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Lettere di molte valorose donne / nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori cover

Lettere di molte valorose donne / nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Chapter 269: DI M. FRANCESCO SANSOVINO ALLO HONORATO M. ORTENSIO.
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About This Book

The volume gathers epistolary pieces authored by learned women and assembled with an introducer's remarks, presenting advice on governance, education, charity, and religious matters. Letters address rulers and private correspondents, offering counsel on prudent administration, moral conduct, and spiritual conversion, and defend the intellectual capacity and public responsibility of women. The collection mixes practical recommendations—training youth, tempering justice, protecting the poor—with devotional and persuasive passages, using personal appeals and rhetorical argument to assert female competence and to model virtuous behavior in public and domestic spheres.

ISABELLA SFORZA ALLA S. TADEA CENTANI.

Molte volte m'havete ripreso perch'io presti troppo fede alle Astronomiche scientie et io contener non mi posso che similmente non riprenda la durezza vostra poi che niuna credenza prestar li potete havendo di ciò tanti chiari essempi et nelle greche et nelle latine storie: Quando nel principio della guerra Peloponesiaca Pericle fu per far vela con l'armata ben'all'ordine, apparve si grande eclipse che mai la maggiore non si vide: allaqual cosa non volendo risguardare, ne farne stima, ma piu tosto schernire le celesti apparitioni fu cagione ne seguise alla patria prima & poi a tutta la Grecia l'ultimo suo sterminio. Non vi fu mai secolo alcuno, dove veduto non si sia che le buone fortune et le Rovine de Regni dalli diffetti de celesti lumi non ci sieno state manifestate. certamente l'è cosa di troppo pertinace animo il ridersi delle dimostrationi nella natura divinamente ordinate: dovete pur sapere che due sono le parti della dottrina al cielo appartenente, dallequali l'una dimostra le certissime leggi dei celesti corsi: l'altra è la divinatrice, laquale, ne fa ottimamente conoscere li miraculosi effetti delle stelle: la prima parte da veruno (che io mi sappia) non si niega, anzi utilissima da tutti si crede poi che in quella si contengono le diterminate misure delli anni, li Equinotij & i solstitij: Noi habbiamo in ciò il testimonio delle sacre scritture dove si legge ET ERUNT LUMINA IN SIGNA, TEMPORA, DIES, ET ANNOS ecco Signora mia che per questo divino oracolo: ci è comandato & l'osservare & il risguardare i movimenti de celesti pianeti: non penso si sia mai veduto alcun Ciclope, o d'altro fero barbaro, che notato non habbia li intervalli de li anni, & i spacij de i Mesi: non abbraccia la dottrina de celesti moti molte altre belle arti & ispetialmente la Geographia? Descendo hora alla divinatoria, da molti felici ingegni accerbamente perseguitata: ne mi moveno punto la Cavillationi che sotto il nome del gran Pico, vanno per le mani de studiosi calunniatori delle astrologiche divinationi: ma confermami nell'opinione mia il perfetto giudicio di Galeno ilquale dice esser cosa Sophistica il resistere alla manifesta isperienza & afferma vedersi molti effetti dalle stelle procedenti nelli elementi, ne corpi misti, nelle piante, & nelli animali: si come certi siamo esser caldo il fuoco & humida l'acqua, cosi parimenti sappiamo esser riscaldati i corpi dal Sole, & inhumiditi dalla Luna et sappiamo la cognitione di Saturno & di Marte in leone, causar & siccita & calidità. Io non comprendo come di questo ragionevolmente dubitar si possi (salvo se voi non volessi meco Sophisticamente procedere come faceva Anasagora volendo provare che la neve era negra) non voglio hora tanto philosophare che vi venga a noia: non mi sconfortate adunque piu per l'avenire da cotai studi perche perderete il tempo et state sana spero fra pochi giorni vedervi et farvi toccar con mano quel che per hora impedita da grave occupatione meglio esprimer non vi posso: dalla Sforcesca alli XX d'Aprile.

LA CAVAGLIERA ROVATA ALLA ILLUST. S. LA S. N. R. R.

Ho favellato a di lungo con la Contessa nostra Cavriola, et l'ho scongiurata per quella bontà che Iddio le dette fin nelle fascie et per quella virtu di modestia per laquale a tutte l'hore risplende, mi volesse dir veracemente le qualità del conte Giulio suo cognato, accio io potesti ben conoscere se l'era partito degno di vostra figliuola; laquale, doppo molti scongiuri m'ha detto non potersi ritrovare ne il piu leale, ne il piu cortese gentil'huomo & che beata si potrà tenere quella che per legittimo matrimonio sarà degna riputata de suoi congiungimenti: & cosi in vero pare anchora a me ch'egli sia: non mancate adunque di conchiudere perche non penso mai che seguir ve ne possa penitentia alcuna goderà oltre il consorte, la gentilissima conversatione d'una cognata rara al mondo, et in cui (senza punto mentire) dir si pò che le virtù morali, sieno naturali, tanto sono in lei ottimamente habituate: haverà un cognato pieno di tutte le buone qualità & pareralli d'haver in casa un'oracolo, si savie & accorte sono le sue risposte, si dolci & acute sono le proposte ne altro di questo vi raggiono, perche penso in brieve parlarvi a bocca & di questo, & d'altra cosa: non meno importante: state contenta, che Dio vi consoli. Da Rocca franca alli XX d'Aprile.

MARGHERITA CONTESSA CAVRIOLA ALLA S. NOSTRA.

Voi mi riprendete molto acerbamente perche data mi sia all'agricoltura et io di tal riprensione non poco mi maraviglio conciosia che niuna cosa ne vedere, ne imaginare si possa dell'agricoltura piu utile, piu delettevole, & al spirito nobile piu appartenente & se ne a me, ne all'istessa isperienza creder volete, credete almeno a Columella ilquale, nel suo primo libro preferisce la vita contadina alla cittadinesca, dalla quale n'escono fortissimi soldati: stavano li antichi Senatori a lavorar ne campi et arava Cincinnato quando dall'aratro tratto fu alla suprema dittatura Zappava Curio, inestavano li alberi molti de migliori Senatori che la Republica havesse et quel ch'era detto esser buon contadino, era ampiamente lodato: ne crediate S. mia che questo studio fusse solamente presso de Romani imperoche egli trappassò ad altre nationi, et fu essercitato con non minor sollicitudine et industria che da Romani si fusse. Non se ne sdegnarono Gerone: Philometro: Attalo: et Archelao: & quando mai non ci fusse nell'essercitarlo la delettatione, che vi è & non se ne trahesse l'utilità che se ne trahe. piacerebbemi ella però, per esser stata ritrovata da Cerere che donna fu come anch'io sono: & se non mel credete, legete cio che dice Virgilio nel primo della Georgica: PRIMA CERES FERRO MORTALES VERTERE TERRAM INSTITUIT & se non a me, ne a Virgilio credete, date almen fede a Ovidio il quale nel V. delle sue trasformationi scrisse PRIMA CERES UNCO GLEBAM DIMOVIT ARATRO PRIMA DEDIT FRUGES ALIMENTA QUE MITIA TERRIS ma quanto credete voi che migliorareste la vita vostra, et piu sana doventereste se in cotale esercitio vi ponessi: considerate un poco la mutatione c'hò fatto io poi che lasciate da canto le Delitie cittadinesche, alla coltura d'amenissimi giardini data mi sono: soleva havere un viso che pareva stampato di color di morte et hora paio un cherubino venuto novamente dal Paradiso: Soleva sputacchiare, tossire, et esser piena di catarro, hora mi sono talmente consumate tutte le superfluità che a fatica sputo & mangio con un appetito da invogliare qualunque svogliato stomaco, caminerei giorno & notte senza mai possarmi & senza stanchezza sentire: simil guadagno fareste anchora voi, sel vi piacesse d'imitare i miei vestigi: state sana & amatime: alli XX d'Agosto.

CAMILLA PALAVICINA A M. LUCIA R.

Ho inteso che mi biasimate molto ovunque vi ritrovate, per essermi posta a far la vita Ciartosina & al tutto rifiutare di mangiar carne & a voi pare che senza tal vivanda mantener in vita non mi possa. Io ritrovo S. che nell'età dell'oro al tempo di Saturno non si mangiava da veruno carne, & pur viveasi longamente & con maggior sanità: narra Cheremone stoico scrivendo la vita delli piu antichi sacerdoti dell'Egitto: che quanto piu tosto si dedicavano al culto divino, che mai piu dramma di carne non gustavano, anzi tanto l'abhorrivano et haveano a schifo che rifiutavano parimente di mangiar et latte, et uova, l'uno carne liquida credendo & l'altro sangue di color mutato. Non mangiavano carne li Bragmani dell'india (se 'l vero afferma Eusebio nel VI. dell'evangelica preparatione) Lodò Giosepho nelle Antichità Giudaiche sommamente li Essei perche non ne mangiavano anchessi et voi biasimate me perche ricusi di volerne per l'avvenir mangiare? Narra Euripide che nella Candia li propheti di Giove, non sol s'astenevano dal mangiar carne, ma anchora da qualunque cibo cotto. Ho letto in Erodoto che li Babiloni si pascevano solamente di pesce e la carne schifavano: non scrive Musonio che il mangiar carne è piu tosto cosa ferina che humana et ch'ella impedisse le operationi dell'animo? non mi biasimate adunque perche tal instituto abbracci et contro de calunniatori lo difenda: benche ottimamente fareste a far il medesimo, se non per altro, almeno per imitar i savi Padri che se ne guardavano come da cosa (se non dannosa) almeno poco giovevole. Di Ferrara alli XX. d'Aprile.

GIERONIMA LUZAGA ALLA S. SEMPRONIA ROMANA.

Non perdete Signora tempo a far hormai diligentemente ammaestrare i vostri figliuoli, li quali gia grandicelli sono & poscia che la natura li ha fatti si ben atti alle lettere, non si resti per vostra negligentia di farli con la educatione tuttavia piu perfetti: gioverà lor veramente molto l'esser nati dove essi nacquero imperoche se la stella di Giove ottima dalli astrologi si giudica, per esser posta nel mezzo della frigidità di Saturno, et della calidità di Marte, cosi utilissimo giudico io d'esser nati sotto'l Cielo ch'essi nacquero: mostra Galeno evidentemente che et l'animo, et il corpo di quelli c'habitano ne paesi piu temperati, sono anchora & ne fatti & nelle parole piu savi & piu prudenti et nel vero, vedesi da ciascuno apertamente, che dove il Sole fa mediocremente sentir il suo Caldo, conserva sempre egualmente li humori & dove eccessivamente riscalda li consuma & li distruge: queste poche parole v'hò io voluto dire S. mia cara accio siate certa che tutta la speranza del lor profitto da voi sola depende, cioe dalla disciplina & creanza vostra: qual sarà la educatione scrisse Plato (come so che meglio di me lo sapete) tal sarà la futura vita: ne altro di questo dico. Hora vi scrivo come alli di passati detto mi fu che niuno hormai vi poteva piu tolerare tanta era la superbia & tanta era l'alterezza che in ogni vostro atto & in ogni vostra parola dimostravate: ma perche fate voi cosi? non è gia questo di vostra usanza & che vi reca la superbia salvo che odio & malevoglienza? non havete voi piu fiate letto che l'humanità si e la vera radice dallaquale, germoglia l'universal benivoglienza? ne per l'humanità intendo io quella litteratura degna di qualunque huomo libero, ma intendo li costumi amabili, la superbia campana fu cagione di fargli odiosi a tutti & qui faccio fine, perche temo di non intrar in troppo cupo pelago et eccedere la misura del mio solito stile: state sana & amatime. Da Manerbio alli X. di Maggio.

PAULA ROVATA CAVRIUOLA ALLA S. L. R.

La modestia di M. Andrea palazzo congiunta con molte altre virtu mi fanno apertamente confessare chegli possa esser degno marito di qualunque nobile et virtuosa donna: l'e veramente una gran carestia di veder giovani nella città nostra li quali non appetiscano, non dicano et non faccino, se non cosa degna della lor conditione: non mancherete adunque di proporlo a quella S. perche credo indubitamente che ne havreste honore se lo proponessi alla piu gran Principessa c'habbi tutta Europa: & se desiderate di conoscere l'interna sua bontà fatene congiettura dal suo parlare qual troverete esser vera imagine della sua vita: non si potrebbe gia dir di lui quel che disse Diogene d'un vezzoso giovinetto che soleva dishonestamente parlare: che di fodero d'oro traheva spada di piombo: sono i ragionamenti suoi o di casto amore, o di cortesia, odesi anchora spesse volte con gran fervore raggionare di batter mura, di far bastioni, di caminar in ordinanza et tall'hora di riformar statuti et di por legge a baldanzosi popoli: mai fu udito darsi a se stesso vanto di cosa veruna che per alcun tempo virtuosamente operasse et questo non d'altro nasce che per conoscere quanto piena di splendore sia la virtu della modestia poi che ella puote indure i Salomini a rizzarli la statoua: ne piu oltre trapassa. Di Brescia.

LUCRETIA GAMBERA VISCONTE ALLA S. MELIBEA DALLA ROVERE.

Tutte le volte che voi mi scrivete, sempre con caldo affetto mi essortate ch'io ritorni alli tralasciati studi il che ho piu volte pensato di voler fare, ma a dirvi il vero, natura m'ha dato il gusto si dilicato che non trovo scrittore alcuno o in la greca ò in Latina lingua che pienamente sodisfar mi possa: sempre ritrovo ò che le lor opre sono del tutto vote, come già mi soviene haver detto Socrate d'una certa opera di Anasagora che ne suoi tempi venne in luce: alcuni ve ne sono troppo affettati: altri poi troppo arridi et troppo digiuni: ne vego anchora molti scrivere senza alcuna arte, & senza alcuno giudicio & quanti ne trovo etiandio indegni di esser chiamati scrittori, ma piu tosto ladri, havendo da vari luoghi ripiene le lor carte de furti: ne trovo infiniti slombati, senza nervo, & senza sangue, pieni di brutte cicatrici per non voler usare alcuna diligentia nelli lor componimenti di emendare, di mutare o di trasporre o di aggiugnere: basta lor usare de molte iperboli senza mostrar di saper punto, quel che alla poetica dignità si convenga: ho rivolto sossopra l'anno passato mille vollumi, & in veruno non vego alcuna magnificentia di spirito, non vi scorgo severità di sententie ò proprietà de vocaboli non ci trovo finalmente industria alcuna: se l'è Poeta io non ci so vedere alcuna numerosa struttura: se l'è prosatore, non sento che le sue prose sieno da alcuni piedi per farci sentir maggior diletto legate, & dolcemente strete (come gia volle far Isocrate) si che non me ne date piu noia, ne piu mi essortate a studiare; ma lasciatemi piu tosto attender all'aco, alla qual cosa sentomi dalla natura piu inchinata & piu disposta di Milano alli XX di Luglio.

ISABELLA SFORZA ALLA S. FLAVIA LAMPUGNANA.

Havete longo tempo desiderato d'haver figliuoli, & hora che li havete vorrei pensaste di allevarli come si deve, & perche non habbiate iscusa veruna di non dar loro quella perfetta creanza che si conviene: intendo io darvi alcuni savi precetti quali forse havete piu d'una fiata da molti uditi, ma non li havete peraventura veduti mai d'alcuna femina essequire. Vorrei prima che la lor tenerella animetta bevesse per voi quei primi semi della pietà christiana & l'instruiste poi nell'arti liberali, fatto questo piacerebbemi si essercitasse nelli Urbani offici, & alla civiltà de costumi non poco attendesse, ma perche questa parte è hoggidi in maggior consideratione delle arti ispetialmente in questa lor si giovinil età, mi ci voglio alquanto piu diffondere di quel che soglio, quando familiarmente a miei amici scrivo, non vorrei mi apparissero mai li vostri figliuoli davanti alli occhi con i mociconi ne permetteste che col farsetto si nettassero il naso, ma col fazzoletto destramente celandosi dal cospetto delli astanti: non acconsentite ch'essi stieno avanti persone honorate, con la bocca aperta (si come leggesi presso di Aristophane del pazzo Mamacuto) insegnategli a fuggire quel dissoluto ridere, pel quale tutto il corpo si scuote: tenere il capo polito, & netto, di sorte che esclusa sempre però ne sia quella diligentia smoderata che le fanciulle per apparir belle usar sogliono: se vorranno sedere alla presentia di alcuno honorato cavalliere tenghino le gambe raccolte: il caminar loro non sia ne rotto, ne precipitoso, imperoche l'uno a molli & dilicati, & l'altro a furiosi & mentecatti s'appartiene: nel vestirli sovvengavi che quanto saranno di maggior fortuna, tanto piu sempre amabile & grata sarà la modestia di quelli: insegnate loro accadendo si ritrovino a conviti di esser ne troppo lieti, ne troppo tristi, non esser i primi che ponghino le mani nel piatto, ne leccarsi le dita, ne alle vesti nettarsele, & perche alle tavole come siamo dal vino & dalle vivande riscaldati, siamo spesse volte soliti di ragionar d'altrui & violar la fama del nostro prossimo, il che è molto biasmevol cosa: ramentate loro di non vituperar cio che loro è posto davanti, ma del tutto mostrar gratitudine: ma in questi precetti che fin'hora v'hò detto, non intendo di fermarmi, ma descendere ad altri consigli non men utili & ispedienti, ammoniteli a dar luogo alli piu vecchi, ispetialmente a quelli che della pieta christiana maestri ci sono. Quelli che honorano o li suoi pari o li inferiori non si dimostrano percio men nobili, ma piu civili, d'altri piu minuti precetti vi parlerò a bocca, fra tanto vivete lieta & di me prevaletive in tutti i bisogni vostri. Dalla Sforcesca.

BARTOLOMEUS PESTALOSSA RHETUS LECTORI.

En habes studiose lector Epistolas complures hetrusca lingua conscriptas, gravissimis sententijs, Illustribusque exemplis egregie refertas, quas ex varijs Italiæ locis, multo sudore, multa que impensa Hortensius Lando collegit: suadenteque Octaviano Raverta in volumen redegit (illo inquàm Octaviano) qui ob insignem animi pietatem Terracinæ Pontifex designatus est: ac paulo post acclamantibus his, qui fœminini sexus præ ceteris studiosi esse videntur, in apertum protulit. Vale lector fœmineamque dignitatem (ut par est) amato, colito, suspicito, & tandem adorato.

DI M. LODOVICO DOLCE ALLE STUDIOSE ET CHIARE DONNE.

Donne, per c'habbia voi cortese il cielo

Prodotte in questo fosco empio soggiorno,

Per far d'alte bellezze il mondo adorno,

E l'alme accese d'honorato zelo:

Perche sotto a gentil leggiadro velo

Virtù, s'accolga: che puo far d'intorno,

Quand'è turbato piu, sereno il giorno,

E fiorir Maggio nel piu freddo gelo:

A lui, per cui si ricche al mondo sete

Di beltà, di valor, d'ingegno, & d'arte,

Non tanto & cosi vivo obligo havete:

Quanto al buon LANDO; ch'ogni rara parte

Di voi consacra (onde chiare vivrete)

Nel vago stil de le sue dotte carte.

DI M. GIROLAMO PARABOSCO.

Ecco chi mi torrà donne gentili

Quel biasmo, che vi dan le false lingue

Del vulgo sciocco, che mai non destingue:

Ma ugualmente vi fa imperfette & vili.

Lo stile, e i bei concetti alti, e virili

Onde ogni servo a voi si nutre, e impingue,

E d'ogni vostro honor la sete estingue;

Vi faranno a i piu saggi esser simili.

Onde il mondo vedrà, ch'attorto ogn'hora

Vi biasma questo stuol, d'insania pieno

Impotente a mirar vostro splendore.

Et vedrà chiar, donne felici ancora,

Ch'Apollo a voi non è cortese meno

De duoni suoi, che sia Venere, e Amore.

DI M. PIETRO ARETINO.

Donne in le squille de la fama ascritte

Con gratie, & note reverende, & sole

Hortensio lampa a le piu dotte scole,

Et chiaro Heroe de le scienze invitte.

Le carte illustri l'una a l'altra scritte,

Ha posto in luce del lor proprio sole;

A ciò i gran sensi, & le gravi parole

Sieno al scrivere altrui norme deritte.

Ma perche voi non sareste immortali

Se la nobil di lui pietosa cura

Non raccoglieva de i vostri spiriti i sali;

In dishonor de la sua stella dura,

Dateli loda a quel sapere equali:

Con cui hor alza l'arte, hor la natura.

DI M. FRANCESCO SANSOVINO ALLO HONORATO M. ORTENSIO.

Lando io non so, se piu vi deve Amore

O le donne che volser da voi tanto,

Quei che si pasce di dolor, di pianto

Accenderà per quest'a mille il core:

Quell'altre havran per voi perpetuo honore,

Come cagion di si leggiadro e santo

Pegno de la virtù, che hor mostra quanto

Et quale è il feminil alto valore.

So ben io questo, che benigna e cara

Mano, apparecchia la honorata fronde

Per far al degno crin vostro corona;

E tra le dive a le castalide onde

La vostra fama alteramente sona

L'opra gentil, ove ogni ben s'impara.

DEL S. NICOLO DELLI ALBERTI DA BORMO.

Quanto i begliocchi prima

Di voi donne, infiammar potean il core,

Et renderlo soggetto al vostro amore,

Tant'hor gli alti concetti

De vostri animi eterni in queste carte,

Mille amorosi affetti

Destano in si leggiadra, & nobil arte,

Ch'in voi ciascuno apprezza

L'interna piu che la mortal bellezza.

TAVOLA DEL PRIMO LIBRO DELLE LETTERE DELLE DONNE.

A
 
Artemisia Scota, alla
Contessa Aurelia. c. 7.
Apollonia Rovella, a
Isabella Sforza. 25
Leonora da Vertema. 37
M.N.N.F. 61
Aloisia Carolea, a
Livia Bencia. 30
Agnesa di Besta, a
Flavia Rovega. 46
Alessandra Rosetta, a
Gismonda Portia. 58
Antonia Pala. Rangona, a
M.N.N. 62
Angela Castrucci, a
M. 70
Antonia Borella, a
M. Silvia Bagliona. 77
Aluigia Asinella, a
Leonora Bolla. 92
Aurelia Verdella, a
Sulpitia Biraga. 106
Armellina Pavera, a
Livia Coccaia. 108
Argentina Rangona, a
Lucretia N. 113
Aurelia Magia, a
Laura Ceruta. 125
Angela. B., a
Dorothea Tiene. 155
 
B
 
Barbara da Coreggio, a
Lodovica Mandella. 55
Camilla. N. 126
Barbara Valentini, a
Lucia Terreria. 60
Barbara Trivulza, a
M. 71
Barbara Cali, a
Fulgentia Carcassona. 135
Beatrice Pia, a
Lucia Manfredi. 136
Giulia Ferretta. 138
Benedetta Malaspina, a
Terentia Tucca. 139
 
C
 
Cecilia Valeria, a
Orsola Stella. 8
Cecilia da Pesaro, a
Margherita Pobbia. 10
Caterina Ang., a
Livia Franca 15
Livia Mortella. 16
Chiara Federici, a
Lelia Canossa. 21
Camilla Susia, a
Barbara Mosta. 23
Cironina Cavall. a
M. 25
Celestina Seregna, a
Giulia del Borgo. 27
Cornelia Piccolomini, a
Lelia Scarampa. 28
Catherina de gl'Oldra, a
Clorida N. 32
Catherina Buonvisi, a
Lucia da Cassandra. 36
Catherina Visconte, a
Lampridia Beltaia. 39
S. 66
Cinthia Piccol'Huomini. 95
Catherina Malacria, a
Margherita Marliana. 48
Camilla Testa, a
Ottavia Baiarda. 49
Catherina Vigera, a
Lucietta Selvaggia. 56
Veronica Pulci. 81
Catherina Fregosa, a
Lucia Spinella. 57
Catherina Panzarasa, a
Rossa Riccia. 59
Costanza de gl'Obizi, a
M.F.R. 62
Catherina Spada, a
M.N.F. 67
Camilla N., a
Septinia Albizi. 73
Cornelia Piccolomini, a
Isabella Sforza. 74
Clara Pesta. 81
Claritia Bonella, a
Clitia Tornera. 86
Catherina Nugarola, a
M. Antonia M. 87
Claudia Glizeria, a
Tullia Castriccia. 96
Catherina Landesa Trivulzia, a
Paula Scotta Confaloniera. 99
Camilla Suarda Martinenga a
Dorothea Averolda. 105
Catherina Susia, a
Genevra Sorana. 109
Clara de Nobili, a
Alessandra Nassona. 111
Catherina Foresta, a
Claudia Landrini. 116
Catherina Barbisona, a
Lorenzina Ferrera. 118
Camilla Stanga, a
Leonella Muscola. 118
Camilla Caracciola, a
Adriana Raspona. 121
Collaltina Trecca, a
Cleopatra Cotta. 124
Camilla Martinenga, a
Lucina Calandrina. 129
Creusa Florida, a
Cornelia Contarini. 129
Costanza Nuvolara, a
Filippa Balbani. 135
Catherina Dati, a
Apollonia Rovella. 137
Camilla Marti. Averolda, a
Thirintia Sanseverini. 138
Cecilia Agnella, a
Laura R. 145
Camilla Palavicina, a
Lucia. R. 158
 
D
 
Dina d'Arco, a
Clara Valeriana. 40
Demetria Galleritta, a
Brunella Satira. 69
Dorothea Cavriola, a
Sotera N. D. 140
Diana de Contrarij, a
Veronica degl'Armelini. 152
Dorothea Tiene, a
Angela B. 155
 
E
 
Emilia Rangona, a
Hippolita Borromea. 38
Emilia Brembata, a
Fulvia Rossa. 52
Emilia d'Arco, a
Costantia Borella. 75
Emilia Gambara, a
Clara Burla. 142
 
F
 
Franceschina da Dressino, a
Olimpia Tamisona. 8
Francesca Trivultia, a
M. 22
F. N., a
Barbara da Correggio. 57
Fregosa Maggi, a
M. N. F. 78
Flavia Lampugnana, a
Dorothea Appiana. 88
Francesca Vidasca, a
Potentiana D'Arco. 99
Gottifreda Olinda. 140
Francesca Carrettona, a
Giulia Beltrada. 117
Francesca da Correggio, a
Chiara da Correggio. 137
Francesca Ruvissa, a
Isabella Bresegna. 146
 
G
 
Giulia Rosa, a
N. F. 8
Giovanna Cavaliera, a
Clara Gualanda. 18
Girolama Cavalliera, a
Diana Scarampa. 27
Giulia Luzzaga, a
Paola Luzzaga. 35
Giulia Terretta, a
Flaminia Zobola. 39
Giulia Gonzaga, a
Livia Negra. 54
Giulia Federici, a
Livia Caraffa. 76
Giulia Gelmini, a
Camilla. P. 93
Giulia Gonzaga Contessa d'Arco 98
Ginevra Villa Fuora, a
Petronia Verera. 100
Giovanna Pavera, a
Lucia Nugarola. 101
Ginevra Malatesta, a
Giulia Montina. 116
Giulia Trivulza, a
Lucia Malatesta. 147
Gieronima Luzaga, a
Sempronia Romana. 159
 
H
 
Hipolita Crema, a
Fulvia Rulla. 17
Hipolita Calcaterra, a
M. Perla. 17
Hipolita Lampognana, a
M. Philippa Sagrata. 22
Hipolita Sanseverina, a
Calandra Gariboldi. 45
Hipolita Catta, a
Clara Bressilia. 59
Honorata Pecchi, a
M. Giulia Manfredi. 88
Hippolita Borromea, a
Veronica Biancarda. 88
Helena Bentivoglia, a
Isabella Oldra. 101
 
I
 
Isabella Sforza, a
Buona Sforza. 3
Margherita Pobbia. 11
Fulvia Colonna. 26
Isabetta Castiglione. 35
Flavia Lampognana. 74. 114. 160
Cassandra Ferrera. 77
Zenobia Fossa. 131
Fulvia Visconte. 133
Duchessa di Castro. 139
Angela Piccolomini. 145
Taddea Centani. 156
Isabella Gonzaga, a
Pacienza Pontremola. 4
Luciana. N. 9
M. 14
Lucretia Gonzaga. 14
Clara Caraffa. 14
Isabella Cavaliera Gualenga, a
Zenobia Falconi. 10
Isabella Borromea, a
M. F. N. 22
Isabella Lionardi, a
Madalena Peverella. 24
Isabella de Luna, a
Clara Vismara. 26
Isabella Federici, a
Chiara L. 60
Isabella Villamarini, a
Righetta Violante & Portia. 65
Isabetta Gonfalioniera, a
Sua Congnata. 107
Iustina Ors., a
Lauretta Minella. 123
Isabetta Castigliona, a
Isabella Sforza. 125
Isabella di Luna, a
S.D.M. 154
Isabetta Agnella, a
Cornelia. R. 155
 
L
 
Lodovica Guarda, a
M.N.N. 8
Lucretia Masippa, a
Camilla Pallavici. 20. 90
Camilla Cangenua. 94
Valentenoys Siniscal. 146
Taddea Centana. 147
Marta Vannucci. 148
Lucretia Agnella, a
Catherina Oldrada. 23
M.F.N. 80
Laura Falconiera, a
Giulia Rozzona. 28
Lucietta Soranza, a
Lucretia Masippa. 31
Lucretia Gonzaga, a
Livia Posetta. 33
Lucretia Martinenga, a
Laura Gonzaga. 43
Luci stella dal Porco. 44
S. 71
Lucretia Picinarda, a
Cinthia Vannini. 46
Lucretia Corsa, a
Lauretta et Leonora. 50
Leonora Gonzaga, a
Francesca Negra. 53
Violante Carlona. 102
Livia Beltrama, a
Adria della Rovere. 58
Lucretia d'Alicrotta, a
Cornelia Piccolhuomini. 63
Leonora Vertema, a
F.N. 65
Lucretia da Este, a
S.L.R. 70
Lucretia Gigli, a
M.F.R. 73
Lucia Guinigi, a
Lella. So. 80
Laura Melia Piccinarda, a
Silvia Loteringa. 82
Leonora Gambara, a
Faustina Caldora. 85
Lodovica Ziliola, a
Lucia Pergolana. 87
Lucretia Reloggia, a
Andromaca. 92
Leonora Fiasca, a
M. 92
Lucretia Beccaria, a
S.R.N. 95
Lucretia da Heste, a
Emilia Mortella. 102
Paula Marcellina. 119
Laura Averolda, a
Diana Belasa. 108
Lucretia Borgia, a
Lucretia Amanio. 114
Lucretia Cuoca, a
Fulvia Belincina. 115
Leonarda da Este, a
M.N.D. 115
Lionella Martinenga, a
Barbara e Claudia Barbisone. 117
Lucia Quadria, a
Giulia de Federici. 130
Livia d'Arco, a
Laura Pestalossa. 122
Leonora Foresta, a
Hippolita Landuccia. 123
Leonora Todesca, a
Silvia Fenaruola. 126
Lavinia Sforza, a
Laura da Melara. 127
Isabetta Moscarda. 143
Lucretia Picca, a
Violante Galassona. 127
Lucretia da Lando, a
Clara Cimisella. 128
Lucretia Malaspina, a
Lelia Ciurlana. 134
Lucia dal Forno, a
Lelia di Venafro. 141
Lucretia Gambara, a
Melibea Rovere. 160
 
M
 
Margherita Maria, a
Lucia Trivultia. 7
Maddalena Barattiera, a
Lodovica Cornarisa. 21
Marta Vidasca, a
Agata Ferrera. 29
Margherita Pellegrini, a
Camena Landriana. 47
Maddalena de gl'Alberi, a
Cassandra Lanfreducci. 48
Martia Benzona, a
Artemisia Scotta. 51
Maria de Benedetti, a
M.N.R. 53
Maria Cardona, a
M.N. 55
Margherita Bernardini, a
Cassandra. 61
Maddalena Affaita Bia, a
Diana de Contrari. 67
Idea dal Borgo. 141
Maria Perula, a
Portia Fiesca. 82
Maria Pergola, a
Lucretia Ramberta. 83
Minerva Brambata, a
Felice da Prato. 84
Maddalena Calzavela, alla
Contessa Avogadra. 104
Margherita de gl'Uberti Stanga, a
B.R. 110
Bianca Felissima. 124
Maria Bracale, a
Polisena Rangona. 128
Maddalena Brembata, a
Ginevra Caritea. 138
Margherita Pobbia, a
Margherita Gora. 142
Margherita Zaffarda, a
Leonora Vertema. 142
Marta Stella, a
Theodora. B. 149
Martia Piacenza, a
Margherita Trivulza. 151
Margherita Cavriola, a
S. 157
 
N
 
Niccola Trotta, a
Luigia Biraga. 112
Claritia. 150
 
O
 
Ottavia Baiarda, a
Camilla Testa. 49
Olinda Scotta, a
Aurelia. 68
Orsola Maggi, a
Lucilla Benzona. 120
 
P
 
Pacienza Pontremola, a
Isabella Gonzaga. 5
Pantasilea Lunarda, a
Philena Visconta. 6
Alla Illustr. N.N. 6
Faustina Benozza. 7
Polisena Rangona, a
Lelia Vismara. 34
Portia Melita, a
Ginevra Zia. 37
Pace Tassa, a
Antonia Pellizzona. 51
Petronia Franca, a
Sulpitia da Venosa. 52
Pilestrina da Castello, a
Tarsia. 64
Paola Castigliona, a
Leonora Forte. 83
Paola Trecca, a
Livia Partia. 118
Philena Augusta, a
Taddea Losca. 154
Paola Rovata, a
L. R. 159
 
R
 
Righetta Sanseverina, a
Leonora Calandrina. 68
Riminalda, a
Flaminia Visconte. 111
 
S
 
Susanna Valente, 15
a .M.N.D. 16
Sestilia, a
Peronella. 72
Sulpitia Biraga, a
Zenobia Visconte. 100
Serpentina Polita, a
Cristina Foruzza. 103
Sibilla Seva. T., a
M.L.R. 150
 
T
 
Taddea Malaspina, a
S.L.R. 135
Taddea Centana, 144
a Livia Caraffa. 148
Theodora Fisogna, a
Lucretia P. 153
 
V
 
Violante Mauritia, a
Giulia Rosa. 104
Violante Calassina, a
M.E.F. 108
Virginia Trotta, a
Milibea. 112
Veronica Coradella, a
Alessandra Dalla Rovere. 119
Violante da Gambara, a
Ottavia Garibolda. 138
Virginia Gambara, a
Giulia Ferrera. 141
Violante da Castello, a
Lionella Rossa. 153
 
La Marchesa Malaspina 30
La Contessa di Nola 32
La Contessa di Scandiano 34
La Contessa di Monte l'Abbate 63
La Marchesa di Meregnano 78
La Contessa Avogadra 80
La Contessa Maddalena 85. 86
La Contessa Guastalla 89
La duchessa di Malphi 91
La Contessa Tassona 97
La Contessa Cavriola 103
Madonna la Grande 110
La Cavaliera Luzaga 144
La Cavaliera Rovata 157

IL FINE DELLA TAVOLA.