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Lettere di molte valorose donne / nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori cover

Lettere di molte valorose donne / nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Chapter 50: CATHERINA DELLI OLDRA A M. CLORIDA N.
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About This Book

The volume gathers epistolary pieces authored by learned women and assembled with an introducer's remarks, presenting advice on governance, education, charity, and religious matters. Letters address rulers and private correspondents, offering counsel on prudent administration, moral conduct, and spiritual conversion, and defend the intellectual capacity and public responsibility of women. The collection mixes practical recommendations—training youth, tempering justice, protecting the poor—with devotional and persuasive passages, using personal appeals and rhetorical argument to assert female competence and to model virtuous behavior in public and domestic spheres.

ISABELLA LONARDI CONTESSA DI MONTE L'ABBATE A M. MADDALENA PEVERELLA.

Grande è stata l'allegrezza c'hò sentito intendendo che secondo il desiderio vostro, habbiate partorito un bellissimo figliuolo; per il che, prego di buon cuor Iddio lo faccia campar doppo voi, & voi, che lo partorite, imiti sempre nelle vostre piu honorate attioni. Hora non vi sarà piu lecito di gir a spasso come solevate fare, & se vorrete esser tenuta pietosa madre, vel converrà con le proprie mammelle lattare, & non gittarlo nell'altrui grembo, il che non fanno le piu nocevoli & dannose fiere c'habbia la Libia: vi converà avertire che le membra per l'innata tenerezza storte non divengano, & per il consiglio di Galeno sparger del sale fra le fascie, acciò che la pelle dura doventi, & resista alle esterne ingiurie; darli di piu à poco à poco alcuni soavi movimenti, per consumar la soverchia humidità de corpi. bisognerà anche por attentione che l'aumento del corpo suo per smoderata fatica non sia impedito, guardarlo dal vino sin'à più provetta età; assuefarlo destramente & al caldo & al gielo: isviarlo da lussuriosi spettacoli, da compagnie dissolute; et avezzarlo a dir sempre il vero di ciò che li viene richiesto. cosi sperava io di fare, se mai a Dio fusse piacciuto di far feconda la mia sterilità: & credo che agevolmente mi sarebbe ogni mio desio venuto ad effetto, solo specchiandosi i miei figliuoli nel essempio del mio amabile, & honorato consorte, ilquale, non sol Padre li sarebbe stato: ma ancho fedel precettore & diligente balio. Veramente se mi sono rallegrata che lo habbiate partorito al mondo; molto piu rallegrerommi vedendo per l'avenire che lo ripartorite a Christo, insegnandoli la vera pietà con la via dell'honore & della virtù; ne altro vi dico a questo appartenente; confidatami nella felicità del vostro ingegno, & nella maturità del senno. Di Vinegia alli X di Marzo.

GIRONIMA CAVALLERIA A M.

Se vi hò & detto & piu volte scritto che schiviate le male pratiche, non è ciò stato senza cagione: imperoche so quanto nuocer sappino le maligne persone, benche alle volte il contrario dimostrino: soglio io rassimiglia re questi tali al serpente, ilquale, anchora ch'egli sia di sua natura pestifero, mentre però si aggiaccia di freddo, si puo senza nocumento alcuno maneggiare & questo non perche egli non habbi in se stesso il solito veleno, ma sol perche non lo puo come ei vorrebbe mandar fuori. oh quanto male commetterebbesi da molti, se con l'animo rio havessero accompagnate simiglianti forze. Se io fussi nel grado che voi siete so che mi leverei dalla conversatione di alcuni, nati sol al mondo, per malignare: ma a questi tristi & malvagi huomini hoggidi non ci si avvertisce, per esservene forse troppo gran copia in ogni luogo: si come non siamo ne anche soliti di maravigliarci per vedere un albero, la dove le folte & alte selve a tutte l'hore si scorgono: attendiamo sorella mia a ben vivere lasciandoci guidare dalla ragione; & non sol a far quello che il fallace senso et l'altrui male persuasioni v'invitano: non vogliamo per cagione alcuna commettere che l'altrui pratica ci renda infami & vitiosi (come essi sono) ci faccia reputare, la vita nostra diceva gia un savio Philosopho è simile alle favole; che publicamente si recitano, delle quali non si considera quanto lunghe ò brevi sieno, ma sol quanto sieno ben recitate: altre cose occorrerebbomi di dirvi in questo proposito; ma me ne rimango sperando tosto di rivedervi: tra tanto state sana. Di Vinegia.

APOLLONIA ROVELLA ALLA S. ISABELLA SFORZA.

Le acerbe querele che voi fate delle tribulationi che tutto 'l giorno vi pioveno sopra del capo, mi fanno dubitare che l'altezza del vostro nobilissimo cuore, non si sia alquanto piegata et piu molle di quel che l'era divenuta: quasi S. che non sappiate non altro esser la vita del Christiano, che una perpetua croce, & pessimo segno esser per quelli che senza croce a questo mondo viveno? questo è veramente il triompho di Giesu Salvatore dell'humana generatione. per il mezzo della croce vinse egli il mondo, superò Sathanasso, & distrusse l'inferno a noi insegnando che caminar ci bisognava per la via d'essa croce. Soleva dir il gran Demetrio che la vita perpetuamente tranquilla et quieta senza veruna incursione di fortuna era simile al mar morto. Se siete quella valorosa donna qual v'hò sempre giudicata, fate mi vedere che li incommodi della fortuna non vi commovino, ne vi pertubino punto. siete pur hormai tanto assuefatta alle asprezze di questo mondo che niuna cosa (quanto calamitosa ch'ella sia,) vi doverebbe esser piu molesta ò dura. Se la grandine che sopra de tetti cadde, salta di qua & la con grande strepito: ma il piu delle volte senza nocumento d'essi tetti, perche dovemo pensare che li insulti della fortuna possino atterrar l'animo di una donna istimata tanto savia? Se havete insegnato alli altri con i vostri dolci componimenti come tranquillar debbano l'animo perche non usate per voi quella istessa medicina? l'animo del savio è simile a raggi del Sole, liquati benche la terra tocchino, sono però sempre in quell'istesso luogo d'onde n'uscirono: non vi lasciate adunque si vanamente perturbare; ma consolative nel S. Dio. Di Vinegia alli XII. d'Agosto.

LA CONTESSA ISABELLA DE LUNA AFFAITA ALLA S. CLARA VISMARA.

L'è vero che io mi rallegro molto quando alli amici miei succedono le cose secondo il voto loro: non posso però fare che alle volte io non tema, che si come la smoderata fecondità amazza et soffoca molte fiate gli alberi & le viti, che cosi la troppo lieta fortuna non ci distrugga, & sciocchi non ci faccia del tutto divenire: sempre piu nocque la prosperità che l'adversità. Si come il vetro quanto piu risplende tanto piu dimostra la sua fragilità, cosi la fortuna quanto piu l'è splendida, tanto è men durabile & maggior rovina ci minaccia: di questo v'hò io voluto avvisare; perche non v'insuperbiate, & non facciate come molti fanno, liquali dalla smoderata felicità si lasciano talmente accecare che par loro d'esser fatti eterni, ne piu conoscono i vecchi amici, ne credeno che mai piu lor habbi da mancar cosa veruna. oh Dio quanto sono questi fuori del buon senno: quanto dimostrano d'haver poca cognitione della instabilità delle cose humane, oh quanto mal considerano questi tali, le sue instabili & volubili attioni non per altro fu dalli antichi pittori dipinta la fortuna sopra d'una rotonda pietra che per dimostrarci quanto la sia volubile: ne per altro disse quel Terentiano O FORTUNA UT UNQUAM ES PERPETUO BONA? che per farci diffidenti & per non lasciarci riposar in lei, ma in sol Iddio, ilquale non si muta mai; ma stabilissimo rimane: non altro. Iddio vi guardi. Di Cremona alli X. d'Aprile.

ISABELLA SFORZA ALLA S. FULVIA COLONNA.

Vi hò molte volte & per lettere et con la viva voce essortata al studio delle sacre dottrine: & per quanto m'è rifferito havete incominciato a dargli diligentemente opera (vi prego) a perseverare senza stanchezza ò satietà dimostrare: imperoche la sacra Theologia è di tal qualità che s'ella profondamente non scenda alle piu secrete parti del cuore, la non vi fa sentire il frutto che di lei coglier si suole: ne vi offenda il vederla stratiata & da vani intelletti variamente esposta & spesso con danno dell'anime nostre, imperoche questo è vitio & mancamento del giudicio & de l'intelletto et non della sacra scrittura a quella guisa che veggiamo molte cose drittissime, poste nell'acqua, rappresentarsi storte & di altra forma che veramente non sono: attendete a caminar (come intendo che fate) contentandovi della dolcezza & della consolatione che la virtu di sua natura porge senza cercarne gloria ò fama imperoche si come l'ombra al nostro dispetto ne segue & accompagna cosi la gloria seguita la virtu anchora ch'ella se ne fugga: dico anchora di piu che si come l'ombra alcuna fiata precede & alcuna fiata ne viene doppo le spalle, cosi ad alcuni subitamente gli ne segue la fama doppo l'haver operato virtuosamente et ad altri indugia fin doppo la morte certa cosa è però che quanto piu dalla lunga ella se ne viene, tanto maggiore è solita essere. Deh perche non mi è lecito di esservi piu vicina per accendermi tutta via piu alla virtu: ma chi sa forse che un giorno mi sarà conceduto fra tanto vivete lieta & amatime. Di Milano.

CELESTINA SEREGNA A M. GIULIA DEL BORGO.

Non vi hò piu per tempo scritto per il gran cordoglio c'ho sentito nella morte del mio pappagallo, dal quale, ero piu amata, che non fu mai Hermia dal suo caro delphino, piu che Argis dall'oca, piu che Glauce Citarista dal suo montone, piu che Amphiloco dall'amantissimo gallo. Se io fussi morta prima di lui, credo fermamente, ch'egli sarebbe di dolor morto, si come fece quella gratissima aquila poi ch'ella vide abrusciar il corpo della Virginella che allevata l'haveva: hora che il mio dolore è alquanto sminuito, io scrivo a parte a parte della vostra che mi fu gratissima: & per la prima cosa pregovi a confermare, et stabilire l'animo vostro con la ragione & non con false opinioni: i buoni marinari quando preveggono la tempesta, fermano la nave con le anchore non compiacete punto all'ira poi che ella suole per la smoderata indulgentia sempre piu esasperarsi. Si come per il parer d'Hippocrate quel morbo suol esser pericoloso molto che fa sovente cangiar volto all'infermo: cosi fra tutti i mali che sogliono infestar li animi nostri non ci è il piu dannoso dell'ira; facendone di maniera mutar viso, voce, & andatura che paremo in tutto diversi da quel che da prima solevano essere. Se le nodrici sogliono dire a piangenti fanciulli non piangere & haverai quanto desideri, perche non diciamo parimente noi all'animo commosso & alterato non gridare, non ti affrettare & con maggior commodità conseguirai quanto desideri. vorrei che volentieri comportassi che la ragione togliesse di mano all'ira la vendetta. Quanto al desiderio che voi havresti di punire chi vi offende si attrocemente, io vi ricordo che li castighi dar si deveno quando l'animo è ben quieto, accioche poi sforzati non siamo di punir altrui, quando l'animo habbiamo alterato & mal disposto: ne altro mi occorre a dirvi. Di Milano.

GIROLAMA CAVALLERIA A M. DIANA SCARAMPA.

Gran dispiacere è stato il mio intendendo dell'amara discordia nata novellamente tra vostri fratelli, allaqual cosa, dovereste voi tosto soccorrere con la vostra senil prudentia & pensar che si come le macchie tosto levar si debbono, perche nel soggetto drappo altamente non si profondino a tal che poscia levar non si possino senza molta fatica & senza danno del luogo dove elle cadero: cosi le fraterne dissensioni doversi mitigare, prima che partorischino malevoglienza et amaro odio. l'è troppo brutta cosa che un fratello habbisi a male l'esaltatione dell'altro: si doverebbe imitar la bilancia, la quale, quando una parte si leva in alto, l'altra senza molestia & senza gridore alcuno cede, & si deprime, ne fa alcuna resistenza. Siano benedetti per tanto Castore & Polluce, liquali tanto si amarno che fra di loro divisero l'immortalità: siano benedetti Hercole & Iphiclo, Apollo et Diana che si dolcemente sempre si abbracciarno, ne mai fu tra loro alcuna picciola ombra di rancore. Affaticative quanto piu tosto potete, per che si riuniscano queste divise anime, dalla qual divisione, ne veggo nascere infamia, dishonore, calunnia & gran giattura di facultà. Dal canto mio vi prometto non mancare di provedere perche di un fuscello non se ne faccia un grosso trave: state sana, che Iddio sia la guardia vostra. Di Vinegia alli XX. di Gennaio.

LAURA CONFALONIERA A M. GIULIA ROZZONA.

Non so se io debba admettere questa vostra scusa di non poter ne scrivere, ne visitar gli amici per esser carica de figliuoli. deh che fareste voi se havessi venti come hebbe Euticha? che fareste voi se ne havessi cento, come leggo haver havuto Combe Calcidica, donde poi ne nacque il proverbio. TANQUAM CALCIDICE PEPERIT NOBIS UXOR: Niobe figliuola di Tantalo n'hebbe quatordici ben strani & malvagi: ne perciò rimaneva di esser ufficiosa verso gli amici. Io non accetto questa scusa: ma in qualche modo mi vendicherò di questa vostra negligentia se non con altro, almeno con pertinace silentio. Di Piacenza.

CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE A M. LELIA SCARAMPA.

Antonio, vostro fratel cugino, fu l'altro giorno a visitarmi & doppo molti ragionamenti insieme familiarmente havuti mi disse ch'eravate in grand'affanno, per la pestilentissima lingua di alcuni scellerati, che vi laceravano la buona fama qual con tanto sudore acquistato vi havete, & con acuti morsi vi trafiggevano il cuore; & che di questo, non ve ne potevate dar pace in modo alcuno: Io mi maraviglio grandemente di voi, che si leggiermente, rimagniate offesa: ma se non sofferite con forte animo le parole de nemici vostri, come sofferirete voi i fatti? quasi che sia cosa moderna il ritrovar che si diletti di morder altrui? & di qual cosa prega con maggior vehementia il profeta David, salvo che di esser liberato dalle labra inique, & dalla lingua dolosa? Ho io sempre creduto che maggior danno si senti dal lusingheuol amico, che dal feroce et mordace nemico, soleva il S. mio padre rassmigliar le persone virtuose che da niuna infamia macchiar si possono, a quell'herba detta Adianthon, laquale, anchora che ben si bagni et nell'acqua tutta si sommerga, sempre però par che secca et arida sia: Assuefate (vi prego) gli orecchi a ricever simil veleno, et non piu vi nuocerà che si nuocesse gia a Mitridate ricevendo per bocca essendoci da fanciullo avezzo. Attendete pur a guardarvi prudentemente (come fin'hora havete fatto) & poi lasciateli sfogare questo lor insanabil morbo, ilquale a voi non nuocerà punto. nuocerà bene a lor stessi facendoli scoprir l'innata lor malignità. Ringraziate Iddio che a cotesto modo vi si dia materia di esercitare la patientia vostra, laquale per si fatti modi si raffina & illustre doventa. Avviene veramente alle persone afflitte, come veggiamo avenir al zaffrano et al fien Greco, lequali quanto piu son calpestrati, tanto piu facilmente fioriscono & mostrano la lor bellezza. Voi havete pel passato et nella vostra piu giovenil età, tolerato con istrema patientia tante ingiurie della fortuna fatte, tanti duri incommodi, & hora per si lieve cosa v'attristate, vi sgomentate, & non volete con voi stessa pace? mi parete fatta simile alla Murena, laquale con noderoso bastone uccider a fatica si po' et uccidesi poi agevolmente con la lieve ferula: non ha potuto piegar la grandezza del vostro animo, non ha potuto scemare, ne indebolir la fortezza del vostro petto la morte di tre fratelli, che furono di Scipione, di Annibale, et di Leonida assai piu valorosi: non vi ha pur un tantino sbigottito la morte d'un figliuolo, che avanzava di bellezza l'Adone di Venere: & hora vi po' contristare una parola detta (per aventura) da soverchio caldo di vino? Deh acchetativi sorella mia (se punto mi amate) poiche da queste male lingue niuno guardar si puote: elle travagliorno sempre i buoni, trafisser Christo Re del cielo, non sol quando tra peccatori conversò, ma anche poi ch'egli fu confitto sul legno della croce. Siavi la morte di Christo in luogo di quella virtuosa Panace c'ha rimedio efficace contra tutti i mali; & qui fo termine al scriver mio, scongiurandovi per quella altezza di animo, che gia tanto in voi per passato ammirai et ammiro tuttavia, vogliate generosamente por i piedi su queste frivole ciancie, nelle quali ne la giustificatione, ne la condennagion vostra consiste: state lieta. Di Napoli alli XX. d'Agosto.

MARTA VIDASCA A M. AGATA FERRERA.

Volesse Iddio che le ingiurie che dette vi furono l'altro giorno da vostro cognato, facessero in voi di quelle operationi che fece la ferita di colui che uccider volle il Tessalo Prometheo; so che l'istoria vi è nota, ne accade ripeterla; & chi sa che quelle villanie non vi sieno una salutevole ammonitione perche vi guardiate se in voi è vitio alcuno da correggere et da emendare? Telepho, perche non haveva amici, fu costretto ricevere la salute dell'inimico: cosi intraviene a noi quando non habbiamo liberi amici, che ci dichino la verità sul viso; siamo sforzati udirci rinfacciare li difetti dalli nemici: ma noi doveremo veramente fare come egli fece, ilquale non abadò a colui di cui era l'hasta, ma sol la salute che sporta l'era per il mezo dell'hasta: se l'è vero ciò ch'egli vi disse di male, fate di maniera che piu non lo possa dir con verità: se l'è bugia, fate vostro conto ch'egli non habbi detto a voi, poi che in voi non è cio che egli vi rinfaccia: consolative adunque & ricorrete sempre a Dio nelle vostre tribulationi: sia l'oratione il vostro rifugio, sia la prora, sia la poppa, sia l'anchora della vostra fluttuante navicella. oh se sapeste quanta forza ella habbi; vi fermareste, tutta, tutta, ne suoi giusti presidij & per virtu de lo spirito, conoscereste che ella ha tanta forza ch'ella pò mutare i fermi proponimenti d'Iddio, pur che sia fatta con humiltà, il che ne dettero ad intender li dottori Ebrei, dicendo che chi ha da far oratione, deve star in luogo basso & non punto alto, il che conferma parimente la divina scrittura dicendo ORATIO HUMILIANTIS SE PENETRAT NUBES ne piu oltre mi stendo a favellarvi di cotal materia, Iddio vi doni fortezza. Da Trento alli XV. d'Aprile.

LA MARCHESA MALASPINA NICELLA A M. FLAVIA NEGRA.

Tre partiti mi sono hor hora capitati alle mani per vostra figlia (s'è pur siete disposta di volerla come mi diceste maritare:) l'uno è non meno ricco che gia si fusse Crasso ilquale poteva nodrire delle sue annuali rendite una legione, ma l'è furioso piu di Clomede: l'altro è bello a par di Nireo, et similmente povero come Iro. Il terzo è piu brutto di Esopo Phrigio, savio però & astuto quanto mai ve ne fusse alcun'altro. Ulisse sarebbe nulla, comparato con esso lui: eleggete hora qual piu vi piace, perche farò andar avanti la prattica & in brieve spatio di tempo con il mezzo della S. Emilia Rangona la conchiuderò: state sana. Di Piacenza alli: XX. di Gennaio.

ALUVIGIA CAROLEA A M. LIVIA BENCIA.

Mi dimandaste alli di passati per vostre lettere d'onde avvenuto sia che alcuni Philosophi habbino scritta ogni cosa esser di acqua composta, & Pindaro nobile poeta habbi nel suo poema scritto che ottima cosa sia l'acqua: credo io fermamente che la virtu che nell'acque in diversi luoghi si ritrova, sia stata cagione di fargli cotal cosa scrivere. sono veramente sopra ogni fede gli effetti che noi veggiamo dalle acque uscire. soviemmi d'haver letto, che l'acque Suvessane, toglievano la sterilità delle femine, & insieme la pazzia dal capo a gli huomini. Hò letto che nell'Isola Enaria con l'acqua si guarisse chiunque pate il male della pietra. Vicino di Roma le acque dette Albule, risanano le ferite: il lago Amphione, toglie le vitiligini: Cidno fiume della Cilicia, medica la podagra. Ho letto d'un fonte posto fra Napoli & Pozzuolo, che medica gli occhi infermi: le acque che sono nelle paludi d'Ariete; fanno stremamente indurar le unghie de giumenti. Ecci anchora un fonte a Cerome, che fa divenire le pecore negre, & un'altro detto Mele, che le fa doventar bianche. Chiunque beve del fonte di Arcadia chiamato Clitorio, incontanente li viene il vino in odio: chi beve del fonte Zizico, si spoglia subitamente d'ogni amore, che altrui porta il fiume Lico presso di Leontini, è di tal proprietà che chi ne beve doppo tre giorni muore. Infiniti altri & miracolosi effetti delle acque si veggono: liquai non sol ci possono far credere quel che Pindaro n'ha scritto: ma cio che anchora Empedocle n'ha detto: altro circa questo per hora non vi saprei che dire, ne piu altamente vinta dalla debolezza del mio ingegno vi saprei philosophare: state sana & lieta, ne abbandonate per alcun tempo li incominciati studi, acciò veggiamo di voi, tosto uscire li desiderati & lungamente aspettati frutti. Di Pausilippo: alli XII. d'Aprile.

La Contessa di Nola, mia S. vi saluta.

LUCIETTA SORANZA A M. LUCRETIA MASIPPA.

L'altro giorno mi vennero (per lor gratia) a visitare alcune honorate Madonne, lequali molto di voi si dolsero per havervi udito biasimare le donne litterate, & che quando udite che alcuna donna habbi composto qualche bella opera, ve ne ridete, ne fate scherno et ne pigliate giambo, ne vi si puo per alcun modo persuadere che ciò sia vero. Credereste piu agevolmente la natura della Chimera, & del Tragelafo anzi che le femine possino esser dotte: poverella voi chi v'ha posto in capo si strana opinione? adunque crederete non esser vero che una femina detta per nome Carmenta fusse quella che ritrovò le lettere? & pur questo confessano tutti li antichi istorici. Se adunque le lettere sono inventione delle Donne: perche vi dispiace che le donne con ogni studio ci attendino? Adunque non potrete voi credere che Polla Argentaria moglie di Lucano scrivesse della guerra di Cesare & di Pompeio, scrivesse dieci libri di selve, scrivesse Saturniali, scrivesse dell'incendio di Roma, dell'incendio di Troia, & della calamità di Priamo? Adunque crederemo che Claudia moglie di Statio dottissima non fusse? adunque mosse dalla vostra falsa openione non crederemo che Corrina la Tebana facesse cinque libri de Epigrammi et cinque fiate superasse Pindaro tenuto il prencipe de poeti Lirici? Saranno favole per voi le cose memorabili che si raccontano della dottrina, di Pamphila, di Damophila, di Sosipatra, di Carisena, & di Istrina Reina de Scithi: laquale, per il testimonio di Erodoto, insegnò al figliuolo detto Sile, lettere Greche? ma lasciamo stare le antiche Donne: diciamo de le moderne. havete voi inteso della dottrina rara delle figliuole del Moro Inglese, & delle Bilibalde figliuole di Bilibaldo Alemanno? havete considerato mai con attentione che poesia sia quella ch'esce della poetica fantasia della Reina di Navara, della S. Laura Terracina, della S. Violante Sanseverina, dalla S. Genevra Villa fuora, della S. Emilta Angosciola, et della nostra virtuosa M. Giulia Ferreta? havete voi mai letto il libro della vera Tranquillità che ne dette gli anni passati la dotta penna della S. Isabella Sforza? Vorrei leggeste le faconde prose della S. Princessa Anna Estense, et della sua creata Olimpia morata; io vi supplico a non lasciarvi piu di bocca uscir si fatte parole per quanto vi è caro l'honore. oh se ciò sapessero tante & tante grandi & valorose donne, lequali, lasciato l'ago, poste si sono alli studi, vi lacerarebbono con Iambi piu che Anacreontici et con satire piu mordaci che non sono quelle di Persio & di Giuvenale. fate a mio modo, (che da madre vi consiglio,) datevi anchora voi alle buone lettere, perche non ci è altra via di ricuperare i nostri primi honori, & la nostra vecchia reputatione: non ci è il miglior modo per fuggir la tirannia de gli huomini, & per guardarsi da le lor insidie, che di riccorrere alli santi studi delle dottrine & divine et humane. Vi ho voluto avisare di questi rumori che sparsero le parole che alli di passati diceste alla presentia di alcune forastiere, dove si ritrovò similmente il vostro M. Ortensio, & di voi stranamente si scandalizò, & m'hebbe a dire che s'egli creduto havesse che ciò dicessi di buon cuore che piu non vi voleva come era di suo solito ne amare, ne riverire. hor pensate da voi stessa, quanta perdita sarebbe questa: state adunque in voi raccolta, & se aviene che alla presenza vostra piu di cotai cose si favelli, parlatene altrimenti di quel che fatto havete per il passato overo per mio consiglio tacerete. Di Villa: alli X. d'Agosto. baciate da parte mia le vostre belle figlie.

LA CONTESSA DI NOLA A M. FLAVIA BORGHESE.

Per quanto intendo, tutto'l male che è avenuto a M. Clara, è proceduto dall'ira vostra: la colpa è adunque di voi stessa, se danno sostenuto havete ne casi vostri veramente si come i fanciulli sovente si feriscono mentre altri vogliono ferire, per l'inesperienza che hanno delle arme, cosi l'ira spesse fiate nuoce a noi stessi, mentre cerchiamo d'offender altrui. non dovevate gia voi si leggiermente credere che M. Priamo vi havesse ingiuriato, perche si come soliti non siamo di credere alle prime novelle che ci vengono ò liete, ò triste ch'elle sieno: cosi non dovemo subitamente credere a quello che ne persuade l'ira nostra: ma devesi differir la fede ch'ella desidera per alcun giorno. Si come per la nebbia i corpi, cosi per il sdegno le cose ci paiono sempre maggiori di quel che sono. perdonatemi se vi dispiaccio cotai cose dicendovi: non dovevate voi mai correre si impetuosamente alla vendetta come fatto havete. si suole da savi far il contrario nel vendicarsi, di quel che si fa de cibi nel mangiarli. niuno mangia salvo quando ha fame, ma la vendetta non si deve usare, salvo quando non se n'ha voglia di farla, perche non accenda troppo. temo io grandimenti che questa vostra strabocchevole & quasi perpetua ira non vi travagli, & conturbi la desiata quiete a quella guisa, che noi veggiamo l'assidua tosse conquassar il corpo. Se io circa questo potrò in qualche cosa giovarvi, non pretermetterò cosa veruna a fare (pur che sappia che vi risulti a utile, & a piacere) ne aspetterò giamai che l'opera mia mi sia da veruno richiesta: state sana, & amatime. Da Pusilipo alli XIII. di Marzo.

CATHERINA DELLI OLDRA A M. CLORIDA N.

Mi scrivete per l'ultime vostre, che portate grande invidia alla S. Tirinthia per haver piu belle gioie, & piu belle vesti di voi. di che non posso io fare che non vi riprenda facendovi sapere che si come non è alcuno miglior marinaio (ò nocchiero che vogliamo dire) per haver piu bella & meglio armata nave: cosi non è miglior donna alcuna per haver piu ricche gioie ò piu vaghi monili; non è la fortuna splendida quella che ci fa risguardevoli al mondo; ma l'è la virtù et l'honestà non finta et simulata, ma sincera & pura: laquale suol lungamente durare, la onde le cose false stano picciolo tempo in un medesimo stato: soviemmi di haver già letto qualmente una molto savia & prudente Donna tacitamente schernì una femina Campana superba per molti pretiosi ornamenti mostrandoli alcuni suoi figliuoletti virtuosi & ben creati & dicendoli; questi, Donna, sono le mie gioie & li miei piu belli adobamenti. Habbiate invidia a chi piu di voi si mostra & in effetti, & in parole, amica dell'honore, & della verace gloria: bisogna stimar la persona non da quello ch'ella possiede, ma da quel che è veramente suo: le ricchezze non sono propiamente nostre, ma sono della fortuna, & per questo le veggiamo sovente volte esposte alle predatrici mani hor de vincitori soldati, & hor de rapacissimi Tiranni. Questo è pur troppo publico errore cercare con infinito studio, & con infinita sollicitudine gli ornamenti esterni, & delli interni non curarsi punto. ben hà gli occhi di ferro chi non piange tanta nostra cecità. Hor per conchiudervela in poche parole, scacciatevi dal petto questi vani & fanciulleschi desiderij, & aspirate hormai di buon cuore all'eterna gloria, caminate contra la generale opinione delli Idioti & fate come veggiamo far le stelle, le quali vanno per un viaggio contrario al mondo, & questo vi basti per una semplice ammonitione: Dio da mal vi guardi et vi consoli di quanto honestamente desiderar si puote. Da Chiavena de Grisoni alli XXV. d'Agosto.

LUCRETIA GONZAGA A MADAMA LIVIA PASETTA.

Hò ricevuto il ritratto di vostra madre che mi havete mandato: veramente non credo che ne Phidia, ne Zeusi, ne Polignoto, ne Timante l'havessero potuto ritrar piu del naturale; parmi che solamente il fiato li manchi: hora vel rimando & pregovi insieme à voler caminare come ella caminò sempre di virtu in virtu senza mai esser colpevole di alcun picciolo maleficio, ò pur darne un tantino di sospetto: studiate (vi prego) di rassimigliarli nelle qualità dell'animo, come le rassimigliaste nelle qualità corporali: non furono instituite l'arti del pignere, & del scolpire per altro che per eccitarci anzi per infiammarci il cuore alla imitatione di quelli, la cui pittura ò vero statua contempliamo. soleva dir un valoroso capitano che le statue rizzate per testimonianza delli altrui gloriosi fatti, li toglievano il sonno, ne lo lasciavano dormire, sentendo sempre nell'animo acutissimi stimoli che lo pungevano et lo trafiggevano perche simile a quelli divenisse: faccia Iddio che il ritratto della virtuosissima vostra madre faccia questo medesimo effetto in voi, & tal vi faccia tosto doventare, qual vi desideriamo, et voi commossi ne havete ad aspettarvi. nostro .S. lungamente vi conservi in sanità & del continuo di bene in meglio vi faccia prosperare. Dalla Fratta alli XXV. di Gennaio.

LA CONTESSA DI SCANDIANO A M. FAUSTINA GIOIELA.

Vorrei esser molto piu faconda che non sono, per consolarvi della tribulatione, qual sentite per haver un figliuolo mutolo, ma perche prattica non siete del mondo, ne molte storie letto havete, vi date forsi ad intendere, che sol vostro figliuolo sia caduto per ira del cielo, in questa strana sciagura, & questo vi accresce l'affanno & vi raddoppia il cordoglio, siete veramente ingannata se cio credete. n'hò io veduti le migliaia, et pur vecchia non sono: hò letto anchora che mutolo fusse Q. Pedio nipote di Q. Pedio consolare, per il che Messala giudicò ch'egli si dovesse instruire nella pittura: ma chi sa che vostro figliuolo non si risani un giorno? parerebbevi si gran cosa? Narra Erodoto & doppo lui Gellio nelle sue chiare notti che Atys figliuolo di Creso, veggendo correre un soldato impetuosamente per uccidergli il padre, fatto un gran sforzo gridò ò soldato, non ammazzar Creso. Hò parimenti letto come Egle Athleta veggendosi apertamente ingannare ruppe con violenza que forti legami che li tenevano impedita & legata la lingua, & ispeditamente dimostrò che a torto riceveva inganno. Sovviemmi anchora d'haver letto come Zoè moglie di Nicostrato martire, per una infirmità che le sopravenne, stette sette anni mutola & finalmente fu dal beatissimo Sebastiano ottimamente curata: & chi sa che simil cosa non li accaggia? TARDE NON FUR GIAMAI GRATIE DIVINE. non vi diffidate voi della bontà d'Iddio perche non se li possono raccorciar le braccia della pietà: fidatevi in lui, & egli quando tempo li parerà vi consolerà non sol di temporale, ma di eterna consolatione. Da Scandiano, alli III. d'Ottobre.

POLISSENA RANGONA A M. LELIA VISMARA.

Parerebbemi ben fatto che vi partissi di Villa, et ne venissi ad habitar alla città, perche intendo che il possente Re di Francia se ne viene in Italia con piu numeroso esercito che non hebbero Tigrane Re di Armenia, Radagaso Re de Gotti, et che non hebbero ne Xerse ne Seleuco, et hà seco huomini si bellicosi quanto mai havesse Cleomene, Pirro, Timoleone, Leonida, & Themistocle. mi è stato di piu rifferito, esservi molti & molti nel suo esercito, li quali di fortezza di corpo oltre l'esser esperti nell'arte militare non cederebbono a Cacco, a Milone, ad Erillo, & a Monico. paiono veramente a vederli di lontano tanti Poliphemi, tanti Enceladi, tanti Tiphei, & tanti Cromedonti: non so come questi Spagnuoli lor potranno star a petto, li quali paiommi in comparatione loro di statura simili al Nano di M. Antonio detto Sisipho, il quale era minore de dui piedi: & a quel picciol Canopa ch'era in delitie a Giulia nipote di Augusto lungo dui piedi & un palmo. Iddio ci aiuti & ne difenda dal gallico furore, ne ci lasci più vedere, quelle tante rovine che nell'Italia fecero pel passato & Iddio da mal vi guardi. Da Carpaneto alli VI. d'Aprile.

ISABELLA SFORZA A M. ISABETTA CASTIGLIONA CONFALONERA.

Mi dimandate la cagione perch'io non vada questa quaresima ad alcuna predica: la cagione si è, perche tutti questi nostri predicatori mi paiono non predicatori, & ministri della parola d'Iddio, ma istrioni certamente parerrebbemi di commettere minor peccato andando a vedere i giuochi Circensi, ò li Nemei se hora si usassero, che ad udir questi parabolani che ci contano i lor sogni con le lor cabalistiche fittioni, et lasciano star i sacri misteri della scrittura: mal influsso per certo è stato il nostro questa quaresima; ma chi sa forse che l'anno che viene, saremo ristorati. Iddio lo faccia, ne ci lasci per sua infinita bontà mancare il pane Evangelico, ne chi ce lo ministri con perfetto zelo.

Di casa nostra, alli VIII. Di Febraio.

GIULIA LUZAGA A M. PAULA LUZAGA CAVAGLIERA S.

Grandissima maraviglia m'hò preso intendendo quanto con poca patientia comportate che il cavaglier Pompilio, vostro carissimo consorte si sia partito di Vinegia, per veder Baruti, Damasco, Cipri, & il glorioso Sepolcro di Giesù: ma perche tanto mi tribolate voi? Sarà cagione questo viaggio di farlo anchora piu prudente ch'egli non è. pervenne Ulisse in quella maravigliosa prudentia & singolar accortezza per la lunga peregrinatione: ne li seppe dar Homero, il quale anch'esso molto peregrinando si dotto & si sagace divenne, maggior loda, che dire ch'egli veduto havesse molti paesi et molti vari costumi d'huomini, impararno già alcuni ad essere hospitali, per haver havuto lontani da casa loro, spesse volte bisogno dell'altrui hospitio imparerà di piu a sofferire de molti disagi, & cosi diverrà piu forte & piu gagliardo. l'era pur una gran vergogna che un si fatto cavagliere consumasse il fiore degli anni suoi tra Brescia & Manerbio, ne mai altro spettacolo li venesse davanti agli occhi, che vedere le spadoloncie cantare & saltare a guisa di pazzo: potrestemi forse dire non tanto mi doglio dell'absentia sua quanto che mi doglio de maritimi pericoli: temo non li venga voglia di passar Scilla & Caribdi, che sogliano sorbir le navi insieme con i passaggieri per li assidui concorsi de marini flutti: temo non li venga voglia di passare Malea (il promontorio della Laconia) pieno de scogli, il quale tra passando in mare, piu di cinquanta miglia, rende pericolosa molto quella navigatione: tutte le volte (direte per aventura) che mi sovviene del Caphareo quell'altissimo monte di Euboia, dove tanti & tanti già fecero irrecuperabil naufragio sono sforzata a tremar dal capo a piedi: cosi faccio quando mi sovviene delle Sirti hoggidi chiamate le Secche di Barberia che temiate .S. Paula mia non mi maraviglio punto, perche chi ama (come voi fate) hà giusta cagione di temere: ma dovereste pur persuadervi che essendo vostro marito amico d'Iddio, & essendo sempre vissuto da buon Christiano: ch'egli debba anchora haverne cura & difenderlo da monstri & terrestri & aquattici & dall'ira del mare, & dall'insidie de malvagi huomini: state sana. Da Manerbo, alli IX. d'Agosto.

CATHERINA BONVISI A LUCIA DA CA MAIORE.

Io ti hò posto Lucia alli servigi della .S. Lucretia da Este S. di Correggio, la quale di cortesia et di discretione credo che avanzi tutte l'altre Signore, non sol di Lombardia, ma di Thoscana: fammi (ti prego) honore servendola diligentemente: perche cosi facendo farai anchora utile a te stessa: l'ufficio tuo non sarà di una sol cosa, ma converatti far il pane, il bucato & aitar alla cucina, operar di tal maniera, che non paia alle lombarde le quali volentieri per la lor morbidezza uccellano le donne Toscane che siamo pastrocchie, & perche alquanto smemorata ti conosco, ne ti ricorderai delle usanze et del stile c'hai appreso in casa Bonvisi, ti voglio far alcuni ricordi: mi trema certo il cuore nel seno, che tu non ci facci qualche vergogna: per l'amor d'Iddio, fa di sorte, che tu non sii tenuta una petegola, buona da lavar cenci & non ad altro, & io sia giudicata femina di poco giudicio. fa che i tuoi bucati sieno fatti con ogni studio con ogni diligentia, & che non eschino piu sudici di quello che ne mastelli entrarono: pigliarai tre ò quattro camiscie per volta, et poralle nel rano tepido et chiaro, & col sapone sciacqueralle molto bene di roverscio: fatto che haverai questo; pigliarai tutte insieme que drappi che separatamente havrai lavati nel rano tepido; & li porrai in un gran mastello di rano ben bollente; ne haverai rispetto a logorar sapone, perche n'hanno facilmente copia grande, per la via di Genova, et di Vinegia. sovengati che se tu voi far bei bucati di lavare le camiscie separatamente dalle lenzuola, & le tovaglie similmente & i tovagliuoli, siano apartatamente lavati dall'altre cose. pon nella lisciva qualche poco di rasa di pino, & qualche foglie di alloro, per farli odoriferi: & sopra'l tutto avvertisci di non far bucato nel far della Luna: usa anchora non minor diligentia nel far del pane, ponci un poco di sale, & fa ch'egli sia ben fermentato che questo è precetto di Galeno: se la vernata troppo s'indugiasse a levare scalda il capezzale della piu minuta piuma che tu habbi et cuoprilo, et se vorrai che il lievito tosto anch'esso si lievi, porragli dentro una pietra molto ben infocata, ò vero un teschio caldo di sopra porrai: alla cucina fa che sii parimente netta, polita & sollecita, ne si trovi immunditia nelle cose che maneggierai: avanti che ti parti fammi motto, perche ti darò la ricetta di far una polvere che netta il peltro & fallo risplender al par dell'ariento: state sana. Da Forli.

PORTIA MELITA A M. GENEVRA ZIA HONORANDA.

Signora Zia vi faccio sapere per questa mia qualmente io sono in tanto affanno che se soccorsa non sono dal vostro potentissimo aiuto, mi voglio dare morte con la mia mano, et di me stessa voglio divenir micidiale. Mia madre s'è disposta di volermi maritare ad un'huomo losco più di Philippo Macedone anzi (per dir meglio) ceco piu che Tiresia et piu che Antipatro: ha costui la pancia per Idropisia più grande, che non haveva Metrodoro philosopho & compagno dell'Epicuro: li colano del continuo gli occhi, quasi ch'egli sia un'Aristodemo, uno Eurito, & un novo Oratio: l'è piu zoppo di Damone, & di Androclida: Scilinguato piu che Batto et piu che M. Fundo. L'è furioso & maniaco assai piu di Aiace, di Pisandro, manda poi dal corpo un'odore di maggior schifezza che non era quello di Ruffino, di Gorgonio, & di Euripide, ne vi si po riparare ne col Nardino unguento ne col Malobrato, ne con il Narcissino: non si po spegnere questo suo maligno fetore con il calamo odorato, con l'Amomo, col Balsamo, col Telino, col Megalio, ò col Susino unguento: oltre che l'è pazzo piu di Corebo figliuolo di Migdone: hor vedete un poco a che partito mi ritruovo. Io non faccio mai altro che piangere & stracciarmi le treccie: parvi S. Zia che tal huomo mi si convenga essendo io servita et vagheggiata da tanti gratiosi & belli cavaglieri che fariano parer brutti Nireo, Narciso, Amaraco, Ippolito, & Hila? certo se non gli lo dissuadete a fatto a fatto, io mi impicherò per la gola, mi gitterò nel pozzo, mi segherò le vene: ò che me ne fuggirò di la dalli Sauromati: voglio piu tosto (per conchiuderla in poche parole) menar mia vita in chiasso, che unirmi con questo horribilissimo mostro, m'havete inteso, provedetegli, provedetegli, se punto vi cale dell'honore & della salute della vostra cara nipotina. Di Roma alli III. d'Aprile.

APOLLONIA ROVELLA A M. LEONORA DA VERTEMA.

Alli di passati, io vi scrissi due mie, d'un medesimo tenore, pregandovi, volessi transferirvi a Vinegia, dove havevamo un predicatore, dotato di tutte quelle eccellentie che desiderar si possono in huomo di tal professione: interpreta & spiana le scritture si santamente quanto Chrisostomo, si acutamente quanto faccia Origene, si dottamente quanto Basilio, & con tanta devotione quanto faccia il devoto Bernardo: non hà nel suo parlare quelle affettate delitie che in molti moderni si vegono, & è di piu lingue ornato, che non fu mai Mitridate, per la qual cosa, egli ci da da veri & propri fonti, tutto quel che noi desideriamo di sapere: l'è mirabile nell'insegnare, gratioso nel persuadere, & potentissimo nell'esortare. Non credo si trovasse mai, da che nacque Christo, il piu fedel dispensatore de divini misteri: la voce sua è simile a quella di un Cigno; & l'eloquentia varia secondo, che la materia richiede, alle volte l'è piu severa che non è quella di Gregorio Nazianzieno, & alle volte ancho parmi dolce & temperata al par di Cipriano: egli non storce le scritture, non interpreta malignamente, ne con passione alcuna, ma con gran candore et purità si come conviensi alla pietà christiana che nella sua venerabil fronte a tutte l'hore si scorge: non è gonfio, non è pettoruto, non sputa parole sesquipedali, non si vendica spirito di profetia, usa parcamente le allegorie conoscendo per il lor mezo, non potersi efficacemente insegnar i dogmi della fede, la qual cosa principalmente intende di voler fare; ne in quelle, è violento, come da alcuni si nota S. Girolamo: ma nelle allusioni è quasi al pare di Ambrosio: l'è stupendo nelle amplificationi, salendo sempre dalle cose inferiori, alle superiori: li essordij suoi, ò vero i themi son sempre tolti dal centro della scrittura, & non dalli altrui sogni & strane chimere, & li pronuncia con decoro gesto & con si grata maniera move le pallide labra, che mi par di veder quell'antico Roscio da M. Tullio si valorosamente difeso, si che venite, & venite tosto, se volete udir un'huomo che insegna che diletta, & insieme commove maravigliosamente li affetti nostri. vi prometto, se verrete, oltre l'utilità grande, che dal predicatore potrete riportare, darvi di piu la conversatione della moglie dell'Ambasciator di Mantova, & di quella dell'Ambasciator d'Urbino, l'una è tenuta l'honor di Pesaro, & l'altra, la gloria di Modona: non restate adunque di venire (se mi amate) che non mi potreste far cosa piu grata, non sol a me, ma anche al mio carissimo consorte. Di Vinegia alli III. di Febraio.

EMILIA RANGONA CONTESSA DI SARMATO ALLA .S. HIPPOLITA BORROMEA.

Domani (sel vi pare) anderemo a confessarci; cosi restamo alli giorni passati in conclusione (se ben vi ramentate) & vi faccio sapere, che hò fatto elettione d'un confessore, che ne saperà ottimamente pascer l'animo del pane evangelico: egli non è di quelli piu curiosi a investigar l'altrui vita, che diligenti in ammendar la loro: non è di quelli, che vi rendono la conscientia scrupolosa & perturbata: l'è di tanta autorita della chiesa ornato, quanta bastar puote senza haver ricorso ne a Vescovo, ne a Legato: l'è tanto taciturno che non si havrà da temere, ch'ei vada rivelando i fatti nostri, l'è tanto commodo & adagiato de beni temporali, chel non accaderà temere, che tutto'l giorno ti mandi a chieder delle torte, ne che ci vuoti con ingordi fiaschi le cantine nostre. l'è tanto accostumato che non si haverà da dubitare che con suoi ragionamenti contamini, & ammorbi le semplici fanciulle: l'è si vago della sollicitudine, che non cel vedremo con nostro rossore, tutto'l giorno davanti a gli occhi: l'è si discreto, chel non ci porrà in disperatione: l'è si compassionevole alla fragilita humana: ch'egli havrà pietà de nostri falli: l'è tanto esperto nelle sacre dottrine, che meglio di ogni altro saperà discernere tra lepra et lepra: l'è si devoto & verso d'Iddio fedele, che facilmente ci potrà impetrar la remission de peccati. resta sol che talmente preparate vi andiamo, che una sol volta ci basti, senza piu ritornar da capo: confessiamoci adunque senza hippocrisia & con fermo pensiero, che la confessione che si fa a Dio, purghi i peccati; & quella che si fa a gli huomini, n'insegni in qual maniera si purghino & scancelar si possino fra tanto state contrita & dolente, insieme con esso meco, del tempo, da noi si malamente dispensato: & della poca carità che n'habbiamo al prossimo nostro. Di Piacenza alli XXV. di Marzo.

GIULIA FERRETA A M. FLAMINIA ZOBOLA.

Mi è stato rifferito da persona, a cui piu credo che non fo all'oracolo di Delpho: che a contemplatione d'un certo goffo venutoci novamente dall'aratro, havete lasciato la musica della quale tanto già vi delettavate: deh che strana voglia & che maninconico pensiero è stato il vostro di abbandonar la musica tanto necessaria alle Republiche che piacque ad Aristotile darla alla gioventu Greca per suo peculiare studio: et il divino Platone tanto già la stimò, che con la mutatione della musica, pensò mutarsi insieme i costumi & le usanze (quantunque invecchiate) delle città: è possibile che l'essempio di David, il quale per virtù della musica raffrenava il maligno spirito di Saul, non vi habbi ritenuta? è possibile che il scorno che n'hebbe publicamente Temistocle di non saperne, non vi habbi fatto ravedere del pessimo consiglio che v'era dato? Adunque siete stata si sciocca, si fuor di voi stessa che rifiutato habbiate quel che la santissima Chiesa d'Iddio non sol non rifiuta, ma honora et abbraccia? Adunque siete stata si priva di giudicio che non vi siate avveduta esser la musica atta ad eccitar lo spirito, rallegrar il cuore, & infiammar l'animo alle valorose imprese: conoscendo il divino Ambrogio (quel dottor irrefragabile) di quanto frutto fusse, l'introdusse nella sua chiesa, per rasserenar i cuori di quei che afflisse già l'impietà di Arrio: & che farete voi quando per l'avenir vi abbatterete fra tante et tante signore che studiose ne sono? vi potrete star a raccontar delle favole con qualche rancida vegliarda, o che vi potrete star su le finestre à far la civetta, et che honor vi serà il star ociosa tratenendosi l'altre pari vostre in si honesto esercitio? deh ritornate (vi prego) alla santa musica altrimenti crederemo che qualche spirito fanatico v'habbi disorganizata, & in voi non sia piu armonia, ma ogni cosa lite & contraversia. state sana, che Iddio sia la guardia vostra, & vi conservi da male persuasioni. Di Vinegia alli X. di Settembre.

CATHERINA VISCONTE CONTESSA DI COMPIANO A LAMPRIDIA BELLAIA S.

Hò inteso figliuola mia, che vi volete far monaca: Io non so se mi vi debba riprender, ò pur se debbo lodare questo vostro pensiero: riprendendolo, et per mia cagione non essequendo voi, quanto nell'animo dissegnato già v'havete: io temo che da qualche novo Canone, io non fussi condennata à farmi monaca per voi: non oso ne anche di approvarlo, veggendo c'hoggidi si faccia ne monisteri delle suore si poco profitto nelle cose spirituali: poche nel vero, ne veggo io mortificate, poche ne veggo che vaghe non sieno delle secolaresche prattiche, et che non putino dal capo a piedi di sensualità con gli occhi al secolo rivolti; mai, ò di rado me ne vado a monisteri che non vegga i lor parlatoi & le lor grade piene di tante parole, che tante non ne hà un mercato, a tale, che chi vol sapere qualche cosa di novo, vada alle suore: ivi si saperà quanto tempo sia che il prete Giane dell'India non giacque con la sua moglie, ivi si saprà se Vinitiani armeranno quest'anno: se il Papa farà de molti Cardinali: se i Protestanti verranno al concilio: se li Svizzari fanno dieta: presso delle suore si contrattano i matrimoni delle malavviate femine & i divortij de non concordevoli mariti: se tu figliuola mia anderai nell'ordine minore, non potrai forse sofferir quella tanta mendicità alla quale, con infinita hippocrisia a fatica riparar si puote: nell'altre suore intrando, temo d'altri accidenti, come sarebbe della superstitione, & delle molte fattioni che fra loro sono non sapendo adunque che dirti, restami sol che a Dio ti accomandi, a quello ricorrerai tu per consiglio, à quello haverai refugio & da lui chiederai agiuto, imperoche l'è pieno di eterna sapienza, & di veracissimo amore verso noi cattivelli sempre abondò; ma se pur avviene che monaca ti facci, disponti al tutto di morir al mondo, di ammazzar le concupiscenze, di crucifiger la carne tua, di sottoporre all'altrui volere, il voler tuo, di soggiogar gli appetiti alla ragione, di ricever Christo nel cuor per tuo legitimo sposo & a quel mai non mancare ne di fede, ne di amore; haver fissi nel petto & ne gli occhi suoi santi precetti. Ricordati di quell'oracolo de lo Spirito Santo detto alla fedel anima. AUDI FILIA ET VIDE, INCLINA AUREM TUAM ET OBLIVISCERE, POPULUM TUUM ET DOMUM PATRIS TUE. questo è il vero monacarsi, governarsi secondo la parola d'Iddio, reggersi per quell'istesso spirito; dalla volunta d'Iddio sempre mai pendente stare morir con Christo & con esso lui per vivace fede resuscitare. Piu oltre per hora non mi diffondo: prego Giesù t'inspiri & illumini a far sempre cosa, che sia all'honor suo & a salute vostra. Dal Seno alli XXVI. di Maggio.

DINA CONTESSA D'ARCO ET BARONESSA DI MADRUCCIO A M. CLARA VALERIANA S.

Antonio Ricardo, mi hà parlato a lungo da parte vostra, & hammi diffusamente narrato, in quanto bisogno siete per la malignità di tempi, & per l'iniquità de malvagi giudici, Iddio sa quanto de casi vostri internamente mi doglio, sa il medesimo come mi sento gli affanni vostri dentro al cuor mio, ne mancherò io mai di soccorrervi & favorirvi in quanto si stenderanno le forze mie; & dogliomi ch'elle sieno si deboli come le sono: opportuna cosa nondimeno mi pare, di pregarvi a sofferire piu pacientemente di quel, che fate la poverta vostra laquale, volendola io diffinire (come in vero si deveria) altro non è che una penuria de fragili & de caduchi beni causatrice (per cosi dire) di vita quieta & a tutti i buoni desiderabile. Sappiate M. Clara mia che per il mezzo di questa beata povertà, non si temono le minaccie del mondo, ne li acuti dardi della fortuna: folmini pur il cielo quanto sa: caggiano baleni et tuoni piu che non ne cadddero mai in Flegra: scuoti la rabbiosa furia de venti il mondo a suo piacere, inondino i fecondi campi le assidue pioggie: rompansi i fiumi, sorgan per tutto le tumultuose guerre: lievinsi crudeli Pirrati et i violenti rubbatori, che sempre la povertà lieta si vedrà & ogni spaventevol cosa prenderà a giuoco: la povertà non nocque mai alle buone menti, cosi spero non debba nuocer a voi: la povertà dall'oracolo di Apollo, sotto persona di Aglao Sophidio povero possessore d'un picciol campo fu preferita alli thesori di Gige, fu cagione la povertà che molti si risanassero da gravi morbi et alli piu gratiosi studi volgessero l'animo: di questa santa povertà, tanto gia dilettosi Diogene che fece altrui libero dono di tutte le sue ricchezze, et piu li piacque d'habitar in una versatil botte, che ne reali palagi, & piu tosto contentossi mangiar delle lattuche selvagge, con le proprie mani lavate, che di adular al tiranno: di questa invaghitosi Xenocrate, contentossi di possedere un picciol orto: la medesima non dispiacque punto a Democrito (anzi fu cagione che donasse ciò che possedeva) la non fu odiosa ad Anasagora, poi che abbracciatola non si curò di si ampio patrimonio come egli havea; della poverità delettatosi Amicla, povero nocchiero, non hebbe timore d'udir alla sua porta a mezza notte la voce di Cesare temuta dalli piu superbi Re c'havesse l'Oriente: considerate (vi supplico) carissima sorella in quanto affanno vivono sempre li possessori delle ricchezze: se risguardano il cielo, & veggano qualche nuvoletta, temeno incontanente, che il ciel non rovini, & non si guastino i seminati: se vento alcuno soffia temeno che gli alberi non caggiano a terra, se qualche incendio si eccita, tremano di paura, che i fenili, ò pagliai non rimanghino dalla vorace fiamma consumati: credetelo a me, che la povertà pacientemente tolerata, è un bene non conosciuto: l'è una felicità incomparabile, so quel ch'io dico, io non erro, ne vaneggio punto: contentative sorella di esser povera perche cosi non temerete che il rapace soldato rubbi i vostri grassi armenti, non temerete l'invidia delli amici, le astutie de ladroni, le insidie de parenti; & i cittadineschi tumulti: non vi attristate se povera siete: ma conformative con la volontà d'Iddio, non vi sbigottite per essa. ne vi paia di viso brutta, anzi fateveli all'incontro animosamente: io vi ho proposto per vostra consolatione alcuni essempi tolti dalle attioni delli huomini: molto piu n'havrei potuto togliere dalle donne troppo grandi disprezzatrici de thesori, ma questo honore per hora m'è piacciuto di far a gl'huomini per l'amor che porto al mio baron Madruccio di cui non nacque mai il piu leale, ne il maggiore osservatore delle leggi matrimoniali. Da Teno alli V. di Marzo.

LUCRETIA MARTINENGA CONTESSA DI PORCILIA ALLA S. LAURA GONZAGA TRIVULZA.

Se mai hebbe il mio cuore alcuna grata nova, l'hebbe intendendo che di legittimo matrimonio con nobilissimo cavagliere congiunta vi eravate. Hor l'allegrezza per tal effetto nel centro delle midolle conceputa, parmi convenevol cosa che almen per lettere, (poi che con la presentia non mi è conceduto) ve la dimostri & iscuopra: ne questo però si faccia senza darvi alcuni savi precetti et utili avisi alla Economia di vostra nobil casa appartenenti: ne veramente dubito che non vi facciano di mestieri, essendo voi si giovinetta, & gran famiglia bisognandovi con la prudentia vostra governare: vi farà certo bisogno di maturo senno in questa vostra giovenil età non potendovi riposare nella diligentia dell'honorata vostra suocera havendo ella (si come da piu persone intendo) deliberato di ritrarsi dal mondo, & unirsi tutta con Christo: a voi adunque toccherà tutto'l peso, (salvo se non voleste forse che le facultà vostre divenisser preda de rapaci ministri) dicovi adunque per la prima cosa, fra molte, che ve n'hò da dire, che vogliate & amare & honorare di perfetto cuore il vostro sposo, & non simulatamente come hoggidi molte fanno, siate a punto verso di lui, come è l'Eliotropio verso il Sole, ilquale sempre risguarda in quella parte, dove egli riluce, & se quel si nasconde per qualche nuvola, ritira a se il suo bel fiore: compiaceteli sempre in ogni honesta cosa vezzeggiatelo del continuo; state sempre lieta nel suo cospetto svolgendo l'animo & i pensieri vostri in quella parte dove piu inclinato lo vedrete. siavi in memoria la virtu & humiltà di Sarra, che chiamava il marito Abraam per suo signore: spesso vi occorrerà ammonir et riprender alcuno de vostri famigliari, fate che le vostre riprensioni siano tali, che chi s'ha da emendar, le possa agevolmente sofferire, ne sol attenderete al vitio, ma a colui altresi, il cui vitio cercate di voler correggere: essaminando diligentemente la natura sua: sogliono i dotti scrittori rasimigliar le ammonitioni all'elleboro, il quale quantunque di sua natura efficace sia, si vieta però da medici che non si dia ne a vecchi, ne a deboli, ne a fanciulli; devensi nondimeno con tal vehementia riprendere i transgressori che bastevol sia a sanar il vitio: dovrete anchora attendere quanto piu potrete perche la discordia non si alligni nella vostra casa, & non vi ponga le sue pestifere radici, lequai con difficultà si sbarbano, poi che piantate una volta vi sono: & questo facilmente vi averrà se di una medesima natione sarà tutta la famiglia vostra, trovansi nel vero alcune nationi tra quali è piu natural discordia che non è fra la vite e il cavolo, fra la Quercia & l'Olivo, fra l'Aquila e il Cigno, fra la Cornacchia & la Civetta, fra il Corbo & l'Avoltoio: a me non piacque mai il consiglio di Catone, che buono fusse il tener la famiglia fra se discordevole, perche non conspiri & non congiuri ne danni de padroni: essortovi di piu a far che le vostre damigelle non si dimestichino molto co servidori: so quel ch'io dico, & so quanto per l'amore si disvijno dalli servigi nostri, & parimenti quanto il loro amore, a nostra infamia ci risulti: non mi piace ne anche, che tutto'l tempo consumino in far reticelle, punti sfillati, albanesi, a stora, incrocciati, & d'altra sorte. Certo Signora, se io fussi come voi siete, porrei nella minor sala, due paia di telai: & vorrei che la casa mia fusse la piu abondevole di tutte l'altre, di lenzuola, di tornaletti, di sciugamani, di tovaglie, di tovagliuoli, di grembiali, & di fregacapi. Voi direte (per aventura) che io sono una Brescianaccia nemica delle attilature, & sol attendente alle cose utili, & al far masseritia. certa cosa è Signora Laura che io non posso, ne voglio mentire, che l'utile sempre piu mi piacque che il diletto, non mi ci sento però di tal sorte inchinata, che la cortesia et gentilezza n'escluda: vorrei sempre havere un gran forciero pieno di camise, di cuffie, di moccichini, & di calcetti per donar a poveri servidori. Ditemi per vostra fe quante signore troverete hoggidi per Italia, che con verità vantarsi possino di haver mai donato ad alcun servitor tanto di tela, che si potesse fasciar un dito? & poi vogliamo che sieno ne nostri servigi fedeli, & amorevoli, et diligenti? Dannosi ad intender alcune signore che la verace cortesia consista in donare a pomposi cavaglieri; ma ben mostrano questi tali, di non saper le conditioni della liberalità, lequai sono di donare à chi bisogna & quanto bisogna. Vi essorto anchora (se dell'honor vi cale) a non fare come, che una signora di questo mondo far odo laquale da molta avaritia mossa, vuole che senza veruna pausa, giorno & notte le sue donne lavorino, et con istremo sudore il pane si guadagnino: parvi che questa sia opera di donna che meriti di esser chiamata Illustre? a me mi par cosa d'ingorda Arpia. Confortovi ad honorare ogn'uno et quelli ispetialmente che con molto sudore hanno conseguito fama & nome di virtuoso: non vi piaccia giamai di imitare il costume di una Signora novamente defonta, laquale havendo forastieri nelle sue case albergati; niuno pensiero si dava perche stessero agiati, sol attendeva che a se stessa non mancasse cosa veruna, & per se voleva sempre qualche particolare intingolo, & privato manicaretto: per se stessa voleva tutti gli avantaggi, ne si recava a vergogna, ma ad honore, che la sua tavola non fusse uniforme: parvi che ella intendesse compitamente la regola della cortesia et della perfetta creanza? L'è molto facil cosa figliuola mia l'introdurre in casa un forastiero, ma non è poi si facile il saperlo gratiosamente tratenere, & honoratamente trattare: si doverebbe far ogni sforzo per riverire i virtuosi, anzi che i ricchi, & honorarli con perseveranza et con giudicio, senza mai mostrar alcun rincrescimento overo rinfacciarli la cortesia che se li usa; & donde credete voi che naschino hoggidi al mondo tanti ingrati? nascono perche non sappiamo noi collocare come si deverebbe i benefici; non sappiamo perseverare in esser cortesi. Per tre giorni siamo ferventissimi, & ce li vogliamo porre nel cuore & stampar nell'anima, poscia divegniamo freddi piu che la gelata. Il far cortesia è simile al giuoco de la palla, laquale spesso cade a terra, ne si pò ne ricevere, ne rimandare per difetto di chi prima la mandò. facciamo adunque la cortesia compiutamente senza rinfacciar i fatti benefici & forse troveremo qualche gratitudine in questo nostro guasto mondo. ricordative anchora di esser nelle conversationi delle parti vostre, mansueta, benigna, & humile: percioche l'humiltà si è il fondamento di tutte le virtu: date luogo a tutte, cedete a qualunque vaga si mostra de primi luoghi: bastivi che la modestia vostra vi faccia rilucere ovunque andate: guardatevi per quanto vi è caro l'honore, di non imitare alcune donne che l'anno passato per precedentia s'hebbero a tirar per le treccie. Non vi curerete ne anche per mio consiglio di molto pompeggiare: sia l'habito vostro pieno di leggiadra honestà: quante n'ho io a miei giorni conosciuto, lequali sol con l'habito mal disegnato, & peggio concertato, davano aperto inditio d'haver il capo sventato et pieno de grilli: non vi consiglio a caricarvi d'oro, anzi vi conforto a non portarne punto; poi che tutti i savi Cabalistici affermano ch'egli sia di maligno influsso: Contentatevi (per mio giudicio) d'un bel vezzo di perle orientali al collo, di qualche bel corallo per le braccia & d'un bel Smeraldino ò grato Diamante per le dita: non approvo il costume di sposarsi le orecchie (quantunque molto usitato sia) per esser tal usanza venuta da Barbari costumi: non porrete sul vostro bel viso cosa veruna c'habbi corpo: ma contentatevi di semplice acqua di fontana, o di fior di fava, cosi farete fare alle vostre donzelle, delle quali vi conforto ad haverne quella cura che havreste di voi, non favoreggiandone alcuna particularmente piu dell'altre, per esser cosa di molto sospetto & di mal essempio: altri ricordi vi potrei dare, ma non voglio per hora esservi piu prolissa: sol questo vi vo dire prima che conchiuda l'amorevole mia lettera: che sopra ogni cosa vi ingegniate di tener compagnia savia & honesta: imperoche tal sarete tenuta, qual sarà la compagnia che voi havrete. State lieta & conservative in sanità, perche tosto veggiamo di voi li desiderati frutti. Di Porcilia alli X. di Febraio.

LUCRETIA MARTINENGA CONTESSA BECCARIA A M. LUCISTELLA DAL POZZO.

Ho risaputo da Cecilia vostra carissima Zia, che havete determinato di volervi maritare (mal grado de quanti parenti vi ritrovate havere) se ben dovete togliere il piu vil furfante che vegga il Sole: ò pazzarella dove ne havete il senno? siete voi di voi stessa uscita? imparate prima a conoscervi bene, il che è potissima parte di vera sapienza, & poscia diretemi (sel vi pare) di esser donna d'haver marito? saprete voi conservare in casa stando quel che il marito guadagnerà fuor di casa andando? che questo è uno de principali ufficij della buona madre di famiglia? saprete voi discretamente comandare a servidori & allevare i figliuoli come alle buone madri si conviene? Io temo grandemente (per dirvi hora il tutto) senza tenervi alcuna cosa celata che voi sarete di quelle, che vituperano il sesso nostro, & lo fanno alli huomini per la lor dappocaggine abhominevole. Deh fate a mio modo, imparate prima la modestia, la discrettione, & la vigilantia, imperoche alle padrone di casa conviensi sempre esser le prime che la mattina si levino, & l'ultime che si corchino: pensate (vi prego) meglio a fatti vostri, & non vogliate (come le bestie fanno) movervi solamente alle cose presenti, non risguardando le future, non vogliate per un poco di prurito di minor dolcezza di quella che sovente ne causa la rogna porvi a rischio di menar perpetuamente mala vita, & farvi schiava dell'intemperanza maschile. vi paio forsi nell'ammonirvi troppo dura & aspra: date la colpa a voi stessa, poscia che sempre foste di si adormentato intelletto, che ne per ammonitioni, ne per gridi, ne per minaccie mai vi potei svegliare da si profondo sonno: date la colpa a vostri maligni affetti, liquali a guisa del morbo regio vi fanno parer amaro il mele. Di Pavia.

HIPPOLITA MARCHESA P. SANSEVERINA A M. CALANDRA GARIBOLDI.

La vergogna, & la taciturnità, che furono sempre due spetiali virtu della donna, risplenderono gia grandemente in voi, mentre nelle nostre contrade famigliarmente conversaste: & hora (se il vero m'è rifferito) sono in voi del tutto spente: odo che siete fatta baldanzosa, loquace, & unica seminatrice di discordie sopra tutte le femine del vostro vicinato. Ah sorella, non sapete voi, che i buoni costumi, sono la nostra vera dote, et il nostro vero ornamento non lo scrive questo Sophocle nelle sue Tragedie? certamente si come nella febbre, l'haver buona lingua, è gran segno di salute, cosi nelle donne è segno di grande honestà: frenatela adunque, & ricordatevi che non senza gran misterio, natura la circondò di due ripari, cioè di labra, & di denti: l'è nel corpo la lingua come nella nave il temone: fu la sfrenata lingua spesso cagione de molti mali: per il che gran virtu fu giudicato il saperli per debito modo: l'è pur grande infelicità la nostra, poi che il Sole, la Luna le stelle, il mare, la terra, gli alberi, l'herbe, l'api, le formiche, & le conchilie possono antivedere le future tempeste: & che sol l'huomo non antivegga i danni grandi che la licentiosa lingua lor si spesso procura; fate (vi prego) come far sogliono i dotti marinai, & li esperti contadini, prevedete la rovina, nella quale siete per cadere se non chiudete la lingua fra denti; il che, tosto fareste se poneste misura all'infinita vostra cupidigia; non havesti invidia a chi ha maggior fortuna di voi: dovereste pur sapere, che nelle picciole cose stessi sempre maggior quiete, non voglio esacerbar piu questa mia ammonitione, havendovi di cio piu volte bastevolmente ammonita, & non volendo ci intravenisse, come veggiamo intravenire ad alcune salutifere medicine, lequali per l'assiduo uso perdono la virtu. Di chiavenna nostra giuriditione.