ATTO PRIMO.
Un salotto da celibe in casa di Maurizio Dorini. — Una porta in fondo. Una porta laterale. — Una finestra. — Alla porta in fondo, una pesante portiera a guisa di cortina.
SCENA I.
OLGHINA, DECIO, la voce di MAURIZIO.
Olghina
(entra dalla porta laterale con in capo il cappello, infilando le maniche dell'abito. Apre la finestra. Respira giocondamente.) Ah! Che bella giornata! (Tocca il bottone del campanello elettrico.)
La voce di Maurizio
Non fare complimenti, Olghina. Comanda quello che vuoi.
Olghina
Non faccio complimenti, grazie!
Decio
(entra dal fondo e si avvicina a lei.) Caffè nero? Caffè e latte? Cioccolata? Tè? Burro? Confettura?
Olghina
(timida) Del caffè e latte e del burro.
Decio
(esce.)
Olghina
(siede presso un tavolino e aspetta.)
La voce di Maurizio
Olghina, hai dimenticato i guanti.
Olghina
Portameli tu, se hai fatto il tuo bagno. Mi manderesti via senza salutarmi?
La voce di Maurizio
Decio
(ritorna. Porta e mette sul tavolino un vassoio con tutto l'occorrente.) Faccio io?
Olghina
Fate voi.
Decio
(servendo) Basta zucchero?
Olghina
Basta.
Decio
Basta latte?
Olghina
Basta.
Decio
Basta caffè?
Olghina
Basta.
Decio
(indicando) Basta pane e burro?
Olghina
Sì, basta.
Decio
Tutto a discrezione. Questi sono gli ordini che ho ricevuti.
Olghina
(cerimoniosa) Troppa cortesia!..... (Chiamando) Maurizio!
La voce di Maurizio
Amore mio!
Olghina
E tu, non pigli niente?
La voce di Maurizio
A quest'ora, mai. Sarebbe come un veleno per il mio stomaco.
Decio
(sottovoce) Fa colazione ogni giorno alle dodici precise. E alle dodici meno un minuto beve un bicchierino di aperitivo. Questa è la regola. Ah, lui è un orologio! Vi ci troverete benissimo. Tutto sta a capire le sue abitudini. Io mi ci trovo bene, perchè le ho capite. È vero che una cosa è fare il domestico e un'altra è fare... quello che fate voi. Ma siamo pagati tutti e due, e, se non lo accontentiamo...
Olghina
Io spero di accontentarlo. È così buono!
Decio
(confidenzialmente) E poi le tratta ottimamente le donne. Nessuna si è mai lamentata.
Olghina
Ne cambia spesso?
Decio
No.
Olghina
Si vede che è molto delicato.
Decio
Le tratta, vi dico, come se fossero sua moglie.
Olghina
Difatti. Stanotte mi è parso proprio che avevo un marito. Ho potuto dormire tranquillamente.
Decio
E quando ci si dorme sopra.... tutto va bene.
La voce di Maurizio
Decio! Decio! Prepara i manubri.
Decio
(da un angolo della camera, prende i manubri, li porta nel mezzo e li spolvera.)
Olghina
A che servono?
Decio
Fa la ginnastica per riscaldarsi.
SCENA II.
MAURIZIO, OLGHINA e DECIO.
Maurizio
(entra dalla porta laterale fregandosi le mani. Cava di tasca un paio di guanti e li porge a Olghina.) I tuoi guanti.
Olghina
Maurizio
Chi è che ha aperto quella finestra?
Olghina
Io.
Maurizio
(rabbrividendo) No, bambina! Non lo fare più. Dopo il bagno freddo, una finestra spalancata è la morte. Chiudi, Decio! Chiudi.
Decio
(esegue).
Olghina
Scusami. Non sapevo.
Maurizio
(cominciando le sue esercitazioni con i manubri) Mi permetti, eh?
Olghina
(bevendo l'ultimo sorso) Ti prego.
Maurizio
Ho dei brividi addosso e bisogna che affretti la reazione, altrimenti mi busco un malanno. Già, è così: se non dormo le mie otto ore di sèguito, resto sconcertato. Sbarazza, Decio.
Decio
(a Olghina) Basta zucchero? Basta caffè? Basta latte? Basta pane e burro?
Olghina
Non desidero altro. Sbarazzate.
Decio
(esegue.)
Maurizio
(a Decio che sta per uscire) Ehi! Alle dodici...
Decio
Colazione.
Maurizio
Alle dodici meno un minuto...
Decio
Aperitivo. (Via dal fondo.)
(Un silenzio.)
Maurizio
(è tutto intento alle esercitazioni ginnastiche.)
Olghina
Ne hai per un pezzo?
Maurizio
Ancora un poco. Ma tu parla pure.
Olghina
Volevo domandarti...
Maurizio
Domanda, cara.
Olghina
Sei stato contento di me?
Maurizio
Diamine! Sono io che ti ho scelta. Sono io che ti ho pregata.
Olghina
Temevo che...
Maurizio
Ma no.
Olghina
Hai detto di non aver dormito abbastanza.
Maurizio
Su questo, ci accomoderemo.
Olghina
Certo.
Maurizio
La cosa che m'impensierisce un pochino è un'altra.
Olghina
Dimmela subito.
Maurizio
Noi non ci vediamo che tre volte la settimana...
Olghina
L'hai voluto tu.
Maurizio
E così dev'essere. Per chi tocca la quarantina... la salute prima di tutto.
Olghina
E dunque?
Maurizio
Ma quando tu non sei occupata con me, probabilmente... non starai in ozio.
Olghina
Sei geloso?
Maurizio
Neanche per sogno. Senonchè, io vorrei sapere chi è... il mio collega. Con certe cose, non si scherza.
Olghina
Quando avrò la proposta di qualche altro, te ne informerò. E se egli non ti garba, non ne farò niente.
Maurizio
Questo significa essere una ragazza a modo.
Olghina
Ma se è di tuo gusto, io concludo.
Maurizio
Perfettamente!
Olghina
Però... pensavo...
Maurizio
Tu pensavi? È un bel fenomeno!
Olghina
Mettiamo che sarete in due.
Maurizio
Mettiamo che saremo in due.
Olghina
Potrà darsi il caso che io....
Maurizio
Che tu?...
Olghina
(con reticenza) Lo dicono tutti che somiglio a mia madre quando era giovane!
Maurizio
Brava!
Olghina
Mia madre, alla mia età,... cominciò a far figliuoli.
Maurizio
(lasciando d'un colpo i manubri, che cascano rumorosamente) Eh?!
Olghina
Se ne faccio uno io, chi sarà il padre?
Maurizio
Nessuno!
Olghina
Come nessuno?!
Maurizio
Ma che idee malinconiche adesso ti passano per la mente? Mi sentivo meglio, ed ecco che il sangue mi è affluito alla testa. Avrò l'emicrania tutta la giornata.
Olghina
No, non temere. Io non sarei una di quelle che, col pretesto dei bimbi, si aggrappano agli uomini e diventano un empiastro. Non te ne darei mai dei fastidi.
(Pausa.)
Maurizio
(preoccupato) Non è questione di fastidi. (Mettendo a posto i manubri) Ciò che hai detto, bambina mia, è più serio che tu non creda, perchè, in sostanza, se quel caso si desse, non ci sarebbe nemmeno da seguire... l'impulso della propria coscienza! La paternità è un fatto così elastico, così indeterminabile!... Come diavolo si potrebbe appurare la verità?
Olghina
Appunto. Hai ragione tu... Nessuno sarebbe il padre.
Maurizio
Senti: visto che ci sono di queste probabilità, lasciamo andare. Meglio non vederci più.
Olghina
Sei cattivo!
Maurizio
Se fossi cattivo, farei il comodo mio! Invece, no. Io mi conosco. Con un tale pensiero nella testa, io non vivrei più in pace. Ne piglierei una malattia. Senza dire poi che diventerei... inabile a qualunque pratica galante! No no! Non ci dobbiamo più vedere.
Olghina
Io mi ci sono affezionata a te.
Maurizio
Di già?!
Olghina
Maurizio
Hai l'affetto galoppante!
Olghina
E non voglio finirla. Tu mi tratti bene. Mi tratti come una signora.... come una moglie... Sei contento di me.... E piuttosto che finirla, preferisco di non prendere nessun altro.
Maurizio
Io ti ringrazio del gentile pensiero, ma con questo non si rimedia che in parte.
Olghina
Al resto provvedo io.
Maurizio
(con bontà) A che cosa vuoi provvedere, tu?
Olghina
(dopo un istante di riflessione, con un po' di tristezza, decide) Allora... te lo prometto: cercherò... di non fare come mia madre.
Maurizio
Ora sì che possiamo intenderci. Sei veramente una ragazza garbata. Qui, qui, un bacetto, e a rivederci.
Olghina
(gli dà un bacio.) A domani sera?
Maurizio
A domani sera, carina.
Olghina
(esce dal fondo.)
Maurizio
(toccandosi le tempie) Ahi, ahi, ahi! L'emicrania!... Un poco di riposo mi gioverà. (Si stende sopra il canapè.)
SCENA III.
MAURIZIO, DECIO, DONNA CLAUDIA.
Decio
(entra lemme lemme con la sua aria stupida.)
Maurizio
Non disturbarmi, Decio. Ho l'emicrania. Finchè non viene il marchese di Montefranco, lasciami riposare.
Decio
Non posso. Di là, ce n'è un'altra.
Maurizio
Ce n'è un'altra!?
Decio
Un'altra donna. Per un punto non si sono incontrate tutte e due!
Maurizio
E chi è?
Decio
Non ha voluto dire il suo nome. Io intendevo di rimandarla, perchè sapevo che.... essendoci stata quella lì... non c'era più speranza... di niente. Ma ha insistito.
Maurizio
Che aspetto ha?
Decio
Buono.
Maurizio
Che vuol dire buono?
Decio
Maurizio
Una cocotte?
Decio
(filosoficamente) Chi lo sa! Le cocottes dalle signore io non le ho mai saputo distinguere.
Maurizio
Giacchè ti sei preso l'incarico di annunziarla, la devo ricevere per forza. Falla passare.
Decio
(via.)
Maurizio
(tra sè) Santo cielo! Chi è che viene a seccarmi a quest'ora?
Claudia
(entra dal fondo.)
Maurizio
(scatta in piedi in un sussulto di meraviglia.) Voi, marchesa!
Claudia
Vi sembra strano che io vi faccia una visita?
Maurizio
(confuso) Non lo nego... Mi sembra stranissimo... Io non ho mai sperato d'avere questo onore... E poi... alle undici del mattino... Non so... Non intendo... E vi chiedo perdono, marchesa... della mia... delle mie... dei miei...
Claudia
Dei vostri?...
Maurizio
No:... del mio imbarazzo, ecco. Accomodatevi, vi prego. Accomodatevi... Io sono mortificato di dovervi ricevere in questo disordine, in questo piccolo salotto... Se l'avessi saputo...
Claudia
L'avreste fatto ingrandire?
Maurizio
Sì!... cioè... forse... Scusatemi, marchesa, io sono emozionato!
Claudia
Ma non c'è di che. Calmatevi. Prendete fiato.
Maurizio
Non vi è accaduto nulla di grave?
Claudia
Nulla, nulla. Non vedete che sono sorridente?
Maurizio
Lo vedo. Siete molto sorridente. E allora... io non mi spiego la vostra... preziosa... inaspettata... inverosimile presenza in casa mia. Certo, io sono un vostro antico e devoto servo, sono l'amico più intimo di vostro marito, ma sono anche...
Claudia
Uno scapolo.
Maurizio
Uno scapolo. È la verità.
Claudia
E una signora che alle undici del mattino bussa alla porta di uno scapolo è una signora... Aiutatemi a dire...
Maurizio
Dite, dite voi.
Claudia
È una signora... piuttosto bizzarra.
Maurizio
E piuttosto imprudente, mi permetterei di aggiungere.
Claudia
Aggiungete senza cerimonie.
Maurizio
Imprudente, intendiamoci, dal punto di vista delle convenienze sociali. La marchesa di Montefranco è tale donna da costringere al rispetto i più audaci; e io sono tale uomo da rispettare...
Claudia
... anche le signore che vengono a vedervi alle undici del mattino?
Maurizio
Marchesa... una donna come voi è rispettabile a tutte le ore!
Claudia
Resta a sapere se a tutte le ore è rispettoso un uomo come voi.
Maurizio
Certamente.
Claudia
Mi fa piacere di apprenderlo. E poichè avete di me e di voi questa magnifica opinione, io ne profitto e vi chiedo un po' di ospitalità. (Siede.)
Maurizio
(sempre più confuso) Voi, marchesa di Montefranco, chiedete ospitalità a questo misero mortale?
Claudia
Vorreste... indorare la pillola della paura.
Maurizio
Io non indoro niente.
Claudia
Ma che avete paura si vede ad occhio nudo.
Maurizio
Tutt'altro! Soltanto, io supplico la vostra cortesia di non tacermi più oltre il motivo per cui vi degnate di chiedermi ospitalità.
Claudia
Se io fossi nei vostri panni, la concederei sùbito e illimitatamente. (Con grazia umoristica) È vero che voi siete rispettoso e io sono rispettabile; ma la rispettabilità d'una donna non è che un pallone di carta. Un vento lo dirige di là, un altro lo dirige di qua... Poi, a un tratto, si brucia in aria o si sgonfia e... cade dove meno lo credete.
Maurizio
(sudando freddo e impappinandosi) Marchesa!...
Claudia
Dio buono, non vi turbate di nuovo. Vi pare forse che la caduta sia imminente?
Maurizio
Marchesa!...
Claudia
Parola d'onore, se tutti i mariti avessero degli amici intimi come voi, le povere mogli mi farebbero pietà! Ma rassicuratevi. Il pallone di carta è ancora gonfio. È ancora su. Non sono qui per offrirvi la mia mano... sinistra.
Maurizio
Ne ho la profonda convinzione.
Claudia
Io sono qui, a quest'ora, esclusivamente perchè so che a quest'ora, di solito, ci viene mio marito.
Maurizio
E appunto perciò mi par di essere sui carboni ardenti. È indiscutibile che se egli vi trova in casa mia, sarà un fatto orribile! Io non saprò come regolarmi, non saprò come salvarvi....
Claudia
Siete d'una inesperienza commovente! Quando verrà lui, io mi nasconderò. Si capisce.
Maurizio
Vi nasconderete?!
Claudia
E ascolterò, dalla prima all'ultima parola, la vostra conversazione.
Maurizio
(cominciando a raccapezzarsi) Ah!... Questo è il vostro progetto?
Claudia
Voi siete il confidente di mio marito. Egli è con voi come con un fratello. Vi racconta tutto. Vi fa i suoi sfoghi. Vi rivela quel che pensa, quel che sente, quel che desidera, quel che vuole, quel che gli passa pel capo anche fugacemente, quel che per la pigrizia della sua coscienza non rivelerebbe forse neppure a sè stesso; ed io, nascondendomi dietro un uscio di casa vostra quando egli è qui, apprenderò tutto ciò che non potrei apprendere altrimenti. Nè più, nè meno. Che ve ne pare?
Maurizio
Un agguato!
Claudia
Un po' di fotografia istantanea che una moglie applica al cervello di suo marito. Il congegno è nuovo, semplice, carino, e di successo sicuro.
Maurizio
Ci vorrebbe poco a guastarlo, per altro.
Claudia
Lo so. Basterebbe che avvertiste in tempo il vostro amico, dicendogli: «Attento che tua moglie è qui; è dietro quell'uscio, ti ascolta...» Ma voi non glielo direte.
Maurizio
Io glielo dirò!
Claudia
E avrete poi il modo di provare positivamente che la mia venuta in casa vostra non sia stata un'imprudenza di amante? La vostra denunzia parrebbe un espediente trovato con soverchia furberia per iscansare l'eventuale pericolo della scoperta; e ogni sforzo per dimostrargli la verità parrebbe, viceversa, artificio e menzogna. Voi compromettereste me, io comprometterei voi, e tutt'e due comprometteremmo lui. E vi avverto che ci metterei tutta la mia buona volontà a compromettervi per vendicarmi della vostra denunzia.
Maurizio
Sicchè?
Claudia
O passare per il mio amante senza esserlo e subire tutte le conseguenze della compromissione, o rassegnarvi, almeno per una volta, a essere più amico mio che di mio marito.
Maurizio
O la borsa o la vita?!
Claudia
Precisamente.
Maurizio
Ma passare per il vostro amante... senza nemmeno esserlo, sarebbe d'una gravità eccezionale!
Claudia
Pettegolezzi, responsabilità, duelli, processi! E, per giunta, una figura alquanto odiosa al cospetto della società...
Maurizio
Alquanto ridicola al cospetto mio!
Claudia
Scegliete.
Maurizio
Sarò il vostro complice, marchesa!
Claudia
Maurizio
(tentando ancora di cavarsi d'impaccio) Credo, nondimeno, che la mia complicità non approderà a niente. La vostra fantasia di moglie diffidente immagina chi sa quali conversazioni sovversive fra me e lui. Sì, di tanto in tanto, è possibile che egli mi faccia delle confidenze, che mi chieda o mi dia dei consigli, che mi apra l'animo suo; ma dai nostri colloqui non vengono mai fuori rivelazioni o indizi di cui voi, che avete molto spirito e poche rosee illusioni, vi potreste meravigliare o dolere. D'altronde, stamane egli potrebbe parlarmi di cavalli, di automobili, dei sospetti che desta al baccarat la vena di Mario Gorlini; potrebbe parlarmi, non so, di tutto, fuorchè di ciò che v'interessa, fuorchè di ciò che è oggetto dei vostri dubbi: e in tal caso io avrei tradito l'amicizia senza neanche la soddisfazione d'avervi reso un servigio. Via, marchesa, rinunziate.
Claudia
Mio carissimo amico di mio marito, se i miei calcoli non sono sbagliati, egli, stamane, non vi parlerà nè di cavalli, nè di automobili, nè di baccarat. Vedrete. L'uomo più scaltro è sempre un po' un fantoccio nelle mani d'una donna, sia pur essa la più ingenua. Io non sono ingenua, e mio marito non è scaltro. È convinto di esserlo, ma non lo è. Confondere lo scetticismo con la scaltrezza è un errore. Io ho dato la corda al mio fantoccio, e, per oggi, egli non vi parlerà di cose futili. Del resto, gliel'ho data senza nessuna maligna premeditazione. Ho compiuto, anzi, un mio dovere, annunziandogli un fatto molto serio e, per me, anche molto bello! Il suo contegno mi ha paralizzata. Ho sentito il bisogno di conoscere tutto il suo pensiero. Ne ho sentito il diritto. Tra breve, lo conoscerò. E non c'è altro.
Maurizio
Tutto questo, marchesa, è d'una solennità che m'impensierisce, che mi sconvolge.
Claudia
Io vi assicuro, mio buon Maurizio, che, mentre vi parlo, nessuna donna è più felice di me.
Maurizio
Io parteciperei volentieri alla vostra felicità se mi fosse consentito di non trovarmi qui, vicino a voi.
Claudia
Credete dunque proprio che stia per cascare il mondo?
Maurizio
Il mondo, no; ma una tegola sul mio capo, sì. Io ne ho il presentimento.
Claudia
(alzandosi) Guardatemi in faccia e avrete invece il presentimento più lieto che si possa avere.
Maurizio
Ma è permesso almeno di saper la ragione della vostra insuperabile felicità?
Claudia
(con gli occhi pieni di luce) Una ragione grande grande grande!
Maurizio
Che non volete dirmi?
Claudia
Ve la dirà lui, non dubitate.
Maurizio
(sobbalzando) A proposito!... Egli può capitarci addosso da un momento all'altro. Entra, spesso, senza farsi annunziare. Per carità, marchesa, non ci lasciamo sorprendere! Avete definitivamente deciso di aspettarlo?
Claudia
Ne dubitate ancora?
Maurizio
Ebbene, se siete irremovibile, nascondetevi subito, e che Dio mi protegga!
Claudia
... Dove mi nasconderò?
Maurizio
(indicando l'uscio laterale) Qui, qui...
Claudia
(prima di aprire, maliziosamente) Che camera è questa?
Maurizio
(imbarazzatissimo) Marchesa, è la mia camera... da letto. Ne sono dolente, ma è così. È la sola che sia attigua al mio salotto.
Claudia
Meglio! È la camera più compromettente. Ciò mi garantisce la vostra complicità. (Apre. Guarda.) Camera da letto, per due?
Maurizio
Io... di notte... ho l'abitudine di...
Claudia
Di raddoppiarvi?
Maurizio
Claudia
Meraviglioso!
Maurizio
Mah!
Claudia
(uscendo) Vi raccomando, Maurizio. Lasciatelo parlare.
Maurizio
Io ne piglio una malattia!
Claudia
(chiude.)
SCENA IV.
MAURIZIO, DECIO, indi ALFREDO.
Maurizio
(in grande orgasmo, tocca, due, tre, quattro volte urgentemente, il bottone del campanello elettrico.)
Decio
(entrando, assume il suo aspetto di servo esperto.)
Maurizio
Decio..., la signora di poco fa se n'è andata.
Decio
Diciamo così, la seconda signora.
Maurizio
La seconda signora.
Decio
Io, non l'ho vista uscire.
Maurizio
Perchè sei uno stordito. (Martellando le parole) Se ne è andata!
Decio
(ride) Eh eh eh!
Maurizio
Non ridere quando ti do degli ordini.
Decio
Se ne è andata.
Maurizio
Se viene il marchese di Montefranco, può entrare liberamente come al solito.
Decio
Il marchese è venuto un minuto fa.
Maurizio
(spaventato) Santi numi! E che gli hai detto?
Decio
L'ho pregato di aspettare un momento.
Maurizio
Non gli hai detto altro?
Decio
Non una parola di più. Conosco i miei doveri.
Maurizio
Va! Presto! Chiamalo! Presto, Decio! Muoviti! Muoviti!
Decio
(esce correndo.)
Maurizio
Io ne piglio una malattia!
Alfredo
(entrando) Come?!... Sei solo?
Maurizio
O perchè non dovrei essere solo?
Alfredo
Il tuo servo mi ha fatto aspettare.
Maurizio
Ti domando mille scuse. È stato un equivoco.
Alfredo
Egli aveva una certa faccia!
Maurizio
(accalorandosi) Ma che faccia si è permesso di avere quell'animale!?
Alfredo
La faccia del servo di un padrone che è in buona compagnia.
Maurizio
Io mi meraviglio di te che stai a guardare la faccia del mio servo! Quell'uomo è un bugiardo.
Alfredo
Maurizio
È un bugiardo sopra tutto quando tace. Io non ero nè in buona nè in cattiva compagnia. E ti prego di credermi. Domando e dico: perchè non dovrei essere solo?
Alfredo
Ma finiscila. Avevo creduto che non ti fossi ancora liberato dalla piccola Olga.
Maurizio
(rasserenandosi) Ah! Dalla piccola Olga?... Difatti...
Alfredo
Ma guarda che gesuita! Ci scommetto che per non farmela incontrare l'hai mandata via, alla chetichella, per la porta di servizio!
Maurizio
È probabile.
Alfredo
Come se io poi non fossi al corrente di tutto! Era... il primo turno del nuovo abbonamento. Lunedì, mercoledì e venerdì. Oh! Hai fatto un buon contratto. Olghina è un'oca, ma ha delle attrattive. Poco sfruttata, salute eccellente...
Maurizio
Ottima salute, questo sì.
Alfredo
Ieri sera mi fece ridere tanto Elvira Melfi, con cui Olghina si era consigliata. Già, il salotto della Melfi, è diventato divertentissimo: una specie di Borsa in cui...
Maurizio
(dando un'occhiata alla porta a destra e interrompendo vivamente) Hai visto il risultato della gara Parigi-Vienna? Il trionfo delle Mercedes! Ma le Panhard si sono battute bene! Io, per me, sono sempre per le Panhard. È vero che non possederò mai un'automobile, perchè l'automobile è decisamente il meno igienico dei veicoli. Chi ci sta dentro non ha come respirare. Chi non ci sta dentro ne è investito. L'uno crepa d'asfissia, l'altro si rompe la nuca, quando non se la rompono l'uno e l'altro. Tutto ciò non è igienico... Ma non importa. Io sono per le Panhard. Se mi si condanna ad andare in un'automobile, io vado in una Panhard. È inutile! La sento così. Le corse non provano niente. Mi dirai: la velocità. Per conto mio, potrei rispondere: io della velocità me ne impipo. Ma comprendo che i miei gusti non fanno legge! E neppure l'igiene fa legge! La migliore igiene, del resto, è quella di scomodarsi il meno possibile. La questione della velocità è ritenuta di primaria importanza? Ebbene, ragioniamone un po'!...
Alfredo
Ma che diamine hai con le automobili?
Maurizio
No, volevo assodare che...
Alfredo
Mi sembri uno scimunito, stamane. Il nuovo abbonamento ti ha dato alla testa. Si vede che invecchi. Lascia stare le automobili, e dammi retta perchè ho da parlarti di cose molto... stabili.
Maurizio
(paurosamente) Parla, parla.
Alfredo
Dunque...
Maurizio
Scusa però una breve sospensiva per soddisfare una curiosità. Com'è andata ieri sera la partita? Che giuoco ha fatto quel buon Gorlini? Bada che io sono uno di quelli che lo manderebbero diritto in Corte d'Assise. Mi dirai: la fortuna! Nix! Altro che fortuna! S'intende che avrà guadagnato anche iersera, e tu sarai stato una delle vittime...
Alfredo
Ma no, ma no, non ci stetti ieri sera al club. Fui sequestrato dalla Melfi, e capirai...
Maurizio
(sùbito, levando la voce) Io sono uno di quelli che lo manderebbero diritto in Corte d'Assise. Abbi pazienza: come mi spieghi...
Alfredo
(interrompendo) Vuoi sentire sì o no ciò che ho da dirti?
Maurizio
Sono qui per ascoltarti!
Alfredo
E cerca di essere chiaroveggente come eri prima di fare il nuovo contratto, perchè è probabile che tu debba un po' aiutarmi. (Siede.)
Maurizio
(perplesso) Figùrati! A tua disposizione. (Siede anche lui.)
Alfredo
Mio caro Maurizio, io sono un grand'uomo.
Maurizio
Questa è una buona notizia.
Alfredo
Ieri, io avevo dei debiti... molti debiti... E oggi...
Maurizio
Non ne hai più?!
Alfredo
Ne ho sempre. Ma posso farne degli altri.
Maurizio
Non mi pare eccessivamente facile!
Alfredo
Ti parrà facilissimo quando saprai che sono riuscito a far la pace con mio zio.
Maurizio
Perbacco! È un miracolo! E come è accaduto ciò? Come hai potuto calmare il suo sdegno annoso? Aveva giurato di non darti quartiere. Ti aveva diseredato così cordialmente! Aveva testato in favore di cinque ospedali.
Alfredo
Gli ospedali, amico mio, sono spacciati!
Maurizio
(levando sempre più la voce) Immagino la contentezza di tua moglie!
Alfredo
Claudia non ne sa ancora nulla. La pace è stata fatta mezz'ora fa, e, uscendo di casa, non le ho voluto comunicare il mio disegno. Oh! Un disegno estemporaneo! Un momento di genio!
Maurizio
(titubante) Le farai... una bella sorpresa!
Alfredo
E sarà per lei una ragione di legittima fierezza, perchè bada che, in fondo, questo miracolo è proprio a lei che lo devo.
Maurizio
(interroga con gli sguardi.)
Alfredo
Non indovini?
Maurizio
Alfredo
Claudia mi ha regalato un figlio.
Maurizio
All'impensata?!
Alfredo
Repentinamente!
Maurizio
Aspetta... Tu mi fai ammattire... Repentinamente ti è venuto fuori un figlio?
Alfredo
Non è ancora venuto fuori. Ma verrà. Questa mattina ne ho avuto da lei il preannunzio ufficiale.
Maurizio
(ricordandosi delle parole di Claudia) Ah, ecco! Ora intendo tutto!... O, meglio,.... non intendo quasi nulla. Tua moglie ti fa un figlio e tu fai la pace con tuo zio?
Alfredo
Sei ottuso. Non era solamente per la mia vitaccia che lo zio mi aveva abbandonato. Che cosa lo avea reso addirittura implacabile? La sterilità di mia moglie... o la mia: quella della nostra unione, insomma. Avere un pronipotino era stato il suo sogno, e, dopo le mie prime scapataggini di marito, era stata la sua formale imposizione. Gli premeva pure che la stirpe continuasse, capisci! Lo desiderava maschio, naturalmente, il continuatore; ma, transigendo, si sarebbe accontentato anche d'una femmina. Lui me lo aveva detto a chiare note: «Se avrai un bambino, io ti perdonerò senza restrizioni; se avrai una bambina, io ti perdonerò... a metà.» Era evidente che il perdono, tradotto in cifre, sarebbe stato un amabile accomodamento finanziario durante la sua vita e avrebbe assicurato per lo meno l'eredità alla prole e l'usufrutto a me. Come vedi, mio zio aveva avuto un modo molto pratico d'incoraggiare la fecondità. E ti accerto che mi bastava di pensare alla sua promessa per sentirmi...
Maurizio
Non dire sciocchezze se vuoi che ti ascolti.
Alfredo
Hai torto di chiamarle sciocchezze. Mio zio, con la sua imposizione, aveva mostrato di essere un psicologo e un fisiologo di prim'ordine. Egli aveva compreso bene che la sua promessa m'avrebbe fatto finalmente amare mia moglie.
Maurizio
(ostentando, a voce altissima, un tono di convincimento) Ma se l'hai sempre amata tua moglie! Senza averne l'aria, non hai amata che lei. Non ti sei innamorato che di lei!
Alfredo
Va là che non è vero!
Maurizio
(riscaldandosi come per suggestionarlo) Io ti garantisco che, in qualche momento di espansione sincera, in qualche momento di franchezza, tu me l'hai confidato.
Alfredo
Mai, mai, mai! Non ti ho mai detto una corbelleria simile! Del resto, questo è un dettaglio che non ha importanza. La verità è che il mio amore fu, per così dire, fiato sprecato, e la seconda luna di miele non fu più produttiva della prima. Mi scoraggiai. Mi rassegnai. Io e lei, di comune accordo,... tacemmo. E mia moglie mi pareva così abituata... al silenzio che quando poi, dopo aver compiuta una certa cura di bagni, mi ritornò in casa con delle velleità affettuose e fece sorgere la terza luna di miele, io non potetti a meno di sospettare di lei e di manifestare a te, come a un fratello, i miei dubbi.
Maurizio
(vivissimamente) Io non mi ricordo di nulla, e non te ne ricordi neanche tu!
Alfredo
Ma io me ne ricordo perfettamente, ed è per questo che mi do la pena di raccontarti i fatti miei. In uno di quei tali momenti di franchezza, in uno di quei tali momenti di espansione che pocanzi mi citavi a casaccio, io ti dissi di sospettare che il non breve soggiorno balneare avesse fatto decidere Claudia a dare il gran passo. Mi pento ora dello sfogo; ma tant'è, te lo feci; e non c'è nulla di strano che io mi sia aperto con te, che sei la sola persona innanzi alla quale non mi sono mai messa la maschera. Tu potresti attestare d'altronde che nel dubbio, o nella quasi certezza, ero giusto verso di lei. La trovavo colpevole? No. Le movevo rimprovero? No. Anche perchè poi se lei non cominciava ad essermi infedele che dopo dieci anni di costante infedeltà mia, me l'ero cavata bene!
Maurizio
(torcendosi sulla sedia) Alfredo! Alfredo! Ti prego!...
Alfredo
Io vorrei sapere come ti vengono oggi queste smanie da puritano!
Maurizio
Anzitutto, io non sono mai stato un pervertito!...
Alfredo
Questo è vero, ma per misura igienica!
Maurizio
E poi, puritano o no, non ti permetto di parlare con tanta leggerezza di tua moglie! E tengo a dichiararti che io come io (con accento vibrato, affinchè Claudia oda bene) ho sempre ritenuto che ella fosse insospettabile e invulnerabile!
Alfredo
Di' la verità: le hai fatto la corte e ti ha detto di no.
Maurizio
Ti proibisco di continuare su questo tono!
Alfredo
(celiando) Se ti scaldi così, c'è quasi quasi da pensare che....
Maurizio
Sei fastidioso!
Alfredo
Evvia! Rammollito! So quali riguardi hai per quella donna; e te ne ringrazio.
Maurizio
Ma devi convenire con me che il tuo sospetto era campato in aria.
Alfredo
Campato in aria, no! Quando una moglie, che abbia da un pezzo esonerato suo marito da certi doveri, ricomincia un bel giorno a coltivarlo, la faccenda può non esser liscia. Tanto più che la contemporaneità del marito e dell'amante non guasta nemmeno la poesia d'un convincimento, in cui s'incontrano tutte le donne. Il loro convincimento è che, se ci sono delle... conseguenze, queste son sempre dovute all'amante. Al marito, mai! Una illusione di più! Ma intanto il brutto è che il povero marito è costretto a subire dei ritorni intempestivi per far piacere a quell'altro. Questo, per esempio, è immorale! Io non l'ammetto. Ed ecco perchè, impensierito del ritorno di mia moglie, mi proposi di sincerarmi. In fin dei conti, c'era o non c'era l'amante? E se c'era, chi era?
Maurizio
(sbigottito) Ma perchè le dici a me queste cose?
Alfredo
Per concludere che ho avuto torto marcio di sospettare per confessarlo a te, cui ebbi la debolezza di esprimere i miei dubbi e nel cui animo essi avevano potuto lasciare un qualche verme roditore.
Maurizio
Alfredo
E sai com'è che, oramai, sono certo di avere avuto torto?
Maurizio
Dimmelo.
Alfredo
Da più d'un mese io faccio pedinare mia moglie.
Maurizio
(spalanca gli occhi) Benissimo!
Alfredo
Quel degno personaggio di Filippo, che mi è devoto... perchè gli debbo dei quattrini, la segue scrupolosamente, e giorno per giorno mi riferisce a che ora esce, dove va, quello che fa....
Maurizio
(cercando di celare il suo turbamento) Benissimo!
Alfredo
E sino a ieri, neanche la più lieve traccia d'un amante. Modiste, sarte, medici, delle visite innocue, delle passeggiate...
Maurizio
Sino a ieri?...
Alfredo
Ma giacchè un mese d'indagini basta e ne avanza, stasera ordinerò al mio fido esploratore di smettere l'inutile spionaggio....
Maurizio
(stentando a mostrarsi calmo) Dopo che t'avrà fatto l'ultimo resoconto, beninteso....
Alfredo
E siccome sarà non meno insignificante degli altri....
Maurizio
(allibito) Naturale!
Alfredo
... io potrò vantarmi domani, mio caro Maurizio, di essere completamente padre!
Maurizio
Che gioia!
Alfredo
Una gioia immensa! Quando stamane mia moglie, tutta commossa e timida, mi ha data l'inattesa notizia, io, non te lo nego, sono rimasto un po' male. Non accade spesso di mettere al mondo il primo figlio dopo dieci anni di matrimonio. Ma appena l'immagine di mio zio, cioè di due milioni, è apparsa dinanzi a me, l'orizzonte si è rischiarato, e la maternità di mia moglie mi è sembrata una delle opere più grandiose compiute dalla moderna civiltà!
Maurizio
E adesso che ci dovrei fare io in tutto questo idillio?
Alfredo
Tu, col tuo tatto, col tuo garbo, dovrai affrettare gli avvenimenti.
Maurizio
Quali?!
Alfredo
Mio zio si è lamentato della tua lunga assenza. Ha domandato di te con tenerezza.
Maurizio
Troppo buono, tuo zio!
Alfredo
E quindi tu andrai da lui col pretesto di congratularti della pace fatta. Gli parlerai di me diffusamente. Gli dirai che io mi son trasformato, che sono diventato un marito esemplare, un padre impareggiabile....
Maurizio
Prima che sia nato il figlio?!
Alfredo
Ma sì. Il buon padre si distingue anche prima che il figlio nasca. Si vede subito. Tu lo hai già visto in me. E con l'aiuto della tua perorazione io indurrò mio zio, il quale non ha che settant'anni, a una emissione finanziaria provvisoria, per cui, al postutto, egli avrà il vantaggio di potersi godere la sua longevità... senza che alcuno glie ne serbi rancore. Ti va?
Maurizio
Non mi va molto; ma tu lo hai stabilito, e così sia. Saranno menzogne dell'altro mondo!
Alfredo
Non c'è che la menzogna per fare un po' di bene all'umanità. (Alzandosi) E con questa profonda sentenza filosofica, me ne vado. Vieni a colazione con me?
Maurizio
(sogguardando l'uscio a destra) No!... No!... A colazione con te, non posso....
Alfredo
E allora ti saluto. Mia moglie mi aspetta, e io voglio essere gentilissimo con lei; pieno di delicatezze, pieno di pensieri carini....
Maurizio
Va, va. Se ti aspetta, non ritardare.
Alfredo
Ma perchè non vieni? Un po' di platea mi piacerebbe tanto! Fammi questo favore.
Maurizio
T'ho detto che non è possibile. Anzitutto, non mi sento bene. Ho un peso alla testa... un altro al cuore... un altro allo stomaco....
Alfredo
Difatti, sei pallido.
Maurizio
(con subitanea preoccupazione) Sono pallido?!
Alfredo
Sì, abbastanza. Cerca di non ammalarti proprio oggi. Più tardi devi andare da lui. E stasera, poi, a pranzo con me tutt'e due. E senza fallo! (Quasi spingendolo verso la porta a destra) Mettiti un pochino a letto, ora.
Maurizio
(più che mai allarmato) No! A letto, no! Che esagerazione!
Alfredo
Ma cura la tua salute, perdinci! Tu non ti curi come dovresti. E grazie, eh?... Grazie anticipate! (Gli stringe la mano.)
Maurizio
Carissimo Alfredo!
Alfredo
(s'avvia per uscire; giunge all'uscio; indi, a un tratto, si volta) Ti senti meglio?
Maurizio
Meglio, meglio! Sta tranquillo, mi sento meglio!
Alfredo
SCENA V.
MAURIZIO e CLAUDIA.
Maurizio
(ansiosamente va alla porta in fondo per assicurarsi che Alfredo sia partito; quindi corre alla porta laterale, come per chiamare Claudia.)
Claudia
(senza aspettare che egli la chiami, entra. Viso calmo, d'una calma disdegnosa, fatta di profondo disgusto e di fierezza. Il sarcasmo acre è sulle sue labbra atteggiate a un sorriso amaro.)
Maurizio
(agitatissimo e disfatto) Avete udito!?
Claudia
Ero qui per questo.
Maurizio
La persona da cui vi ha fatta seguire gli dirà certamente che siete venuta da me.
Claudia
Maurizio
Tutto sommato, sarà meglio che glielo dica subito io stesso.
Claudia
Non sarà nè meglio nè peggio, perchè risulterà chiaro che voi glielo avrete detto, in mancanza di altri espedienti, dopo di avere appreso che io sono stata pedinata anche stamane.
Maurizio
E allora?... Che cosa facciamo?... In che modo ci salveremo?...
Claudia
Cioè: in che modo vi salverete? Quanto a me, non sento punto la necessità di salvarmi. E non sarebbe neppure possibile il salvataggio. Per mio marito, con o senza di voi, io sono già una donna che ha un amante. Spero che la vostra perspicacia vi abbia permesso di comprendere ch'egli mi crede la più furba delle adultere e che, dal momento che io gli rendo il servigio di fornirgli il bamboccio per cui suo zio gli riapre le braccia e la borsa, egli vuole perfino evitare il fastidio di sapere da che parte gli venga la fortuna. Chi si deve salvare, dunque, siete voi, non sono io.
Maurizio
Donna Claudia, io lo avevo presentito che un grosso guaio sarebbe accaduto!
Claudia
(sempre fredda, con una punta di grazioso umorismo) Vi dispiacerebbe proprio molto di passare per il mio amante?
Maurizio
Voi avete il coraggio di burlarvi di me quando io mi sento morire...
Claudia
Rispondete, intanto.
Maurizio
Al cospetto di vostro marito, certo che mi dispiacerebbe!
Claudia
E al cospetto degli altri, no?
Maurizio
Al cospetto degli altri me ne vergognerei!
Claudia
Grazie del complimento!
Maurizio
Ma no! Voi fraintendete.... Io ne avrei vergogna e ne sarei orgoglioso.... (Con incosciente entusiasmo) Voi siete una donna per la quale un uomo.... Basta, non divaghiamo, ve ne prego.... Datemi almeno un consiglio.... Aiutatemi.... Non mi lasciate solo in questa terribile situazione....
Claudia
Mio buon Maurizio, io sono diventata un po' egoista. Ho saputo ciò che desideravo di sapere. Ho saputo che mio marito è molto più vile, è molto più volgare, è molto più spregevole di quanto m'era parso sinora. Io vi sono riconoscente della vostra cortese condiscendenza e di tutto quanto, nel colloquio con lui, avete rivelato di veramente gentile per me. Ma non contate sul mio aiuto, e, per quel che può riguardare la mia esistenza, non abbiate nè scrupoli, nè paure. Io mi preparo a vivere della mia felicità, d'una felicità che è soltanto mia, sempre più distaccata da lui — lo spero — , sempre più attaccata al grande bene che finalmente ho ottenuto da me stessa! Io non so, ora, con precisione, che cosa avverrà; ma so che, dato il vostro temperamento, io vi ho procurata qualche noia.... Perdonatemi. E, non ostante il mio egoismo, permettete che da oggi in poi io vi chiami: amico. Volete darmi assai cordialmente la vostra mano?
Maurizio
(un po' commosso) Marchesa.... (Le porge la mano.)
Claudia
(gliela stringe con effusione.)
Maurizio
Siete... una santa donna!
Claudia
Santa, è troppo. Sono una donna... che è madre! A rivederci.
Maurizio
A rivederci.
SCENA VI.
DECIO, MAURIZIO, CLAUDIA.
Decio
(entra difilato portando un vassoio con una bottiglia e un bicchierino) Aperitivo! (Vedendo Claudia) Oh!?
Maurizio
Idiota!
Decio
Mi avevate ordinato di credere che la signora non c'era più.
Maurizio
(con forza) E ve l'ordino ancora!
Decio
Posso annunziare che la colazione è pronta?
Claudia
(sorridendo) Potete.
Decio
Pronta... per uno. (Serio e dignitoso, sogguardando Claudia, attraversa la camera e poggia il vassoio sul tavolino.)
Maurizio
(pianissimo e rapidamente a Claudia) Adesso, è necessario che io vi tratti come una cocotte.
Claudia
(con un moto istintivo di sorpresa) Cosa?
Maurizio
State accorta! Bisogna far deviare la curiosità di questo imbecille. La sua testimonianza potrebbe toglierci ogni speranza di salvezza! (Autorevolmente a Decio, che sta per svignarsela) Restate lì, voi! Tenete su quella portiera.
Decio
(fermandosi presso la porta in fondo, mantiene sollevata la portiera in un immobile atteggiamento furbesco.)
Claudia
(lentamente, si avvia per uscire.)
Maurizio
(a Claudia, per ingannare il servo) Addio, Ninì!
Claudia
(si volta con caricata civetteria inesperta.)
Maurizio
(le manda un bacio sulle dita.)
Claudia
Addio, Nunù! (Imitandolo graziosamente, gli ricambia il bacio.) E... tanti saluti....
Maurizio
A chi?
Claudia
A Olghina.
Maurizio
(con un soprassalto — impacciato) Ah!... Già!
Claudia
(esce.)
(Sipario.)