MAMMA RIMINALDA A M. FLAMINIA VISCONTE.
Non mi poteva dolcissima sorella venir la piu grata nova che d'intendere che siate gravida, per laqual cosa, io vi prego, & vi scongiuro, a volervi di sorte governare, che il desiderato parto senza alcuna offesa venga a luce fatevi spesso de bagni & ungetive il ventre con oglio di oliva, ò vero di viole, mangiate cibi leggieri & digestibili. Se i piedi (per aventura) vi enfiassero, ungeteli con oglio rosato & aceto: & perche siete solita di abortire, faretevi far dal vostro speciale, la presente polvere Seme d'apio, ameos, menta: parte uguali dracme .iij. mastiche, garophili, cardomomo, radici di rubea maggiori parti uguali dracme .iij. Castorio Zedoaria, ireos parte uguali dracme .ij. zuccaro dracme .y. pigliarete questa polvere col mele, & nel vino ne infunderete tre scruopoli per volta & sarete sicura non sol di non sconciarvi mai: ma ne scacciarete di più ogni ventosità che nel corpo vi habbiate: ponete cura (vi supplico) a casi vostri, se desiderate che viviamo per voi contente. Se potrò, non mancherò di ritrovarmi presente quando partorirete gioveravi molto per partorir senza difficultà, il portar corallo sospeso al collo, & avanti l'hora del parto, ber un poco di rasura d'avorio: fra tanto vivete lieta & non vi date maninconia di cosa che vi accaggia. Di Ferrara alli XV. d'Aprile.
NICOLA TROTTA A M. LUVIGIA BIRAGA.
Per l'ultime vostre mi avisate vi faccia haver una balia per nodrire un vostro nipotino, a cui è mancata la balia: hò usato ogni diligentia per ritrovarne che fusse à vostro proposito: & doppo lungo cercare una finalmente me n'è venuta alle mani la quale è giovinetta, di un colore che par temprato di rose, & de ligustri: non è ne molto, ne poco ch'ella hà partorito: non è pettiginosa & hà le mamelle ne troppo grosse, ne troppo piccine: il petto ha largo, & è mediocremente grassa di sua natura nemica di mangiar cose acute, salse, acetose & stitiche; ha l'aglio, il pepe, & la ruccola a schifo, l'è di natura lieta & gioiosa, il latte suo si ritiene su l'unghia. il che suol esser buon segno: ha de l'altre buone conditioni che non scrivo per non esservi prolissa nel mio scrivere: avisatemi se volete che ve la mandi che non indugiarò, & in qualunque cosa servir vi possa commandatemi senza alcun risparmio. Di Ferrara alli XIII. di Dicembre.
VIRGINIA TROTTA A M. MELIBEA DA PESARO.
Hò inteso che pensate di maritar vostra figliuola a M. Alphonso Toderino, & perche intendo che l'è giovane molto attilato & di leggiadria non inferiore a qualunque Napolitano cavagliero, hò pensato che sarebbe ottimamente fatto di provedere ad alcuni suoi difetti (al mio giudicio) insopportabili; ispetialmente a quel puzzolente sudore che dal corpo le n'esce, al fetore della bocca, a quella rognazza che sempre le tiene le mani assediate & al mal puzzar che da piedi le eshala. hò similmente fra me stessa pensato se con qualche bella ricetta si potesse far alquanto piu bianca, la miro alcuna fiata et parmi ch'io vegga una saracina. hor per la prima provederete al fetore del corpo con il lavarla alcuna fiata con un drappo molle nel vino, in cui siano bollite le frondi di mortella; & per togliere il fetor del fiato, daretegli le sommità della sopradetta mortella, faretele tritare & cuocerle tanto nel vino, che la metà sia consunta, et con lo stomaco ben mondato daretegli tal vino a bere: non sarà ne anche fuor di proposito se spesse volte bevesse un cucchiaro di aceto scilino: per il fetor de piedi, voglio pigliate del litargirio spolverizato & ne li spropicciate i piedi poscia che li havrete diligentemente lavati. Sanarete la rogna con far un unguento composto di lapatio acuto, di fumoterre, con sungia di porco & botiro che sia fatto il mese di Maggio. Hor per rabellirgli la faccia fatele far l'infrascritto unguento R. di cerussa ottima uncie .ij. tritisi, poi si crivelli per un panno, quel che nel panno rimarrà gittisi via, & acqua piovana vi si mescoli, et cuocasi fin che si consumi l'acqua, raffreddasi poi, & aggiungavisi dell'acqua rosa, & un'altra fiata ribolli, sin che duro si faccia. formatene poscia delle pillole, quai disolverete con acqua pura & l'ungerete la faccia. Vi hò scritto la presente ricetta: perche so che la farete, & ne vedrete bellissima prova, ne altro per hora di questo vi dirò: state lieta, & pregate Iddio le tenga la mano in capo, acciò si prosperi, ne suoi successi. Di Ferrara alli X. d'Agosto.
ARGENTINA CONTESSA RANGONA A M. LUCRETIA N.
Io voglio ricompensare il segreto, che alli di passati mi mandaste, con un'altro, di non minor virtù per conservare i corpi humani da molte infirmità: siavi caro, stimatelo assai, fatene conto, & isperimentatelo, che lo troverete maraviglioso. Voglio pigliate quattro lire di acqua di vita. del miglior vino destillata, che trovar si possa: due lire Sale abbruggiato: due di Zolpho morto: quattro oncie di Tartaro bianco: quattro oncie di Carboni di legno di Avellane: quattro oncie di salpietra; & le prefate cose tritinsi, crivelinsi, mescolinsi insieme, & sopramettetili della sudetta acqua di vita: & pongasi tutta questa massa à distillare: la prima distillatione tira a se la virtù de tutti i spiriti, ne alcun velenoso animale vi si potra avicinare. Conservansi dentro le carni, & i pesci, come in un balsamo: lieva tutte le macchie & le lentigini dalla faccia, & rendela chiara: toglie la rogna, risana i lagrimosi occhi: la seconda distillatione, sana gli Apostemi, & rimove l'enfiagioni del Fegato: la terza medica la lepra, & provede che la lena non ci puti: & taglia il phlegma del stomaco: la quarta distillatione manda fuori il sangue preso nel corpo: la quinta risana il mal caduco: la sesta è buona per chi teme non li caschi la goccia: la settima sana la podagra: l'ottava fa gli effetti che suol far il balsamo & di gran lunga lo avanza: la nona è tutta appropriata al Fegato: La decima fa questo maraviglioso effetto: se ne porrete una goccia in un bicchier di vino, & chel bicchiero sia indorato, vi si vedrà una schiuma che di sopravia anderà nuotando; & sarà detta schiuma puro oro, & ciò che voi con quella tingerete, doventerà bellissimo oro: parvi che questo segreto possi star al paragon del vostro? vi prego a non lo communicare altrui, grand'amore, & gran gratitudine m'ha spinta a communicarvelo: vi prometto a fe di gentildonna, che non lo havrei dato a mio figliuolo. State sana & amatime: da Longiano nostra giuridittione alli IX. di Luglio.
ISABELLA SFORZA A M. FLAVIA LAMPUGNANA.
Piu volte havete riso di me, perche faccia tutto 'l giorno distillare acque da mastro Christophoro: io hò parimente riso della simplicità vostra et del vostro consorte che non sappiate quanta virtù spesso ci si trovi: ecco che io vi mando per la mancia di questo Natale, la piu miracolosa acqua che mai ne da huomo, ne da donna sia stata fatta: sana i leprosi, toglie ogni et qualunque macchia, rende la vista chiara, & ci conserva in perpetova & eterna gioventu, & accioche non ve ne manchi mai per vostro uso, vi mando insieme la ricetta. Pigliate limatura d'argento, ferro, ramo, piombo, acciaio, oro, schiuma d'argento & schiuma d'oro & di storace. Porrete dette cose per il primo giorno nell'urina d'un fanciullo vergine: il secondo giorno in vino bianco caldo: il terzo nel succhio di fenocchio, il quarto giorno nel bianco dell'uova, il quinto giorno nel latte di femina che allati un fanciullo: il sesto giorno nel vin rosso: il settimo in sette albumi d'uova, & tutto poi pongasi nella capella del Lambicco a lento fuoco, & quel che n'uscirà conservatelo in un vaso d'oro: overo d'ariento, & quando n'havrete chiaramente veduto l'isperienza, imparate a credere a chi sa & per età & per isperienza piu di voi, & far riverentia a fornelli, & a lambicchi, & a mastro Christophoro per il cui mezo si veggono apertamente i gran segreti della piu segreta parte di Philosophia. state sana. & raccomandatime alla S. Isabella & alla S. Hippolita vostre cognate: habbiate cura d'Isabella vostra figlia & di Clementia, ne mancate di sollicitar Sforza che attendi alle lettere. Da Pesaro, in casa Giordani alli X. d'Agosto. Vostra madre vi saluta & tosto sarà di ritorno con esso meco, se a Dio piace.
SUOR LUCRETIA BORGIA A M. LUCRETIA AMANIO.
Due vostre lettere mi sono capitate alle mani, nelle le quali con instantia mi pregate a farvi havere la ricetta di quella polvere tanto alla luce giovevole; et io, che sono sempre stata desiderosa di servire doppo Christo, le persone d'honore, come voi siete, per una che mi richiedete due ve ne mando, acciò che se l'una fusse men efficace, supplischi l'altra: la prima si è questa betonica, ruta, chelidonia, sassifragia, levistico, polezzuolo, aniso, cinamomo, euphrasia, parte uguali manipolo .i. Cordamomo, zenzaro, fenocchio, petrosello, hisopo, origano, sillero montano, parti uguali, dracma .i. galanga, oncia .i. zucchero oncia .i. facciasene polvere per porre sopra delle vivande & indubitatamente ricuperarete & conservarete la vista lungo tempo: quando non vi fusse commodo di fare la sopradetta descrittione: fate quest'altra qual troverete forse di miglior effetto: di Tutia preparata dracma .i. di mastiche, drac. V. scrip. V. di camphora: scupolo .i. di carabe: dui scrupoli di vitriuolo bianco: facciasene polvere molto sottile & pongasi nella quarta parte di acqua rosa ben distillata al Sole: riponetela poi in un vaso di vetro ben turato, & ponetene ogni mattina una giocciola ò due ne canti de gli occhi. Sono tutte due queste ricette di gran momento tolte dalli piu antichi medici che mai cotal arte essercitassero. prego Iddio le accresca & aumenti la virtù per vostro beneficio. Da S. Bernardino di Ferrara alli XVIII. di Luglio.
LUCRETIA CUOCA A M. FULVIA BELINCINA.
Voi mi scrivete d'haver inteso che io hò un'unguento buono per le rappe che vengono alle vecchie, io non adoperai mai al mio vivente cotal cose, non tanto per non haverne havuto bisogno, quanto che sempre mi spiacquero le cose sophistiche & apparenti. sappiate pur M. mia che per levar le rappe non si levano gli anni se le ci sono, non si doverebbono ne anche togliere, acciò ne fussero un salutevole ricordo d'haver tosto a mutar albergo. Siamo pur nel vero insatiabili, non vogliamo morir giovani, & non vogliamo doventar vecchie. vedete che bestialità è la nostra: sapete quel che mi credo di queste madonne, che vorrebbono al dispetto del tempo parer fanciulle? credo io (& perdonatemi se vi offendo) credo che habbino voglia di vivere da giovanette & scapestratamente. Cosi dico d'alcuni galant'huomini che si tingono le barbe, pensate pur da voi stessa che se non sono fedeli nel pelo, cosa di si poco momento, quel che saranno nel resto, & quanto sia da fidarsi di loro? ma non voglio per hora predicar ne a voi, ne ad altri, io non sono la Contessa di Guastalla, ne la stigmatica Camilla, ma pur poi che tanto importunamente chiedete v'insegnarò quel ch'io hò ritrovato scritto ne libri di un eccellente Phisico. Pigliarete adunque quell'herba detta gladiolo, overo spada, & ne trarete succo, col quale ungeretevi la sera il viso: trovarete la mattina la cote elevata & alquanto rumpersi: hor questa rottura curarete voi con l'infrascritto unguento Dragontea munda, radice iari; parti uguali, tritatile nel mortaio, con la songia: distemperatele con acqua calda, & colatele per un panno, & cosi stia per ispatio d'una notte; rimovete poi quell'acqua la mattina, & ponetive l'acqua de fiori di Caprifollio: facendo questo che vi dico io, parerete una fanciulla di sedici anni, ne saracci alcuno che creda che habbiate passati li sessantasei: se altro per voi posso comandatime che pronta all'honore & servitio vostro mi troverete. Di Ferrara alli XIII.
LEONARDA DA ESTE A M. N. D.
Vi mando honorata madonna, la ricetta del far la faccia rubicunda, tante volte con instantia da voi richiesta; ma prima che ve la descrivi, io vi ricordo che non ci è il piu bel colore di quel che la vergogna nel volto d'honesta donna imprimere suole: & di tal colore dissero alcuni savi esser la virtù. Se di questo, le donne di nostra età, si tingessero alcuna volta la faccia, parerebbono assai piu belle che non paiono, tingendosela con la pezzuola di levante, con le bambagine di Ferrara, ò con i scodelini di Spagna: ma di questo soverchio mi pare in ragionarne diffusamente con esso voi, sendo come siete amica d'honore, & di virtù: alla ricetta dunque me ne vengo. Pigliate radice di viticella scorticatela diligentemente, & tagliatela minuto minuto, & desicatela, spolverizatela poi, & distemperatela con acqua rosa, & col bambagio, overo con un panno lino, bagnatevi la faccia & parerete un Cherubino del paradiso state sana: & accadendovi veder alcune della nostra santa compagnia, mentre sto in villa, bacciateli la fronte da parte mia (ispetialmente) alla bella Mamma Riminaldi. Da Stuffione alli XX. d'Agosto. La Signora Lena vi saluta con tutto'l cuore: & io col cuore, con l'anima, & con tutti i sensi vi bascio la serena fronte.
GENEVRA MALATESTA A M. GIULIA MONTINA.
Hò fatto chiamare in casa mia, quanti medici sono in Ferrara (parlo de dotti) & non de certi che ne sanno meno delle lor mule: & ho favellato dell'indispositione di vostra sorella, ispetialmente del largo flusso delle purgagioni, & sonosi risoluti tutti di non potergli dar il piu prestante rimedio dell'infrascritto. Piglierete sole di scarpe ò di pianelle vecchie, & spolverizatele, pigliate poi delle frondi di alloro, & cotte che le sieno, fatene una suffumigatione per le parti di sotto fatto che haverete questo: pigliarete seme di ortica, & corno di cervo ridotto in polvere & daretegliene bere: il mangiar suo sia di galline cotte, mangi del pane d'orgio, peschi freschi & cotti nell'aceto: beva de la ptisana fatta con perfetto orgio, nella quale, sia primieramente cotta radice di piantagine: fareteli porle ventose fra le mamelle: dategli ber del suco del semprevivo col vino; questi sono i rimedij d'importanza, et vi faccio saper che Ferrara non ha d'haver invidia a que dotti tempi che videro Ascelpiade, Nicomaco, Erasistrato, Oribasio, Nicerote, Podalirio, Themisone, Theombrotto, & il Massiliense Crina. ci habbiamo dui Antonij, l'un pare, anzi superiore, a quell'antico Antonio Musa: & l'altro dalla luce, che alli oscuri & duri morbi recar suole Luceio fu da Lusitani prima detto: se il primo Antonio fu medico di Augusto, questo moderno, di cui favello, è medico di Hercole, & è tanto maggior dell'antico in espugnar le crude infirmità, quanto fu piu forte Hercole di Augusto: ne altro di questo vi scrivo, attendete a conservarvi in sanità & procaciare che altri pel vostro mezo si risani. Di Ferrara alli XX. di Luglio.
CATHERINA G. FORESTA A M. CLAUDIA LANDRINI.
Intendo che vi havete scacciato di casa vostra nipote, per haverla voi ritrovata carnalmente congiunta con un suo fratel cugino: l'error in vero è grande & abbominevole: non è pero nuovo & inusitato molti se ne sono ritrovati, & huomini & donne, che d'Incesto colpevoli furono, a quali, perciò si perdonò, ne fu riputato il peccato loro indelebile, si come voi volete sia questo. Achemolo figliuolo di Rheto, giacque con la matregna. Menephrone con la madre: Mirrha usò col padre, Machareo con la sorella Canace, Cleopatra col fratello, ne perciò furono tenuti si colpevoli che di loro sia stata esclusa ogni speranza di perdono. siate (vi prego) alquanto piu mansueta, et piu al perdonar inchinata di quel che siete stata fin'hora. rammentatevi che per la clementia verso de rei usata, divennero immortali Promochere Re de Geti, Ladislao Re de Pannoni: Cesare, Probo Imperadore, Antonino Pio: Fl. Vespasiano: Giuliano Imperadore & altri molti: ne altro intorno a ciò vi dico state lieta & perdonate a chi v'ha offeso. Di Brescia, alli X. di Gennaio.
SUOR LIONELLA MARTINENGA A M. BARBARA ET A M. CLAUDIA BARBISONE: PACE IN CHRISTO GIESU.
Non è mai giorno carissime figliuole, che per voi non preghi Iddio perche v'infonda ne cuori lo spirito santo, & facciavi divenire sprezzatrici del mondo, come già divenne Placidia figliuola di Valentiniano Imperadore; la quale, lasciatosi tutti gli honori a dietro, sol attese alla salute dell'anima. così fece Agnesa moglie di Henrico terzo Imperadore, così fece Batilda moglie del Re Clodoveo: sprezzò gli honori di questo fallacissimo mondo, & si rinchiuse in un monisterio, simile essempio imitarno Eugenia & Eburga figliuola di Eduardo Re d'Inghilterra, imitate anchora voi queste sante persone, quai v'ho preposte, & al monister di S. Marcelino venite, venite dico, a lodar con esso meco Iddio, & a favellar co gli Agnoli: beate voi se farete come vi consiglio, felici voi, se v'innamorarete di colui di cui favellando la divina scrittura, disse. Spetiosus forma pre filijs hominum. Faro opera che i vostri fratelli se ne contentaranno, & da vostra madre ne haverete la beneditione. State liete. Da S. Marcelino. Di Brescia alli X. d'Agosto.
FRANCESCA CARRETTONA A M. GIULIA BELTRADA.
Parmi che siate molto mal consigliata, andando con si poca compagnia pel contado come fate, ispetialmente havendo due fanciulle con esso voi, da marito, & di si maravigliosa bellezza qual elle sono: a gran rischio certo vi ponete: vi doverebbe, pur da cio spaventare, la rapina che fece Plutone di Proserpina figliuola di Cerere, & che gia fece Telamone di Esione, vi dovereste sbigottire dell'andar si mal accompagnata leggendo alle volte, come Eurito habbi rapito Hippodama, Theseo Ariadna. Apollo Marpissa, & Nesso Dianira. Non erano si belle, si leggiadre come sono le vostre Perhibbia, Europa, Auga, & Lanassa, & pur rubate furono da Axo, da Giove, da Hercole, & da Pirro, si che ponete cura a casi vostri: habbiate mente che un giorno non ne ricevete scorno, & quella dolcezza qual sentite hora in vedervi andar davanti que dui soli non si converta in amaritudine, & ne rimagnate poi & confusa & in dense tenebre avolta: ve n'ho voluto avisare, per far ufficio di buona & di fedel amica; lasciarò il rimanente sopra delle vostre spalle a cui piu tocca tal peso, & facendo fine al scrivere, senza fine, mi vi raccomando. Dal Palazzo di Riva di Trento alli XX. di Febraio.
CATHERINA BARBISONA A M. LORENZINA FERRERA.
Mi è stato rifferito da molte persone degne di fede, che vostra figliuola è intrata su una mala strada: et stassi tutto'l giorno alla finestra, lisciata, & spettorata, piena de modi lascivi, & di maniere libidinose, & fa professione d'haver maggior numero d'amanti di Agarista figliuola di Tisandro, di Hippodamia, & di Atalanta: se farete per il mio consiglio, la levarete di mano a vostra sorella, & ve la rimenarete a casa, altrimenti temo di qualche scorno: vi ricordo che l'havete generata di carne, & non di metallo, per il che, non so come potra resister alli riscaldamenti della carne, non essendovi alcuna vigilante guardia, & importunandola gli amanti tutto'l giorno con ornate lettere, con ricchi doni, & gratiose imbasciate: ve ne voglio haver avisata, per non ricever colpa di persona poco amorevole. Di Offiaga alli III. di Febraio.
PAULA TRECCA A M. LIVIA PORTIA.
Con mio grandissimo piacere, ho inteso che tutta vi siete data alli studi delle buone lettere, & che tanto profitto fin'hora havete fatto, che niuno vi giudicherebbe inferiore a Lastemia Mantina overo ad Axiothea Phliasia; lequali spinte da istremo ardore d'imparare, vestironsi lungo tempo d'habito maschile, per udir philosophar il divino Platone. Sia lodato Iddio, che mostreremo pur noi donne a gli huomini d'haver tanta capacità di lettere, quanta essi habbino. Deh perche non viene a tutte le donne dell'età nostra la voglia di studiare che n'è hora venuta a voi, acciò non fussino si da loro suppeditate come siamo: perseverate (vi supplico) come havete incominciato perche si comprenda un giorno non esser le donne men atte all'honorate imprese de gli huomini. Di Cremona alli V. d'Agosto.
CAMILLA CAP. STANGA A M. LEONELLA MUSCOLA.
Tutto'l mondo loda & ammira la virtu vostra nel cucire, & nel ricamare, & pensasi che sia si cosa impossibile lo potervi in tal arte superare, come impossibil stimossi già toglier le saette di mano a Giove, la mazza di mano ad Hercole, & il versificar dall'ingegno di Homero: hor per questo, tanto vi desidero io haver presso di me, che di piu non si puo cosa veruna desiderare offerendomi trattarvi da sorella: trovare in casa nostra una famiglia ben accostumata: vi parerà che non habbiamo d'haver invidia ne a Socrate del servo Phedone, ne à Theophrasto del suo Pompilio, ne ad Ulisse, perche havesse Melanthio per suo servidore, ne finalmente ad alcuno, a cui fortuna habbi mai conceduto servo fedele, & amorevole. Troverete maritti & mogli, si ben d'accordo, quanto fusser mai, Artemisia & Mausolo, Ersilia & Romulo. Vedretici figliuoli obedienti & cari a lor padri quanto si fusser mai Cassandra, Andromeda & Hipsiphile: quivi parerà di vederci habitar le nove Muse con tutte tre le Gratie: & considerato che havrete la prudentia & profunda sapientia di mia cognata, crederete che in essa sia lo spirito delle dieci Sibille. Habitarete un palazzo (almeno di vista) non inferiore a qual si voglia famosa casa; direte che architteti ne furono Democrate, Philone & Meleagene: habbiamo un'horto che non cederebbe all'horto di Alcinoo, di Adonide, & di Mecenate. Si che risolvetevi: perche certo sono, che non ne rimarrete pentita. Di Soresina alli X. d'Agosto.
LUCRETIA DA ESTE S. DI CORGIO A M. PAULA MARCELLINA.
Mia figliuola è per partorire di giorno in giorno, pregovi a farmi havere una comare, che lievi la creatura dal parto, ma guardatevi, ch'ella non sia una qualche imbriaca, et indegna di comettergli una tal primaruola (per favellare alla nostrana) se possibil è, vorrei che mi faceste haver quella Marietta che stava già nel vostro vicinato, qual intendo non esser men esperta di Sotira & di Salpe: che furono in tal esercitio si eccellenti che Plinio non sol fa di loro, nella sua natural storia, degna memoria, ma i lor decreti piu di una fiata cita, ne rimedij de molti morbi. affaticatevene (per amor mio) che di si grato beneficio, non vi saro mai ingrata & sconoscente. Da Favrego alli XI. d'Agosto.
VERONICA CORADELLA CONTESSA DELLE GABIZZE A M. ALESSANDRA DALLA ROVERE.
Non mi essendo mai stato grata alcuna consolatione, senza voi, caro il mio bene, pensate che ne anche goder possa (che me ne faccia prò) le delitie della villa dove mi ritrovo se da voi, giorno & notte non sono accompagnata. venite adunque a ritrovarmi acciò che il piacer mio sia tutto intiero & dalla amara vostra absentia non venga in parte alcuna scemato. Vedrete presso di noi, di ogni sorte alberi, addutti di Persia, di Soria, di Giudea di Phenicia, d'Africa, & d'Asia, sonvi Pobbie dedicate a Hercole: gli Mirti consagrati a Venere qua ci è l'Alloro di Apollo, la Quercia di Giove: l'Olivo di Minerva, il Pino di Cibele, & il Cipresso di Plutone. Qua vedrete selve piu fronzute dell'Hercinia, piu fresche della Nemea: piu verdegianti di Ida: piu folte di Caledonia, d'onde i Britani ne trassero il lor nome: piu amabili di Dodona: piu grandi dell'Hircania, men ventose di Marathonia: piu religiose di Tegea selva d'Arcadia. Habbiamo in questi nostri contorni infinite sorti de legumi & de formenti: fiori, Viole, & mille odorati frutici: tante famose & salutevoli herbe, quante annoverar si possono: sonci in questi nostri paesi; luoghi, non inferiori, di bellezza & di fecundità, di chiarezza, & di profundità, all'averno, al Benaco, al Fucino, al Cocanico, all'Acronio, & al Thrasimeno. Habbiamo non molto lontano da noi monti di grandezza, d'habitari, & di amenità, non inferior ad Abila, ad Acantio, all'Acatone di Etolia, all'Actio dell'Epiro, al Dardamo di Puglia, al Caucaso di Scithia, al Caphareo dell'Euboia, & al Phalerno della campania. Gran trastullo prenderete (se ci venite) dal veder fiumi, che che non cederebbono di magnifico splendore a qual si voglia nobil fiume s'egli fusse ben Acis, Albis, Anieno, Anauro, Apidano, Arexe, Athesi, Aufido, Caico de fiumi. Certamente non habbiamo d'havervi invidia al Tago, all'Hermo, al Pactolo, al Hidaspo dell'India, ò all'Arimaspo della Scythia. Se volete venire, fatemelo sapere almeno di tre giorni avanti, perche vi mandero di quante sorti de carri havere ò desiderar si possino per farvi portare agiatamente. Vi manderò gli Essedi de Britani, le Rhede Francese di due Rote & le Tribule contadinesche. Vi manderò l'Octofaro di Caligola, vi manderò Curdoni: Staticoli, Pilenti, Combe, Conuini, Bighe, Trighe, Quadrighe, Basterne & de molti Biroti. Volete voi altro salvo che vi faccia goder meglio di quanto mai godeste da che nata siete? non voglio far piu offerte se volete venir venite, se non, statevene. Dalle Gabizze alli VIII. d'Agosto.
ORSOLA MAGGI A M. LUCILLA BENZONA.
Mi dispiace d'haver inteso che vostro marito sia stato accusato di lutranismo, et per dieci anni fuor dell'amata & cara patria confinato: et molto piu mi dispiacerebbe se con ragione ciò gli fusse avenuto, ma poi che n'è stato cagione sol l'ignoranza de Giudici troppo creduli alle false relationi, me la sopporterò alquanto piu patientemente che io non faccio. cosi essorto voi a fare. Non fu mai per alcun secolo, che gli huomini ingegnosi et d'alto spirito non patissero de simili calumnie. Specchiatevi in Demonace philosopho a tempi di Adriano, come fu egli mal trattato per esser stato accusato sprezzatore delli misteri Eleusini? specchiatevi in Anasagora Clazomenio che similmente fu posto in prigione dalli Atheniesi per esser accusato falsamente d'haver detto che il Sole contra l'opinione loro non fusse il vero Iddio, ma fusse una pietra infocata: vi potrei addur de gli altri essempij in si fatto proposito, ma so che li sapete meglio di me, et chi vi si puo di molta et di varia lettione a questi nostri tempi agguagliare? niuno certamente, se egli fusse ben Varrone che fu detto per il molto & per l'assiduo studio Porco di lettere: quivi adunque farò fine ricordandovi esser la pacienza rimedio molto efficace a tutti i mali. Di Cignano alli XX. di Settembre.
CAMILLA CARACCIOLA VILLA A M. ADRIANA RASPONA.
Che è quel ch'io odo M. Adriana che havete figliuoli di si malamente, & di si mal'animo dotati? ne quali niuna maggior vaghezza si vede, che disprezzar Iddio contaminar i sacri tempij, prophanar le sante cerimonie & conculcare le venerande reliquie, & tutto questo fassi alla presentia vostra: le vostre orecchie odono le biastemme, & i vostri occhi veggono i stratij, & li comportate, & non li riprendete, & non ardete tutti di santo furore? non havete voi letto che avenne a Glauco per disprezzare i sacrifici di Venere? che avvenne ad Aiace per violar Cassandra nel Tempio di Minerva leggete come fu mal trattato Licurgo Re de Thraci, per far poca stima dell'Iddio Bacco. ne meglio avvenne a Penteo figliuolo di Echione: le cose sante si vogliono riverire di perfetto cuore, & chi altrimenti fa, gli ne sopraviene male, come leggiamo esser accaduto a Capaneo da Giove fulminato, ad Atalanta, ad Hippomene & alle figliuole di Preto, le quali furono tramutate in vacche per poco rispetto portato alla Dea Giunone. Quando i Poeti antichi narrano i strani accidenti a quelli avvenuti c'hebben poco rispetto alli Dei, non ad altro pensorno che ad insegnarci il vero culto & a sbigottirci dalle malvagie opere. Il poco rispetto c'hebbe Licaone Re di Arcadia a Giove fu cagione di farlo convertir in lupo; il poco rispetto c'hebbe Erisictone a Cerere lo fece ridur a tanta fame che se stesso mangiò per brama di pane. La poca riverentia c'hebbe Phlegia Re de Lapiti & padre d'Ixione al tempio di Apollo fu cagione della sua strema miseria; vorrei che li figliuoli vostri spesso ripetessero nell'animo loro ciò che ne scrisse Virg. PHLEGIASQUE miserrimus omnes admonet, & magna testatur voce per umbras discite iustitiam moniti, & non temnere divos. La poca riverentia c'hebbe Salmoneo figliuolo di Eolo, li fu cagione di perpetua rovina: il poco riguardo di Theopolemo, di Ciampo, & di Therone, che non partorì lor di affanno & di Angoscia? Deh provedete Madonna mia a tanta impietà, accio non ne siate anchora voi insieme con esso loro duramente punita: se nelle sacre lettere leggiamo esser stato punito il sacerdote Heli per non haver castigato la malvagità de figliuoli che n'averrà a voi che si lungamente sofferti li havete et non li castigaste, mentre potevate, & sopra di loro havevi maggior imperio? non eravate voi da Salomone sofficientemente avvisata di non perdonar alla sferza, d'incurvare i giovani nella loro adolescentia, di erudirli nel timor d'Iddio, & nella via dell'honor mondano? perche non l'havete fatto? Ah quanto mi doglio del giuditio, che veggo sovrastar al capo vostro, avisateli almeno, ammoniteli, scongiurateli per il latte, che lor deste et per l'albergo del ventre che lor faceste ad astenersi da tanta impietà & a non imitare il sprezzator d'Iddio Mezentio: ne altro per hora dico. di Ferrara alli III. di Luglio.
LIVIA D'ARCO, CONTESSA A M. LAURA PESTALOSSA.
Non so, se sia vero, io ne dubito molto, (quantunque detto mi sia da persona che non sa mentire) che voi vi dolete stranamente d'esser nata femina & non piu tosto maschio; ò poveretta voi, è possibile che vi sia scappata tal parola di bocca? non sapete che l'è di maggior eccellentia l'huomo della donna? non l'hanno confessato gli huomini istessi dalla verità astretti? non provarno questo ne lor dotti scritti Bernardo Spina, Galeazzo Capra, Cornelio Agrippa, & Ortensio Lando? & quale è quella eccellente professione, dove le donne non sieno eguali a gli huomini? forse che di dottrina alcun'huomo avanzò mai Eudossa, Polla, Mirte, Cornelia, Aspasia, Telesilla, Hiparchia, Manto, Nicostrata, Amalthea, Delbora, Damophila, Claudia, Aglache, Myto, Axiothea, Musca, Istrina, & altre che non racconto. Forse che alcun bellicoso huomo fu mai ò della Tavola vecchia ò della nova che nel mestier dell'arme superasse Pantesilea, Camilla, Elerna, Candace, Hippolita, Semirami, Zenobia, Hisicratea, Valasca, Artemisia, Thomiri, Asbita, Tiburna; Teuca, Lesbia, Amalasunta & altre che non dico? in esse è anchora piu fede, piu speranza, piu carità & maggior religione. Leggete il Cathalogo delli heretici, certamente ne troverete un migliaio & una sol donna chiamata Barbara moglie di Sigismondo Imperadore: non hanno havuto le donne cosi come gli huomini spirito prophetico. non ci è Cassandra, Athirtia, Carmenta, Manto, Labissa, Phemonoa, Sofipatra, Amalthea, Simmacchia & Marta, di cui Plutarco fa mentione nella vita di Mario. Sono ancho state le Donne inventrici di belle & utili cose, & voi vi pentirete d'esser nata donna? chi fu mai piu forte & costante nelle fortune avverse di Simphorosa, di Sophia, di Felicita, & di Agata? Chi fu piu tolerante ne tormenti di Liga, della quale fa si honorata memoria Cor. Tacito? qual huomo diremmo noi nelli affanni piu coraggioso di Emilia moglie di Scipione, di Femella amatriciana, & di Lucia Siracosana? Chi vidde mai le lagrime di Cornelia et di Rutilia? Ho letto anch'io la mia parte delli Istorici, non vidi magnanimità simile a quella di Clelia, di Tomiri, & di Thelesi? non vidi mai tanto amore de matrimoni, ne tanta fede, quanta leggo esser stata in Alceste, in Penelope, in Evadne, in Tisbe, in Portia, in Hipsicratea, in Gunilmonda, in Giulia, in Artemisia & in Panthea, in qual corpo d'huomo fu mai tanta bellezza, tanta proportione, tanta disinvoltura, tanta vivacità d'occhio, si gentil'aria & si gran politezza, quanta fu gia in Rhossana, in Laodomia, in Helena, in Cenis, in Baryna, in Egina, in Deiopeia & in Dianira? di maniera che infiammarno sin'alli Dei del lor amore, si come leggiamo di Tyro, di Diana, di Siringa, di Clori, & di molte altre. Qual huomo ritroverete voi piu di castità amico che gia si fusser Sulpitia, Marcia, Eugenia, Sophronia, Etelfrida, Drias, Rodoguna, Daphne, Biblia, Zenobia, & Beltracca, la quale quantunque ignobile & stremamente povera fusse, ricuso, di far di se stessa copia a Othone Imperadore anchor che monti d'oro promettesse: non mi diffunderò per hora piu di quel c'ho fatto; considerate (vi prego) quanto vi ho scritto, ne vi lasciate mai piu uscir di bocca si folle voce, o dal cuor vostro si stran concetto persuadetevi per cosa certa, & per una di quelle massime de Aristotele, che negar non si possono, esser le donne di maggior dignità che gli huomini: ne vi inganni il valore del S. Bartholomeo vostro honorato consorte, si come io non mi muto d'opinione per quanta eccellentia trovo nel Conte Fortunato mio Signore. Di Rocca Franca alli X. d'Aprile.
IUSTINA ORS. MARTINENGA A M. LAURETTA MINELLA.
Madonna Fiore fu l'altro giorno da me, & si mi disse, come eravate divenuta la piu gelosa femina, che mai nascesse da che è formato il mondo, Deh (vi prego) scacciatevi dal petto questa vana passione, che si fortemente v'ha ingombrato l'animo: imperoche fu gia cagione (se forsi nol sapete) questo morbo di gelosia, di far che Circe infettasse di mortifero veleno le acque dove si lavava Scilla da Glauco Dio marino focosamente amata, fu cagione che Prochis ammazzasse Cephalo suo marito: fece il medesimo la moglie di Cianippo, et di Emilio giovinetto (se il vero ci narra Plutarco nelle sue Paralelle) per gelosia, fu legata anchora Antiopala alle corna d'un Thoro da Dirce: per gelosia fu sospesa Helena ad un'albergo dalla moglie di Thepolemo. Per gelosia molte strane cose ne di passati avvennero. scacciatevela adunque dal petto quanto piu tosto potete, perche non vi conduca a qualche atroce fine, et lacrimoso caso; ne altro di questo non vi ragiono per hora: Iddio da mal vi guardi, & da gelosia vi risani. Da Cobià alli X. d'Aprile.
LEONORA FORESTA CONTESSA A M. HIPPOLITA LANDUCCIA.
Se piu accade honoranda madonna, che udiate dir che le donne nelle cose amorose habbino peggior giudicio & facciano sempre piu cattiva elettione de gli huomini, & piu vanamente s'innamorino, ditegli, che vaneggiano, & di gran lunga s'ingannano. fate che vi mostrino un poco se mai alcuna donna fu di si gran follia, che amasse un'Asino, come fece Aristone Ephesio, che vi dicano di piu, se alcuna donna si lasciò guidar dalla cecità d'amore, a rimescolarsi con una capra come fece Cratis pastor Sibaritano, overo con una cerva come fece Ciparisso. Se vorranno gli huomini con diritto occhio giudicare, troveranno ch'essi furono sempre infettati di sporca & abbominevol lussuria, la dove le donne amarono sempre cose lecite et con ragione amabili: chiudeteli adunque a questi tali la bocca, non sol con li proposti essempij. ma anchora con molti altri, come sarebbe che Ermia amasse & fusse amato da un Delphino, Argis Oleto amasse un'occha, il medesimo facesse Lacida philosopho, altri habbi amato un Cane, altri un Granchio, altri un gallo, & altri vari simolacri & diverse statove; ne piu altro ci dico. Iddio vi guardi da male opinioni. Da Rocca Franca alli XX. di Maggio.
COLALTINA TRECCA A M. CLEOPATRA COTTA.
Parmi intendere che vogliate accompagnar vostro figliuolo di ligittimo matrimonio, con la figliuola di M. Alessandra Torella: mi maraviglio certamente della vostra sapienza & che voi facciate tal congiuntione; non è ella un'espresso mostro di natura? non è ella la piu sozza figura che mai formasse natura? non la veggio io mai, che non mi paia di vedere quella Philena di Martiale, che d'un'occhio era guercia, et dell'altro lippa; non la veggio io mai, che non mi paia di vedere quella Vetustina dal medesimo autor descritta, di haver tre, denti, tre capelli, un petto di Cicala, una gamba di formica, la bocca di Cocodrillo: la fronte simile a gli arati solchi; un canto & una voce di Rana ò di zenzara: la vista di civetta, il fetore di becco & le poppe simili alle tele di ragna. & parerà a voi (donna di giudicio) che con si laida figura unir si debba un figlio bello piu che la istessa beltà: ditegli apertamente, che si procaccino d'altro sposo, che piu si confaccia alle sue belle fatezze, provegansi d'un Zoilo di capel rosso, di negra faccia, di corto piede, & di occhio stranamente offeso; provegansi d'un Socrate, che habbi il naso schiacciato, la fronte calva & le spalle pelose, fategli saper senza alcun rispetto, che vostro figliuolo non è a proposito per lei, & che se le vogliono dar marito, vadano cercando un Poliphemo, un Vulcano, un Coriteo, un Tersite, un Damone, un Esopo di Phrigia, un Galba, un Ermippo Poeta, overo uno Colomano Re de Pannoni successore di Ladislao, ilquale era zoppo, era gobbo, era losco, era scilinguato, & haveva la bocca storta. per lei farebbe piu tosto un huomo, simile a Broteo figliuolo di Vulcano & di Minerva, ilquale per gran dolore della sua bruttezza si gittò nelle fiamme ardenti: a lei si converrebbe godere un huomo di bellezza tale, quale fu quella di Hipponatto, ma non mi voglio tanto distendere in biasimar l'altrui bruttezza acciò che maldicente non mi tegnate, pigliate in buona parte quanto v'ho sin qui detto, ne mi date colpa di mala lingua; state sana & amatime.
MARGHERITA UBERTA STANGA A M. BIANCA FELISSIMA.
Sonosi partiti da casa nostra per gir alla guerra alcuni, servidori, & ne siamo rimasti quasi che senza, pregovi per tanto se costi alcun ce ne fusse a nostro proposito, ce lo facciate sapere. non lo vorrei men amorevole che gia si fusse Erote servo di Antonio; ne men fedele & casto nelle feminili conversationi, che si fusse Carello servidor di Gondibarga Reina de Longobardi: promettegli honesto salario et grasse spese, non si sentirà rimprocchi, ne in iscambio del salario haverà da mio marito ò da miei cognati pugnalate, ò mazzate, si come in alcune case si usa di fare. sarei ben contenta fusse tali che havesse a dire quell'usitato proverbio Quot servi tot hostes, non vorrei sopra ogni cosa fusser brigaiuoli, ne che riportassero hor fuori, hor dentro ciancie da suscitar brighe: affaticative in questo (per amor mio) che ve ne prego caldamente. Il S. Christophoro mio amantissimo consorte assai anch'esso ve ne prega di Cremona: alli .IIII. d'Aprile.
ISABETTA CASTIGLIONA GONFALONIERA ALLA S. ISABELLA SFORZA.
Quando sara mai vita mia cara et dolce anima mia, quando sarà dico, che ritorniate a Piacenza, laqual senza voi si poco mi piace, che niente meno. Quando fu mai che lasciaste quel Pesaro dificato per mio danno & a noi, che piu ardentemente vi desideriamo, che non fa il cieco la perduta luce facciate subito ritorno? Siami lecito di usar le sante parole della divina scrittura favellando con persona piena di santità, & dirvi REVERTERE, revertere sunamitis ut intueantur te. Deh che paiono le vicine vostre, non vi veggendo paiono smarrite, et stanosi maninconiche, non potendo piu contemplare il vostro reale aspetto, non potendo piu vedere le gentili maniere, ne udir quei soavi accenti, ò quelle sante parole che vi escono di bocca, atte ad infiammar un cuor di ghiaccio: non altro. Di Piacenza alli III. d'Aprile.
AURELIA MAGIA A M. LAURA CERUTA.
Mi dimandaste l'altro giorno, che ci ritrovamo in casa di M. Giulia mia carissima cognata; che vuol dire, che essendo moglie disi gentil litterato, qual è il S. Onofrio non vi dessi alle lettere come fanno alla età nostra tante nobili Madonne; & tante illustre Signore non vi potei all'hora rispondere, per la venuta di quelle Signore, che sprovedutamente ne sopragiunsero, hor che mi ritrovo nel mio studiolo tutta sola & sfacendata, vi rispondo, si non in tutto come vorrei, & voi per aventura desiderate, almeno come dalla debolezza del mio intelletto m'è conceduto, & vi dico che non sò da qual parte mi rivolga per studiare; se mi do alla Theologia temo non cader in qualche mala sospitione et che di me, si dica, che io sia Pelagiana, ò Manichea, ò Anabatista ò Arriana. Se mi volto a Grammatici, essi poverelli non sanno ne ragionare, ne giudicar d'altro che de nomi & de verbi, di sillabe & di accenti, debbo volgermi alli spinosi Loici, alli Severi Philosophi, alli odiosi Sophisti, a litigosi legisti, ò a lascivi poeti? ne a questi credo mi consiglierete già voi? L'è adunque meglio che io li lasci star in pace, & che mi trattenga nelli esercitij dalle donne sin'hora usitati; io non voglio doventar poetessa perche veggo che quelle che si danno alle lettere non si sanno (fuor di que) rassettar un paio di calze ò lavarsi un moccichino. Io non so la piu bella via di farmi stimare & honorare al mondo, che con l'esser casta, modesta, taciturna, & humile, senza tante lettere & senza tante philosophie: vi ho detto quanto m'è occorso per hora, intorno a tal fatto. Se ci vedremo con la corporal presentia, forse vi renderò dell'altre ragioni che vi pareranno assai piu probabili. Di casa nostra.
LA CONTESSA LEONORA TODESCA A M. SILVIA FENARUOLA.
Intendo che vi siete maritata a M. Antonio Aliprando: piacemi, per esser egli persona di valore, & spiacemi dall'altro canto, che in si giovenil età habbiate da esser Matregna di tanti figliuoli. Ricordomi d'haver letto esserci ritrovati ne tempi antichi alcune matregne indiavolate, seminatrici d'ire, d'odij, & di mille discordie: & altre anchora che trattarno i lor figliastri come se del lor corpo usciti fussero: guardaretevi adunque di non esser mala matregna, ne tale qual fu Phedra verso Hippolito ò Martina verso Costantio Eraclio, da cui fu velenato. non siate matregna tale, qual fu Nuceria che uccise fermo il Figliastro (se'l vero narra Plutarco nelle sue paralelle) Poi che la fortuna vostra v'ha condotto ad esser Matregna, sofferitelo patientemente ramentandovi che à tal stato fu similmente condotta Hippodomia: Ino, Casperia, Stratonica; Giulia, Gidica, Giunone, Opea, Eribea, & Alfrida: attendete voi a portarvi bene, & fate pensiero di esser vera madre, essendo voi per virtu del matrimonio, fatta una medesima carne, con vostro marito che li generò: & a Dio siate. il Conte Daniello mio consorte vi saluta & si congratula: Di Piacenza alli .X. d'Ottobre.
SUOR BARBARA DA CORREGIO A S. CAMILLA N.
Fu l'altro giorno a visitarci un padre dell'ordine vostro, & mi disse ch'eravate si mal contenta d'esservi fatta monaca, che pensavate uscirne, & pigliar marito desiderosa d'haver figliuoli. deh non voglia Iddio che senta mai si strana nova che la mia Camillina pentita di esser sposa di Christo si sia fatta soggetta a un'huomo fragile, caduco, & mortale, et a quel render (come schiava) ragione d'ogni sua attione: è possibile che si nobil animo & si generoso spirito si voglia far vasallo, delle maschili intemperanze. sorda piu tosto possa io divenire, anzi che mai intender cotai novelle: ma che desiderio è questo d'haver figliuoli? havete voi paura, che'l mondo venga meno? anchora non havete provato gli affanni che vi si sentono. Oime quando veggo venir qualche donna gravida a visitarci, mi viene pur gran pietà di loro veggendole andar si stentatamente, sempre ansiando, con que volti stampati di color di morte, con quelle labra si pallide, & senza sangue, con quelle perpetue nausee, con que strani appetiti ch'odo che le hanno di mangiar carboni, terra, gesso, & simili cose. Ma quando leggo nella sacra scrittura quella comparatione, sentirai dolori, da donna di parto, & quella gran maledittione data nel Genesi PARIES IN DOLORE FILIOS: tutta in lor servigio mi racapricio, & benedico quella santa intentione che venne al S. mio padre; percioche monaca facendomi ho campato quella terribil sententia. d'Iddio; fate a mio modo dolcissima sorella, pensateci bene, non correte a furia, consigliatevi con la ragione & non con l'appetito. Frenate i sensi con l'assidua cogitatione della triomphante croce di Giesu Christo, alquale vi raccomando di continuo con le mie fredde orationi. Il Spirito Santo le riscaldi col suo virtuosissimo fuoco. Da S. Antonio alli III. d'Aprile.
LAVINIA SFORZA CONTESSA DI BORGO NOVO A M. LAURA DA MELARA.
Il nostro fattore, parlerà con il Conte sforza mio cognato, ne dubito per esser egli di nobilissimo animo ch'ei non faccia in vostro beneficio quanto voi desiderate: quanto poi a quel che mi scrivete circa le dishoneste prattiche di quelle Suore non me ne maraviglio punto, ne mi par d'udire cosa nova, havendo gia letto, che Oppia vergine Vestale, fusse per stupro commesso sepelita viva. Fu dannata Martia d'incesto, cosi Sextilia, cosi Tutia (se'l vero ci narra Livio) ne aliena fu da carnali congiungimenti Floronia Vestale, laquale per paura di piu grave supplicio, se stessa uccise: fu di piu accusata di stupro Posthumia: benche poi da Pontefici absoluta fusse: si che nova cosa non mi pare, che le monache de nostri tempi, facciano anch'esse l'amore, & diansi furtivamente nelle braccia de lor amatori poi che le antiche per gravissimi supplicij non se ne potevano rimovere. Non vi scandalizate adunque di cotai cose, se non volete esser tenuta una sciocca anzi ricordatevi che elle non sono piu di bronzo, ne di macigno che siamo noi altre. Troppo nel vero gran forza havrebbe il velo s'egli potesse rafreddare, & spegnere i riscaldamenti della carne: ne altro intorno a questo fatto vi dico, salvo che vi invito a borgo novo; a godere di quella gentilissima Signora Bresciana qual s'ha novamente per sua sposa eletto il Conte Alessandro mio suocero. Credo veramente ch'egli si habbi eletto il fiore di quella città, et se io credessi che sol due paia come fussero simili a lei rimasti non vorrei far mia vita altrove. Di Borgo novo, alli X. d'Aprile.
LUCRETIA PICCA RANGONA A M. VIOLANTE GALASSIMA.
Ho letto non senza gran sdegno et ira, quella littera si prolissa, che mi mandaste l'altro giorno, nellaquale si ramemoravano infiniti mali dalle donne usciti: certamente io non conosco l'autore d'essa, ma ben vi dico, che se fusse richiesta a far giudicio di lui: io direi ch'egli fusse un perdi giornata, un barbagianni, & finalmente, un qualche bestionaccio: s'egli havesse letto le storie piu attentamente, & senza alcuna passione egli havrebbe ritrovato esser state le donne cagione d'infiniti beni: haverebbe trovato che Dominica moglie di Valente Imperadore, pacificasse già i Gotti che se n'andavano a briglia sciolta per distruggere sin da fondamenti Costantinopoli. Havrebbe letto che Placidia moglie di Attaulpho Gotto, & sorella di Honorio fu potissima cagione non si ispugnasse & non si saccheggiasse Roma, qual havea deliberato si chiamasse poi Gottia & non piu Roma. Havrebbe letto qualmente Iugulta fu cagione di convertir a Christo Hermogillo figliuolo; di Lemildo Re de Gotti. Havrebbe letto le santissime opere di Clodoveo: s'egli cosi havesse atteso alla verità, come s'è lasciato traportar dall'odio che alle donne iniquamente porta, havrebbe chiaramente compreso nella lettione di sesto Aurelio, di quanti beni fusse già cagione Pompeia Plautina moglie di Giuliano Imperadore operando ch'egli si astenersi dalle populari estorsioni: egli dovea pur ricordarsi di Elena madre di Costantino, di Monica madre di Agostino, et di molte altre valorose donne, che ad altro non attesero, & sin' al presente attendono che a giovare il prossimo, & quando mai altro essempio non mi occorresse perciò confermare & stabilire crederei, mi dovesse bastar l'essempio di M. Maria Bracala, di M. Francesca, & di Suor Osanna; & qui faccio fine al mio scrivere. Fulvio & Claudia Olimpia vi salutano. Da Modona alli III. d'Aprile.
MARIA BRACHALE ALLA S. POLISENNA RANGONA CONTESSA DI CARPENEDOLE.
Qua è capitato dalle montagne di Pistoia, una donna la quale cerca d'haver qualche buon recapito, & perche so che vi dilettate di donne sofficienti et valorose ve n'ho voluto avisare, et vi faccio sapere, che di tessere, et di filar non cederebbe a quella Pholoe di Creta della quale parlando Virg. cosi nel suo divino poema disse. Olli serva datur operam haud ignara minervae cressa genus pholoe, geminique sub ubere nati: non cederebbe a Pamphila, non a Minerva, non ad Aracne, non a Clostro inventor del fuso; non a Penelope figliuola di Icaro, che fu ne suoi tempi ottima tessitrice: si che avvisatemi se la volete, che la porrò nel cochio della S. vostra zia, & manderolla honestamente accompagnata: M. Cechino gridando & biastemiando per le gotte che lo tormentano, anzi lo crucificano vi saluta & di cuore vi si raccomanda. Di Modona alli III. di Maggio.
LUCRETIA DA LANDO CONTESSA A M. CLARA CIMISELLA.
Mi rallegro con esso meco, & mi congratulo con esso voi, che habbiate un figliuolo, si amico d'honore, che condur non si possa a far cosa dishonorata, se dato gli fusse piu territoro che non hebbe Sicheo, il quale da Virgilio è chiamato DITISSIMUS AGRI, & conceduto li fusse la gratia c'hebbe Mida da Bacco di poter convertir in oro ciò ch'ei toccasse: certamente ne potete ben voi star consolata che tal fama di lui per tutto si sparga, piu che se lui vedesse portar corona in capo del piu florido regno che habbi Europa: i Regni veramente si perdono, & per l'ingiustitia di chi li possiede sovente volte si trasferiscono di gente in gente per usar l'istessa locutione della sacra scrittura; ma la buona fama, pretiosa piu di qualunque pretioso unguento, dura sempre et in perpetuo si mantiene mantenetelo adunque con le vostre saggie persuasioni in questo sano consiglio, se bramate che tutta via si aumenti & a vuoi, et a noi l'allegrezza che n'habbiamo sin'hora per lui nodrito nel cuore, & a Dio siate: Da Caselle nostra giuriditione alli III. di Maggio.
CAMILLA MARTINENGA AVEROLDA A M. LUCINA CALANDRINA.
Mala fama si sparge di voi per bocca et de vicini & de servidori liquali di casa vi escono si mal contenti: molti difetti si vi attribuiscono, molte macchie vi si dano, ma sopra'l tutto siete accusata di strema crudeltà; a tal che dicono che se haveste la possanza che haveva Cisenna, figliuola di Diogirida Re di Thracia, segareste anchor voi gli huomini vivi per mezzo, & dareste li figliuoli a mangiare a padri loro: & se volete maggior chiarezza della mala opinione, che si ha della vostra crudel natura; pigliatela da questo segno ch'altri vi chiama Athalia, altri Irene, altri Fulvia, altri Tomyri, altri Dirce Thebana, & altri Progne figliuola di Pandione Re di Athene; lequali femine avanzarono di crudeltà Medea. ne altro vi dico, ravedetevi di si mal essempio. Da El. alli III. di questo.
CREUSA FLORIDA CONTESSA DI PRATA ALLA MAGNIFICA M. CORNELIA CONTARINI.
Hebbi alli di passati una vostra che mi fu per infiniti rispetti molto grata; hor in questa parevami di esser molto ripresa per non dir biasimata per istare troppo in solitudine, attribuendo voi il mio star solitaria a soverchia avidità di studiare: io non niego già che li studi delle buone lettere non mi piaccino, & sienomi sempre piacciuti: dico però alla Magnificentia vostra, che anchora che le lettere non mi fussero si grate (come elle sono) nondimeno, volentieri solitaria diverrei tanta è la dolcezza che di quella al presente ne sento: tanto è il frutto che di quella à tutte l'hore traggo oltre che non mi mancano molti essempij di valorosissime persone, dalli quali tutta via mi ci confermo in amarla in seguirla, & in essortar ogn'uno ad abracciarla; so che sapete qualmente. Simon Benlocai, che fu compagno di Geremia Propheta col star vent'anni solitario in una stretta spelonca fu cagione ch'egli ci desse quel celeste libro, detto nella hebraica lingua Zoar, & nella nostra luminar maggiore. Mentre il padre Adamo visse nel Paradiso solo, fu colmo di qualunque felicità: come egli fu accompagnato; cadde repentinamente nel fondo delle miserie: & mentre Abraamo stette in solitaria vita, fu degno di favellar con Iddio. Ma ditemi per cortesia, Magnifica Madonna; credete voi che se nel star solo, non ci fusse infinita gioia & molta contentezza? Che Silvia, figlia di Ruffino prefetto di Alessandria, ci havesse Sessant'anni senza mai pentirsene perseverato? Steteci M. Maddalena trenta anni: Basolo quel venerabil padre quaranta: Beniamin ottanta: Amata, donna santissima quaranta: Natanael trentasette: Capitone ottanta: Ugone Ciartosino, Cinquanta, & Pione Abbate trenta. Se vi volessi hora recitare il Catalogo de gli huomini & delle donne che furono piu di me amici della solitudine, non ne verrei a capo in tre giorni. Se vi volessi narrare quanti bei spiriti pel mezzo della santa solitudine. si unirono già con Iddio, & mai non se ne disciolsero deverrebbe questa mia risposta alta piu che non sono le Decadi di Livio. Ditemi S. mia (che ve ne supplico) per quell'alto cuore, & per quello chiaro intelletto, che Iddio vi ha dato potete voi hoggidi star in alcuna conversatione, & non udire mormorare, mentire, spergiurare, giudicar, mordere, tassare, straparlare, & in mille modi offendere il prossimo? qual animo pio, forte & costante, se ne può hoggidi astenere? tanto è posto in uso, questa mala creanza: mi sono alle volte sentita scoppiare di dolore, trovandomi per mala sorte in simili conversationi; havrei certamente piu tosto voluto esser confinata nella piu aspra solitudine c'habbi la Capadocia ò l'Egitto: imperoche tutte non hanno i modi vostri, ne la modestia, di che Dio vi dotò, tutte non possono, ne sanno essere simili a voi, (a voi dico) rara Phenice di virtu & di bontà. Io non leggo mai quell'oracolo della santa scrittura. SEDEBIT SOLITARIUS ET TACEBIT, ET ELEVABIT SE SUPRA SE; che tutta non m'infiammi d'amore di vita solitaria, & non mi venga voglia di abbandonare sin'a me stessa, & andarne ne deserti della Siria a ritrovare il picciolo Tugurio di Ilarione; o vero presso il Torrente di Carith, ove solito era di riposarsi il Zelote Elia. Solevamo già (come sò che meglio di me sapete) pur che ramentar ve ne vogliate solevamo dico, habitare non unitamente, come hora facciamo, ma chi quà, chi là: ci unimo poi (non sò chi ne fusse l'auttore) sperando di riportarne maggior consolatione, & forse che cio avvenutoci sarebbe; se Sathanasso nemico di ogni pace, & di ogni santa concordia non fusse venuto a turbar le dolcezze nostre, soffiandone nel cuore, il veleno dell'ambitione, della malevoglienza, & della maladicentia. Ma se qui non raffreno il scrivere mio & non pongo giu la penna sento abbondarmi di tanta copia in lode della solitudine, & in biasimo delle moderne conversationi, che io non so quando mi saperò uscir da si profondo Pelago rimanetevi adunque in pace, & amatemi da Prata alli VI. di Settembre.
LUCIA QUADRIA A M. GIULIA DE FEDERICI PARENTE CARISSIMA.
Per mie lettere vi ho piu volte invitate a venire a goder il giardino, qual nuovamente ha fatto il mio amatissimo consorte, nel quale molte cose ha piantato non senza gran misterio vi ha per la prima posto di molta enola perche l'antica Giulia volentieri ogni dì ne mangiava; de fichi assai per amore di Platone che ne era si vago, che ne fu detto da molti philosica. de pomi pheaci & falischi per rispetto di Philippo, & di Alessandro, che furono chiamati Philomeli, dal molto amore che portaronno a cotai frutti: delli porri di Aritia per Nerone che tanti ne mangiava, del sisare si caro à Cesare, che ogni anno ne faceva venire di Germania buona somma. Delli Lupini per amor di Protogene, delle pere amerine per li Argei: delle pera salvatiche per li Tirinthij (se per aventura alcuno ce ne capitasse a casa) delle Palme, per memoria delli Carmani: del miglio per i Meotici, & per li Sauromati: ci ha posto del Cardamo per i Persiani: delle Pruna damascene per li popoli di Damasco; ci havemo delle noci pontiche: delle Latuche di Circello, de Navoni per li Amiterni: Noci avellane per li Tarentini: Meloni d'Ostia: Olivi di Venafro: Castagne Petragorice. Peponi di Capua, Rape di Norsia, Raphani di Alemagna, & Giande di Arcadia, ci è del ditamo per il cuore dell'Eupatorio per il fegato: del Scolopendrio per la milza, del Petrosello per l'orificio del ventre: dell'Hisopo per il pulmone, & per il septotransverso: del Seseli per la vesica, dell'Elenio per le reni, della Ruta per il dolore colico, alquale molti in casa nostra sono suggetti: della Gentiana per il capo: delli altri utili semplici quai potrete vedere, se ci verrete: non altro. Da Tirano alli XXV. d'Agosto.
ISABELLA SFORZA À M. ZENOBIA FOSSA.
Sempre, da che il mondo è mondo, gli huomini litterati o furono superbi, arroganti, & ambitiosi, et per mostrarvelo incomincio da quel dotto Menecrete medico, il quale voleva della sua opera sol questa mercede, che li risanati per lui, si confessassero suoi servi, & lo chiamassero Giove: Nestorio heretico et fonte di varia dottrina, quell'istesso giorno, ch'egli fu creato Vescovo di Costantinopoli, promise liberamente a ciascuno il cielo: Nevio Poeta Comico: lasciò che si scrivesse nel suo sepolcro questo Pitaphio. Immortales, mortales si foret fas flere, flerent divæ Camœnæ, nevium Poetam. Itaque postquam orci traditus est thesauro, obliti sunt Romæ latina loquier lingua. Palemone Grammatico, si gloriava che seco nate fussero le buone lettere, & che seco havessero anchora da morire. Mostruosa anchora fu l'arroganza di Paulo Samosateno; ma piu assai quella di Tamira poeta di Thracia, ilquale hebbe ardire di contrastar con le Muse, & per la smoderata sua arroganza, li trassero gli occhi dal capo. Timeo historico Siciliano si gloriò piu d'una fiata di superare Tuccide & Philisto, liquai furono nobilissimi storici. Accio Poeta hebbe ardire di por la statua sua nel tempio delle Camene, & ve la puose grandissima, essendo egli di picciolissima statura. Suffeno poeta inettissimo, fu sopra tutti si glorioso che n'ha fatto luogo al proverbio presso di Catullo: Manes (quel grande & dottissimo heretico) vendicavasi gl'honori della divinità & diceva che l'era nato di Vergine. Empedocle Poeta di Agrigento si gittò in Ethna, per dar ad intendere al volgo ch'egli fosse volato ne celesti chiostri per la sua eccellentia. Arrogantissimo fu Calliphane Poeta: non fu anche assai ambitioso Virgilio dicendo. Primus idumæas referam tibi Mantua palmas? non fu ambitioso Ovidio scrivendo Peligne gentis gloria dicar ego? & quell'altro ò furtunatam natam me Consule Romam. Non debbo dirvi di Appione grammatico Alessandrino, che fu di tanta arroganza che prometteva immortalità a cui le sue opere dedicasse: benche di questi arrogantacci non ce ne manchino hoggidi promettitori del cielo, essendo essi riposti nell'abisso delle miserie. paiommi cotestoro simili alli Alchimisti, li quali privi d'ogni bene essendo promettono monti d'oro a chi pazzamente lor crede, ma spero in Dio che se noi perseveraremo nelli studi come incominciato habbiamo, non haveremo bisogno delle loro trombe, ma ad essi piu tosto farà mestieri delle nostre. Io vi ho voluto far questo longo discorso per haver inteso che un certo disgratiataccio, ilquale è in odio da che nacque, alli huomini & alli Dei vi minaccia di farvi morire con i suo fecciosi & stomacosi scritti, se piacevole liberale, et affabile non ve li dimostrate. Credetelo a me, che queste furfantesche bravate, sono di peculiar vitio d'alcuni affamati scrittori, che vorrebbono vivere alle spese nostre: se habbiamo pur da far vezzi a scrittori, facciamone a quelli che ne suoi scritti ci insegnano, & dolcemente ci dilettano, & non a questi bestioni. Un'altra cosa vi dirò di piu: attendiamo a caminare di virtu & in virtu che cosi li tagliaremo la via del mal dire; & saranno sforzati a cantar di noi (malgrado loro). Soviemmi una fiata che un moderno istorico, disse alla presenza del gran Marchese di Pescara ch'egli voleva scrivere non so qual valorosa impresa che alli di passati fatta s'era & il Marchese arditamente rispose, adunque volendo dir il vero, di necessità scriverete di me: cosi dico in proposito; se noi diverremmo caste, forti, modeste, giuste, magnanime, discrete, prudenti, grate, dotte, bellicose, liberali, come faranno di meno a non far memoria di noi, volendo di cotal materia favellare? salvo se non vorranno empir le carte loro de sogni, & de fittioni; attendiamo pur ad esser buone, di perfetta & di vera bontà, & non temeremo le penne loro, attendiamo alli studi dell'eloquentia, congiunta però con la sapientia; & scriviamo anchora noi in biasimo & vituperio de gli huomini, si come essi longo tempo hanno fatto contra di noi, & tuttavia fanno a nostri giorni: facciamoli vedere per chiari essempij tolti dal centro delle piu veraci historie, che fussero sempre gli huomini da che fu creato Adamo, temerarij, litigosi, fraudolenti, protervi ingrati, loquaci, importuni, perfidi, pergiuri, traditori, ingiusti, vani, bugiardi, volubili, incostanti, paurosi nelle honeste imprese & audaci nelle ingiuste attioni: facciamoli vedere che furono sempre ladri crudeli insidiatori, crapulosi, bevitori, lussuriosi, biastemmiatori, sprezzatori d'Iddio, incestuosi, sacrilegi, inhumani impij, tiranni & scelerati: facciamoli vedere che furono sempre deboli & mal sofferenti delle aversità, violatori dell'altrui reputatione, usurpatori dell'altrui, ambitiosi, fastosi, negligenti, & a maggiori disubidienti: facciamoli vedere quanti maleficij sono da essi nati, quante rovine hanno causate et de quanti danni sono stati cagione al mondo. oh Dio perche non sono tutte le femine del mio animo: direi piu oltre di quel che io dico, cosi il sdegno non me indebolisse la mano: farò adunque per hora fine al scriver mio, pregandovi ad esser d'animo forte, & costante, & a ricuperare la feminil libertà gia molti anni fa perduta. dalla Sforzesca alli XII. d'Aprile.
ISABELLA SFORZA À M. FULVIA VISCONTE.
Oh quanto m'è dispiacciuto d'haver inteso che siate tanto indulgente & tanto tenera de figliuoli, che li lasciate far ciò che lor piace, senza risguardare se honesto o dishonesto sia, giusto, o ingiusto: Sempre .S. mia lo smoderato amore a padri & a figli egualmente nocque, & danno fece: & di questo chiarir ve ne potrà la Candida Niobe, laquale per troppo piangere i figliuoli suoi da Apollo uccisi, divenne un duro scoglio: Che non fece di male Hecuba a Polimestore Re di Thracia per cagione del figlio Polidoro? Leggete un poco l'historico Diodoro & vedrete quanti travagli sostenne Tomiri Reina de Scithi, per voler vendicare l'amato figliuolo contro di Ciro. Antistia anchora vegendo la figliuola sua da Pompeio rifiutata per sposar Emilia, si ammazzò da se stessa. Non si deve adunque amar con tanta tenerezza persona veruna, ma sempre con la debita misura: oh se legeste alcuna volta (quando tempo vi avanza) le storie antiche, ispetialmente quelle che trattano delle donne Spartane, direste che meglio di voi l'intendevano. Se i Spartani havessero havuti le madri loro simili a voi, non so se fussero divenuti si valorosi come divennero: elle non stavano tutto'l giorno leccandoli con dirgli che vorreste anima mia? che desideri cuor mio faccia? angelicata, chi t'ha negato cosa che tu chiedevi? maffesi, haverebbono fatto de ben valent'huomini: esse, li armavano di propria mano, & quando lor porgevano il scudo, li diceano fa tu che ritorni con questo, ò morto in questo, & non te lo lasciar togliere dalli nemici. Se si lamentavano che la spada fusse corta, li dicevano fa un passo piu avanti, accostati piu vicino allo nemico, & sofficientemente la slongherai: non li volevano ricevere, ne riconoscere per figliuoli, se ricusavano di morire in servigio, & in honore della patria: ne morendo gli altri nella battaglia, volentieri li vedevano sopra vivere; non li losengavano, non li vezzeggiavano, li nodrivano de grossi cibi, li vestivano di vesti, che havevano piu tosto del militare, ò del pastorale, anzi che del cittadinesco: non crediate già che loro fasciassero le reni di veluto, ò di raso, non li allevavano in su le delicatezze, anzi mai altro non li intestavano che di fuggire con ogni studio le morbidezze: proponevangli come persone infami per esser stati troppo delitiosi Stratone Sidonio, Artemone, Ambrone, Clistene Lisicrate, Argirio, Battalo & Andramito Re de Lidi: proponevangli quel Philostrato da Aristophane per la molta delicatura beffato, schernito, & proverbiato: proponevangli Aristagora Milesio, Agatone musico, Diadumeno, & Mirace; & a questo modo nutrendogli, doventarno i piu virtuosi & tremendi popoli di Grecia, la dove temo grandemente in vostro servigio, che alleviate i vostri alla poltroneria, & che per altro non sieno buoni che per far numero, per consumar le vettovaglie, & per esser inutil peso della terra: io vi ho predicato a bastanza & forse piu di quello che la tenerezza vostra pol sostenere se ho ecceduto la giusta misura dell'ammonitione, datene la colpa parte all'amore grande che vi porto, & parte all'odio che io hebbi sempre a gli huomini poltroni. state sana che Iddio da mal vi guardi. Da Viruola alli VIII. di Genaio.