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Lettere di molte valorose donne / nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Chapter 256: DOROTHEA TIENE L. A M. ANGELA B.
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About This Book

The volume gathers epistolary pieces authored by learned women and assembled with an introducer's remarks, presenting advice on governance, education, charity, and religious matters. Letters address rulers and private correspondents, offering counsel on prudent administration, moral conduct, and spiritual conversion, and defend the intellectual capacity and public responsibility of women. The collection mixes practical recommendations—training youth, tempering justice, protecting the poor—with devotional and persuasive passages, using personal appeals and rhetorical argument to assert female competence and to model virtuous behavior in public and domestic spheres.

SUOR LUCRETIA MALASPINA A M. LELIA CIURLANA.

Io vi vorrei consolare (se pur tanto potessi) del dolore, che vi odo prendere, dell'esser voi sterile, ma temo che questo non sia uno riaprir la piaga, che forsi è già ò ristretta ò saldata: non rimarò però di dirvi quel che gia disse il salvator nostro BEATE steriles quæ non pepererunt. Havete adunque la beatitudine, & non ve n'accorgete: forse che temerete sendo sterile di morir di parto come gia mori Athena madre di S. Cataldo Episcopo, & prima di lei quella gentil Tullietta figliuola dilettissima di M. Tullio; non havrete da nodrir figliuoli, non da farli ammaestrare, non da procacciarli il vitto. Quanti n'ho io conosciuti liberali & Magnifici, che divenendo poi madri, divennero avarissime. Ricordatevi di quel saggio versetto che si spesso soleva dir quel grande Imperadore. CONIUGE non ducta, utinam liberis caruissem. Ricordomi haver letto esser solito S. Bernardo di dire che il non haver figliuoli fusse un bene non conosciuto: si che confortative quanto piu potete. Oh se sapesti quante & quante ne rimangono dolenti, chi per vedere i figliuoli ò nascere storpiati, ò per strano accidente guastarsi & chi per vederli consumar malamente il patrimonio: altri si veggono con istremo dolore uccidere da manigoldi, & da micidiali sgherri. Oh che affanno, oh che passione è questa: & da tutti i sopradetti mali con l'esser voi sterile, libera ne siete, & ve ne turbate, & ve ne state si mal contenta? sciocca che voi siete, dovreste ringratiarne Iddio a tutte l'hore: se non havete figliuoli carnali, fatene di spirituali che saranno tanto de carnali migliori quanto lo spirito è della carne piu eccellente: temete voi forse che vi manchino heredi? non ve ne mancheranno nò, & quando ogn'uno vi mancasse, non vi mancherà qualche povero spedale: ma ben veggo io poi che non ve ne potete dar pace, quel che vorreste: vorreste udir di quelle belle nove che si sogliono udire dalle fecunde madri, che vostro figliuolo havesse fatto qualche homicidio, ch'egli fusse prigione, ch'egli giacesse ferito, ch'egli havesse da gir in galea, ò che fusse condennato alle forche: vorreste forse udire per il vicinato, che alcuna vostra figlia havesse fatto un bastardo, che la facesse l'amore, ch'ella fusse pregna, o che la se ne sia fuggita dietro al carnale amadore; ò che il marito le da tutto'l di delle busse, ò che l'è in divortio: queste sono delle nove, che sovente s'odono dalle fecunde, et non mai dalle sterili donne, come voi siete: et pur vi rincresce di essere. Deh fate a mio senno, che consilio da fedel amica, acquetate l'animo vostro, & contentatevi di quel che vuole Iddio: che certo non potete far il meglio. Prego Iddio a cui servo in spirito, & in verità che vi consoli. Di S. Antonio da Ferrara alli III. d'Aprile.

BARBARA CALI. ALBERISI A M. FULGENTIA CARCASSONA.

Non mi piace che di voi lasciate uscir fama di Donna altiera & superba si come fate, & che sprezziate ogn'uno come s'egli fosse fango delle vostre pianelle: stimate (vi prego) ogni persona di qual conditione si voglia et anchora ch'egli giunto fusse ad estrema povertà imperò che non sempre sta la fortuna in un medesimo volere, ma spesso si muta: & quelli c'hoggi veggiamo in miseria posti, domani li veggiamo fatti Re & gran Satrapi: il gran Tamburlano (se forse nol sapete) era gia Bifolco, & trovò la fortuna si favorevole ch'egli divenne Imperadore de Scithi: Primislao, di guardiano d'armenti fu fatto Re de Boemi: Gige similmente di pastore doventò Re de Lidi. Sophi, che fu poi fatto Re de Turchi era gia un pecoraio, si che voi intendete come le cose passano, & come gira la fortuna. State adunque raccolta in voi, ne beffate altrui per poveri & mendichi ch'essi sieno, accio che veggendoli poi essaltati non ne habbiate ad arrossire & di lor temere. altro non vi dico state sana; & amatime di Brescia alli III. di Febraio.

COSTANZA CONTESSA DI NUVOLARA A M. FILIPPA BALBANI.

Io vi richiesi l'altro giorno che per i miei danari, mi facessi havere dui cavalli castrati per il mio cocchio & mi havete mandato dui cavalli piu fieri & piu sfrenati di Pasace cavallo di Cirro, della cui sfrenataggine fa memoria Plutarco scrivendo di Artaserse: io le voleva corridori al par di Partenia & Eripha che furono cavalle di Marmace (l'innamorato di Athalanta) & non si moveno piu che si farebbono due vacche vecchie & pregne: & poi ardite di scrivermi che avanzano nel correre la cavalla di Ecratide, laquale vittoriosa fu, ne giuochi Olimpici; anchor che vicina fusse molto al partorire: non meritava già io d'esser si mal servita da vostro figliuolo amandovi al par di me stessa, & havendo voi, tanta commodità di farmi bene accommodare. state sana. Di Nuvolara alli .X. d'Aprile.

TADEA MALASPINA ALLA S. L. R.

Deh non vi affligete tanto quanto fate d'haver perduto la luce de gl'occhi, poi che per questo l'intelletto non si perde, & la memoria non si smarrisce, anzi si aumenta & cresce & che ciò sia vero ch'io vi dico, specchiatevi in Appio Claudio, ilquale, non mancò mai per esser cieco di ritrovarsi & alle private, & alle publiche facende della Republica Romana: cieco fu Druso, et pur la casa sua era sempre piena di chi domandava consiglio per le particolari bisogne. Non rimasero di darsi alla Dialettica, & alla Philosophia per la cecità Asclepiade Philosopho, Diodoro Stoico, Democrito, G. Aufidio, Omero Stesicoro Poeta, & altri molti che non dico, ma perche dir mi potreste di non sentirvi (per esser femina) il petto si forte, & si gagliardo, che sofferir possiate si gran tribulationi, quant'è l'esser privata dalla luce; dirovvi d'haver anchora letto di molte Donne, lequali & nacquero cieche, & anche per strano accidente si accecarono, & furono perciò piene di alto valore, & hebbero di tal caso infinita pacientia, ricordatevi di quella Hipsea della quale, fa Horatio memoria ne suoi sermoni, ricordatevi di Lucilla figliuola di Nemesio Tribuno, che patì l'ultimo supplicio sotto Valeriano nemico della Christiana persuasione, ricordatevi di Salaberga Nionesa, & di Fara vergine illustre, che gia fiorì ne tempi di Heraclio Imperadore: & con quella grandezza d'animo, ch'esse gia la cecità sofferirno, sofferitela anchora voi: piu non mi stendo in essortarvi a questa nobil toleranza, perche mi confido nella sapienza vostra, laquale sempre maravigliosa da che la conobbi mi parve. State lieta & consolatevi: di Ferrara alli III. d'Agosto.

BEATRICE PIA A M. LUCIA MANFREDI.

Non so quando mai ci risvegliaremo da si profondo sonno; non sò veramente quando mai ricuperaremo l'antico nostro valore: per certo che altro, non ci riputiamo nate, che a servire, & ad ubidire gli huomini: habbiamo pur l'essempio di molte grandi et valorose femine, lequai regnarono et signoreggiarono altri, piu che virilmente. Deh perche non ci commove l'animo, l'essempio della Reina Candace dominatrice delli Etiopi: perche non ci infiamma lo spirito Elerna figliuola di Iano? perche non ci accende il cuore Semiramis? perche non facciamo noi come gia fecero Hippolita, Zenobia, Valasca & Cleopatra. Non vorrei che marcisseno stando sempre tra il Fuso & l'ago, vorrei imitassimo alle volte (ispetialmente quando siamo) in villa quella famosa Athlanta Arcadia cacciatrice: à cotesto modo potremo noi sperare di pervenire un giorno à tal grado, che potremo far delle facende, che gia fecero Tomiri Reina di Scithi: Delbora signora delli Israeliti, & Teuca domatrice delli Illirici: se noi essercitassimo i corpi nostri non sarebbono si flecmatici, & per conseguente non cosi gravi & tardi, perche crediamo noi che le Donne Spartane pervenissero a tanta possanza? non per altro veramente, salvo perche si esercitavano ne Gimnasii facendo alla lotta fra di loro, & dando la caccia alle bestie piu selvagie, spesso anchora armeggiando virilmente: Lodansi da scrittori, le Donne Gaditane, perche subitamente doppo'l parto, si lievano dal letto, & fanno gl'uffici loro domestici & non fa mestieri giacersi trenta & quaranta giorni nel letto come noi facciamo, votando le spitiarie delli piu pretiosi confetti che vi sieno, distruggendo i Pollai, & mangiando un tinaccio di ciambaglione. Di qui nasce poi che non sappiamo far di quelle belle prove che gia fecero le Donne Tedesche, quando restituirno in ordinanza l'essercito gia rivolto in fuga: di qui (& non d'altronde) nasce che non sappiamo fare delle prove che gia fecero le donne Bellovace, lequali col proprio valore si gloriosa vittoria riportarno da Carolo Duca di Borgogna. Ho piu di una fiata letto molte belle cose operate da Maria Pozzolana, lequali m'hanno fatto tutto istupire, ma quando ho poi letto ch'ella non beveva vino, & che sin dalla prima fanciulezza si avezzò alle fatiche vigilando spesse volte tutte le notti intiere, di poco cibo contenta, cessò di gran parte la maraviglia, ch'io n'havea. Hor questa sarebbe la via di ricuperar i primi nostri honori, & di divenir famose al par di Herpalice, di Antianira, di Lampedo, di Martesia, di Euriale, di Amalasunta, & d'altre che hanno conseguito per il valoroso operare l'immortalità; & qui fo fine pregandovi ad amarmi con tutto'l cuore et hormai destarvi. Dal Catai alli X. d'Aprile.

CATHERINA DATI, ALLA S. APOLONIA ROVELLA.

Io mi ho riso molto di cio, che mi scrivete, ispetialmemte della strana & falsa opinione, che vi è nata, veggendo che il vostro cagnuolo tanto vi ami, che a tutti fuor che voi digrigni i denti, ne dal vostro lato mai si diparta. Se voi havesti atteso alli studi piu di quel che atteso havete, non vi lasciareste entrar nel capo opinione, che li spiriti humani entrino ne cani, ne gran maraviglia vi parerebbe, che un cane vi amasse, essendo per altri tempi ciò avvenuto. Il ragazzo di Xenophonte fu come voi, & forse piu di voi amato da un cane. Un Pavone amò similmente con estremo ardore una Verginella in Leucadia. Ho letto nelle storie di Sassone Grammatico, che un Orso per istremo amore rubò già una fanciulla mentre ne campi con le compagne scherzava, si che non ve ne date maraviglia, ne vi lasciate entrare nel capo si strane fantasie, & si capricciosi ghiribizzi: & attendete a star sana & scriverci alcuna fiata. Di Lucca alli XII. d'Agosto.

FRANCESCA DA COREGGIO MAINOLDA ALLA S. CHIARA DA COREGGIO SORELLA HONORANDA.

Voi mi pregaste l'altro giorno che io vi volessi scrivere una essortatione alla castità, perche n'eravate stata pregata d'alcune monache vostre care amiche, nella quale essortatione ramemorassi buona parte di quelli che la castità cordialmente abbracciarono. Io vi mandai (non so se l'havete ricevuto) un brieve Cathalogo d'huomini casti raccolto con gran fatica, accioche voi stessa ve la formassi, & non ne deste briga a me, che sono pur assai occupata: & acciò che meglio vi riesca l'impresa, & piu copiosa & efficace sia, vi faccio sapere che non sarà fuor di proposito il mescolarci Penelope (benche pagana fusse) anchora che vi sieno alcuni che per casta non la tengano. io sono del parere di Ovidio, ilquale, nel terzo de le sue Elegie in cotal modo ne scrisse. PENELOPE MANSIT, quamvis custode careret, inter tam multos intemerata procos: mescolateci Daphne figliuola di Peneo; Biblia moglie di Duvillo Romano, ricordative di Sophronia Romana, di Zenobia Reina de Palmirei: di Etelphrida Reina d'Anglia, di Baldraca, di Dula, di Edeltruda, di Sulpitia figliuola di Patercolo: di Rodogune figliuola di Dario: di Siritha figliuola di Sinaldo: di Vria, della greca Hippo, di Timoclia: di Ciane Vergine Siracusana: di Medullina, di Marcia figliuola di Varrone, & di Eugenia figliuola di Philippo proconsole Alessandrino; la quale, temendo che Commodo Imperadore non la violasse, vestitasi d'habito monastico menti lungamente & sesso, & nome: a questo modo voi la farete copiosa & Florida & me haverete da molta molestia liberata; State sana & amatime. Di Mantova alli XX. di Marzo.

BEATRICE PIA A M. GIULIA FERETTA.

Hò letto i versi che mandati m'havete: possa io morire, se creder posso che de migliori ne facesse mai, ne Erinna, ne Corrina, ne Sapho, ne Polla moglie di Lucano. perseverate (vi prego) come incominciato havete, accioche per il vostro mezzo intenda il mondo che ne anchora nella poesia siamo noi donne, alli huomini inferiori. Di Padova alli III. d'Aprile.

CAMILLA MARTI. AVEROLDA A LA S. THIRINTIA SANSEVERINI.

Essortovi quanto so & posso a dar vostra figliuola per moglie al S. Aquilio, acciò che niuna cosa piu vi manchi alla mondana felicità. Se questo facendo, aviene che di lui naschino figliuoli dell'ampia heredità successori, sarà la famiglia vostra tenuta assai piu felice di quella de Curioni, & di quella de Fabij, & voi superarete di buona fortuna et Berenice, et la Spartana Lampedo: non indugiate adunque piu a far da prieghi astretta, quel che spontaneamente dovereste fare: rumpete ogni tardanza, togliete via ogni impedimento, perche de simili partiti non se ne trovano in ogni luogo: Iddio vi prosperi. Da El. alli XII. d'Aprile.

MADALENA G. BREMBATA A M. GENEVRA CARITHEA.

Non mi pare a proposito, che essendo morto il vostro consorte facciate piu quella honorata hospitalità che vi si soleva fare; ispetialmente, giuvinetta essendo: sianvi per illustre essempio, Ariadna hospita di Theseo, Phillida di Demophonte, Ipsiphile; & Medea: sbigotiscavi dell'esser hospitale in questa giovenil età. Calipso s'innamorò poi dell'hospite suo. Non vi essorto gia ad esser qual fu Busiride, Polimestore, & l'inhospital Diomede: ma vorrei si tenesse una certa mediocrità, per laquale infamia alcuna non ve ne risultasse, & pur humana & hospitale al mondo vi dimostraste: qui vi prego ad adoperar l'ingegno vostro, & far di modo che di voi non si buccini per la contrada, come alli di passati si fece di quella Baldonzosa (so che m'intendete) senza che piu ve la spiani. State lieta: che Iddio sia la guardia vostra. Da Bergamo: alli X. d'Aprile.

VIOLANTE DA GAMBARA A M. OTTAVIA GARIBOLDA.

Per vostre lettere mi richiedete instantemente, che vi debba consigliare se sarà bene che Clara vostra sorella di matrimonio si congiunga con il S. N. Certamente io ci ho fatto sopra consideratione quanto piu matura m'habbi potuto fare, ne posso fra di loro ritrovare alcuna conformità, per la quale vivere possino giamai concordevolmente. tacerò molte cose, che stremamente mi dispiacciono in quel cavagliere, & dirovvi solamente della sua severità; come sarà possibile che si lieta anima possa sofferire quella inessorabil natura? Leggo che M. Crasso fu di tanto rigore di animo, che una sol volta rise, ma costui non credo che ridesse mai: Zaleuco Legislatore de Locri, non era a suoi tempi si aspro come è costui: Lucio Bruto, non fu si crudo come egli è. Aulo Fulvio non fu mai di si dura conversatione; a me par certo quando lo veggo, o che li favello di vedere, o di favellare con Eaco, con Minos & con il rigido Radamanto: si che per il giudicio mio, non gli la darete; altrimenti facendo, voi la sepelite viva. viva voi la ponete in croce, & le sarete cagione d'insupportabil noia, ne di questo altro vi dico. Iddio vi consigli, & v'inspiri a far cosa di che non vi habbiate poscia a pentire. Da Napoli alli X. d'Ottobre.

BENEDETTA CONTESSA MALASPINA A M. TERENTIA TUCCA.

Non viene alcuno de vostri, a vederci, che non ci narri cose maravigliose della collera vostra; dalla quale vi lasciate togliere & l'uso & la possanza della ragione. è possibile che trovar non si possi rimedio a rinconciliarvi con vostra sorella, & far che sempre non siate in gara voi mi riducete in memoria l'odio di Etheocle, & di Polinice, liquali, morti essendo per molte ferite, che si havevano date al dispetto della madre Iocasta, et dovendosi secondo il vecchio costume, ardersi i corpi loro, non si potero toccare, ma l'uno in quà, & l'altro in là, visibilmente saltò d'il che fa Ovidio fede dicendo. Scinditur in partes atra favilla duas. Deh riunitivi (se volete) perche non siate favola del volgo. Non dico già che vostra sorella non ci habbi molta colpa, dirò però che l'ira vostra ce n'hà molto maggiore, & temo ch'ella non vi conduchi a quel termine ch'ella condusse già Hercole, Septimio, Severo, Marcio Sabino, Vedio Pollione, Cherephone Atheniese: Stephano Sesto Pontefice, & Sergio terzo, che per ira gittò il corpo di Papa Formoso nel Tevere: guardative adunque da queste vostre furie, altrimenti capitarete male & ne starete perpetuamente dolente: state sana & rattemperative ne desideri vostri. Di Cremona alli XVI. d'Agosto.

ISABELLA SFORZA ALLA S. DUCHESSA DI CASTRO.

Del duro caso occorso nella vita del vostro Signore, Volentieri vi consolarei se io mi sentissi d'haver parole atte a poterlo fare in cosi gran cordoglio: essortero voi adunque solamente a patientia al meglio che saperò & consolerovi con il proporvi davanti alla memoria l'essempio di chi hà tolerato maggior stratio ch'egli non fece. Heliogabalo fu si mal trattato dal populo Romano, che ne fu gittato, stratiato per molte ferite in una puzzolente Cloaca; d'indi poi tratto fu gittato insieme con Scenida sua madre nel profondo Tevere. A Michele Paleologo Imperadore, negò il populo Romano la debita sepoltura: furono anchora pessimamente trattate le reliquie di G. Mario da Cornelio Sylla, le quai cose furono da lor congiunti sopportate con grandissima patientia, ne si vendicarono mai: sofferite con altezza d'animo S. mia le ingiurie che hanno fatto alcuni pochi huomini al vostro S. rendendovi certa, che cosi stata sia la volontà d'Iddio, alla quale, non ci si pò forza humana opporre. Iddio col suo Santo Spirito vi consoli, (se io bastevole non sono.) Di Piacenza alli XX. del presente.

FRANCESCA VIDASCA A M. GOTTIFREDA DOLINDA.

Ho inteso de mali portamenti ch'usa tutto'l giorno vostro cognato con esso voi, & delle straniezze che egli vi fa: pregovi a sofferirlo patientemente, & imitare Aristide, alquale essendo sputato nel viso, non si adirò punto, ma bastolli d'ammonirlo, che piu tal cosa non facesse: vi conforto a proporvi per essempio di vera sofferenza Adriano, ilquale non sol non si vendicò di un servo, che armato l'assali, ma dettelo nelle mani de medici, perche di si furioso humore tosto si risanasse. Imitate anchora Licurgo, ilquale, essendogli stato da un imbriaco tratto un'occhio, non sol non hebbe ricorso alla giustitia, perche fusse secondo la colpa sua castigato, ma con sua astutia dalla possanza di quella lo salvò; sofferitelo (vi supplico) patientemente, & sperate pur ch'egli si debba un giorno ammendare: cessarà tosto questo giovenil furore, & ve lo troverete finalmente un perfetto amico et un gratioso parente: state sana che Dio da mal vi guardi. Di Trento, alli XX. d'Aprile.

DOROTHEA CAVRIOLA AVEROLDA A M. SOTHERA N. D.

Vorrei mi fusse lecito di potervi esser piu vicina che non sono, che forsi, forsi, troverei al dolor vostro qualche util medicina: certamente vostro figliuolo non poteva far piu gloriosa morte che morire in servigio della sua honorata patria: per questo, Cleomene vive felicissimamente nella memoria de generosi spiriti, per questo è fatto immortale Mida Re de Phrigij, & reputato è divino Ericteo. Consolative anima mia & ringratiate il S. di si bella occasione, & non lo piangete piu; lo dovereste ben piangere s'egli fusse morto in qualche Taverna ò vero in dishonesto luogo: egli, sul fiore de gli anni suoi è morto sotto le mura della sua cara patria combattendo in tal sembianza che fin da nemici era giudicato un'Annibale rendetevi certa, che vostro figliuolo non è morto, ma egli vive perpetuamente in cielo, dove si dette sempre honorato luogo a buoni & fedeli amici della patria: ne piu oltre mi stendo, state sana & confortatevi in Giesu Christo. Da El alli XX. di Maggio.

LUCIA DAL FORNO A M. LELIA DI VENAFRO.

Mi è stato rifferito che vostro figliuolo è fatto si amico di M. Priamo che non fu mai tanta amistà fra Diamanta et Oppleo Ercole et Theseo, Mario et Caspro Iddio lo feliciti, et lo faccia sempre imitare li costui santi studi. Veramente è senza paragone & nelle lettere & nelle arme: & Iddio volesse che la città vostra n'havesse di molte paia che lor rassimigliassero so che ella diverebbe in breve tempo piu gloriosa di Roma, d'Athene, di Sparta, di Carthagine, di Capoa, di Corintho, & della forte Numantia, se savia sarete (come sempre v'ho giudicato) disviarete da tutte l'altre prattiche, et operarete che sol a questa con tutto'l cuore attenda, donde gli ne pò risultare et honor et consolatione infinita. Iddio vi conservi da male: Da Balbana alli X d'Ottobre.

LA CONTESSA MADDALENA AFFAITA BIIA A M. IDEA DAL BORGO.

Ho letto le vostre lettere date alli XV. d'Aprile, le quali non erano meno ornate, che prolisse: & n'ho sentito leggendole un'istremo piacere: veramente non mi potevate fare piu grata cosa che di consolar M. Lucia nella morte di sua figliuola. bisogna a tutti i modi haver pacientia di quello, che Iddio vuole. Se suo marito l'ha ammazzata, & senza demerito alcuno, fu anche gia tempo che le mogli ammazzarono di molti mariti, & n'habbiamo di questo piu di mille storie, senza che si adduchi in mezo Clitennestra, Albina, Rosimonda, Lucilla, Circe ò Semirami, & per dir il vero, soviemi d'haver osservato piu di venti donne amazzatrici de loro mariti oltre le figliuole di Danao, dette per sopra nome le Belide, le quali furono cinquanta & tutte ecceto Ipermestra amazarono i mariti loro, la dove ritrovo niuno huomo (quantunque fiero & selvaggio) haver amazzato la moglie, eccetto, Ceffalo, Nerone, Chilperico, Constantino, Mithridate, Egnatio, M. Cecilio, Periandro, et il Brutto Deciano. Se noi cercassimo con ogni studio & con ogni diligentia di ricuperare l'antico nostro valore che n'habbiamo perduto, forse non sarebbe lor si agevol cosa l'ucciderci tutte le volte che la colera lor monta, ò vero che habbino il capo pieno di vino. State sana & pregate Iddio che sempre ci conservi nella sua gratia. Da Seronno alli VII. d'Aprile.

VIRGINIA DA GAMBERA A M. GIULIA FERRERA.

Intesi l'altro giorno del gran pericolo, nel qual cadeste, per voler montare sopra di quel sfrenatissimo cavallo, che alli di passati vostro fratello vi donò, & subitamente mi triemò il cuor nel petto. Veramente non leggo mai quel verso d'Ovidio. Quique ab equo præceps alienis decidit arvis, che l'animo non mi caschi (come dice Homero) nelle Ginocchia. Non leggo mai di Nipheo, di Leucago, di Ligeri, di Clonio, di Thymete, di Agenore, di Bellorophonte, & di Seleuco, che tutta non mi sbigotisca per esser morti cadendo da cavallo. Fate a mio modo sorella carissima, non vi montate piu, andate piu tosto a piedi, anzi boccone, & se mi amate, overo credete che io ami punto voi, oprate di sorte che non si sentano piu di voi cotai novelle: state sana. Da Roma alli IIII. d'Ottobre.

EMILIA CONTESSA DA GAMBERA A M. CLARA BURLA.

Alli passati di venne nova che andando un gentil'huomo Lombardo alla caccia, un porco l'haveva morto. subitamente mi ricordai di vostro figliuolo, che n'è tanto vago, & incominciai a temere molto in suo servigio. Deh fate (vi prego) che di lui se possibile è non si senta tal nova: bastici d'un Adone, d'un Idmone, d'un Bruthe, & d'un'Anceo, da Porci stratiati et morti: scongiuratelo per il ventre, & per il latte materno, che rivolga l'animo suo a piu honesti studi, dove l'ingegno insieme col corpo si eserciti & lasci altrui si laborioso et pericoloso esercitio. Di Viruola alli III. di Febraio.

MARGHERITA POBBIA A M. MARGHERITA GORA COMADRE CARISSIMA.

Mai piu (se io campassi piu di Mattusalemme) mi lascio condure in simili luoghi dove alli di passati vostra sorella mi condusse senza far provisione di vettovaglie, non già se credessi di doventar Reina di Francia. Credei veramente morir di fame & di sete si come leggo esser morti Pausania, Sisigambi, Cleante, Gabino, Silino, Neocle, & Euristene: questo v'ho io voluto scrivere, acciò non vi lasciate imbarcare senza biscotto; so ch'ella non ha altro in pensiero che di condurvici: guardatevene, ne dite poi, che non ve n'habbi avisata; ma non li dite giache io ve l'habbi disuaso, non lo fate per quanto amore mi portate: essa vi è sorella, & per conseguente so che la conoscete, l'è tanto iracunda che non si puo esser piu. Di Como alli VIIII. d'Aprile.

MARGHERITA ZAFFARDA ALLA S. LEONORA VERTEMA.

Quanto mi doglio che essendo si mal disposta, vi siate condotta ad habitare in luogo poco sano, dove non vi possiate prevalere ne di medico, esperto, ne di alcuna giovevole medicina: hor qui penso io per l'amor che vi porto di soccorrervi con utilissimi ricordi; & per la prima cosa di che vi avvertisco si è che pogniate cura che li meati del corpo vostro non sieno ne molto aperti, ne molto chiusi: ne frutti, ne herbe vi sieno in molto uso, ma molto piu parcamente mangiarete & latte & pesce & quando pur vi occorrera mangiarne non vi si scordi mangiarli col mele: condirete i cibi humidi & grassi con le cose acre & aromatiche. Non vi curate punto di mangiar ogni giorno carne, acciò che non vi si generi nel corpo una prestissima putrefattione pensate pur che non senza causa Porphirio, mosso dalla Reverenda autorità de Pithagorici, & d'altri Antichi philosophanti, detestò il mangiare de gli animali certa cosa è che gli huomini avanti al Diluvio, non ne solevano mangiare: godete con grande moderanza li cibi di complessione molto secchi, & piaccianvi quelle vivande che sono mezane tra le secche & le humide; benche Avicenna per schivar la canutezza preferisca i cibi di natura secchi alli molli: schivate i cibi eccessivamente freddi & eccessivamente caldi, & abbracciate quelli che sono caldi & insieme humidi, non schiferete di mangiar carne ò sangue di porco come gia solevate fare, ma confortata dall'autorità di Galeno et anche per una certa natural similitudine qual essa suol haver con la nostra carne la lasciarete venir sulla vostra reale & splendida tavola ne vi scorderete che alla vita longa giovi il mangiar di piu vivaci animali (pur che giovanetti sieno). Fugite il sonno di mezzo giorno (se astretta non siete da gran necessità) ricordative del detto Plautino, Heu tu non est bonus homini somnus de prandio. Non voglio dimenticare di avvertirvi che facciate nodrire quei animali che mangiarete de cibi eletti, raccolti in luoghi dove i venti temperati raserenano et dove i raggi del Sole danno dolce fomento. quanta differenza è di luogho a luogo ve lo dimostra il persico ilquale in Persia è veleno, & in Egitto è molto amico al cuore: ve lo puo dimostrar l'Eleboro, che si riceve in Anticira senza nocumento, & altrove è si mortale: procurate che l'habitatione vostra sia riposta in luogo alto & che risguardi mezzo dì et l'oriente, sotto un'aria sottile, ne humida, ne fredda: bastevi quanto v'ho scritto per hora: occorrendo d'haver fidati messi, non mancherò di darvi de gli altri ricordi, non men'utili, delli predetti. State lieta. Di Mantoa alli X. d'Aprile.

LAVINIA SFORZA CONTESSA DI BORGO NOVO A M. ISABETTA MOSCARDA.

Acerbissima m'è paruto la trista nova che alli di passati ci venne, che vostro fratello si fusse cosi infelicemente annegato, & sel non fusse stato, che alli di passati avida piu del solito di studiare, mi chiusi nella mia libraria & ritrovai leggendo tanti & tanti dalle acque con gran dolore di suoi congiunti assorbiti; mi sarei a fatto a fatto per amor vostro disperata. Lessi in Propertio, in Giovinale, & in Ausonio qualmente Hila figliuolo di Theodamante, andando per attingere acqua, si annegò con tanto dolore di Hercole che il maggiore non si potrebbe imaginare. Lessi in Virgilio come Oronte, rovinata che fu Troia, venendo in Italia con Enea si annegò insieme con Leucaspi. Lessi in Martiale, che andando Cerelia a Baia, si sommerse per ria fortuna. Lessi in Statio, essersi annegata Sapho: lessi in Ovidio, che Tiberino Re, si affogò nel Tevere & dalla morte sua li dette il nome, chiamandosi prima Albula: lessi in una Tragedia di Seneca, che Icaro cade nelle acque & ivi terminò con grande angoscia del Padre Dedalo i giorni suoi. Lessi in Valerio Flacco che Inno con Melicerta s'erano sommersi. Lessi in Livio, come di Naufragio morisse già C. Marcello, essendo mandato à Masinissa in Africa. Lessi in Sex. Aurelio di simil morte esser mancato Decio Imperadore, essendo prima vinto da Gotti. Lessi in Plutarco di Rosana concubina di Alessandro. Lessi finalmente che il mare Egeo non per altra causa fusse cosi chiamato, che per esservi morto dentro Egeo, et cosi fusse detto il mare Eritreo dal Re Eritra, l'Elesponto da Elle sorella di Phriso: il mare Icareo da Icaro: & il Mirtoo da Mirtilo carrettiero di Enomao: il mar Tirreno da Tireno Re de Lidi, l'Esperio dalle fanciulle Esperide, l'Anieno da Anio Re de Thoschi. Queste cose mi consolarno maravigliosamente, & ferommi rasciugar le lagrime, acquetaronsi i sospiri, & i singhiozzi che duramente m'havevano suffocato il cuore: cosi prego Iddio avenga a voi, & quella pace n'abbiate tosto che merita la rara vostra bontà, alla quale & giorno & notte mi raccomando. Di Piacenza alli III. di Febraio.

LA CAVAGLIERA LUZAGA VEDOVA ALLA S. CAPRANIA ROSELLA.

Son astretta di ammonirvi d'un diffetto che'l mondo vi accusa, che è dell'esser sopra tutte le femine della contrada vostra invidiosa: Deh vi prego carissima sorella non macchiate tante buone parti, quante voi havete, con questo pestifero morbo d'invidia: sovengavi che Aiace Thelamonio havendo invidia che le arme di Achille fussero date in premio a Ulisse, fatto perciò furioso se stesso amazzò: infami divenero al mondo per l'invidia, Dedalo amazzatore di Telen Suo caro discepolo, Drance per haver invidia alla gloria di Turno, Hiarbita Mauro, Bauto & Mevio: non è veramente l'invidia qualita degna del vostro gentilissimo petto: non so gia io come l'ardisca di stare fra il coro di tante & tante virtu che sono in voi. scacciatenela adunque ne ve la lasciate piu entrar nell'animo: non vi ho voluto diffusamente trattare delli incommodi nati dalla invidia; per conoscervi lungo tempo nelle storie dotta & esperta: vi supplico bene per quell'ardente amore qual v'ho sempre portato, à far di modo che piu non si odano di voi cotai rumori. se le vostre vicine hanno de beni di fortuna piu copiosamente di voi, non ve ne affannate punto, ma piu tosto considerate quanti bei ornamenti v'habbi dati Iddio senza esserne voi pur un tantino meritevole. Iddio vi guardi da male, da Isè alli XII. d'Aprile.

TADEA CENTANA.

Ho letto piu di una fiata la vostra artificiosa & facetissima Comedia. & mi credei certamente morir, delle risa, si come legesi esser morti Chilone Lacedemonio & Diagora, quando io giunsi a quelle astutie servili da Pandaro servo. fatte: hora (vi prego) che io veggia la Tragedia qual havete incominciato, perche spero torrete la palma di mano al dotto Sperone, et al consumato Trissino: non mancate di mandarmela quanto piu tosto vi sie possibile (se mi amate, ò vero se punto vi persuadete esser da me amata) Domani me ne vado alla villa & ne meno con esso meco il choro de le Muse, se vi piacerà di venirci, fatemelo sapere, che vi manderò compagnia tanto faceta che confesserete esser vero il Mimo di Publiano COMES FACUNDUS IN VIA EST PRO VEICULO; appresso vi mando il commento che alli di passati mi fu di Francia mandato: credo ch'egli vi debba sommamente aggradire: godetelo fin che ritorno & sel vi verrà voglia di villeggiar con noi, portatelo con esso voi; di Vinegia alli VI. d'Aprile.

CECILIA AGNELLA ALDEGATA A M. LAURA R.

Io v'hò piu volte avisata che schivar volessi la prattica di alcune male persone le quali dal lato vostro mai ò di rado non si partono; ne senza ragione ve n'avisava havendoli conosciuti di tal qualita che a guisa dell'Aconito sol col tatto avellenare & uccider possono: non vi lasciate rimovere dal mio Consiglio per la faceta lor natura ma ricordatevi esser piu tosto da ricercare & da ritenere le cose utili anzi che le gioconde et delettevoli il che ne fu dato ad intendere per la vecchia usanza di quelli che con le quadrige combattevano in campidoglio nelle Ferie latine, dove il vincitore haveva una Coppa piena di absintio: veramente in niun'altra cosa doveremo noi esser piu diligenti che in imparare il modo del viver humano, & come reggere ci dovemo per non inciampare. & per non entrare in qualche inestricabil laberinto quanta difficulta credete voi che sia in saper discernere li veri, dalli falsi amici? oh se noi lasciassimo alcuna volta da canto quelle occupationi che tanto intricate ci tengono et legessimo il dotto libro della natura, troveremo esserci quella una ottima maestra et perche credete voi ch'ella habbi fatto che quelle Sorbe che piu belle sono sieno a qualita velenosa piu soggette di quelle che men belle appaiono? non l'hà fatto per altro che per insegnarci esser piu dannosi i lusinghevoli amici che li asperi non sono: ma di questo parmi hormai d'havervene detto piu che à bastanza: Attendete a conservarvi in Sanita et quanto piu potete amatemi perche io amo voi al parangone delli occhi miei: il mio carissimo consorte vi saluta riverentemente & paratissimo all'honore et servitio vostro si offerisce. Di Mantova.

ISABELLA SFORZA ALLA S. ANGELA PICCOL'HUOMINI.

Vi hò molte volte scritto, che volendovi applicar alli studi, facciate elettione di quella sorte di lettere, che rendendo la mente piu sobria & l'animo fanno tuttavia doventar migliore. Se vietano i medici che non s'usi l'halicacabo, ilquale, quantunque giovevole & opportuno sia per fermar i denti, fa però impazzire chiunque lo adopra. perche non debbo anch'io cosi vietarvi a non applicarvi a quelli studi, che la lingua poliscono, & i buoni costumi infettano? non vi sbigottite, perche i precetti della Philosophia austeri & scabrosi vi paiano, ma pensate fra voi stessa, che si come l'aceto è al gusto mordace, giovevole però contra li serpentini morsi: cosi i decreti della Santa Philosophia parerci alle volte poco delettevoli, ma giovar molto, & opportunissimo rimedio recare contro le pestilenti passioni dell'animo: molte altre cose a questo fatto appartenenti vi direi, se non havessi certa fidanza di tosto tosto vedervi, & teneramente come sempre soglio abbracciarvi.

LUCRETIA MASIPPA A M. LA DUCHESSA DI VALENTINOYS GRAN SINISCALCA.

Ritornò (Valorosa Signora) alli di passati dalla corte del Christianissimo Enrico M. Francesco Beltramo, ilquale, divenuto novo Trombetta della virtù & singolar bontà di V. Eccel. hà talmente acceso il cuore di ciascuna donna, che insino allhora presente altro per tutta Lombardia non si desidera, che di servirvi, di amarvi (& se far si potesse senza nota d'impietà) di adorarvi. ma che dico io di ciascuna donna? anzi di ciascun valoroso Cavagliere. à tale che chiunque si sente haver nel petto lealtà di fidel servidore, ò valor di forte guerriero, desidera porsi nel servigio del potentissimo Re di Francia: & questo desiderio, non tanto nasce loro dalla liberalità & gratitudine Regale, quanto dalla amorevole protettione quale (per quanto s'intende) hà preso la bonta vostra della natione Italiana: Felice quel gran Re à cui per celeste sorte, è toccato d'haver presso di se donna che li faccia tal servigio che appena fare lo saprebbe un Coleggio de i piu perfetti Senatori c'havesse mai ò Roma ò la dotta Athene: ne men felici saremo noi donne se sapessimo imitar la destrezza del vostro divino ingegno, la perfettione del giudicio, l'integrità dell'animo, la sincerita della vita, la generosita del cuore, & la purità della conscientia laquale, (per quanto m'è riferito & dal sopradetto M. Francesco & da molti altri di non minor fede degni) fu sempre schiva di falsità, di simulationi, & di qualunque cosa indegna di donna che Iddio ami & i suoi santi giudicij tema. Hò posta S. Duchessa la penna su questa Carta et vi hò piu familiarmente scritto che non si convenia farsi all'altezza del grado vostro, date la colpa all'intesa et smisurata allegrezza nel cuor mio novellamente conceputa; qual non ho potuto mai raffrenare & sono stata sforzata (mio mal grado) di communicarla alla penna mia, accioche per il mezo suo pervenesse a gli orecchi di V. Ecc. & fra voi stessa tacitamente vi rallegraste; Iddio sempre ringratiando c'habbi piovuto sopra del capo vostro, tante, & tante Illustri gratie che se ne potrebbe arrichire tutto il Regno di Francia. non mi voglio dilattar piu del dovere: So che io scrivo a una grande et occupatissima Duchessa & a donna finalmente degna d'essere Imperatrice di tutta Europa: farò adunque fine al scriver mio, pregandovi ad havermi con le mie figliuole per humilissima vassalla & obedientissima serva. Iddio nostro S. sia sempre la guardia vostra & vi essalti sopra il choro delli Agnoli insieme col Felicissimo Enrico. Di Vinegia alli XXVI. di Decembre nel M.D.XLVIII.

FRANCESCA RUVISSA ALLA S. D. ISABELLA BRESEGNA.

Quanto piu vi verrano a noia le cose temporali: tanto piu vi si accendera il cuore dell'amore eterno: attendette pur tuttavia come incominciato havete a darvi in preda alla sacra philosophia, dellaquale, se vi sentirete ritrar dalla corporal cura, sentirete anchora per il suo mezo accrescervi il vigor del'animo: la soglio io per tanto alcuna volta rassimigliar al nasturtio, ilquale, (per il parere de curiosi phisici) aguzza l'ingegno, et rende il corpo al generare inetto & indisposto: questa è: Figliuola mia la vera scala di salir al cielo: insegnaravi questa evangelica philosophia alla quale si di buon cuore vi essorto quel che non potrebbe ne la scuola Socratica, ne la Pithagorica: qui, qui & non altrove, imparerete à sprezzar voi stessa, & ciò che di buono in voi havrete, rifferirlo a Dio auttore & donatore de tutti i beni: se con humiltà trattarete la sacra scrittura, & non ambitiosamente (come hoggidi molti fanno) havrete per vostro maestro lo spirito Santo: non vi pentite dolcissima figliuola d'esser per cotal mezzo intrata nella via d'Iddio: anzi tenete per cosa certa che non ve ne fusse alcuna altra migliore ne piu sicura: affrettative pur di caminar à quella celeste Gierusalemme, per che i giorni son brievi. non vi fermate punto, ma animosamente armata di fede, & di speranza caminate: Soleva dir il beatissimo S. Bernardo che la via d'Iddio era tale; che chi non caminava sempre avanti, ritornava a dietro: ne altro dico: Nostro S. ci aiuti tutti & ne conduchi à vita eterna. Di Vinegia alli XX. di Marzo.

GIULIA TRIVULZA MARCHESANA DI VIGEVANO A M. LUCIANA MALATESTA.

Per questa mia, vi faccio sapere che Alessandro vostro è risanato, & per quanto mi dicono & li medici & li servidori insieme, gli è sopravenuta questa infirmità per soverchio mangiare & per ismoderato bere & (se l'è vero quel che m'è rifferito) credo io che la voracita di Archesilao Pritaneo, di Domitio Aphro, di Septimio severo, et di Valentiniano fusse nulla anzi una somma parcità rispetto a quella di costui, che mai non si vede satollo: pare habbia un Lupo nel stomaco, pare habbi una spongia in gola: & che si credono costoro di fare? pensano forsi d'esser nati al mondo sol per consumarci le vettovaglie? avvertitelo adunque amorevolmente à tener vita piu regolata ch'egli non tiene, essortatelo con le vostre savie lettere all'esser piu temperante & moderato ch'egli non è: io dal mio canto non manchero di essortarcelo fin che egli stara in questi vicini luoghi: ben che alle volte, per scuotere il giogo che ci hanno posto gli huomini tirannescamente al collo, vorrei che tutti fussero di cotal natura: ne so piu espediente via à riparare alla servitu nostra. state sana et amatime: da Mallè alli VIII. d'Ottobre.

LUCRETIA MASIPPA ALLA S. TADEA CENTANA.

Hieri venne a me M. Hortensio et dissemi ch'egli credea che foste un capo senza lingua, imperoche essendo nelle vostre case venuto, mai vi udi favellare, & pur havea gran voglia di udir uscir da si bella bocca parole corrispondenti: Io vi ricordo S. Tadea anchora che il silentio sia l'ornamento delle donne, disdirsi pero l'esser totalmente mutola: si deve favellare alla presenza de valent'huomini ma con modestia pensando & essaminando prima le parole, avanti che vi eschino di bocca: Fa di mestieri havere la bocca nel cuore, & non il cuore, nella bocca: escanvi le parole vostre con donnesca piacevolezza & non imitate quella buona creatura, laquale quando vol dir mezza parola, tutta si commove, et par che habbi da partorire un Elephanto. v'hò voluto di questo avisare perche mi hà detto ch'egli voleva visitare M. Francesca, non gli date occasione di mormorare per che l'hà una lingua diabolica, porrebbe fuoco nel pozzo; non potreste credere quanto l'è sdegnoso et come tosto si adira, se del continuo non è vezzeggiato à guisa d'un Bambino. state sana.

LUCRETIA MASIPPA ALLA S. MARTA VANNUCCI.

Se siete come mi scrivete risanata da quei colpi che amor vi dette togliendo per istrumento i rilucenti occhi di M. Girolamo .P. attendete a conservarvi in sanità, & ramentative di quel che disse Seneca che niuna Ferita piu facilmente torna a rinverdirsi di quella d'amore. Havete hormai con vostro gran danno provato pur troppo a bastanza quanto sia grande la sua forza & come legati ci tenga con invisibil catena (benche non insensibile) havete veduto come duramente tratti chiunque se li fa vassallo facendolo divenir inconstante, maninconico, iracondo, cieco, pieno di querele, & al creder facile. Non deverieno le persone savie come vi tenete voi, amare si smisuramente le cose che non si veggono, ma quelle sol che non appaiono, imperoche il vero amore si è amar Iddio: hor mentre siete stata amante d'huomo carnale & caduco, evi paruto amore altro che un celato fuoco, una grata ferita, una dolce amaritudine, un delettevole veleno, un piacevol morbo, un giocondo supplitio, & una lusinghevol morte? Credetelo à me che amore non procede ne dalla natura, ne dal fatto, ma dalla vostra leggierezza & dal vostro debol giudicio: fuggitelo adunque per l'avenire meglio, che non havete per il passato, mutate luogo (se bisogno vi sia) schivate di vedere il volto del male amato giovane: & occupate la mente, & i sensi vostri in facenda di maggior importanza: pensate alcuna volta al fine, & quanto sia egli brutta cosa: pensate similmente che non senza buona ragione. Commandasse Archiloco Lacedemonio che li libri che d'amor trattavano fussero publicamente arsi: ne piu mi dilato in tal cosa, sovenendomi di quel latino proverbio ICTUS SAPIT state lieta, amandomi di cuore. Di Vinegia alli XX. d'Agosto.

TADEA CENTANA ALLA S. LIVIA CARAFFA.

Hò inteso che sendo ito il vostro maggior fratello alla caccia, era alli di passati con gran dolore & dispiacere di chi lo conosceva stato da uno Orso ucciso: non vi saprei giamai ridire quanto affanno n'hebbi et per amor suo, & per vostro sentito: hor mentre di ciò mi lagno & mi querelo, vennemi chi porse refrigerio al mio dolore, & questo fu il ricordarmi de molti cavaglieri & per sangue & per virtù Illustri, liquali da diversi animali uccisi, dolenti per essi lasciati ci havevano: Sovennemi d'haver letto presso di Pausania che Millone fusse da lupi mangiato: Basilio Macedonico Imperadore fusse amazzato da un Cervo mentre li dava la caccia: Ho letto nelle greche storie qualmente Cratis sibaritano fu da un becco per gelosia mentre dormiva presso de la mal amata Capra con le corna svenato: Scrive Antipatro di Tarso che Gatis Reina della Siria la quale, fu poi chiamata Atergate fu data da manicare a pesci: Ho parimenti letto che Hattone Arcivescovo di Maganza fu nel Reno mangiato da Topi non senza gran sospitione di vendetta divina poi che finse di voler dar la limosina ad una gran moltitudine de poveri & poi rinchiusi in un granaio tutti senza haverne alcuna pietà gli fece miserabilmente ardere Euphemia vergine Illustre & figliuola di Philophrone Senatore fu mangiata dalli leoni Revocato & Felicita incliti di Christo martiri furono amazzati da leopardi. La memoria di questi essempij m'hà consolata & cosi piacerebbemi che da voi stessa con simile ricordanza vi consolassi: dovereste pur esser piu che certa che qua giù non si fa cosa veruna senza la volunta di colui che il tutto fece, & che il tutto regge & sempiternamente governa: dative pace hormai dolce signora, poi che per le vostre lagrime et per li vostri cordogli a vita rivocar non si puo & qui faccio di scriver fine, à voi del continuo raccomandandomi & a darvi di ciò che di sinistro vi accade patientia, essortandovi. Di Vinegia alli XX. di Marzo.

MARTA STELLA BARBISONA ALLA S. CONTESSA THEODORA B. MARTINENGA.

Hora per isperienza veggo esser vero: niuna cosa potersi ritrovare piu acuta della calunnia, poi che una signora si savia si prudente & che si ottimamente in ogni luogo, in ogni tempo, & in ogni fortuna si è portata s'ha lasciato dare ad intendere & non so da cui che M. Hortensio habbi di lei parlato men che honorevolmente: come vi havete voi lasciato ciò persuadere havendo il testimonio della sua scrittura in contrario nella quale al mondo vi publicò già per un singolar ornamento dell'ordine vedovile? ne si contentò di lodar la vostra molto illustre persona, ch'egli parimenti lodò con la sua dotta penna la vostra villa di Conceso, & in verso Heroico l'haveva incominciata a descrivere: Non mostraste gia voi la solita vostra prudentia (& perdonatime) poi che tanto a noia vel recaste essendovi prima paruto di si dolce conversatione, & de si amabili costumi ne sol dimostrasti di odiarlo piu che non odia la grue il falcone: ma li mancasti anchora d'una picciola promessa che li havevate fatta: hor perche non mostraste voi qua la vostra singolar prudentia & quel maturo giudicio tanto da lui lodato? perche vi provocaste voi contra si facondo Poeta? non vi soveniva forsi haver scritto Horatio VATUM IRRITABILE GENUS? non vi soveniva forsi haver lasciato Platone per unico precetto, che non ci facessimo nemici gli poeti? se per niuno altro rispetto, lo volevate tener nel numero de vostri piu cari benvoglienti ce lo dovevate almeno tener per esser egli tanto amico della poesia. Non sapete voi che la poetica è da Plutarco tenuta per il vero fonte di qualunque buona disciplina & chiamolla già in piu d'un luogho per la sua rara vaghezza Pittura parlante: fu pur grande errore il vostro, a farvelo nemico, senza niuna sua colpa & senza niuno suo demerito: foste pur troppo facile a credere a chi mosso d'invidia vi riportò di lui male, & esso mi parve pur troppo humano et troppo cortese, a non isfogar mai ne con satire, ne con iambici l'ira sua, & a non mandar fuori il sdegno contro di voi meritamente conceputo. Voi l'offendete stranamente riportando di lui male alla S. D. Leonora, laquale gli lo fece intendere pel mezzo della S. Violante Mauritia & pur benignamente vi comportò sempre & di tutta questa virtuosa sofferenza ne fu cagione sol l'amore, & la riverenza che al vostro venerabil volto portava: ne furono anchora in buona parte cagione le grate accoglienze che voi gli faceste quando venne a Conceso in compagnia del gentilissimo spirito M. Marco buona: soviemmi che il di seguente mi venne a visitare, ne si vedeva satollo di predicar l'humanità vostra & di essaltar le dolci maniere con lequali il trateneste: questo v'ho io voluto scrivere acciò vi guardiate di commettere cotai errori liquali nel vero troppo si disdicono alle vostre divine qualità. Da Manerbio alli XX. d'Agosto.

NICOLAA TROTTA A CLARITIA QUANTO SORELLA.

Mi chiedete con molta instanza che io vi dia qualche util consiglio poi che al tutto siete disposta di volervi innamorare: per mio consiglio adunque eleggerete l'amante vostro virtuoso & modesto, ilqual non sia ne vecchio ne giovanetto molto, imperoche gli vecchi sono del tutto inetti alli amorosi spassi, & li giovani sono quasi tutti mal patienti, troppo frezzolosi, sospettosi, sdegnosi, vantadori: & certamente considerando io tante male qualità giudicherei meglio d'amar il vecchio anzi che il giovane, nelquale, piu tosto si spenge amore che non si accende. Non vi impacciate di huomo ricco imperoche sogliono gli huomini facultosi comprar l'amore, & non corrispondono mai ò di rado nell'amare & potendosi con molte trarsi le voglie, di rado anchora avienne che osservino altrui fede. Oltre che sempre hanno per viva forza del lor segreto amore mille domestici testimoni: schivate gli huomini ociosi, & senza alcuna industria, perche questi sogliono pigliar l'amore, per uno essercitio & per un'arte: non vi sottoporete ne anche a contadini, per esser cosa troppo indegna. Di Ferrara.

SIBILLA SEVA TOLOMEI A M. L. R.

Oh quanto havete voi ben fatto a non ritrovarvi alli di passati nella città nostra poi che fu da cavalli per commandamento del Re stratiato un sfortunato gentil'huomo nato Conte di Monte Cuccolo nelle montagne di Modona & nelle nobili conversationi nodrito: n'hebbi per certo gran dolore, & sovvennemi allhora del bello Hippolito, dell'infelice Glauco figliuol di Sisipho. Vennemi allhora in memoria quanto per adietro letto haveva presso di Livio di Metio suffetio: & disse fra me stessa che destino fu mai quello di Diomede Re di Tracia ilquale fu da Hercole dato a sbranare alli istessi cavalli da lui di humana carne si lungamente pasciuti? corsemi alla memoria in quella istessa hora che lo vidi porre nelle mani del Manigoldo, d'haver letto nella vita di Temistocle da Plutarco diligentemente scritta, come Neocle di Temistocle figliuolo morì d'un morso che un cavallo li dette. Ricordami di Comminio falsamente da Gidica matregna di Stupro accusato, & da cavalli crudelmente lacerato: cosi anchora mi ricordai di Limone Farasuella, & di Abdero & di Pirecme Re di Euboia: hò sempre da quell'hora havuto in odio tutti quelli che vanno a vedere si crudeli spettacoli dove altro non s'impara che ad incrudelire: pregate Dio ci guardi da pericoli & del continuo ci tenga la mano in capo sono pur imperscrutabili li giudicij divini: ma non voglio per hora intrar in questo pelago, perche non ne saprei a mia posta uscire: state sana. Di casa nostra.

MARTIA PIACENZA BENVENUTI ALLA S. MARGHERITA TRIVULZA.

Non vi doveria già accadere alcuna consolatione per esser stati biasmati gli vostri scritti da chi forse non li intendeva. questo non vi deve dar noia imperoche voi non gli scriveste per guadagnarvi il pane che n'havete (la Iddio mercè) da darne ad altri: non scriveste per acquistarne loda sendo la virtù di se stessa contenta, senza premio cercar di gloria, scriveste sol per fugir l'otio nemico capitale della donnesca pudicitia & scriveste per essercitar l'intelletto accioche ruginoso non divenisse come veggiamo divenir il ferro quando non è dal fabro posto in esercitio. se hora altri si muove à biasimare gli vostri belli componimenti, che ce ne potete voi fare? come li potete voi rimediare? puote forsi riparare Platone che biasmato non fusse di esser nell'ordine poco distinto? puote riparare Aristotele di non esser per la smoderata sua oscurità chiamato Sepia? puotero oviare Empedocle, Anasagora, Democrito, Leucippo & altri tanti che dall'arogante Aristotele tassati non fussero? Puote Virgilio rattenere altri che non lo notassero di poco ingegno & non lo chiamassero apertamente usurpatore dell'altrui fatiche? non pare a M. Tullio che spesso dorma Homero? non rimane M. Tullio alcuna fiata poco sodisfatto di Demostene? non è accusato Tullio dell'essere troppo ridondante, lento nelli principij, ocioso nelle digressioni, tardo nel commoversi & rade volte riscaldarsi? fu reputato Senophonte troppo slombato. ha forsi potuto Livio con la sua candida eloquentia far dimeno che le sue divine concioni non sieno state da Trogo Pompeio dannate? che ne puo far il povero Plauto se ad Horatio non piace & a Lucillo pare incomposto? Se l'è stato morduto Plinio (che fu al scriver molto accorto) di non haver ben digerito cio che scrisse, & è rassimigliato ad un torbido fiume, potete ben sofferire con patientia se anchora voi siete stata tassata di soverchia abondantia è condennato Ovidio quel chiaro lume di Sulmona, non puote Salustio tener la lingua ad Asinio Pollione che troppo affettato non lo chiamasse. non puote Terentio con istrema fatica frenar la lingua a suoi maledici ch'egli fu costretto pervertire l'ordine de suoi prologhi: non puote tener la lingua Seneca a molti, liquali dicevano che li suoi componimenti erano come l'arena senza calzina. & voi crederete di andarvene senza acqua calda a questi tempi ispetialmente dove sono tanti giudiciosi? Non si puote contenere S. Gieronimo di non lacerar Ambrogio (è quel irrefragabil dottore) & di chiamare i commentari ch'egli scrisse sopra San Luca pure, ciancie in diversi luoghi dandogli nome hor di Corbo, & hor di Cornacchia. Il medesimo non si rattemperò di affermare haver letto nelle pistole di S. Agostino alcune cose heretiche. Se adunque l'invidia non perdonò a queste si chiare & illustri persone, come perdonera ella a voi che siete di minor fama, & di minor riputatione? Fu infinita l'invidia ch'era tra Platone et Senophonte, & videsi chiaramente poi che scrivendo di simili cose, hanno sempre Socrate in bocca & una sol volta l'un dell'altro fa tepida mentione. Le parole di Eschine dette a Socrate Platone per odio a Critone le attribuisce. Considerarete anchora meglio quanto regnasse già per altri tempi (quai migliori riputiamo) l'invidia, poiche M. Tullio facendo memoria d'infiniti oratori sol d'uno ò di dui, al piu, fece mentione: considerate se questo morbo d'invidia puote in Quintiliano; poi che sotto silentio trapassa quasi tutti i scrittori dell'età sua & di uno tace il nome, affermando ch'egli fusse la gloria di quel secolo: ne altro dico per consolarvi: se pur tuttavia vi attristate che i scritti vostri non sieno aggraditi a ciascuno, poi che ciascuno non ha il vero gusto delle perfette cose & l'invidia suole accecare la maggior parte de mortali, quelli ispetialmente che di piu alto spirito & di piu generoso cuore al mondo appaiono. State sana & non vi tribolate. Da Crema alli XV. di Marzo.

DIANA DE CONTRARI ALLA S. VERONICA DELLI ARMELINI.

Ho risaputo da piu d'un messo che essendo vostro marito ito alla sua villa & volendo per suo trastullo salire un pero, della scala era caduto & incontanente morto d'il che fuor di ogni misura vi dolete: per il che mossa da carità christiana & da particolar affettione causatami dalla vostra rara virtu & singolar piacevolezza mi sono posta a consolarvi per lettere, quando presentialmente non m'è lecito di farlo. Pregovi adunque a sofferire patientemente questa sciagura poi che vostro marito non è il primo che per tal accidente habbia terminato i giorni suoi: Elpenore compagno di Ulisse sendo fatto ebro de laqual cosa Martiale fede facendo, scrisse. Pene imitatus obit sævis Elpenora fatis, præceps per longos dum ruit usque gradus. Philostrato ancora sendo ito alli bagni di Sessa, cadde da una longa scala & finì i suoi giorni. Scrive Plinio nel VII. della sua naturale historia che Asclepiade medico Prusiense sendo molto vecchio in cotal modo finì la vita sua: habbiate (vi priego) pacientia cosi ha voluto Iddio et alla sua volontà niuno per robusto ch'egli sia pò resistere. Io non mancherò di pregare & di far pregare altri il magno Iddio c'habbi di lui pietà & li doni la sempiterna requie: fra tanto vivete lieta & pensate di rivederlo quando nell'ultimo giorno, saremo dall'angelica tromba risvegliati. Di Mantova nel nostro monistero alli XIIII. di Maggio.

VIOLANTE DA CASTELLO A M. LIONELLA ROSSA.

Non vi dovete dolere, ma ralegrarvi piu tosto che vostro fratello qual unicamente amavate, sia morto dalla saetta, ch'altro nel vero non è, che un morire per la mano di Iddio: cosi morirno Encelado, Tipheo, Phaetonte. Capaneo, Salmoneo, Tullo Ostilio, Esculapio, Adimanto, & Zoroaste: mostrate hora la fortezza del petto vostro, voi, che foste sempre da tutti chiamata non donna, ma virago, per haver sopra ogni fede et valore et ardir virile; chi è colei che non sappia far del bravo quando niuna occasione da dimostrar fortezza ci è proposta? dovereste ringratiar Iddio che sporta vi sia si nobil materia di farvi conoscere per donna di forte animo et di robusto spirito: a che preposito versar tante amare lagrime? mandar fuori tanti sospiri, & inghiottir tanti singhiozzi? questa non è cosa che a voi si convenga armata essendo de tanti precetti & philosophici, & evangelici: a qualche debole feminuccia si conviene che ad altro non sia avezza che a tessere, et a filare: state lieta et amatici. Di Ferrara alli X. d'Aprile.

THEODORA FISOGNA CALINI A M. LVCRETIA P.

Se vostro marito è stato avelenato in tempo che voi pensavate di goderlo con maggior dolcezza, bisogna che vel sopportiate pacientemente, peggio certo farebbe che egli fusse stato per mano di crudel manigoldo impicato, almeno per questo (se non per altro) doletive ne meno ch'egli ha sendo huomo di privata conditione scorso fortuna tale, qual scorsero gia molti di suprema dignità dal mondo ornati. Fu avelenato Diocletiano doppo'l Ventesimo anno del suo imperio: Claudio Imperadore Lothario Re de Galli: Lodovico quinto & Antiocho furono avelenati dalle proprie mogli. L'è stato trattato da grande, poi che tutti i grandi, ò almeno la maggior parte, di veleno muore: non voglio dire de moderni per non provocarmi contra l'odio de molti, che gia dettero sospitione di essere ottimi maestri di compor veleni dirò sol delli antichi che per veleno morirno, cominciarò da Clemente terzo, morto per opera di Enrico terzo Imp. poi da Carlo ottavo Re de Galli et dirò di Corrado Imperadore per il mezo de suoi medici corrotti et subbornati da Manfredo ilquale all'imperio succedette, Mori di veleno Papa Vittore. Costantino Imperadore: Enrico di Luzzemborgo (quel che successe all'Imperio doppo Alberto) Philopomene: Ladislao re della Puglia Antheri Re de Longobardi: Arato Duca de Sicioni: Alessandro Macedonico: Themistocle: Baudicea Reina de Britani, Cleopatra et altri tanti che non vi dico, per non parere che vi voglia dimostrare la diligentia c'hò usato in volger sossopra de molti historici: consolative con li addutti essempij et non piangete piu si dolorosamente come fate: dimostrate cosi in questo caso, come fate nelli altri, la fortezza del petto vostro: & amatime. Da Brescia alli XX. di Maggio.

ISABELLA DI LUNA AFFAITA ALLA ILLUST. S. LA S. D. M.

Ho ricevuto l'humanissime vostre lettere scritte con si dotta mano che mi parevano tante belle perle orientali: & a quelle rispondendo vi dico, che amandomi come sempre mi amaste, havete ragione di congratularvi con esso meco, et di rallegrarvi fra voi stessa, imperoche abbattuta mi sono in si gentile et gratioso consorte, quanto potesse chieder lingua o desiderar humano cuore: egli spira da ogni lato dolcezza, ne pate che io desideri cosa veruna che incontanente non l'habbia, anzi spesse volte perviene sollicitamente i desideri miei: Sentomi giunta a tal termine che non ho invidia alla piu fortunata donna che mai per alcun secolo fusse & questo, perche oltre il mio consorte, ilquale in ogni suo gesto amabilissimo mi si dimostra: ho due cognate la S. Cassandra & la S. Laura di tal qualità & di tal conditione ornate che potreste facilmente credere veggendole & udendole favellare che fussero dui Agnoletti di carne humana vestiti per mia unica consolatione & per farmi sentire in terra essendo qualche parte delle consolationi che nel paradiso da beati spiriti sentir si suole: ne altro in risposta delle vostre, vi dico, prego nostro signor Dio, vi faccia ogni giorno piu lieta & piu gioconda divenire, si come alla rara vostra bonta si converrebbe. Di Cremona alli XX. di Marzo.

PHILENA AUGUSTA A M. TADEA LOSCA.

Certamente voglio dir per l'avvenire, come soleva gia di Socrate che la natura habbi errato a non farci le finestre nel petto: se questa finestra hora ci havesi, voi non sospettereste di me, come sospettate: ma tutto questo disturbo mi nasce dalla nequitia de miei nemici, li quali hanno congiurato nella mia destruttione: & doppo molti mali che m'hanno fatto, non cessano tuttavia di minacciarmi: ma io ho speranza nel S. Iddio giusto giudice delle cose de mortali, che le lor minaccie haverranno in se piu terrore, che nocumento, & saranno simili a quei tuoni che vengono senza folgorare: fanno questi miei avversari verso di me, come fanno quelli li quali veggendo che li alberi tagliati germogliano et repululano, si risolveno di tagliarli le radici: vorrebbono pormi nella disgratia nostra, accio che a fatto a fatto io rimanessi estinta, et non mandassi piu fuori, ne ramo, ne fronda: pacientia, di tutto quello che Iddio vuole che io sofferisca. Di Roma alli XX. d'Aprile.

ISABETTA AGNELLA A M. CORNELIA R.

Io mi sono affaticata molto pel passato in dissuadervi amore, ne so veramente in qual cosa ponessi io mai tanto studio, ne tanta solicitudine usassi & cosi torno di nuovo a replicarvi che d'amor vi guardiate percioche egli ci fa sprezzar & le leggi et li giusti decreti: egli indusse gia a strema crudeltà Medea, Attreo, Progne, Clitemnestra & Silla: Divenne Theseo traditor & mancò della sua parola: per amore si puose Ercole (quel forte domator de Mostri) in servitù di Iole: Achille per amore che portava a Briseida ricusò di gir alla guerra: Philli si amazzò. Leandro affogossi in mare: fu dalle gloriose fatiche ritardato Ulisse, & effeminossi Aniballe per amore: Fu l'amore di Tarquino cagione che li Re fussero di Roma scacciati: Morissi Claudio in prigione. Rovinossi M. Antonio & non picciol danno ne sentisse Cesare: per amor Phineo accecò li propri figliuoli et molti savi tenuti, doventarno inconstanti & scelerati: & questa lettione per hora vi basti; studiate questo, & poi procederemo piu oltre se di amare isbigotita & al tutto spaventata non vi vedrò. Di Mantova alli XX. di Luglio.

ANGELA B. ALLA SIGNORA DOROTHEA TIENE L.

Perche mi dissuadete voi tanto che non m'innamori, che fugga amore, et che mi guardi d'amore? et chi è colui si fuor dell'intelletto che non confessi eccitarci l'amore alle gloriose imprese, farci civili, faceti, & ben parlanti? Pindaro non fece mai un mezzo verso sin che innamorato non fu: l'amore che portò Anacreonte a Batillo lo fece repentinamente doventar poeta: Non havrebbe ne anche Virgilio poetando poggiato si alto, se l'amor di Galathea non li traffigeva il cuore: non me ne sconfortate adunque tanto, anzi se saggia siete (come vi tengo) innamorative anchora voi, ne altro vi dico state sana. Di casa alli X d'Aprile.

DOROTHEA TIENE L. A M. ANGELA B.

Se v'hò sconfortata da seguir amore l'ho fatto con ottimo consiglio et di novo ve ne sconforto: hor guardate se possibil vi pare che mi persuadiate ad innamorarmi: La Figura istessa nella quale si dipinge amore, me ne spaventa & dell'amare con violenza mi ritira & perche pensate voi ch'egli si pinga fanciullo? non per altro, certamente che per dimostrarci non saper gli amanti quel che lor si convenga & di cose frivole dilettarsi: cieco poi, perche non ha in se ne consiglio, ne discorso, ne raggione: La benda che gli occhi li lega, ostinato appetito ci dimostra; fannogli l'ali per l'instabilità qual sempre seco hanno del continuo li infelici innamorati l'arco mi dimostra insidie. Il suo arco ci da ad intendere la perpetua concupiscenza: i quattro cavalli che lo tirano, ci rappresentano dolor, letitia, libidine, & timore: hor queste cose considerando io spesse volte fra me stessa (se nella mia cameretta sola mi ritrovo) viemmi voglia di fuggir amore lontano piu di mille miglia: ricordomi d'haver parlato gli anni passati con una innamorata, laquale, dove pensò di sentir gioia et di gustar infinita consolatione ha sempre sentito affanni, angoscie, et stremi dolori: cercò di cacciarlo con altro nuovo amore ma ingannata sempre si ritrovò, imperoche il vitio non si scaccia col vitio, ma con la virtu: state sana et amatime alli XIIII. d'Aprile.