LA CONTESSA DI GUASTALLA A M. CHIARA ET A M. LAURA MASIPPE.
Dolcissime figliuole, hora si che io conosco esser vero che per fama innamorar si possa; poi che la modestia vostra congiunta con infinita pudicitia fanno che di voi per tutto si sparga un soavissimo odore; & che ogn'uno vi ami, & di voi parli honoratamente, & faccia giudicio che le anime vostre sieno veramente del picciol numero delli eletti di Dio sendo quelle ornate di tanta religione & di tanta pietà quanta esser odo. Non viene mai alcuno di Vinegia, in queste nostre parti, a cui non dimandi incontanente che fanno le fanciulle Masippe? egli vero che sieno si affabili & si pudiche? si belle & si honeste? si giovanette & si colme di senil prudentia? egli vero che sieno si ben create, & piene di gratissime maniere con una dolcissima favella? & ogn'uno mi afferma esser molto piu di quel che la fama risuona et di quel che il grido per ogni contrada con vostra eterna gloria se ne porta. Allhora io benedico il celeste padre che de suoi doni v'habbi si grandimenti arrichite, & lodo voi, del non haver fatto resistenza a lo spirito santo, d'haver aperto i seni vostri a ricevere le divine gratie, lodo etiandio la virtuosissima vostra madre, che v'habbi nodrite & allevate in tanta purità di cuore senza escluderne punto la leggiadria & la vaghezza che in voi a tutte l'hore riluce & fa di santa invidia avampare tutte le fanciulle della città vostra. O ben aventurate anime, per la molta intelligentia che Dio vi dette & risguardevoli corpi, per la molta proportione; misura, & ordine che in essi (per quanto intendo) chiaramente si vede, ma quanto sareste voi però piu felici se nella santa compagnia nostra a Dio vi piacesse voler servire & a lui del tutto dedicarvi. oh come vi si accenderebbe il cuore del divino zelo: oh quanto fervore vi nascerebbe nel gentil animo veggendo la mortificatione delle vostre membra, & l'innocentia de vostri casti petti: ma perche penso in brieve di vedervi col corpo, si come a tutte l'hore col spirito vi veggo, non dirò piu oltre. Iddio da peccati vi guardi insieme con la S. V. madre. Di Milano.
LUCRETIA MASIPPA ALLA S. CAMILLA PALAVICINA S. DI CORTE MAGGIORE.
L'e' si grande S. la consolatione c'ho sentito nel vedere Piacenza, Cremona & altre terre, che lungo l'altiero vostro & famoso Re de fiumi giacciono; che m'è venuto voglia di gir sempre vedendo il mondo; & certo lo farei se l'amore che porto alle mie figliuole, & il timore di non esser tenuta instabile, & vagabonda, non me ne spaventasse. & chi sa che la peregrinatione non facesse forse in me, quell'effetto, che gia fece in Ulisse? cioè non mi facesse divenir assai piu prudente di quel che sono veggendo tanti vari costumi de popoli: hora si che io vorrei esser huomo & non femina, per potere ispeditamente gir ovunque mi piacesse. molte per certo anzi infinite sono le cose, lequali desidero vedere pur che lecito mi fusse senza riceverne biasmo alcuno. Vorrei primieramente vedere la bellezza delle donne Inglese, & udir la dottrina delle dotte figliuole del gran Thomaso Moro. Vorrei vedere la politezza delle femine di Olandia, & intendere per lor bocca, come faccino per haver si belle tele come hanno. Vorrei imparare que sottili lavori delle Fiamenghe. Vorrei vedere se le Alemanne sono anchora si ardite come già erano quando fecero con vergogna de lor huomini resistenza alle nemiche squadre. Vorrei vedere se elle sono dell'honore si amiche, come già furono quando doppo la vettoria di Mario, per non ricevere dishonore, s'impicarono per la gola. bramo vedere il grato trattenimento delle donne Francese & di far riverenza a quella virtuosa & cortese Reina di Navara, che m'ha si fattamente il cuore innamorato che ad altro piu non penso che ad imitare le sue sante pedate. Se lecito mi fusse di gir dove la voglia mi sforza & mi sperona, farei concorrenza al padre Libero, che peragrò gia tutto'l mondo. Vorrei vedere se l'è vero che presso di Sijene si adori per Iddio il pesce, & in Ambraccia una Leonessa per havergli già ammazzato il Tiranno, & restituito lor, l'amata libertà. Vorrei sapere se vero fusse, che li Delphini adorassero un Lupo, & se presso li Lacedemonij sieno rizzati nobilissimi Tempij al timore, al riso, et alla morte. Vorrei saper se l'è vero che li Trogloditi adorino le Testugini, & molte altre cose, vorrei vedere quai desidero sovra modo & di questo desiderio ne siete voi stata la potissima cagione, poi che sviatami l'anno passato di Vinegia, con quelle vostre dolcissime parole & belli modi, foste cagione che io vedessi tanti ameni luoghi & tanti ben culti giardini a mio grande agio contemplassi. Vi hò voluto notificare per lettere questo mio novo desiderio, accio che voi col vostro sollevato ingegno, & grave giudicio, m'insegnaste la via, & il modo, di sodisfare a quanto desidero, senza dar macchia ò fregio alla donnesca reputatione, laquale sempre mi fu et essermi deve cara piu che la luce de gl'occhi miei, & quando pur per voi sporto non mi sia quello consiglio che si avidamente ne aspetto, hò deliberato nell'animo mio, provedermi d'un Tolomeo, d'un Strabone, di un Po: d'un Mella, d'un Solino, d'un Dionisio, d'un Plinio, & di quel Stephano che gia si dottamente scrisse del sito della Grecia & chiudermi con le mie figliuole nel mio studio, & quivi dolcemente trastullarmi: & chi sa che forse non mi venga fatto di poter un giorno in tal materia recar qualche luce a studiosi; come già è avenuto a quella gentil Signora Sforzesca, laquale per leggere studiosamente quanto della quiete dell'animo, fu da Plutarco & da Seneca scritto, ne ha poi dato quel bel libro della vera tranquillità c'hoggi non senza gran profitto & contentezza si legge da ogn'uno. & qui fo termine al ragionar mio, pregandovi a scrivermi con quella humanità, che solita siete di fare. Certamente quando veggo le vostre lettere piene di spirito, di maestà & di singolar elegantia, parmi leggere il libro della vita, ove descritti sono tutti i nomi delli eletti a gloria eterna. State sana che Dio vi consoli, & sempre essalti la vostra molto illustre persona. Di Vinegia alli XXIII. di Settembre.
Le mie obedientissime figliuole, con la dovuta riverentia, vi salutano & come Idolo beato insieme con esso meco vi adorano.
LA DUCHESSA D'AMALPHI A M. CLARITIA B.
Infinito piacere ho ricevuto intendendo che vi siete data alli studi, di che lungo tempo ho dubitato non faceste mai, per esser voi delle lettere assai piu nemica di Licinio Imperadore, di Philonida Melitense, di Eraclide Licio, & di Britanione: ma lodato Iddio poi che raveduta vi siete del vostro fallo. Oh qual dolcezza sentirete volgendo sossopra per l'avenir hor questo hor quell'altro bell'auttore; nella qual cosa imitarete le Api lequali, da varij fiori varij succhi raccogliono et col loro spirito gli mutano & digeriscono, altrimenti non farebbono il mele: trasformarete anchora voi in vostro uso ciò che presso di quelli leggerete, & talmente imitarete i buoni auttori che doventiate simili a quelli non come imagine dipinta, ma a quella guisa, che noi veggiamo i figliuoli rassimigliarsi a padri, sappiate che si come di diverse voci consiste il choro, cosi dalla mescolanza di varie discipline, consiste la vera eruditione: ma non vi si scordi già per alcun tempo se ben dotta pensate di voler doventare, che si come il cibo che nuota nel stomaco, non è cibo, ma un grave peso, tramutato poi trapassa in sangue & ne porge vigore, cosi accadere a punto nelle Dottrine. bisognar ben quelle masticar, ben digerirle, & non lasciarle cosi solide nella fantasia: ma pazza sono ben'io a volervi di ciò piu diffusamente ammonire conoscendovi tutta ingegnosa, & tutta piena di spirito: taccio poi della felice compagnia nella qual siete, atta a disciplinare et far erudita la rozza Batavia con l'inculta Beotia. state sana & lieta & attendete a l'incominciata impresa, nella quale (se lo spirito prophetico, in me non vaneggia) havete da riuscire maggiore assai di Damisella Trivulza, di Cassandra Fedele & di Isotta Nugarola: d'Amalphi alli XIII. di Agosto.
LUCRETIA RELOGGIA A M. ANDROMACA.
Mando a V. S. il presente lattore per intendere se l'è vero che il cielo alli di passati apparito sia sanguinolento si come apparve già quando il Re Filippo assalì la Grecia. Se l'è vero che sieno appariti tre Soli si come apparvero essendo Consoli Sp. Posthumio & Q. Minutio: s'è detto di piu qua da noi, che si sono uditi sensibilmente alcuni strepiti di arme a quella guisa che si udirno nella guerra Cimbrica: avisatime (vi prego) di quanto vi richieggo sapere, perche ne sto molto ansiosa & temo che qualche gran calamità non venga a la sproveduta sopra de capi nostri. temo (per dirvi il vero) che li peccati nostri non habbino passato il segno di remissione, & che Iddio de vostri falli (come meritiamo) non ci punisca: preghiamo Iddio che habbia pietà de nostri errori, & con esso noi usi la sua clementia & lasci da canto la giustitia. Fate che il messo mio non ci ritorni senza vostre lettere, le quali pienamente del tutto me informino. Di Padova alli XXV. d'Aprile.
ALVIGIA ASINELLA A M. LEONORA BOLLA.
Io non so quel che mi debba dir del vostro cervello, il quale regger non puo ne alla buona, ne alla rea fortuna. paretemi veramente simile a un corpo infermo, ilquale non puo tolerar ne caldo ne gelo. doverreste pur sapere che si come l'Api dell'amarissimo Timo, raccogliono soavissimo mele, così le persone savie sogliono dalli affanni, & dalle tribulationi sempre trar qualche utilità: è da pigliar sempre in buona parte ciò che fuor dell'aspettatione ne aviene. ma voi fate appunto come fanno i fanciulli, liquali se di un minimo solazzo privi sono subitamente risolti in amare lagrime sprezzano ogni altro piacere & commodo. Voi certamente per un poco di dispendio vi convertite in dispiacere quanti bei commodi v'habbi & natura & fortuna dati. Deh ratemperative hormai & mostrare il valor del cuore, poi che v'è ne data si bella occasione; non ammirate tanto l'altrui fortuna c'habbiate in odio la vostra: non fate come fanno gli adulteri, liquali invaghiti delle altrui mogli sprezzano le loro; contentative della vostra sorte. Di Piacenza alli X. di Gennaio.
LEONORA FIASCA A M.
Molti lodano la bontà vostra, & molti all'incontro biasmano l'ostentatione che voi usate, perche si creda da tutti che buona & virtuosa siate: questo non è ben fatto, perche la vera virtu fu sempre di se stessa contenta, ne premio veruno ricerca: ella non dimanda loda, non chiede premio: ne vuol alcuna ricompensa: bastali sol di virtuosamente operare, senza che l'habbi testimonio che predichi i suoi gloriosi fatti. si come la terra dove si cela alcuna vena d'acqua, suol mandar sempre fuori avanti il nascimento del Sole, alcune esalationi in forma di nuvole, cosi quelli che sono veramente buoni sempre soliti sono di dar alcuni indicij di lor stessi; per iquali chiunque ha punto di discorso, puo chiaramente comprendere che in te sia la lor bontà: astenetevi adunque da queste brutte affettationi, lequali possenti sono a scemarvi la reputatione, anzi che di accrescerla pur tantino: Io ve n'ho piu volte ammonita, ma per quel che mi aveggo, gitto via il tempo & l'opra insieme poscia che voi non ci attendete. Paretemi voi fatta simile al terreno di Narni, ilquale per la pioggia si fa arido, & per il caldo s'inhumidisce, la dove M. Tullio si puose a giuocarci sopra & dire, EX IMBRE PULVEREM, EX SICCITATE FIERI LUTUM. Cosi credo io facciano le ammonitioni mie verso di voi, se vi predico l'humiltà, insuperbite fuor di modo, & se all'ambitione per aventura vi conforto, vi abbassate piu di qualunque vilissima creatura. Hor su fate pur a vostro modo & vedrete quel che ci guadagnerete: non altro intorno a questo fatto vi ragiono. Scrivetime spesso, perche farò il medesimo verso di voi. Di Mantova alli IIII. di Novembre.
GIULIA GELMINI A M. CAMILLA P.
Hò favellato con quella buona femina che m'havete inviato per i miei servigi: certamente non vi siete punto ingannata dell'ingegno & della prudentia sua: di che aveduta me ne sono in una sol risposta ch'ella mi dette. Protogene Pittore conobbe l'eccellentia di Apelle per una sola linea non havendo mai piu veduto la faccia sua, & io scopersi subitamente l'altezza del suo ingegno per una accorta parola ch'ella mi disse. Ve ne ringratio quanto so & posso, ne per me mancherò di trattarla amorevolmente, come se sorella mi fusse & non serva. hormai ho imparato con mio danno a governare altrui. So che ad alcuni si richieggono dolci ammonitioni, & ad alcune acerbe riprensioni, a quella guisa appunto che veggiamo alcune gemme non risplendere se non sono macerate nell'aceto & altre bollite col mele farsi piu belle & piu lucenti: ho similmente avertito che si come piu facilmente s'insculpisce nelle gemme ciò che l'huomo vuole se l'instrumento è caldo & fervente che se freddo fusse, cosi puo efficacemente comandare qualunque padrona ama ciò che loda, & di cuore odia quel che essa con la lingua vitupera. Io fui sempre di questo pensiero & animo, di far piu tosto con arte & con ragione che per viva forza, ma per non mi diffondere nel scriver piu di quello che fa di bisogno, vi conchiudo che me n'havete fatto singolar piacere. Domani manderò per essa et darolli quella impresa, che m'hò disegnato nell'animo di volergli dare, & di quello che ho promesso alla S. V. di donargli per sua mercede non mancherò per quanto cara mi è la vita, & l'honore. Di Napoli alli X. d'Aprile.
LUCRETIA MASIPPA A M. CANGENUA F. N.
Io mi trovai l'altro giorno in un drappello di savie donne, dove molto si ragionò della schiettezza et della lealtà che alle persone d'honore come voi siete si conviene, & anche ragionossi della duplicità de cuori, & biasmossi con acerbissime parole quella simulatione & hippocrisia (per dirla con voce Greca) che in molte femine dell'età nostra non senza gran giattura a tutte l'hore si scorge & di voi diffusamente si parlò & gran colpa di ciò vi si dette da ciascuna. Iddio sa quanto mi dispiacque che si leggiadra donna qual sempre foste, si credesse macchiata di si lorda & di si brutta pece: ma perche vi siete voi cara sorella cosi lasciata ammorbare & avelenare? non vi pare assai che nel corpo celato si stia l'animo, senza che nell'animo si celi anchora & coprasi la verità? ò quanto è lodato Pomponio Attico del non haver mai (al suo vivente) favellato simulatamente, quanto dall'altro canto è biasmato presso di Aristophane quel Phrimonda per esser stato sempre natural nemico di quella schietezza laquale io come qualità veramente divina et celeste amo & adoro: & per qual altra cosa biasmasi presso di Homero Sisipho salvo che per non esser stato leale, & nella sua lingua verace? Io per me, non so come conversar si possa mai con tal sorte di persone, che altro ha nel cuore & altro nella bocca gli risuona sono pur questi tali dalla santa scrittura giustamente condennati: sono pur divinamente rassimigliati alli astuti Draconi. O Dio perche non ve la scacciate voi tosto dall'animo? non vi accorgete forse quanto ella si disdica alle altre vostre buone & illustri qualità? sufficiente giudico io questo difetto per mandarvi in bocca di Lucifero (se la divina misericordia non vi aiuta & non vi difende) l'è sufficiente questa mala parte a farvi odiosa & abhominevole alla miglior parte del mondo, imperoche qualunque non è schietto è di necessità ch'egli sia nella vita sua tutto vario & inequale, hor bugiardo, hor verace, hor aspero & hor dolce & piacevole; la onde non senza giusta causa Plutarco li rassimiglia a quel lago che si trova presso delli Trogloditi c'hora è salso, hor è dolce, & sovente volte si trova amaro, ma sapete voi madonna mia quel che ci inganna & l'intelletto nostro abbarbaglia? ingannaci il credere che questa sia una vera & lodevole virtu & quelli mali difficilmente sempre si schivano, liquali sotto protesto di bene familiarmente ci lusingano; quante n'ho io vedute che per saper ben simulare, & alloro arbitrio dissimulare, et rade volte dir il vero, uccellando & schernendo quelle persone, lequali forsi erano tenute di cuore amare, & riverire, credevano d'esser ben ingegnose & di alto intelletto, grossolane tenendo quelle che portano il cuor in bocca, & quelle medesime voci li risonano nel cuore che nella voce si sentono. Voi vi potreste forsi dolere & con esso meco iscusare, con dir che se siete simulatrice, ciò vi aviene per esser sin da fanciulla avezza con persone di tal professione instrutte: accetto io in ogni modo questa vostra poco probabil scusa; perche ottimamente conosco di qual pelo sieno state per il passato sempre le conversationi vostre: ma quanto però maggior loda ne riportereste voi facendo come fa il pesce che nasce in mare & pur non ritiene pur una dramma del sale marino: di quanto maggior pregio sareste voi tenuta, se faceste come hò veduto far molti & nati & nodriti fra Barbari che pur da ogni Barbarie remotissimi sono. & qui faccio al mio scriver fine. Di Vinegia alli X. d'Agosto.
LA CONTESSA CATHERINA VISCONTE LANDESSA ALLA S. CINTHIA PICCOL'HUOMINI.
Alli di passati io hebbi quel Dialogo che voi per cosa nova mi mandaste composto da un certo lava ceci ch'esser non pò già altrimenti, poi che vi si biasmano per dentro le donne come cosa di poco ingegno, di niuna prudentia, di niuno giudicio & di minor intentione (salvo che all'oprar male). Io haveva fra me stessa pensato di volerlo confutare con vive ragioni, & con fortissimi essempij: ma sopragiungendomi diverse occupationi; sono rimasta à mezo corso dell'incominciata impresa. et perche l'auttore del Dialogo, molto si ferma in raccogliere l'utilità grande che recato hanno al mondo gli huomini con l'inventione di molte cose: cosi io all'incontro con assai diffuso sermone, dimostrava nella mia confutatione come Minerva ritrovasse l'olivo, Cerere le biade & la coltura della terra: Phemone il verso Esametro: Anagallida il giuoco della Palla: Glicera le corone: Carmenta madre di Evandro le lettere: Semirami la nave longa; Città Luchese l'oro nella pelle tessuto: Sapho il verso Saphico: Combe figliuola di Asopo l'armatura di Enea: Pantasilea la scure: Clio le historie: Melpomene le Tragedie: Thalia le comedie: Euterpe le Tibie o Flauti che li vogliamo dire. Erato la Geometria, Terpsicora il Salterio; instrumento presso li antichi molto usitato: Urania l'Astrologia: Polimmia la Rhetorica: Calliope le lettere greche: Thimele il Saltar Scenico: Gulphila le lettere Getiche: Nicostrata i Caratteri latini: & cosi di mano in mano scorreva io sempre di lungo, aggiungendo sempre alle inventrici i testimoni delli antichi & Greci & Latini: ma per dirvi il vero, m'è paruto poi di far meglio collocando il tempo in speculatione di maggior momento. questi nel vero sono pur i bei Capricci che vengono in capo ad alcune bestie, poi che per parere galanti & ingeniosi cavaglieri si pongono a dire & scriver male delle donne, quasi che dalle donne & nati & nodriti non sieno: sciocchi nel vero ch'essi sono, & degni di esser con l'Eleboro purgati, sel accaderà che noi ci vediamo prima che me ne vada al Sen: vi farò copia di quanto mi ritrovo havere in tal materia scritto. fra tanto, state sana & per difendere le donne se non bastano le parole, poneteci & l'unghie & i denti. Di Piacenza alli XIII. di Gennaio.
LUCRETIA M. CONTESSA BECCARIA ALLA S. R. N.
Non ci puo illustre S. mia esser il peggior segno delle nostre future rovine, che di vedere i tristi & disleali hoggidi triomphare & governare per il lor arbitrio il mondo; l'è questo segno molto piu certo che non è di ventura tempesta, il vedere con gran lascivia scherzare i Delphini sendo il mar tranquillo & bonacciato. Questo vi dico io acciò stiate ben avertita & proveggiate a casi vostri. Si come spesse volte aviene, che sendo il cielo ben sereno, alla sproveduta crudel tempesta si lievi: cosi anchora sendo le cose prospere & liete, n'accade spesso di vedere con nostra mala contentezza grandisimi bisbigli & atrocissime perturbationi. che sarebbe adunque da fare? io vi consigliarei sorella honoranda a levarvi quindi dove al presente vi ritrovate con si mala compagnia. non siate per Dio si mal accorta che non prevediate la tempesta che vi sta sopra del capo, avanti ch'ella faccia il suo colpo: imitando la buona disciplina de diligenti Agricoltori. & questo bastivi, quanto al caso occorso (dico dell'insolentia de vostri nemici) & di quanto potete ragionevolmente temere. Verrò hora pian piano, a toccare dell'altre corde per vostro beneficio non meno necessarie. Parerebbemi .S. ottimamente fatto che voi riponeste que danari che tratti havete per conto della dote vostra in piu sicuro luogo & meno esposto alle insidie de rubbatori. Natura puose l'anima della Murena nella coda & non nel capo, per insegnarci a riporre le cose che carissime havemo ne luoghi che soggetti non sieno alli pericoli dell'altrui rapacità. cosi facendo non havrete forsi cagione di star sempre su le nimicitie, & sul far del continuo liti: non dico già che voi diate licentia per hora al fattore vostro, sperando per questo di rimediare a vostri affanni: perche nel vero io temo che questo non sia sofficiente rimedio al morbo, che penetrato veggo nelle viscere delle facultà vostre: temo che non fusse il rimedio che si procurasse simile à punto al rimedio che ne porge l'Erba detta Climenos; laquale talmente giova, ch'ella spesso induce sterilità et alle donne & a gli huomini: & qual giovamento sarebbe questo scacciare un male, per admetterne un peggiore? ponete adunque mente a fatti vostri, se non ci volete rammaricare come sin qui havete fatto. Io me n'anderò fra pochi giorni in Villa, dove intendo che tutto il mio studio sia nell'Agricoltura; hò di già incominciato a fare un giardino non inferiore a quello di Cirro, dove penso disporre tutti gli alberi nella figura quincunce: se vi verrà voglia di villeggiar con esso noi, fatecelo sapere che per voi verrò battendo l'ali. Fra tanto state sana & il piu che potete lieta: il mio consorte vi si raccomanda & li figliuoli miei vi basciano riverentemente le belle mani. Di Pavia alli XX. d'Aprile.
CLAUDIA GLIZERIA A TULLIA CASTRICCIA.
Io intendo sfacciata meretrice, che tu hai ardimento di violar con la tua maledica & fracida lingua, l'honore che m'ho acquistato, stando tanto tempo rinchiusa fra i termini d'una picciola cameretta; menando vita dura & parca, con l'ago & col fuso provedendo a miei bisogni, & non dandomi in preda mai ad alcun vano amadore come tu sempre facesti, da che uscisti dalle fascie. Era Messalina moglie di Claudio men di te impudica. Fu men sfacciata di te Galvia Crispilina, & hai ardire di morder l'honestà mia. Credimi pur che se per l'avenire non te ne astieni ti farò un mal scherzo, di pur di te, & lascia star gli altri. Di Milano.
LA CONTESSA TASSONA PETRATTA ALLA S. ISABELLA TASSONA BELTRAMA.
Il dolore che sentito havete & del continuo sentite per la morte del S. Giannoto vostro amorevolissimo Padre, & mio honorato parente, mi fa star si mal contenta che ne di giorno, ne di notte, posso pel gran cordoglio liberamente respirare; & fra me stessa sovente dico quanto mal si puo dir della morte, la maledico, la biastemmio, & me la imagino per la piu horrida cosa che imaginar si possa: hor mentre in questo contrasto sono, & fra me stesso con i miei duri pensieri combatto: ecco che io sento una celeste voce che al cuor mi parla con tacita favella, & si mi dice, che piangi? che ti duole? di qual cosa t'attristi tu? forsi perche il S. Giannotto hà cambiato vita mortale per haverne una immortale? hà mutato un'albergo terreno, per possederne un celeste? Ah sciocca che sei & invidiosa delle sue perpetue consolationi: non ti avedi che con queste lagrime & con questi vani lamenti perturbi le dolcezze ch'egli nel cielo gusta? con questo pensiero presi io la penna in mano, & deliberai di volervi con mie lettere supplicare a darvi anchora voi pace, a rasciugarvi il delicato viso, et al tutto consolarvi, & cosi ve ne prego quanto piu pregar ve ne posso: mala cosa potrete voi reputar signora Isabella la morte sendo dalli antichi nostri detta esser ministra di giustitia, porta di salir al Cielo, scala di doventar immortale, & unico riposo delle nostre miserie? non dice l'Apostolo che beati sono i morti? & rendendo di ciò la ragione, dice perche riposano dalle fatiche loro: il S. Giannotto. adunque riposa & voi vi inquietate i spiriti, & voi di si mala maniera vi tribolate? Deh non piangete più. à che proposito versar tante lagrime & mandar fuori del petto tanti dolorosi sospiri: se vostro Padre il quale prima di voi nacque, prima di voi è anchora morto: s'è servato in questo la legge della natura: volevate forsi morir prima di lui. havendo Iddio nella sua imperscrutabil mente determinato di trarlo a se prima che trahesse voi? quando egli vi fu da Iddio dato per padre, vi fu dato con tal conditione, ch'egli era mortale & che padre non vi sarebbe salvo che per tanto spatio di tempo, quanto egli v'è stato: solo Iddio ci è padre perpetuo & eterno: i padri carnali ci sono dati a tempo. se insin'hora hà fatto verso di voi ufficio di padre pensate che hora essendosi partito da questo mondo avanti a voi, come anchora era cosa lecita, & honesta farà ufficio di foriere, & vi apparecchiarà nelle celesti stanze commodo & honorato albergo & come credete voi ch'egli morisse contento, ramentandosi d'haver sempre vissuto honoratamente & da huomo che Iddio ami, tema, & di perfetto cuore riverisca: con quanta consolatione credete voi che trapassato sia, ricordandosi d'haver voi prima, (qual amò sempre tenerissimamente) a si nobilissimo cavagliere collocata. Sono anchora piu che certa che di gran contentezza gli è stato, il morire fuor della patria per non veder le lagrime de suoi cari parenti, & per non udir i singhiozzi de suoi fedelissimi vasalli, i quali amava & consigliava non da padrone, ma da vero padre, non da Tiranno, ma da vero & legittimo possessore. Forse che a voi rincresce perche l'è morto in Ancona, & non a lo stato suo ò vero nella delitiosa Napoli: & io vi dico ch'egli non poteva morire in piu accommodato luogo, accioche facilmente in ogni luogo si risapesse il suo felice trappasso: qui voglio far fine al mio scrivere acciò non paia che io mi diffida della vostra prudentia, ne voglio piu piangere, accio non si creda che io dubiti di non vederlo al novissimo giorno risuscitato. Di Ferrara nelle nostre case alli XXV. di Ottobre.
GIULIA GONZAGA CONTESSA D'ARCO.
State fanciulla mia quanto piu potete dalli huomini nascosta: celatevi a tutte l'hore dalli occhi de belli et impudichi amanti, li quali, à guisa de Basilischi & Catoblepi sol con l'aspetto uccidono le semplici & mal accorte fanciulle: non vi curate che si spargi fama della vostra corporal bellezza; curatevi sol che di voi si dica che savia & pudica siate, & che proposito vi habbiate l'honestà davanti alli occhi per unico segno di tutte le vostre attioni. Io non vi saprei mai darvi il miglior rimedio, ne porgervi la piu singolar cautela, che di star lontana dal fuoco non volendo abbrucciare: attenetevi a questo medicamento, che fedelmente vi dimostro poi che d'altro migliore non vi so provedere, colpa veramente della miseria humana c'ha si scarsi i rimedij a suoi mali: i Cervi col mangiar del Dittamo si fanno uscire le saette dal corpo, & se dal Phalangio son percossi si medicano mangiando de Gambari, le lucertole offese da serpenti, ricorrono ad una certa herba lor molto amica, et tosto rimediano alle ricevute offese: le Rondinelle soccorrono alla cecità de lor pulcini con la Chelidonia: le testugini col mangiar della Cunila fortificano le forze contro de Serpenti: le mustelle con la ruta si confortano, pria che dieno la caccia a topi: le cicogne pigliano vigore dall'origano: li porci selvatici dall'ellera: i serpenti dal succo del fenocchio: i dragoni dalla latuca selvaggia: le Pantere si aiutano con le feci humane; l'Elephanto con l'herba detta camaleonte: li orsi lecando le formiche: la palumbe, i Merli le perdici, & le cornacchie con le frondi dell'alloro si medicinano: & noi soli nel riparare alli danni che n'arrecano le facelle d'amore, siamo prive di ogni consiglio & di ogni argomento contro qualunque vitio si puo virilmente a viso aperto contrastare: ma con la lussuria non con altre arme, conviensi combattere, che con prestissima fuga: qui bisogna volgere le spalle se vincer si vuole: ne crediate già che dishonorevole sia cotal fuga. se aviene carissima figliuola che pungere vi sentiate il cuore da stimoli amorosi, recatevi subitamente per la memoria quelle pungenti spine che trafissero il cervello al Redentor del mondo: recative per la memoria quei acuti chiodi co' quali fu confitto sul legno della Croce il fattor del cielo, & della terra: forse che con simili contemplationi raffreddarete i riscaldamenti della carne: miglior consiglio non vi saprei io dare (se del mio corpo uscita foste) accettatelo adunque con quello affetto che io vel porgo; & ponetelo in essecutione senza farvi sopra alcuno indugio, & me amate. Di Piacenza alli XX. di Agosto.
FRANCESCA VIDASCA ALLA ILL. S. POTENTIANA CONTESSA D'ARCO.
Io mi sono infinitamente rallegrata, udendo che partorito habbiate un bello & dolce figlio: raguagliata poi che io fui dell'hora ch'egli nacque incontanente mandai per dui miei famigliari, nelle Astrologiche divinationi piu periti & instrutti di Apollonio Tianeo & di quel Conone da Virgilio ne suoi versi pastorali mentovato & feci lor fare la natività del ben nato fanciullo: & senza alcuna controversia ritrovorno ch'egli sarebbe & piu bello & piu casto di quel Cesto, la cui bellezza & castità descrisse già Martiale dicendo QUANTA TUA EST PROBITAS, QUANTA EST PRAESTANTIA FORMAE CESTE PUER, PUERO CASTIOR HIPPOLYTO? ritrovarno di più che egli non sarebbe men bellicoso & martiale di Pirro ò di Leonida: non hò io adunque ragione di rallegrarmene? Attendete pur voi S. Contessa a far il debito vostro, procurandoli balia honesta che non s'imbriachi, & che non sia nella lingua dissoluta & licentiosa: quando sarà poi tempo ch'egli si ponga sotto la disciplina et de litterati precettori & alli essercitij cavallereschi tutto si applichi; non dubito che l'Illustre C. Sigismondo non faccia quanto se li converrà di fare perche sostenga l'honor della casa d'Arco: ne altro dico. Iddio vi conservi tutti in lieta sanità & faccia sempre si felicemente prosperar i casi vostri, come io di perfetto cuore il bramo, & a tutte l'hore il desidero. Di Trento alli XX. del presente.
CATHERINA LANDESA TRIVULZA ALLA S. PAULA SCOTTA CONFALONIERA.
Alla venuta del Prencipe di Spagna (se altro non occorre che ci impedisca) farassi recitare una bellissima Comedia, nella quale (se il mio giudicio non m'inganna) vi saranno Istrioni & recitatori non men faceti & piacevoli di quel Stephanio chiamato da Svetonio togatario, percioche fu il primo che recitasse Comedie con la toga: ma che dico io di Stephanio? vi saranno recitatori da far vergognare Rubrio, Cilisco, Theocrine & quel Castore di cui favella Horatio nelle sue Pistole dicendo AMBIGITUR QUID ENIM CASTOR SCIAT AN DOCILIS PLUS. Il soggetto della comedia è bellissimo, pieno di varia instruttione, à tal che io giudico che non s'ingannasse punto colui che disse che la comedia era maestra della vita nostra, anzi uno specchio, nel quale rappresentavansi non sol le astutie & furti servili, ma dipingevansi anchora li inganni delle meretrici, i brutti vantamenti de soldati, la falsa religione de mali preti, & mille altre cose, atte all'humana instruttione piu di qualunque altra sorte di Philosophia: di che disponetevi di venirci a trovare, che niuna piu grata cosa ci potreste al presente fare. state lieta. Da S. Fiorano alli XII. di Novembre.
GENEVRA VILLA FUORA A M. PETRONIA VERERA.
Vostra Cia parlò alli di passati con esso meco lungamente di voi, & fra molte cose ch'ella mi disse, si fu che eravate tutta oppilata: habbiate (vi prego) miglior cura de fatti vostri di quel che havete havuto fin'hora & schivate di mangiar cibi generativi di ostruttioni, come sarebbe cacio, pesce & vini carchi di colore ispetialmente dolci, delli quali siete sovra modo vaga: non mi dispiacerebbe che quando vi levate la mattina per tempo & vi sentite d'haver ben digesto il cibo, vi faceste far pianamente le fregagioni. loderei anchora che voi faceste piu esercitio di quel che fate, non dico già che n'andiate alla caccia, ne in su la guerra come Diana & come Arpalice era solita di fare: ma vi dirò bene che non biasmerei giamai che alle volte anzi, che ogni giorno giuocaste alla palla: qui forse voi vi riderete di me essortandovi io ad uno essercitio usitato da gli huomini & non dalle donne: & io dimanderei volentieri a voi perche non si appartiene egli cosi alle donne come alli huomini essendo la palla inventione di Anagalli fanciulla di gran valore? nel quale giuoco tanta utilità consiste che non mi par punto maraviglia se Galeno ne scrisse si gentil trattatello come egli ne scrisse. l'è vero che alle volte piu mi piacerebbono quelli esercitij, nelli quali sono egualmente esercitati lo spirito col corpo, che sarebbe il passeggiare per le colline pian piano, ragionando dell'infinito valore c'hebber le donne antiche, et cosi formar l'animo alla imitatione di quelle: ne altro per hora vi dico. state lieta & amatemi. Di Napoli alli XXX. del presente.
SULPITIA BIRAGA ALLA S. ZENOBIA VISCONTE.
Hò presentito che vorreste pigliar marito & desiderareste haver il capitano Nicolò Franciotto: mi maraviglio del giudicio vostro che tal persona desiderate, non dico ch'egli non sia nella sua patria nobile, non niego ch'egli non sia nell'arme valoroso, & tanto amico d'honore quant'altro sia a servigi del Christianissimo Re: ma ben vi affermo che se lo togliete, non saprete il piu delle volte se voi siete pesce ò carne. quando pensarete d'haverlo presso di voi, eccoti che ito sarà in Constantinopoli ò che si apparecchiarà per gir alla corte: quando pensarete d'essergli fitta nel cuore, li sarete caduta dalla cintola. credendo poi ch'egli n'habbi a noia, vi terrà sopra del capo ne si vedrà satollo di vezzeggiarvi, si che a voi lascio considerare se questo è un cervello da sceglier per marito. non gli darebbono nel capo quanti arcieri ha l'Isola d'Inghilterra. misera voi se li capitate alle mani: io vi consiglierei piu tosto di gire alla Contessa di Guastalla & supplicarla ch'ella vi ricevesse nella sua santa compagnia et ivi esercitaste lo spirito nelle devote meditationi, & il corpo con le atroce discipline castigaste: vi parerà d'esser in paradiso, tanti angelici spiriti in questa devotissima casa ritrovarete. oh come sarebbe questa molto meglior elettione che di farvi moglie d'un soldato, pensate voi forse ch'altro sia il soldato che una vitima la quale d'hora in hora stia per sacrificarsi al Dio Marte? niuna conditione d'huomini è di natura piu iraconda et rapace del soldato, et voi cercate di porvegli nelle mani non vi confidate nella vostra bellezza per cioche egli non mirò mai ne mai fu d'altra bellezza contemplatore che di quella de lo spirito non vi confidate nella nobiltà del sangue Viscontesco, perche vi so io dire che sol quella la nobiltà è da lui stimata che ha per suo fondamento la virtù: ma di questo siami per hora detto a bastanza. io vi hò voluto dir il parer mio: perche cosi ricerca l'amore che v'ho lungamente portato, cosi ricerca la fede che in me dimostraste sempre d'havere: se'l mio consiglio non vi parrà buono, lasciatelo da canto, ma non vi sia molesto di comunicarlo prima con la Signora vostra Cia donna di pellegrino ingegno & di acuto giudicio dotata, & qui facendo fine alla vostra buona gratia di continuo mi offero, & di perfettissimo cuore mi raccomando. Da Milano alli XX. d'Aprile.
GIOANNA PAVERA A M. LUCIA NUGAROLA.
Io non vorrei che si tosto vi fuste posta a comporre & lasciar si facilmente veder da ogn'uno i componimenti vostri: ma vorrei che pensato haveste che nell'imparar lettere diversamente avienne di quel che avenir suole nel giuocar alla palla, dove in un medesimo tempo s'impara & ricevere & mandare: ma nelli studi ricercasi di ricevere prima avanti che altrui si mandi non senza misterio voleva Pithagora che i suoi discepoli per spatio di cinque anni tacessero: ne senza ottima ragione volle Horatio che per nove anni celati si tenessero li scritti nostri: Non vi lasciate guidar dall'Ambitione: ma habbiate & ne lo scrivere & in tutte le altre vostre attioni la modestia avanti alli occhi. Di Piacenza alli XIIII. di Maggio.
HELENA BENTIVOGLIA RANGONA A M. ISABETTA OLDRA.
Sono stata pregata di essortarvi alla virtu tutte le volte che mi occorra d'haver fidato messo che a voi se ne venga, io lo farei volentieri se ciò facesse di mestieri non sol per obedire chi mel commanda: ma per far cosa che alla professione di donna amica, & honesta non si disdica: ma certa sono io che si come il cavallo di buona razza & di generoso spirito non hà bisogno de sproni perche facilmente corre, cosi anche chiunque arde dell'amore della virtù non ha bisogno di chi l'avisi & instighi. io vi hò sempre conosciuta non sol amar la virtù: ma tutta ardere di santa emulatione tutte le volte che v'è accaduto d'udire raccontar le valorose opere di qualche gentil madonna: non mi accade adunque essortarvi ne speronarvi alla virtù essendoci di vostra spontanea volontà tanto inclinata che piu esser non si puote: ma sol attenderò a pregarvi che vogliate perseverare come incominciato havete. state sana & lieta. Di Ferrara alli XX. d'Aprile.
D. LEONORA GONZAGA DUCHESSA D'URBINO ALLA S. VIOLANTE CARLONA.
Io veggo chiaramente si grande essere in voi l'amore della verità che di niuna altra cosa hormai piu vi curate, et per questo havete lasciato gli studi de la vana Poesia & data vi siete alle piu sante & piu segrete dottrine: felice voi di si bella & di si santa elettione. ma perche non acconsente il S. Iddio che piu vicina vi sia di quel che sono: accioche trastullar mi potessi alcuna fiata in quel vago giardino della scrittura santa & imparar a formare & riformare la vita mia con la contemplatione della obedienza di Sarra, con l'assiduo orare della bella Iudit, & con la castità di Susanna. aventurata voi se saprete perseverare come incominciato havete: guardative S. dalle insidie di Sathanasso, il quale a guisa di Leone va circondando per divorarci; si come ne campi da diligente capitano governati mai si tralasciano, ne si ralentano le guardie: ne le sentinelle si scordano: cosi mai dormir deve chiunque una volta entra nella militia christiana: ma deve sempre star attento & vigilante sapendo d'haver a fare con nemici piu di lui possenti, più di lui astuti & frodolenti: Iddio sia quello che vi consoli et porgavi consiglio in tutte le vostre attioni. non cessarò io mai di pregar per voi: cosi vi prego a far per me non meno bisognosa di quel che voi siete. state lieta in Giesù Christo unico nostro conservatore. Da Fossambrone alli XX. d'Aprile.
LUCRETIA DA ESTE ALLA S. EMILIA MORTELLA.
Della mala compagnia che vostro marito vi fa, n'hò sentito tanto dolore quanto sentir si possa: hò poi da l'altro canto sentito non mediocre piacere intendendo che delle sue minaccie, & sciocche bravate hormai vi sbigottite poco; & havete incominciato à farne quella poca stima che meritevolmente far se ne deve: & pare che ottimamente l'intendiate, imperoche molti mariti si ritrovano simili alli Cocodrilli, seguaci verso chi li fugge, & fugaci verso chi li segue: cosi a punto sono alcuni se si mostra haver di lor timore insuperbiscono & ferocissimi divengono; ma se virilmente li sprezzi & lor fai resistenza si mollifica incontanente la lor ferocità. fate pur a cotesto modo, ne vi sgomentate, perseverate in esser animosa & ardita; perche ve ne risulterà piu commodo che incommodo. Dal nostro Casino di Correggio.
SERPENTINA POLLITA A CHRISTINA FORUZZA.
Io vi ho sempre sconfortata dal far l'amore & vi ho piu volte narrato li gravi incommodi che dall'amor nascono: ne mai m'havete voluto prestar grata udienza, di che ne sono lungamente vissuta in grandissima malinconia & m'era nell'animo mio rissoluta di non farvene piu motto: ma intendendo hieri da persona di somma fede in quanto pericolo & di vita & di honore eravate per cadere. ho voluto dar luogo alla pertinacia mia & di novo vi rescrivo che lasciate la pratica che si strettamente vi havete con quel tristo & scelerato presa: non sapete almeno che l'è si carico di mal francioso ch'egli a gran fatica si puo porre le mani in capo egli s'ha giuocato hormai infin'alle brache, & non ha di che regger & sostentarsi. Ò infelice voi se mai voglia vi viene di prendere per marito questo bricone, questo furfantaccio inutil peso della terra: Deh se sapeste quel che ad ogni lato sento per le case buccinare di questa vostra novella pratica vi nascondereste per vergogna; ma a quel che mi aveggo l'havete perduta et havete fatto una fronte di pietra & un viso di vetro tante volte v'ho sgridato, ne mai vi siete rimossa da questa infame pratica. posso ben dir di voi quel che disse il propheta FRONS MERETRICIS FACTA EST TIBI, NESCIVISTI ERVBESCERE. Scriverei piu oltre ma lo sdegno & la collera m'indebolisce la mano. Di Roma alli XX. d'Agosto.
NOSTRA CONTESSA CAVRIOLA A MADAMA DI TAMPE S.
Intendo Madama, che doppo la morte del Christianissimo Re Francesco, vi si è di mala maniera mutata la sorte: & dove prima la fortuna vi mostrava un viso si lieto, & si giocondo, mostravel hora tutto torbido & dispettoso; & havervi da si alto luogo, posta, quasi al fondo dell'abisso: me ne è duolto & incresciuto assai, ma che s'ha però da fare? conviene sofferire in pace, ciò che vuol la fortuna, la quale signoreggia in ogni cosa; ne senza causa disse quel gentil Poeta. TE FACIMUS FORTUNA DEAM COELOQUE LOCAMUS. Consolative Madama con l'essempio di Dionigi Tiranno, il quale fu costretto andar in bando, & insegnar l'Alfabetto a fanciulli nella città di Corintho. consolative con l'essempio di Valeriano Imperadore; & di Pazaite Re de Turchi, li quali furono astretti far ufficio de scabelli, l'uno quando Sapore Re de Persiani, & l'altro quando il Tamberlano voleva montar a cavallo. Indolcisca questa vostra tanta amaritudine la calamità di Suadocupo Re di Moravia & de Bohemi, il quale con una veste tolta in prestanza, s'invecchiò fuggitivo fra le selve, & le spelonche. Conforti i vostri duri casi, l'acerba fortuna di Leggittimo, figliuol di Perseo Re di Macedonia, il quale per sostentarsi, & per non morir di fame, fu costretto doventar fabro: non vi disperate punto, ma sperate di ritornare tosto alla prima fortuna: sel fu cosa facile ad Helena madre di Costantino di humilissima gente nata doventar moglie di Costanzo imperadore, perche non sarà piu facile a voi, di ritornar nel primo grado? fu facile a Rodope vilissima meretrice doventar Reina dell'Egitto et non sarà facile a voi, il ritornare, dove prima eravate? Deh state di buona voglia, et di cuor rallegratevi, che tosto tosto vedremo la fortuna raserenata. Da Pudiano alli XX. d'Agosto.
VIOLANTE MAURITIA CONTESSA DI GAMBARA A M. GIULIA ROSA.
Quella povera vedova carica de figliuoli, qual raccomandai l'altro giorno alla cortesia vostra, m'ha rifferito con mirabil gratitudine di animo, quanto siete stata verso di lei amorevole, & liberale. Io ve ne ringratio non sol da parte sua, ma anchora da parte dell'ordine donnesco, poi che non sol per questo effetto novamente fatto, ma anche per molti altri lungo tempo usati, voi certamente fate le donne per liberalità al mondo riguardevoli. Hebbe l'età passata Lucina Romana. Paula Busa, Theolinda Reina, Pudentiana & Praxeda, che nell'esser liberali fronteggiavano con gli huomini, et l'età nostra si puo a ragione gloriar d'haver M. Giulia Rosa piena di bontà & di virtù. Perseverate sorella in questi buoni ufficij, se volete eternamente vivere, ne giamai esser alla morte sottoposta. Per la virtù della liberalità Cipriano acquistò il cielo dando ciò che haveva à poveri di Christo. Abdia nudrì cento propheti nascosti nelle spelonche, dal furore di Iezabel: Othone terzo Imperador adornò l'Alemagna d'infiniti monasteri: per la liberalità famosi al mondo son divenuti, Theodorico, Titto Vespasiano, Traiano Imperadore, M. Scauro, M. Aurelio, et altri molti. Si che ritenete questa virtù acciò che l'altre Madonne Bresciane, pigliando da voi l'essempio, imparino ad esser liberali, & facciasi cessare & andare in domenticanza quel bugiardo detto, che si sovente contra di noi usurpano le maligne lingue de gli huomini. AVARUM MULIEBRE GENUS. ne altro per hora vi scrivo, piacciavi salutar in nome mio, & del conte Giovan Francesco mio consorte la nostra Contessa Avogadra, qual non veggendo parmi esser divenuta del tutto cieca. Di Prato Alboino alli X. d'Aprile.
MADDALENA CALZAVELA ALLA S. CONTESSA AVOGADRA.
Mi è paruto amorevole ufficio & a ben affettionata appartenente il pregarvi che vogliate pacientemente sofferire la deliberatione che ha fatto vostro figlio di andar in Levante: certamente non sol la non si deve riprendere, ma dico di piu che ella merita loda oltre che l'è senza pericolo alcuno, imperoche governati sono da un nocchiero piu del navigare esperto & delle stelle instrutto, che non fu mai quel Telone di Marsiglia, di cui favellando Lucano cosi scrisse. Dirigit huc Puppim miseri, quoque dextra Telonis, Qua nullam melius pelago turbante Carine Audivere manum, nec lux est notior ulli crastina, seu Phoebum videat, seu cornua Lunæ: semper venturis componere garbasa ventis, il nocchiero adunque è si esperto come voi udite, la nave è forte & si ben compacta quanto fusse mai quella nave Atheniese chiamata paralo destinata a condurre i Peregrini in Delpheo, & voi non vi assicurarete che debbano andar sicuri dovunque vogliono, et sani et salvi donde si partirno ritornare? Volesse Iddio che fusse venuto tal desiderio a Traiano mio figliuolo, che ne sarei ben lieta & ben contenta. Quanta contentezza credete voi Signora ch'egli sentirà veggendo Damasco dove fu creato il primo huomo? vedrà sottilissimi artificij, & i piu bei giardini, che mai natura producesse ò diligente giardiniero coltivasse. Contemplarà dove l'Apostolo fece la prestissima fuga, quando a petitione de Giudei pensò il governatore di Damasco d'incarcerarlo; vedrà la casa dove da fratelli sostentato, celatamente stavasi insegnando il Vangelo; scorrerà gran parte della Grecia, saliranno il monte Libano, dove l'aria è si benigna, che quando gli huomini ci muoiono di cent'anni, si dice che sieno morti giovani. Vedrà parte di Giudea, di Siria & di Phenicia: vedrà il Sepolcro del Redentore del mondo, & adorerà dove stettero i piedi suoi, tutto di santa dolcezza s'intenerirà contemplando que santi misteri di Gierusalemme: & quando mai altro non ne riportasse, non è assai quel che scrive S. Girolamo che meglio de gli altri intenderanno Demostene quelli che havranno peragrato la Grecia? & meglio intenderanno le scritture sante quelli, che havranno veduto la Giudea? qual utilità non speraremo adunque da questa sua peregrinatione l'una & l'altra parte veggendo? state sopra di me, ch'egli ritornerà molto piu devoto che non vi andò, & gran solazzo sentirete udendolo raccontar quelle stupende memorie ch'egli vedrà: parerà un nuovo Ulisse, che dipinga il sito di Troia & l'accampato essercito de Greci. piu oltre non mi stendo ma qui fo il fine: Iddio da mal vi guardi, & lungamente in sanità vi conservi: di casa nostra alli XIIII. d'Agosto. havrei fatto piu volentieri questo poco ufficio a bocca, se impedita non mi havessero alcuni novi accidenti.
CAMILLA SUARDA MARTINENGA A M. DOROTHEA CAP. AVEROLDA.
Hò risaputo da piu persone, molto attristarvi & esser maninconica sopra modo per esser rimasta dalla infirmità che l'altro anno vi sopragiunse, alquanto zoppa: certamente io non vi veggo cagione alcuna perche ne rimagnate si dolente. De molti leggo che zoppi furono, ne perciò sono di fama men chiara & honorata. Fu zoppo l'Epiteto philosopho Gieropolitano, ne perciò rimase d'esser gratissimo a gli huomini & alli Dei. Cocle & Philippo Re de Macedoni, non sol non si dolsero dell'esser fatti zoppi, ma sell'arrecarono a gloria. Zoppa fu Lambda di Corinto & pur eternamente vive nelle dotte carte di Erodoto si che consolatevi & datevi pace, Iddio ringratiando che non vi ha fatto ne ballarina, ne corriera, ne lottatrice dove l'esser zoppo disconviene: state lieta, & amatemi, perche io amo singolarmente voi. Da Farfengo alli XII. d'Agosto.
LA CONTESSA AURELIA VERDELLA ALLA S. SULPITIA BIRAGA.
Non vi turbate piu che il fattor vostro, si sia partito da voi, che per questo il cielo non vi caderà su le spalle. L'è pur gran cosa la pusilanimità delle donne moderne; perche non possiamo far nulla, senza l'aiuto de gli huomini, & pur si puo far senza essi in molte cose; cosi si potesse senza la lor opra mantener l'humana schiatta; io per me ne sarei molto ben contenta tanto m'hò recato in odio questo sesso diabolico, prodotto da Dio per nostra eterna peste, per nostro continuo danno & per nostra perpetua rovina. Io m'hò deliberato di far mia vita con esso voi; quanto piu tosto havrò maritato le mie figliuole, con patto però, che mai salvo quanto la necessità ci astringerà ci lasciamo pratticar huomini per casa. Vi prometto la mia nuda fe, che vorrei piu tosto veder la faccia di Sathanasso che veder un'huomo. Siano benedette le Amazoni, sian benedetti Ceneo, Iphi, & Tiresia, che mutar il sesso mascolino in feminino, & gran bestia credo fusse quella Arestusa che di femina in maschio si rivolse, et questo fece quello istesso giorno che sposa haveva da essere. Non dubitate punto che se faremo la vita nostra insieme, che poco di mestieri non ci habbi da esser l'opra de gli huomini: governaremo noi i nostri poderi, & con maggior diligentia ch'essi non farebbono: lasciate pur andare me su per i mercati, & su per le fiere a far la fattoressa, che non hò paura che alcun m'inganni, sel fusse ben piu astuto di quel Pirrandro di cui fa Aristophane memoria; non ho paura che alcuno mi uccelli sel fusse ben piu versuto di Eucrate, di Cantharo Atheniese, di Phrinonda, di Hiperbolo, & di qualunque altro per astutia famoso. non temo che alcuno contra mia voglia mi ci faccia stare s'egli mutasse ben piu forme di Metra figliuola di Erisitone, piu di Acheloo, & piu di Periclimeno: sel ci sarà bisogno comprar de boi per arare le pianure nostre, non saperò io forse che debbano esser di membra pilosi, d'occhi negri & grandi, di corna similmente negri, d'orecchie compresse, di fronte larga, di narigi aperte, di grossa cervice & dal collo remota: di corpo grande & ben costolato, di larghe spalle & di buone natiche. non so io forse come s'habbino da governare le vacche? che i luoghi freddi le fanno smagrire, che bisogni pascerle mentre gravide sono, in luoghi verzuti & acquosi, due volte abbeverarle l'estate, & una sol volta l'inverno. far di mistieri per esser buone c'habbino i ventri grandi, le orecchie pilose, le guancie compresse, poca gamba, poca unghia, molta coda, & gli occhi ben aperti; se farà bisogno comprar de porci, non so io chel non bisogna che sieno ne lunghi, ne brievi, ma quadrati con l'orecchie longhe, & con le gambette curte. non so io che l'andar col capo obliquo è segno d'infirmità, & il mangiare ingordamente esser ottimo inditio? non so io che di sei mesi sono possenti a generare? Sel farà mestieri di comprar delle pecore, io le comprarò di lana molle et spessa, di corpo grande, & di humil gamba: non saperò io raffrenar la ferocità de montoni col perforargli le corna vicine a gli orecchi? sel bisognerà comprar delle capre, & governarle; si che non so forse i precetti di Columella, si che non so quel, che Varrone ne dica, & di qual forma esser debbano. Lasciate pur far a me, disponetevi voi di non ripigliar marito, & di sgombrar la casa d'huomini: lasciate Monsignor vostro figlio nella sua badia, & del resto non vi curate. Io farò venir dodici femine di Schiavonia grandi & grosse, che pareranno a vederle dodici Colossi, araranno, zapperanno, cucinaranno, vi prometto, che una di loro, & la piu debole, farà fattione per quattro huomini, m'havete inteso pensate a quanto v'ho scritto; & datemi risposta (il piu tosto) che possibil vi sia. Artemisia & Olinda mie obedientissime figliuole vi salutano. Di Rivoltela alli VII. di Luglio.
ISABETTA GONFALIERA ALLA S. CONTESSA COGNATA CARISSIMA.
Vostro marito, mio fratello (per quanto intendo) è ito a Roma per dar hormai qualche termine alla già incominciata lite; & voi di cuor troppo tenerella, non ve ne potete dar pace, & ve ne state sempre temendo, che gli uccelli dell'aria non vel rubbino come già pel passato ne rubbarno Ganimede. temete del continuo non vi sia inghiottito, ne mai per un momento d'hora, havete l'animo di timor voto & casso & che sarebbe poi quando piu non ci ritornasse et che li convenisse lasciar l'ossa fuor di Piacenza? sarebbe si gran cosa? non è forsi mai piu accaduto che uno naschi in un luogho & muoia nell'altro? Pithagora nacque in Samo, & morì in Metaponto. Marco Tullio nacque in Arpino, crebbe in Roma & spirò nel seno Gaietano. Sulmona generò Ovidio & Ponto il suffocò. Carthagine partorì Terentio, Roma l'instrusse, & Arcadia l'ha sepellito. Nacque Cirro in Persia & è poi morto in Scythia. A Catone dette Roma il principio, & Uttica il fine. Roma generò gli Scipioni & Spagna gli estinse. Havendo noi tutti a morire, non è meglio di morire ne piu famosi luoghi et dove maggior conto si tenga delle anime de trappassati? Io per me sel fusse in mia elettione non vorrei morir altrove che in Roma. Crederei incontanente per la santità de Romani Prelati et per l'innocentia & purità del sangue Romanesco di volarmene ratto, ratto in Paradiso. Crederei anchora di far piu gloriosa morte, morendo dove sepolti giacciono tanti virtuosi poeti. Quivi (se nol sapete) giaccion sepolti Horatio Pugliese, Ennio Calavrese: Statio di Narbona: Ausonio di Burdegallo. Duo Senechi con un Lucano Cordubesi. Qui giaccion l'ossa di Plauto d'Arpino, di Lucillo, di Arunco, di Pacuvio Brundusino, di Giuvenale d'Aquino, di Propertio d'Umbria, di Valerio d'Antio, di Catullo da Verona, di Varo di Cremona, di Gallo da Forli, di Actio da Pesaro, di Cassio da Parma, di Claudio da Firenze & di Persio da Volterra. Hor fra tante nobilissime ossa, non vi potrebbono anchora star l'ossa del Conte Oldrico, se cosi a Dio piacesse? deh state lieta, consolatevi: perche cosi facendo, consolarete me & siate certa che tosto tosto, con la vettoria in mano fara ritorno. Da Gazino.
ARMELINA PAVERA A M. LIVIA COCAIA.
Mi credo che voi vogliate che i figliuoli vostri imparino senza haver mai precettore: & dove vedeste voi per alcun tempo farsi mai tal cosa? Protagora huomo di si veloce ingegno hebbe per suo precettore Evablo. Seneca si docile fu discepolo di Socione M. Tullio di Molone. Talete fu discepolo di Anasimandro. Anasimene di Anasagora, Socrate di Antistene: & voi volete che i vostri figliuoli imparino senza haver chi lor insegni le buone lettere? Voi siete solita di dire, che i vostri figliuoli sono troppo belli, & che temete che da qualche mala conversatione corrotti non sieno. Certamente belli son essi: pur non credo che le vostre figlie avanzino ne Licori, ne Lesbia, ne Lavinia. similmente non credo che i vostri figli superino ne Leandro, la cui bellezza celebra Museo, ne Hippolito, ne Marato da Tibullo tanto lodato: hor questi pur indifferentemente con ogn'uno conversarono, ne mai biasmo alcuno ne riportarono: si che S. mia, uscite di questo sospetto & lasciate andare i maschi alle publiche scuole, & alle femmine procacciate di dotto & honesto precettore, non li lasciate consumare il tempo in otio, perche l'è troppo mal nemico de buoni ingegni: state sana. Di Piacenza alli XX. d'Aprile.
LAURA B. AVEROLDA ALLA S. DIANA BELASA NIPOTE CARISSIMA.
Io vi invio una fante, sufficiente in acconciarvi il capo più di Cipasi, fante di Corinna; della quale Ovidio in una sua Elegia cosi scrive. COMENDIS IN MILLE MODIS PERFECTA CAPILLIS COMERE, SED SOLAS DIGNA CYPASSI DEAS. Io ve la do per molto piu amorevole che non furono mai Carmione et Neera donzelle di Cleopatra. L'è piu sufficiente di Cibale fante di quel Similo lacui povertà descrive Virgilio nel Moreto. trattatela (vi prego) bene al vostro solito, & non facendo per voi, rimandatemela: perche ho mia sorella che me ne fa instanza grande per haverla: non altro, ve le bacio et me offero a vostri servigi prestissima come un baleno. Di casa alli VII. d'Aprile.
VIOLANTE CALASSINA À M. E. F.
Intendo che giorno & notte vi lagnate, & fate gran querele contra di Amore, perche l'amante vostro, v'ha si repente abbandonata & ha collocato l'amor suo in piu nobil luogo di voi: sopportate patientemente questa maschile inconstantia, non fu mai che gli huomini non fussero pieni d'instabilità & di leggierezza, ma che fareste voi se lasciandovi, si havesse preso qualche rognosa furfantella, al che fare non fu forse molto lontano? egli s'ha preso una giovinetta per amante; la quale, non vide mai camiscia d'huomo, l'è piena di modestia, ha un'animo regale, una persona svelta, non credo che Diana l'havesse piu disciolta: l'è di sangue illustre, si che datevene pace, & consolate il cuor vostro, con l'essempio della simplice Ariadna, dell'infelice Dido, & della mal'aventurata Philide, & perche figliuola mia siete anchora tanto giovane, che facilmente potreste un'altra fiata incaparci, guardatevi da questi giovinacci spensierati, io vi so dir che la ci frulla: non dico piu per non esacerbare il dolor vostro. chi vi fece il duro colpo quel anchora vi risani.
Dalla Mirandola alli XXV. d'Aprile.
CATHERINA SUSIA A M. GENEVRA SORANA.
Mi è sommamente ricresciuto del travaglio di M. Lelia; ma suo sia il danno, non le dissi io sempre, che quella sua creata le farebbe poco honore? duolmi del caso occorso, & della infamia, nella quale è publicamente caduta. ma cosi se le potesse rimediare all'honore come facilmente si rimedierà che non perda la dote. L'è vero che le leggi ordinarono che qualunque donna sia convinta d'haver dato ad alcun huomo, che marito non le dia pur un bacio non che altro, perda la dote: ma l'è similmente vero, che sel si puo provare, che'l marito sia stato consentiente per alcun tempo alle dishoneste voglie della moglie, non la puo in modo alcuno perdere. hor questo proverassi agevolmente, si che consolate M. Lelia da parte mia, & a voi mi raccomando. Dalla Mirandola alli X. d'Agosto.
MARGHERITA DELLI UBERTI STANGA A M. B. R.
Non mi piacque mai che lungamente habitaste in queste contrade, dove tante meretrici sogliono, non senza contagione delle honeste femine habitare, se l'uva frauda guasta l'uva sana, che le sta al dirimpetto; quanto peggio averrà a quella giovinetta che vedrà a tutte l'hore gli dishonesti & lascivi abbracciamenti delle vicine? se una pecorella rognosa, è atta a contaminar tutto 'l gregge, che speraremo noi di si morbosa conversatione? & forse che a queste vostre vicine, basta tener la vita da triste, & lussuriose, se anche ne nomi le antiche triste non imitano, rebattezandosi & in luogo di Maria, Francesca, Orsola, Helena, & Antonia. Chiamarsi Glicerio, Phrine, Taida, Flora, Lida, Philena, & Callidena. per mio consiglio adunque levatevi di cotesta vicinanza, imperoche non mancano a nostri tempi, chi sappia far l'ufficio di Dipsa: che fuggiva da Ovidio per i suoi ruffianesimi nelle sue Elegie flagellata; non ci mancano delle Hilarie, de Crobili, de Cinnari, & de Siloni, nel ruffianeggiare sommamente esperti et dotti, si che levatevene quanto piu tosto potete, schivate i pericoli che vi soprastanno, se non volete essere sprovedutamente pressa state sana che Iddio da mal vi guardi. Da Cremona alli X. d'Agosto.
MADAMA LA GRANDE A M. GALERANA DA FAENZA.
Per le vostre lettere ho inteso quanto mi scrivete della vostra indispositione: dogliomi che nell'arte della medicina non habbia fatto maggior profitto: che tutto lo dispensarei in beneficio vostro: pur io vi darò quel consiglio che meglio saperò darvi, volesse Iddio che haveste fatto a mio modo, quando vi gridava che non voleste starvi pigliando il fresco scoperta a tutte l'hore come voi facevate: che non vi pigliaste tanto piacere di seder su le pietre, che vi guardaste da bagni d'acqua fredda, & non mi deste mai udienza. hora sia vostro il danno, & mia la fatica di soccorrervi: sappiate che d'altra cagione non procede questa relassatione di matrice, che dalla molta abondanza d'humori freddi, & da nervi mollificati: dicovi pero che se l'è solamente scesa al basso, ne fuori esce, potersegli agevolmente rimediare con l'odorare ambra, balsamo, muschio, spico storace, & altri simili cose; & per di sotto profumarsi con cose fetenti, come sarebbe con panni lini riarsi: fomentarvi il belico con lana di vino et d'oglio bagnata, ma se per mala sorte l'esce fuori, distemprinsi le sopradette cose arromatiche con succo di assenzo & con una penna s'unga il ventre, & dopoi piglisi questa bevanda R. rutæ, castorei, Artemisiæ, partes æqualeis; decoquantur in vino usque ad consumptionem duarum partium ponete poi un sacchetto di formento cotto hor sopra il ventre, & hor sopra il belico, & con dolce mano pongasi dentro la matrice, poi fatevi far un bagno dove habbino bollito balaustie, rose, cortecchie di mel granato, galle, sumach, mirtilli, follie & cortecchie di quercia, giande, noci, cipresso, & lenticola. Usatevi a mangiar cotogni, nespole, sorbe, poma agre, et simili frutti. Il vostro vino sia temperato & habbi in se alquanto del stitico: quando cotesto non vi giovasse serbatevi quest'altra ricetta R. pulveris de corde cervi folliorum lauri, anna, dracmam .i. mirrhæ scrupulum .i. distemperentur trita cum vino, & perpotanda exhibeantur. Se sentirete la matrice poi che sarà al suo debito luogo riposta esser troppo calda: pigliarete oppij scrupulum .i. adipis anseris, Scr .i. Ceræ, melis, anna, Scrup .iiii. olei unciam i. Albumina duorum ovorum, & lac mulieris: commisceantur, & per pessarium inijciantur. Se vi nascesse qualche infiatura, ò vero apostema piglierete la ricetta qual vi mandai l'estate passata, essendo in zena: se altro occorre in che vi possa far beneficio fate ricorso a me, che per la carità Christiana non vi verrò mai meno, & se le forze del mio sapere intorno a tal professione, non saranno bastevoli per soccorrervi, non ci mancheranno delle donne che ne sapranno al par di Galeno, di Aetio, di Sorano Ephesio, di Theophilo, d'Antonio Musa, & dell'eloquente Celso. Vi farò toccar con mano esser nella mia picciola giuridittione contadinelle da star al paragone con i piu dotti Phisici c'hoggidi sieno in Padova, ò nella dotta Bologna. Di Zena in Parmegiana alli X. d'Aprile.
CLARA DE NOBILI A M. ALESSANDRA NOSSONA.
Per vostre lettere, mi richiedete che voglia scriver il parer mio circa la Fecondità & sterilità vostra: non so se vi date ad intender che per esser io moglie di medico, dotta sia nelle cose a medici appartenenti. Siete veramente errata, se ciò vi pensate: non voglio però negare di non haver letto la parte mia, & di non essermi alcuna volta sforzata di far parer al mondo, che noi femine siamo si capaci di dottrina, quanto sieno gli huomini pur che ci vogliamo attendere si che non mi voglio ritrar di non manifestarvi liberamente quanto mi soviene già d'haver presso de scrittori & Greci, & Latini, piu d'una fiata diligentemente osservato. Dico adunque trovarsi alcune femine, le quali sono al concepir inette ò per esser troppo magre, ò troppo grasse: ne so in qual grado vi debba per anchora riporre non havendovi già molto, veduta. sonoci anchora alcune donne, le quali hanno la mattrice tanto lubrica, che ritenere non vi si puo il seme ricevuto, la qual cosa potrebbe però accadere per difetto di vostro marito, il cui seme, fusse tanto liquido, che fuori, subitamente come dentro è entrato ne sdrucciolasse, o vero potrebbe ciò avenire, perche havesse vostro marito i testicoli grandimente freddi, ò secchi, non ve ne tribolate adunque poi che l'esser sterile, puo cosi accadere per mancamento de gli huomini, come per mancamento delle donne: scrivetemi voi tutti gli accidenti che vi avengono, acciò possa comprendere se sterile siete per la molta calidità che abbruggia il seme, ò per la humidità soverchia, che lo suffochi: se dal canto vostro procederà vi soccorrerò con pochissima fatica, & quando dal marito vostro procedesse, io vi darò un'unguento generativo de molti spiriti & con cibi producitori di seme, cioè con cipolle, pastinache domestici, & simili cose lo farò divenir fecondo piu che Priamo: ma se verrete a bagni di Villa col vostro consorte, provederò che sappiate da cui di voi dua proceda: se mi accorgerò che in niuno di voi sia il difetto, desiderando d'haver un figlio maschio, pigliarò la mattrice, & la natura della lepre qual farò seccare, & spolverizata la bereta, con un poco di vino & senza dubbio gravida rimarrete; non altro per hora vi scrivo; amatemi, & di me, servitevi, perche vi servirò viè piu che volentieri: prego che Iddio vi consoli, & faciavi tosto divenir madre della piu bella figliuolanza c'habbi la città vostra.
Di Lucca alli XX. di Settembre.