà egli lungamente perseverato? non sprezza egli ogni cosa per voi? Il poverino, calamitoso sopra tutti li huomini si reputa quando accade che ò dal caso, ò dalla fortuna egli sia costretto di pensar ad altro che a voi. Quante volte m'hà sopra della sua fede giurato sol allhora felicissimo reputarsi quando lieta vi vede ò che almeno l'estreme parti delle vesti vi tocca brama d'havere tutte quelle cose che a voi appartengono, desidera l'honor vostro, non pò sofferir con pace di sentire parola alcuna che ad infamia resultar vi possa: sempre vi loda, & hà il suo volere al vostro conforme. Hor se questi espressi & evidenti segni non vi moveno a credere che di perfetto cuore vi ami; movavi almeno il vederlo per soverchio amore nel letto miserabilmente languire: ma mi potreste forse dire se egli è amalato n'è colpa l'intemperanza del mangiare ò le molte fatiche ch'egli sostiene nel cacciare, ò nell'uccellare: & io del certo vi affermo, che sol amore n'è potissima cagione, poi che tutta la scuola de medici Arabeschi confessa che chiunque per troppo amare inferma, ha gli occhi secchi & profondi, move frequentemente le palpebre & hà l'anelito interrotto: havete pur veduto tutti questi segni nella passata & nella presente infirmità, et anchora non lo credete? Ah crudel fera & per quanto tempo credete che amore potrà comportare questa vostra tanta arroganza? certo non passerà guari che vi pentirete, resterete un giorno dolente di questa vostra crudel natura, & farà che voi amarete quando altri vi haverà in odio, accenderansi in voi tutte le volte che lo vedrete, fiamme maggiori che non uscirno mai ne di Etna, ne di Mongibello: la faccia vostra diverrà rubiconda, terrete in lui gli occhi fissi, ne pareravi di veder faccia humana, ma divina: arderete per lui d'amore, abbruggiarete d'un calore che non fa strepito: & da gli occhi parerà che vi esca il fuoco. o come mi riderò io di voi, quando per amore vi sentirò trapassare tutte le notti & tutti i giorni che vi restano in acerbe querele: non poter patir voi medesima, ne prender alcun pensiero della vostra salute. oh come mi smascellarò io per le risa quando vedro che per amare non sia in voi piu alcun vigore, non esservi piu quel color di sangue che vi tingeva la bella faccia: que begli occhi che si rassimigliavano al Sole, non esser piu si chiari come solevano, & vederò bagnarvi del continuo le guancie non altrimenti che quando la neve si distrugge: l'ardore che si sentì al cuore Medea per Iasone ò Dido per Enea, fu nulla rispetto a quello che per lui sentirete (se lo spirito profetico d'Amor confortato in me non vaneggia) cosi sono trattate dall'Amore le ingrate & arroganti come voi siete, & di questo siavi detto a bastanza. considerate voi quel che vi si convenga fare, per non sentir d'Amore si crudeli stratij che v'hò dipinti. Fra tanto state sana, & me, che sempre vi fui fedelissima consigliera, & piu che me stessa v'hò amata, se potete riamatime. Di Palermo alli XXV. d'Aprile.
LUCRETIA GIGLI A M. F. R.
Letto che io hebbi le vostre dolcissime lettere, incontanente chiamai ambidui li nipoti vostri, & si lor dissi quanto faceva di mestieri, per dargli miglior creanza & per rimuoverli da quelli brutti studi, ne quali del continuo occupati si stanno: ma certamente a quel che io mi aveggo, hò gittato tutta l'opra come quelli far sogliono, che predicano al deserto: m'è venuto per tanto voglia di rassimigliarli a quella gemma detta Antrace, della stirpe de carbonchi, a cui è cosa peculiare l'estinguersi nel fuoco & ardere nell'acqua. Oh quanti ne veggio di tal natura che se li essorto divengono languidi et nell'opra rimessi, se da qualche cosa li sconforto tutti si accendono: se lor faccio grato servigio mi doventano nemici & se li tratto male, molto piu mi apprezzano & fannomi vezzi. Ricordomi d'haver letto in Plutarco ritrovarsi alcuni ingegni, simili a quella Pietra che si chiama Draconite; la quale polir non si pò, ne artificio alcuno suole mai admettere: a questa pietra rassimiglio io alcuni ingegni e ispetialmente quelli de vostri nipoti, poscia che ridur non si possono ad alcun civil costume & honorato esercitio. Io vorrei (si come piu fiate lor hò detto) imitassero quelli che seco portano alcune gemme, altri contro l'imbriachezza & altri contra la celeste saetta: cosi anch'essi havessero sempre con esso loro alcuni precetti della christiana philosophia: per rimediare con prestissimo antidoto alle infirmità dell'animo. ne altro intorno a questo vi dico. Iddio li aiuti. Di Lucca alli X. di Febraio.
CAMILLA N. A M. SEPTINIA ALBIZI.
Havendomi per vostre lettere significato il desiderio che havereste, di maritare vostra figliuola in qualche honorato gentilhuomo della citta di Brescia, dove mi ritrovo havere de molti amici & benivoglienti, vi faccio sapere ch'io n'hò uno alle mani, nel quale, appariscono tutte le virtù a quella sembianza che non veggiamo apparire nella gemma detta Oppalo tutte le doti dell'altre pretiose gemme: egli è per la prima cosa, un'armario di civile & de canonici statuti, l'è un largo fonte di cortesia, l'è un essempio di fedeltà. L'è finalmente l'Idea della giustitia & della modestia: & se per aventura non mi havessi quella fede che merita l'amore qual io vi porto, dirovi & il nome & il cognome, acciò che pienamente da altri informare ve ne possiate: chiamasi M. Lodovico Barbisono, la cui eccellentia è tale che non si pò conoscere da chi non se gli avicina a quella foggia a punto che dell'altezza de monti intraviene: non prattica veruno con esso lui, che miglior & piu discreto non doventi, anchora che con tal pensiero non ci si pratticasse: aviene a punto come avenir suole a quelli che nelle profumerie entrano, che seco poi ne traggono l'odore anchora che per tal rispetto non vi entrassero ò vero come quelli che dal Sole son fatti coloriti pensando per aventura a qualunque altra qualità solare: avisatemi d'ogni vostro pensiero che intorno a ciò farete, perche sappia come governar mi debba. Di Brescia alli XII. d'Aprile.
D. CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE ALLA S. ISABELLA SFORZA.
Delle male fortune che occorse vi sono, ne hò sentito tanto dolore che al mio vivente non hò mai sentito il maggiore: & credo fermamente ch'egli mi havrebbe del tutto sbattuta, se confidata non mi fussi nell'alta prudentia della .S.V. della quale hò sempre sperato che in qualunque fortuna vi ritrovassi, mostrareste che piegare non si pò per alcuno maligno soffiare d'impetuoso vento la grandezza dell'animo vostro. il nano anchora che sopra di altissimo monte posto sia, egli non rimane perciò di esser nano, et cosi sel si pone un colosso nel pozzo non resta per questo di scuoprire quanto egli sia grande: cosi anche la donna savia è sempre grande, ben che da colpi di fortuna trafitta sia et la pazzarella è sempre picciola, anchor che in somma & splendida fortuna si ritrovi essere; sopportate .S. mia quanto vi accade di sinistro con viril animo, ne vi lasciate in modo alcuno sbigottire dall'altrui malitia, la quale è a peggior conditione condotta che non sono i serpenti, poi che quelli senza veruno suo danno in se contengono la qualità velenosa, & la malitia per se stessa se la bee & ingiottisce. vi conforto di piu a perdonare a chi vi ingiuria & a torto travaglia, ne permettere che la lor detestabil ingratitudine vi ritardi mai ò vi rimova dal far di novo beneficio, si come non restate di seminare doppo la mala ricolta, ne restate di navigare, benche piu volte habbiate fatto naufragio. cosi facendo ne riportarete somma loda, & viverete quando sarete sotto terra. state sana & confortative in Christo. Di Napoli alli X. di Settembre.
ISABELLA SFORZA A M. FLAVIA LAMPUGNANA.
Nelle vostre lettere mi richiedete che io vi mandi almeno venti belle sententie Latine per farle scrivere nella sala che novamente havete fatto dipignere, nella qual cosa mi sono adoperata quanto piu hò potuto diligentemente & hò fatto la scelta di queste c'hora vi mando: perche le facciate non sol dipignere, ma perche ve le scolpiate nel cuore.
Crebra ira animum exulcerat:
Iracundiam iracundia ne pellas,
Ratione firmandus est animus:
Linguæ durities, maximorum malorum est causa.
Iracundia sibi sæpe nocet, dum alijs nocere studet.
Nihil tam cito prætervolat, quàm iuventa:
Virtutis fama nec marcescit, nec senescit.
Salutaria magis, quam blanda sunt expetenda,
Quod stultis in pernitiem vertitur, sapiens in suum convertit commodum:
Nihil pollicitans benefacito:
Incommoda assuetos parum ledunt.
Explorandus Amicus, antequam arcanum illi commitas.
Plura loquuntur iuvenes, sed utiliora senes.
Optima sæpe sunt, quæ fugacissima videntur.
Fortuna præter morem blanda imminens, exitium sæpe significat:
Auri pulvis, mortalium oculos maxime excæcat:
Adulatio fugit severa, & captat mollia.
Fortuna prospera, dum blanditur, strangulat, ac perdit.
Nulla res est tam nihili, quæ non aliquando prosit (si recte utaris).
Nocet Fortuna, si vel secunda nimis, vel sit maligna nimis.
Queste sono le sententie che per amor vostro hò estratto da Seneca, da Plutarco, & da altri savij scrittori: Se per voi posso altro, comandatime senza havermi alcuno risparmio. Di Firenzuola alli XX. d'Agosto.
EMILIA DA ARCO ALLA S. CONSTANTIA BORELLA.
L'altro giorno vi pregai che mi volessi mandar la solutione delli infrascritti dubbi, cioè per qual causa gli Romani, salutavano li Dei col capo scoperto & li huomini col capo coperto; & cosi qual cosa li moveva à sacrificare à Saturno & all'Honore, senza havere alcuna cosa in capo: vi pregai anchora che per lettere mi significaste da qual ragione mossi i figliuoli portavano il padre alla sepoltura col capo velato, & le figliuole con il capo ignudo: aspetto di questi dubbi vostra dichiaratione, ne mi mancate di questo per quanto amore v'hò sempre portato. oltre di questo, poi che mi sono posta à scrivervi, (cosa che di rado faccio) voglio pregarvi che vogliate perdonare di buon cuore tutte le ingiurie che fatte vi hà (immeritamente) vostra cognata, & à fatto à fatto scordarvele come se mai niuna cosa ci fusse intravenuta: imitate (vi prego) dolcissima .S. in questo la mansuetudine d'Iddio, ne vogliate si repentinamente scorrere alla vendetta certa rendendovi ch'egli solo & non altri, sappi con giusta misura punire le sceleratezze nostre. Tarde non furono mai le sue celesti gratie, tarde non son ben sempre le punitioni ch'egli ci fa; et se stesso à noi s'è constituito per verace essempio di clementia: ne per altro rispetto sospende egli la vendetta che per aspettare che da noi stessi ci emendiamo non adoperando mai volentieri la sferza. Se abondevolmente nota non mi fusse la vostra natural dolcezza, consumerei piu parole che non faccio di ciò pregandovi. ma come mi posso io persuadere che havendovi natura dato si gentile & si gratioso spirito vogliate comportare ch'odio si lungamente nel petto v'habiti, et soggiorni? Deh quanto male vi si disdice il star adirata con chi hà peccato verso di voi, più tosto per fragilità che per malitia. e qual maggior altezza d'animo potete voi mostrare che perdonando le ingiurie che vi sono fatte? non è questo un'imitare Iddio? non è egli un farsi simile à lui & di humana doventar divina? fatemi questo piacere, perdonategli, non ne fate piu parola, rimettete questa colpa à me, (che ve ne prego quanto piu caldamente posso) & ve ne scongiuro per quelle tante & tante doti, delle quali Iddio v'ha ornata: non posso io con voi favellando usurparmi quel gentil verseto à Giunone detto, TANTAE NE ANIMIS COELESTIBUS IRAE? gli animi celesti vogliono esser piacevoli, affabili, pieni di dolcezza & di verace clementia, & non si fattamente sdegnosi che paiano alberghi d'ira & di vendetta: ma piu non mi stenderò gia io in pregarvi che vogliate fare, astretta dalle mie humili preghiere, quel che dovereste spontaneamente proccaciare. state sana & amatime, perche nel vero io amo et adoro voi, come cosa che paruta mi sia dal primo di che io la conobbi piu celeste che terrena. Dalla Cavriana.
GIULIA FEDERICI GA. A M. LIVIA CARAFFA.
Io vi hò sempre tenuta per donna di giudicio, & hora più che mai vi ci tengo: poi che havete ricusato di ripigliar marito: & questo per amore di castità. veramente giudico io ottima esser quella sententia NON EST CASTA MATRONA, QUA BIS NUPSIT. & tanto piu savia vi reputo, havendo per marito rifiutato quell'huomaccio che si importunamente vi voleva per moglie. Deh come havete voi fatto bene: à me non piacque mai quella sua phisionomia: quei Cigli molto inarcati me'l fecero sempre reputar superbo & vanaglorioso: quei occhi grossi & molto aperti mi dettero sempre gran sospetto ch'egli non fusse invidioso & piu del dover tenace. Il suo naso lungo & alquanto sottile, me l'hà sempre fatto giudicare per huomo troppo credulo & iracondo: Si che a tutte l'hore ve ne lodo, & con qualunque persona che io parli, dico senza temere alcuna riprensione, che nell'esser prudente & giudiciosa havete poche che vi pareggino. Vi essorto & conforto a rimaner vedova & menar vita conveniente all'ordine & stato vedovile fuggendo balli, comedie, & altri vani spettacoli & resecando da voi ogni soverchio lusso, fatta sempre ricordevole del savio detto dell'Apostolo. VIDUA IN DELITIIS VIVENS, MORTUA EST. schivate quanto piu potete la prattica de frati; perche l'è di gran sospetto, & la maggior parte hoggidi s'ha persuaso che i frati habbino giurato la croce addosso alle vedove: & che ad altro bersaglio non habbino posto la mira che ad inescarci & farci lor tributarie: guardative con non minor avertenza che l'andar molto in volta non sia cagione di acquistarvi mala fama. molte n'ho io conosciuto, le quali savie & honeste erano, & sol per esser vagabonde si posero un brutto cappello in capo. l'è veramente maggior difficultà ad una vedova il sapersi ben reggere senza dar di se sospetto, che non è a una fanciulla da marito. Vi hò scritto queste poche parole: perche vi amo, et desiderarei che tutte le persone lequali amo fussero del mio parere. state lieta et sana. Di Brescia alli XX. d'Agosto. Mia madre & mio figliuolo vi salutano & vi desiderano ogni bene.
ISABELLA SFORZA A M. CASSANDRA FERRERA.
Mi dispiace d'haver inteso che habbiate determinato nell'animo vostro di spender quanto havete in comprar annella, ne vi potete ratemperare che come ne vedete alcun ben pretioso che non lo vogliate havere non avertendo non potersi far al mondo piu inutil & sciocca spesa variandosi di tempo in tempo la lor reputatione, & consistendo il pregio di quelli nella bugia de fraudolenti mercatanti. Li antichi nostri furono piu savij di noi, & non ne fecero mai tanta stima come noi facciamo. Giove fece a Prometteo un'annello di ferro, et la gemma era di un pezzo di pietra tolta dal scoglio al quale era legato & fu presente d'un Giove la dove se hora non si donano diamanti di molti carratti par che non si doni nulla: che li anelli fussero di ferro (se forsi vi paresse favola) ve ne pò chiarire Appiano nella terza guerra Punica: ne memoria alcuna di anelli si trova presso di Homero huomo nel scrivere si curioso & si diligente. Ricordomi d'haver letto ne VII de Saturnali che sol si adoperavano le anella per sigillar le lettere & non per alcuno altro ornamento: non vi ponete adunque tanta cura quanta vi ponete, perche l'è una mera pazzia, l'è una espressa sciochezza a chiudere in si picciola cosa, un'ampio patrimonio: lasciate adunque questa vanità & fate a mio modo, perche vi consiglio fedelissimamente, & in altri studi ponete il pensier vostro.
ANTONIA BORELLA A M. SILVIA BAGLIONA.
Vorreste (per quanto dal vostro messo hò compreso) che io vi provedessi di una donzella, che fusse verso di voi amorevole, fusse amica d'honore, & sapesse ottimamente lavorare. Io mi ci sono affaticata quanto hò potuto, vi prometto la mia fe, che non mi abatto salvo che a certe pastrocelle che non hanno il capo fitto ad altro che a far l'amor, ma non è però da maravigliarsene molto; imperoche delle cose vili fu sempre maggior la copia che delle rare & perfette: & questo senza piu philosopharci sopra lo veggiamo per isperienza. Le Asine partoriscono per tutto'l tempo della vita loro parto si sprezzato & abietto, la dove le donne si per tempo cessano di partorire: non resterò per questo di affaticarmi, & far affaticar altri, acciò siate compiacciuta di quanto desiderate, ne mi fidarò di particolare relatione, ma vorrò prima che io ve la mandi havere un commune consentimento di tutta la vicinanza ch'ella sia tale, quale la ricercate: state pur sicura nelle mie promesse, & vi faccio sapere, che io sono da chi famigliarmente meco conversa rassimigliata al fico, ilquale fa frutti & non fa fiori cosi a punto io faccio fatti, et non parole. Tutte le volte, che vi occorra prevalervi dell'opra mia, tal quale ella sarà, bastivi l'accennarmi & lasciate fare a me. Di Bergomo alli X. d'Aprile.
LA MARCHESA DI MEREGNANO ALLA S. OLIMPIA SANSEVERINI.
L'è vero che vostro marito morendo di subita & sproveduta morte vi è cagione di farvi piangere piu dirottamente di quello che per aventura fareste se in altro modo havesse restituito lo spirito al cielo & io vi dico che niuna sorte di morte si doverebbe da noi con piu ardente affetto desiderare, essa almeno non ci fa marcire ne letti, non vota le spiciarie, ne ci fa divenire odiosi a parenti et amici. Fu da molti invidiata la morte di Trophonio & di Agamede, di Andragora, di Nicanore & di G. Carbone per esser avenute all'improviso. Io non vi niego già che la morte repentina non sia un certissimo argomento dell'humana fragilità & che seco non rechi infinito stupore a chi non è bene instrutto della miseria humana: dico però all'incontro, che tutte le volte che n'habbiamo buona opinione della salute del defunto ch'ella si dovrebbe piu di qualunque altra morte da noi bramare. Sarebbe indubitatamente da pensar male di chi vivendo pieno di sceleratezze & tutto colmo di iniquità & repentinamente morisse. Il vostro consorte ha sempre vissuto da vero, et da perfetto Christiano, non è da dubitare che questo non li sia stato conceduto da Iddio per un singolar privilegio: sarebbe in vero stato cosa pur troppo pietosa il veder per molti & molti giorni affannatamente languire si virtuosa et santa anima, qual fu la sua. Deh consolative adunque di una solida & ferma consolatione: siate pur certa, che s'egli fu tale nell'intrinseco, qual estrinsecamente sempre si dimostrò ch'egli sia nel cielo empireo, & in perpetuo goda quelle celestiali bellezze quai sempre desiderò mentre qua giu con esso noi angelicamente portandosi conversò: & qui faccio al mio scrivere fine. state lieta & piacciavi per l'avenire se vi pare di sapere mal sofferire simili accidenti, pigliare Christo per vostro marito, ilquale non muore mai, anzi da vita perpetua alle cose caduche transitorie & mortali. Dalle tre Pievi, alli XX. d'Aprile.
FREGOSA MAGGI A M. N. F.
Non ho mai potuto risaper c'habbi mosso M. Antonio Ruffino a rifiutar sua moglie parendo essa a ciascuno donna di gran valore, et di gran bontà ornata, anzi dimandandonegli io famigliarmente e sol per farvi piacere, mi disse, che si come niuno sapeva mai da qual parte la scarpa li strignesse il piede, eccetto colui che se la calzava cosi niuno saper meglio i difetti della moglie che il marito. Certamente in questo parmi ch'el habbi ragione da vendere: molte cose nel vero occorrono fra marito & moglie che altri che essi non le ponno sapere. sarebbe per tanto da sospendere i nostri precipitosi giudicij, & similmente sarebbe d'avertire & di pigliar cura sin delle minime cose, perche le hanno possanza di perturbar spesse volte le matrimonial dolcezze. Soleva dir Chrisippo antichissimo Philosopho: che si come erano piu da temere quelle febri, che nascevano a poco a poco, & da cause occulte, che non erano quelle che si generano da manifeste & gravi cagioni, cosi le celate & cottidiane offese, quantunque picciole essere piu atte a separare & a disunire la benivoglienza de maritati. Tocca veramente a noi (per divino volere) ad esser soggette a mariti, & cosi facendo maggior loda ne meritiamo, che non facciamo sforzandoci di signoreggiar loro con inganni & con sottili & diabolici artificij: la piu sicura via che ritrovar si possi per impatronirsi & delli animi, & delle facultà, si è la vita pudica, & gli honesti costumi. parlo dell'impatronirsi di quelli che veramente sono huomini, & non bestie: perche alcuni se ne trovano di tanta arroganza & di tanta bestialità che trattano le mogli come se lor fussero uscite dalle scarpette, non degnandosi ne di mangiare, ne di scherzare, ne di dormir con esse. & che altro fanno hora questi tali salvo, che insegnarli a proveder d'altronde di quel che fa lor bisogno? & di questo piu non favello. state sana. Di Brescia alli XII. di Gennaio.
LA CONTESSA AVOGADRA A M. F. N.
Molte cose ho io sovente volte in voi biasmato circa il ministerio della casa vostra, ma niuna però mi pare di maggior odio degna che di sempre, per ogni minima spesa che vi occorra da fare, togliere ad usura con ingordo interesse. Vieta Platone che non si dimandi acqua da vicini, fin che non s'habbi scavato tanto in casa, che non ci sia piu speranza di potere ritrovare alcuna vena: cosi dovereste voi fare, essaminar prima diligentemente se con la parsimonia ò con altra honesta via potete soccorrere & riparare a vostri bisogni, prima che ricorriate all'usurai, laquale è simile al fuoco, che una cosa doppo l'altra consuma & distrugge. Se il Tempio di Diana Ephesia haveva auttorità di salvare senza veruna lesione, quelli ch'erano de debiti aggravati, molto maggiore credo l'habbi la frugalità & la moderanza del ben vivere. Paionmi veramente li usurai simiglianti alla lepre, laquale quasi in un medesimo tempo partorisce, nodrisce & soprafeta, che è di novo partorire: cosi fanno li usurai danno, & subitamente chieggono, & ponendo togliono, dando tuttavia ad usura quel che per l'usura ricevettero. Considerate (vi prego) meglio i casi vostri, acciò non si dica che voi habbiate rovinato questi poveri figliuoli, quai vi lasciò vostro marito, partendosi da voi, per andare al cielo, & ve li lasciò con fidanza grande, che li havessi a governare insieme con le lasciate facultà con quella prudentia & discrettione; che a tanto vostro ingegno si conviene ne altro di questo vi ragiono. nostro .S. vi consoli et sempre vi consigli nelle vostre attioni. Da Brescia.
LUCRETIA AGNELLA A M. F. N.
Per quanto m'è rifferito, voi vi siete turbata con esso meco, & di me n'andate dicendo tutto il male, che voi potete, perche l'altro giorno de vostri falli vi ripresi: di tutto questo, non mi sono punto commossa, ne ve n'hò portato pur un tantino d'odio ò di malevoglienza sperando che le mie salutevoli ammonitioni dovessero far un giorno verso di voi, come far sogliono i rimedi medicinali liquali, da principio, mordeno, & poi finalmente conferiscono & salute, & piacere grande: se tutte le amiche vostre facessero a cotesto modo, voi siete incorsa in molti dishonori che non ci sareste incorsa, ma vostro sia il danno poi che vi fidate di ogn'uno, & senza giudicio alcuno, vi pigliate qualunque si voglia, per amica & per segretaria: ei non si fa cosi, ma si fa prima isperienza se l'amica è di buona & di leal natura; se l'è fedele, se l'è di buona fama & di buoni costumi. Si come fassi prova hor con le bilancie, hor con la pietra se il danaio è buono prima ch'egli si riceva, perche non facciamo noi similmente l'isperienza se l'amico è degno della nostra amistà prima ch'ei si ricevi nell'amicitia? ma a voi non piaceno (per quel che mi aveggo) quei che vi dicono la verità sul viso ma piaccionvi solamente li Adulatori & le adulatrici li quali, vi vezzeggiaranno sin che haverete da donargli, come vi haveranno spogliata & fatta rimaner ignuda non vi conosceranno più ne per amica, ne per parente, fanno li adulatori a punto come fanno i pedocchi, li quali abbandonano i corpi de defunti non essendovi piu sangue del quale si solevano nodrire: ma di questo sia detto a bastanza; spero che mi conoscerete un giorno meglio che hora non fate; & per ottima amica mi terrete. Di Vinegia.
LUCIA GUINIGI À M. LELIA SO.
Il vostro andare alla predica, mi pare di molto poco profitto, poi che non ci andate salvo che per giudicare il predicatore s'egli favella Thoscanamente ò non, se l'ha buona voce, & se l'ha gesti commodi & belli da vedere. Vorrei piu tosto faceste come faccio io quando beo, mi traggo prima la sete, & poi a bell'agio contemplo l'intaglio della copa, ò il lavoro del bicchiero. considerate anchora voi prima quanto sia giovevole ciò ch'egli vi dice, & poi considerate (se'l vi pare) l'elegantia del dire & la proprietà della lingua. Quelli che sol ricercano gli ornamenti dell'oratione, paionmi simili a quelli che non vogliono ber l'antidoto se il vaso dove l'hanno a bere non è recato da famoso luogo; & cosi la vernata non si vogliono por in dosso veste alcuna, se tutta la lana della quale è tessuta, non viene d'Athene. intendo di piu che non fate mai altro in chiesa che cicalare hor con questa & hor con quella vicina. non fanno già cosi quelli che hanno voglia di far profitto nella via d'Iddio, ma odono tacitamente, & con riverentia. & come volete voi far frutto se non ci attendete? voi vi fate tenere una cicala & altro non ci guadagnate: bisogna star attentamente dal principio a fin al fine si come far si suole nell'udir le Tragedie; altrimenti non se ne po trar alcuna utilità: di questo v'hò voluto avisare, acciò che ve ne asteniate per l'avenire: pigliate vi prego in buona parte quanto v'ho detto: l'ho fatto per l'amore che vi porto, & non per altro rispetto. state sana. Da Saltocchio. Di Lucca alli XIII. di Marzo.
D. CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE ALLA S. CLARA PESTA.
Le querele che voi fate dell'humil vostro stato, mi danno sospittione che voi non habbiate quel fior d'intelletto che m'ho sempre creduto da che prima vi conobbi, ma perche vi querelate voi della bassa conditione nella qual siete, essendo piu sicura di qualunque alto grado? Si come li edificij posti in luogo palustre, ne temono esser da Voragine assorbiti, ne a terremoto, alcuno soggiacciono; cosi l'humil fortuna non è sottoposta ad alcun male. Ricordomi altre fiate havervi detto di simili ragioni: ma voi troppo sorda a miei santi ricordi, oprate tutto'l contrario di quel che dovereste, & quanto piu vi essorto, & a mio potere vi accendo il cuore a dispregiar lo splendore della fortuna (essendo questo reputato cosa virtuosissima) tanto piu vi raffreddate nelle virtuose attioni a quelle poi disponendovi se con pessimo essempio disviare alcuno vi volesse mi fate veramente sovenire di quella pietra detta Gagate laquale, per l'acqua si accende, & con l'oglio si spegne si di contraria natura paretemi composta, & tanto renitente vi veggo a quello che di spontanea volonta dovereste procacciare. L'è veramente mostruosa cosa l'inconstantia de nostri cervelli l'è in effetto degna di maggior stupore che non è veggendo noi che la pietra detta per proprio nome Siniphio, di sua natura molle, con l'olio caldo, non si mollifichi & inteneriscasi: ma tempo per hora congruo non giudico io di disputar con esso voi, a me basta d'ammonirvi con quella dolcezza che a voi & a me si conviene, se l'accetterete con quell'animo che le mie ammonittioni vi porgo, ne voi riporterete danno, ne io perdero il frutto delle mie fatiche. Vivete lieta quanto piu potete, & amatime.
CATHERINA VIGERA A M. VERONICA PULCI.
Non viene alcuno de vostri compatrioti in queste nostre parti, che non ci racconti cose maravigliose della gentilezza del spirito, et della singolar bellezza del corpo vostro, affermandoci che traete a voi qualunque vi vede, ò pur una sola volta vi parla, con quella prestezza che fa la calamita il ferro, ma non con occulta virtù come quella far suole, ma con chiara & aperta poi che a tutte l'hore la bontà vostra, vi riluce & nel sereno de gli occhi, & nell'ampio & giusto spacio della bella fronte: vorrei pur una volta da voi imparare che artificio usate per far che le persone tanto vi amino, che di lor stessi si dimentichino: ho io da questo, con molti divisato & da loro inteso esser di ciò cagione l'affabilità incredibile che in voi a tutte l'hore si gusta: ma certa sono però io che non sol questa virtù alberga nel vostro nobil animo, ma insieme con questa molte altre vi ci albergano imperoche delle virtù & morali & Theologali avienne a punto come suol ancho avenir de metalli: rade volte accade ritrovar alcuna vena d'oro ò d'ariento che un'altra vicina non ve ne sia, dal che n'hebbero da Greci il nome: niuna virtù si puo trovar soletaria, ma l'una tira sempre a se l'altra: sia come si voglia io vi faccio sapere che vi amo di perfetto cuore. Di Montalbotto alli XII. d'Aprile.
MARIA PERULA ALLA S. PORTIA FIESCA.
Non attenderò piu con quella diligentia che già soleva per sterpare dall'animo vostro quell'abhbominevol vitio qual in voi ogn'uno biasma & vitupera: & pur niuno lo sa correggere & emendare, conosco veramente che sì come alle percosse dell'aspide, non ci è altro rimedio che di resecar le parti, che dall'aspro morso tocche furono: cosi esserci alcuni vitij liquali sol con la morte risanare & toglier si possono: ne credo io d'altronde contratto habbiate questo vostro insanabil morbo che dall'assidua conversatione di vostro cognato, alla cui malvagità se vi si accompagnasse forza d'ingegno, ò peso di qualche auttorità operarebbe tanto male che le furie infernali si crederebbono essere men dannose: sarebbe l'aspide un inevitabil male se la natura non gli havesse dato gli occhi deboli & infermi: cosi sarebbe vostro cognato piu di qualunque fera nocivo & pestilente se le forze unite fussero al scelerato animo in molti homicidij & maleficij esercitato. & di questo altro non dico: sol prego Iddio vi converta a se & facciavi partecipe di quella infinita bontà per la quale tutte le cose rie doventano buone. Vengo hora a rispondere a quanto m'ha detto da parte vostra M. Lucillo, ilquale alli di passati pregomi mi volessi consigliare se giudicava ben fatto che ponessi vostro figliuolo alli servigi di qualche gran Prencipe. non vi ho risposto piu per tempo per non haver havuto commodità di fedel messo: hora vi rispondo, & dicovi che si come è pericoloso l'invocar i Demoni, percioche in tal cosa se punto si abbaglia l'è con gran pericolo dell'invocatore, si come avenne a Tullo Hostilio che fu dalla saetta percosso per haver errato dall'ordine scritto ne libri di Numa nell'invocar Giove: cosi vi dico esser cosa piena di pericolo l'haver comercio con i Prencipi co' quali conversando difficilmente schivar si puote che in qualche cosa non si erri. ecco il mio consiglio. beato lui se lo saperà porre in essecutione. state sana & lieta. Da Urbino alli XXV. di Marzo.
LAURA MELIA PICCINARDA ALLA S. SILVIA LOTERINGA.
L'è pur grande il dispiacere ch'io sento d'intendere che viviate in tanta maninconia & habbiate cambiato quel vostro benigno Giove nel maligno Saturno: non ridendo mai, non mai pigliando alcun solazzo ne divisando con gli amici delle cose che cottidianamente accascano, ma se pur vi piace d'imitar Pithagora nel serbar del silentio, perche non vi piace similmente di serbar quel suo divin precetto COR NE EDITO. Ilche altro dir non voleva salvo che macerar non si dovevamo, ne affligerci cotanto il spirito, dalla cui afflittione ne nasce la consuntione delle ossa, si come la sacra scrittura canta: desiderarei pur da voi sapere, qual profitto trar possiate dal starvene si dolente come a tutte l'hore fate. non sogliono gia star cosi quelle anime che sperano nell'immortalità, quelle anime (dico c'hanno Christo con esso loro) lequali anchora che col corpo sieno in terra, l'animo però loro sempre alberga et stassi in cielo d'onde ancho ne trasse l'origine sua: state, state, lieta, & lasciateci godere della vostra dolce conversatione, la quale apre il Paradiso a chi n'è fatto da voi degno. Di Cremona alli XX. d'Aprile.
PAULA CASTIGLIONA A M. LEONORA FORTEGUERRA.
Se vostro marito vi da alle volte delle busse, non è che voi non lo meritate, poscia che non havete alcuna consideratione di provocarlo a sdegno, & di conturbarli l'animo. Vorrei vi fusse nel cuor scolpito, quel simbolo di Pitagora. IGNEM GLADIO NE FODIAS. ch'altro non è che di non provocare li provocati a nova ira, & a novo sdegno, & alterar li animi già alterati. Se non havete rispetto a vostro marito capo & signor vostro, al quale, per la divina sententia siete fatta soggetta a chi l'havrete voi? sono stata piu volte per avvertirvi di ciò con mie lettere, ma il timore, di non dispiacervi, me n'ha fatto rimanere: mutate mutate hormai stile, che tempo n'è: voi non siete piu una fanciulla: hormai siete madre di due figliuole da marito, & volete tuttavia fanciullescamente operare? quale essempio piglieranno esse da voi? che odore darete del vostro governo alle vicine che con esso voi pratticano? So ben'io quel che odo dir de vostri mali portamenti, & quanta infamia vi si da della disubidienza che usate al vostro consorte: ma dove sono io entrata in questo pelago? non era gia di mia intentione di farvi hora questa riprensione, ben sapeva io che ascoltar non volete alcun mio consiglio per buono, fedele, & amorevole ch'egli si sia: questo ho io piu di una fiata con mia gran molestia isperimentato, & haveva giurato su l'agnus dei, di non farvene mai piu motto; ma l'ardente affettione che v'ho sempre portato; mi fa spergiurare & imprudentemente trapassare tutti que' termini che dall'ira persuasa circunscritti m'havea: consigliatamente fareste, se alle volte dessi udienza alle mie parole piene d'amore & di caldo zelo, hor qui faccio fine, & mi vi raccomando senza fine. Da Milano alli XX. d'Agosto.
MARIA PERGOLA ALLA S. LUCRETIA RAMBERTA.
Madonna Agnola mi venne l'altro giorno a visitare & infinite cose di voi mi disse, & fra molte, che io ne notai, & quasi che nell'animo scrissi & stampai: era d'haver voi mutato vita & essere alla sproveduta fatta chietina (come hoggidi s'usa di dire) & che v'erano cascate dall'animo incontanente tutte quelle rare attilature delle quali già tanto vi delettavate. Io non biasmo certamente la mutatione, migliorando voi conditione di vita, ma la biasmo solamente quando l'è si repentina che muova ogn'uno a maravigliarsene. Vorrei si facesse a quella guisa che fanno li Alberi l'Autunno liquali per la maggior parte a poco a poco si lasciano cadere le frondi, ne se ne spogliano ad un tratto & non come fa il sorbo che subitamente tutte le lascia andare a terra: ma poi che questa mutatione è fatta & vi siete posta in animo di voler imitar la Contessa di Guastalla prego Iddio ve la faccia imitare felicemente, come sarebbe imitando piu tosto le sue tante operationi, anzi che le faconde parole, che dalla sua santa bocca a tutte l'hore le escono, schivate quanto piu potete di non esser simile al Camaleonte, ilquale di sua natura ha grandissimo pulmone ne dentro v'è cosa veruna: molti ne trovo io, che a moderni tempi sono venuti sotto pretesto di religione, in grandissima reputatione, & pur in se altro non hanno, che una mera ostentatione, giattantia & vana fiducia di sue frivole opere di carità mal informate, & peggio animate: Di questa scuola non vorrei già io che voi foste per alcun modo essendo ciò congiunto con poca consolatione, & con istremo pericolo dell'anima vostra, fate pur vostro pensiero che la dottrina Christiana sia una certa santissima et purissima cosa nemica di ogni ostentatione & amicissima della simplicità & della schiettezza, & chiunque non si veste di queste rarissime qualità, dir si puo liberamente, ch'egli non sia Christiano, ma un scelerato hippocrito & un abhominevole Phariseo. & di questo sia detto a bastanza. Di Milano alli X. d'Aprile.
MINERVA CONTESSA BRAMBATA ALLA S. FELICE DA PRATO.
Hò inteso che senza niuna giusta cagione vi siete molto ristretta nello spendere & havete posto da canto quella vostra splendida liberalità; la qual sola ne separa et ne distingue dalli plebei & populari huomini: ne altro ci è veramente che meglio faccia conoscere l'animo gentile & nobile della vera liberalità: dico della vera per rispetto di alcune persone le quali non donerebbono un paio de cintolini se non ci fusse mescolato ò ambitione ò speranza di riccogliere piu che non seminò. Deh ritornate per mio consiglio alla liberalità: & rendetevi certa che si come la fava et il lupino non smagrisse mai il terreno dove l'è seminata ma piu tosto l'ingrassa, cosi l'huomo grato & del beneficio riconoscente, render sempre migliore la fortuna di colui da cui riceve: ma voi per aventura mi potreste dir esser gran difficultà l'abattersi alle persone de ricevuti beneficij ricordevoli. confesso che l'è difficulta alle persone sciocche et stordite, ma non a quelli che sono di perfetto giudicio si come intendo che voi siete. ma che dico io intendo? non l'hò forse piu di una fiata isperimentato? & chi vi conosce meglio di me? niuno certamente ne anche chi vi partori: schivate schivate questa infamia, fuggite cotal macchia perche troppo la si disdice a donna di si alto legnaggio nata come voi siete. Io vi hò scritto forse troppo prosuntuosamente. se cosi giudicate per mia sorte date la colpa al sviscerato amore che io v'hò sempre portato et porterò sin che vivo. Da Bergomo alli XX. di Agosto.
LEONORA GAMBERA DA GALERA ALLA S. FAUSTINA CALDORA.
Mi scrivete alli giorni passati che voi desideravate di accrescer famiglia et caldamente mi pregavate che io volessi fare ogni mio sforzo perche haver potessi quanto v'era in animo di havere: io in questo per confessarvelo liberamente non mi ci sono affaticata come forse espettavate, accorgendomi che il vostro peggio procuravi & non ve ne avedevate. non havete voi mai letto quell'antico detto, QUOT SERVI, TOT HOSTES, quanti servidori ci sono tanti nemici habbiamo? M. Francesco Petrarca che fu uno delli piu perfetti giudicij, & delli piu purgati intelletti c'havesse mai quell'età, era Solito di chiamare i servidori, Cani: & nel vero altro non sono che cani; poi che sempre ci rodono, & ci consumano. questi sono veramente quelli che rivelano fuor di casa i segreti nostri: questi son quelli per opra de quali, sono spesse volte i padroni avelenati: questi sono quelli, che contaminano l'honore & la fama delle nostre damigelle: questi sono quelli che rubandoci di continuo, a povertà molte fiate ne riducono; & voi tutta via andate cercando di empirvene la casa, & stanca non vi dimostrate mai se a tutte l'hore de novi servidori nelle vostre case non intromettete: fate .S. a mio modo, adoperatene quanto men potete: servitevi piu tosto con le vostre braccia anzi che soverchiamente aumentare il numero de perfidi & disleali servidori: direte forsi haver letto infiniti essempij dell'amor grande et della singular fedeltà ne servidori molte volte ritrovata: il che non vi niego, poi che anch'io hò letto de molti che si elessero di spontaneamente morire per conservare la vita de lor signori, ma hò anche piu d'una volta letto bruttissimi maleficij da servidori commessi: se alcun buono & leale si ritrova lo potete notare per cosa prodigiosa. Se l'età antica n'hebbe fu piu tosto per benignità de cieli che per lor buona natura: certa cosa è che a nostri tempi paionmi piu rari che i Corbi bianchi & di questo piu non vi scrivo attendete a conservarvi sana accio habbiate men bisogno dell'altrui servigio et il mio consiglio per utile & per buono approviate. Di Cremona alli XII. di Marzo.
LA CONTESSA MADDALENA AFFAITA BIA ALLA S. FAUSTINA N.
In tutte le cose dolcissima signora che v'hò a miei giorni veduto fare hò sempre compreso in voi perfettissimo giudicio & incredibile prudentia & hora piu che mai saggia et prudente vi reputo poi che volendo rimaritarvi havete ricusato di ciò fare il mese di Maggio osservatione antica (per quanto leggo ne problemi di Plutarco) resta hora che voi operiate anchora come operar solevano le donne antiche, poi che vi è piaciuto d'imitarle fuggendo quel mese alli antichi tanto abbominevole, & l'operare all'anticha reputo io l'ubidire al marito in qualunque cosa che per voi possibile vi sia, preferendo i parenti di quello, a quei che vi sono di sangue congiunti, non provocandolo mai ad ira, mostrandovi sempre lieta nel suo cospetto, non havendo particolari amici, ma col marito communi, tacendo di più mentre egli parla & parlando mentre egli tace acciò si ragioisca (se per aventura fusse da maninconico humore oppresso) altro non essendo i dolci ragionamenti dell'amata consorte, che veri medici dell'animo perturbato: questo non dubito già io che voi non facciate sapendo la virtù del vostro gentilissimo spirito, qual tutti ammirano & lodano, & della natura si stupiscono, havendoci dato si rara & si leggiadra donna come voi siete: ne attorno a questo, altro vi dico, perseverate a far che tosto veggiamo i frutti di questo vostro felice congiungimento: & qui fo fine al scriver mio, ma non al raccomandarmi alla vostra buona gratia. Da Milano alli XXX. d'Aprile.
LA CONTESSA MADDALENA AFFAITA BIA A M. LUCIANA CARAFFA.
Quando a voi dolcissima sorella piacesse di pigliare marito si come desiderano tutti quelli che vi amano datecene aviso perche vi si provederà di consorte in cui saranno tutte le piu rare virtù che desiderar si possono vedretici il generoso spirito di Ciro, la temperanza del frugalissimo Agesilao, l'industria & diligentia di Temistocle, l'isperientia di Philippo Macedone, la saggia confidenza di Brasida & l'eloquentia di Pericle: ne in vero huomo d'altra conditione, à voi spirito gentil si richiede, poi che hormai havete conseguito in ogni luogo grido & fama della piu virtuosa fanciulla che a nostri giorni si conosca. Datime adunque di ciò aviso, & questo quanto piu tosto per voi si possa: non desidero io cosa alcuna con maggior vehementia che di havervi habitatrice di questa nostra città di Milano; se non per altro, almeno acciò che siate a noi un'essempio di vera et singular creanza, a questi tempi ispetialmente che tanta carestia ce n'è che di niuna cosa più. Deh risolvetive tostamente, & nella forma che io piu vorrei se desiderate fare, & me, che cordialissimamente vi amo, & altri, che con bramoso affetto vi desiderano, beati, & sopra tutti i mortali felicissimi reputarsi. Dalla Gerola alli XX. di Maggio.
CLARITIA BONELLA A M. CLITIA FORNARA.
Della maledicentia di Clara, vostra vicina, poco hormai me ne curo sapendo ch'ella si pasce di mal dire a quella maniera che si pascono le coturnici di seme velenoso: ne per lei sono io rimasta di venire ad alloggiare dove soleva, sendo mia usanza d'imitare le Cicogne le quali (quantunque in luoghi remoti vadino) ritornano però sempre alli medesimi nidi: & perche io le sia alcuna fiata stata absente, non crediate per ciò, che io molto bene non la conoscessi. sempre hebbi io sospetta l'amicitia sua, ne mai di lei mi fidai. non vi soviene forse d'havervi io piu volte detto che la rassimigliava alli Serpenti della Siria li quali, sol alli forestieri sono dannosi & a paesani benigni: ma sia come si voglia. questo vi dirò ben'io, ne lo tacerei se credessi di scoppiare che di voi molto mi maraviglio che li diate si attenta udienza tutte le volte ch'essa hà voglia di lacerare l'altrui fama con la sua pestilentissima lingua non siamo quelli che nutriamo i maledici col prestar loro si grata udienza. à Dio siate. Di Vicenza.
LODOVICA ZILIOLA A M. LUCIA PERGOLANA.
Brutta fama (se nol sapete) si sparge per ogni luogo de vostri figliuoli, ma che state voi a fare con la vostra lingua piena di rara facondia che non li instigate alla virtù & alla immortalità proponendoli quelli che per ben operare meritarno le statue? narrategli cotai volte, quando siete da soli à soli, della virtù di Sesostre Re dell'Egitto, del magnanimo ardire di Armidio & di Aristogitone, di Tito Corruncano, di Conone Atheniese & di Horatio Coclite: raccontategli quanto si legge della dottrina di quelli le quali meritarno d'havere statua del publico, à cotesto modo forse li risvegliarete da si profondo sonno, & se la debol lor complessione non comporta che si dieno alli esercitij militari, diensi almeno alle lettere pel mezo delle quali, tanti sono divenuti famosi & in gran pregio tenuti; riducetegli à memoria quanto stimasser già li huomini litterati Gordiano Imperadore, Alessandro Magno, Adriano, Tacito Imperadore, Augusto, Giulio Cesare, Vespasiano, Alessandro, Severo, Antonino pio, Sigismondo, Carlo septimo Re de Galli, Nicolao pontefice V. & il Re Ferdinando. Non mancate del debito vostro per quanto potete acciò non intravenga a voi come intravenne ad Herode Attico, il quale essendo huomo nelle lettere & nel giudicio senza paragone, hebbe poi un figliuolo si stupido & alli studi inetto, che mai per opra di alcun perfetto maestro non puote apprender pur l'Alphabetto: Iddio vi consoli. Di Ferrara alli III. di Gennaio.
CATHERINA CONTESSA NUGAROLA A M. ANTONIA N.
Non hebbi mai a mei di la maggior allegrezza che di haver inteso che per vostro mezo si sia fatta la pace tra vostro marito & li nemici suoi: ogn'uno per questo ammira il vostro gran valore, & degna vi reputa di qualunque corona: Plinio ne annovera ventidue che solite erano di darsi da nostri antichi, per ricompensa della virtù & per scacciar dal petto nostro la pigritia. voi veramente ne meritereste due volte tanto: à me certo parerà sempre fin che il lume dell'intelletto non mi venga abbarbagliato, che voi per questo generoso fatto siate piu degna di triumpho che non fu Attilio, Calatino; Gn. Domitio: Livio Salinatore, Paulo Emilio & Marco Aquilio, li quali triumpharno delli Sardi, delli Arvergnacchi, delli Illirij, delli liguri, & di Aristonico Re: l'è stata veramente una impresa molto gloriosa & altri che voi, non la poteva fare perche paragone non havete di giudicio, di destrezza & di prudentia: Iddio da mal vi guardi & vi prosperi in tutti li successi vostri. Da Verona.
FLAVIA LAMPUGNANA A M. DOROTHEA APPIANA.
La bellezza di vostra figlia & non altro, è stata cagione della nimistà novellamente nata fra M. Piero & M. Andrea vostri vicini, a quella guisa veramente che Lavinia con i suoi dorati crini, et con le rosate guancie, suscitò la gran rissa che nacque fra Turno & Enea: & credo fermamente ch'ella ne susciterà delle altre, se celata non la terrete da gli occhi de lascivi risguardatori al che vi esorto, & quanto posso vi conforto: hò voluto avisarvi di questo, acciò vi guardiate da scandali & da dishonori: state sana che Dio sempre vi feliciti & in lunga prosperità vi mantenga. Da Casal pusterlengo alli XX. d'Aprile.
HONORATA PECCHI A M. GIULIA MANFREDI.
Io hò procacciato per vostra figlia un marito di tanta bellezza quanta fu già Ganimede scudier di Giove et credo che s'egli fusse stato in que tempi, quando la Luna si innamorò del pastore Endimione molto piu spesso ch'ella non faceva, havrebbe abbandonato il cielo per descendere nel monte Lathmio à bacciarli le colorite labra: egli è vero che non è molto ricco, ma questo non so io se molto vi importerà poi che si dice per comune proverbio chi nacque bello, non nacque mai povero. avisatemi se volete che la prattica vada avanti. Di Roma alli VI. d'Aprile.
HIPPOLITA BORROMEA A M. VERONICA BIANCARDA.
Mi par strano, che tutto'l di non facciate altro che disordinar la vita vostra, & poi vi maravigliate se hor v'infesta la stranguria, hor la pneumonia, & vi maravigliate se piena siete di furunculi, di lepra & di chiragra. duro vi pare se la tossa sempre vi annoia se il calcolo vi crucia, se la cephalea vi tiene oppressa & se la lienteria vi ha per assediata; credetelo a me, che l'intemperanza è stata sempre cagione che ne corpi nostri si sieno suscitati tanti et tanti diversi et monstruosi morbi, quale è vi prego quella parte del corpo nostro per minuta ch'ella sia; che da qualche infirmità occupata non si vegga? non patono gli occhi la lippitudine la lagophtalmia & le leucomate? non pate la faccia, le lichene, non pate il naso il polipo? non sono infestate le palpebre dalla psorotalmia? & tutto questo ne aviene pur per l'ingordigia del mangiare & per non haver alcuna continenza: non senza causa scrisse Seneca. PLURES INTERFICIT GULA, QUAM GLADIUS. Quanti n'ho io conosciuti liquali erano Apoplettici, Auriginosi, Asmatici, Alsiosi, Letargici, Tetanici, Verternosi, Verrucosi, Ptisici, Idrocephali, Opistonici, Icterici, Frenetichi, Epiphoretichi, & Ischiadici, liquali sol per la temperanza del vivere, si sono talmente risanati come se mai non havessero havuto ver'un male. Siavi adunque questa la via, non sol di risanarvi, ma anchora di preservarvi: lasciate star gli appetiti, anzi soggiogateli alla ragione: non mangiate salvo che cibi generativi di buon sangue, & di ottimo succo. Lasciate tanti frutti, tanti intingoli & tante salse; lequali vi creano nel corpo mille oppilationi. io vi prometto che se farete a mio senno, non ve ne pentirete mai. Iddio da mal vi guardi. Di Piacenza alli III. d'Aprile.