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Madri.... per ridere

Chapter 5: IV.
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About This Book

This work presents a humorous exploration of motherhood and societal norms through a series of anecdotes and observations. It delves into the complexities of familial relationships, particularly the expectations placed on mothers, while employing satire to critique societal attitudes towards death and morality. The narrative intertwines dark humor with reflections on human nature, revealing the absurdities of life and the often hypocritical nature of social conventions. The text is characterized by its witty prose and a candid examination of the human condition, inviting readers to reflect on the contradictions inherent in their own lives.

LA CATASTROFE.

Mercoledì grasso, ore 11 antimeridiane.

Minelli solo sta facendo colazione.... La signora è ancora nella sua camera.

Compare il ragioniere tutto serio.

Rag. (grave) Buon giorno.

Min. (non senza inquietudine) Buon giorno.

Rag. Signor Minelli.... io vengo a darle le mie dimissioni.

Min. (in piedi) Cosa dice?

Rag. Sì, le mie dimissioni.... perchè il decoro, la delicatezza, tutte, insomma, le ragioni di un uomo d’onore m’impongono di ritirarmi da un’amministrazione che va a male.

Min. (sedendo — con mal umore) Va a male.... va a male....

Rag. Vedendo che le mie rimostranze non La persuadevano molto.... vedendo che si continuava sempre col medesimo andazzo.... io ho preso l’unica risoluzione che doveva prendere. Non voglio che, un giorno, si dica che io L’ho rovinato.... mentre ho fatto di tutto per salvarlo.... Eccole lo stato della sua casa.... Sono otto giorni che non prendo quasi alcun riposo per far più presto.... perchè ho fretta d’andarmene.

Min. (tutto mortificato) Ah! ha fretta.... (prende ed esamina lo stato, senza batter ciglio, poi con voce semispenta) E.... è esatto?....

Rag. Pur troppo!

Min. E.... non c’è più speranza di rifarsi?

Rag. Se si va avanti così.... nessuna speranza! — se, invece, si ha il coraggio d’una riforma radicale.... sarei per garantire che si tornerebbe alla floridezza primiera.

Min. (respirando) Pazienza.... quando mi parla così....

Rag. (lieto) Ho un progetto! Se Ella lo approva e lo mette a esecuzione.... fra tre anni, forse prima. Ella può essere ancora il Minelli d’una volta....

Min. (battendogli sulla spalla) Bravo.... ragioniere.... Bravo! Sentiamo, sentiamo.

Rag. Un momento.... Prima di pensare a progetti.... bisogna trovar diecimila lire per far fronte alle scadenze di questo mese....

Min. (già scoraggiato) Diecimila lire.... Dove vuol che le trovi io?

Rag. Sua moglie ha una dote....; se la faccia consegnare — (ad una smorfia di Minelli). Non si tratta di consumargliela.... si tratta semplicemente di servirsene per salvare la situazione.... È un interesse della moglie come del marito.

Min. Mi rincresce.... Se vi fosse un altro mezzo....

Rag. Impossibile.... Non si può già ricorrere agli strozzini.... senza rovinarsi ancor più presto.

Min. (con sforzo) Bene.... adesso vado da mio suocero e mi faccio dare le diecimila lire.... Ella vada pure ad aspettarmi in negozio.....

II.

Mezz’ora dopo in casa Papetti.

Min. Caro papà.... buon dì.

Pap. To.... To...., che vuol dire a quest’ora?

Min. Vuol dire che ho bisogno d’un favore.

Pap. Ma parla subito...., che cosa vuoi?.... sono qui tutto per te!

Min. Ecco.... si tratterebbe.... anzi si tratta, mi hanno proposto una operazione eccellente.... ma siccome, in questo momento non ho tutta la somma che occorre.... sarei costretto a lasciarmela sfuggire.... Se invece potessi compire la somma.... allora io sarei certo di fare un bel guadagno.

Pap. (con difficoltà) E.... che somma occorrerebbe?

Min. Oh! solo diecimila lire....

Pap. Bagattelle!.... e dove vuoi che vada a prenderle io?

Min. Subito fatto.... tu.... Un momento; prima voglio ricordarti una cosa. Quando io ti ho chiesto la mano di Maddalena, e che si è parlato d’interessi, io cosa t’ho detto?.... Si goda.... — ho detto — allora ci davamo del Lei.... Si goda pure, in pace, gli interessi delle diecimila lire ch’Ella mi offre in dote....; a me basta la sua Maddalena.... È inutile far contratti... Denaro non ne ho bisogno.... Parenti non ne ho...., dunque.... quel ch’è mio è suo e nessuno glielo può togliere.

Pap. (che ha capito l’antifona, comincia a far il muso lungo)

Min. Ho io mai pensato a farmi consegnar la dote di Maddalena?.... No. — Ma adesso mi è necessaria.... e vengo a chiedertela.... Del resto, non temere.... Quel che t’ho detto allora, te lo mantengo — gli interessi li godrai sempre tu!

Pap. (freddo) Senti.... io i denari non li ho.... cioè.... li ho, ma non sono in contanti. Io ho impiegato quella somma in tanta rendita dello Stato.

Min. Oh! non importa.... venderemo la rendita....

Pap. Dimmi un po’.... che operazione è.... che vuoi fare....? Non avertene a male.... sai.... capisci bene.... un padre.... Vedi.... se tu m’avesti detto allora....: — Voglio la rendita — figurati.... te l’aveva offerta io! ma venir proprio adesso.... che cosa vuoi....; avrò torto.... sarà una paura sciocca la mia.... ma abbi pazienza.

Min. (contenendosi) Dunque non me la dai....

Pap. Abbi pazienza.... ti ripeto...... non posso.

Min. (contenendosi) Senti.... sono venuto a chiedere un favore.... ma.... in fine dei conti, quelle diecimila lire mi appartengono...., sono roba mia.

Pap. (convinto) Scusa, caro.... sono roba di Maddalena!

Min. Accettato! E se Maddalena ti dicesse: — Dagliele pure? —

Pap. Risponderei....: alla nostra morte, avrà quello e anche il resto.... ma ora, no.

Min. Ma e se per cagion tua.... io dovessi lasciarmi sfuggire quell’operazione....?

Pap. (adulandolo) Eh! un negoziante come te.... ha credito fin che ne vuole.... e non saranno proprio quelle povere diecimila lire che gli faranno caldo piuttosto che freddo.

Min. (alterandosi) Questa poi non me l’aspettava.

Pap. (freddo) E neanch’io.

Min. Ma per Bacco!....

Pap. Che cosa?

Min. (mutando pensiero) Niente....

Pap. Bravo....

Min. Ne farò a meno.... e così vedrai che hai avuto torto di diffidar di me.

Pap. (con espansione) E io non desidero di meglio, anima mia!....

III.

Nel negozio Minelli, dialogo a bassa voce.

Rag. (sentito l’insuccesso di Minelli) Diavolo.... diavolo!.... (pensa) E dica un po’.... se si potesse ottenere dal signor Papetti che prestasse il suo avallo sur una cambiale?.... Che ne dice?.... Chi sa.... Alle volte, si hanno delle difficoltà a metter fuori il denaro.... e si mette fuori invece, per far un favore, la propria firma. A noi servirebbe egualmente, perchè io ho un amico il quale ha la più grande fiducia in me.... e mi sconterebbe certamente....

Min. E sconti senza l’avallo.... allora!

Rag. Ah! no.... Ella mi capisce.... io voglio essere perfettamente tranquillo....

Min. (rassegnato) Bene.... gliene parlerò.

Rag. Ma.... badi.... bisogna far in modo da non metterlo in sospetto.

Min. Lasci fare a me.... Per stasera lo invito alla nostra festa.... e lo faccio bere un pochino.... Siccome è molto espansivo, quando ha bevuto...., otterrò da lui tutto quello che voglio.... Mi prepari la cambiale intanto.

················

Il nessun successo della povera astuzia di Minelli con Papetti s’è visto e sarebbe stato prevedibile per tutt’altri che per quell’uomo scervellato.

Invece a lui parve tanto impossibile di non esser riuscito, se ne addolorò, si indispettì talmente contro sè stesso, che, per poter non pensare alla propria disfatta.... per poter dimenticare, fino al domani, quelle diecimila lire.... vuotò la bottiglia del Cipro. Ma non bastò, anzi fu peggio.... perchè, cominciata l’ebbrezza, quelle maledette cifre, presa forma umana, si misero a ballonzargli e sgambettargli negli atteggiamenti più grotteschi, nella mente trasognata — or irridendolo coi più strani sberleffi, or minacciandolo coi pugni e coi denti.... Non sapendo più come salvarsi.... si fece portare una bottiglia di Erlauer.... poi, un’altro ancora.

Allora le cifre scomparvero — tutto dintorno a lui diventò bujo — gli parve d’essere sul tetto d’una casa, nelle acque d’un fiume straripato.... E il terribile elemento saliva.... saliva.... e il vento muggiva, e la pioggia scrosciava.... e nessuno veniva a salvarlo.... e l’acqua gli lambiva già i piedi.... Allora sentì un guizzo di freddo per tutta la persona, volle alzarsi.... e sconciamente stramazzò.

IV.

Giovedì grasso, ore 9 antimeridiane.

Minelli si sveglia e chiama, senza aprir gli occhi.

— Lena..... Lena.... — nessuno risponde — dormi ancora?.... Ma.... — si leva a sedere, si stropiccia gli occhi, si guarda d’intorno.... Non è la sua camera.... non è la sua casa.... si ricorda.

— Pover uomo! — balbuzia — pover uomo! Chi sa cosa avrà detto Maddalena.... Chi sa! —

Poi pensando ai casi suoi:

— Quella è l’ultima.... ah! sì.... è tempo di finirla....; or vado a casa.... e da questo momento.... vita nuova! —

Forte della buona risoluzione, si sente bene e sarebbe quasi felice.... se non fosse il pensiero martellante delle diecimila lire e dei rimproveri che lo attendono al domicilio conjugale.

— Ma passerà anche questa! — dice e si alza. Dà la mancia al servo del cassiere della Società, e gli lascia tante scuse con tante cose pel padrone e la promessa d’una visita, dopo pranzo.

Torna a casa, ma trova chiuso. La fantesca è uscita ed egli non ha le chiavi. Scende e entra in negozio, il che, a quell’ora, maraviglia i garzoni. Parla col ragioniere, gli dice del secondo fiasco toccato con Papetti e finisce coll’esclamare: — Cosa facciamo adesso?

— Ci penserò! — risponde il ragioniere, che ha già pensato, con un accento che fa sperare ancora una speranza.

— Bene.... io sono nelle sue mani. Ah! ecco la domestica che ritorna....; vado a vedere se mia moglie s’è svegliata. Ella venga pure, verso mezzogiorno.


Mezzodì.

Minelli entra nel salotto, in cui v’è già il ragioniere ad aspettarlo.

Il povero marito non è gajo. La moglie era di pessimo umore, e alle sue scuse e spiegazioni non ha risposto che un: — Taci, taci. — Quanto alla conferenze, l’ha accettata con un annojatissimo: — Sì, sì. —

Min. Favorisca aspettare un momento.... Mia moglie sta vestendosi.

Rag. L’ha prevenuta?

Min. Sì.... le ho detto a un dipresso....

Rag. E cosa ha risposto?.... è bene ch’io sappia in quali disposizioni....

Min. Eccola.... — entra Maddalena e saluta freddamente. Siedono.

Rag. Signora Minelli.... mi rincresce di averla forse disturbata, ma era necessario. Dovendo presentare la situazione finanziaria del signor Minelli.... ho desiderato che Ella pure ne prendesse conoscenza.... sia perchè si tratta di cosa che deve starle molto a cuore.... sia perchè, occorrendo poscia adottar dei provvedimenti pel seguito, e la di lei cooperazione potendo essere assai utile.... è bene ch’Ella sia perfettamente informata di tutto. —

Maddalena corruga la fronte — non ha capito niente, cioè ha capito che è un brutto preambolo.

Rag. (con solennità) Ecco adunque lo stato, in poche cifre tonde. La dimostrazione l’avrà poi se la desidererà:

L’ATTIVO è composto, in gran parte, delle spese sostenute in questi ultimi ventun mesi.

Per ammobiliare l’appartamento L. 15,000
Per le gioje della signora » 9,000
Fatture saldate per conto della signora » 14,000
Simili per conto del signore » 4,000
Spese di famiglia » 25,000
Mobili di negozio » 10,000
Crediti diversi » 23,000
Merci esistenti » 40,000
Totale L. 140,000

Passivo:

Scadenze di marzo L. 10,000
Scadenze di aprile » 4,000
Scadenze di maggio » 6,000
Totale L. 20,000

Se vi siano altre fatture da pagare per loro conto non so.

La posizione non è disperata, ma bisogna mutar sistema per salvarla. I provvedimenti da prendersi sono varj:

I. Depurazione del personale. — La rendita di questi ventun mesi basta appena alle spese di negozio e alle sottrazioni fatte da qualcuno, che si dovrà licenziare. I colpevoli restarono al coperto per molto tempo, ma finalmente si tradirono in questo carnevale, colle loro pazze spese.

II. Vigilanza continua del signor Minelli.

III. Bisogna tornare alla cifra normale di L. 80,000 circa, pel conto merci generali, tanto richiedendo l’importanza del negozio.

IV. Estinguere le passività.

Le diecimila lire scadenti in aprile e in maggio verranno colle vendite. Le merci che arriveranno in sostituzione non saranno pagabili che in novembre e in dicembre.

In giornata, urge trovare le diecimila lire di marzo. Sono indispensabili, una condizione sine qua non dell’assestamento degli affari. Si sarebbe potuto provvedervi facilmente se il signor Papetti fosse stato più arrendevole....; così, non resta a nostra disposizione che un mezzo solo.... lecito e non rovinoso. La signora vorrà permettere che si diano in pegno le sue gioje.... (moto di spiacevole sorpresa della moglie — e anche del marito) per qualche tempo. M’incarico io di cavarne almeno L. 7000....; per le altre 3000, supplirò io coi miei piccoli risparmj.... —

Minelli, con ammirazione, rasserenandosi, alla moglie: — Ma vedi.... vedi che uomo! E se si presta lui, che cosa non dobbiamo far noi?!

— Rimane a prendersi un ultimo provvedimento, dal quale io mi riprometto vantaggi grandissimi, più che da ogni altra misura (fissa sorridendo, Maddalena), ed è questo: La signora dovrebbe compiacersi di passare almeno sei ore al giorno, al banco del negozio....

Min. (incerto) Come....?

Madd. (sdegnosa) Io?....

Rag. Scusi, signora,... io ho pensato che la di Lei presenza in bottega contribuirebbe a ristabilire la disciplina nel personale — ed essendo anche un bellissimo e nuovo ornamento del negozio, contribuirebbe, altresì, a richiamare gli avventori disgustati, non solo, ma a farne accorrere di nuovi. Qual più bella soddisfazione per la signora che quella di poter dire un giorno: — Ecco, Casa Minelli è risorta all’antico splendore.... e questo è tutto opera mia!?.... —

La cosa può sembrarle forse un po’ nojosa al momento.... ma ci si abitua presto, e col tempo diventa un divertimento. Si tratta poi di così poche ore.... che si può fare un piccolo sacrificio.... Già, senza mortificazioni non si può aspirare neanche al paradiso....

Madd. (insensibile ai sorrisi, alle delicatezze, alle adulazioni e agli scherzi del ragioniere — con stizza mal dissimulata) Io non discuto le proposte del signor ragioniere, anzi dico anch’io che sono buone.... e quindi farò anch’io tutto quello che potrò, perchè è troppo giusto. Le mie gioje sono a sua disposizione.... fin da questo momento.... Vuole anche i miei abiti....?

Rag. (grave) Signora.... Ella mi offende.... si direbbe quasi che io....

Min. (spaventato, supplice) Per carità, Maddalena!.... signor ragioniere!....

Madd. Se ho esagerato.... è stato involontariamente.... mi perdoni.... ma non avevo proprio l’intenzione di offenderla.... Dunque.... farò il mio dovere.... Ma ch’io scenda in negozio.... questo è proprio impossibile.... Che vuole.... che io me ne stia là, come una civetta per attirar la gente? So che si usa, ma a me ripugna....

Min. Bene, bene! lasciamo questo punto. Io devo già ringraziare Maddalena del sacrificio ch’è disposta a fare. Sta pur certa che le gioje torneranno a casa il più presto possibile. Quanto a richiamar gli avventori, ci penserò io.... anche senza esporre mia moglie....

Rag. Signora, io spero che Ella non mi terrà il broncio....

Madd. Le pare? Io devo anzi ringraziarla per tutte le sue premure.... Posso andarmene adesso?

Min. Fa pure, cara...., e noi scendiamo.... (mentre si levano, si ode la voce della fantesca domandare dal di fuori) — È permesso?

Min. Avanti.

Fant. (aprendo) V’è qui un giovane, che desidera parlare colla signora.

Madd. Con me?

Min. Sarà qualche operajo....; fallo pure venire innanzi.

Fant. (introduce un cameriere d’albergo e si ritira)

Madd. (vedendo il cameriere, impallidisce come un cadavere)

Cam. (s’inchina, poi tutto grazioso a Maddalena:) Sono molto contento d’averla trovata in casa.... Dica.... Avrebbe mai, per accidente, smarrito il suo ventaglio, stanotte?

Madd. (non ancora riavutasi) Io?....

Min. (al cameriere) Scusi.... Lei chi è?....

Madd. (tenta far comprendere al cameriere, cogli occhi, i quali pare voglian schizzar dalle orbite, che non deve parlare — ma quello non vede)

Cam. Io sono un cameriere del Restaurant Bouquet. Siccome abbiamo trovato un ventaglio nel gabinetto in cui la signora.... (guarda in viso a Maddalena, e vedendone la terribile espressione, s’interrompe tutto confuso)

Min. (sorpreso per quel silenzio subitaneo, dopo tal principio, vedendo il turbamento del cameriere e di Maddalena) E così....? finisci.... (poi al ragioniere, che, per delicatezza, vorrebbe andarsene) Si fermi pure....

Cam. (con sforzo) Probabilmente m’hanno mal diretto....

Min. (colpito da sospetto a Maddalena studiandola) Dov’è il ventaglio che avevi ieri sera?....

Madd. (sconcertata, non trova parole, dice col gesto che non sa)

Min. (scoppiando) Ah! ma dunque è vero!.... (al cameriere, imperioso) Finisci quello che avevi incominciato....; guardami bene in faccia!

Cam. (asciugandosi la fronte, balbetta) Siccome.... si è trovato un ventaglio....

Min. In un gabinetto!

Cam. Sì, signore.

Min. Che la signora vi ha lasciato.... stanotte.

Madd. (rompendo in pianto, grida) Ma non è vero!.... questa è un’infamia!....

Cam. (dice fra sè) Apriti terra!

Min. (lancia alla moglie un’occhiata fulminante, quindi al cameriere) Dammi quel ventaglio....

Cam. (la cui mano, involontariamente, s’era mossa nella direzione d’una tasca, preso da pietà per Maddalena, dice:) Non l’ho....

Min. (frenandosi a stento) Ah! non l’hai?....

Cam. (con sicurezza) No.... è all’albergo....

Min. (coi denti serrati, facendo un passo) Ah! all’albergo?....

Cam. (indietreggiando) Sì, signore.

Min. Bene! verremo all’albergo.... E ora dimmi un po’...., come mai t’è venuto in mente di venir.... precisamente qua?.... (moto disperato di Maddalena) Zitta tu!.... se parli.... io....

Madd. (che ha preso una risoluzione, con subitanea energia) Ma, insomma.... è una vera indecenza.... questa, che si vada in una casa.... e che....

Min. (interrompendola) T’ho detto di non parlare!.... (freddo) Non è un’indecenza.... è onestà.... e siccome questa onestà dà una traccia di qualche cosa.... appunto d’indecente.... così io voglio saper tutto.... e lo saprò.

Madd. (sedendo, disdegnosa) Va benissimo.

Min. (al cameriere) Dimmi, adunque, come t’è venuto in mente....

Cam. Ecco, se si fosse trattato d’un ventaglio qualunque, non ce ne saremmo curati.... ma trattandosi d’un ventaglio di valore.... capisce.... Allora io, che aveva veduto il cocchiere del brougham.... (esita)

Min. (fremente).... in cui la signora era venuta....

Cam. .... questo non so.... sapeva solo che aveva condotto gente.... quindi sono andato da lui....

Min. (tremante d’impazienza) E t’ha detto?

Cam. (esitante) E.... m’ha detto.... che s’era...., ossia che gli pareva d’essersi fermato davanti a questa casa....

Min. (colla vista oscurata) E allora?

Cam. Allora.... ho interrogato il portinajo.... e m’ha detto che, della casa, la signora Minelli, per quanto egli ne sapeva, era l’unica signora che la scorsa notte fosse uscita.... con suo marito. O il cocchiere era ubbriaco.... o il portinajo era mal informato....

Min. (con riso spaventevole) Sicuro.... dev’essere così.... (fregandosi le mani e guardando Maddalena) Ora, adunque, andremo all’albergo a prendere il ventaglio.... e se non ci sarà.... se ne vedranno delle belline.... va bene?....

Cam. (stanco, volendo uscirne, senz’altri rischi nè noje) Senta.... poichè devo darglielo.... o prima o poi.... tanto fa che glielo dia adesso....; dopo tutto, non sono cose che mi riguardano.... (gli dà un involtino. Maddalena non sembra accorgersi di quanto avviene; pensa)

Min. (frenando un grido di furore al riconoscere il ventaglio, con orgasmo al cameriere) Bravo.... così si fa.... a te.... per il tuo incomodo.... prendi (gli dà cinque lire; aggiungendo con intenzione minacciosa), e se sarai discreto.... farai una buona azione.... capisci?....

Cam. Non dubiti.... grazie.... Riverisco (s’inchina ed esce).

Rag. (contristato) Permetta che me ne vada anch’io?....

Min. No.... si fermi.... si fermi...., perchè questa donna sa mentire.... e può essere che io abbia bisogno di testimonj....

Madd. (alzandosi, fredda al ragioniere) Ha sentito?.... mio marito m’insulta.... Ora io non voglio più restare in questa casa.... (muove per uscire)

Min. (vietandole il passo, furente) Non si parte.... (respingendola) Non si parte.... per Dio!

Madd. (al ragioniere, con riso forzato) Ma sa che questa è nuova.... (siede)

Min. (la guarda torvamente, poi suona il campanello; entra la fantesca) A che ora è venuta a casa mia moglie.... stamattina?

Fant. (incerta) Alle....

Madd. (pronta) Alla una!

Min. (contenendosi, ripete con flemma) A che ora è venuta a casa mia moglie?

Fant. (che ha capito) L’ha già detto la signora.... alla una.

Min. (urlando) Tu menti.... tutti mentite! ma.... la saprò ben io.... per l’inferno.... la verità.... Quel cocchiere.... è ancora vivo!.... (battendo un gran colpo sul tavolo) lo troverò....!

Fant. (spaventata si ritira)

Madd. (a quelle parole, si perde d’animo, supplice) Ma Dio! un po’ di pietà!

Min. (stravolto) Con chi sei andata a quel Restaurant.... con chi?

Madd. (mancando) Ma io non sono andata in alcun Restaurant.

Min. A che ora sei partita dalla festa....?

Madd. Che so io.... alla una.

Min. Sola.... no già!.... con chi adunque?

Madd. Con una persona.... che conosci anche tu.... e che io stessa ho pregata d’accompagnarmi.

Min. E.... chi è.... questa persona....?

Madd. È il signor Soranzi....

Min. E.... siete venuti a casa.... subito?

Madd. .... Subito....

Min. A piedi?

Madd. A piedi....

Min. (al ragioniere) Ella ha sentito.... (a Maddalena) Ora.... io esco.... e se io saprò.... che hai mentito.... guai.... guai a te! E se poi il ventaglio sarà stato smarrito.... supponiamo.... sulla festa.... resterà a scoprire qual è la signora che l’ha trovato.... e riusciremo a sapere anche questo.... va bene? (al ragioniere) Ella intanto mi faccia il favore di rimanere.... e le impedisca di parlare con chicchessia e di fare un sol passo.... Siamo intesi! (esce)

Madd. (vedendosi sola col ragioniere, riprende coraggio, e fingendosi oppressa, con voce flebile) Scusi, signore.... se mi ritiro nella mia camera.... ma io ho troppo bisogno di piangere....

Rag. Mi faccia la grazia di restar qui. Ella ha udito le raccomandazioni....

Madd. (piangendo) Ma sono in casa mia, infine....! Mi segua, se vuole.... mi lasci andare nella mia camera....

Rag. (con pietà) Mi dica.... Ella è proprio innocente....?

Madd. .... Creda.... io sono una povera vittima del destino, che mi perseguita.... ma io non so proprio nulla di nulla! mi crede?

Rag. Ma.... per me.... si figuri....

Madd. .... Dunque.... sia buono.... guardi.... mi lasci almeno rinfrescarmi il volto.... devo avere gli occhi ben rossi....

Rag. Bene.... faccia presto.... perchè io non voglio aver noje....

Madd. (dolcissima) Un minuto solo.... (esce)

Il ragioniere resta solo, facendo delle considerazioni morali sul matrimonio, e rallegrandosi di essersi conservato celibe; tutt’a un tratto balza in piedi esterrefatto, ha udito un rumore di chiavi giranti nelle toppe; corre ad un uscio, — chiuso — corre all’altro, — chiuso anch’esso. — Ah! balordo ch’io sono.... — esclama — doveva ben pensare che una donna....! e adesso quell’altro tornerà.... ed io.... Ah! bah! — corre alla finestra, apre, e grida: — Portinajo! Portinajo!

Eh? — fa il portinajo sull’uscio del suo stambugio....

— Vieni su.... subito....

— Subito....

— Ma dov’è? — domanda forte il portinajo, salito, girando per le camere.

— Qui.... qui! — grida il ragioniere — apri....

— Ecco.... ma come mai....

Fuori di sè. — Niente.... di’ al signor Minelli che io non sono nè un gendarme nè un aguzzino.... e tanto meno poi un prigioniere.... Il resto glielo scriverò io....!

— Va benone! — fa il portinajo, che non capisce niente, vedendolo fuggire a precipizio. — Il marito se ne va, la moglie se ne va, la serva se ne va.... e questi, non appena può andare, scappa.... Così, chiudiamo e andiamocene anche noi. —


Sono scorse due ore. Minelli torna. Ha cercato di tutti quelli che potevano fornire qualche schiarimento e ha parlato con tutti.... col cocchiere, col portinajo di casa Soranzi, coi servitori della Società, ha voluto rivedere il cameriere del Restaurant.

Non v’è una dissonanza. Tutto concorre ad accertare in modo ormai incontrastabile la temuta verità. Ebbene, egli non è più furente.... è di ghiaccio. — Egli non ha da far altro che strozzare Maddalena.... e la strozzerà; e dopo andrà a consegnarsi alla giustizia. — Questo è così semplice, che egli è tranquillo. — Si è sempre tranquilli quando si compie il proprio dovere.

Il portinajo, vedendo passare il signor Minelli: — Signor Minelli, ha detto il di lei ragioniere che non è nè un gendarme, nè un aguzzino.... e tanto meno poi un prigioniere. Quindi se n’è andato.

Min. (accendendosi) E dove è andato?

Port. Io non saprei.... Ah! prenda la chiave....; non v’è nessuno in casa.

Min. (afferrandolo per un braccio, come pazzo) Cosa dici! non c’è nessuno?....

Port. (liberandosi) Se non crede.... vada a vedere. — Che cos’ha?.... Si sente male?

Min. (atterrato, cupo) No.... grazie. —

Sale lentamente, curvo, barcollante, apre, entra, passa di camera in camera, con tal circospezione, che si direbbe tema di trovar alcuno. Giunge alla camera da letto.... vorrebbe.... si pente.... si decide.... spinge l’uscio.

— Ah! — grida gemendo — Son rovinato! —

Al primo sguardo, egli ha tutta compresa la sua disgrazia.

Non gli resta nemmeno il conforto della vendetta.

Corre al forziere aperto.... Pur troppo è vero.... L’unico valore che vi si trovava, lo scrignetto dei giojelli, è sparito.

Sur un tavolino v’è un biglietto scritto colla matita in modo quasi inintelligibile, tanta era la furia di chi lo vergò.

Ecco quel che vi legge Minelli coll’occhio semispento:

«Non cercare di me.... non mi troveresti. Addio per sempre.

«Maddalena

Minelli alza gli occhi e i pugni al cielo.... La sua maledizione non si ode.... ma deve essere orrenda!

Poi biascica sordamente:

— Ah!.... non cercare di te?... addio per sempre?.... Voglio trovarti.... voglio.... capisci? —

Vuol muoversi, per uscire, ma le gambe non lo reggono.... tutto è distrutto in lui e cade inginocchioni. Egli vuol rialzarsi.... e non può.... Si rode i pugni per la rabbia, si percuote il petto, la fronte, si strascina sulle ginocchia.... ma ogni sforzo è vano.

Il portinajo, che s’era impensierito pei modi strani di Minelli, sale dopo mezz’ora e lo trova immobile, accosciato, cogli occhi sbarrati, fissi al suolo, colla bocca intrisa di una spuma verdognola e sanguigna.

— Lo diceva io che ci doveva essere qualche cosa — borbotta il portinajo, e lo solleva e lo mette a giacere sul letto, e gli domanda che cosa ha, che desidera....

— Nulla — mormora Minelli estenuato — lasciami dormire; va pure.

— Vuol che dorma qui nella camera vicina, stanotte?

— No, no, adesso mi è passato.... grazie.

— E l’uscio che è aperto....?

— Lascia pure aperto... non c’è pericolo.... chiuderò io.... Il negozio non sarà aperto.... m’imagino....

— Eh! già.... è giovedì grasso....

— Giovedì grasso.... — sospira Minelli. — Va pure.... addio. —


Quando il mattino susseguente, il portinajo salì per veder come stava il signor Minelli, non lo trovò più.

Sul tavolo, nel salotto, v’era un piego suggellato diretto al ragioniere.