WeRead Powered by ReaderPub
Madri.... per ridere cover

Madri.... per ridere

Chapter 9: III.
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

This work presents a humorous exploration of motherhood and societal norms through a series of anecdotes and observations. It delves into the complexities of familial relationships, particularly the expectations placed on mothers, while employing satire to critique societal attitudes towards death and morality. The narrative intertwines dark humor with reflections on human nature, revealing the absurdities of life and the often hypocritical nature of social conventions. The text is characterized by its witty prose and a candid examination of the human condition, inviting readers to reflect on the contradictions inherent in their own lives.

LA FIGLIA DI SUA MADRE. Storia semplice.

I.

Madd. Oh! ecco qui il nostro caro signor ragioniere. Come va, eh? va bene?

Rag. (che, sia detto di passaggio, è molto invecchiato) Bene.... Grazie.

Madd. Proprio l’uomo della precisione.... Scommetto che, colla solita puntualità, Ella mi porta gli interessi del semestre.

Rag. Appunto.... Anzi, come era mio dovere, io sono già venuto il due luglio.... ma Loro erano in campagna....

Madd. Ah! sicuro.... eravamo proprio in campagna.... Cosa vuole.... la mia Silvia, in aprile, si sentiva poco bene.... Sa! benedette ragazze, viene quel tal tempo nella vita....

Silvia (arrossendo, con fatica). Mamma....

Madd. Eh! che cosa c’è di male!?

Rag. E dove sono andate.... se è lecito?

Madd. Oh!.... abbiamo girato....

Rag. E adesso sta bene la signora Silvia?

Madd. Adesso sta benissimo.... Ma, perchè la tratta da signora.... Ella è sempre il suo tutore.... e per Lei, la Silvia deve essere sempre una bambina.... è vero che Ella è un tutore che fa il prezioso....; non La si vede mai!

Rag. Cosa vuole.... gli affari!.... creda, un minuto che è un minuto non l’ho mai a mia disposizione. Che bella giovane s’è fatta sta Silvia! Quasi quasi.... si può prepararle la schirpa.... perchè da un momento all’altro, già....

Madd. Ah! per carità.... non me ne parli! Quando io penso che verrà quel giorno.... (sospira due volte)

Rag. Capisco che alla mamma possa rincrescere.... ma già.... è il destino delle ragazze.... E pare che la mamma non abbia fatto diversamente, eh! eh! eh!

Madd. Senta.... non dico: pur troppo — perchè, altrimenti, non avrei la mia Silvia, ma, del resto....

Rag. Via, non stia a dir male del matrimonio che, dopo tutto....

Madd. Io dir male del matrimonio a mia figlia....? Tutt’altro.... tanto è vero che.... ma acqua in bocca pel momento.

Rag. Come.... come.... c’è qualche novità?

Madd. C’è.... e non c’è.... A dir il vero, non sappiamo nemmen noi che cosa pensare. Ma.... aspetti che ora mi vien un’idea.... Ma sicuro! Ella è proprio arrivato a proposito per rendermi un grande favore.... se vuole....

Rag. Dica, dica.

Madd. Anzi, Ella deve volere, perchè essendo tutore, ne ha, dirò così, un obbligo sacro di coscienza.... Ma veniamo al concreto.... Sappia adunque che c’è un giovinetto.... guardi guardi la Silvia come diventa rossa.... come scappa!.... ah! ah!

Rag. Non scapperà sempre!

Madd. Dunque, c’è un giovinotto che abbiamo conosciuto giorni sono in wagon, tornando dalla campagna. S’è scambiato qualche parola.... ma sa.... proprio indifferente, come si usa fra viaggiatori. — Ebbene.... cosa vuole! pare che la Silvia gli abbia fatto colpo.... Da quel giorno si è messo a passeggiare per questa via, guardando sempre le nostre finestre.... e non siamo mai uscite una volta, senza incontrarlo. Per alcuni giorni, si è limitato a salutarci — fra parentesi, saluta molto bene — dopo, ha domandato alla portinaia che gente siamo.... ed, infine, jeri ha lasciato il suo biglietto di visita, con una riga, in cui ci prega di fargli l’onore di riceverlo stasera.... Cosa ne dice?

Rag. Che persona è?

Madd. Il giovine è di bell’aspetto.... veste signorilmente, e pare una persona educatissima.... ma Lei, signor ragioniere, sa che le apparenze ingannano, ed il favore che io vorrei da Lei, sarebbe precisamente questo.... che mi sapesse dire, cioè, che cosa vi sia di solido sotto tali apparenze.... quindi come stiamo a denari.... a carattere.... e a famiglia.... ah! la famiglia, sopratutto....

Rag. Eh! s’intende....

Madd. E poi già Lei è un uomo di polso, e non occorre dirle cosa ci vuole.

Rag. E il suo giovinotto si chiama?

Madd. Si chiama Augusto Livi, e abita in casa Farinelli.

Rag. Basta così.... lasci fare a me. Ella intanto lo interroghi. Noi, poi, facendo il confronto di quanto avrò saputo io con quanto avrà detto lui, vedremo se il giovine è sincero....

Madd. Benissimo.... E quando crede di potermi favorire?

Rag. Oh! Dio.... fra un pajo di giorni. Se la famiglia è assolutamente buona, si fa prestissimo a saperlo. Gli è quando le informazioni sono vaghe, incerte.... che comincia il difficile....

Madd. Speriamo sia buona!

Rag. Speriamo....; a rivederci.

Madd. A rivederci.... Silvia....! adesso puoi venire.... Saluta il signor ragioniere.

Rag. Mille augurii, cara Silvietta.

Madd. Oh! è un po’ troppo presto ancora.

Rag. Eh! il cuore mi predice bene. Nuovamente.

Madd. Nuovamente — e grazie intanto. Quando tornerà, poi, se avrà del buono.... ne beveremo una bottiglia.... mah!

Rag. Ne beveremo due.

Ne bevettero tre!

II.

Le informazioni non possono essere migliori.... e, quel che è proprio consolante, al cuore d’una madre.... d’una sposa, consonano con tutto quanto Augusto ha detto dell’esser suo e della propria famiglia.

— Egli è figlio unico di madre vedova, colla quale vive. Sono venuti dalla città di X.... in questa, da soli tre anni, dopo la morte del rispettivo padre e marito. La sostanza è di quattrocentomila lire e vi sono molte speranze tutt’altro che incerte. Madre e figlio vivono come due colombi e non hanno relazioni di sorta, all’infuori del loro banchiere e del padrone di casa. Solo, di tanto in tanto, arriva dalla provincia qualche parente per vederli e tosto ripartire.

Il giovine, benchè ricco, non ama l’ozio.... è impiegato, come dilettante di commercio, presso il suo banchiere.... e un uomo occupato è sempre miglior marito d’un altro che fa il vagabondo.

Insomma, è un partito d’oro.

Nulla di più onesto, poi, di più leale, di più ingenuo di Augusto.

— Ah! è il mio ideale.... — esclama Maddalena, a queste ultime parole — perchè, per la mia Silvia, abbiamo appunto bisogno di un giovine onesto, leale e sopratutto ingenuo! —

Quel caro signor ragioniere non trova che dell’entusiasmo materno, nel tuono con cui Maddalena proferisce tal frase e nello sguardo che l’accompagna rivolto alla figlia.

Noi possiamo aggiungere che Augusto, a ventitrè anni, ne sapeva di questo mondo, quanto voi ne sapete di quell’altro. A mantenerlo in tale ignoranza, aveva contribuito massimamente sua madre che, paurosa di tutto, gelosa di tutti, se l’era sempre tenuto cucito alla gonnella. Gli aveva fatto dare una buona educazione, ma in casa — e non gli aveva mai permesso un’amicizia.

Egli era già il di lei cavaliere, vivente il marito — figurarsi poi, dopo. Parevano madre e figlio.... Siamesi.

Questo metodo d’allevamento sarà buono.... ma pei bachi.

D’una delicatezza femminea, nel modo di vivere, di vestire, d’esprimersi.... preferiva i canditi al beef-steak, le foggie suggerite dalla caricatura alle comode indicate dal buon senso, non parlava, pispissava sulla punta delle labbra.... e le sue dita parevano sempre occupate in lavori al crochet.

D’una sensibilità tanto spinta che era morbosa; alla vista del più indifferente maluccio, al racconto della più lieve disgrazia, minacciava deliquio.

Aveva molte idee umanitarie, fra cui due principali, anzi maniache: — il ricovero pei cavalli invalidi — e il paletôt pei cani nell’inverno.

Pareva non si fosse mai accorto che ci fossero donne a questo mondo.

La prima volta che se ne accorse fu quando, nel ritornare in città, dopo aver fatto visita ad uno zio convalescente, si trovò vicino a Silvia, in wagon — e al buon ragazzo non venne altra idea che quella di sposarla, come se tutte le donne si potessero sposare.

Cioè, un ladro può sposare una ladra, un ladro può sposare il suo femminile.... ma non incrociamo san Luigi con Messalina.... e via discorrendo, come diceva quel tale.

La madre di Augusto disse subito di sì.

Poichè a quel benedetto sangue non si era potuto impedire di bollire, meglio il matrimonio che esporre, con un divieto, il figlio alle tristi influenze della vita mondana.

Semplice, oca ella stessa, non capì niente nè di Maddalena nè della figlia, anzi, Silvia le sembrò un capolavoro di ingenuità!

Avvicinandosi il giorno delle nozze, Silvia disse a Maddalena:

— Ma di’ un po’, mamma.... vuoi dirgli proprio nulla?

— Di che cosa?

— Ma sai bene, siamo state in campagna.

— Oh! oh! Non ci pensare tu adesso a queste cose.... Provvederemo a suo tempo. È tanto ingenuo che sarebbe un vero peccato togliergli un’illusione.... Perchè i bambini credono al Bambino? Perchè non sanno che non c’è. E non sono felicissimi egualmente? —

Si fecero le nozze.... e Maddalena volle accompagnare la figlia nel viaggio, perchè il dolore del distacco le era intollerabile.

Egli bevette il dolore, bevette molto a pranzo — uno dei provvedimenti, questo — e bevette....

E infinito è il numero dei.... bevitori. Ed è col far bere che tante donne.... mangiano.

III.

Augusto è il più felice dei mariti. Quando egli dice: «mia moglie,» gli si inumidiscono gli occhi, — egli canta incessantemente le lodi di lei...., pare che al mondo vi sia una moglie unica, la sua.... insomma, è una vera noja.

La prima donna ch’egli ha potuto avvicinare, l’ha amata, l’ha avuta — egli ha tutte le illusioni — ecco perchè è felice.

Quanto a Silvia, un po’ per indole, un po’ a cagione del noto assaggio, proclive al genere forte, sulle prime s’è divertita con quell’uomo-donna.... ma se n’è ben presto infastidita.

Quando sono sul declinare, le donne s’interessano per gli uomini ingenui — ma nell’età in cui esse sono ancora angeli, non amano che i demoni.

Fra Silvia e sua madre si fanno le più grasse risate alle sublimi bambinate che l’amore inspira al povero fanciullo — si coprono di ludibrio le sue poesie....

Quand’egli è in casa, si frenano a stento gli sbadigli, ma si finge tuttavia di amarlo, di adorarlo, lo si chiama coi più teneri nomi, non esclusi i francesi: petit chat — chou — bibi e titi.... il che per lui è miele profumato.

Siccome Silvia dice che un uomo come lui, il quale batte il commercio, deve avere delle relazioni, deve ricevere.... egli si tira in casa i compagni di studio e i loro amici. Silvia, dal canto suo, invita le signore Mantovani, i loro congiunti e le loro conoscenze. Ecco fatta la vera famiglia-società.

In breve tempo, la casa è un porto di mare, in cui si viene e si va, in cui ognuno fa il piacer suo. Si balla tutte le sere e qualche volta anche di giorno, si gioca, si fanno dei graziosi proverbi misti, nei quali i versi non sono martelliani e la prosa è scorrevolissima.

Augusto, il semplice, si diverte come un matto a tutto quello che vede e sente o che sua moglie gli racconta. — Egli si diverte tanto più schiettamente, perchè Silvia, svelando le magagne o schernendo il ridicolo degli altri, non trascura di parlare de’ suoi principj, del suo buon senso. — Così giovane, ella è d’una austerità tale — dice lei — che guaj se alcuno....! —

La madre di Augusto, a poco a poco, ha aperto gli occhi; impensierita a tanto sperpero, scandalezzata a quella folle esistenza, vorrebbe coi consigli e coi sermoni.... ristaurare l’ordine, le modeste abitudini, ecc., ma, fiato gettato.... Augusto, che non s’è mai divertito, un’ora sola, in vita sua, prima del matrimonio, ci piglia troppo gusto alle attuali pazzie, per far buon viso alle prediche, che egli trova anche ingiustissime, perchè «alla fin fine, non si fa niente di male.»

Sua madre non vuol darsi per vinta, vuol perseverare nel moralizzare.... ed egli cessa di vedere sua madre.

Egli è diventato figlio di sua moglie.

Dopo otto mesi di matrimonio, Silvia non ha ancor forato il contratto nuziale, ma, penetrata nei misteri della vita delle amiche, comincia a guardar sul pomo....

Talvolta, assorta nella contemplazione dei colori di quelle mele, fantastica anche sui varj sapori.

È certo che una giusta maturanza sarebbe la preferibile. — Ma, una maturanza anche un po’ passata ha pure i suoi pregi.... ai quali, una curiosità non ancor soddisfatta, dà un valore maggior del reale. — E la frutta che, a rigore, sarebbe acerbetta.... è forse da disprezzarsi?.... È così stuzzicante!

— Sì, tutto va bene, ma si arrischia troppo. C’è la posizione di mezzo! Andiamo avanti così.... prima di decidere, bisogna rifletter seriamente. —

I due migliori amici di Augusto — gli altri ne hanno uno, egli due, ne ha di migliori! — sono suoi compagni di studio, Orlando e Diodato, e la loro amicizia è diventata un’abnegazione, un completo sacrificio, dacchè egli li ha introdotti presso sua moglie.

I due migliori sanno più degli altri far ridere la vaga Silvia, che, pertanto, li preferisce. Ambedue la corteggiano, ma siccome, quando c’è l’uno, c’è anche l’altro, così, a guisa d’una pariglia, corrono sempre insieme; nessuno può oltrepassar l’altro.... Ma, uniti, non possono arrivare, e questo fa sì che si conservano sempre amici.

Viene la stagione dei bagni, e Diodato può partire con Augusto, colla signora e con altri. — Orlando, invece, trattenuto dall’impiego, non può muoversi. Orlando capisce tanto l’importanza di quelle bagnature che lavora sott’acqua per far trattenere Diodato e accordare a lui, Orlando, il permesso di partire. Ma Diodato, che è buon intenditore, fa l’ammalato, per cui è forza lasciar andar lui pel primo.

Orlando si rassegna a malincuore, e spera nella virtù di Silvia.

Speranza fallace.... due settimane dopo un bollettino sanitario privato gli porta una cruda notizia....

V’è stato un naufragio....; eppure il cielo era sereno, non soffiava vento ed il mare era calmissimo.

Il bollettino cominciava così:

«Augusto è imperatore....»

IV.

— Non mi resta che soppiantarlo, al ritorno — sospira Orlando.

Ma, al ritorno, non gli resta che pulirsi la bocca. Silvia è una virtù di macigno.

È diventata una donna seria, sdegna quasi ridere e, quando c’è Diodato, sdegna anche parlare.

Orlando, che non sa se capisca troppo.... oppure niente affatto, dice a Silvia:

— Diodato L’ha forse offesa qualche volta.... per caso?

— No, perchè?

— Ma, non gli parla mai....

— Le dirò...., alle volte ha uno spirito che per gli orecchi di una signora non è il più gradito.

— Vedo — fa Orlando tutt’altro che persuaso.

Un altro giorno, tenta far parlare Diodato con delle mezze allusioni maliziose.

— Spiegati meglio — dice quello — perchè, davvero, io non capisco dove vuoi andare a finire.

— Volevo farti capire che so una cosa, che con tutta la nostra amicizia, tu non mi dici.... Tu sei l’amante della signora Silvia.

— Io? — fa Diodato cadendo dalle nuvole.

— Almeno tutti lo credono.

— Sono il suo amante quanto.... te.... Ma dico.... se tu mi tasti, così, per sapere se io posso essere tuo rivale.... non darti alcun pensiero di me.... Avanti, avanti pure. Libero è il campo.... almeno io lo credo. —

Una sera, Augusto dice ad Orlando:

— Vuoi venire ad accompagnarmi domani qui fuori qualche miglio? Vado a vedere un villino che m’hanno proposto. Doveva venire anche Silvia, ma si sente poco bene e non vorrei che.... —

Orlando guarda Silvia, e gli pare che stia meglio di lui, che sta benissimo.

— Viene forse anche Diodato? — domanda.

— Gliel’ho detto, ma non può.

— Mi rincresce che vai solo.... perchè, neppur io posso muovermi.

— Ho capito! —

Orlando, si dice che stavolta ha scoperto decisamente il mistero.... e l’indifferenza di Silvia e di Diodato gli pare ancor più studiata del solito.

L’indomani mattina, Orlando va a casa di Diodato, il quale non mostra alcun piacere per tale visita.

— Vieni con me a far una bella passeggiata?

— No, grazie, ho un impegno.

— Vedo.... allora andrò solo.

— Buon divertimento.

— Altrettanto. —

Orlando va a casa di Silvia. È mezzogiorno.

Silvia sta per uscire, e mal dissimula la noja che prova nel vedere quel signore.

— Scusi — comincia Orlando, giojoso in cuore perchè certissimo d’essere giunto in tempo per impedire un abboccamento — scusi, non avrebbero trovato per caso il mio portafogli?

— No....

— Oh! diavolo.... credevo proprio d’averlo smarrito qui jeri sera.

— Mi rincresce.

— Anche a me.... non tanto pel denaro, sa bene.... quanto perchè è un regalo. — Esce?

— Sì....

— E dove va di bello, se è lecito?

— Vado da.... mia madre.

— Oh! bene.... se mi permette, La accompagnerò.... è appunto qualche tempo che non ho il piacere di vederla. —

Se Orlando sapesse cosa vuol dire l’occhiata che gli dà Silvia!

— Mi rincresce — risponde la signora — che Ella si incomodi, tanto più che io farò un giro lungo.... Devo prendere dei guanti.... e qualche cos’altro.

— Niente di meglio.... Io sono appunto disoccupato.... farò il giro anch’io e compereremo insieme....

— Oh! Dio.... che....

— Vuol dire che nojoso?...

— No.... volevo dire che dolore a questa gamba.... l’aveva anche jeri, ma credeva se ne fosse andato.... Era proprio destino che oggi non dovessi uscire....

— Allora — continua spietatamente Orlando — rimarrò a tenerle compagnia. —

Silvia gli lancia un’altra occhiata velenosa, dicendo, non senza un lieve tremito:

— Le sono molto obbligata.... ma La prevengo che si annojerà assai con me, perchè oggi è una cattiva giornata.

— Povera donna....

— Permette che legga?

— Ma s’imagini.... Anzi.... leggerò anch’io.

— Quest’uomo vuol farmi morire! — pensa Silvia, la quale si mette a leggere e non dice più una parola.

Egli fa altrettanto. Ha deciso di non muoversi, finchè non venga qualche visita, a cui dirà in faccia a Silvia che la signora per quel giorno non può uscire.

Passa circa un’ora.

Scampanellata.

Silvia trasalisce suo malgrado. Orlando fiuta.

Compare la cameriera, che dice con sorriso misterioso:

— C’è qui quella signora....!

— Quale?.... Ah! vedo.... pregala di accomodarsi nel mio gabinetto.... Tu va pure in chiesa, se vuoi.... Signor Orlando, permette che mi trattenga un momento con quella signora?....

— Anzi.... io La aspetterò.

— Grazie — e Silvia esce esasperata, invocando un fulmine sull’indiscreto.

Orlando, rimasto solo, non credendo niente affatto che sia venuta una signora, vuol sapere chi è. — Ce ne fosse un altro? — pensa. Apre pian piano l’uscio che mette in anticamera e tende l’orecchio.

Non s’ingannava, si ode un dialogo bissessuale concitato dal gabinetto, ma non si può capire. Allora, in punta di piedi, va presso quell’uscio e origlia.

Felice Orlando! finalmente viene a sapere chi sia Orlando.

La voce di Silvia (fremente) — È un’ora che è qui quell’imbecille! Se tu sapessi quel che ho fatto per levarmelo da’ piedi.... ma non c’è stato verso. Pare inchiodato. Si direbbe quasi ch’egli sappia qualche cosa.

La voce di Diodato, la quale solletica gradevolmente il nostro Orlando. — Impossibile.

Silv. Mi rincresce per te...., povero angelo!

Diod. Una giornata così propizia.... e perderla!

Silv. Cosa vuoi farci.... abbi pazienza.... ci vedremo domani alle tre.

Diod. Bene.... ricordati di prendere una carrozza.... L’altro giorno, sei stata troppo imprudente.

Silv. È vero.... non lo farò più.

Diod. Addio.... cara.

Silv. Ad.... dio.... no, no.... va.... domani.

Diod. Dove mi spingi?

Silv. Ti faccio scendere per la scaletta. Non si sa mai.... —

················

Quando Silvia rientra nella sala, trova Orlando che sonnecchia.

— Buona notte.... — gli grida tutta gaja.

— Oh! scusi!.... Che ora è?

— Per bacco.... è tardi.... devo per forza levarle il disturbo....

— Cosa dice mai....

— Al piacere di rivederla.

— Aggiunga: Presto....

················

— Troppo compita! —

················

Tornando a casa, Augusto trova dal portinajo questo biglietto.

«Caro amico,

«Stasera alle dieci, ti aspetto al solito caffè, devo chiederti un gran favore.

«Tuo affezionatissimo
«Orlando

La sera alle dieci.

Augusto, entrando nel caffè. — Non potevi venire a casa mia a chiedermi il gran favore?

Orl. Gli è perchè, invece di chiederlo.... devo.... Un momento...., prima è necessario che tu stesso mi consigli cosa devo fare.... perchè io non voglio rimorsi.

Aug. (ridendo) Rimorsi?

Orl. Senti.... dimmi un po’.... Se tu avessi un carissimo amico innamorato alla follìa di una donna e degno di essere da lei riamato, e venissi a scoprire che mentre ella finge di amar lui, ne ama un altro.... tu che cosa faresti, quando tu fossi il solo a possedere tale secreto?....

Aug. (pensoso ma senza sospetto) Scusa.... si tratta di qualche nostro amico?

Orl. Supponi....

Aug. Non ti domando nemmeno chi è.... perchè sono cose delicate.... Dimmi piuttosto: quella donna è sua moglie?....

Orl. Ma.... questo non importa, quando si ama, o moglie o no....

Aug. (serio) È vero. Ebbene, in tal caso.... io, da vero amico, direi a quel marito.... guarda che tua moglie t’inganna.... ma gliene darei, in pari tempo, la prova. Altrimenti sarebbe inutile e sciocco il parlare.

Orl. Ti ringrazio del consiglio e lo seguirò. Era il favore che m’occorreva. —

V.

Augusto, tornando a casa, pensa alle parole di Orlando:

— Chi sa che razza di donna è.... perchè se egli è degno del suo amore, e invece...., allora bisogna dire.... Eh! è una disgrazia come un’altra. Basta.... chi ci ha da fare, vi pensi.... e noi andiamo subito a casa...., se no, la Silvia non può prender sonno.... Cara Silvia.... —

La cara Silvia, invece, caso straordinario, dorme digià.... o finge dormire.

Egli si corica con tutti i riguardi per non svegliarla — poi, sta un’ora a contemplarla amorosamente, mormorando: — Come è bella! Chi sa qual sogno poetico ella gode in questo momento. Come sorride! Mi ami....? mi amerai sempre? Non farai come quelle altre che fingono d’amare.... e poi....? No.... tu non puoi ingannare chi è degno del tuo amore.... Infatti.... se si tradisce chi merita amore.... che cosa si farà ad un marito che si rende odioso.... ad un marito scellerato....? —

················

L’indomani, Orlando, Augusto e Diodato lavorano alla banca. Verso le due pomeridiane, Diodato, con un pretesto qualunque, se ne va.

Orlando si avvicina lentamente ad Augusto e gli dice:

— E tu non vai?

— Dove?

— Non segui Diodato?

— Perchè?

— Hai presente quello che t’ho detto ieri sera....?

— Sì.

— Ebbene, questo tradimento mi fa tanto orrore che io non posso tacere.

— E tu parla....

— Ma dunque, non capisci ancora....?

— Capire.... che cosa? — il povero ragazzo si fa smorto e guarda l’amico con occhi smarriti.

— Hai del coraggio.... coraggio morale?

— Credo....

— Ebbene, va all’abitazione di Diodato, appóstati in modo da non essere veduto da alcuno....; alle ore tre arriverà una carrozza.... ne uscirà una donna....

— E quella donna....? — balbetta Augusto, con voce fioca.

— Va, non perder tempo.... t’ho già detto troppo. —


Alle tre, una carrozza si fermava davanti all’abitazione di Diodato. Pochi minuti dopo, la gente s’affollava alla porta di quella casa intorno al cadavere d’un giovine signore, che s’era precipitato da una finestra, al terzo piano.

Caso stranissimo, inesplicabile — pel momento — quell’appartamento era vuoto, la sala era tutta sossopra, sedie rovesciate, porcellane infrante — si vedevano delle gocce di sangue sul tappeto, l’uscio della sola camera che avesse la finestra aperta, sulla via, era chiuso e la chiave non si trovava. Nessun inquilino aveva udito niente — e la casa non aveva portinajo.


Il giorno susseguente, un giovine si presentava al questore per fare una deposizione importante.

Era Diodato e aveva una mano fasciata.

«Egli aveva dovuto usare della forza e rinchiudere quell’energumeno in una camera per salvare una povera donna.»


Quando Maddalena seppe da Silvia quel che era avvenuto, esclamò:

— Tu sei una stupida,... e lui.... e lui....! Val proprio la pena d’ammazzarsi per così poco.... Per fortuna, gli altri hanno più buon senso, se no.... povero mondo.... e povere donne! —


Le due femmine, messo insieme il bello e il buono, partirono alla volta di Babilonia, per ingrossarvi la «grande armata» delle donne che ridono.

«Una donna è sempre onesta dove arriva per la prima volta.» — Era un aforismo di Maddalena. Quando poi questa donna sa fare la madre nobile ed ha con sè una figlia tanto valente....

Del resto, noi non ne sappiamo altro.


La misera madre d’Augusto perdette la ragione — ma la sua è una pazzia dolce. Sorride sempre e canticchia spesso:

«Bella figlia dell’amore.»

Era il motivo favorito di Augusto.


Giulio e Severina, abbandonati gli affari, si sono ritirati in un villaggio appiè delle Alpi.

Sembrano due barche di adipe. Cosa vuol dire il cuor contento! È vero che sono molto ricchi. Cominciata, sapete come, tale fortuna, s’ingrossò poi col gioco. Satolli, ora, provano che la farina del diavolo va.... in polenta. Sicuro; essi si divertono a far la parte della Provvidenza, nel villaggio. — Giulio è fabbriciere, predica il lavoro, la religione, la morale, e dice sempre: — Vedete me e mia moglie? eravamo due poveri Giobbi, ma ora, col sudore della nostra fronte, siamo quel che siamo. Imitate, ragazzi miei, imitate, e Dio benedirà i vostri sforzi come ha benedetto i nostri. —

FINE.

PS. Volevamo lasciarla nella penna, ma è così.... comica, che la lasceremo, invece, uscire:

Quell’individuo che aveva cominciato a recitare quello sproloquio funebre, nel cimitero, sulla tomba di Livi, era.... quell’imbecille!

A proposito.... se date dell’imbecille a uno che lo merita sul serio, potete star certi che se ne vendicherà sanguinosamente.


Altri Romanzi dello stesso Autore:

UN AMORE A FONDO PERSO. Un volume.

EVELINA O IL PRIMO ROMANZO D’UNA MOGLIE. Un volume.


PASSIONE MALEDETTA. Un volume elegante di 470 pagine — Edizione Brigola.

Salutato, al suo apparire, con entusiasmo, da una parte — fischiato, vilipeso, calunniato, dall’altra — questo romanzo ha avuto un successo di scandalo, al quale l’Autore non mirava certo.

Esprimere passioni, idee, aspirazioni dell’epoca nostra e della nostra società, con tutti i colori della realtà — senza palliativi, senza menzogne — ecco il suo unico scopo, ch’egli avrebbe conseguito, se, come dichiararono i suoi stessi avversarj, la Passione Maledetta è primissima ed audacissima espressione del realismo.

L’Autore non si difende, qualunque sia stato il sistema d’attacco, essendo convinto che, per chi sa leggere, il suo libro si difende da sè.

Dichiara solo altamente — ma, soltanto, alla gente di buona fede — che, ben lungi dall’essere immorale, contiene molte e preziose moralità — e qualche critico onestissimo lo provò ad esuberanza.

Circa la questione poi se la prima giovinezza possa o no leggere questo romanzo, l’Autore è d’avviso che non debba leggere nè questo nè alcun altro romanzo.

Ogni cosa a suo tempo, cominciando dal coltello, che i bambini non devono nemmeno toccare.

Sì vende in Milano dalle librerie Brigola — Galli e Omodei — Fratelli Dumolard — presso l’Agenzia del Giornale Il Sole, e, fuori, dai principali libraj

al prezzo di L. 4.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.