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Lettere di molte valorose donne / nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori cover

Lettere di molte valorose donne / nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Chapter 3: ISABELLA GONZAGA A PACIENTIA PONTREMOLA, HEBREA MANTOVANA.
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About This Book

The volume gathers epistolary pieces authored by learned women and assembled with an introducer's remarks, presenting advice on governance, education, charity, and religious matters. Letters address rulers and private correspondents, offering counsel on prudent administration, moral conduct, and spiritual conversion, and defend the intellectual capacity and public responsibility of women. The collection mixes practical recommendations—training youth, tempering justice, protecting the poor—with devotional and persuasive passages, using personal appeals and rhetorical argument to assert female competence and to model virtuous behavior in public and domestic spheres.

AL S. SIGISMONDO ROVELLO
AMBASCIATORE DEL
POTENTISSIMO RE D'INGHILTERRA.

PRESSO L'INCLITA SIGNORIA DI VINEGIA.

Havendo in un picciol volume ridotto molte lettere, da vari luoghi raccolte et da savie donne scritte, per publicarle poi al mondo per opra di diligente impressore: hò fra me stesso pensato esser quasi di necessità il dargli alcun protettore di molta autorità & di molto giudicio ornato; & questo accioche le maligne lingue nemiche de gli honori feminili, sbigottite si rimanessero di mordere, et di lacerar le Donne, anzi letto che si havessero coteste lettere, imparassero hormai à riverire et honorare questo nobilissimo sesso: ne hò saputo per hora, dove meglio ricorrere che à voi, il quale, di cortesia, & di lealtà potete fronteggiare con il piu honorato Cavalliere che il Sol vegga, ò che la terra calchi, à voi adunque le dedico, & à voi per conseguente toccherà la difensione contra la nequitia de Calumniatori (se alcuno ne apparirà) ne altro intorno a ciò mi accade dirvi. Iddio da mal vi guardi. Di Vinegia alli XXIII di Ottobre.


ISABELLA SFORZA À BUONA SFORZA REINA DI POLONIA.

Doppia molestia mi recò Altissima Reina chi mi dette la nova del stato vedovile, nel quale, hora vi ritrovate: doppia dico veggendo V. Altezza priva di si gran Re & di si amabile consorte; & a voi hora toccare quasi che di necessità l'amministratione di si ampio & di si florido Regno. Non mi stenderò già io a consolarvi per hora & supplicarvi che con forte animo sofferir vogliate si grave angoscia; sapendo di quanta prudentia ornata foste sin nelle fascie, & che persuasa siete dalle piu sante lettere, non morir mai quelli che muoiono nel Signore, ma dolcemente dormire, fin che il suono della Angelica tromba nel novissimo giorno li risvegli; ma sol pigliarò prosuntione, sospinta dalla riverentia & abondante affettione, quale hò sempre portato alla Corona vostra, di ricordarvi quanto sia grande il peso che in su le spalle havrete per l'avenire a reggere, vi pesarà forse piu che non pesò al forte Atlante la celeste macchina: imperoche tutte le Donne del Regno vostro & de vicini stati, si specchiaranno hora in voi, & da voi, torranno l'essempio & la norma di santamente governar le lor giuridittioni. Converavi Signora molte cose prudentemente dissimulare, & il tutto però sapere: alla sembianza del magno Iddio, che il tutto vede, ne in parte alcuna è simile a quei che vegono & converavvi conferir ne commodi de vostri vasalli quanto di giudicio, di consiglio, & di prudentia v'ha communicato la bontà d'Iddio, a quella guisa a punto che veggiamo la Luna refunder al mondo quanto di lume le hà communicato il Sole, ma sopra ogni altra cosa vi esorto Altissima Reina al non esser nell'esseguir la giustitia precipitosa: imitate Saturno, ilquale, quantunque fra i sette erranti tenga il supremo luogo, tardissimo però si move. Piacciavi anchora signora mia non disgiunger mai la sapientia di che Dio vi ornò, dalla Potentia ch'egli similmente vi dette: osservarno già que savi che scrissero dell'amministratione de Regni che si come era prodigiosa cosa il vedere le facelle di Castore & di Polluce disgiunte & di ottimo augurio il vederle accompagnate, cosi facesse di mestieri che in colui che regge altrui, apparissero accompagnate la Sapienza con la possanza. Habbiate cura che i poveri vassalli non sieno da piu potenti oppressi. Usisi ogni diligentia che la gioventu Polacca sia instrutta nelle buone arti & nelle honeste discipline, fatte ogni opra che si viva nel Regno vostro con amore et con timor d'Iddio, osservinsi le giuste leggi & le buone usanze. Governate Signora i sogetti vostri con quello affetto come se del proprio ventre usciti vi fussero: cosi facendo, l'altezza vostra, non havrà bisogno di esterni agiuti; non dico già per questo, che non facciate stima de vicini Potentati; perche nel vero, si come la Luna move spetialmente le cose inferiori, non per esser piu delli altri efficace, ma sol per esser piu vicina. Cosi nell'amministrar de stati, l'amichevol vicinanza sempre recò altrui de molti commodi. Io non voglio piu fastidire con la prolissità delo scrivere l'altezza vostra; ma sol la voglio riverentemente supplicar, a ricevere in buona parte quanto m'ha fatto subitamente scrivere la mia pura affettione, con la persuasione dell'apportator presente, qual raccomando di cuore, all'alta vostra protettione. Di Piacenza alli X. di Maggio.

ISABELLA GONZAGA A PACIENTIA PONTREMOLA, HEBREA MANTOVANA.

La fama che per tutto risuona della virtù et bontà vostra, mi muove a scrivervi & essortarvi a voler farvi Christiana, acciò che si bell'anima non rimangi privata delle celesti consolationi, & doventi preda & rapina del rapace Sathanasso. Dovereste pur hormai rimaner chiarita della cecità giudaica, & che state voi più ad aspettare? non dice il vostro propheta Rhaù che trapassato è il tempo che venir debba il Messia? non havete voi questo piu di una fiata letto nel libro intitolato Sanidrin? non sono compiute le settanta settimane di Daniele? non è levato il scettro dalla casa di Giuda? Ho io pur molte volte letto nel medesimo Sanidrin, che il Messia nacque quell'istesso giorno che fu destrutto il Tempio: che aspettate adunque? che non confessate Giesu Christo esser vero Signore & vero Redentore del mondo? del quale, favellando già un nostro Hebreo per santità & per singolar dottrina eccellente, teme di confessarlo huomo & non piu tosto predicarlo per Iddio. deh ravedetivi, deh lavative hormai nel sacro fonte che vi sarà scala di salir al Cielo, & di eternalmente fruire la resplendente faccia del Padre eterno. non vi lasciate piu ingannare da questi vostri Perfidi Rabini ignoranti delle dottrine & humane & Divine: attendete al mio consiglio perche fedelmente, & con perfetto zelo vi consiglio, fatevi christiana, perche se questo farete per una madre carnale che voi lasciarete, ne troverete per amor di Giesu Christo dieci. Vi sarà madre Madama di Mantova specchio di rara santità: vi doventeranno Madri mia sorella, Ambedue le mie Cognate & io con molte altre, ne gratioso marito v'è per mancare poi che Marco Antonio Sidonio tanto vi brama che per vostro amore è stato il meschino a rischio di perdere il capo: languisce il poverello & si distrugge come falda di neve che habbi scoperto il Sole e da lui mi rendo sicura che havrete ottima compagnia: & ne riporterete honore & riputatione per essere egli grato, oltre il Reverendissimo nostro a tanti savi Principi & a tante honorate Donne. so che scordata non vi siete dell'honore che vi fu già fatto dal Reverendissimo, dal .S. Duca & dal .S. D. Diego di Mendozza: voi gusterete un Consortino astuto & non frodolento, Audace & non temerario, di una eloquentia libera & chiara; ma non importuna & satievole: i suoi morsi con quali trafigge volentieri l'avaritia de Preti, non sono di cane, ne di lupo, ma di mansueto Agnello: tutte le volte che mi accade d'udire le sue facete narrationi, accompagnate da piu ben composti gesti che non hebbe mai Roscio; temo di non morir di riso come già morirno Philemone poeta, & il Comico Philistione: non albergarà mai nella casa vostra alcuno humore maninconico: i saturnini pensieri ne staranno da voi lontani, non patirete disagio di cosa veruna, anzi vi parerà che sotto il vostro tetto habiti del continuo la Dea Copia col suo corno: & quando tutto'l mondo vi mancasse, supplirà sempre a vostri bisogni la liberalità del suo Reverendissimo padrone, poi che dalle sue facetie sente infinito alleggiamento a suoi gravi pensieri: v'assicuro di più & statene sopra della fede mia, che voi sarete da lui piu amata che non fu Euridice da Orpheo, Aspasia da Pericle, Orestilla da M. Plautio ò Lisidica da Antimaco Poeta. deh non indugiate adunque a farvi di Christo amica, a far gioconda la chiesa nostra & render lagrimosa la trista sinagoga. deh non indugiate più la vostra santa conversione & di accrescere in Cielo il numero delli Eletti, & finalmente di far beato il povero Marco Antonio, il quale, già tanti anni fervidamente vi ama, & per voi hà sostenuto longamente tante fatiche che tante non ne sostenne Hercole ne suoi tempi: ne per hora vi dico altro delle sue qualità: pensate & essaminate bene quanto v'hò detto: pregate Iddio che v'illumini con i vivi raggi de lo Spirito santo, acciò facciate cosa utile, honorevole, et insieme dilettevole: Nostro .S. vi consigli. Da Puvino alli XX. d'Ottobre.

PACIENTIA PONTREMOLA HEBREA MANTOVANA ALLA ILLUSTRE .S. LA .S. ISABELLA GONZAGA.

Hieri hebbi le lettere che le piacque di inviarmi, lequali, m'hanno molto travagliato la fantasia: le ragioni vostre mi parevano piene di nerbo, & di spirito, le persuasioni fatte con si dolce modo, facevano quasi violentia all'intelletto mio: non mi dispiacevano le offerte anzi mi facevano arrossire conoscendomi indegna di si gentil consorte come voi mi proponete: dall'altro canto, stommi dubbiosa di non offendere col farmi christiana la divina Maestà: vivo in angoscia se Christo per il vero Messia confesso, di non provocarmi contra, il sdegno di Mose et la maledittione di tutta la Sinagoga; non so (misera me) dove mi volga per aiuto & per consiglio: le vostre lettere m'hanno infinitamente commossa, & se ritenuto non mi havessero alcuni duri passi ratto ita me ne sarei all'Episcopal Chiesa & importunamente chiesto havrei il sacro Battesimo: ma considero Signora mia le promesse della scrittura sacra che quando verrà il Messia, l'Israel sarà riscosso, & noi poveri Hebrei siamo pur anchora tuttavia dispersi: leggo nel libro intittolato Badra che nella venuta sua redificarassi Gierusalemme & il tempio di pietre preciose, il che non è però anchora avvenuto. Veggo di più che la nostra legge fu data publicamente da Iddio per mano di Mose sul monte Sina, con testimoni de spaventevoli tuoni & lampi: ilche voi christiani senza alcuno contrasto confessate, la dove la vostra è data celatamente per mano & per confessione de duodici poveri scalzi, oltre che non mi posso contenere di non prestare intiera fede a nostri Rhabini, li quali hanno del vostro Redentore molto diversa opinione da voi, & affermasi nel libro intitolato Ghittin al quinto capo, ch'egli è per i suoi gravi eccessi & enormi peccati condennato dalla divina sententia. non vi paia per tanto istrano, se si tosto non mi arrendo & se vi paio alquanto pertinace. Quanto al marito del quale, mi parlate credo, anzi chiaramente conosco, esser piu che non ne dite, sò fermamente che per la sua rara leggiadria egli meriterebbe di haver Donna piu bella di Deiopeia, di Amarilli & della fuggitiva Galatea: Iddio mi inspiri a far cosa che li sia d'honore & di gloria, & voi fra tanto, che lo Spirito mi riveli ciò che hò da fare, pregate per me, & fate fare il simile alla purissima & innocentissima Grataphilea degna creata di V. Eccellentia: alla quale riverentemente bascio le belle & liberali mani. Di Mantova alli XXIII. d'Ottobre.

PANTASILEA LUNARDA GIORDANI A M. PHILENA VISCONTE.

Io vi hò mandato alcuni ritratti accioche veggendoli a tutte l'hore, imitiate la virtù delle ritratte donne: lequali, furono l'honore del sesso nostro: giovò ad Alessandro molto il vedere il sepolchro di Achille: fu di gran giovamento a Giulio Cesare il veder a Gade nel tempio di Hercole l'imagine di Alessandro: l'emulatione c'hebbe Theseo alla virtù di Hercole, fu cagione ch'egli sterpasse in Grecia de molti mostri, ammazzasse Scirone, Procusta, et Scine, ladroni rapacissimi: fu cagione ch'egli ammazzasse Creonte tiranno, col Minotauro, & debellasse li Centauri, fu cagione ch'egli domasse Thebe et sin'all'inferno penetrasse: li trophei di Milciade punsero si fattamente l'animo di Temistocle, che lo fecero divenire valorosissimo, la gloria anchora di Pompeio, fece gran giovamento à .M. Crasso: Cosi prego Iddio che a voi intravenga: il primo ritratto guarnito d'oro è di quella constantissima Ligo, dellaquale favella si honoratamente Cornelio Tacito. Il maggiore si è di quella fortissima Tomiri, di cui, con gran loda parla Erodoto: li altri so che li conoscerete senza che ve li dimostri: attendete a conservarvi in sanità & amatime. Da Pesaro alli III. d'Aprile.

PANTASILEA LUNARDA GIORDANI ALLA ILLUSTRISSIMA DONNA. N. N.

In molti errori siete .S. mia caduta per voler prestar gli orecchi alli Adulatori, & me ne maraviglio, havendovi io tante volte riverentemente ammonita, & dettovi che si come il buon medico usa ogni opra per difendere, & per accrescer la sanità, che cosi l'adulatore pone ogni studio per infermarne ogn'hora più l'animo, & solamente tocca le più ulcerose et contaminate parti che in noi sono: fuggite adunque li lor ragionamenti: so che sapete da chi guardarvi havendoveli piu fiate con i propri colori dipinti. Ricordative .S. di ciò che soleva dire Protagora; che si come ritrovavansi alcuni cibi li quali non erano atti per generar ne sangue, ne spiriti, ne per giovar alli nervi, ne alle midolle, ma sol a gonfiare il ventre, & a rendere il corpo turgido: che cosi li ragionamenti delli adulatori erano di poco frutto & atti solamente ad irritar le parti piu vitiose. soleva Phocione rassimigliare li Adulatori alle superficie, & alle linee, & diceva che si come elle per se stesse non si piegavano mai, ne si prolungavano, ne si movevano, salvo che con i propri corpi; cosi l'Adulatore dalli suoi propri affetti non esser mai ò di rado mosso, ma rider & piagnere con l'amico che similmente ò rida ò pianga: fuggiteli .S. mia per l'avenire, schivate la lor conversatione: & vedrete che infinita contentezza ve ne risulterà & pareravvi d'haver sgombrato la casa vostra di un grave & pestifero morbo. Iddio da mal vi guardi.

Da Pesaro alli X. di Novembre.

PANTASILEA LONARDI GIORDANI A .M. FAUSTINA BENZONA.

Sarebbe per il mio consiglio ben fatto, che vostro figliuolo attendesse a casa sua, & lasciasse star le donne delli altri (che pur amici gli sono) altrimenti io temo in suo servigio, ch'egli non faccia concorrentia à Phaone, à Speusippo, à Tigilino prefetto, à Rodoaldo Re de Longobardi, & à Giovanni duodecimo pontefice; li quali in adulterio ritrovati, furono crudelmente svenati: essortatelo a ciò che io vi dico, astringetelo per virtù della materna ubidienza, acciò non sia cagione di farvi un giorno dolente & lagrimosa. state sana & lieta.

Da Pesaro alli VII. d'Agosto.

MARGHERITA MARIA A .M. LUCIA TRIVULZA.

Certamente se non vi astenete di ber tant'acqua & di mangiar tanti frutti, quanto voi fate, voi cascarete in Idropisia, alla quale, già buona pezza fa paruta mi ci siete molto disposta. guardatevene, guardatevene: voi dovete pur sapere che per non volersene guardare Eraclio Imperadore morì Idropico nel trigesimo secondo anno del suo Imperio: il medesimo avenne per non sapersene guardare, a Michel Imperadore, & a Crantore Solense auditore di Xenocrate philosopho: ve ne hò voluto avisare: perche troppo m'increscerebbe che il mondo perdesse si bella cosa come voi siete. Di Pesaro alli XX. d'Aprile.

ARTEMISIA SCOTTA ALLA CONTESSA AURELIA MADRE HONORATISSIMA.

Dogliomi stremamente madre mia honoranda, che da me, che tanto vi amo, stiate si longamente absente. & perche poi? per litigare? & dove in una città, dove credo nato sia il litigioso Parno, che già co suoi litigi fece luoco al proverbio, & dove non mancano mai novi Patacioni, Iperboli, & Verginij: dove (per quanto intendo) dieci mille si troverebbono piu atti al calunniare, di quello Eurimno che cercò di por lite fra Castore & Polluce: si che vedete come state, & qual affanno esser debba il nostro per voi stessa consideratelo. Deh cara signora madre ispeditevi da questi intrichi, quanto piu tosto potete, & ritornate a noi, che vi aspettiamo con maggior desiderio che non fa l'ostinato Giudeo il già venuto Messia: Tutti siamo sani, ne altro ci manca per consolarci pienamente che la vostra dolcissima presentia: Di casa alli XX. d'Ottobre.

CECILIA VALERI A M. ORSOLA STELLA.

Dite a vostro figliuolo che tenga la lingua fra denti et che non straparli hor di questo Prencipe & hor di quell'altro: ma che si ramenti alcuna fiata di quel verso. AN NESCIS LONGAS REGIBUS ESSE MANUS? Ramentisi che il Re Antigono uccise Theocrito chio per la sua mordacità: Ramentisi come Daphita gramatico fu crucifisso nel monte Thorace per non sapersi astenere di lacerar la fama & l'honore de Prencipi. Ramentisi come furono stranamente trattati Anasarco da Anacreonte Cipriotto, Calistene da Alessandro, Antiphone da Dionigi, Mevio dal Triumvirato, & Esopo dalli Delphici: ne piu di questo per hora vi parlo. Di Vinegia alli X. d'Agosto.

LODOVICA GAVARDA A .M. N. N.

La vostra importuna loquacità molti n'ha condotti à liti, & a dure controversie, & hora piu che mai perturba tutta la vicinanza; deh ricordative che Giove tolse la lingua a Lara nimpha, per esser troppo loquace: & che fu relegato nell'inferno Tantalo per non saper tener la lingua fra denti cosi potrebbe un giorno accadere à voi, poi che non sapete, ne volete tacere; ma perche non vi viene un giorno desiderio d'imitare il silentio di Paulo Semplice, di Agatone, & di Secondo philosopho, acciò non caschiate piu in tanti errori: & gli amici non pogniate in infinito travaglio: ma forse mi potreste dire quel che già disse Zenone alli legati del Re Antigono, difficil cosa essere il poter tacere. io vel confesso, & dicovi all'incontro esser difficil cosa il poter uscire delli affanni, ne quali ci pone sovente volte la sfrenataggine della nostra lingua. vi doverebbe pur esser per un bastevole precetto l'haver scritto Sophocle in una Tragedia che il silentio era l'ornamento delle donne. non altro, attendete a conservarvi sana & senza veruna infamia. Da Brescia alli XXV. di Febraio.

GIULIA ROSA A .N. F.

Acciò non vi facciate monaca v'ho proveduto d'un marito: il quale, da che nacque, non fu mai udito ne mentire, ne giurare, ne adirarsi, ne ociosamente favellare: col quale spero haverete vita giocondissima: avisatemi adunque se siete risoluta di volervi maritare o pur monacarvi. quando voi di ciò mi avisarete, daretemi similmente aviso della quantità della dote, non si cercherà d'onde la sia venuta essendo noi certi della bontà vostra & dell'honestà de vostri maggiori. Di Brescia.

FRANCESCHINA DA DRESSINO ALLA .S. OLIMPIA TAMISONA.

Nelle vostre lettere ultimamente scritte, mostrate sentire istremo dolore, perche vostro figliuolo a singolar battaglia combattendo, habbia perduto; questo non è cosa tanto inusitata che habbiate per ciò a disperarvene. Scrisse Archiloco Poeta, che meglio fusse il gittar via lo scudo che lasciarsi ammazzare: & cosi fece presso di Aristophane Cleonino: Taurea poi Campano, dovendo da solo a solo combattere con Claudio Asello soldato Romano, come egli vide l'inimico circondar lo steccato spronò il cavallo, & pieno di sbigottimento fugi in Capoua: almeno vostro figliuolo non si è portato poltronescamente: hà pur combattuto quanto piu virilmente hà potuto; ma era di necessità che l'uno de dua rimanesse ò morto ò prigione. Consolative ch'egli non hà mai (per quanto m'è rifferito) mostrato in quella battaglia che durò piu di sei hore un'atto vile & codardo: pregovi adunque per quanto so & posso, a darvene pace, & pregar Iddio c'habbi pietà de suoi errori: cosi farò anch'io senza fallo: non altro. di Vinegia.

ISABELLA GONZAGA SIGNORA DI PUVINO A LUCIANA .N.

Hò inteso che vi siete molto sdegnata con esso meco, ne mi volete piu viva, per haver io detto, che vostra madre pazzamente facesse, comportando che tutto l'altro giorno & publicamente, & privatamente danzasi alla gagliarda; si che l'è vero che l'ho detto, & lo raffermo, & di novo lo biasimo. oh che bella honestà di Matrona pudica & savia tenuta: & forse che ella non sa quanto sia pericolosa cosa l'avicinar la paglia alle accese facelle; & chi non sa che molte ne vennero già caste & vergognose a balli che ritornarno poi sfacciate & piene di lascivia. & qual utilità potete voi sperare da quel toccar de mani, da quel lascivo dimenarsi, & dalo spesso scoprir alcuna parte del corpo che celata si stava? Niuno (disse colui, che scrisse contra Verre) danzò mai, che sobrio fusse. Non so veramente che ragion v'habbiate di si forte adirarvi, essendomi mossa sol dalla gelosia, qual sempre hebbi del donnesco honore. et che siamo noi da fare come l'habbiamo perduto? a che siamo noi buone? Quando il propheta David disse spirato da celeste virtù. IN CIRCUITU IMPII AMBULANT. volle per il parer d'un dotto Rabino ch'egli intendesse de balli: Mi potreste per aventura dire che già danzasse Scipione (quell'huomo si grave et di tanta auttorità:) danzasse David, danzasse Maria sorella di Mose, danzasse Delbora, & tante altre savie profetesse. al che rispondo, che tutte le volte che voi danzerete come quelli danzarono, non me ne turberò punto, ne ve ne saperò dir male. Danzava Scipione per eccitar il calor naturale, per consumare le reliquie del cibo indigesto & per esser piu leggiero & disciolto ne militari esercitij, donde ne dependeva la salute Romana: Danzò già David mosso da una santissima letitia causata dalla ricuperatione dell'Arca del patto: Danzarono le prefate Donne più di una fiata a suono di Cembalo spinte da un devotissimo fervore, et da un'amoroso zelo verso d'Iddio: danzasi hora a cotesto modo? usasi nel mover la vita quella gravità che si usava alhora? ben pare a gesti, ben si conosce à sguardi, se con si pura & con si semplice intentione hoggidi si danza. Io non dirò per hora altro di quel c'ho detto, so che havete ingegno (se lo volete adoperare) & che fra voi stessa quando sarà acchetata quella grand'ira ch'hora vi tiene il lume abbarbagliato, direte c'ho ragione da vendere, & che voi a gran torto vi siete meco turbata. Da Luzzara alli. VII. di Febraio.

ISABELLA CAVALLERIA GUALENCA A .M. ZENOBIA FALCONI.

Hò letto quanto mi scrivete di alcuni, liquali sendo capitati nelle mani d'infideli, per timore de supplitij altri hanno rinegato Giesu Christo, & altri s'erano nelle spelonche nascosti: & questo quando più era tempo di mostrare l'animo loro. veramente m'è ciò assai, & non poco per la gloria di Dio dispiacciuto: l'è pero d'havergli compassione poi che molti de nostri antichi, liquali parevano colonne della fede nostra, cascarno per timidità in simili errori. Giurò Pietro Apostolo, ch'egli non abbandonarebbe mai il suo Signore (anchora che tutti li altri Apostoli l'abbandonassero,) & pur quando si venne al fatto per paura dell'impietà Giudaica non sol si sottrasse al pericolo, & seguitollo dalla lunga, ma tre volte lo negò avanti che il gallo cantasse. Athanasio Vescovo di Alessandria conoscendo non poter resister all'invidia che contra concitata gli havevano li Arriani, per timore della morte, stette sette anni nascosto in una Cisterna: Marcelino Papa temendo l'ira di Domitiano, sacrificò a gli Idoli. Si che non ve ne date maraviglia; ma habbiate compassione all'altrui fragilità accioche Iddio habbi compassione à noi: ne altro mi occorre a scrivervi: state sana. & quanto piu potete lieta pregando del continuo & per voi, & per noi; accioche nostro Signor dia a tutti fortezza contra li infideli: & finalmente ne conduca a vita eterna. Di Vinegia alli XV. di Novembre.

CICILIA DA CA PESARO TRIDAPALO A. M. MARGHERITA POBBIA.

Con dispiacer grande hò inteso c'havete lasciato quella vostra tanta attilatura, & quella diligente opra di ricamare, & di cucire; la quale, vi faceva risplendere sopra tutte le donne della città vostra; & vi siete data tutta in preda alla vana poesia; & odo di più che ve n'andate a guisa di spiritata, hor per la casa, hor pel giardino, cercando delle desinentie per concordar di molte rime; Ditemi (di gratia) non sapevate voi trovar piu agevol via per farvi tener pazza che darvi nelle mani di poeti? huomini per la maggior parte maligni, iracondi, satievoli, bizarri, & maninconici? Certo, non senza cagione il divino Platone li scacciò dalla sua divina Republica: & Aristotile ne suoi miracolosi scritti li publicò per bugiardi & per mentidori. Non vedete voi che la maggior parte de santi huomini consigliò fusser abbrugiati i lor poemi, come cose di malo esempio, & che facilmente potesse impedire la nascente gloria del sacro santo Vangelo? et che altro trovate voi ne poeti, che lagrime, sospiri, singhiozzi, & amorose passioni dalle quai cose, vorrei foste, (quanto vi sie possibile) aliena? Veramente in essi, altro non trovo che stupri, adulterij, Metamorphosi, sanguinolenti sagrificij, & altre favole, atte con il lor mortal veleno, ad ammorbare qualunque ben riformata Republica & eternalmente sbandeggiarla dal celeste Regno: scrisse già .S. Girolamo à Papa Damaso; che i versi de Poeti, erano il vero pasto de demoni; scrisser molti altri, non di minor santità ornati esser li poeti perniciosi, nemici del nome christiano, malefici senza piatà et senza fede: Sono i poeti seduttori delle semplici & tenerelle menti con la lor mortifera dolcezza, ne altro credo fusse il pestifero canto dette Sirene, che li poemi di questi scioperati briconi. Non crederò io mai che maggior danno, ò maggior corruttione recar ci potesse la setta di Arrio, la scuola di Pelagio, il Dogma di Nestorio, ò l'impietà di Giuliano Apostata. Non pensarò io mai potessemi esser tanto pernitiosa la conversatione di Protagora, di Sardanapallo, di Luciano, di Apollinare, ò di Diagora, quanto mi sarebbe la lettione di miscredenti et lascivi Poeti. Sono anchora di piu nemici delle cittadinesche usanze: ne per altro rispetto essi alle selve riccorrono, & à monti rifuggono. poi che Homero hebbe longamente peragrato il mondo, egli si ridusse ad habitar, hor tra l'ombrose selve, & hor tra duri scogli. Così Virgilio, lasciata Roma; si ridusse ad habitar doppo il promontorio di Pausilippo & di Pozzuolo: non vi voglio per hora tesser il Catalogo di Poeti che nemici furono dell'urbanità, vi confermerò bene che se non lasciate da canto la lor malvagia lettione, diverrete di giorno in giorno men Christiana che non siete, & pericolo ci è che di pazzo & di furioso amore impaniata tosto non vi vegga: & se questo aviene, che sarà allhora di voi? che se ne dirà per le piazze, per le loggie, & per le chiese? sarete mostrata a dito fin da fanciulli: & diranno ecco Sapho, ecco Corinna, ecco la Petrarchessa, che sputa versi dal furor poetico agitata. Deh fate a mio modo, lasciateli star in Parnaso a trastullarsi con le Muse: & tornate voi all'ago, al fuso, & all'ordir quelle vostre belle tele, che facevano vergogna alle Lodegiane, alle Bresciane, alle Cremasche, alle Pozzolane, alle Rochegiane; a quelle di Holanda et di Cambrai: state lieta: Di Mantova alli .VI. di Maggio.

ISABELLA SFORZA A .M. MARGHERITA POBBIA.

Hò ricevuto le vostre carissime lettere alli .xx. d'Agosto; scritte però alli .x. & insieme la copia di una lettera che molto duramente flagellava, anzi crocifigeva i Poeti: sonomi assai maravigliata, che si bell'ingegno habbi esercitato l'eloquentia sua in biasimar cosa degna di somma loda, & di somma riverentia. Io per me Poetessa non sono, ne giamai fui: pur per l'amor grande c'ho sempre alla poesia portato, & portero fin che vivo, non mi posso rattemperare odendone dir male, che tutta non mi turbi: ne mi posso contenere che a mio potere non la difenda; non voglio già per difenderla, usar alcuna peripatetica dimostratione, ma procederò sol per grosse congietture, & noti essempij & per la prima dicovi: che se se la Poesia non fusse cosa piena di riverenza, non si sarebbe degnato il grande Apostolo di Tarso cittar nelle sue divine pistole, versi di Epimenide, & di Menandro: il che fece anche essendo nell'Ariopago (si come n'habbiamo ne gli atti de li Apostoli) per confermar il suo fruttifero sermone, cittò un verso di Arato Poeta: dal cui essempio mosso. S. Dionigi, di lui discepolo, & di Christo martire constantissimo; molto della poesia ne suoi scritti si prevalse: & quante volte Girolamo, (lume della fede nostra) si serve a suo proposito di Virgilio, di Oratio & di Persio? leggete le sue Pistole, leggete il prologo delle quistioni Ebraiche & chiaramente il vederete: fa il medesimo Ambrogio, maestro di santa Chiesa: fa il medesimo piu fiate Agostino quell'unico flagello de Manichei. Ma che vi si dirà di Fulgentio dottor catholico & Pontefice molto Reverendo che si copiosamente ne scrisse? ma lascio star il dir de sacri Dottori: quante cose hà detto il Salvator nostro per parabole convenienti a lo stil comico? sdegnossi forse di usar le parole di Terentio contra Paulo, quando li disse: dura cosa ti è il calcitrar contra lo stimolo; ma lascio per hora star le cose sacre, ditemi che non havrebbe fatto Alessandro (il magno) per haver un scrittor tale, qual fu Homero? per amor del quale, sette gran città, cioè Smirna, Rhodo, Colophone, Salamina, Io, Argo, & Athene contendono di volerlo per lor cittadino & li Smirni li edificarno già un bellissimo tempio. Parve a voi che li Scipioni stimassero Ennio povero Poeta Brondusino, havendolo fatto partecipe del medesimo sepolchro et contentandosi che le ceneri insieme si rimescolassero? non fu caro altresi per la poesia Theophane Mitileno à Pompeio? (à quel Pompeio dico) che adeguò la virtù con la fortuna. Vegniamo a tempi piu moderni: quanto fu ben caro il nostro divino Petrarca al Re Roberto: à persuasione del quale, essendo di sessant'anni, s'incominciò a far legger Virgilio, stupendosi che sotto si rozza, et dura scorza stesser nascosti si alti sensi, & si segreti misteri: ma forse ch'egli volle in questo imitar Solone, il quale, essendo vecchio poi che dato hebbe le leggi alli Atheniesi; si ridusse alla poetica. Non fu mai huomo, ne donna al mondo, tanto stoica, ne tanto di gloria nemica, che amato & riverito non habbia li Poeti: dalla penna de quali immortal gloria già lor ne venne. Non sono forse chiamati li Poeti sotto nome di Theologi? non furon tenuti per gran Theologi Orpheo, Lino, Museo, & altri molti? non hà trattato Dante sotto Poetico velame quanto si contiene nel sacro senno della santa Theologia? non si sono co versi egregiamente descritti da Mose, da Giobbe & dell'inclito David i divini concetti de lo Spirito santo? d'onde ancho si mosser Sedulio & Prudentio, a trattar poeticamente la christiana verità, ma che dirò di Giuvenco Spagnuol poeta che sotto coperta di huomo, di bue, di lione, & di aquila si felicemente espresse le divine attioni di Giesu Christo? Io, per me, non leggo mai la divina Eneida di Virgilio, che non mi paia di legger una perpetua loda della virtù: sentomi tutta commovere all'opre della carità quando leggo la clementia ch'usano li nemici Troiani verso di Achimenide: parmi veramente di veder posto in pratica l'esortatione che il Salvator ne fa perche si giovi di cuore alli nemici. Quando contemplo quelle infiammate parole di Enea, a suoi compagni dette, perche pacientemente sofferir voglino li disagi del viaggio, le angoscie del mare, & li terrestri pericoli: dico fra me stessa questo fu un'animo invitto, una fronte intrepida, & una mente, più che 'l diaspro salda: da Virgilio imparo l'amor che alla patria di deve: da Virgilio imparò la pietà paterna veggendo Enea sopra delle spalle portarne il vecchio padre per mezo delle radenti spade, delli ingordi fuochi, & de rovinati Tempij. Quando pongo mente con qual fortezza di animo & con qual altezza di cuore, spezzi quel gran capitano, le cathene del petulante & lascivo Cupidine, sentomi tutta armare, & robusta divenire contra li assalti d'amore & rafreddarsi in me, ogni concupiscibil appetito. Imparo da Didone di esser cortese & liberale à calamitosi stranieri, & à fortunosi fuor'usciti. Imparo in molti altri luoghi da quante passioni sia sbattuta & infestata l'humana fragilità: et appresso, con quali forze anchora rimanghino supperate da li animi costanti. Quando leggo i giuochi fatti da Enea presso di Aceste, nell'anniversario del padre, parmi a punto leggere i sacri libri de Machabei, & al mio dispetto divengo piatosa verso de poveri defunti: non vi dico nulla quanto poi ben'apprenda ad esser prudente & circunspetta, considerato lo scender ch'egli fa all'inferno. Infinitamente mi accendo alla verace & immortal gloria, dando le orecchie ben purgate alle saggie persuasioni che fa il vecchio padre all'animoso figlio. Imparo da Virgilio bellissimi accorgimenti nel far delle amicitie & somma fede nel conservarle. oh come se mi intenerisce il cuore di pietosa dolcezza, ramentandomi le molte lagrime versate nella morte del fedel Palante; Quando leggo quella affettuosa oratione: IUPITER OMNIPOTENS PRECIBUS SI FLECTERIS ULLIS, viemmi voglia di gittarmi incontanente in ginocchione, & con fervor grande adorare l'eterno Padre, ma perche tanto mi diffondo? Io tutte le volte che peso le parole, et considero le profonde sententie di questo alto poeta; egli mi pare tutto pieno di santità. Che diro di Oratio, di Giovenale, & di quel Persio honor di Volterra? qual philosopho, qual mathematico, ò qual legista riprese mai con maggior vehementia & acrimonia il vitio & lodò la virtu? Paruta mi sarebbe cosa piu ragionevole il solamente dir male di alcuni licentiosi Poetastri, & non indifferentemente di ogn'uno: Dovevalo pur almeno ritener la maesta di Homero, qual chiamano le sacre leggi padre di tutte le virtù; & spesse volte per dentro di quelle, si ci mescolono molti de suoi versi: si come veggiamo nel fine del prohemio del Codico; & sotto'l titolo de giustitia & iure: nel trattato delle compre; & nella materia de legati & fede comissi, & in altri luoghi, come vedrete, se leggerete le Pandete Pisane. Qui voglio far fine al mio scrivere; perche sentomi hormai la mano debole & stanca: questo per hora bastivi, poi che il mio giudicio ricercate circa la lettera scritta in vituperio de Poeti: & se commodo vi serà, rimovetegli dall'animo si stolta et si falsa opinione, & à voi per sempre, di perfetto cuore mi raccomando; & paratissima alli vostri servigi mi offero. Di Piacenza alli .XXV. di Marzo.

ISABELLA GONZAGA A .M.

Galeazzo vostro amantissimo fratello m'ha rifferito che siete doventata molto inferma, di che vi attristate piu di quello che ad una christiana donna si conviene: vi dovereste in tutti i modi confortare & prendere speranza d'haver tosto a mutare allogiamento: questo corpo chiamato da molti casa & albergo dell'animo ci è stato dalla natura dato per brieve tempo: il che, doverebbe esser cagione di farci morire piu volentieri di quel che noi facciamo: si come dicesi quel vento esser piu felice, il quale piu tosto ne conduce in porto, cosi piu fortunati sono quelli che da veloce morte tratti sono fuori delle malvagità della presente vita et nell'eterno regno traportati, si che non ve ne dolete, si come non si duole l'incarcerato perche la sua prigione sia piena di fissure, & minacci da ogni lato rovina, cosi sperando di poterne piu tosto uscire: guardate che la voluptà non sia stata cagione di questa vostra debolezza, anzi che la mala compositione del corpo vostro: sono le voluptà simili a quei ladroni dell'Egitto detti volgarmente Philisti, liquali n'abbracciano per strangolarci: cosi fanno ancho li carnali diletti essi ci ammazzano mentre ci lusingano: ò beati & aventurati noi, se d'altro piacere non ci lasciassimo mai invaghir li animi nostri, che dell'eterna vita, & che a poco a poco ci avezzassimo a morire: ma noi facciamo come quelli fanno che sono tanto amici del vino, che sorbiscono fin'alla fece di quello: siamo tanto desiderosi di prolungar questa nostra miserabil vita che ne anche nell'estrema vecchiezza ci contentiamo di morire. Di Puvino.

ISABELLA GONZAGA ALLA .S. LUCRETIA GONZAGA.

Dative hormai pace carissima sorella, ne piu vi tribolate della prigionia del vostro caro consorte: ma sperate nella bontà Estense: che si come fu si pronta al donargli la vita, cosi sarà anchora pronta a restituirgli la desiderata libertà: & quando pur a Dio piacesse, ch'egli morisse nella prigione, non li haverebbe però cosa che non sia avvenuta a maggior huomo di lui: morì prigione Iugurta, morì Siphace, morì Enrico .iii. Imperadore, morì prigione Celestino quinto, Gioanni primo, & Giovanni quarto decimo pontefice: morì prigione Aldegisio figliuolo di Desiderio Re de Longobardi & Aristonico doppoi che egli fu menato in triumpho da Aquilio console. sperate in Dio che vi consolerà, & ve lo restituerà nelle caste braccia forse piu savio et accostumato che prima non era. Nella casa mia del continuo si prega Iddio & per la sua liberatione, & per la vostra pace. Di Luzzara alli .VIII. d'Aprile.

ISABELLA GONZAGA A .M. CLARA CARAFFA.

Pregovi a non dolervi piu di me, perche io sia mancata di memoria, ne servigi vostri, habbiatemi (vi prego) per iscusata: poi che non mi è conceduto la memoria, ne di Cinea, ne di Mitridate, ne di Theodette, ne di Lucullo ne di quel Ortensio: se hà peccato di memoria verso di voi in simil caso .M. Lucina la quale, si giudica da savi che superbi Seneca, Elio Adriano, Cirro, Carmide, & Portiolatrone, & pur l'havete havuta per iscusata, perche non fate cosi a me; la quale, di debolezza di memoria, avanzo Messalla Corvino, Bamba Re de Gothi, Calvisio Sabino, Orbilio Beneventano & il smemorato Curione? sforzerommi per lavenire di sodisfarvi piu intieramente che non ho fatto, pur che vi degniate di commandarmi: Iddio da mal vi guardi: Da Puvino alli .IIII. d'Agosto.

SUSANNA VALENTE.

Sono stata pregata da chi mi potrebbe commandare che io vi voglia quanto piu dolcemente posso, riprendere dell'esser voi troppo loquace, & di non poter contenere alcun segreto che communicato vi sia. se l'è cosi (come intendo) certo havete gran torto & poco prudentemente vi portate: non vi accorgete voi che se stanno male le case senza uscio, le finestre senza antenne, le borse senza i legami, cosi star male anchora le bocche senza freno: si come non è facil cosa il lasciarsi di mano uscire alcuno uccello, per volerlo poi ripigliare, cosi non è facile di rivocare le parole, poi che una volta di bocca uscite sono: sogliono esser loquacissimi sol quelli, che hanno poco cervello: si come i vasi che pieni non sono, fanno sempre maggiore strepito, cosi le persone vane et sciocche abondano sempre più di ciancie che quelli non fanno che saggi & prudenti sono istimati: si come per il parere de Medici il seme che tosto si sparge, è infecondo & al generar inutile, cosi inutili, anzi nocive sono tutte quelle parole che dalla bocca n'escono senza ritegno, o senza farvi sopra alcuna matura consideratione: non vedete voi, che niuna donna si fida hormai più della taciturnità vostra? & la cagione si è, perche mai non restate di cicalare. Sono le persone loquaci simili alli fanciulli c'hanno il ghiaccio nelle mani & quello per l'innata lubricità ne possono ritenere, ne perder lo vorrebbono. Si come le vipere sono da propri parti rotte & fieramente uccise, cosi i loquaci scuoprono li commessi segreti anchor che aggiunta vi sia la propria rovina & destruttione: astenetevene adunque & state sana. Di Mantova alli .XII. d'Agosto.

CATHERINA ANG. MARCHESA GONZAGA A .M. LIVIA FRANCA.

Mi è rifferito che vi siete fortemente adirata con vostro marito, ne volete con esso lui pace, per havervi negato alcuni ornamenti havendone molti di soverchio: & che havete voi finalmente deliberato di fare? di mandar vostro marito all'ospedale. oh bello honore che vi farete: il pover huomo hà fatto piu di quel che doveva, & poteva (se ben esamino le sue forze) & voi non vi contentate mai di cosa che v'habbiate. Havete vesti da comparar a quella di Antistene Sibarita, la quale si soleva ogni anno sospendere per miracolo nel tempio di Giunone Licinia: havete veste di non minor pregio di quella c'hebbe Lollia Paulina, laquale fu stimata quattro cento Sestertij: egli v'hà fatto sottanne, da star al paragone di quella veste: nella quale Triumphò Tarquinio Prisco, & di quelli che donò Silofonte a Dario figliuolo di Histapo; & tutta via n'andate importunamente chiedendo dell'altre? Deh vergognative di questa vostra importunità & di questa vostra intollerabil arroganza. non l'havete voi hormai posto al fondo con tanti zibelini, con tanti martori, & con tanti lupi cervieri? non l'havete voi quasi che destrutto con tante, carrete, cavalli, ricami, & paviglioni? che potreste far piu se recato li havessi l'imperio di Roma in dote? cieche nel vero siamo, adornando con tanto studio questa nostra carnaccia: ch'altro però non è che fango, & polvere & cosi coprendo questo nostro Capo di si pretiosi coprimenti, non capendovi dentro salvo che pensieri vani, sogni, & folle de romanzi: Io vorrei sorella mia, c'hoggimai si ravedessimo & pensassimo che non siamo piu fanciulle; i capei di fino oro tosto incominciaranno a farsi d'argento, & n'anderemo tosto in luogo, dove non si renderà conto del vestir leggiadro, ne di legar i crini con piu grata maniera, ma renderemo ragione della fede, della charità, & del tempo mal speso in frascherie: voi havete intelletto, adoperatelo, adunque riconciliatevi col vostro consorte, honoratelo, contentative di ciò ch'egli vuole, fateli vezzi, come faccio io al mio signor Luigi.

Di castel Giuffrè alli XXV. di Febraio.

CATHERINA .C. GONZAGA ALLA .S. LIVIA MORTELLA.

Mi sono doluta assai della sententia, che voi havete havuto nella possessione che vi lasciò vostro marito; et ho per vostro servitio, et per honore della giustitia desiderato, che hoggidì presso di noi regnasse qualche novo Cambise che facesse scorticare questi iniqui giudici come già fece quel Sisamne, che dette l'iniqua sententia: sofferite pacientemente poi che sempre questo iniquo sesso Mascolino fu nemico di noi povere donne; & sempre a suo potere ci conculcò & a mal termine ridusse: state sana & confortative, tenendo per cosa ferma che Iddio non vi debba punto mancare, pur che in esso riponiate le speranze vostre. Dal nostro castello di Luzzara: alli IIII. d'Aprile.

SUSANNA VALENTE A .M. N. D.

Voi mi fate sapere per vostre lettere, che desiderareste havere per vostro marito quel dottore, del quale l'altro giorno diffusamente mi parlaste; pregandomi che far voglia ogn'opra perche il fatto si congiunga; mi credo fermamente che habbiate perduto il cervello. & che Diavolo volete voi far di Dottori? non sapete che sono questi litterati per la maggior parte tisichi, gelosi & franetichi? oltre che il studio li fa sempre catarrosi, ne sentirete mai altro che sputacchiare & tossire; fate a mio senno, lasciateli stare & questo ispetialmente: non vedete voi che ceffo d'asassino egli hà? non vedete che guardatura crudele et che maniere contadinesche son le sue habbiate un poco di patientia, che se à quest'hora è vivo il figliuolo d'un mio honorato amico farò ogni opra perche vi sia & sposo & servidore: egli deve fra pochi mesi ritornar dalla corte di Cesare, l'è il piu bello & attilato cavagliere che havesse mai la città nostra: state sana. Di Mantova alli XX. di Aprile.

IPPOLITA CREMA A .M. FULVIA RULLA.

Strana cosa mi pare che gli huomini si vantino tanto di esser soli nati alle lettere, essendoci tante & tante femine non meno di loro alli buoni studi atte: Aspasia Milesia fu pur maestra di Pericle avanti che le fusse moglie. Fa pur honorata mentione Gellio della dottrina di Pamphila, la quale scrisse tanti belli commentari nella Grammatica: fassi pur mentione di Phemonoe, di Sofipatra, di Theano, di Alpaida, di Demophilia, & di altre infinite? perche adunque si impudentemente si vantano? perche vogliono si sfacciatamente che di loro solamente sia l'ingegno? di lor sieno le forze & di lor sia finalmente ogni valore? attendete pur figliuola mia a li studi, & lasciategli gracchiare quanto vogliono, che alla fine saranno astretti a starsi cheti & ammirar la donnesca virtù; state sana & lieta, che Dio sempre da dishonore vi difenda, & in prosperità vi conservi. Di Mantova alli III. d'Aprile.

IPPOLITA CALCATERA A .M. PERLA.

Alli X. di Dicembre hebbi le vostre lettere, nellequali molto vi dolevate che vostro figliuolo fusse riuscito si mal sano et delle gambe si mal disposto. io certamente non molto me ne maraviglio veggendolo tutto dato all'otio & al riposo, ne mai esercitarsi il corpo in alcuno utile & honesto esercitio. Venga un poco a starsi con esso noi a Perego per qualche giorno, dove ritrovarà si perfetti cacciatori, quanto mai fussero ne Elimo, ne Panope, delli quali, favellando Virgilio cosi già disse TUM DUO TRINACRII IUVENES HELYMNUS PANOPESQUE ASSUETI SYLVIS, COMITES SENIORIS ACESTAE. Potrassi anchor esercitar (s'egli vorra) nel cavalcare essendoci il cavaglier Pozzo mio honorato consorte, del quale si pò meritamente dire quel che disse Virgilio di Lauso figliuol di Turno LAUSUS EQUUM DOMITOR, DEBELLATORQUE FERARUM. si che venga a vedere questi nostri monti Brianceschi pieni di ogni vaghezza s'egli vuole per l'avenire scordarsi il bel Palerno della Campania, il Berecinto della Frigia & l'Aracinto dell'Etolia. venga a contemplar almeno per dieci giorni i Monti di Brianza & sprezzarà per l'avenire l'amenità di monte l'Abbate, la serenità del monte Idalio, & la fecondità di Artemisio, monte dell'Arcadia. s'egli ci viene mentre ci è il mio consorte promettetegli da parte mia che non passerà mai giorno ch'egli de rari animali non faccia grassa preda; imperoche ci habbiamo cani di velocità non inferiori a Vertego del quale, fassi degna memoria presso di Martiale. Troverà cani li quali non cederebbono d'ardire & di prestezza ne a Liscica, ne ad Ila, ne ad Umbro da Virgilio cotanto lodati. certamente, quando gli havrete veduti & isperimentati, direte che Ateone non ne hebbe mai de simili, & che il Melampo, con l'Oribaso aggiuntovi anchora il Pamphago, il Dorceo & il Ladone, non potrebbono stare al paragone con i nostri: ne ci mancano cavalli per seguirli migliori assai di Orneo, di Etone, di Nicteo, di Alastro, di Amatheo, & di Abastro cavalli di Plutone, de quali fassi honorata memoria presso di Claudiano: oltre che donò alli di passati CESARE al mio consorte per ricompensa (anzi per testimonio del valore ch'egli hà mostrato ne suoi servigi) alcuni corsieri atti a far parer poltroni i cavalli di Achille, di Marte & del Sole, & atti a far vergognare Cillaro, Rhebo, Pegaso, Arion, Hirpino, Cireo, Pedaso, & Illerda. Se ci verrete voi con esso lui (come credo che farete) mentre essi anderanno a dar la caccia alle fiere, noi ci tratteneremo attorno le nostre peschiere, le quali (benche stia male a lodare le proprie cose) ardisco però di dire, ch'elle avanzino quelle di Sergio Orata, di Licinio Murena, di Fulvio Hirpino, di Ortensio, & di Vedio Pollio: non restate adunque di venire, & con quella servitu che vi si conviene, per timore, che siamo stretti di alloggiamento, imperoche il mio consorte hà fabricato da che non ci foste, una casa si grande & si ben'intesa che non ci è huomo che non si pensi che Spintare, Meleagene, Democrate, Philo, Sostrato, et Ermodoro ne sieno stati li istessi architetti: & pur altro disegno non ci è stato, salvo quello ch'egli è dal suo capo uscito: ne piu mi stendo nel scrivere, sol questo vi affermo & raffermo, che se ci verrete, sarete da ambidui amorevolmente raccolti; & sforzerenci di porgervi tutti que piaceri che per noi possibil saranno. anderemo a Ravagnano, a Ugionno, a Merà, a Brianzuola, a Galbià, & a Calco, dove vostro figlio haverà grata compagnia dal .S. Antonio Maria, dal .S. Pier Francesco, dal Marchese, & dal .S. Entimacho: la cui gentilissima consorte vi porgerà infinita consolatione, insieme con la .S. Veronica mia honoranda madre: state sana. Da Perego fiore de monti Brianceschi.

GIOVANNA CAVALLERIA A M. CLARA GUALANDA.

Intendo .M. Clara che di me vi siete molto maravigliata, perche hò detto di non poter piu sofferire di legger in alcun libro che sia fuor della sacra scrittura: si che l'è vero che l'hò detto, ne me ne pento, ne mia colpa ne dico ne dirò mai: & dove posso io trovare la miglior lettione? Altro piacer per certo sento legendo IN PRINCIPIO CREAVIT DEUS COELUM ET TERRAM: che non faccio ne la Phisica, nel cielo, & nella generatione di Aristotele. Altra consolatione prendo ne proverbi di Salomone, nell'Ecclesiaste, & nell'ecclesiastico del figliuolo di Syrach, che non prendo in legger ne Ethica, ne Politica, ne Economica, ne magni Morali di Aristotile: Sento altro diletto in volger sossopra i libri de Re, & de Giudici che non faccio legendo Suetonio, Plutarco, Sesto Aurelio: Flavio Vopisco: & altri simili che scrissero le vite de Cesari, godo molto piu di cuore, legendo i fatti di Mose, di David, di Habraamo, di Giuda Machabeo, di Giosuè, di Sansone & di Gedeone; che non godo per legger Dione, Cesare, Appiano, Livio, Polibio, Xenophonte & altri historici: credetelo a me, che non senza causa fu la sacra scrittura chiamata Biblia, che vuol dir libro; & cosi fu detto per eccellenza, come se questo solo, fusse il vero libro: & ne gli altri vi si contenessero sogni d'infermi, et folle de Romanzi: & d'onde credete voi che Platone habbi abbellito i suoi scritti con quelle vaghe figure, con quelle si convenevoli similitudini? non d'altronde certamente tolse i colori & gli ornamenti suoi che dalle sacre lettere, si come il Beatissimo Ambrogio piu di una fiata afferma & chiaramente ne dimostra: non è publico consentimento de dotti ch'egli udisse predicar Geremia profeta, & li pervenesse alle mani il pentateuco di Mose? dove vedrete voi ne libri Pagani, si alto principio come è quel di Giovanni Apostolo IN PRINCIPIO ERAT VERBUM ET VERBUM ERAT APUD DEUM; dove in un versetto solo ci dipigne di tre sorti Mondi: dicendo, in Mundo erat: Mundus per ipsum factus est; & Mundus eum non cognovit: ecco l'ideal mondo, ecco il materiale, ecco gli huomini che vi habitano sotto nome di mondo dall'apostolica voce chiamati: leggete quanto n'hanno scritto i philosophi che non ne trarrete tanta intelligentia quanta da questo sol verso trarne potete. deh ditemi per vostra fe; parvi che in altro libro ritrovar si possino le consolationi, & l'eterne speranze che nelle sacre lettere si ritrovano? Se havete in M. Tullio un perfetto oratore, se havete in Xenophonte un perfetto Re, se havete in Platone una perfetta Repubblica, se havete nel conte Baldesare un perfetto Cortigiano con la donna di Palazzo, se havete ne scritti del conte di Monte l'Abbate, il perfetto gentilhuomo d'honore: havete ancho nelle scritture sante, il vero patiente sotto titolo di Giobbe, havete l'essempio della verace ubidienza in Abraamo, della santissima hospitalità in Lotto, dell'ottimo Re in David, del savio S. in Solomone, del forte cavalliero in Sansone, del buono Imperadore in Mose & nel fratello Aarone, et dell'ardito capitano in Giosue: ma che non ci havete voi di buono in questo santo libro? forse ch'egli vi fa miscredente & dubbiosa dell'immortalità come fanno i philosophi: forse ch'egli vi fa impazzire attorno le zone, le sphere, et i zenit, come far sogliono i Matemattici, forse che vi oscura il vero, come veggo far i legisti: forse che vi puon in compromesso la vita, come fanno i Medici. Delli bugiardi et appassionati historici non vi parlo, liquali spesse volte fanno, che i poltroni paiano Marcelli & i Marcelli sieno tenuti timidi et vili piu di quel Pluto indutto da Luciano & da Aristophane ch'ogni cosa teme et sbigottito rimane. Vengomi hora alli Poeti, & vorrei che alcuno mi dicesse che utilità si cavi del rapto di Ganimede: dal formoso Alexi ò dal bruno Menalca: vorrei che alcuno mi dicesse che profitto mi faccia l'amor della Luna et del suo Endimione con l'importuno chiamar d'Hila, di cui si finge invaghito Hercole presso di Propertio et di Valerio Flacco. Vorrei detto mi fusse di giovamento esser mi possa l'amor di Hiacinto et di Apollo, di Ampelo, & di Bacco, di Adone & di Venere; di Titone & dell'Aurora; di Atis, & di Cibele, di Siringa & del Dio Pan. Bramo detto mi sia che honestà si apprenda leggendo gli amori di Valerio Flacco et dell'amazonico fanciullo: che religione si apprenda per sapere che Tibullo amò Cherinto, Anacreonte Batillo, Alceo Lico, Valgio Misti, Asinio Hippolito, Voconio Testilo, Oratio Ligurino, Q. Catulo Epigrammatario amasse Roscio, Euripide Agatone, & Arato Philino. Credete voi Madonna Clara, che venir mi possa desiderio di unirmi con Dio per leggere che Daphne fusse amata da Apollo, Tiro di Nettuno, Hebe da Hercole, Philace da Stratocle, & Atalanta da Meleagro? mai non che non me ne verrà giamai voglia. si ben leggendo nella sacra Biblia di Sarra et della riverentia che à suo marito portava chiamandolo suo signore: si ben leggendo di Hester, di Susanna; di Giudit & di Anna figliuola di Elcane laquale, non si partiva mai dal tempio sempre alle orationi, & a digiuni intenta. Non vorrei pensaste che io vi scrivessi come una trassognata: hò anch'io letto la parte mia de scrittori Pagani et me ne pento, et ne chieggo perdono a Dio sopra tutte le colpe mie: non vorrei da che appresi la santa Croce haver mai letto altra cosa che la divina scrittura: vorrei haver mangiato questo sacro volume come per il profeta Iddio comandò: vorrei havermelo convertito in succo et in sangue, perche egli sarebbe stato come una lucerna a piedi miei, & havrei guidato ogni mia impresa secondo la parola d'Iddio, da quella sarei sempre stata pendente, quella m'havrei io tolto per mia guida, per scorta, & per tramontana, con quella mi sarei piu dottamente governata che forsi non hò fatto, ma meglio è tardi che mai; si che non vi maravigliate più per l'avenire, che lasciato habbi qualunque altra lettione, & data mi sia tutta alla verace Theologia: anzi vi essorto a far il medesimo c'ho fatto io; seguite (vi prego) le mie pedate, ne vel recate a vergogna, perche sia piu giovane di voi, fate vostro pensiero che la mia voce, con la quale vi invitto a si gloriosa impresa, sia voce celeste, & non terrena, persuadetevi che le mie parole sianvi dettate dalo Spirito Santo & non d'altrui. Ricordatevi di ciò che disse il beatissimo Girolamo, che l'ignoranza delle scritture si era l'ignoranza di Giesù Christo. Ricordative di ciò che disse il Salvator nostro: SCRUTAMINI SCRIPTURAS, ILLAE ENIM TESTIMONIUM PERHIBENT DE ME. cosi facendo, noi saperemo che cosa sia veramente Christo, & quel che egli habbi fatto per noi, & cosi l'ameremo con tutto il cuore, & amandolo il fruiremo insieme col padre, col figliuolo, & con lo spirito santo: amen. Di Vinegia.

LUCRETIA MASIPPA ALLA S. CAMILLA MARCHESA PALAVICINA ET S. DI CORTE MAGGIORE.

Quando mi fu data la nova che havevate partorito un bel figlio maschio, io ne sentì tanta allegrezza al cuore, quanta ne sentisse Diagora Rhodiotto, quando egli vide in un medesimo giorno coronare tre suoi figliuoli vincitori et spargerli addosso dalle piu alte finestre un nembo di vari fiori. Non sentì tanta gioia Philippide scrittor de Comedie, quando in un Poetico certame fuor di ogni speranza si trovò vincitore: direi liberamente d'haver superato di letitia Chilone Lacedemonio, quando egli vide ne giuochi Olimpici coronar il figliuolo. Di che mai havessero Policrata nobile Romana, & Marco Iuventio console, sel non fusse, che quelli di allegrezza morirno, et io son pur viva; benche mal viva mi senta, sendo privata della vostra gratiosissima conversatione; non potendo più udir la dolcissima favella, non veder le accorte maniere, non finalmente, con attentione contemplar le honorate vostre attioni: Iddio mi faccia gratia che vi rivega prima che io muoia; altrimenti morte mi fora pur troppo acerba & troppo dolorosa, ma non posso credere che non vi venga un'altra fiata desiderio di rivedere questa nostra inclita & gloriosa città di Vinegia, dove il male muore, & il bene si nodre & si cria. state sana insieme col vostro amatissimo consorte: le mie figlie riverentemente vi salutano. Di Vinegia alli X. di Novembre.

CHIARA FEDERICI CONTESSA MARTINENGA A M. LELIA CANOSSA.

Hò pur havuto il gran dolore, intendendo la morte di vostra madre, che fu a nostri tempi uno specchio di patientia, una norma d'honestà & una infallibil regola dell'honorato vivere. Deh quante volte hò io pregato Iddio che si come già si permesse & si acconsentì risuscitassero Aviola, L. Lamia, Corfidio, Gabieno, Tindareo, Hercole, Esopo, & altri molti, cosi ci fusse hora conceduto ch'ella tosto risuscitasse. Deh perche non posso io fare come si legge haver fatto .S. Cataldo che risuscitò la madre da cui era stato poco avanti partorito. se ciò potessi fare, so ben io certo che sin'a quest'hora non la desideraremo piu: ma sapete voi come l'è? ci bisogna haver patientia in tutto quello, che ne vien ordinato dalla divina potentia, & non dolersene, & non turbarsene punto: attendiamo a consolarci scambievolmente, imperoche mi sento di non haverne minor bisogno di voi: non altro: Iddio ci guardi da male. Di Brescia alli XXV. d'Agosto.

MADDALENA BARATTIERA A M. LODOVICA CORNARISA.

Non credo che alcuno di quelli, iquali finsero i poeti esser condennati alli supplitij infernali, senta tanta angoscia, quanta sente un'anima che sia presa di gelosia: l'affanno veramente delle figliuole di Danao, il tormento di Prometheo, l'afflittione di Sisipho, la molestia di Titio, il cordoglio di Theseo & di Isione è nulla, rispetto a quel che per gelosia si pate. questo vi dico io, perche ve ne guardiate, intendendo che siete assai vicina per intrare in questo inestricabil laberinto. Deh lasciate per vostra fe correre l'acqua all'ingiù & non vogliate rizzar le gambe a cani: tengo fermamente che se voi perseverate a cotesto modo, che diverrete la favola del volgo. Di Piacenza.

FRANCESCHA TRIVULZA CONTESSA VEDOVA DELLA MIRANDOLA A M.

Hò ricevuto le vostre lagrimose lettere, et m'è rincresciuto infinitamente che vostro figliuolo si porti tanto male con esso voi. Voi non siete però la prima, ne credo sarete l'ultima che riceva da figliuoli simili torti. Alphonso il primo Re di Portogallo, puose già la madre in prigione, sol perche tentò di rimaritarsi & non per alcuno difetto. Michele Calafatta imperadore spogliò la madre violentemente d'ogni giuridittione ch'essa possedeva: cosi fece Constantino figliuolo di Lione, verso la madre Irene et molto peggio di lui portossi anchora Tiberio Cesare. si che datevene pace, poi che di voi sola non è questa infelicità, dell'haver pessimi et ingratissimi figliuoli. Di Mantova alli XX. d'Agosto.

ISABELLA BORROMEA TRIVULZA A M. F. N.

Che vostro marito sendo huomo da bene, sia stato si mal trattato dalla sua Republica, non vi paia ciò strano poi che per il passato fecero molte fiate alcune Republice simili de trattamenti alli lor cittadini: li Atheniesi per ricompensa delli triomphi Maratonij puosero il buono Milciade in stretta prigione: la republica di Siracusa ammazzò con infinita rabbia Dione, per opera del quale, havea già ricuperata la desiderata libertà: li Atheniesi anchora scordatisi li molti beneficij dal giustissimo Aristide ricevuti, lo sbandeggiarno dalla città. Sofferite adunque in pace, & ringratiate Iddio d'ogni cosa ch'egli vi manda; imperoche noi spesse fiate giudichiamo male, quel che veramente è bene, & tall'hora bene, quel che è male. Iddio ci porghi lume di saper discernere il bene dal male, acciò non si cada precipitosamente in qualche errore, dal quale poscia rilevare non ci possiamo. Di Milano alli X. d'Agosto.

IPPOLITA DI LAMPUGNANA A M. PHILIPPA SAGRATA.

Mi piace stremamente della compra che voi havete fatto, perche cosi ci vedremo piu spesso, & goderenci senza disturbo: ma molto piu mi dispiace che nel comprar non havete usato quella equità che a voi si conveniva: l'è celebrato dalli antichi Ermete Egittio per esser stato si giusto, che non fu mai da veruno di giustitia avanzato: Sempre, per non peccare contra la ragione, comprava piu caro di quello che il venditore istimava: non intraverrà già, a voi, se a cotesto modo perseverate di fare, come intravenne di Aristide, il quale presso delli Atheniesi, per l'incorrotta sua giustitia meritò di havere il cognome di giusto: ma sia ogni cosa in nome d'Iddio, forse vi ravederete un giorno di questo errore, & lo emendarete, havendo compassione a que poveri pupilli a quali tal heredità si apparteneva. Da casal Pusterlengo alli XX. d'Agosto.

CAMILLA SUSIA A M. BARBARA MOSTA.

Intendo che alberga nelle vostre case un'Arabesco, tenuto (da chi sa giudicare) il piu scientiato huomo, che nato sia al mondo de molti anni in qua, al quale vorrei dimandaste d'onde nasca che a Locri et a Cotrone mai fusse pestilentia; perche non piovesse mai per alcun tempo nel cortile del tempio di Venere che si vedeva già in Papho: vorrei li dimandaste s'egli reputa vero ciò che di Hercole scrive Celio, cioè ch'egli havesse tre ordini de denti & donde questo procedesse, & cosi li dimanderete di Direptina figliuola di Mitridate, della quale leggo che dui ordini n'havesse: dimandategli perche havesse Aristomene Messenio il cuore tutto peloso: dimandategli donde avenisse che Antipatro Sidonio fusse ogni anno di febre infestato il giorno a punto ch'egli nacque: me ne farete di questo gran piacere, et avisatemene quanto più tosto potrete: se il mio dottor Susio fusse presso di me, non vi darei questo disturbo, perche egli mi sodisfarebbe: ma le Sirene di Vinegia insieme con un Cigno d'Aquileia con mio gran dispiacere lo tengono da me lontano.

Dalla Mirandola.

LUCRETIA AGNELLA A M. CATHERINA OLDRADA.

Per le vostre lettere hò inteso dolcissima sorella, il desiderio che voi havreste di maritar vostra figlia col figliuolo de M. Achille Zenardo, & sopra di ciò richiedete con instanza il parer mio. Non mi conosco già io tale, che consigliar vi possa in si fatto caso, pur per quella santa amicitia che con esso noi dalla prima fanciullezza con scambievoli ufficij crebbe, io vi dirò quanto già intorno a simil fatto raccolsi dalli dolci ragionamenti del mio consorte piu fiate havuti in cotal materia, con M. Gioanni agnello, che fratello li fu, non so per natura, ma per animo anchora & per costumi. Se ben adunque le passate cose per la memoria vado rivolgendo, & più internamente considero il danno che ne risulta dalli accerbi matrimoni, da tal parentela per ogni modo vi asterrete: imperoche far debbonsi i matrimoni quando l'huomo è atto a generare, & la donna a concepire; altrimenti, liti & discordie per la casa tutta via s'odono: & sarebbe d'avertir diligentemente che sempre la matrimoniale Copula, in tal età si facesse, che li Padri potesseno a figliuoli sovvenire, et li figliuoli riferir le dovute gratie a padri loro: la qual cosa felicemente avverebbe se l'età paterna, da quella de figliuoli, fusse con giusta proportione distante. Tutti li antichi scrittori (per quanto intendo) che a me, da molte liti impedita, non fu mai lecito di volger sossopra di molte carte: vogliono che l'età della moglie & del marito, sia talmente proportionata, che da un medesimo tempo l'un cessi di generare, & l'altra di concepire, il che all'huomo avviene nel settuagesimo & alla donna nel cinquantesimo anno. Hò io certamente molte volte avvertito che quando in troppo giovinil età le persone si congiungono, rade volte a perfetta statura i parti loro pervenire, oltre che le fanciulle, per la debolezza de corpi spesso nel partorir muoiono, o vero con istrema fatica partoriscono: aggiungoli di piu, che le nozze alquanto tarde, dispongono le fanciulle a continenza & a le troppo acerbe disfrenata libidine son cagione. Ma voi mi potreste forsi addimandare quale è adunque la piu convenevol età: al che rispondo che l'età della femina è nelli dieci otto anni, & quella de maschi nelli trenta sei, percioche alhora i corpi hanno conseguito sommo vigore, & ad un medesimo tempo cessa d'ambidui il naturale ufficio. Qui per hora farò fine al mio scrivere, ma non lo farò se prima non vi aggiungo il tempo, che a savi parve piu commodo per la generatione, che sarà la vernata, & quando i venti Boreali spirano, & non mai quando li Australi soffiano: state sana che Dio prosperi li successi vostri, & a lieto fine sempre li conduchi. Da Carbonaruola alli XX. di Marzo.