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Libro allegro

Chapter 16: SCENA III.
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About This Book

A collection of lighthearted theatrical sketches and comic narratives that blend parody, farce, and mock‑epistolary humor. It includes a serio‑buffa three‑act piece populated by stock stage types — a baritone tyrant, a primadonna, a jaundiced tenore, and others — and shorter vignettes that anthropomorphize animals and employ faux‑earnest letters to lampoon sentimentality and domestic life. Scenes shift between stage directions, imagined correspondence, and satirical commentary, using exaggerated character traits and situational irony to poke fun at social manners, culinary indulgence, and theatrical conventions.

L'ARTE DI FAR LIBRETTI

Opera serio-buffa in tre atti

PERSONAGGI

BARITONO I.—Tiranno di un paese qualunque, personaggio nervoso e
      atrabiliare.

PRIMADONNA.—Moglie di Baritono, donna di carattere indipendente e
    soggetta a frequenti deliquii.

TENORE.—Giovane di oscuri natali, di temperamento epatico, affetto
    di itterizia, e di idropisia cronica.

COMPRIMARIA.—Damigella di confidenza e amica inseparabile di
    Primadonna; fanciulla tra i venti e i cinquant'anni, di indole
    maligna e sospettosa.

COMPRIMARIO.—Amico intimo di Tenore; personaggio poco influente e
    irresoluto.

PROFONDO.—Frate di un ordine qualunque; zio di Primadonna, amico di Baritono, mecenate di Tenore, ecc., ecc., uomo di solida costituzione e di molta autorità, con tendenza pronunziatissima alle stonazioni.

CORISTI MASCHI E FEMMINE

_che mutano nome e condizione a comodo del poeta e del maestro, conservando sempre nel viso e nel portamento il tipo cretino. I Coristi, al primo apparire sulla scena, rivelano i loro istinti di ordine, schierandosi in semicircolo e ostentando la maggior parsimonia nei gesti.

La scena ha luogo in un paese non ancora conosciuto, i cui abitanti, invece di parlare, cantano o solfeggiano con accompagnamento di orchestra._

Epoca: a piacere del vestiarista.

ATTO PRIMO

SCENA PRIMA.

Sala, bosco, o piazza, a comodo dello scenografo. All'alzarsi del sipario echeggia da lungi il seguente

CORO

    Al cominciar dell'opera,
      Siccome è nostra usanza,
      Una preghiera o un brindisi
      Cantiamo in lontananza….

      E perchè il dotto pubblico
      Alla canzon plaudisca,
      Facciam ch'ei non capisca
      Quello che noi cantiam.
        Dunque…. preghiam!
        Dunque…. beviam!
    Poi tutti, senza muoverci…. fuggiam!

(Le voci poco a poco si vanno ammorzando—da ultimo non si ode che la battuta del maestro dei cori, il quale sporge il naso da una quinta per consultare la bacchetta del direttore d'orchestra).

SCENA II.

Tenore—Comprimario.

TENORE (uscendo da un muro o da una pianta e arrestandosi in fondo alla scena)

       Quai voci!…. Son pur dessi…. io li conosco….
       (a Comprimario) Li vedi tu?….

COMPRIMARIO (guardando fissamente il suggeritore)

                      Li vedo…. in fondo al bosco
       Si ritraggon i vili…. e qui tu puoi
       Cantar liberamente
       La cavatina tua….

TENORE (afferrando Comprimario per un braccio e conducendolo sul davanti della scena)

                          Sì: mio fedele!….
       Altra ragion qui non mi trasse—e certo
       Venuto non sarei,
       Se il maestro, cedendo ai voti miei,
       La cavatina non mi avesse scritto….

COM. Siete primo tenor—ne avete il dritto.

  TEN. Or va, diletto mio—veglia da lunge….
       Esplora il bosco, la vallata, il colle….
       Mentre io canto l'adagio in mi-bemolle.

(Comprimario si allontana alzando il braccio destro e si ferma, dietro una quinta, a conversare con una corista).

TENORE (impiombandosi presso la buca del suggeritore)

      Per quel destin che a gemere
        Condanna ogni tenore,
        La moglie del Baritono
        Amo di immenso amore….
        E questo ardente affetto
        Cui nulla estinguer può,
        Nel prossimo duetto
        A tutti…. e a lei dirò.

    COMPRIMARIO (entrando in scena agitatissimo, e accostandosi a
        Tenore gli canta con voce fioca nell'orecchio
)

      Or che l'adagio
        Hai terminato;
        Tenor carissimo,
        Son qui tornato.
        Per darti il tempo
        Di riposar.

TENORE (dirigendosi con Comprim. verso il fondo della scena).

      Oh! mille grazie!
        Ben obbligato….
        Andiam là…. in fondo….
        A passeggiar….

(Squillo di trombe nell'orchestra. Dopo aver respinto Comprimario nel vano di due quinte, Tenore si slancia di nuovo verso la ribalta, gridando a tutta voce):

      Nuovi prodigi il pubblico
        Dalla mia gola aspetta….
        Ei vuol la cabaletta….
        La cabaletta avrà.
      E griderò sì forte:
        Guerra, sterminio e morte!
        Che di mie note al turbine
        La vôlta crollerà.

COMPRIM. (avanzandosi timidamente, alle ultime cadenze).

      Qualcun potria sorprenderci….
        Prudenza! usciam di qua!

(si allontanano a passo di carica per vie diverse e senza salutarsi).

SCENA III.

__Primadonna__, che si avanza a passo di carica e si arresta dopo quattro passi.

PRIM. Dove mi inoltro?…. il sol tramonta….

(la scena si oscura improvvisamente).

                                             È notte….
(la campana suona dodici tocchi)

      Gran Dio…, la mezzanotte!….
      Come volan gli istanti!… Uscii di casa
      A mezzogiorno, e dopo venti passi,
      Eccomi…. nelle tenebre sepolta….
      Uscirò più a buon'ora un'altra volta….
      E il mio Tenore!… Egli verrà!… Mel dice
      Questa di flauto melodia soave
      Che nell'aria si spande…. (trillo di flauto nell'orchestra).
                    Oh! rimembranza!….
      È omai tempo ch'io canti una romanza.
      (con passione) Alla mia voce, o flauti,
            Il dolce suon sposate,
            Gemendo a lui recate
            L'eco del mio dolor….
            Ditegli che l'aspetto
            Pel solito duetto….
            Che moglie di un baritono
            Sempre amerò i tenor.
                (guardando verso le quinte)
      Egli verrà…. non tarderà…. Lo veggo
      Ritto al piè di una quinta…. Egli misura
      Il tempo colla man… si inchina a bere
      Un sorso d'acqua e zucchero…. tossisce….
      Si slancia alfine…

(correndo incontro a Tenore e abbracciandolo col più vivo trasporto)

Il cielo a me ti unisce!

SCENA IV.

__Tenore e detta.__

A DUE VOCI. O gioia inesprimibile!…

PRIMADONNA. Sei tu?…

TENORE. Son io….

PRIMADONNA. Tel credo….

TENORE. Dici tu il ver?

    PRIMADONNA. Le tenebre
        Son folte…. eppur ti vedo….

    A DUE VOCI. La luce del proscenio
              Irradia i cori amanti….
              Non perdansi gli istanti….
              Dell'ora approffittiam!

    PRIMADONNA. Dunque…. risolvi…. affrettati….
                                (con impazienza)
    TENORE. Che vorrà mai?….
                      (da sè, ritraendosi)

PRIMADONNA. Cantiam!

(Mentre Primadonna si avanza verso la ribalta per cantare l'a solo del duetto, Tenore entra in un albero).

    PRIMADONNA (con passione, volgendo gli occhi tratto tratto verso
        un palco di terza fila)

      Fino dal dì che al cembalo
        Le prove incominciai,
        Senza timori o scrupoli
        D'amore io ti parlai….
      Lo sposo mio baritono,
        Che sempre era presente,
        Facea l'indifferente….
        Fingea di non capir….
      Ma questa sera…. ahi miseri!
        Dovrem per lui…. morir

(si inchina al pubblico che l'applaude e volgendo le spalle al Tenore entra in una colonna).

TENORE (fissando il lampadario con occhi appassionati)

      Non iscordar, bell'angelo,
        Che prima donna sei;
        Poichè il libretto è serio,
        Morir con me tu dei….
      In barba al re baritono,
        Al basso e ad altri ancora,
        Infino all'ultim'ora
        Noi canteremo insiem.
      Ed i maggiori applausi
        Per certo coglierem (rullo di timpani).

PRIMADONNA. O mio spavento!

TENORE. I timpani!….

PRIMADONNA. Tu pure udisti?….

TENORE. Ho udito….

    PRIMADONNA. Sempre quel suon funereo….
        Precede mio marito….

TENORE (trascinando Primadonna per un braccio)

      Propizie a noi le tenebre
      Saran….

(improvvisamente la scena si rischiara)

PRIMADONNA. Già sorto è il dì (arretrando)

TENORE. Qual contrattempo!….

SCENA V.

Baritono (che si slancia sulla scena colla spada sguainata) e detti.

BARITONO. Perfidi!

PRIMADONNA. Cielo!…. il mio sposo!….

BARITONO. È qui!

(Baritono getta in un bacino di acqua stagnante il cappello e il mantello, che tosto vengono raccolti da mano ignota. Primadonna e Tenore si collocano ai lati del proscenio).

BARITONO (colla spada alzata)

      Coppia infame; e spenti al suolo
        In vedermi non cadeste?
        Se il rossetto non aveste
        Voi dovreste impallidir….

(gettando la spada in un fosso)

      Oh furore! e non mi è dato
        Punir tosto il reo misfatto!….
        Ma vi aspetto all'ultim'atto….
        Dove tutti han da morir.

    TENORE (correndo ad abbracciare Primadonna, e guardando
    Baritono con feroce ironia
).

      Or che il brando egli ha gettato,
        Vien…. mi abbraccia al suo cospetto….
        Fino all'ultimo quartetto
        Non poss'io…. non puoi morir.
      Nè può il vil, se anco il volesse,
        Punir tosto il reo misfatto,
        Chè, noi morti nel prim'atto,
        Dovria l'opera finir.

    PRIMADONNA (gettandosi ai piedi di Baritono e cantando con
        accento supplichevole
)

      Per l'effetto della scena,
        A' tuoi piè, signor, mi getto….
        Deh! non volgermi la schiena….
        Ti commova il mio dolor….
      Innocente fu il duetto…
        Son qual ero, onesta e pura….
        Ci batteva la misura
        Dell'orchestra il direttor….

    BARITONO (afferrando Primadonna per un braccio e scuotendola con
        violenza)

      E osi tanto?…

    PRIMADONNA (da sè) Osai più ancora…. L'altra sera… in
        camerino….

BARITONO (a Tenore) E tu l'ami?…

TENORE (rialzando Primadonna e abbracciandola con trasporto)

È mio destino…

BARITONO (tornando presso Primadonna dopo aver percorsa la scena in varie direzioni)

E innocenza vanti ancor?….

    PRIM. Attestar che il vero ho detto
        Può l'orchestra tutta quanta
        Là si suona…. e qui si canta….

BARITONO. O mio scorno! o mio furor!

(Lanciandosi coi pugni stretti verso la ribalta e urlando a tutta gola)

      Fino all'ultimo quartetto
        Voi vivrete, o scellerati,
        Maledetti, disperati,
        Rintronati—dal mio sol!

TENORE (col massimo furore)

        Suscitare un grande effetto
        Speri invan colla tua nota…
        Perchè il pubblico si scuota
        Ci vuol proprio un si-bemol!

PRIMADONNA (strappandosi i capelli)

      Urliam tutti e avrem l'effetto….
        Par che il pubblico si scuota….

(a Tenore)

        Arrestiamci sulla nota….
        Calca…. sforza il si-bemol.

BARITONO (volgendosi a destra e a sinistra come un maniaco)

Vieni!…

PRIMADONNA. Dove?…

BARITONO. Il saprai….

TENORE (tentando trattenere Primadonna).

Ferma….

PRIMADONNA (a Tenore) Ti scosta!…

TENORE. Io per l'Africa parto…. Addio.

PRIMADONNA. No…. resta….

(Si ode un fischio dall'interno del palcoscenico che annuncia la prossima calata del sipario. Tutti alzano gli occhi sbigottiti).

    TUTTI. Su…. presto…. terminiamo….
      Pria che il sipario non ci cada in testa!

(Baritono, Tenore e Primadonna si lanciano per l'ultima volta verso il proscenio raddoppiando le grida).

    TUTTI. Alla fine del terzetto
        Perchè il pubblico si scuota
        Arrestiamci sulla nota…
        Rinforziamo il si-bemol!…

(Baritono trascina lentamente Primadonna, che tratto tratto volge indietro lo sguardo, mentre due servitori in livrea vengono in scena a raccogliere la spada ed altri oggetti smarriti dai cantanti).

CALA LENTAMENTE IL SIPARIO.

ATTO SECONDO

SCENA PRIMA.

Sala senza porte.—Un tavolo e due scranne servibili.—Altri tavoli e sedili dipinti sul muro.

Baritono—alcune guardie.

    BARIT. (alle guardie)
      La regina vedeste? (breve pausa)
                  Una risposta
      Non mi attendo da voi—siete comparse
      E una comparsa non parlò giammai…
      Ite!… Solo esser voglio….

(le guardie volgono la faccia verso le quinte, aspettando un cenno del direttore di scena).

Ah! no…. attendete….

(le guardie partono, urtandosi e spingendosi l'una contro l'altra).

      Dove vanno, perdio, questi balordi?…
      Io muti li credea—sono anche sordi!…

SCENA II.

Frate Profondo e Detti.

FRATE. Signor….

BARIT. Che vuoi?…

    FRATE. Di favellarvi chiede
      Primadonna… ma pria…. con vostra pace…
      Io pur vorrei….

BARIT. Che cosa?….

    FRATE. Intrattenermi
      Un istante con voi….
      Quattro minuti almen….

BARIT. Parla: che vuoi?…

    FRATE. Ch'io sono il basso—non ignorate….
      È necessario che m'ascoltiate….
      Lo vuol…. lo esige…. l'onor dell'arte….
      Fui scritturato qual prima parte….
      E senza un'aria…. senza un duetto….
      Bella figura farei davver!
      So che a Milano qualcuno ha detto
      Che da gran tempo non ho più voce….
      Che fu menzogna, calunnia atroce,
      Al dotto pubblico farò saper!…

    BARIT. (da sè, reprimendosi)
      Destino avverso! tremenda sorte!
      Soffrir gli scandali d'una consorte….
      Vederla fremere d'iniquo amore….
      Andare in estasi per un tenore….
      Son cose orribili…. cose nefande….
      Cui non può reggere l'uman pensier….
      Pure un supplizio—v'è ancor più grande,
      Udir di un basso le stonazioni….
      E dover fingere per più ragioni
      Che le sue note vi fan piacer!

FRATE (scostandosi da Baritono e muovendo per partire)

Risolvi, o principe!

BARITONO. Ho risoluto….

FRATE. Sai per qual scopo son qui venuto…

BARITONO. Chiaro parlasti….

    FRATE. Cantar non vuoi
      La cabaletta?

BARITONO. Da bravo! a noi!….

A DUE VOCI. Le trombe squillano—dietro la scena….

Un sorso d'acqua corriamo a ber

(si dividono ed entrano nei panneggiamenti delle quinte, quindi ricompariscono colle spade sguainate, urlando a tutta gola):

      Ignoti nemici
        Già invadon le porte;
        Di stragi, di morte
        L'istante è vicin!

(inginocchiandosi e moderando la voce)

      Gran Dio, benedici
        Le nostre bandiere;

(alzandosi impetuosamente e raddoppiando le grida)

        Le barbare schiere
        Respingi al confini

(rumori diversi dietro scena)

FRATE. Udisti?

BARITONO. Udii….

FRATE. Quale fragor?….

    BARITONO (tendendo l'orecchio)
                                  È un carro
      Che nella via trapassa

    FRATE. Ti inganni…. è la gran cassa….
      Che del cannone il tuon da lungi imita….

BARITONO. La guerra cominciò….

SCENA III.

Primadonna e detti.

PRIMADONNA. Vili…. è finita!

(Tutti si arrestano, guardandosi l'un l'altro col massimo stupore. Dalla gran cassa che va allontanandosi partono ancora dei colpi quasi impercettibili—mentre l'orchestra a mezzo dei violini fa sentire il gemito dei feriti e dei morenti)

BARITONO (avvicinandosi ad una finestra)

      Sì…. la guerra è finita… Le mie truppe
      Son tutte là…

FRATE. Nessuno è morto?….

    BARITONO. Io credo
      Che nessun prese parte alla battaglia….
      Eppure…. oh! gioia! la vittoria è nostra….

PRIMADONNA (chinandosi verso l'orchestra)

      Gemito di morenti…. udir mi parve….
      Laggiù….

FRATE. Preghiam per essi—vi prostrate….

BARITONO e PRIMADONNA (inginocchiandosi con visibile ripugnanza)

Sempre così…. quando c'è in scena un frate!

FRATE (in piedi, alzando le braccia al cielo)

      Deh non andare in collera,
        Signor, se tu mi vedi,
        Mentre costor si prostrano,
        Far l'orazione in piedi.
        Finchè un basso profondo
        Sorviverà nel mondo,
        Questo costume pio
        Cangiarsi non potrà….
      Tu lo sopporta, o Dio….
        Grande è la tua bontà!

BARITONO—PRIMADONNA (sottovoce)

        Se buono è Iddio, del pubblico
        Più grande è la bontà!

BARITONO (alzandosi)

      D'inutili duetti e cavatine
      Già troppo si abusò…. Tutti mostrammo,
      Qual nel primiero e qual nel second'atto,
      Chi siam, perchè cantiamo,
      La specie e il rango che ciascun teniamo.
      Nella più vasta e ricca galleria
      Del palazzo regal si aduni alfine
      L'intera compagnia….
      Il popolo vuo' dire, i senatori,
      I militi ed il clero,
      La Banca, il Parlamento, il Ministero,
      Il Consiglio di Stato….
      E tutti quanti han dritto a figurare
      In un grande finale concertato.

(Volgendosi a frate profondo)

Venite voi?

    FRATE. Vi pare
        Che senza me si possa?….

BARITONO. Ebben, vi attendo….

(a Primadonna)

      Dell'abito più splendido e sfarzoso
      Vanne e ti adorna…. Al fianco del tuo sposo
      Tu salirai sul trono….

    PRIMADONNA. Un bel vestito
      Di seta e d'oro io sfoggierò…. Di gemme
      Sfavilleran la mia corona…. e il petto….
      Metterò un braccialetto….
      (Che mi diè in dono il marchesin Sanvito)
      E quattro o cinque anelli in ogni dito….

    FRATE. Tante ricchezze…. possedete? A Dio,
      Al dator d'ogni bene
      L'inno di grazia ora innalzar dovete….

(Mentre Primadonna fa per inginocchiarsi, Baritono la afferra per un braccio e la trascina fuori della scena)

      Sta a veder che costui,
      Perchè è basso profondo,
      Mi intuona adesso un'altra litania!

PRIMADONNA. Questa ci mancherebbe!

BARITONO. Andiamo via…

(escono).

FRATE (avanzandosi verso la ribalta colle mani alzate, come al solito)

Non c'è più religione a questo mondo!….

(esce a passo lento).

SCENA IV.

Grande sala. Tre lampadarii che pendono dalla vôlta con moccoli fiammanti.—Altrettanti lampadarii dipinti sulle tappezzerie. Due domestici in livrea collocano un trono alla destra dello spettatore sul davanti della scena. Nel resto della sala i mobili brillano per la loro assenza.

Comprimario—Comprimaria.

    COMPRIMARIO (dalla porta a destra).
        Nessuno ancor….

    COMPRIMARIA (dalla porta a sinistra).
              Nessuno.

    COMPRIMARIO (vedendo Comprimaria).
        Qualcuno è là….

    COMPRIMARIA (vedendo Comprimario).
              Qualcuno!

    COMPRIMARIO (avanzandosi).
      Qual buon vento vi porta?

COMPRIMARIA. E voi perchè accorreste?

COMPRIMARIO. Degli abiti di gala Baritono si veste….

    COMPRIMARIA. Anche la Primadonna deve cambiar vestito….
      Bisogna darle tempo….

    COMPRIMARIO. Benissimo! ho capito….
      Ci vorrà molto ancora?…

    COMPRIMARIA. Passai dal camerino
      Mentre stava indossando il manto d'ermellino….

    COMPRIMARIO. Poi, si sa bene, a prendere un più vivace aspetto,
      Convien di tempo in tempo rinfrescare il belletto….

    COMPRIMARIA. Il pubblico frattanto, che nulla ci comprende,
      Crede che noi cantiamo e con pazienza attende….

COMPRIMARIO. Tieni bassa la voce….

    COMPRIMARIA. A gridar non mi arrischio….
      Lasciam fare all'orchestra….

    COMPRIMARIO (voltandosi con vivacità).
      Credo udir qualche fischio….

COMPRIMARIA. Un fischio!… un altro ancora mi par d'averne udito….

COMPRIMARIO. Che pubblico imbecille!…

    COMPRIMARIA (osservando verso la scena).
      Baritono è vestito….

COMPRIMARIO. Egli con Primadonna si avanza…

    COMPRIMARIA (parlando verso le quinte).
                               Presto!… fuori!…
      Venisse un colpo secco a tutti i fischiatori!

    COMPRIMARIO (inchinandosi verso la quinta)
      Avanzatevi, o prence…. (sottovoce) (Il pubblico è fremente).

    COMPRIMARIA. Regina, a voi mi prostro….
      (sottovoce) Vi pigli un accidente!

SCENA V.

Baritono—Primadonna—Frate profondo

indi Coristi, Coriste e Comparse in costumi di tutte le epoche.

    CORO. Olà…. tutti accorriamo!
          Il trono circondiamo….
          Cantiamo, urliam, gridiamo….
          Senza saper perchè….
          Evviva il nostro principe!
          Evviva il nostro Re!…
          (sottovoce, con mistero).
                Egli è là….
                Che vorrà?…
                Che dirà?…
                Che farà?…
                Parlerà?…
                Tacerà?
      Mettiamci tutti in giro…. e si vedrà!…

BARITONO(in piedi sui gradini del trono).

      Nessun mancò—Qual gaudio il cor mi inonda
      Nel vedere che il mio popolo intero,
      L'esercito ed il clero,
      In un dì, come questo, di gran gala,
      Possan tutti adunarsi in una sala!
      Godo ancor che nell'ultima battaglia
      Non un perì de' prodi miei soldati….
      Partiron trenta…. e trenta son tornati.
      È pur gioconda la vittoria, quando
      Nessuno in campo muore….
      Nè ferito riman….

FRATE (levando al cielo le mani).

Gloria al Signore!

    BAR. L'alta ragion che in così fausto giorno
      Tutti quanti vi appella a me d'intorno
      Nota forse vi è già….

CORO. L'indoviniamo….

BAR. Un grandioso final cantar dobbiamo….

    CORO. Un final! come si fa?
          Il tenore non è qua….

PRIMADONNA (da sè, stralunando gli occhi).

A suo tempo egli verrà….

BAR. Qual fragor! che mai sarà?…

PRIMADONNA (accorrendo verso una quinta).

È ben desso!…

BAR. (balzando dal trono). Guardie…. olà!

FRATE (trattenendo Baritono che porta la mano alla spada).

Ferma…. arresta…. per pietà!

SCENA VI.

Tenore e Detti.

PRIMADONNA (correndo sul davanti della scena abbracciata a Tenore).

Sei tu, mio bene?…

TENORE. Sì….

TUTTI. Desso!…

BAR. (arretrando colla mano sull'elsa della spada)

Oh furore!…

TUTTI. Lui solo aspettavam!…

FRATE (levando le braccia al cielo).

Gloria al Signore!

(rullo di timpani—i cantanti primarii si schierano sul davanti del proscenio,—Breve silenzio).

TENORE (fissando torvamente lo sguardo nel Baritono).

      Sì…. tornai…. Senza il tenore
        Non si canta un gran finale—
        Son partito col vapore….
        Venni qui…. d'amor sull'ale….
        Ma in un pezzo concertato
        Io sprecar non voglio il fiato….
        E finito questo a solo,
        Più un sospir non metterò.

PRIMADONNA.

      Dell'orchestra nel fragore….
        Non si intendon le parole,
        Al baritono, al tenore
        Si può dir ciò che si vuole….
        Ma in un pezzo concertato
        Io sprecar non voglio il fiato….
        Per morir nell'ultim'atto
        La mia voce io serberò.

BAR. (portando la mano al pugnale).

      Di trafiggere il tenore
        Saria comodo il momento….
        La mia rabbia, il mio furore
        In vederlo io freno a stento….
        Ma sa ben lo scellerato
        Che in un pezzo concertato
        Se anche il fulmine cadesse
        Un tenor morir non può.

FRATE.

      Per accrescere il fragore
        Darò fiato a' miei polmoni,
        L'anatema del Signore
        Tempo è omai che qui risuoni….
        D'esser frate alfin mi scordo….
        E se Iddio fa spesso il sordo,
        Col cannon della mia voce
        Sordo appien lo renderò.

CORO.

      Della musica il successo
        Tempo è omai che si decida,
        Dal maestro fu promesso
        Un regalo a chi più grida….
        Se passasse inosservato
        Il gran pezzo concertato
        Saria caso qual la storia
        Forse mai non registrò.

BARITONO (volgendosi con vivacità).

Qual grido!…

TUTTI. Chi s'avanza?…

SCENA VII.

Comprimario e Detti.

COMPRIMARIO (a Baritono) Signor….

BARITONO. Che vuoi da me?…

    COMPRIMARIO. Qualcun domanda
      L'ingresso….

TUTTI. Chi sarà?… Gran Dio! la banda?….

(All'improvviso si vedono spuntare dalla muraglia diversi istromenti colla gran cassa in testa.—I suonatori, vestiti di costumi bizzarri, si spingono innanzi urtando le coriste.—Agitazione generale. Gli attori principali estraggono le spade, minacciandosi senza ferirsi.—L'orchestra e la banda gareggiano di fragore).

    TUTTI. Giorno d'orrore….
            Giorno d'amore….
            Giorno di giubilo….
            Giorno di duol.
            Al mio contento….
            Al mio spavento….
            Gli astri sorridono….
            S'oscura il sol….

(silenzio generale).

TENORE (accostandosi a Primadonna).

A mezzanotte….

PRIMADONNA. Dove?…

TENORE. Nol so….

TUTTI. A mezzanotte!…

TENORE (a Primadonna). Verrai?…

PRIMADONNA. Verrò….

    TUTTI (colla massima forza, slanciandosi verso la ribalta colle
        spade sguainate
)

          Giorno d'orrore….
            Giorno d'amore….
            Giorno di giubilo….
            Giorno di duol.
            Al mio contento….
            Al mio sgomento….
            Gli astri sorridono,
            S'oscura il sol.

(Tenore getta la spada ai piedi di Baritono.—Questi vorrebbe avventarsi a Tenore, ma viene trattenuto da Frate Profondo.—Primadonna sviene nelle braccia di Comprimaria. Comprimario corre dietro a Tenore.—I coristi e la banda entrano nelle muraglie e nelle tappezzerie col massimo disordine).

CALA IL SIPARIO.

ATTO TERZO

SCENA PRIMA.

Luogo solitario.—Nel mezzo della scena un sasso di legno.—A sinistra una grotta.

Tenore solo.

      Ecco il luogo…. ecco il bosco….
      Io ben lo riconosco
      Per questo sasso che non manca mai
      Dove una Primadonna ed un Tenore
      Sono chiamati a sospirar d'amore….
      (guardando verso il fondo della scena)
      Che veggo? Oh ciel! quale splender sinistro
      Di faci?—Ho ben inteso?… A me sul vento
      Un eco giunge di feral lamento….

VOCI LONTANE.

            Sancte Michael
            Sancte Gabriel
            Sancte Andrea
            Intercedite pro ea!

    TEN. È dessa! è dessa…. non mi inganna il core….
      A salvarla corriamo…. Empi…. fermate!…
      Baritono tiranno:
      Pria di compir l'atroce tua vendetta
      Dammi tempo a cantar la cabaletta….

(Si vede sfilare in lontananza una processione di frati con torcie accese.—Primadonna, con un velo nero sulla testa, fa parte del corteggio. L'orchestra suona una marcia funebre, mentre il coro ripete:)

            Sancte Michael
            Sancte Raphael
            Sancte Andrea
            Intercedite pro ea.

    TENORE (sguainando la spada).
        Quei sciagurati a sperdere
          Basta il mio brando solo….
          Corro…. mi slancio…. volo….
          Nulla arrestar mi può….
          Ed ogni indugio a togliere,
          Onde accorciar la via,
          La cabaletta mia
          Due volte canterò.

(Ripete due volte il canto, arrestandosi alcuni minuti sull'ultima nota, quindi si allontana agitando la spada).

SCENA II.

Sotterraneo nel palazzo di Baritono.

Primadonna sola.

L'ora è suonata alfin….

(cava dal seno una boccetta)

                              No…. non godranno
      Del mio supplizio i vili…. Ecco un veleno
      Che non fallisce mai….
                             So che Tenore
      Qui muove per salvarmi….
      Affrettiamci a morir…. (beve il veleno)

(accorrendo verso la porta)

                           Qual fragor d'armi!…
      È desso…. è desso!—schiudonsi le porte….

SCENA ULTIMA.

Tenore—Baritono colla spada sguainata. Frate Profondo.

Frati, Popolo, Guardie.

PRIMADONNA (slanciandosi fra le braccia di Tenore).

Tenore…. anima mia….

TEN. (fa alcuni passi barcollando, indi cade).

Ferito…. a morte….

PRIMADONNA (cadendo presso il Tenore).

In sen la morte io pure….

BARITONO (arretrando inorridito).

Orribil vista!…

(squillo di campane che suonano l'agonia).

TUTTI. Qual suon lugubre!…

FRATE (sottovoce). Chi avvertì il sacrista?

(Breve silenzio.—Primadonna e Tenore si sorreggono a vicenda).

    PRIMADONNA (con voce morente).
      Tenore…. ascoltami…. questo duetto
        Pur troppo è l'ultimo che insiem cantiam….
        Con due magnifiche note di petto
        Si avverta il pubblico che noi moriam….

    TENORE (alzandosi con uno sforzo supremo).
      Addio bell'angelo—sul do di petto
      Ti ferma….

PRIMADONNA. Ah…. basti!…

TENORE. Basti…. cadiam!

BARITONO (accostandosi a Primadonna).

Ahi! Primadonna è spenta!…

FRATE. È spento anche il Tenor!…

BAR. (arretrando). Gran Dio!…

CORO (con gioia). Finita è l'opera….

    FRATE (alzando le braccia al cielo).
                                             Sia lode al crëator!

(Gran quadro.—Il sipario cala lentamente, in guisa che gli spettatori possano vedere i due morti levarsi in piedi e correre allegramente fra le quinte).

PENSIERI DI UN FUMATORE

Nel luglio e nell'agosto provo un delizioso refrigerio nuotando nel lago o nel mare, ma anche nel più rigido inverno nuoterei volentieri nelle ricchezze.

* * *

Vorrei essere una ghitarra od anche un contrabasso senza corde, piuttosto che un istromento dei partiti.

* * *

I cavalli meglio pasciuti son quelli che più presto divorano la via.

* * *

Dopo un buono e lauto pranzo, reca poco fastidio l'esser digiuno di scienza.

* * *

Le università aprono ai giovani la carriera medica, la carriera matematica, la carriera legale e la carriera del vizio.

* * *

Di tutti gli istrumenti a corda credo che il meno dilettevole debba esser la forca.

* * *

Ad un uomo acceso dell'amore più ardente può accadere in gennaio di gelare dal freddo.

* * *

Più presto degli altri arriva alla meta un uomo spedito, a patto che non lo sia dai medici.

* * *

La persona più debole e infermiccia può portare sulle spalle un gran carico…. di debiti.

* * *

Il riso abbonda nella bocca degli sciocchi e nelle pianure del novarese.

* * *

Trista cosa, ma vera; nel così detto gran mondo, un uomo che abbia una macchia sui calzoni fa più orrore di quegli che ne abbia dieci sulla coscienza.

* * *

Cento idee luminose rischiarano meno di una candela.

* * *

Quand'uno non ha bevuto, è naturale che faccia dei discorsi senza sugo.

* * *

Fra i molti motivi che mi inducono a fuggire dal teatro vi è pur quello di non trovarne mai nelle opere moderne.

* * *

A certe epoche dell'anno i pittori espongono dei quadri; le ballerine espongono tutte le sere dei rotondi.

* * *

Il luogo dove si sciupano le voci e si guastano i criteri artistici si chiama conservatorio, e si intitola casa di salute un luogo pieno di malati.

* * *

Nel buio più denso della notte un uomo dotato di buona vista può ancora osservare…. il silenzio.

* * *

Lo scioglimento delle nevi gonfia i torrenti; quello della camera gonfia la vanità dei candidati e gli organi degli elettori.

* * *

Dire che ho commesse tante azioni buone e cattive, eppure non ho verun titolo per chiamarmi azionista!

* * *

La missione di un prete è quella di convertire i peccatori in uomini onesti e gli introiti della parocchia in commestibili.

* * *

Curiosa davvero, che a distanza di venti miglia due coniugi possan vedere i corni di Canzo, e non quelli ch'essi portano in testa!

* * *

Se è vero che tutti gli uomini alto locati sono degni di omaggio, convien far di cappello a quanti pendono dalla forca.

* * *

Quantunque le pareti della mia camera sieno tappezzate di rosso, mi è forza convenire di essere al verde!

* * *

Il bollore della giovinezza non mi ha procacciato che disinganni e fastidi; quello della pentola mi ha dato talvolta dell'alesso eccellente.

* * *

Non capisco perchè si chiami cornucopia un vaso da mensa destinato a portare le frutta; non potrebbe usarsi un tal nome a significare il matrimonio?

* * *

Non si può dire che l'Italia sia in preda alle lotte intestine, ma vi hanno, sopratutto nella classe degli impiegati, delle serie lotte intestinali.

* * *

A chi non ha i mezzi per recarsi ai bagni si può suggerire di immergersi ogni giorno nel vizio.

* * *

Preferisco dormire nel letto di una bella donna piuttosto che in quello di un fiume.

* * *

Un furbo che si fa portare sulle spalle da quattrocento minchioni—ecco il sistema elettorale.

* * *

Per arte aristocratica si intende forse arte cretina?

* * *

Dai sessant'anni agli ottanta diverrò forse imbecille e venerando.

* * *

A quei tempi la musica usciva stampata assai peggio, ma era buona musica.

* * *

Quante vecchie frasi occorrono per fare un nuovo programma elettorale?

* * *

Divorare la polpa e gettare le ossa ai cani—ecco la moderna arte di governare.

* * *

Osan dire che in Italia vi è libertà di stampa, e rischia la galera chi stampa un miserabile cavourino!

* * *

Per ottenere che un asino prenda le apparenze di un cavallo, ritengo non vi abbia altro mezzo che coprirlo di insegne equestri.

* * *

La più parte degli odierni maestri, se cessassero di scrivere, potrebbero vantarsi di aver fatto un'opera buona.

* * *

Pei così detti avveniristi non dev'essere una gran gioia pensare che il pubblico dal quale essi attendono la glorificazione è tutto chiuso nello scroto dei contemporanei.

* * *

Un filo di speranza non vale nè anche ad attaccare un bottone.

* * *

Chi dorme non piglia pesci, ma chi veglia piglia ad ogni tratto dei gamberi.

* * *

Il caso può dissipare tutti i calcoli umani, meno quelli che si formano nella vescica.

* * *

Preferirei di avere un buon cavallo, piuttosto che quattro diplomi da cavaliere.

* * *

Se è vero che l'amore è il sole dell'anima, Dio ci guardi dall'amare nel mese di luglio!

* * *

Un sorbetto è una illusione commestibile che si dilegua nella bocca.

* * *

Quand'uno vuol disfarsi di un cane, gli leva il collare; quando un Re vuol disfarsi di un ministro, gli dà il collare della Annunziata.

* * *

Anni sono, si trinciava colla sinistra e si mangiava colla destra; poi si usò trinciare colla destra e mangiare colla sinistra; oggi si trincia e si mangia con ambedue.

* * *

È proprio necessario ubbriacarsi di vino o di assenzio, per scrivere dei buoni libri?

* * *

Ad ogni mutamento di ministero si produce in Italia una straordinaria eruzione di vespe, di commendatori e di cavallette.

* * *

Non vi è uomo tanto perverso, il quale non abbia in sè qualche cosa di retto; non foss'altro, l'intestino.

* * *

Darei la testa nel muro al pensare che la prima donna da me amata era una seconda donna!

* * *

Invertirei di tal guisa una sentenza di Foscolo:

* * *

Dà, chi sol lascia eredità di affetti, Poca gioia…. agli eredi.

* * *

In teatro si chiamano leggeri dei tenori che pesano novanta chili!

* * *

I grandi caratteri onorano l'umanità, e servono a stampare gli avvisi.

* * *

Vi sono dei cantanti che non sanno scrivere, e nullameno vantano delle magnifiche scritture.

* * *

Non sarebbe economico che a quello della candela si potesse supplire col lume della ragione?

* * *

Adoro i capelli biondi, ma non vorrei trovarne uno nella minestra.

* * *

Anche ad un poeta mediocre può avvenire di esser tradotto…. in carcere.

* * *

Conosco una vecchia di novant'anni che conserva ancora i capelli biondi…. di Salvatore Farina.

* * *

Mescere il vino è un'assurda frase dei poeti e un sacrilego atto dei cantinieri.

* * *

Il luogo dove si chiudono i bricconi vivi si chiama galera, quello dove si chiudono i bricconi morti si chiama camposanto.

* * *

Quand'anche il vento mi portasse via la tettoia, la mia casa sarebbe abbastanza coperta…. di ipoteche.

* * *

Tutte le professioni posson fornire all'uomo di che vivere, meno le professioni…. di fede.

* * *

Certi avvocati, che si dicono fiumi di eloquenza, sono spesso all'asciutto…. di denaro.

* * *

La vista della luna piena deve ispirare delle singolari idee a quei parecchi milioni di infelici che debbono coricarsi ogni sera a ventre vuoto.

* * *

Se in faccia alla legge tutti gli uomini sono eguali, Dio ci scampi dal trovarci mai in faccia alla legge!

* * *

Dicono che mi sono mangiato tutto il mio patrimonio; non sanno gli stolti quanto ne ho bevuto!

* * *

Non ho mai augurato, nè sarò mai per augurare alcun male ai miei nemici; sarei anzi lietissimo che passassero da questa a miglior vita.

* * *

Una lettera raccomandata quasi sempre ci reca denaro; alle persone raccomandate il più delle volte convien darne.

* * *

Alle molte lingue che ancora si parlano preferisco le lingue morte, e fra le morte prediligo quelle di Zurigo.

* * *

Assistendo alla rappresentazione di certe opere moderne, si direbbe che i direttori di orchestra battono il tempo perchè non posson battere il maestro.

* * *

Tutte le note della musica possono esprimere delle idee gaie; quelle dei creditori non danno che sensazioni melanconiche.

* * *

I ricchi guadagnano il loro pane col sudore degli…. altri; i generali d'armata col valore degli altri vincono le battaglie.

* * *

Talvolta basta ricevere un vaglia postale perchè il mondo vi creda un uomo di vaglia.

* * *

Ingiuste ripartizioni della Provvidenza! In fatto di capitali, Dio non mi ha dato che i sette peccati!

* * *

La carriera delle lettere è molto proficua…. alla posta.

* * *

Ogni spada, o tosto o tardi, esce dal fodero, meno quella della giustizia.

* * *

Può essere una ubbìa, ma ritengo che quasi tutti i moderni cantanti potrebbero ballare stupendamente il can-can.

* * *

Chi ha denaro di sopravanzo può portarlo alla cassa di risparmio; chi non ha un soldo, può far risparmio della cassa.

* * *

Per un maestro di scuola dev'essere una gran malinconia dover fare la lezione dei riempitivi a pancia vuota.

* * *

Sono sempre disposto ad assolvere i peccati di adulterio, meno quelli degli osti che mi adulterano il vino.

* * *

Un ammogliato in filo di vita può consolarsi al pensare che morendo tornerà celibe.

* * *

Quand'anche illeterato, un uomo panciuto ha sempre dinanzi un gran volume.

* * *

Malgrado i miei principi democratici, preferirei la croce di cavaliere a quella del matrimonio.

* * *

Pochi alpinisti posson vantarsi di aver fatto tante escursioni al monte come il mio orologio.

* * *

Dicono che questo è un portamonete: come avviene che io non ce ne trovo mai una?

* * *

Ad un uomo onesto ogni cosa sordida e vile fa stomaco; ad una donna magra può far stomaco il cotone o la stoppa.

* * *

Nessun uomo, nel più rigido verno, si lagnerebbe del freddo, se bastasse a schermirsene il mantello della…. ipocrisia.

* * *

Delle elemosine raccolte per le anime purganti i preti dovrebbero far larga parte ai mariti.

* * *

I grandi signori ristorano la loro salute tuffandosi nelle terme; il più miserabile proletario può ottenere il medesimo effetto tuffandosi…. nei debiti.

* * *

Una bella donna e una bella fetta di manzo possono suscitare degli irresistibili appetiti carnali.

* * *

Amo le belle lettere, e mi paiono tutte bellissime quelle che contengono dei vaglia.

* * *

Un'oncia di olio di ricino produce quasi sempre una crisi di gabinetto.

* * *

Spendo la metà delle mie rendite in vino ed osan dire che sono un scialaquatore!

* * *

Piuttosto che una punta di pugnale vorrei nello stomaco riceverne una di vitello.

* * *

I miei mezzi di esistenza li vuoto ogni sera all'osteria dell'Aquila.

* * *

Meglio vivere due giorni in questa valle di lacrime che due secoli nella memoria dei posteri.