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Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza

Chapter 181: AGGIUNTA.
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About This Book

A mystical dialogue presents the Eternal Truth addressing a receptive soul, guiding it through stages of contemplation, prayer, and self-knowledge. It explains how humble, continuous prayer unites the soul with God, describes love and contrition as the means by which finite acts gain infinite merit, and interprets Christ's passion as the model and source of salvation and reformation. The text alternates visionary narrative with practical exhortation, urging repentance, charity, and intercession for the Church and the world, and emphasizes divine providence, sacrificial desire, and moral renewal as paths to spiritual union and communal healing.

INDICE

I.—Come l’anima per orazione s’unisce con Dio, e come questa anima, de la quale qui si parla, essendo levata in contemplazione, faceva a Dio quatro petizioni pag.     3
II.—Come el desiderio di questa anima crebbe, essendole mostrato da Dio la necessitá del mondo  »         4
III.—Come l’operazioni finite non sono sufficienti a punire né a remunerare senza l’affecto de la caritá continuo  »         5
IV.—Come el desiderio e la contriczione del cuore satisfa a la colpa e a la pena in sé e in altrui, e come tale volta satisfa a la colpa e none a la pena  »         6
V.—Come molto è piacevole a Dio el desiderio di volere portare per lui  »       11
VI.—Come ogni virtú e ogni defecto si fa col mezzo del proximo  »        ivi
VII.—Come le virtú s’aoperano col mezzo del proximo, e perché le virtú sono poste tanto differenti ne le creature  »       14
VIII.—Come le virtú si pruovano e fortificano per li loro contrari  »       17
TRACTATO DE LA DISCREZIONE
IX.—Qui comincia el tractato de la discrezione. E prima, come l’affecto non si die ponere principalmente ne la penitenzia ma ne le virtú. E come la discrezione riceve vita da l’umilitá, e come rende ad ciascuno el debito suo  »       21
X.—Similitudine come la caritá, l’umilitá e la discrezione sono unite insieme; a la quale similitudine l’anima si debba conformare  »       23
XI.—Come la penitenzia e gli altri exercizi corporali si debbono prendere per strumento da venire a virtú e non per principale affecto. E del lume de la discrezione in diversi altri modi e operazioni  »       24
XII.—Repetizione d’alcune cose giá decte, e come Dio promecte refrigerio a’ servi suoi e la reformazione de la sancta Chiesa col mezzo del molto sostenere  »       28
XIII.—Come questa anima per la responsione divina crebbe insiememente e mancò in amaritudine; e come fa orazione a Dio per la Chiesa sancta sua e per lo populo suo  »       30
XIV.—Come Dio si lamenta del popolo cristiano, e singularmente de’ ministri suoi, toccando alcuna cosa del sacramento del Corpo di Cristo e del benefizio de la Incarnazione  »       33
XV.—Come la colpa è piú gravemente punita doppo la passione di Cristo che prima, e come Dio promecte di fare misericordia al mondo e a la sancta Chiesa col mezzo dell’orazione e del patire de’ servi suoi  »       36
XVI.—Come questa anima cognoscendo piú de la divina bontá, non rimaneva contenta di pregare solamente per lo popolo cristiano e per la sancta Chiesa, ma pregava per tucto quanto el mondo  »       38
XVII.—Come Dio si lamenta de le sue creature razionali e maximamente per l’amore proprio che regna in loro, confortando la predecta anima ad orazione e lagrime  »       39
XVIII.—Come neuno può uscire da le mani di Dio, però che o egli vi sta per misericordia o elli vi sta per giustizia  »       40
XIX.—Come questa anima crescendo nell’amoroso fuoco desiderava di sudare di sudore di sangue; e reprendendo se medesima faceva singulare orazione per lo padre dell’anima sua  »       41
XX.—Come senza tribolazioni portate con pazienzia non si può piacere a Dio; e però Dio conforta lei e il padre suo a portare con vera pazienzia  »       42
XXI.—Come, essendo rotta la strada d’andare al cielo per la disobedienzia d’Adam, Dio fece del suo Figliuolo ponte per lo quale si potesse passare  »       43
XXII.—Come Dio induce la predecta anima a raguardare la grandezza d’esso ponte, cioè per che modo tiene da la terra al cielo  »       44
XXIII.—Come tutti siamo lavoratori messi da Dio a lavorare ne la vigna de la sancta Chiesa. E come ciascuno ha la vigna propria da se medesimo; e come noi tralci ci conviene essere uniti ne la vera vite del Figliuolo di Dio  »       45
XXIV.—Per che modo Dio pota i tralci uniti con la predecta vite, cioè i servi suoi, e come la vigna di ciascuno è tanto unita con quella del proximo, che neuno può lavorare o guastare la sua che non lavori o guasti quella del proximo  »       47
XXV.—Come la predecta anima, doppo alcune laude rendute a Dio, el prega che le mostri coloro che vanno per lo ponte predecto e quelli che non vi vanno  »       49
XXVI.—Come questo benedecto ponte ha tre scaloni, per li quali si significano tre stati dell’anima. E come questo ponte, essendo levato in alto, non è però separato da la terra. E come s’intende quella parola che Cristo dixe: «Se Io sarò levato in alto, ogni cosa trarrò a me»  »       50
XXVII.—Come questo ponte è murato di pietre, le quali significano le vere e reali virtú, e come in sul ponte è una bottiga, dove si dá el cibo a’ viandanti; e come chi tiene per lo ponte va ad vita, ma chi tiene di sotto per lo fiume, va ad perdizione e ad morte  »       52
XXVIII.—Come per ciascuna di queste due strade si va con fadiga, cioè per lo ponte e per lo fiume. E del dilecto che l’anima sente in andare per lo ponte  »       54
XXIX.—Come questo ponte, essendo salito al cielo el dí de la Ascensione, non si partí però di terra  »       55
XXX.—Come questa anima, maravigliandosi de la misericordia di Dio, racconta molti doni e grazie procedute da essa divina misericordia ad l’umana generazione  »       58
XXXI.—De la indignitá di quelli che passano per lo fiume, di sotto al ponte decto; e come l’anima, che passa di sotto, Dio la chiama arbore di morte, el quale tiene le radici sue principalmente in quatro vizi  »       60
XXXII.—Come e’ fructi di questo arbore tanto sono diversi quanto sono diversi e’ peccati. E prima del peccato de la carnalitade  »       62
XXXIII.—Come el fructo d’alcuni altri è l’avarizia. E de’ mali che procedono da essa  »       ivi
XXXIV.—Come d’alcuni altri, e’ quali tengono stato di signoria, el loro fructo è ingiustizia  »       64
XXXV.—Come per questi e per altri defecti si cade nel falso giudicio. E de la indignitá ne la quale perciò si viene  »       65
XXXVI.—Qui parla sopra quella parola che dixe Cristo quando dixe: «Io mandarò el Paraclito che riprenderá el mondo de la ingiustizia e del falso giudicio». E qui dice come una di queste reprensioni è continua  »       66
XXXVII.—De la seconda reprensione, ne la quale si riprende de la ingiustizia e del falso giudicio in generale e in particulare  »       68
XXXVIII.—Di quattro principali tormenti de’ danpnati; a’ quali seguitano tucti gli altri e in singularitá della ladiezza del demonio  »       69
XXXIX.—De la terza reprensione, la quale si fará nel dí del giudicio  »       71
XL.—Come i danpnati non possono desiderare alcuno bene  »       72
XLI.—De la gloria de’ beati  »       73
XLII.—Come doppo el giudicio generale crescerá la pena de’ danpnati  »       76
XLIII.—De la utilitá de le temptazioni, e come ogni anima ne la extremitá de la morte vede e gusta el luogo suo, prima che essa anima sia separata dal corpo, cioè o pena o gloria che debba ricevere  »       79
XLIV.—Come el demonio sempre piglia l’anime sotto colore d’alcuno bene. E come quelli che tengono per lo fiume, e non per lo ponte predecto, sono ingannati, però che volendo fuggire le pene caggiono ne le pene; ponendo qui la visione d’uno arbore che questa anima ebbe una volta  »       81
XLV.—Come, avendo el mondo per lo peccato germinato spine e triboli, chi sono quelli ad cui queste spine non fanno male, bene che neuno passi questa vita senza pena  »       83
XLVI.—De’ mali che procedono da la cechitá dell’occhio de l’intellecto. E come li beni che non sono facti in stato di grazia non vagliono ad vita etterna  »       86
XLVII.—Come non si possono observare i comandamenti che non si observino i consigli. E come in ogni stato che la persona vuole essere, avendo sancta e buona volontá, è piacevole a Dio  »       89
XLVIII.—Come li mondani con ciò che posseggono non si possono saziare; e de la pena che dá loro la perversa volontá pur in questa vita  »       91
XLIX.—Come el timore servile non è sufficiente a dare vita eterna; e come exercitando questo timore si viene ad amore de le virtú  »       94
L.—Come questa anima venne in grande amaritudine per la cechitá di quelli che s’annegavano giú per lo fiume  »       96
LI.—Come i tre scaloni figurati nel ponte giá decto, cioè nel Figliuolo di Dio, significano le tre potenzie dell’anima  »       97
LII.—Come, se le predecte tre potenzie dell’anima non sono unite insieme, non si può avere perseveranzia, senza la quale neuno giogne al termine suo  »      100
LIII.—Exposizione sopra quella parola che dixe Cristo: «Chi ha sete venga ad me e beia»  »         ivi
LIV.—Che modo debba tenere generalmente ogni creatura razionale per potere escire del pelago del mondo e andare per lo predecto sancto ponte  »      102
LV.—Repetizione in somma d’alcune cose giá decte  »      104
LVI.—Come Dio, volendo mostrare a questa devota anima che i tre scaloni del sancto ponte sono significati in particulare per li tre stati dell’anima, dice che ella levi sé sopra di sé a raguardare questa veritá  »      106
LVII.—Come questa devota anima, raguardando nel divino specchio, vedeva le creature andare in diversi modi  »      107
LVIII.—Come el timore servile, senza l’amore de le virtú, non è sufficiente a dare vita eterna. E come la legge del timore e quella dell’amore sono unite insieme  »         ivi
LIX.—Come, exercitandosi nel timore servile, el quale è stato d’inperfeczione (per lo quale s’intende el primo scalone del sancto ponte), si viene al secondo, el quale è stato di perfeczione  »      109
LX.—De la inperfeczione di quelli che amano e servono Dio per propria utilitá e dilecto e consolazione  »      110
LXI.—In che modo Dio manifesta se medesimo all’anima che l’ama  »      113
LXII.—Perché Cristo non dixe: «Io manifestarò el Padre mio», ma dixe: «Io manifestarò me medesimo»  »      114
LXIII.—Che modo tiene l’anima per salire lo scalone secondo del sancto ponte, essendo giá salita el primo  »      115
LXIV.—Come, amando Dio inperfectamente, inperfectamente s’ama el proximo. E de’ segni di questo amore inperfecto  »      118
TRACTATO DELL’ORAZIONE
LXV.—Del modo che tiene l’anima per giognere ad l’amore schietto e liberale. E qui comincia el tractato dell’orazione  »      123
LXVI.—Qui, toccando alcuna cosa del sacramento del Corpo di Cristo, dá piena doctrina come l’anima venga da l’orazione vocale a la mentale; e narra qui una visione che questa devota anima ebbe una volta  »      124
LXVII.—De lo inganno che ricevono gli uomini mondani e’ quali amano e servono Dio per propria consolazione e dilecto  »      130
LXVIII.—De lo inganno che ricevono e’ servi di Dio, e’ quali ancora amano Dio di questo amore imperfecto predecto  »      131
LXIX.—Di quelli e’ quali, per non lassare la loro pace e consolazione, non sovengono al proximo ne le sue necessitadi  »      133
LXX.—De lo inganno che ricevono quelli li quali hanno posto tucto el loro affecto ne le consolazioni e visioni mentali  »      135
LXXI.—Come i predecti, che si dilectano de le consolazioni e visioni mentali, possono essere ingannati ricevendo el demonio transfigurato in forma di luce. E de’ segni a’ quali si può cognoscere quando la visitazione è da Dio, o dal demonio  »      136
LXXII.—Come l’anima, che in veritá cognosce se medesima, saviamente si guarda da tucti li predecti inganni  »      137
LXXIII.—Per che modi l’anima si parte da l’amore inperfecto e giogne ad l’amore perfecto dell’amico e filiale  »     139
LXXIV.—De’ segni a’ quali si cognosce che l’anima sia venuta all’amore perfecto  »      140
LXXV.—Come gl’imperfecti vogliono seguitare solamente el Padre, ma i perfecti seguitano el Figliuolo. E d’una visione che ebbe questa devota anima, ne la quale si narra di diversi baptesmi e d’alcune altre belle e utili cose  »      141
LXXVI.—Come l’anima, essendo salita el terzo scalone del sancto ponte, cioè pervenuta a la bocca, piglia incontenente l’offizio de la bocca. E come la propria volontá essendo morta è vero segno che ella v’è gionta  »      144
LXXVII.—De le operazioni de l’anima poi che è salita el predecto sancto terzo scalone  »      147
LXXVIII.—Del quarto stato, el quale non è però separato dal terzo; e de le operazioni de l’anima che è gionta a questo stato; e come Dio non si parte mai da essa per continuo sentimento  »      149
LXXIX.—Come Dio da’ predecti perfectissimi non si sottrae per sentimento né per grazia, ma sí per unione  »      153
LXXX.—Come li mondani rendono gloria e loda a Dio, vogliano essi o no  »      156
LXXXI.—Come eziandio li demòni rendono gloria e loda a Dio  »      157
LXXXII.—Come l’anima, poi che è passata di questa vita, vede pienamente la gloria e loda del nome di Dio in ogni creatura. E come in essa è finita la pena del desiderio, ma non el desiderio  »      158
LXXXIII.—Come, poi che sancto Paulo appostolo fu tracto a vedere la gloria de’ beati, desiderava d’essere sciolto dal corpo; la qual cosa fanno anche quelli che sono giunti al terzo e al quarto santo stato predecto  »      159
LXXXIV.—Per quali cagioni l’anima desidera d’essere sciolta dal corpo. La quale cosa non potendo essere, non discorda però dalla volontá di Dio; ma piú tosto si gloria in questa e in ogni altra pena per onore di Dio  »      161
LXXXV.—Come quelli che sono gionti al predecto stato unitivo, sono illuminati nell’occhio dell’intellecto loro di lume sopranaturale infuso per grazia; e come è meglio andare per consiglio de la salute dell’anima ad uno umile con sancta coscienzia, che a uno superbo licterato  »      163
LXXXVI.—Repetizione utile di molte cose giá decte; e come Dio induce questa devota anima a pregarlo per ogni creatura e per la sancta Chiesa  »      166
LXXXVII.—Come questa devota anima fa petizione a Dio di volere sapere de li stati e fructi de le lagrime  »      168
LXXXVIII.—Come sono cinque maniere di lagrime  »      169
LXXXIX.—De la differenzia d’esse lagrime, discorrendo per li predecti stati dell’anima  »      170
XC.—Repetizione breve del precedente capitolo. E come el demonio fugge da quelli che sono gionti a le quinte lagrime. E come le molestie del demonio sono verace via da giognere a questo stato  »      175
XCI.—Come quelli, che desiderano le lagrime degli occhi e non le possono avere, hanno quelle del fuoco. E per che cagione Dio sottrae le lagrime corporali  »      177
XCII.—Come li quatro stati di questi predecti cinque stati de le lagrime dánno infinite varietadi di lagrime. E come Dio vuole essere servito con cosa infinita e non con cosa finita  »      179
XCIII.—Del fructo de le lagrime degli uomini mondani  »      181
XCIV.—Come li predecti piangitori mondani sono percossi da quatro diversi venti  »      184
XCV.—De’ fructi de le seconde e de le terze lagrime  »      187
XCVI.—Del fructo de le quarte e unitive lagrime  »      190
XCVII.—Come questa devota anima, ringraziando Dio de la dechiarazione de’ predecti stati de le lagrime, gli fa tre petizioni  »      193
XCVIII.—Come el lume de la ragione è necessario ad ogni anima che vuole a Dio in veritá servire. E prima, del lume generale  »      195
XCIX.—Di quelli e’ quali hanno posto piú el loro desiderio in mortificare el corpo che in uccidere la propria volontá; el quale è uno lume perfecto piú che il generale, ed è questo el secondo lume  »      198
C.—Del terzo e perfectissimo lume de la ragione. E dell’opere che fa l’anima quando è venuta a esso lume. E d’una bella visione che questa devota anima ebbe una volta, ne la quale si tracta pienamente del modo da venire ad perfecta puritá, e dove anco si parla del non giudicare  »      199
CI.—Per che modo ricevono l’arra di vita eterna in questa vita quelli che stanno nel predecto terzo perfectissimo lume  »      204
CII.—Per che modo si debba reprendere el proximo, a ciò che la persona non caggia in falso giudizio  »      206
CIII.—Come, se, pregando per alcuna persona, Dio la manifestasse, nella mente di chi prega, piena di tenebre, non si debba però giudicare in colpa  »      207
CIV.—Come la penitenzia non si die pigliare per fondamento né per principale affecto, ma l’affecto e l’amore de le virtú  »      209
CV.—Repetizione in somma de le predecte cose, con una agiunta sopra la reprensione del proximo  »      211
CVI.—De’ segni da cognoscere quando le visitazioni e visioni mentali sono da Dio o dal demonio  »      212
CVII.—Come Dio è adempitore de’ sancti desidèri de’ servi suoi, e come molto gli piace chi dimanda e bussa a la porta de la sua Veritá con perseveranzia  »      215
CVIII.—Come questa devota anima, rendendo grazie a Dio, s’umilia. Poi fa orazione per tucto el mondo e singularmente per lo corpo mistico de la sancta Chiesa e per li figliuoli suoi spirituali e per li due padri de l’anima sua. E, doppo queste cose, dimanda d’udire parlare de’ defecti de’ ministri de la sancta Chiesa  »      216
CIX.—Come Dio rende sollicita la predecta anima all’orazione, rispondendo ad alcuna de le predecte petizioni  »      219
CX.—De la dignitá de’ sacerdoti, e del sacramento del Corpo di Cristo. E di quelli che comunicano degnamente e indegnamente  »      220
CXI.—Come i sentimenti corporali tucti sono ingannati del predecto sacramento, ma non quelli dell’anima; e però con quelli si debba vedere, gustare e toccare. E d’una bella visione che questa anima ebbe sopra questa materia  »      225
CXII.—De la excellenzia dove l’anima sta, la quale piglia el predecto sacramento in grazia  »      227
CXIII.—Come le predecte cose, che sono decte intorno a la excellenzia del sacramento, sono decte per meglio cognoscere la dignitá de’ sacerdoti. E come Dio richiede in essi maggiore puritá che nell’altre creature  »      228
CXIV.—Come li sacramenti non si debbono vendere né comprare, e come quelli che el ricevono debbono sovenire li ministri de le cose temporali, quali essi ministri debbono dispensare in tre parti  »      229
CXV.—De la dignitá de’ sacerdoti, e come la virtú de’ sacramenti non diminuisce per le colpe di chi gli ministra o riceve. E come Dio non vuole che li secolari s’inpaccino di corrèggiarli  »      230
CXVI.—Come la persecuzione, che si fa a la sancta Chiesa o vero a’ ministri, Dio la reputa facta a sé, e come questa colpa è piú grave che neuna altra  »      232
CXVII.—Qui si parla contra li persecutori de la sancta Chiesa e de’ ministri, in diversi modi  »      236
CXVIII.—Repetizione breve sopra le predecte cose de la sancta Chiesa e de’ ministri  »      238
CXIX.—De la excellenzia e de le virtú e de le operazioni sancte de’ virtuosi e sancti ministri. E come essi hanno la condiczione del sole. E de la correzione loro verso de’ subditi  »         ivi
CXX.—Repetizione in somma del precedente capitolo; e de la reverenzia che si debba rendere a’ sacerdoti, o buoni o rei che siano   »      247
CXXI.—De’ defecti e de la mala vita degl’iniqui sacerdoti e ministri  »      249
CXXII.—Come ne’ predecti iniqui ministri regna la ingiustizia, e singularmente non correggendo i subditi  »      252
CXXIII.—Di molti altri defecti de’ predecti ministri, e singularmente dell’andare per le taverne e del giocare e del tenere le concubine  »      254
CXXIV.—Come ne’ predecti ministri regna el peccato contra natura. E d’una bella visione che questa anima ebbe sopra questa materia  »      256
CXXV.—Come per gli predecti defecti li subditi non si correggono. E de’ defecti de’ religiosi. E come, per lo non correggere li predecti mali, molti altri ne seguitano  »      259
CXXVI.—Come ne’ predecti iniqui ministri regna el peccato de la luxuria  »      263
CXXVII.—Come ne’ predecti ministri regna l’avarizia, prestando ad usura; ma singularmente vendendo e comprando li benefizi e le prelazioni. E de’ mali che per questa cupiditá sono advenuti ne la sancta Chiesa  »      267
CXXVIII.—Come ne’ predecti ministri regna la superbia, per la quale si perde el cognoscimento; e come, avendo perduto el cognoscimento, caggiono in questo defecto, cioè che fanno vista di consecrare e non consacrano  »      272
CXXIX.—Di molti altri defecti e’ quali per superbia e per l’amore proprio si comectono  »      276
CXXX.—Di molti altri defecti e’ quali comectono li predecti iniqui ministri  »      282
CXXXI.—De la differenzia de la morte de’ giusti ad quella de’ peccatori. E prima, de la morte de’ giusti  »      284
CXXXII.—De la morte de’ peccatori, e de le pene loro nel punto de la morte  »      288
CXXXIII.—Repetizione breve sopra molte cose giá decte. E come Dio in tucto vieta che i sacerdoti non siano toccati per le mani de’ secolari, e come invita la predecta anima a piangere sopra essi miseri sacerdoti  »      294
CXXXIV.—Come questa devota anima, laudando e ringraziando Dio, fa orazione per la sancta Chiesa  »      296
TRACTATO DE LA PROVIDENZIA
CXXXV.—Qui comincia el tractato de la providenzia di Dio. E prima, de la providenzia in generale, cioè come providde creando l’uomo a la imagine e similitudine sua. E come provide con la incarnazione del Figliuolo suo, essendo serrata la porta del paradiso per lo peccato d’Adam. E come providde dandocisi in cibo continuamente nell’altare  »      303
CXXXVI.—Come Dio providde dando la speranza ne le sue creature. E come chi piú perfectamente spera, piú perfectamente gusta la providenzia sua  »      306
CXXXVII.—Come Dio provide nel Testamento vecchio con la legge e co’ profeti; e poi con mandare el Verbo; poi con gli apostoli, co’ martiri e con gli altri sancti uomini. Come nulla adiviene a le creature, che tucto non sia providenzia di Dio  »      309
CXXXVIII.—Come ciò che Dio ci permecte è solamente per nostro bene e per nostra salute. E come sono ciechi e ingannati quelli che giudicano el contrario  »      310
CXXXIX.—Come Dio providde in alcuno caso particulare a la salute di quella anima ad cui adivenne el caso  »      313
CXL.—Qui, narrando Dio la providenzia sua verso de le sue creature in diversi altri modi, si lagna de la infidelitá d’esse sue creature. Ed exponendo una figura del vecchio Testamento, dá una utile doctrina  »      314
CXLI.—Come Dio provede verso di noi, che noi siamo tribolati per la nostra salute. E de la miseria di quelli che si confidano in sé e non ne la providenzia sua. E de la excellenzia di quelli che si confidano in essa providenzia  »      318
CXLII.—Come Dio providde verso de l’anime dando i sacramenti, e come provede a’ servi suoi affamati del sacramento del Corpo di Cristo; narrando come providde piú volte, per mirabile modo, verso d’una anima affamata d’esso sacramento  »      322
CXLIII.—De la providenzia di Dio verso di coloro che sono in peccato mortale  »      326
CXLIV.—De la providenzia che Dio usa verso di coloro che sono ancora nell’amore inperfecto  »      328
CXLV.—De la providenzia che Dio usa verso di coloro che sono ne la caritá perfecta  »      333
CXLVI.—Repetizione breve de le predecte cose. Poi parla sopra quella parola che dixe Cristo a sancto Pietro, quando dixe: «Mecte la rete da la parte dextra de la nave»  »      337
CXLVII.—Come la predecta rete la gitta piú perfectamente uno che un altro, unde piglia piú pesci. E de la excellenzia di questi perfecti  »      340
CXLVIII.—De la providenzia di Dio in generale, la quale usa verso le sue creature in questa vita e nell’altra  »      342
CXLIX.—De la providenzia che Dio usa verso de’ poveri servi suoi, sovenendoli ne le cose temporali  »      345
CL.—De’ mali che procedono dal tenere o desiderare disordinatamente le ricchezze temporali  »      348
CLI.—De la excellenzia de’ poveri per spirituale intenzione. E come Cristo ci ammaestrò di questa povertá non solamente per parole, ma per exemplo. E de la providenzia di Dio verso di quelli che questa povertá pigliano  »      351
CLII.—Repetizione in somma de la predecta divina providenzia  »      357
CLIII.—Come questa anima, laudando e ringraziando Dio, el prega che esso le parli de la virtú de la obedienzia  »      358
TRACTATO DELL’OBEDIENZIA
CLIV.—Qui comincia el tractato dell’obedienzia. E prima, dove l’obedienzia si truova, e che è quello che ce la tolle, e quale è il segno che l’uomo l’abbi o no, e chi è la sua compagna e da cui è notricata  »      363
CLV.—Come l’obedienzia è una chiave con la quale si disera el cielo, e come debba avere el funicello e debbasi portare attaccata a la cintura. E de le excellenzie sue  »      366
CLVI.—Qui insiememente si parla de la miseria de li inobedienti, e de la excellenzia de li obedienti  »      369
CLVII.—Di quelli e’ quali pongono tanto amore all’obedienzia che non rimangono contenti de la obedienzia generale de’ comandamenti, ma pigliano l’obedienzia particulare  »      371
CLVIII.—Per che modo si viene da l’obedienzia generale a la particulare. E de la excellenzia de le religioni  »      372
CLIX.—De la excellenzia de li obedienti e de la miseria de li inobedienti, li quali vivono ne lo stato de la religione  »      377
CLX.—Come li veri obedienti ricevono per uno cento e vita eterna. E che s’intende per quello uno e per quello cento  »      384
CLXI.—De la perversitá, miseria e fadighe de lo inobediente. E de’ miserabili fructi che procedono da la inobedienzia  »      386
CLXII.—De la inperfeczione di quelli che tiepidamente vivono ne la religione, avengaché si guardino da peccato mortale. E del remedio da uscire de la loro tiepiditade  »      390
CLXIII.—De la excellenzia de la obedienzia, e de’ beni che dá a chi in veritá la piglia  »     393
CLXIV.—Distinczione di due obedienzie, cioè di quella de’ religiosi e di quella che si rende ad alcuna persona fuore de la religione  »      395
CLXV.—Come Dio non merita secondo la fadiga de l’obedienzia né secondo longhezza di tempo, ma secondo la grandezza de la caritá. E de la prontitudine de’ veri obedienti, e de’ miracoli che Dio ha mostrati per questa virtú. E de la discrezione nell’obedire, e dell’opere e del premio del vero obediente  »      397
CLXVI.—Questa è una repetizione in somma quasi di tucto questo presente libro.  »      401
CLXVII.—Come questa devotissima anima, ringraziando e laudando Dio, fa orazione per tucto el mondo e per la Chiesa sancta. E, comendando la virtú de la fede, fa fine a questa opera  »      404
NOTA  »      409
VARIANTI  »      443
INDICE DEI NOMI E DELLE COSE NOTEVOLI  »      449

AGGIUNTA.

Nell’elenco dei codici minori fu omesso il seguente codice casanatense, descritto dal dr. B. Motzo nel suo studio Alcune lettere di s. Caterina da Siena in parte inedite Siena, 1911 (estratto dal Bullettino senese di storia patria, anno XVIII, fasc. II-III).

Codice 292 nella vecchia segnatura E. IV. 26. b, legato in pergamena col titolo a stampa sul dorso: S. Catharina senens. opere. Consta di 294 fogli non numerati di mm. 21x14. Nel recto del terzo foglio (che è di carta piú recente come il primo e il secondo) è l’immagine a penna della santa, che regge in una mano un libro aperto e nell’altra un cuore, quale si vede nella stampa dell’edizione di Aldo del 1500. Nel verso del terzo foglio la nota bibliografica recente: «Catterina s.a da Siena, Trattato della divina provvidenza con alquante divote e fruttifere pistole che la s.a vestita dell’abito di s. Domenico mandò a piú persone. Ms. chartac. saec. XV in-4. Accedunt in fine quaedam de nativit. s. Io. alterius auctoris et amanuensis». Al f. 4 incomincia il trattato «Al nome di Jhesú Christo Crocifixo et di Maria dolce—Levandosi una anima anxietata di grandissimo desiderio verso l’onore di Dio» ecc. Continua sino al f. 198 v. e chiude «Finito il libro composto per la benedecta vergine, fedele sposa et serva di Jhesú Christo Katerina da Siena, dectato in abstractione, vestita del habito di santo Domenico. Amen». I ff. 199-203 sono bianchi: a f. 204 cominciano le lettere.