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Lirica

Chapter 35: MENTRE CANTO.
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About This Book

A collection of lyrical poems voiced by a young speaker who explores love, desire, identity, and destiny through intimate confessions, prophetic scenes, and religious meditation. Varied moods alternate between passionate eroticism, ironic cosmopolitan self-definition, and moral or spiritual yearning; poems address betrayal, longing, the feminine sensibility, cultural displacement, and imaginative escape. Imagery ranges from quotidian domestic details to visionary religious tableaux, while the voice shifts between defiant proclamations, tender supplication, and ironic critique of convention. The poems blend musical lines and vivid color to present a candid, emotionally intense survey of inner life and poetic ambition.

MENTRE CANTO.

Due accordi di cembalo o chitarra. —

Chiudo gli occhi un istante

E poi schiudo le labbra alla bizzarra

Mia canzon prediletta.

Affascinante

N'è la cadenza languida, variante

Col ritmo audace e l'impaziente stretta,

Col molle ritornello e appassionato

Accordo inaspettato che lo termina

Canto la primavera, il sole tepido,

L'erba fragrante di vïole mammole,

L'azzurra vastità del cielo limpido,

I nuovi nidi d'usignoli e allodole.

Canto il superbo gaudio, il folle giubilo

De' miei vent'anni e della mia bellezza,

L'amor, l'incanto, l'estasi, l'ebbrezza

Dell'esistenza e della gioventù!

Canto, e le note limpide

Prorompono vibranti,

Acute, gaie, libere,

Giulive, palpitanti.

Canto, e rapita l'anima

Segue la melodìa,

Grido, singulto, fremito

Diviene l'armonìa;

Strana, potente, altissima

Nell'aria si diffonde,

La terra il mar ne echeggiano,

L'empireo risponde;

Il cupo mondo invadono

Onde di suono — e oblìo; —

E in cielo ascoltan gli angeli

Estasïati, e Iddio!

Canto la primavera, il sole tepido,

L'erba fragrante di vïole mammole,

L'azzurra vastità del cielo limpido,

I nuovi nidi d'usignoli e allodole.

Canto il superbo gaudio, il folle giubilo

De' miei vent'anni e della mia bellezza.

L'amor, l'incanto, l'estasi, l'ebbrezza

Dell'esistenza e della gioventù!

Pallida taccio. E intorno a me si leva

D'approvazione un blando mormorìo;

E mamme di garbate signorine

Chiedono il nome del maestro mio.

A lor rispondo: Egli non fa per voi,

Mamme cortesi, il mio maestro è Dio!

O buone mamme, vi farìa paura

Il direttor d'orchestra che ho nel cuore:

Ei batte il tempo fuor d'ogni misura,

È maestro Cupìdo, dio d'Amore!

Che batte e batte e lacera a brandelli

La viva e palpitante anima mia,

Per farne delle rime e dei stornelli,

Per farne un canto ed una melodia.

O mamme cui la musica è gradita,

Ve ne son tanti di maestri buoni!

La scuola mia si paga colla vita.

Andate da Lamperti e da Leoni!