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Libro proibito

Chapter 19: A GELLIO[2]
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About This Book

A compact assemblage of epigrams, satires and occasional poems that satirize social, political, literary and religious pretensions through irony, coarse humor and skepticism. The verse often adopts conventional metrical forms while deliberately subverting poetic decorum, combining risqué jests, grotesque images and sharp aphorisms to expose hypocrisy, vanity and hollow authority. Short, pointed pieces alternate lighthearted bawdiness with caustic critique, inviting laughter and discomfort while urging free thought and irreverent reassessment of received convictions.

The Project Gutenberg eBook of Libro proibito

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Title: Libro proibito

Author: Antonio Ghislanzoni

Release date: March 3, 2006 [eBook #17906]

Language: Italian

Credits: Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net

*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK LIBRO PROIBITO ***

Produced by Carlo Traverso, Claudio Paganelli and the

Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net

BIBLIOTECA MINIMA

A. GHISLANZONI
LIBRO PROIBITO

MILANO

TIPOGRAFIA EDITRICE LOMBARDA

Stabilimento Via Andrea Appiani, N. 10.

Succursale Via Carlo Alberto, Bott. 27.

1878

PROPRIETÀ LETTERARIA

INTERDETTO

Non credo, per aver scritto gli Epigrammi e le Satire raccolte nel presente volume, di aver commesso una cattiva azione. Ho espresso con schiettezza le mie idee; ho riso di ciò che a me pareva risibile; ho sfogato le mie stizze, e ciò mi ha fatto bene.

Debbo però convenire di aver obbedito ad una istigazione diabolica, allorquando, in un accesso di volgare cupidigia, ho accordato ad un editore la permissione di scroccare ai curiosi la somma di __due lire__ per l'acquisto di un libro destituito di ogni pregio letterario, e assai pericoloso per chi ci tiene alla quiete ed alla salvezza dell'anima.

Dirò, a disgravio di coscienza, che appena consegnato il manoscritto, non risparmiai preghiere nè lacrime per impedirne la pubblicazione. L'editore fu inesorabile. La sola concessione che mi venne fatta, fu quella di affiggere al frontispizio il titolo di __Libro proibito__, con facoltà di deplorare, in poche righe di prefazione, l'imprudenza peccaminosa di chi osasse, malgrado il divieto, spinger l'occhio dentro le pagine.

Io compio dunque uno degli atti più ripugnanti all'orgoglio di uno scrittore; io grido con tutta l'enfasi de' miei rimorsi: __Non leggete!__

Ripeto che in questo libro vi è nulla che possa allettare le persone educate alla buona letteratura. Figuratevi! Un libro di versi senza un raggio di poesia.—E quali versi! Degli endecasillabi, dei settenarii, degli alessandrini, ecc., ecc., foggiati al vecchio stampo, servilmente ligi ai dettati di una prosodia che ha fatto il suo tempo, e incappucciati, per giunta, di quella grottesca majuscola, che fu il massimo obbrobrio di tutti i poemi apparsi in Italia da Dante a Manzoni.

Non vi parlerò della lingua e dello stile. Immaginate quanto si può commettere di più avverso al gusto moderno. Tutta roba da scarto, ciarpami, ferrivecchi, anticaglia. I soliti vocaboli dei soliti dizionari, impastoiati colla sintassi più abusata; infine, la volgarità ributtante di chi presume possa ancora oggidì riuscire accetto, o per lo meno tollerabile, ciò che ha la insolenza di farsi capire.

Ma questo è nulla. Chi dice libro satirico, dice libro immorale. Per sferzare il vizio con effetto, è d'uopo denudarlo; e questo non si può fare senza offendere in molti casi quell'ultima virtù delle persone corrotte, che si chiama il pudore.

Lettore: se tu sei, come non dubito, un libertino consumato da ogni più sozza libidine, dà retta a un buon consiglio: non andar più oltre—getta al fuoco il volumetto e riprendi la via del bordello. Un par tuo non deve guardarsi che dal vizio stampato—è la sola forma di vizio che può farti arrossire.

Ma tu non badi; mi pare anzi di scorgere ne' tuoi occhietti scintillanti di lussuria, che le mie parole non sortirono altro effetto fuor quello di eccitare ne' tuoi sensi un più vivo appetito di lettura.

Ti comprendo.

La tua è una pudicizia del miglior genere, la pudicizia di moda. Tu vuoi mordere al frutto proibito, assaporarlo, deliziarti clandestinamente dei sughi solleticanti; e darti poi l'aria di un Sant'Ermolao, affacciandoti alla finestra per gridare allo scandalo, come se alcuno avesse attentato a qualche tua recondita virtù, risparmiata in collegio dal precettore gesuita.

Va pur là, povero illuso! Ma bada che la mia immoralità non è di quella che ha virtù afrodisiaca. È la immoralità preadamitica che chiama le cose col loro nome che ignora le perifrasi vellicanti. Qualche cosa di nudo, di brutalmente nudo ti apparirà nelle mie pagine, ma i turgidi seni e l'altre peccaminose rotondità che io ti avrò messe innanzi, non ti daranno verun solletico ai sensi, e nessuna visione erotica verrà la notte ad agitare il tuo sonno.—Dei seni di stoppa, delle nudità angolose e grottesche, delle turpitudini che fan ridere.—Quale disinganno! Si può dare, per un libertinaccio par tuo, una letteratura più esecrabile? Un ascetico seminarista non ne caverebbe tanto lievito che bastasse al consumo de' suoi esercizi segreti. Dopo tutto (avverti bene), la barzelletta erotica non occupa un largo posto nel mio libro. Ciò che rende le mie satire diabolicamente pericolose è lo scetticismo di cui sono ammorbate. Scetticismo politico, scetticismo letterario, e—turati ben bene l'orecchio—scetticismo religioso.

Per indurti a bruciare il volumetto, dovrebbe bastarti questa dichiarazione, che nessuna istituzione divina o sociale, nessun sentimento, nessun principio, nessuna autorità è qui rispettata. Ma vi ha di peggio; nè credo esprimermi con una metafora troppo ardita affermando che i miei epigrammi sono una grandine di insulti scaraventata sui cosidetti uomini seri e universalmente stimati da un oberato che non ha più nulla da perdere. Animo! Provati a leggere, ma lagnati poscia di te solo, se allo svolger delle prime pagine, riceverai sul muso qualche grazioso complimento che avrà il sapore di una ceffata.

Dimmi un po': qual gusto puoi tu riprometterti dal sentirti cantare sulla faccia che in fatto di politica, per esempio, tu la pensi come un boricco; che il tuo liberalismo è una grulleria; che i tuoi grandi principi, le tue incrollabili convinzioni, sono una vacuità compassionevole?

Supponiamo. Uno de' tuoi maggiori vanti è quello di chiamarti patriota. Se qualcuno pretendesse dimostrarti che il tuo patriottismo è un assurdo; che l'orgoglio di patria fu in ogni tempo un fomite di sanguinose discordie o di orrendi massacri; che la pace e il benessere non potranno mai consolidarsi nel mondo, se prima dai dizionari e dalla mente dell'uomo non venga cancellato un tal nome—non ti pare che all'udire od al leggere tali enormità, il tuo sangue darebbe nell'acido e le tue funzioni digestive ne rimarrebbero alterate?

Supponiamo ancora:

Ti credi inviolabile per aver conquistato sul campo di battaglia il titolo di eroe, perchè qualcuno ti ha proclamato martire della patria. In verità, martire ed eroe sono due qualifiche onorevolissime; ma se io ti dicessi che queste non bastano perchè i galantuomini ti accordino senza riserva la loro stima; se aggiungessi che molti prodi e coraggiosi tuoi pari sono degni della galera; potrebbe coglierti una tal sincope da freddarti sul colpo.

Quali sono i tuoi principii politici?—Quand'io ti avrò dato un saggio dei miei, ti sarà forza convenire che fra noi non è possibile verun accordo. Vediamo! Sei tu democratico?—Lo sono anch'io, ma faccio voti perchè in Italia duri ancora, almeno per mezzo secolo, il regime monarchico costituzionale. Questo però non toglie che io reputi il regime costituzionale una ciurmeria non d'altro feconda che d'imbarazzi ai governanti e ai governati. Naturalmente, colla tua santa democrazia sul labbro, ti professi amico del popolo. Il buon popolo l'amo anch'io, ma non potrò mai associarmi a coloro che adulano con tal nome una mandra di pecore, perchè si lascino tosare senza mettere un belato. Non ho ancora capito quali differenze sostanziali esistano fra i consorti, i puri, i destri, i sinistri, gli intransigenti, i radicali, ecc., ecc. Sotto ogni bandiera militano dei bricconi in buon numero; e sono convinto che i radi galantuomi non hanno bisogno, per pensare ed agire rettamente, di inscriversi in una confraternita, la quale, o tosto o tardi, può diventare una camorra.

Da nessuna cosa maggiormente mi guardo che dall'espormi al contagio delle Associazioni. Mi pare che anche in politica il miglior partito sia quello di mantenersi libero pensatore; e tu sai bene, mio buon amico, che pensare liberamente significa veder nero ciò che gli altri vedono bianco, e viceversa.

Non sperare che io sia mai per trattarti con benevolenza e rispetto qualora tu fossi ministro, senatore, deputato, sindaco, prefetto, commendatore, cavaliere, infine, ciò che si suol chiamare un alto personaggio.

Basterà un bricciolo di senso comune per farti capire che non avendo io nè cariche, nè impieghi, nè titoli, sono dalla prepotenza degli istinti naturali condannato ad abborrirti. Dopo questo, come oseresti sperar grazia se tu fossi uno di quei mostruosi prodotti del diritto ereditario che si chiamano capitalisti o possidenti? Ciò che debba attendersi di ire e di contumelie un uomo che vive di rendita da un uomo che vive del far versi, molti tuoi pari mostrano di saperlo tenendosi scrupolosamente discosti dai libri e da chi li fa.

Perchè tu abbia a formarti un concetto preciso de' miei principii religiosi, questo solo ti dirò, ch'io fui educato in un seminario, vale a dire in un istituto dove non si fabbricano che dei bigotti e degli atei. Mentirei ignobilmente se affermassi di appartenere alla prima categoria. Non mi dichiaro ateo nel senso letterale della parola, ma siccome il mio Dio non assomiglia punto a verun di quei tipi da gran babbau inventati per far paura alla gente, così me lo tengo tutto pel mio esclusivo consumo.

Tu dirai che vi hanno degli atei i quali professano la più sana morale, ed io ne convengo; resta poi a vedere se quello che comunemente vien giudicato sano, non sia in qualche caso il più gran morbo del mondo.

Vi è una sentenza evangelica nella quale sembrano riassunti tutti i principî e i doveri della giustizia umana—Ama il tuo prossimo, nè fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te stesso. Sta bene. Ho sempre provato una grande soddisfazione nell'amare il mio prossimo; ma se questo mio prossimo è un suonatore di bombardone che mi disturba coi boati del suo istrumento il sonno e gli studi, non mi faccio verun scrupolo di mandarlo al diavolo e di esecrarlo cordialmente. Quanto al non fare agli altri ciò che non vorrei fosse fatto a me stesso, non troverei nulla a ridire se un tal precetto fosse rigorosamente osservato da tutti. Ma se alcuno mi lancia al viso una carota, o mi tende un tranello, o in qualsia modo mira a pregiudicarmi nell'onore o nella roba, credo compiere un atto di sana giustizia rendendogli pane per focaccia. Come vedi, la mia morale è ammorbata nella radice; pensa tu quali potranno essere l'albero ed i frutti.

In fatto di letteratura e di musica, tu sei forse uno di quelli che accettano per buona moneta tutto l'orpello delle nuove teorie. Ti vanti progressista, perchè sdegni l'arte schietta dei nostri buoni padri, e vai in estasi per ogni stravaganza generata dalla anemia o dal priapismo degli impotenti. Nemmen su questo ci può essere accordo fra noi.

Non credere che io disconosca le incessanti evoluzioni del pensiero umano. Ammetto che l'arte è soggetta a continue trasformazioni.—Da bravi! grido anch'io!—serviteci del nuovo! Ma badate che quand'uno ha fatto il palato alle pernici ed al barbèra, non gli si può far appetire, a titolo di novità, dei torsi di cavolo fritti, nè dargli a bere del sugo di barbabietole. Se il mio cuoco pretendesse riformare di tal guisa il servizio della mia mensa, pur tenendo conto delle sue buone intenzioni, gli lancierei nella schiena i piatti e le bottiglie.

Le trasformazioni furono spesso un pervertimento che segnò, nella letteratura e nelle arti, il principio della decadenza. Dopo Dante e Bocaccio, ottennero una effimera voga il cavalier Marino e l'abate Chiari; l'Arcadia impecorì tutto un secolo; le fiabe di Carlo Gozzi e i drammi sepolcrali dell'Avelloni soperchiarono per qualche tempo la buona commedia. La storia è là per dimostrare che il barocco, il puerile, il deforme può prendere quandocchessia il sopravvento nello spirito delle nazioni più colte. In tali casi è progressista chi reagisce. Ammirare tutto che si produce di stravagante e di laido per ciò solo che si discosta dall'usato, non è, come si pretende da taluno, incoraggiare il genio a tentare dei nuovi orizzonti; è favorire l'aberrazione, farsi compiici d'uno sfacelo.

Ti ho detto schiettamente come io la pensi in tale materia; a te, ora, l'imaginare quali possano essere i miei giudizî sull'arte che oggidì si va perpetrando in Italia. Questo solo aggiungerò, che ogni qualvolta mi avvien parlare di certi messeri da te probabilmente venerati quali precursori della grande trasformazione, mi vien sulla lingua un bruciore come di fosforo, e vorrei che ogni mia parola si convertisse in uno sbruffo di petrolio.

Ma io comincio ad avvedermi che vado sprecando la mia prosa senza costrutto. Uno spensierato che abbia speso due lire per l'acquisto di un libro, difficilmente si lascia indurre a gettarlo sul fuoco prima di averlo letto. Il proprio denaro ciascuno vuol goderselo; ed io so di molti ghiotti, i quali si assoggettarono a morire di indigestione piuttosto che lasciar sul piatto un bricciolo di vivanda ad un pasto di prezzo fisso.

Tal sia di te. Va pure innanzi, ingolfati nelle turpitudini e negli assurdi, guastati il sangue e il cervello, perdi la salute, getta l'anima al diavolo—buon padrone! Il mio dovere io l'ho compito; non ho più scrupoli nè rimorsi. Però, bada bene. V'è ancora nel mondo un gran numero di persone morigerate e prudenti, le quali stan ferme in questa massima, che comperare un libro sia un atto di rovinosa follia. Non è gente che abborra dal leggere; al contrario, leggon molto, leggon tutto—ben inteso, tutto quello che vien loro donato o prestato. Sono i parassiti della letteratura; il commercio librario non se ne avvantaggia gran fatto, ma se dessi cessassero dal consumo gratuito, l'Italia cadrebbe nell'idiotismo.

Mi preme che queste brave persone, tanto benemerite degli scrittori e degli editori, non sieno trascinate nell'abisso. Vorrai tu essere tanto iniquo da attentare alla loro pace ed al loro benessere? Leggere un libro proibito è una cattiva azione; ma diffonderlo gratuitamente, prestarlo a chi mai non si permetterebbe di leggerlo se ciò avesse a costargli la spesa di un quattrino, sarebbe veramente un obbrobrio.

Tu non vorrai coprirti di una macchia sì vituperevole. Io te ne supplico, pel bene dell'anima tua, per la prosperità non mai crescente delle così dette belle lettere, per le lacrime de' miei editori. Giurami che a nessuno mai—neanche alle più belle e svenevoli signorine di tua conoscenza—sarai per cedere a prestito il peccaminoso libricciolo. A tal patto, ed anche in considerazione delle due lire che hai spese, io ti assolvo dall'interdetto, e prego Iddio di infonderti quello spirito di tolleranza, che accoppiato al buon senso, paralizza il danno di ogni cattiva lettura.

EPIGRAMMI

RIMARIO ITALICO [1]

    Pagnottisti,
    Metodisti,
    Wagneristi,
    Preti tristi,
    Affaristi,
    Camorristi,
    Giornalisti,
    Son d'Italia gli Antecristi.

CRISI

    —Che di nuovo in politica?
      —Tutti i ministri in massa
      Minaccian di dimettersi….
    —Non v'è più un soldo in cassa?

ANNUNZIO FUNEBRE

    Consunto al gioco e in femmine
      Degli avi il patrimonio,
      Ieri moría di sincope
      Il cavalier Landonio;
    Niun pianse allor che il lùgubre
      Caso in città fu noto;
      Solo gli eredi in lacrime
      Dicean: lasciò un gran vuoto!

A GIOVANE LETTERATO

    Per esser buon scrittore
    Voglionsi ingegno e cuore;
    Non t'impancare a scole,
    Non pensar come vuole
    La moda; scrivi quello
    Che ti detta il cervello;
    Sii naturale, schietto,
    Onesto—e sarai letto

I NOSTRI TEMPI

    La vera sintesi
      Dell'età nostra
      Con breve distico
      Qui si dimostra:
    «Tutto si compera,
      Tutto si vende,
      E carta sudicia
      Per ôr si spende.»

CIO' CHE ACCADE

    Era stimato un tanghero;
      Il mondo alfin s'è accorto
      Ch'egli era un uom di merito;
      Che fece ei dunque?—è morto.

RISORGIMENTO ARTISTICO

    Odo ripetersi
      Da molte parti
      Ch'oggi in Italia
      Risorser l'arti.
    Risorte fossero
      Al par di Cristo
      Che andò alle nuvole
      Nè più fu visto?

QUESITO

    Perchè al monte Parnaso
      Bazzicavano i vati
      Nelle remote età?
      Fosse quello per caso
      Un monte di pietà?

I BIOGRAFI

    Davver son gentili, davver son garbati
      Codesti bïografi dei genii passati!
      Se mutan le frasi per far dell'effetto,
      Se variano i nomi, tal sempre è il concetto:
      «È morto Guerrazzi, è morto Manzoni;
      Non restan più al mondo che ciuchi e birboni.»

USCENDO DAL TEATRO

    Se questo strepito,
    Questo Dies iræ
    Sarà la musica
    Dell'avvenire;
    Ai nostri posteri
    Almeno accordi
    Iddio la grazia
    Di nascer sordi!

CASO FREQUENTE

    Morì un pöeta; accorrere
      Al funeral tu vedi
      La città intera; mancano
      solo al cortéo gli eredi.

CERTI… ESULI

    Per ragioni politiche
      Venezia abbandonasti;
      Or che Venezia è libera
      Perchè non vi tornasti?
    Temer non puoi dell'Austria
      Gli insulti ed i rigori;
      Non son partiti i barbari?….
      —Restano i creditori.

COINCIDENZE

    I questurini abbomini,
      Odii i carabinieri—
      L'alte ire tue dividono
      I ladri e i barattieri.

A GELLIO[2]

    Con stolta boria
      Spesso tu dici:
      «Tutti mi onorano,
      Non ho nemici»
      Ben altri, o Gellio,
      Sono i miei vanti;
      Me in massa abborrono
      Ciuchi e furfanti.

AD UNO SCRITTORE UMANITARIO

    La pena di morte
      Vorresti abolita,
      Esecri il supplizio
      Del carcere a vita….
      Mitezza tu chiedi
      Pei ladri più abbjetti;
      Tu certo prevedi
      Qual fine ti aspetti.

INDUZIONE LOGICA[3]

    Musiche incomprensibili
    Scrive su versi orribili;
    Oh! chi è costui? scommetto
    Che è socio del quartetto.

COMMEDIE NUOVE[4]

    Fine alle chiacchere!….
      Dorina, attenta!….
      Dramma nuovissimo
      Si rappresenta….
    S'alza il sipario….
      —Basta! ho capito….
      La donna è adultera,
      Becco il marito.

AD UN CRITICO[5]

    Son le tue dotte critiche
    D'arte e di scienza un codice,
    Per non scordarle, o Gellio,
    Tutte le imprimo al podice.

IL MATRIMONIO

    Un uom che prende moglie
      L'imagine mi dà
      D'un inter che diventa una metà.

RISPOSTA INGENUA

    —Crivellato dai debiti tu sei,
      Pure, ti veggo, Asdrubale,
      Sempre gaio e contento.
    —Perchè allarmato e triste esser dovrei?
      Di penoso nei debiti
      Non v'ha che il pagamento.

CAVE!

    Sempre si lagna,
    Poco guadagna,
    Nulla ha studiato,
    Fa il letterato;
    Ottimo arnese
    Da Polizia!
    Eccellentissima
    Stoffa da spia!

AD UN EDITORE[6]

    Dieci giornali pubblichi;
    Editor benemerito
    Ti acclama ogni preterito.

LA NOSTRA MUSICA

    Nell'universo
      Regnò sovrana
      Fin che fu musica
      Italïana;
    Volle esser musica
      Cosmopolita,
      E allor d'Italia
      Non è più uscita.

SINTOMI QUARESIMALI

    Si può?—Avanti!—Signore….—Che bramate?
    —Il saldo del mio conto—Favorite
    Di aspettar qualche mese—Mi celiate!….
    Non voglio più aspettare—Allor…..partite

AD UNO SCRITTORE EMANCIPATO[7]

    Audace, libera,
      Indipendente,
      Di giogo indocile
      È la tua mente….
    A chi ne dubita,
      A chi nol crede
      La tua grammatica
      Ne può far fede.

ULTIME TENEREZZE

    —Il mio core è sempre giovane
      Non mel credi?—Sì…. tel credo….
      Ma…. che vuoi? Pur troppo, o Clelia,
      Sol del cor l'astuccio io vedo….
      E l'astuccio, o dolce amica,
      È di pelle troppo antica.

CRITICO ILLUSTRE

    Tutti plaudiscono?
      L'illustre critico
      Sarcasmi biascica,
      Le ciglia aggrotta.
    Tutti sbadigliano?
      L'illustre critico
      Esclama in estasi:
      «Musica dotta!»

CARITÀ PUBBLICA

    Lavorò settant'anni;
    Vecchio, pien di malanni,
    Dalla miseria afflitto,
    L'umile sottoscritto
    Nella carità pubblica
    Solo or confida, e spera
    Che l'ospizio dei cronici
    Lo accolga, o la galera.

CONFORTO

    Dalle nuziali soglie
      Ieri fuggia tua moglie….
      E contro Lui ti irriti!
      E piangi…. o imprechi a Lei.
      Pensa a quanti mariti
      D'invidia oggetto sei!
    RAFFRONTO STORICO

    Se il ver narrarono,
      L'oche strillando
      Un dì salvarono
      Il Campidoglio;

    I nuovi pàperi
      Cianciando, urlando,
      Fan dell'Italia
      Barbaro spoglio.

LUSSO E MISERIA

    A Recöaro, a Lévico,
      In voluttà fastose
      Smorzan la febbre isterica
      De' Semidei le spose;

    E mentre ai balli sciupano
      Le fibre e il lusso infame,
      Geme dai folti strascichi
      Del popolo la fame.
    A GELLIO MALATO

    Sovente udiam ripetersi
      Dai funebri oratori
      Che i buoni, i giusti muoiono
      E restano i peggiori;

    Di tal sentenza, o Gellio,
      Quanto tu dei gioire!
      Morbo crudel ti logora,
      Ma tu non puoi morire.

GIOIE DI POETA

    Nel paësel, gli artefici
      Del ferro e della seta
      Me per le vie salutano
      Col titol di poeta;

    Insigne omaggio in patria
      Davvero a me vien fatto!
      Poëta pe' miei villici
      Sinonimo è di matto.

IN MORTE DI UN MEDICO

    È morto il medico
      Dell'ospedale,
      I preti adunansi
      Pel funerale;
      Degli ammalati
      Ch'egli ha curati
      Perchè alle esequie
      Niuno è venuto?
      —Ahi! tutti quanti
      L'han preceduto!

VANTAGGI DEL DUELLO

    Ei con tua moglie giacque,
      Lo sorprendesti in letto,
      Da ciò una sfida nacque,
      Fosti ferito al petto.
      Del düello la fama
      Volò pel mondo; ed ecco,
      Ei gentiluom si chiama,
      Tutti te chiaman becco.

L'ANZIANITÀ

    Perchè ad eccelse cariche
      Tu di salir sii degno
      Anzianità domandasi
      Non scienza o illustre ingegno.
      Forse che gli anni mutano
      Ad un cervel le tempre?
      Quelli che nacquer asini,
      Asini restan sempre.

BESTIE CHE PARLANO

    Cani, scoiattoli,
      Gatti, cavalli,
      Marmotte e scimmie
      Soglio ammirar;

    Gli storni abbomino
      E i papagalli
      E l'altre bestie
      Che san parlar.

AD UN MAESTRO

    In questo mio libretto
      Avrai, te lo prometto,
      Caratteri, passioni,
      Ardite situazioni….
      Però, bada, o maëstro,
      Che qui non troverai
      L'arte, la scienza, l'estro
      E il genio che non hai.

IL BELLO NELL'ARTE

    Ai tempi andati,
      Ognun credeva
      Che fosse bello
      Ciò che piaceva.
      Per chi la fama
      Di dotto ambisce
      Or, bello—è quello….
      Che niun capisce.

CAUSE ED EFFETTI

    Da un anno don Peppino
    Non legge che giornali….
    C'è da stupir s'ei diventò cretino?

AD UN CRITICO

    In un tuo libro hai detto
      Che il mio stile negletto
      Manca di forbitezza e venustà;
      Il tuo libro comprai—mi forbirà.

AD UN LIBERTINO

    Uom senza core!
      Dieci ragazze
      Per te d'amore
      Divenner pazze….
      Lisa ingannasti,
      Tecla hai tradito;
      Or ti ammogliasti….
      Dio t'ha punito!

SCANDALI CLERICALI [8]

    Nei collegi governati
      Dai famosi Ignorantelli
      Gravi scandali son nati,
      Ne è mestier ch'io ne favelli.

    Se alle falde del Cenisio
      Si applicassero costoro,
      Senza spese e senza macchine
      Compirebbesi il traforo.

CONSIGLIO UTILE

    Come hai bramato,
      Caro avvocato,
      Sei deputato,
      Ed or, cianciando,
      Barcamenando,
      Carracolando
      Sovra gli scranni
      Destro e sinistro,
      Va!…. fra dieci anni
      Sarai ministro!

IN MORTE DI UN LIBERTINO [9]

    «Buon padre, buon fratello,
    «Buon figlio, ottimo sposo,
    «Onesto, generoso,
    «Model d'ogni virtù….»
    Tal suona il panegirico
    Sempre a chi muor; sol questo
    Di lui diran: fu onesto
    Dall'ombelico in su.

DOLORE DI MARITO

    —Da tre giorni è partita
      Tua moglie, e piangi ancora!
      Rischia salute e vita
      Chi troppo si addolora.

    —Al mio cordoglio immenso
      I conforti son vani;
      Partita ell'è…. ma penso
      Che tornerà domani.

AD UN CANTANTE CAVALIERE

    Fabio: alla tua gran voce
    L'Italia ha reso omaggio;
    Sei cavalier—la croce
    Avrà il mio ciuco in maggio?

GIUDIZI DEL PUBBLICO

    Piace un dramma a Milan…. cade a Firenze;
    Fischia Venezia…. plaudirà Torino.
    Variano i gusti, varian le sentenze
    Del pubblico cretino.

LA CRITICA [10]

    Flavio maestro chiamasi,
      Dunque: perchè fa il critico?
      —Flavio fa atroci musiche.

    Sandro pittore nomasi;
      Dunque: perchè fa il critico?
      Sandro fa sgorbi orribili.

    Tullio poeta vantasi;
      Dunque: perchè fa il critico?
      Tullio è poeta pessimo.

    In base a tali esempi,
      Definirei la critica:
      Arte o mestier da invalidi.

POSIZIONI EQUIVOCHE

    Il prete don Natale
    Si vanta liberale.
    Onde fede io gli presti
    Smetta la negra stola;
    Or smentiscon le vesti
    La liberal parola.

A CRISPO

    Il partito moderato,
      A tuo dir, molto ha mangiato
      Alla greppia del poter;
      Io tel credo, e sarà ver.

    Pure, o Crispo, il tuo partito
      Dà tai segni di appetito,
      Che se un dì il potere avrà,
      Quel che resta mangierà.

NENIA

    S'ode una nuova musica?
      Gridan: non è Rossini!
      Sei buon scultor? ti oppongono
      Canova o Bartolini.
      Non è Manzoni! esclamano,
      Se un bel romanzo scrivi;
      —Gli illustri morti servono
      Ad accoppare i vivi.

RISPOSTA INGENUA [11]

    «Passione maledetta!
      Moglie: quel libro getta!
      Vi apprenderesti cose
      Orrende, obbrobrïose….»

    —Oh! che ti frulla in mente?
      Questo torto non farmi;
      Il libro è un po' indecente
      Ma nulla può insegnarmi.

SULLO STESSO ARGOMENTO

    Guai se legge la mia Clara
      Questo libro abbominato,
      Questo libro ove s'impara
     La malizia ed il peccato!

    Da un romanzo sì perverso
      Ella apprendere potria
      Come e quanto io son diverso
      Dal marito di Sofia!

AD UN NUOVO GIORNALE

    Alla Voce del popolo
      Mando gli auguri miei;
      Pur non credo al provverbio
      Vox populi, vox Dei.

    Recenti e antiche istorie
    Mostran che suol tal voce
    Spesso Barabba assolvere
    Per metter Cristo in croce.

AD UN POETA

    Sulle tue prime liriche
    Domandi il voto mio;
    Bravo! pur che sien l'ultime,
    Batto le mani anch'io.

CHI HA RAGIONE?

    Per farti degno
      Del paradiso
      Il tuo rabbino
      T'ha circonciso;

    Appena io nacqui,
      Dal mio curato
      Per l'ugual causa
      Fui battezzato;

    Senza battesimo,
      Predica il prete,
      Nel regno eterno
      Non entrerete!

    Grida il rabbino
      Con ugual zelo
      Che col prepuzio
      Non si va in cielo.

    E finchè il mondo
      Sarà cretino
      Avran ragione
      Prete e rabbino.

MESTIERI POLITICI

    Quando in Italia i martiri
      Pendevan dai patiboli,
      Festi il mestier dell'esule;

    Oggi l'Italia è libera,
      Sai che i giurati assolvono;
      Rischia il mestier del martire!

COMPLIMENTI

    Una gentil signora
      Che i letterati adora,
      Ieri, nel congedarmi,
      A me parlò così:

    «In ogni giorno ed ora
      Venite a visitarmi;
      Gli altri imbecilli vengono
      Soltanto al lunedì.»

A GELLIO GIORNALISTA

    Il tuo giornale, o Gellio,
      Oggi ti rimandai;
      La carta è troppo fragile
      Per…. l'uso che tu sai.

LA MORALE DEI LIBRI

    Turpi i miei libri, e questo
      Racconto insulso e gramo
      Che tanto m'ha seccato,
      Si chiama un libro onesto!
      Libro furfante! esclamo:
      Tre lire m'ha rubato.

GLI UOMINI E LE ISTITUZIONI

    Sotto la monarchia
    Gabrio è ruffiano e spia;
    Sotto il governo—repubblicano
    Che sarà Gabrio?—spia e ruffiano.

I PSEUDONIMI[12]

    Quando d'una effemeride
    Tu imbratti le colonne,
    Presumi invan nasconderti
    Nel vel di un Ipsilonne.
    A ognun che il testo esamini
    Subito si rivela
    Che all'ombra del pseudonimo
    Un asino si cela.

ECHI DEL CARNOVALE

    —Come è andato il veglione
      Ier notte?—Assai giocondo….
      Di maschere e persone
      Sul tardi c'era un mondo;
      Credo (tanto al mattino
      Stipata era la festa)
      Che vi fosse perfino
      Qualche persona onesta.

ROMANTICHERIE

    —Poco mi resta a vivere….
      —Che parli tu…?—Lo sento….
      Troppo ti amai…. le viscere
      Mi strugge un morbo lento….
      All'obliato cenere
      Di lacrime e preghiere
      Qualche tributo, o Eufrasio,
      Darai…?—Con gran piacere!!!

PROPOSTA DI UN CANDIDATO

    Di tutto parla
      E nulla sa…
      Al Parlamento
      Trionferà.

ASINO DOTTO

    Molto studiò; pur, Flavio
    Fu sempre un ciuco—Io penso
    Che, entrandogli nel cranio
    La scienza, uscì il buon senso.

SCENE DI CONFESSIONALE

    —Padre…. al venerdì santo….
    Commisi un gran peccato….
    Mangiai un…. uovo—O scandalo!
    Va!… va! tu sei dannato!…
    Io…. ch'ebbi dal Pontefice
    L'indulto, in quel dì istesso
    Non mangiai che una folica….
    Ed un branzino a lesso!…

RICCO IGNORANTE

    Quattro milioni valgono
      I vasti tuoi poderi,
      Quasi altrettanto valgono
      Le ville ed i manieri;

    Ingenti somme valgono
      I mobili, gli arredi,
      Le molte gemme, i fulgidi
      Cocchi che tu possiedi;

    Valgono i bovi, valgono
      Le scope ed i pitali….
      Tu solo, in tal dovizia,
      Gabrio, tu nulla vali.

ALLO STESSO

    Se a piè mi incontri, o Gabrio,
      Meco a parlar ti fermi,
      Se al corso in cocchio transiti,
      Fingi di non vedermi.

    Io, più cortese e amabile.
      Dalla pedestre folla
      Ti grido ognor con enfasi:
      «Addio, superba chiolla!

A GELLIO

    Ho letto in qualche libro, e intesi dir da molti
      Che gli uomini di ingegno fanno i figliuoli stolti;
      Di parlar teco, o Gellio, se a qualcheduno accade,
      Che tuo padre era un genio tosto si persüade.

QUESITO

    Veggo che in molti opuscoli
      E libri si censura
      Chi chiamò il matrimonio
      Nodo contro natura.

    Perchè, fra gente seria,
      Fra legisti e curiali,
      Solo i figli illegittimi
      Si chiaman naturali?

A CLELIA

    Dì: quei capelli
      Sì folti e belli;
      Clelia, que' denti
      Bianchi e lucenti,
      Quel nuovo petto
      Che hai nel corsetto,
      Quanto han costato?
      —Tutto ho comprato
      A prezzo onesto
      Vendendo…. il resto.

RISPOSTA

    Non ti nomai; d'un asino
      Scrissi, tu ti offendesti.
      Nei versi miei specchiandoti
      L'effigie tua vedesti?

ANIMA PIA

    Ogni giorno si confessa;
      Se ogni notte la contessa
      Non facesse un po' all'amore….
      Che direbbe al confessore?

MUSICA DEL PASSATO

    L'autor del Rigoletto, scrivendo ad un amico,
      Disse: è ben che i maestri ritornino all'antico.
      Certi nuovi spartiti, che infatti hanno un tal merito,
      Non vedran l'avvenire, vedran bensì il preterito.

GUARENTIGIE PARLAMENTARI

    Fuori dal Parlamento,
      Fra noi dell'umil schiera,
      Per falso giuramento
      Si può andare in galera—
      Al Senato, alla Camera
      Miglior sistema è invalso….
      Ivi per molti è titolo
      D'onor giurare il falso.

GLI EROI[13]

    Eroi, eroi!
    Che fate voi?
    —Voi massacrate,
    Assassinate,
    Voi desolate
    Borghi e città;
    Un vil bifolco
    Che suda al solco,
    Val più di voi,
    Birbe di eroi!

AD UN MAESTRO

    Tutti oramai son editi
    I tuoi capolavori;
    I torchi più non gemono,
    Gemono gli editori.

CONSIGLIO PROVVIDO

    Dì quel che gli altri dissero,
    Fa quel che gli altri han fatto;
    Chi papagallo o scimmia
    Non è, pei volghi è un matto.

MIRACOLI

    Allor che al mondo annunziasi
      Qualche molesto evento:
      «Oh! il dito dell'Altissimo!»
      Sclamar dai preti io sento.

    D'un prete la Perpetua
      Ier l'altro ha partorito…,
      A compier tai miracoli
      Di Dio bastar può il dito?

STATISTICA [14]

    Su per giù, nasceranno
    In Italia cinquanta-
    Cinque spartiti ogni anno…
    Ne muoiono sessanta.

A GELLIO DEPUTATO

    Gellio: se non ti avessero
    Eletto a deputato,
    Col titol di onorevole
    Chi mai ti avria chiamato?

CHIASSI FUNEBRI

    Se muore un uom grande
      Per senno e valor,
      Nell'aria si espande
      Immenso fragor.
      Son genî incompresi,
      Son piccoli eroi,
      Son nani che gridano:
      «I grandi or siam noi!»

FINALMENTE!

    Di Wagner la grand'opera
      (Oh evento fortunato!)
      Tutti fra poco udranno—
      E l'avvenir fra un anno
    Si chiamerà il passato.

CONGRESSI

    Al Congresso operaio
      Andò il mio calzolaio.
      Io colle scarpe rotte
      Rimasi; il buon Crispino
      Brïaco l'altra notte
      Tornò senza un quattrino.
      —Dirmi oserete adesso
      Che inutil fu il Congresso?

A GIACINTA

    In volto audacemente io ti guardai;
    A ragione, Giacinta, ti offendesti….
    Se guardata nessun ti avesse mai,
    Fama di bella avresti.

GIACULATORIA

    Grazie, o Signor! di un pargolo
      La casa mia si allieta;
      Fa ch'egli cresca incolume,
      Fa ch'ei non sia poeta!

    Se poi delle tue grazie
      Colmar lo vuoi, Signore:
      Fa ch'ei sia sempre un asino
      Ma ragli da tenore.

CONVERSAZIONE CONIUGALE

    A mensa divorando
      Con gagliardo appetito,
      Così parlava Eugenia
      Al burbero marito:

    «Come felici siamo!
      «Dimmi: non ti consola
      «Pensar che noi formiamo
      «Due corpi e un'alma sola?»

    —Se un corpo solo avessimo,
      L'altro rispose, appieno
      Sarei felice, o Eugenia;
      Mi costeresti meno.

RAFFRONTI STORICI [15]

    Narran le antiche cronache
      Che un pazzo imperatore
      Al suo cavallo il titolo
      Donò di senatore.

    Qual meraviglia? Ai facili
      Tempi che venner poi,
      Forse più eccelsi titoli
      Non ebber ciuchi e buoi?

POUACH!!!

    Su questo cencio ignobile
      Che ha titol di Rivista
      Sputò la bava sordida
      Un rospo giornalista;

      Qui con oscene ingiurie
      Quel sozzo ordì i ricatti;
      E con tal foglio il podice
      Credi forbir? lo imbratti.

EPIZOOZIA

    Fra le bestie bovine del paese
    Ha nello scorso mese
    Una peste terribile infierito;
    Per tema del contagio
    Il Sindaco è fuggito.

NEL CIMITERO

    Che brava gente! A leggere
      Le scritte, esclameresti:
      «Color che qui riposano
      «Tutti eran probi e onesti!»

    Pur, se dall'urna sorgere
      Potesse alcun, senz'armi
      Col portafoglio in tasca
      Qui non vorrei trovarmi.

DON NATALE [16]

    In Dio non crede,
    In nulla ha fede,
    Pur, don Natale
    È clericale.
    Che mai lo lega
    Alla congrèga
    Turpe e nefasta?
    —È pederasta.

A FLAVIO

    Troppo imprecasti contro i venduti;
    Di tema, o Flavio, perchè non muti?
    Qualcun già mormora che sii sdegnato
    Perchè nessuno t'ha mai comprato.

AL TEATRO MANZONI

    La gente uscia dall'atrio,
      Il dramma era finito:
      —Come i teatri annoiano!
      Sclamava un buon marito;
      Di becchi e donne adultere
      Sempre la scena è invasa;
      A tali drammi assistere
      Tutti possiamo in casa.

AD UN POETA

    Tutti lodarono
    I tuoi sonetti;
    Prova certissima
    Che niun li ha letti.

PASQUA

    Ad una signorina
      Amabile e garbata
      Dissi: Pasqua è vicina….
      Vi siete confessata?
      Ed ella: al rito santo
      Ci andrò, ma all'ultim'ora;
      Spero di fare intanto
      Qualche peccato ancora.

AD UN EX

    Perduto il titolo di deputato,
      Ex-onorevole fosti chiamato—
      Ma chi in gran conto non t'ebbe prima,
      Quasi onorevole oggi ti stima.

NECROLOGIO

    Morì l'Osservatore
    Organo dei rétrivi….
    Qual lutto per l'Italia!
    I redattor son vivi.

I TELEGRAMMI DI RE GUGLIELMO [17]

I.

    Ier, sotto i forti,
     Grande macello….
    Sei mila morti….
     Il tempo è bello.

II.

    Bombardamento
     Ricominciato….
     Morti seicento….
     Dio sia lodato!

III.

    Oggi, gelati
     Mille soldati….
     Sano son io….
     Sia lode a Dio!

NAPOLEONE III [18]

    Lui grande al par di Cesare,
      Quando reggea l'impero,
      Lui vinto, infame dissero
      E stolto avventuriero;

    Giudicheranno i posteri
      Qual fu Napoleone;
      Ciò che fin d'or si giudica
      È il secolo buffone.

A CLELIA

    Che fai? ti arresta, o Clelia!
    Già deponesti i crini….
    Sciolti dal fianco caddero
    I vasti crinolini….
    Il sen ricolmo e turgido
    Già sparve col corsetto….
    Se ancor ti spogli, o Clelia,
    Che porterai nel letto?

A GELLIO

    Dio! come l'aria è rigida!
    Il capo al vento immite
    Se ancor tu esponi, o Gellio,
    Puoi prendere un'orchite!

LA CREMAZIONE

    Contro il sistema della cremazione
     Protestano con ira i collitorti
     I gesuiti ed i preti retrivi;
     Noi non cremiam che i morti,
     La Santa Inquisizione
     Preferì sempre di cremare i vivi.

REALTÀ E POESIA [19]

    Già della Prussia
      Tutti i soldati
      Sotto Parigi
      Stanno accampati….
      Già dell'assalto
      Suonata è l'ora….
      E la repubblica
      Non soffia ancora?

RICORDI D'UNIVERSITÀ

I.

    L'esame di botanica
      Subiva uno studente.
      So, il professor dicevagli,
      Ch'ella ha studiato niente;

    Un quesito assai facile
      Proporre a Lei vogl'io:
      Con qual seme propagansi
      Le zucche?—E quei: col mio.

II.

    Un professor di storia naturale
      Per schernire agli esami uno scolaro,
      Gli chiedeva con aria magistrale:

    «Sa dirmi quante gambe abbia il somaro?»
      E quei: «mi è d'uopo in pria veder le sue»
      Sotto il tavol guardò, poi disse: «due.»

AGLI ELETTORI [20]

    All'urne accorrete,
      Nessuno si astenga!
      Però, riflettete
      Se più vi convenga

    Aver deputati
      Già sazi e contenti,
      O i nuovi affamati
      Che affilano i denti.

I FALLITI

    —Tre volte Enzo è fallito,…
      Or dimmi: come avviene
      Che un tal lusso mantiene?
      Davver, ne son stupito!

    —Le son domande stolte;
      Per farsi millionario
      Non sai che è necessario
      Fallire almen tre volte?

LE SCUOLE

    Studiar conviene
    Poco, ma bene.
    Or, che si studia
    Di tutto un po',
    Chi nelle pubbliche
    Scuole fu istrutto
    Può dir: «so tutto,
    Ma nulla so.»

RIPARAZIONI [21]

    Dal freddo assiderato
      Un vecchio gentiluomo
      Giaceva sul selciato
      Della piazza del Duomo.

    —A tal ridotto siete!
      Diss'io, di terra alzandolo;
      Un tetto non avete?
      —L'avea; stan riparandolo.

AVVERTIMENTI ATMOSFERICI

    Aprile al termine
      Già volge; e piove,
      Nevica, grandina
      Orribilmente.

    Non v'è più dubbio:
      Mite e benefica
      La Russia muove
      Verso l'Oriente.

LA GUERRA D'ORIENTE

    Si vuole da molti
      Che sempre la guerra
      Prepari alla terra
      Più fulgide età.

    Già in arme ai bivacchi
      Stan turchi e cosacchi….
      Dal knut e dal palo
      Qual luce uscirà?

AD UN CRITICO [22]

    Se per lo stil sol vivono
      I libri, i miei morranno;
      I tuoi volumi, o Gellio,
      Eterna vita avranno.

    Così fia noto ai posteri
      Fin del mio nome ignari
      Che visse al nostro secolo
      Un asino tuo pari.

A CLELIA

    Tanto il tuo viso è sudicio
    Di polveri, di intonachi,
    Di lisci, di cosmetici,
    Di esotici saponi;
    Che al corso jer scontrandoti,
    Io t'ho scambiato, o Clelia,
    Per un avviso mobile
    Dell'Agenzia Manzoni.

GUARIGIONE RAPIDA

    Ieri cadean malati
    Sindaco e segretario;
    Oggi son risanati….
    Chi fu il veterinario?

NUOVI DRAMMI

    Alle abusate adultere
    Oggi le Messaline
    Sulla scena sottentrano
    Con Cleopatra e Frine…
    Di nome il palcoscenico
    Ove tai donne han stanza
    Mutar dovria, chiamandosi
    Casa di tolleranza.

GUARENTIGIE

    Di sedere alla Camera
      Ambiscon molti, e anch'io
      Al nobil desco assidermi
      Non sdegnerei, perdio!—

    L'impiego, a ciò che dicesi,
      È poco profittevole;
      Ma ivi l'onor puoi perdere
      Serbandoti onorevole.

A FLAVIO MORALISTA

    Allor che predichi
    Dal tuo giornale
    Tanta morale,
    Veder mi pare
    Un vecchio satiro
    Dai peli grigi
    Che al lupanare
    Fa il panegirico
    Di San Lüigi.

CUORE DI LOTTOMANIACI

    —Buon dì, Clelia!—Ben giunta…!
    —Quali nuove?—Il Gualtieri
    È morto—Quando?—Jeri….
    —Ventisei…. qual disgrazia!—A dodici ore….
    —Quanti anni avea?—Trentotto….
    —Peccato! era un brav'uomo….
    Dodici…. ventisei…. bel terno al lotto…!

ARTE NUOVA

    Strano vocío dagli ùteri
      Uscia: «noi siam poeti….
      Noi siam dell'arte i genii…
      Largo agli illustri feti!

    Le eccelse vie si sgombrino
      Alla divina prole!
      Notte voi siete e báratro,
      Noi vi rechiamo il sole»

    —Iddio vi assista! e plausi,
      E gloria al mondo avrete;
      Ma prima, questa grazia
      Fateci almen: nascete!

ANEDDOTO DA SAGRESTIA

    —Desiderasti mai la donna d'altri?
    È un orribil peccato
    Diceva al penitente un buon curato.
    —Io!… la donna degli altri!… qual follia!
    Cederei volentieri anche la mia.

UOMO FELICE

    Di te qual avvi, o Flavio,
      Uom più felice al mondo?
      Tu ricco sei, tu nobile,
      Tu grasso e rubicondo:

    Odio giammai nè invidia
      A te recò molestia;
      Tu già tre volte sindaco,
      Tu cavalier, tu…. bestia.

AD UNO SCRITTORE

    Il tuo stil, ne convengo, è assai purgato;
      Pure, ogni volta che i tuoi libri ho letti,
      Per non cader malato,
      Purgarmi anch'io dovetti.

BANCHETTO GIORNALISTICO

    I giornalisti all'àgape
    Fraterna convenuti,
    L'uno all'altro ricambiansi
    I brindisi e i saluti.
    L'ire gelose e gli odii
    In amistà si cangiano….
    —Sazio han davver lo stomaco;
    Fra lor più non si mangiano.

AD UN MAESTRO PLAGIARIO

    Con frasi tolte a prestito
    Tu l'opere componi;
    Opere invan le intitoli,
    Non son che operazioni.

IN MORTE DI VITTORIO EMANUELE

    Morì Vittorio; al lugubre
    Annunzio, il popol tutto
    Segni di immenso lutto
    Pel Sire estinto diè;
    E ognun cogli occhi in lacrime
    S'udia sclamar stupito:
    «Fenomeno inaudito!
    «Fu galantuomo e Re!»

AD UN GIORNALISTA

    Per le inserzioni—a pagamento
      La quarta pagina—hai destinata.
      Perchè da tutti—ripeter sento
      Ch'è di tue pagine—la men pagata?

TRAVET

    Morto (d'inedia forse)
    È un povero Travet—nè alcun si accorse
    Del suo morir…. nè v'ha più chi lo nomini;
    Pure, anch'egli era il Re…. dei galantuomini.

CATTIVO AFFARE

    Colla dote della moglie
    So che i debiti pagasti,
    Ma sposandoti incontrasti
    D'ogni debito il maggior.