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Lettere di molte valorose donne / nelle quali chiaramente appare non esser ne di eloquentia ne di dottrina alli huomini inferiori

Chapter 83: CATHERINA VIGERA A LUCIETTA SERVAGGIA.
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About This Book

The volume gathers epistolary pieces authored by learned women and assembled with an introducer's remarks, presenting advice on governance, education, charity, and religious matters. Letters address rulers and private correspondents, offering counsel on prudent administration, moral conduct, and spiritual conversion, and defend the intellectual capacity and public responsibility of women. The collection mixes practical recommendations—training youth, tempering justice, protecting the poor—with devotional and persuasive passages, using personal appeals and rhetorical argument to assert female competence and to model virtuous behavior in public and domestic spheres.

LUCRETIA PICINARDA CROTTA A CINTHIA VANNINI.

Tu mi scrivi figliuola carissima come se io dotta fussi al par di quella Leontia, c'hebbe ardire di scrivere contra Teophrasto et vorresti da me sapere, (per quanto dalle tue lettere intendo) onde nasca che la femina sia dalli antichi scrittori reputata piu imperfetta del maschio. Per qual rispetto si soglia dire, che levata ò spenta che sia la lucerna, tutte le femine sieno d'un'animo et d'un volere. Per qual cagione i Romani ci vietassero il vino, perche fusse l'Amore depinto con l'ali: perche naschi la barba a quelle donne, che in Caria fanno l'ufficio de sacerdoti, & cosi chi mosse Phidia a pingere Venere, sopra di una testuggine: Alle presenti questioni per hora risponderoti il meglio che saprò, & quanto alla prima richiesta dicoti, che si reputò la femina piu imperfetta per cagione dell'innata frigidità, che in lei si vede, all'altra dimanda dico haver ciò ritrovato gli huomini, per una pura malignità volendo tacitamente significare, che se la vergogna non ci ritenesse saremo tutte macchiate di una pece, & pur ne mentono: Negaronci il vino i Romani, non perche riputassero nel vino albergare la lussuria; il che però da Paulo s'afferma, ma perche fussimo men animose, & meno ardite nel resistere alla loro iniqua tirannide; Fu dipinto l'Amore con l'ali, perche intendessimo che gli animi delli amanti facilmente s'inalzano, & spesso da vana speranza gonfiati. Nasce la barba alle Sacerdotesse di Caria, perche sia un certo segno della lor divinante natura: dipinse Phidia Venere sopra della Testuggine, per insegnare alle donne maritate che debbono starsi in casa: ho risposto alle tue dimande quanto piu brevemente per me s'è potuto: se non sei pienamente sodisfatta, perdona all'imperfettione dell'intelletto. Di Cremona, alli X. d'Agosto.

AGNESA DI BESTA A M. FLAVIA ROVEGA.

Ho presentito (non so sel sia il vero) che siete per gir in Alemagna a riveder vostra sorella, che gia vi fu si felicemente maritata: accadendo adunque che facciate tal viaggio, pigliarete questi pochi ricordi, nati da pura & semplice affettione: armate per la prima molto bene le parti vitali del corpo vostro, & quelle che sono dal cuore piu remote; perche vi so dir che sentirete freddi si aspri, che vi si gelarano le parole in bocca, se sarete sforzata per l'usanza Tedesca, di bere contra la vostra voglia, & temete di non imbriacarvi, mangiate prima delle mandorle amare: bevete ancho doppo pasto un bichiero di acqua fresca, overo usate (si come facevano gli antichi) di portarvi adosso l'ametisto: bevete similmente avanti che mangiate, due dita di succhio di cavolo: quando sarete fra questa natione, laquale di fede & di s. semplicità avanza tutte l'altre: studiarete d'imitar ciò che hanno di meglio, come sarebbe oltre le due prefate cose, il lavarsi il viso di acqua schietta, non lisciarsi, non pelarsi punto, non far i capei ricci, non sbiondeggiar le treccie, spesso lavarsi tutto'l corpo: salutar ogn'uno benignamente, legger piu volontieri le sacre historie, anzi che i sospiri del Petrarca, le pazzie d'Orlando, le prove di Gradasso, l'Amadis de Gaula, & altre vanità dalle Italiane scioccamente molto istimate: non imitate gia il peggio c'habbiano in lor stessi, ma imitate il meglio, acciò non si dica che voi facciate come facevano alcuni sciocconi di Athene, liquali non sapendo imitare la divina eloquentia di Platone, nell'ingegnoso artificio di Aristotile, imitavano de l'uno il scilinguato favellar, et dell'altro l'andare con le spalle incurvate: fuggite di seguire l'usitato stile delle fanciulle Tedesche, nemiche di mangiare all'aperta, & vaghe di trangugiar secretamente infino alle pentole: non vi sia maggior maraviglia il veder tutto'l giorno huomini & donne imbriachi, che se voi vedessi presso de Miconij ogn'uno calvo: sarebbe piu facil cosa trovar veleni in Candia, che sobrietà in Alemagna: non altro, ritornate sana et lieta. Di Teio, nel nostro palazzo, alli VI. di Gennaio.

MARGHERITA PELLEGRINI COR. A M. CAMENA LANDRIANA PACE ET SALUTE NEL SIGNORE.

Mi è molto piacciuto d'intendere che habbiate abbandonato il mondo, & vi siate data tutta a Giesu Christo che è porto tranquillissimo de nostri affanni, & delle nostre infinite miserie: ma perche la religione è assai vicina alla superstitione (si come tutte le virtu hanno i vitij per i suoi confini) guardatevi (ve ne supplico) per le salutifere piaghe di Giesu Christo, che non ne restiate in parte alcuna macchiata: L'è veramente la piu miserabil cosa che possa avvenir all'huomo Christiano: il superstitioso non ha mai dove ricorrere, per havere a suoi affanni tranquillo porto. Quelli che solevano gia haver paura di Policrate tiranno non lo temevano salvo mentre che erano a Samo: & quelli che temevano Periandro, non stavano in angoscia salvo fin che dimoravano a Corintho, ma il superstitioso non ha dove mai fuggire per liberarsi da quella mala paura che le sta fitta sempre nelle midolle: se il ladro, ò vero l'huomicidiale fugge in chiesa, l'è sicuro, non teme di nulla, ma il superstitioso piu teme in chiesa, piu dubita presso l'altare che altrove non fa, ma se volete dalle sue mani liberarvi, svolgete l'animo alle sacre lettere, & quelle, con tal attentione leggete, che ve le convertiate in succo & in sangue: per il mio giudicio (benche debole) incominciarete dalla Pistola scritta da Paolo alli Romani, qual S. Chrisostomo chiama metodo del christianesimo, & Chrisostomo istesso userete per interprete di quella: doppo questa elettione, ponete poi mano dove piu vi piace: di una sol cosa vi ammonisco io, che la scrittura sacra è fatta da lo Spirito santo, & senza l'opera sua mal si puo intendere: farà adunque bisogno d'imitare il beatissimo S. Bernardo, dal quale si legge, che piu imparasse, orando, che studiando, ma se pur volete adoperar interprete; vi ricordo Girolamo ne profeti, Basilio nel Genesi, Agostino sopra Giovanni, Arnobio sopra i Salmi, Hilario sopra Mattheo, Bernardo sopra Lucca: ma spero che di questo ne parleremo a bocca, fra tanto state sana in Giesu Christo: qual sempre prego sia la guardia vostra. Di Correggio alli X. d'Aprile.

MADDALENA DELLI ALBERTI A CASSANDRA LANFREDUCCI S.

Se voi volete che io conversi con esso voi, & che da sorella per l'avenir io vi tenga & ami, si come per adietro v'ho amato: voglio per ogni modo mutiate vita & cambiate costumi: ma che cosa disperata è questa che non sappiate attendere ad altro, che a lisciarvi questo vostro viso, peggio che de baronzi: per amor del quale stillate ogni di una somma di radice di rusta, & consumate quanto lume di piuma potete ritrovar nella citta vostra: & tanti rossi d'uova che tanti non ne consuma la Ciartosa di Pavia: ne contenta delle usate ricette, intendo che havete incominciato nuovamente a stillare ogni settimana un barile di urina di cavallo, & un gran mastello di latte d'asina: che diavolo pensate voi di fare? volete consumare oltre il tempo (che è pretiosissimo) quanto havete in cotai frascherie? & come vi comporta vostro marito? ma egli deve esser un qualche trasognato peccorone: il mio Signor Nicolò non mi comporterebbe gia si fatte cose maffesi, tosto la partirebbe meco, & forse non senza mio scorno et danno. oh come fareste voi il meglio a polire la vostra casa laquale par sempre un porcile, a rapezzar le vesti a vostro marito che pare un stracciaruolo. oh quanto fareste il meglio a racconciar le calze a vostri figliuoli che con vostra gran vergogna mostrano le carni & vanno per le contrade con i capelli scarmigliati che paiono tanti piccioli bastasi: credo vi gioverebbe molto se ve n'andaste ad albergare in Vinegia almeno un'anno in Vinegia dico unica maestra delle attilature & della politezza: spero che questa mia ammonitione non sarà del tutto vana: Iddio lo voglia, per sua bontà. Da Tirano alli III. d'Aprile.

CATHERINA MALACRIA A M. MARGHERITA MARLIANA S.

Mai mi ricordo d'haver sentito la maggior molestia di quella ch'io senti l'altro giorno, udendo tanti vantamenti, quanti dava Madonna Fiore a sua figliuola: è possibile ch'ella sia si mentecata che non si avegga & non sappia quanta fragilità consista nella nostra florida età laquale, tante migliaia d'huomini & per il passato ingannò, et ingannerà sempre per l'avenire? oh che momentana letitia n'arreca il fior della giovinezza poi che arido doventa in men che non balena? Qual saggio Architetto si vide mai che l'edificio suo in fragil fondamento fondar volesse? passano i corpi nostri a guisa di ombra, & noi miseri, tanto pazzamente ce ne invaghimo, si che a ragion grande, me ne doglio, che tutto'l tempo, si consumasse in que vani ragionamenti. Ahi quanto sarebbe stato il meglio che delle sante scritture, havessimo insieme ragionato. Pregovi (per tanto) carissima sorella, che piu non me la facciate udire (se d'altro non sa favellare) pregovi similmente quanto piu tosto con esso lei favellarete: vogliate (per charità) predicarli, & porgli nel capo che niuna cosa sia da sprezzare con maggior vehementia, della bellezza corporale, qual molti savi la chiamarno domestico nemico, cagion potissima de strani accidenti, et grandissimo fomento di lussuria la reputarno. se io le fussi si vicina et si domestica come voi siete, non vi porrei in su le spalle cotal carico: lo torrei sopra di me molto volentieri, non parendomi che meglio collocare si possa il tempo, che in si fatte cose, grate a Dio, giovevoli a gli huomini, & honorevoli al mondo. altro per hora non mi occorre a scrivervi: attendete a star sana insieme col vostro amatissimo consorte, & carissimi figliuoli. Di Gaspano alli XIII. di Luglio.

OTTAVIA BAIARDA A M. CAMILLA TESTA.

L'havervi io conosciuta savia et ingegnosa piu assai che non fu mai Nicostrata, Diotima, ò Thargelia, mi fa confidente & molto ardita a chiedervi la solutione di alcuni dubij che l'altro giorno nella mia casa di ingegnose donne si trattarno. vorrei saper perche si volentieri li amanti si baciano gli occhi. Vorrei saper per qual rispetto, spesso gli amanti perdino il sonno & perche si di rado le imagini delli amati occorrono in sogno alli amanti. Vorrei da voi sapere, per qual causa vaghi sono li amanti di portar nelle mani & poma & fiori et perche circundino le porte amate di Corone di fiori tessute. Vorrei intendere dall'alto vostro sapere, qual sia la causa che li amanti divengano pallidi nel cospetto delli amati, & altri ve ne sieno che rossi si fanno. Vorrei sapere perche sieno li amanti si alle lagrime inchinati & pronti. Desidero sapere, che sia cagione che li amanti nella presentia delli amati, spesso si amutiscano & delle cose premeditate già con gran studio, si scordino. Vorrei sapere, perche cosi ci vergogniamo di confessar i nostri amori. Bramo sapere, per qual causa l'adirarsi sia un rintegrar l'amore. Bramo sapere la causa, perche Amore a nullo amato amar perdoni. Vorrei sapere perche triemi la voce alli amanti. Bramo sapere perche si habbi nelle cose amorose il sternutire per buon segno. Vorrei sapere perche i poeti chiamino Venere, hor Aurea, hor Philomide, cioè amica del riso. fatime saper onde naschi che li amanti tanto sieno facili al spergiurare, fatime sapere perche non vegghino li amanti i vitij delli amati, fatime sapere, perche tanto facilmente si rompino gli amanti la data fede: fatime sapere se l'è maggior piacere nell'amare, ò nell'esser amato: fatime sapere, qual sia piu facil cosa finger l'amore ò dissimularlo essendo amante: fatime saper chi piu facilmente si persuada di esser amato, ò l'huomo ò la donna, & chi di loro sia nell'amor piu costante & fermo. non vi voglio di piu per hora aggravare, benche certa mi renda non vi si poter adimandar cosa si difficile, che scioglier non me la sapeste: aspetto però detta solutione piu volentieri a bocca che per lettere, essendo certa di farci maggior guadagno. non altro. Di Pavia alli V. di Febraio.

CAMILLA TESTA ALLA S. OTTAVIA BAIARDA.

Voi mi proponete una Illiada de oscuri quesiti, perche ve li solva, basterebbe certo che io havessi consumato tutta l'età mia ne studi della Philosophia, ò che sempre havessi atteso a le imprese d'amore. parvi che a l'età mia hora si convenga amore ne cotai dimande? certo che le mie grincie con questi miei scalzati dentoni, fanno fugir amore lontano mille miglia, ma poi che nella vostra casa si ragunano delle persone dotte & ingegnose fatemi voi gratia di propor loro perche in tutte le sorti de animali le femine sterili sieno piu libidinose delle feconde. Per qual causa ne principij delle gravidanze ci sentiamo si male, & poi in processo di tempo, stiamo bene. Perche sono piu lussuriosi quei huomini c'hanno le gambe piu sottili. Perche sono più lussuriosi quei uccelli, che meno volano. Perche mutasi il suono della voce cosi ne maschi, come nelle femine, come voi mi havrete mandato la solutione di queste mie quistioni, forse vi solverò le vostre presentialmente (come mi pare che piu desiderate) fra tanto state lieta & sopra tutto guardative d'amore, perche l'è una mala cosa. egli ci fa di savie doventar pazze: ci spoglia d'arbitrio, ci disvia dall'amore de mariti, dalla benivoglienza de figliuoli, ci fa porre in oblio l'honore, il maneggio della casa, & ne conduce sovente fiate all'ultimo sterminio; ricordative di Capronia Vestale, qual amor condusse ad esser strangolata, ricordative a che sconcia opra conducesse già Aufilena da Catullo mentovata, et Ipermestra da Ovidio piu di una fiata ricordata: ramentative in quanta follia per amor venessero Valeria Tusculana, Gidica & Tutia Vestali, sovengavi a quanta pazzia venisse Clitennestra per amor di Egisto, Fabia per amor di Petronio, Thimea per Alcibiade: & Postumia, Lollia, Tertullia, Mutia, Servilia & Iunia per Giulio Cesare: si che lasciate andar l'amor da canto & insieme il ragionar d'esso: fate a mio senno, altrimenti egli vi condurà a mal fine. So quel ch'io dico; so quel che hò piu di una fiata nella mia giovanezza per lui amaramente sostenuto: egli mi ridusse già un giorno, che non havea anchora compiuto venti anni a tal partito, che non mangiava se non sospiri, & non beveva salvo che lagrime: oltre che tanta perfidia & dislealtà trovai nell'amato mio signore, che tanta non credo se ne trovasse in Theseo verso Ariadna, in Demophoonte verso Philide, in Iasone ver Medea, in Enea ver Didone, in Ulisse verso di Calipso. Io li fui sempre amante & superai Penelope, Emilia, & Turia di fede, & di amore si che io parlo come esperta. state sana. Da Roma alli VI. di Maggio.

LUCRETIA CORSA ALLE GRATIOSISSIME ET VIRTUOSISSIME FANCIULLE LA S. LAURETTA, ET LA S. LEONORA CAVALLERIE.

Non vi maravigliate bellissime Signore se non conoscendovi di faccia, ma sol di fama, & di nome, io ardisca di scrivervi, et di richiedervi humilmente che per amica mi accettiate. L'è veramente si dolce la fama che nelle nostre case di voi risuona, che non v'è donna ne fanciulla, che non brami di vedervi & di servirvi: & qual maraviglia meritamente ad alcuno esser deve di questo nostro si intenso desiderio, poi che figlie siete di quella rara Donna: la quale con la sua gentil creanza innamora di se ciascuno, & ciascuno tira a se con quella prestezza che veggiamo il vento Cecia trar a se le nuvole. Certo è che di niuna cosa con maggior ardore prego l'altissimo Iddio, che di haver un giorno occasione di visitare questa vostra città, acciò che insieme et vedere & la dolce vostra armonia gustar possa. Non è anchora guari che la S. Lucretia Agnella scrivendomi delle vostre rare virtù, fra molte ch'ella me ne disse a Calliope et a Clio vi rassimigliava, tanta è in voi la disciplina della musica congiunta con voce piu dolce et piu grata che se di canoro Cigno fusse. Oh se mai aviene che a degni mariti di voi maritate vi vegga, voglio questi tali piu aventurosi reputare, che se l'uno dell'Oriente, et l'altro del Ponente divenisse Posseditore: se vi volessi narrare carissime figliuole, quanto ho udito ragionare da valorose donne, & che mentir non sanno della vostra singolar bontà, io non terminarei questa mia semplice lettera ch'ella arrivarebbe a piu alto volume che non arrivarno le decadi di Livio Padovano; qui adunque farò fine et il mio scriver terminerò pregandovi & con ogni ardente affetto ripregandovi, a ricevermi & per serva, & per amica, si come a tutte l'hore & chieggio, & di cuor bramo, salutate in nome mio la S. vostra madre et la S. Isabella: state sane, & liete. Di Coreggio, alli XIII. d'Ottobre.

MARTIA BENZONA ALLA S. ARTEMISIA SCOTTA.

Mi è rifferito da persone degne di somma fede, che mai non state in ocio, ma tutta siete intenta alli studi delle buone lettere, et a certi lavori che paiono usciti di mano di Aracne. doverebbesi dalla S. vostra Madre raffrenar questo si smoderato studio, a quella guisa che si tagliano i Pampini alle lussuriose viti, acciò non sia cagione la troppo fecundità di farle ò morire, ò picciole divenire. Non vorrei usaste tanta diligentia nel studiare, ch'ella vi fusse di nocumento. non altro state sana. Di Vinegia alli X. d'Aprile.

PACE TASSA A M. ANTONIA PELLIZZONA.

Mi scrivete per l'ultime vostre lettere, che molto vi maravigliate, perche M. Antonio tanta stima faccia di Luigi, essendo huomo tanto infame, (cosa che per aventura non havereste aspettato) fidandovi nella perfettione del suo chiarissimo giudicio, cessi cessi (vi prego) cotesta maraviglia, perche nel vero egli lo conosce ottimamente: ma dovete sapere che a le volte si porta rispetto ad alcune persone, non perche degne ne sieno reputate, ma perche ci fa a le volte bisogno dell'opra loro. L'è cosa capitale l'uccidere in Thessaglia la cicogna, & questo avviene perche suole uccidere i serpenti, & cosi hassi in Inghilterra riguardo di ammazzare il Milvio, perche purga la città portandone via l'interiora delle bestie che si ammazzano. ma che havreste voi detto veggendo quel che piu volte veduto hanno gli occhi miei? esser accaduto spesse volte che una buona & santa femina ha hauto mestieri d'una malvagia & trista petegola: un Re è alcuna fiata stato sforzato di accarezzare un'huomo di privata conditione, & di questo sia per hora detto a bastanza: vengo all'altro capo. Piero nostro è ritornato dalla Corte, ne d'altra cosa hora piu voluntieri favella, che de Baroni, & gran Satrapi: egli per la fede mia mi fa ricordare di quell'uccello detto Tauro, ilquale, (quantunque picciolo sia) imita però la voce del Toro, & si fattamente mugisse, che non v'è persona che facilmente non rimanesse ingannata: cosi non ci è huomo che non creda ch'egli nodrichi nel petto lo spirito di quanti Signori ha tutto il Regno di Napoli: qua vi desidero a tutte l'hore, perche vi udirei ridere molto saporitamente. Di Bergomo, alli XX. d'Agosto.

EMILIA BREMBATA SOLCIA, ALLA S. FULVIA ROSSA.

Voi mi scrivete & nelle prime, & nell'ultime vostre, che vi siete mutata di proposito, ne piu vi volete render monaca, per non haver mai saputo ritrovar monistero alcuno, che di qualche errore non sia contaminato. mi maraviglio della prudentia vostra, ch'altrimenti pensaste. Soleva dir un santissimo frate che fu ne suoi tempi uno specchio di virtù, che si come nella Candia non si trovava alcun animale velenoso, eccetto che il Phalangio, cosi non potersi ritrovare alcun Monistero si santo & si devoto dove almeno l'invidia & la mormoratione non vi alberghino: guardative pur di non lasciarvi adescare da le lor lusinghe. io vi so dir ch'elle sogliono fare, come l'Hiena far suole, la quale imita la voce humana & impara il proprio nome di alcuno, & chiamatolo fuori di casa, lo lacera, cosi fanno le monache & cosi fanno i frati: con mille lusinghe & segrete astutie ci infrascano il cervello, & infrascato che ce l'hanno ne fanno poi sentire che meglio a le volte sarebbe state di essere ite nell'Inferno. Dite, dite, a vostro padre che ponga giù questo pensiero di farvi monaca, & che vi procuri un bello & honesto marito, con dote conveniente a le sue facultà: ponga mano hormai al thesoro che tanto tempo tien rinchiuso senza godimento ne di se stesso, ne d'altrui: non si ricorda egli forse in quanti pericoli sia già stato per l'insidie che gli furono piu volte apparecchiate per depredarlo: meglio farebbe a imitare il Castore, il quale piu di lui prudente di quella cosa facilmente si spoglia, per la quale, porta pericolo: non altro. state contenta. Di Bergomo alli XXV. d'Aprile.

PETRONIA FRANCA A M. SULPITIA DA VENOSA.

Inestimabil contentezza & incomprensibil gaudio hò sentito quando per più di un messo degno di fede intesi che amore con il suo chiodo fissato havea il vostro volubile cervello, & che con suoi lacci strettamente vi teneva legata. Vorrei adunque da voi sapere se questo vostro amore è violento ò volontario: ma se per aventura non vi piacesse di essere innamorata & dal destino guidata fussi anzi che dall'elettione; ricordative che si come le tenerelle piante facilmente si sbarbano & con difficultà fatto che hanno le radici sveller si possono, anzi gagliardamente resistono alla furia de impetuosi venti: si Amore nella sua fanciullezza cioè da cominciamento esser di poca forza; cresciuto poi a tanta possanza pervenire che vincer non si pò ne per forza, ne per arte. sia lodato il Dio d'amore, che vi farà per l'avenire di mezza pazza, doventar tutta savia, di avara, liberale, di timida, ardita & sicura: doventarete vigilante, ingegnosa, & piena di mille accortezze (che cosi suol fare amore i suoi devoti seguaci) di quanto desidero saper da voi, fatemene certa a la venuta di M. Tranquillo, che niuna altra cosa piu grata far mi potreste. Di Palermo alli XX. di Luglio.

MARIA DE BENEDETTI A M. N. R.

Se vostro marito vi da delle busse, s'egli vi stratia, & s'egli vi fa mala compagnia datene la colpa a li vostri mali portamenti, alla smoderata loquacità & all'infinita vostra ritrosia, la quale sarebbe sofficiente di farvi brutta & spiacevole sin' nell'Inferno: sarebbe pur hormai tempo che mutassi costumi & variassi stile: volete voi che di altro mai non si favelli che delle vostre pazzie, le quali v'hanno hoggimai fatto infame per ogni contorno. Io mi abbattei (& non è anchora guari) in un bel drapelletto di savie & accostumate signore, lequali & la vita vostra acerbamente biasmavano, & di ogni stratio degna vi giudicavano; per esser voi sopra ogni altra donna al marito vostro ritrosa, & disubidiente; ne vi mancarno di quelle che vi davano colpa d'havergli piu d'una fiata rotta la matrimonial fede, & spezzati i legittimi nodi, & questo per ismisurato amore che portate ad un vilissimo furfante, infame di ladronecci & di homicidij, ebriaco, & malvagio metidore de dadi, con cui non si porrebbe la piu deserta meretrice c'habbi ne Roma, ne Vinegia. altra cosa per hora non vi scrivo. prego Iddio vi doni miglior mente & piu saldo intelletto. Di Luca alli XX. d'Aprile.

LEONORA GONZAGA DUCHESSA DI URBINO A M. FRANCESCHA NEGRA S.

Intendo che non si pò piu vivere con esso voi, per haver una figliuola, tenuta da voi che di bellezza avanzi Amarilli, & a quella Egle che fu creduta la piu bella di tutte le Naiade: & per questo sprezzate tutte le altre fanciulle del vicinato vostro, a tutte dando qualche emenda & tutte giudicando pazzamente ò che hanno gli occhi fatti con i fusi, ò che hanno la bocca storta & i denti negri. ad altre date macchia che portino mal la vita & ad altre che habbino le gole grosse, & siano troppo ne le spalle strette: sol la vostra figliuola secondo il parer vostro è compiutamente bella: essa sola ha gli occhi piu vaghi et piu amorosi che non hebbe mai Helena Greca: essa hà piu bella bocca di Atalanta con denti assai piu minuti piu bianchi, & piu eguali di quelli di Argia figliuola del Re Adrasto: essa hà piu vaghe fattezze di Briseida per cui arse d'amore il feroce Achille: essa hà la gola piu candida & piu rotonda di Chione, la quale (se'l vero scrive Ovidio) piacque a mille amanti, essendo appena di quattordici anni; essa anchora, hà piu belle spalle, che non haveva l'amata donna di Acontio, parvi a voi che questa sia una bella vanità di cervello? veramente se l'è tanto bella, quanto voi dite, tanto piu havete voi da guardarvi da le molte insidie che le saranno giorno & notte fatte, da ogni lato apparirà chi mostrerà haver di lei desiderio, & voi ne starete in continua paura, & ne viverete in perpetua sospittione: non vi gioverà il confidarvi ch'ella sia casta, percioche quanto ella sarà di maggior castità, tanto piu vigilante sarà l'altrui libidine verso di lei. Pregate pur Iddio che s'ella è casta, sia perpetua la sua castità et da si santo proposito non si muti. Iddio da dishonor vi guardi. Da Fossombrone, alli III. d'Agosto.

D. GIULIA GONZAGA A M. LIVIA NEGRA S.

Con mio gran dispiacer hò risaputo, esser venuto à voi un scelerato Alchimista, il qual con false lusinghe v'ha pervertito il cervello & vi hà fatto intrare in humore, che tramutar si possino le sostanze de gli elementi, & di rame farse argento & l'argento convertire in oro: l'è pur una gran cosa che questi furfanti, mendichi & pidocchiosi, voglino arricchir ogn'uno, quasi che piu molesta lor sia l'altrui povertà & miseria che la propria mendicità l'è pur stolta la credenza nostra: l'è pur infinita la cupidità de mortali, ma che faremo noi se ci havessimo a star perpetuamente? noi ci stiamo a pigione per tre giorni in questo miserabil mondo & mai non ci pare d'esser pieni. Siamo veramente fatti simili all'idropici, quanto più beviamo tanto maggior sete ci nasce: ò infelici noi, poi che non ci ricordiamo di esser mortali et di havere a lasciare un giorno a dietro ogni cosa: ignudi siamo venuti in questo cieco mondo, & ignudi, ò poco meno, converacci uscirne: volete Madonna Livia che io v'insegni una bella alchimia? Thesaurizatevi de thesori in Cielo, dove i ladri non rubbano, dove la rugine non consuma, & dove la tignuola non rode, & non mannuca: quel che si acquista per mala via non è acquisto, ma l'è perdita grande & dannoso guadagno: sono le promesse delli Alchimisti simili a quelle delli Astrologi; li quali vantansi di sapere le cose future, & non sanno ne le presenti, ne le passate & pur ardiscono di manifestar le cose celesti come se del continuo presenti stessero al concilio d'Iddio: non mi so veramente risolvere se la lor frode sia piu brutta, ò di pur la pazzia nostra credendoli come facciamo, sia di maggior scherno degna: tornate in voi M. Livia, & se le facultà non correspondino alli appetiti vostri, poneteli freno, & cosi non vi accaderà far l'alchimia. Di S. Francesco di Napoli alli VII. d'Agosto.

D. MARIA CARDONA MARCHESA DELLA PALUDE A M. N.

Non so che pensier sia stato il vostro, di abbandonarci & ridurvi alla villa, hora che havevamo si grande carestia di compagnia (che fusse a nostro modo) l'è stato veramente un'atto di poco amorevol donna; ispetialmente, non havendo voi altra scusa che di cercare un'aria serena: sarei contenta in vostro servigio che piu tosto procacciato havessi un'animo sereno & tranquillo, non ingombrato di alcuna nuvola di maninconia, non alterato da alcun vento d'ira: perche questa sarebbe una stabil serenità & un'utile tranquillità & qual cosa vi potete voi imaginare piu incerta et piu instabile dell'aria che n'andate cercando? se hora è sereno in men che nol dico, sarà forsi nuvoloso il tempo: si che s'altro non vi hà fatto gir fuori, & altro non vi ci tiene, tornate a noi, & sentirete maggior frutto & maggior dolcezza della nostra conversatione che dell'udir cantar i rusignuoli: ecci qui, la .S. Donna Maria di Tocco, la quale, parla del Regno d'Iddio si dolcemente, che la innamora ogn'uno che l'ode, & facci venir voglia di morire per andar tosto a fruire le bellezze eterne del grande Iddio. ecci la .S. Princessa di Salerno: la quale con la sua dolce & real presenza & con le sue gentilissime maniere sarebbe atta a raserenare l'inferno, & ragioir le misere anime de dannati. ci habbiamo poi M. M. Antonio delli falconi, gran segretario della natura, il quale ne trattiene con la dottrina Greca, Toscana & Latina in stupor grande. ecci il nostro M. Hortensio pieno di Paradossi. Del nostro fresco che noi godiamo, non ve ne parlo, perche so ne siete ottimamente informata: tornate adunque & non s'indugi piu se non volete che si muoia di desiderio. Di Avelino, alli V. d'Aprile.

SUOR BARBARA DA COREGGIO ALLA S. LODOVICA MANDELLA.

Delle tribulationi che novamente (benche non alla sproveduta) vi sono alle spalle sopragiunte, me ne sono & per la carità christiana, & per il particolar amore che vi porto, istremamente doluta, sperate figliuola nel Signore, & vedrete ch'egli ve ne trarà fuori miracolosamente; & quando meno ci pensarete. & in cui potete voi meglio collocare & stabilire le speranze vostre? Se in altra cosa sperate, non sarà mai quella speranza senza timore, ma piena di vanità & la fortuna haverà mille aditi per turbarla, mille vie per ingannarla, il che non le fie mai conceduto sperando voi nel S. Dio, fontana di tutte le consolationi, refrigerio de tribolati, speranza delli oppressi, sostegno de deboli, verace ricchezza de poveri, il quale vi darà vita eterna & senza dubbio ve la darà, se perseverarete nella toleranza c'ho spesse volte in voi sommamente ammirato, parmi veramente impossibile che havendo in voi questa santissima virtù di patientia, non ci habbiate ancho l'altre virtù, essendo fra di loro, un certo legame, & una certa consanguinità che chi una ne possiede, paia di necessità che tutte l'altre ne possegga; & cosi per conseguente a chi ne manca una tutte l'altre gli manchino; & se questo si confessa da savi scrittori esser vero nelle virtù morali, che sarà poi nelle Theologiche? Quando vi piacerà venir a me, spero di darvi tutta quella consolatione che per me si potrà maggiore, & mostrarvi, quanto v'ami, & impressa nel cuor vi tenga: le nostre suore, hanno del continuo pregato Iddio per voi & se havete sentito alli di passati alleggiamento alcuno alli vostri affanni; n'è stato cagione la fede di sor Virginia; la purità di suor Agnola, la patientia di suor Alessandra, l'humiltà di suor Antonia, & la gran devotione della madre suor Catherina. Sarà vostro ufficio ringratiarle cortesemente. vi prometto che elle sono state si assiduamente inginocchioni, che s'hanno fatto il callo in su le ginocchia, come si legge in Egesippo che all'apostolo S. Iacopo per il molto orare avenne; ne altro intorno a ciò vi dico state di buona voglia, mirando con certa fidanza il cielo d'onde vi pioveranno un giorno in su le treccie, tante gratie, quante mai n'hebbe alcuna donna a l'età nostra. Dal Monistero di S. Antonio fuor di Correggio alli XX. d'Aprile.

CATHERINA VIGERA A LUCIETTA SERVAGGIA.

Tu mi dimandi consiglio per tue lettere, se ti dei maritare, & mi preghi con instanza, ch'io ti risponda. ecco che ti rispondo, & poscia che fra me stessa hò ben considerato la tua età, le tue conditioni, & l'humana necessità con la nostra natural fragilità; dicoti liberamente, che ti dei maritare; & qual cosa piu santa si pò al mondo fare? non hà instituito Iddio il matrimonio accio non venisse meno l'humana generatione in questo facendo ufficio di padre? non fu egli per meglio manifestar l'eccellentia sua instituto nel paradiso delle delitie? Niuna cosa piu degna, ne piu eccellente del matrimonio ritrovar, ò imaginar mi posso: imperoche in quello consiste la conservatione della generatione humana, la salute degli huomini, delle città & delle nostre facultà. Quante aspre guerre, quante mortali nimistà si spengono per virtù del sacro matrimonio? Qual piu gioconda & dilettevol cosa si pò desiderar di uno honesto marito che ti provegga ne bisogni & che ti difenda l'honore si che piglia marito; ma prima che lo pigli, prega Iddio, ti doni gratia di far buona elettione, pregalo instantemente prima che sposa divenghi. Se per il precetto di Hesiodo non è lecito al contadino di arar i Campi se prima alli Dei non sacrifica; quanto sarà men lecito prender marito ad una donna christiana et non invocar prima l'aiuto celeste? Cosi facendo, non dubiterò che pacificamente non viviate. Si come i legami, dalle Commissure, pigliano le forze, cosi le famiglie prendono vigore da lo scambievole consentimento del marito et della moglie. Si come il corpo nulla pò senza l'animo, ne l'animo suol esser sano, se il corpo non è gagliardo: cosi tra il marito et la moglie ogni cosa esser deve commune: Bisogna sopra ogni cosa che da matrimoni (se ne vogliamo gustare la dovuta dolcezza) sia rimossa ogni amaritudine, il che ne detter già ad intendere quelli, che sacrificavano alla Pronuba Giunone, cavandone il fele del sacrificato animale, & gittandolo all'altare: starai adunque di buon cuore riverentemente soggetta à tuo marito; perche tale la volontà del signore, Dio & maggior loda ne riporterai sendoli ubidiente, che rubella & contumace; non imitare alcune sfacciate femine che ad altro no aspirano che à tirranneggiare, à far nelle case delle sette, à rubare le maritali facultà & altri brutti eccessi commettere reputa che ogni cosa sia del marito, anchora che tu piu di lui recato ci habbi: si come il vino, dove molta acqua mescolata sia, non rimane per ciò di esser detto vino, cosi la casa sempre è detta del marito, anchora che la moglie ci habi la miglior parte; habbi di piu avertenza, che si come le linee & le superficie si moveno insieme con i corpi, cosi le buone mogli & nelle cose gravi & nelle giocose, & nelle prospere, & nelle avverse, accommodaransi sempre al marito, fatti vedere alla presentia di tuo marito: & nella absentia nascondeti, fa il contrario della Luna, laquale, si nasconde alla presentia del sole.

CATHERINA FREGOSA CONTESSA AVOGADRA A M. LUCIA SPINELLA.

Io vi hò con gran diligentia proveduto d'una Balia (partorite hora quando vi piace,) laquale fa piu latte, & migliore, che non faceva Philix nodrice di Domitiano: l'è piu amorevole verso de figliuoli, che non fu mai Ericlea balia di Ulisse: l'è di corpo piu sana, che non era Caphirna balia di Nettuno, & è solita di tenere i figliuoli con maggior politezza che non teneva Isiphile balia di Archemoro. se altro posso per voi, commandatime. Di Brescia.

F. N. ALLA R. ET IL. SUOR BARBARA DA CORREGGIO.

Leggendo alli di passati per sminuir l'affanno mio, come essendo gia Claudio adirato con Messallina sua moglie, ne potendo essa in alcun modo raddolcirlo, adoperò per mezo di cotal cosa Ubidia Vestale, che tanto è, come à dir Ubidia Monaca, & per virtù della detta donna si fece la pace, et riconciliaronsi quegli animi, che parevano si disuniti, & fra di loro si alienati, credei all'hora che non senza virtu celeste mi fussi abbattuta in cotal lettione, & cosi pensai di supplicar la riverentia vostra si volesse per carità intraporre à riconciliarmi col mio consorte, ilquale, à gran torto, et contra ogni ragione, s'è ingelosito di me per havermi ritrovata favellare di segreto, con un mio parente. Iddio sa la mia innocentia & chiamo in testimonio tutti li spiriti et celesti & aerei & terrestri & acquatici se si ragionò di cosa che casta & honorevole non fusse: se mai Reverenda madre la mente mia fu contaminata di impudico amore, et di dishonesta voglia, prego la terra mi si apra sotto i piedi, et mi ingiottisca à quella guisa che leggiamo che ingiottì Amphiaro Anchurro, Valerio, Torquato: Curtio, Core, Datan, & Abirone, & prego il Cielo mi caschi in su le spalle. affaticatevi adunque per l'amor d'Iddio in cosi santa opera perche innocente sono. so ben'io quanto sia grande l'auttorità vostra, non sol presso di lui, che vi adora, ma dico presso di ciascun che intelletto habbi venga almeno mentre favellarete per mio beneficio quella dea Pitho à sedervi in su le labra, acciò rimanghi persuaso che in modo alcuno colpevole non sono, ne altro amore, che il suo, il petto mi riscaldò giamai. ò Dio, tu che sempre amasti, & favoristi la innocentia, aiuta & favorisce me meschina, perche rihabbia la gratia del mio caro consorte, della cui memoria più dolcemente mi pasco, & mi nodrico, che non farei se del continuo mi cibassi di Nettare, & Ambrosia. Iddio vi doni forza, & faccia che la lingua vostra sia tale, qual il mio bisogno richiede. Di villa alli .X. di Aprile.

LIVIA BELTRAMA A' M. ADRIA DALLA ROVERE.

Voi dovete per cosa ferma tenere, che tutto il male alli di passati avenutovi nacque dal non haver voi potuto tener segreto quanto vi fu segretamente detto, l'è veramente la parola, simile all'unità, laquale, finche la non esce fuori de suoi confini, sempre rimane una, ma come l'esce, & entra nella dualità, incontanente moltiplicasi in infinito: finche ciò che detto vi fu rimase presso di voi, fu segretissimo, ne mai da veruno s'è risaputo, ma come incominciaste à conferirlo con quella vostra loquacissima creatura: s'è diffuso per ogni luogo, ne d'altro si ragiona hormai per le Barberie, e per le taverne, et per le Scuole de fanciulli. vostro adunque sia il danno che non sapeste tacere, saresti veramente scoppiata se non partorivi questo poco di segretuzzo. siete simile ad un vaso pieno di fissure d'onde si stilli et si versi da ogni lato ciò che v'è infuso: se venuto vi fusse nella memoria ciò che già disse un gran Capitano ad un soldato che dimandava di sapere non so qual cosa, non havreste (per aventura) si follemente peccato: egli li rispose. Se io sapessi che la mia camiscia cercasse d'intendere il mio segreto, me la trarrei hor hora di dosso et la gitterei nel fuoco. Non so veramente in qual cosa si possi mostrare maggior vanità di cervello, & minor prudentia: che in non potere contenere senza scoprirlo ciò che sotto il sigillo del silentio n'è dalli amici nostri commesso: se non potevate voi tenerlo celato, à cui tanto si apparteneva, come potevi indur l'animo à credere che altri lo tenesse? Voi havete fatto un'atto da fanciulla & da fanciulla siete stata trattata: ho voluto far la riprensione che voi meritavate, un'altra volta vi racconsolerò indolcirò l'amaricato cuore, imitando l'Apostolo: ilquale essendo turbato contra i Galati di una santa & giusta perturbatione, prima li sgridò acerbamente, & li disse con un tuono di voce tutto iracondo. O INSENSATI GALATE QUIS VOS FASCINAVIT? ne stette poi molto, che lor disse FILIOLI MEI QUOS ITERUM PARTURIO, pigliate (vi prego) ogni cosa in buona parte, & interpretate come si conviene al candore dell'animo vostro; ne dubitate gia che al mal occorso non se li trovi per noi opportuno rimedio: di Vinegia alli V. di Agosto.

ALLESSANDRA ROSSETA À M. GISMONDA PORTIA.

Hò inteso quanto mi havete scritto del novo parto, et insieme hò chiaramente inteso la sospittione che voi havete che il parto non sia stato generato da suo marito, per esser egli molto vecchio, mi maraviglio di voi che vi lasciate entrar nel capo cotai sospittioni. ricordatevi che la carità Christiana non sospetta mai di alcuno male: OMNIA CREDIT ET OMNIA SUFFERT si come l'Apostolo ne afferma: ditemi un poco voi, che siete prattica della scrittura vecchia, non generò Adam il figliuolo Seth sendo di cento trenta anni? non generò Abraam di cent'anni? non generò Iared il buon Enoch di cento sessantadui, & Mattusalemme Lamec, sendo di cento ottantasette? ma lascio star le cose sacre, perche potreste dire, che non senza divino misterio ciò fusse accaduto: over che gli anni delli Ebrei fussero dalli altri differenti: non si legge presso di Plinio che Massinissa generò Metimatmo di ottantasei anni? Catone incensorio ingravidò la figliuola di Salonio sendo di ottanta, & Volusio Saturnio generò havendone trapassato sessantadui. perche vi pare adunque impossibile che messer Antonio sia vero padre, havendone appena sessanta? state in buona fede, & lasciate le mormorationi da canto: certo se altro non imparaste, mentre habitaste con le suore, che mormorare, & pensar male, havete fatto poco frutto nella spiritualità. state sana di Ferrara alli XII. di Genaro.

IPPOLITA CATTA À M. CLARA BRESSILLA.

Odo che non volete accettare nelle vostre case Gismondo per esser bastardo, tanto è l'odio, che naturalmente portate à chi di legittimo matrimonio non nasce: veramente che in questo troppo leggiermente vi portate, et mostrate di non sapere essersi ritrovati molti bastardi, liquali furono vasi di bontà et di dottrina. Quanta virtù militare fusse in Antiphate bastardo di Sarpedone, lo dimostra Virgilio nel nono della sua divina Eneida; cosi dicendo. Et primum Antiphatem. is enim se primus agebat, Thebana de matre nothum Sarpedonis alti. scrive Plutarco che bastardo fosse Omero figliuolo di Criteida. Furono bastardi Enea, Aristonico rè di Pergamo, Aristeo, Ercole, Democoone, Doriclo, Lithierse, Theseo, Romulo, Iugurta, il Rè Manfredo & altri molti virtuosi si che non l'habbiate tanto à schifo, ma ricevetelo amorevolmente, perche ne farete singolar piacere à vostro marito. Di Ferrara alli .X.

CATHERINA PANZARASA À M. ROSA RICCIA.

Hieri alle due hore di notte giunse il vostro messo à farci sapere che di novo havevate partorito una bella figlia: dissi io all'hora fra me stessa, costei mi pare simile à Serapione Pittor molto famoso, ilquale non sapeva pigner altro, che Sciene ne mai li dette cuore di pignere pur un sol huomo & cosi rasimigliai vostra sorella à Dionisio, Pittore, di non minor fama, ilquale non pigneva altro che huomini, la onde ne fu detto dalli altri pittori Antropophago. vorrei pur che imparaste hormai à far de maschi: vi è vergogna grande che siate si da poco; ma di questo sia per hora detto à bastanza, io scherzo con esso voi per lettere, & voi dal fresco parto stanca, et indebolita gemete forse, & altro vorreste, che burle & ciancie: attendete (vi prego) a governarvi bene, ne fate alcun disordine, et se vostro marito stassi turbato per non haver voi partorito un figlio maschio, come egli desiderava, stiasi quanto li piace, state voi allegra credendo fermamente, ch'elle vi debbano un giorno recar maggior consolatione, che non farebbe quanti maschi hebbe mai Deiotaro: Se questi huomini, alli quali tanto rincresce d'haver femine, et non maschi, si riducessero à memoria qualmente infiniti figliuoli hanno già ammazzato chi il padre et chi la madre, non so se ne sentissero tanto rincrescimento quanto ne sentono. Tutte le volte che io leggo che Eraclio Imperadore ammazzò Phoca suo padre per cupidigia di regnare, rimango tutta istordita; tutte le volte che io leggo come Nicomede ammazzasse Prusia Rè de Bitinia, per occupare il reame impallidisco, cosi aviene, quando mi trovo presso delli storici che .L. Ostio, Federico, Fabriciano, Oedipo, Ozia, Albano Martire, et tanti altri fussero patricide, ma non piu per hora. state lieta. dalla Mirandola. alli XX di Febraio.

BARBARA VALENTINI À M. LUCIA FERRERIA.

Mi dimandate consiglio à qual professione debbiate por vostro figliuolo: io non vi saprei mai circa questo dar altro consiglio di quello che scrisse Pindaro. Il bue all'aratro, il cavallo al corso, il cane alla caccia, & l'huomo si ponga à quella ragione di vita, alla quale si conosce esser piu da la natura disposto & inchinato: a voi tocca adunque di havere questa consideratione, poiche a tutte l'hore l'havete dananti à gli occhi: se voi lo porrete ad alcuno esercitio dove la natura, & la volontà sua non lo inchini, non riuscendo poi felicemente (come vorreste) non piu ve ne dovete maravigliare che fareste gia se col bue andaste a caccia, & non pigliaste lepri, & con l'aratro saettaste, & non coglieste uccello. state sana. di Modona. alli XX. d'Aprile.

ISABELLA FEDERICI MARTINENGA A M. CHIARA L.

Per l'ultime vostre che mi portò Gregorio vi dolete stremamente che à tutte l'hore siate alla sproveduta sovragiunta da qualche aversità, et di quella sorte qual meno dall'altre vorreste, & per quanto comprendo dal vostro scrivere, vorreste vi fusse lecito di far la scelta de gli affanni, et di sceglier quelli che men noiosi et spiacevoli vi paressero: ma troppo di gran lunga voi v'ingannate; imperoche si come ne giuochi Olimpici non si suol far elettione dell'aversario, ma quel si toglie, che la sorte vuole, cosi nella vita nostra bisogna contrastare à quella fortuna che ne occorre, et non à quella, qual noi vorremo. studiamo pur sorella mia di contentarci de lo stato nostro, & di sofferir patientemente quanto vuole Iddio: maggiori affanni che voi non sostenete, sostengono molti men avezzi à patir di voi, ne si lasciano cosi sbigottire come voi fate: nella vita nostra non ci è cosa pura, ma vari mescolamenti se à voler che l'oratione del gramatico sia di grato accento bisogna ci concorrino mute vocali, consonanti, liquide & altre cose cosi nella vita bisogna che diversi accidenti accagiano, laqual varietà la fa parere piu bella et piu riguardevole di quel ch'essa parrebbe se ella fusse d'un perpetuo tenore. dalli Orzi.

MARGARITA BERNARDINI À M. CASSANDRA.

Vi Lodo sommamente della sollicitudine, che voi ponete in udir ogni giorno la predica di Maestro Giuliano da Colle ma ben vi avertisco che l'andar alla predica non è come l'andar à publichi spettacoli, dove solamente si prende diletto et non si fa miglioramento alcuno nella vita: andategli adunque per doventar ogni di migliore, et non per dilettar solamente gli orecchi et quando siete poi à casa narrate à quei che non vi furono, quanto raccolto havete dalla viva voce del predicatore et insieme con esso loro, ponete in prattica quanto imparato havete al viver Christiano appartenente: altrimenti niuna utilità ne sentirete; fate nell'udir la predica, il contrario à punto di quel che fanno coloro, che de vari fiori vanno tessendo le ghirlande, cercano essi li piu belli & lasciano adietro li più utili: attendete voi piu tosto al peso & all'utilità delle sententie, che alli fioriti, & alle vaghezze, del suo politissimo dire, lequai cose non credo però sieno da sprezzare poi che furono cagione che le divine institutioni di Lattantio Firmiano accompagnate da risplendenti lumi fussero già in Bithinia dove publicamente insegnava con maggior avidità raccolte di quel che forse sarebbono state se rozzamente & senza veruna politezza sporte le havesse alli uditori suoi: vi ricordo Madonna che l'utilità della parola d'Iddio si è à punto come il lume acceso, ilquale, non giova salvo à chi lo vuol ricevere: andate adunque alla predica con la mente quieta et tranquilla à quella guisa che voi andareste alla sacratissima cena: cosi ne trarete voi maraviglioso profitto, et me forse, che v'habbi di ciò avisata, amerete per l'avenire piu di quel che amato mi havete. Di Luca. alli X. di Marzo.

APOLLONIA ROVELLA À M. N. N. F.

Piu volte et per lettere et presentialmente vi siete meco doluta che vostro marito non vi vezzeggia punto, ne vi compiace di quelle cose, che voi desiderareste havere. la colpa (per quanto intendo) è vostra perche non l'ubidite, ne mai v'ingegnate di far cosa che gli aggradisca. Chi vol pigliar delli uccelli imita per quanto si pò la voce di quelli: cosi chi vuol guadagnarsi l'amore del suo consorte, bisogna che à quel si accommodi, & à quello studi sempre di compiacere: & quantunque una volta & due in vano proviate di guadagnarvelo con la vostra piacevolezza, non è per questo da diffidarsi, et da porsi subitamente in desperatione. Si come il Musico non gitta ne taglia subitamente le corde dissonanti, ma à poco à poco con pacientia le riduce alla debita armonia: cosi deve piacevolmente la buona moglie sofferir l'intemperanza del marito, finche le venga fatto di ridurlo pian piano à quella domestica consonantia che ne troppo spesso si ritrova à nostri tempi: se avviene, ch'egli vi dica qualche villania & faccia alcuna atroce ingiuria, non vi si sgomentate per questo, ma fate vostro pensiero che si come il dardo scagliato in cosa solida & ferma ritorna spesse fiate in colui che lo scagliò: Cosi le villanie fatte à quelli c'hanno l'animo forte & costante, ritornino il piu delle volte in colui che villaneggia & offende: usate voi all'incontro sempre parole dolci & nell'animo vostro pensate che si come i Musici con toccar leggiermente et non con violenza le corde dell'instrumento indolciscono i cuori delli uditori, cosi il favellar sommesso & molle mitiga gli aspri cuori de feroci mariti; ne altro di questo vi ragiono. state lieta. Di Vinegia.

COSTANZA DELLI OBIZI SCOTTA A M. F. R.

Mi dimandaste l'altro giorno per qual causa gli Antichi ponessero vicino la statua di Mercurio, la statua delle Gratie: al che brievemente rispondendo vi dico essersi ciò fatto acciò che benignamente si comportassero i falli delli Oratori, essendo Mercurio l'Iddio dell'eloquentia: hor di questo pregovi à ricordarvene del continuo, perche intendo che voi siete molto pronta à calumniare hor questo, hor quell'altro, & non pò (sel vero m'è però riferito) comparire predicatore alcuno in questa città che sodisfar vi possa s'egli non è eloquente al par di Giovanni Bocaccio: vorrei vi sovenisse che si come lungo le vie aspre, et spinose, spesso si ritrovano delle viole & delli odoriferi fioretti, cosi anche spesso ritrovarsi nel dir poco facondo, delle sententie, et delle figure, degne d'esser lodate et dalli dotti ammirate. Si come li amanti interpretano candidamente alcuni difetti nelle cose amate, cosi dovemo far noi in colui, che per amaestrarci publicamente favella. Le cose della santa Theologia non vogliono, ne se gli convengono quei ornamenti che nell'altre scientie forse si desiderano, anzi vi dico di piu, che chi l'adorna di sophistiche lodi, & de Rhetorici ornamenti non altrimenti fa che s'egli incoronasse un Athleta di rose & de gigli, & non di alloro, ò di oleastro. Si come degno di riso ci parerebbe quel cantore, che con Lidia Musica cantar volesse di cosa grave: cosi ridicolo ci pare qualunque volendo parlar d'Iddio, ò del ben vivere vada lascivamente vagando con fioretti Rhetorici; ne altro di questo dico. state sana. Di Piacenza alli XIII.

ANTONIA PALA. RANGONA À M. N. N.

Oh che poca riputatione v'acquistate voi col pratticare tutto'l giorno con questa vostra cogina, laquale, ha nome di non attendere altro, che ad incanti, à malie, & à magiche operationi, et vantasi (per quanto m'è da molti detto) di saperne piu di Circe, più di Medea, più di Micale, più di Ericto et piu della scelerata Eriphia. Venne l'altro giorno à visitarmi un'huomo ornato di grandissimo giudicio, et dissemi che costei faceva professione di saper l'arte del compor veleni in maggior eccellentia che non seppe Canidia, della quale Oratio in cotal modo favellando scrisse. AN MALAS CANIDIA TRACTAVIT DAPES? ma che dico io di Canidia? egli mi disse ch'ella ne sapeva piu di Sagana piu di Veia piu di Folia & piu di Locusta: & voi siete si dell'honor vostro, poco amica, & poco gelosa che con essa senza rispetto prattichiate? Lasciate, lasciate queste vostre brutte conversationi, et togliete prattica c'habbia più dell'honorevole. volete forse che si dica per la città vostra, che siate una fascinatrice, una maga & una incantatrice? Deh vi venga la contrittione sono questi studi à donna Christiana convenevoli? liquali furno possenti à rendere infami Zoroastre, Democrito, Pitagora, Hermippo, Dardano, Empedocle, Apollonio, Tiridate & Apuleio? Vi prego adunque & con le mani in croce ve ne prego: à lasciar tal compagnia, & abbracciare le persone virtuose & non infami, si come è costei, & con laquale, à tutte l'hore vi ritrovate: state sana. di Modona alli .XX. d'Aprile.

LA CONTESSA DI MONTE L'ABBATE À SUOR. A. B.

La professione della vita monastica qual faceste già molti anni sono, richiederebbe che voi menaste altra vita di quella che menate; imperoche si come nella faccia piu offendono i Nevi & le Verrucole; che nelle altre parti del corpo le gran macchie & le horribili cicatrici: cosi piccioli peccati paiono sempre più grandi nelle persone religiose; la vita de quali fu già proposta à noi altri per un chiaro essempio & norma di ben vivere. Considerate (vi prego) che vogliano dir que veli che portate in capo: certo non altro solevano significare che castigo et mortificatione delle membra. considerate quella parte delle vostre vestimenta che volgarmente si chiama la patientia; & vedrete quel ch'ella vuole dimostrare si come ad Ercole cavatosi di dosso la pelle del leone, non si conveniva punto quella veste milesia, con laquale serviva ad Omphale: cosi mal si conviene à voi di haver lasciato la vita monacale & vivere hora in tante delitie che non ne gustò mai la metà la delitiosa Messalina. non dico già che sempre io approvi il monastico rigore: ma ben vi dico che si come l'arco troppo tirato si rompe, cosi l'animo troppo rimesso & ocioso si spezza & perde ogni suo vigore. Deh ritornate al monistero, dove ad un tratto meno offenderete Iddio, & l'honor della casa vostra & qual reputatione credete voi che recar vi possi l'assidua prattica de dissoluti scolari qual voi havete? mutate, mutate vita, & non aspettate che la divina sferza ve la faccia mutare. Iddio da mal vi guardi. Di Vinegia.

LUCRETIA DI ALICROTTA ALLA S. D. CORNELIA PICCOL'HUOMINI CONTESSA DI ALIFFE S.

Non hò ne lingua, ne parole atte ad isprimere (valorosa donna) il dolore, che hò sentito nella morte del vostro honoratissimo consorte; la cui vita era à molti vita, & la cui salute ad infiniti porgeva salute: & chi è colui si di rigido diaspro composto che non pianga et non si doglia veggendo colui dal mondo partirsi che di humanità & di religione tutti gli altri pari suoi avanzava: et haveva sempre le ricchezze sue esposte alli servigi de suoi amici & cari benvoglienti? Quanto havrebbe meritamente da pianger non sol voi, che li foste cara consorte, ma tutto'l regno di Napoli veggendosi privato di si honorato cavagliere: concedo liberamente che tal perdita sia stata troppo grande, nondimeno, tolerar si deve, percioche cosi suol avvenir alla debolezza nostra; cosi accade alla conditione della vita comune, & di questi frutti dacci spesso la iniquità della fortuna. Confortative però signora poi che fragile, caduca, & mortale è l'humana generatione: & con tal patto & legge nasciamo, che morir ci bisogna ogni & qualunque volta che à Iddio piaccia: scrisse Pindaro che altro non eravamo che un'ombra & un sogno, & non meno elegantemente di lui il medesimo ci espresse Theocrito, di due pastori favellando. Dalli fati siamo noi guidati & inevitabili sono li fati: la morte non perdona à veruno, tocca i fenili, batte i tuguri, et percuote l'alte Torri de Potenti Rè: se muoiano le città, quanto piu facilmente pò morir l'huomo di cui scrisse Omero non potersi cosa piu fragile ritrovare. veggiamo estinta Babilonia superba di grossa muraglia, di bellissimo tempio, & de sospesi orti; Veggiamo estinti Tiro per l'ostro & per la porpora altiero; veggiamo estinto Corinto dalla finezza del metallo nobilissimo reputato: et pareracci strano che un'huomo muoia? Certamente Signora mia tutte quelle cose che secondo la natura ci accadeno, sono da reputar buone, & qual cosa pò esser piu naturale che chi è mortale una volta, muoia? temperate adunque le lagrime, perdonate al dolore, et per darvi un'utile consiglio (benche forse vi parerà alquanto acerbo) preparatevi anchora voi al morire, con ferma speranza di rivederlo in cielo, & in eternamente goderlo, senza temere, che piu rubato, ò dalla podagra danneggiato vi sia: ne piu oltre mi stendo, perche so che savia siete, & saviamente in cotal caso vi portarete; Iddio padre delle consolationi sia quel che vi consoli (quando le mie lettere per se bastevoli non sieno). Di Cremona alli VII. d'Aprile.

PILESTRINA DA CASTELLO A M. CATHERINA ET A M. TARSIA DA CASTELLO S.

Non mi direte già piu care sorelle che io non sia amica di Christo poi che m'ho dimostrata amica della pace qual hoggi hò fatto con la mia adversaria et nel vero, ne sono molto contenta d'haverla fatta, perche mi stava piena di amaritudine, tutta via pensando alla vendetta, et al risentirmene non feminilmente, ma con valore maschile & martiale hora conosco esser vero ciò che M. Tullio ne scrisse che non sol essa era dolce, ma che anchora piacevole, soave, & amichevole era il suo nome; & che per lei si conservavano in buono stato non sol le cose publiche, ma ancho le private, hora potrò dir di buon cuore & non simulatamente, DIMITTE NOBIS DEBITA NOSTRA, SICUT ET NOS DIMITTIMUS DEBITORIBUS NOSTRIS: questo vi ho voluto far intender con questa mia polizza; acciò vi rallegriate, & facciate il medesimo. Di casa nostra.

ISABELLA VILLAMARINI PRINCIPESSA DI SALERNO ALLE NOBILISSIME SIGNORE RIGHETTA VIOLANTE, ET PORTIA SANSEVERINE S.

Domani nell'aurora, vi aspetto, perche n'andiamo insieme a communicarci; cioè a ricevere quel santissimo sacramento instituito dal Salvatore nostro volendo egli abbandonare questo mondo et salir al cielo, & questo fece perche fusse segno perpetuo et perpetua ricordanza dell'amaro supplicio per noi miseri peccatori in croce sostenuto, resta hora che ci andiamo con pura fede, & crediamo che per noi indubitatamente sia morto Giesù, & ch'egli ci habbi con la morte sua aperto il Paradiso, chiuso l'Inferno, rotto la fronte a Sathan & vinto la rapace morte: bisognerà di più conservare per l'avenire i suoi santi precetti, quai egli dette pria che questa santissima cena instituisse: state (vi prego) tutta notte in oratione, pregando l'eterno padre ci mandi lo spirito suo ne cuori nostri, perche abbruggi col suo fuoco tutte le immunditie et tutte le lordure de comessi peccati: io vi ricordo che si come li ottimi rimedi sogliono recar morte se con debito modo non si riceveno, cosi li sacramenti di Giesu Christo sogliono essere salutevoli alli degni & mortali a chi indegnamente li riceve: scordative ogni vanità; scacciate da voi ogni altro pensiero, ogni altro amore, fuor che di unirvi per fede con Giesu Christo, & mai da lui per alcuno momento di tempo non separarvi: voglio signore facciamo per l'avenire una nova vita: voglio che abbandoniamo questo cieco mondo, cioè le sue concupiscentie & gli suoi inganni, & che doventiamo christiane de fatti & non di nome solo. Voglio, che i nostri ragionamenti sieno sempre dell'honor d'Iddio, della gloria de beati, & delli eterni supplitij che sono a reprobi apparecchiati: & questi faremo sempre quando saremo tra noi: ma quando ci accaderà però essere in conversatione di qualche signora, a cui più piaccia l'honor del mondo, che quello d'Iddio, parlaremo di Lucretia (quel raro lume della Romana castità) di Sophronia similmente Romana, di Sabina imperatrice, di Monima, di Milesia, & di Veronica Chia, ambedue sagge & mogli del gran Mitridate: parleremo di Theoxena, di Neera Salentina, di Evadne, di Iocasta, di Erigone, & di altre molte che valorose furono, non ci faremo a cotesto modo, tener chiettine & pur di cose honorate saranno i ragionamenti nostri: non altro. Di casa nostra alli X. d'Aprile.

LEONORA VERTEMA A F. N.

Mi rallegro che senza niuno amichevol consilio habbiate preso marito (mi rallegro dico) perche vi vederò far la penitentia della vostra prosuntione; poi che vi pare di saperne piu della Sibilla Cumana & ne sapete meno di qualunque rozza contadinuccia: hor su vi faccio sapere che voi havete preso per marito huomo si loquace, che per una parola che voi li direte, ve ne responderà sempre dieci. per il che molti lo rassimigliano a qual Portico ch'era già in Olimpia, il quale rendeva sette voci per una. L'è anchora goloso più di quel Aristoxeno che desiderava che dato li fusse dalli dei il collo di Grue. sarà veramente pericolo grande, che un giorno egli non vi mangi come fece Camble Re de Lidi, il qual per istrema voracità mangiò una notte la moglie (sel vero però ci narra Musonio auttor Greco nel libro ch'egli scrisse della Poliphigia & della Poliposia). L'è oltre questo, mettidore de malvagi dadi. giocherebbesi il generò; si che poveretta & mal consigliata come vi siete voi stranamente affogata? & poi volete esser tenuta savia al par di Solomone? hor godetevelo nella buon'hora; & imparate a vivere nell'altre cose più consigliatamente che non havete fatto in questa. Iddio vel perdoni, voi ci havete posto con questo vostro temerario ardire in tanto travaglio, che se campaste mille anni, non ce ne trarreste mai. state sana. Di Piuri: alli XX. di Settembre.

CATHERINA VISCONTE CONTESSA DI COMPIANO ALLA S.

Vi si da, quasi da tutti, gran colpa che tanto affatichiate le vostre damigelle nel lavorare che divengono oppilate, & visibilmente si veggono infracidire. Dovereste pur sapere che si come le piante mediocremente inaffiate, crescono, & se sopra modo sono adaquate si suffuocano: cosi gli animi & i corpi nostri per moderate fatiche aiutarsi & per le smoderate del tutto opprimersi. Se la vigilia è sostentata dal sonno, la tempesta s'indolcisse dalla sopravegnente serenità, le tenebre sono confortate dalla diurna luce, cosi doverebbonsi anchora sollevare le fatiche per i temperati giuochi, & per i dolci canti. Se si rallentano a posta fatta le corde del liuto, & della lira perche al bisogno rimanghino poi ben tese, perche non si deve similmente ricrear l'animo di qualche honesto trastullo per farlo poi piu robusto alle importanti fatiche? certo, certo voi l'intendete male, & pessimamente sapete come governare si debbano le tenere fanciulle: havete sinhora fatto di maniera che non ne trovareste piu alcuna a vostri servigi se lor deste in dote quanto havete, & se non mel credete, fatene l'isperienza, et vedrete chiaramente come la cosa vi riuscirà: voi mi potreste per aventura dire, io le faccio travagliare, perche le mi paiono ben sane, & io vi dico che non ci basta per tolerar l'assidue fatiche, l'haver i corpi sani, che fa anchora bisogno che sieno di buona habitudine & ben robusti: si come anchora non basta l'haver la ragione pura, & da vitij sequestrata, s'ella non sia forte & gagliarda in far resistenza alle cose esterne, ne altro dico à questo appartenente. state sana. Di Piacenza alli X. d'Aprile.

CATHERINA SPADA BONVISI A M. N. F.

Mi scrivete nelle prime, & nelle seconde vostre, che io debba essortar Cirillo vostro nipote, a voler attendere ad altro che a lettere, parendovi troppo brutta cosa che un'huomo di si chiara fama come egli nel vero è, non sia buono salvo che ad una cosa sola. Io li ho piu volte detto che ciò non meno dispiaceva a me, che a voi dispiaccia; ma però rimuoverlo non posso: si che sforzata sono di portarlo in pace, & confortarmi col vedere che anche quella terra che genera il sale, non genera mai altra cosa, & cosi credere che il medesimo avenga a quelli ingegni che nelle dottrine sono fecondi, poiche di rado si veggono buoni nelle altre civili attioni. Questa tal sorte d'huomini, mio padre li soleva già rasimigliare ad un fonte posto non so in qual luogo, dove il nitro solo & non altra cosa vi ci nasce quanto poi a quel che mi scrivete che richiamar lo debba da alcuni vitij, ne quali naturalmente è inchinato. Certo non ne perdo mai alcuna occasione quando ella mi si offerisce, ma dovete sapere che si come è cosa facile al pesce, l'entrar nella nassa & difficil poi uscirne, cosi agevol cosa essere il scorrere ne vitij, ma molto malagevole il sapersene ritrarre, benche in lui non mi paia d'haverci scorto mai altro difetto che di darsi troppo in preda ad una sfortunata meretrice, & sonomi lungamente maravigliata come si felice ingegno si lasciasse ritardare del salire alle grandezze del mondo per si vil oggetto (sono mi dico) di cio molto piu maravigliata che di vedere che un picciol pesce, sia bastante a ritenere una gran nave: (quantunque sospinta sia da impetuosi venti) Io non so però che altro fargli, salvo che pregar Iddio che lo converti a se, & faccialo tosto ritornare nella buona strada. Di S. Quirici alli X. d'Agosto.