ATTO SECONDO.
Salotto d'una fine eleganza nobilesca in casa del Marchese di Montefranco. — Una porta in fondo. Una a sinistra. — A una parete, l'apparecchio del telefono. — È sera. Lumi accesi.
SCENA I.
UN SERVO, FILIPPO, indi ALFREDO.
(La scena è vuota.)
Il servo
(entra dalla porta a destra, affaccendato. Va al telefono. Gira la manovella. — Tintinnìo di risposta.) — Comunicazione col 993. (Dopo un istante, altro tintinnìo.) Con chi parlo? (Pausa.) Alle dieci, la carrozza del signor duca. (Pausa.) No, non al Circolo del Whist. Qui, qui. Sono il cameriere del marchese di Montefranco. Il signor duca ha pranzato qui. (Pausa.) Sì, va bene, il landau chiuso. (Gira la manovella e toglie la comunicazione.) (Va alla porta in fondo e introduce Filippo.) Il signor marchese viene a momenti. Ha finito di pranzare e gli ho potuto far l'imbasciata senza che gli altri se ne accorgessero. (Esce.)
Filippo
(ha l'aspetto d'un cameriere a riposo. Faccia losca. Fedine brevi. Niente baffi. Grossi anelli alle dita. È entrato rispettosamente, con in mano il cappello. Ora che è solo, guarda un po' alle porte, curiosando. Come vede avvicinare il marchese di Montefranco, assume un'aria umile e misteriosa.)
Alfredo
(in frac e cravatta bianca, entra dalla destra.) Che c'è, Filippo? Avresti dovuto venire al Circolo verso la mezzanotte come al solito. Non qui. Sai bene che mi annoia che ti si veda bazzicare in casa mia.
Filippo
(sottovoce, accostandosi al marchese) Col dovuto rispetto a vostra Eccellenza, ho anticipato perchè ci sono delle novità.
Alfredo
Delle novità?
Filippo
Il servizio, finalmente, è stato fatto.
Alfredo
(scosso) Davvero?!
Filippo
Credo che ci siamo, Eccellenza.
Alfredo
Tu non devi credere nulla. Devi solamente raccontare. E presto, perchè ho di là degl'invitati.
Filippo
Racconto, Eccellenza. Stamattina, la signora marchesa è uscita di casa alle dieci e trentacinque minuti.
Alfredo
Be', sbrighiamoci. Dove è andata?
Filippo
La signora marchesa era vestita magnificamente....
Alfredo
Questo non mi riguarda. Tira via.
Filippo
No, ecco, volevo dire a Vostra Eccellenza che così vestita non l'avevo mai vista, a quell'ora....
Alfredo
Abbrevia, santodio! Dove è andata?
Filippo
Eccellenza, è andata alla Riviera di Chiaia, trecentoventisette.
Alfredo
(sussultando) Non è possibile!
Filippo
Trecentoventisette, Eccellenza.
(Breve pausa.)
Alfredo
(attonito) Garantisci?!
Filippo
Garantisco.
Alfredo
(con una certa reticenza) E... a quale piano è salita?
Filippo
Col dovuto rispetto a Vostra Eccellenza, la signora marchesa è entrata in casa del signor Maurizio Dorini.
Alfredo
(stranamente confuso e mascherandosi al cospetto della spia) Sta bene. (Indi, pensando alla singolarità del caso, abbozza un sogghigno di beffa per sè stesso. E, tosto, agilmente, finge una tranquillità indifferente.) Non c'è altro?
Filippo
Non c'è altro, Eccellenza.
Alfredo
E a te sembra d'avere scoperto qualche cosa d'importante?
Filippo
(rispettosamente) Se non sembra importante a Vostra Eccellenza..., non sembra importante nemmeno a me.
Alfredo
Chi ti ha riferito che la marchesa si è recata in casa di... quel signore?
Filippo
Ho date venti lire di mancia al portinaio per sapere la verità.
Alfredo
Filippo
Come piace a Vostra Eccellenza.
Alfredo
Le mance troppo grosse non servono che a pagare delle menzogne! Ti sia di regola. (Cava del denaro dal portafogli e glielo porge.) Prendi. Ce n'è anche per te.
Filippo
Ma no... non voglio che Vostra Eccellenza s'incomodi ora. Abbiamo tanti conti pendenti....
Alfredo
E penderanno per un pezzo. Prendi questo, provvisoriamente.
Filippo
Per obbedire. (Intasca.)
Alfredo
(ricorrendo, d'un tratto, a un'idea per dissuadere Filippo) E di': quanto tempo la marchesa si sarebbe trattenuta in quel palazzo?
Filippo
La signora marchesa è montata alle undici precise. A che ora sia scesa, in coscienza, non lo so. Io sono stato ad aspettare una ventina di minuti. Ma poi ho detto fra me e me: qui, col dovuto rispetto a Sua Eccellenza, le cose vanno per le lunghe....
Alfredo
(interrompendo severamente) Non ti ho chiesto conto dei tuoi soliloqui! Il certo è che non hai aspettato abbastanza. Se avessi aspettato un poco di più, avresti veduto entrare anche me in quel palazzo. Il che dice con chiarezza che proprio lì io avevo un appuntamento con mia moglie. Te l'ho taciuto pocanzi per controllare la tua puntualità. Sono indignato della improntitudine con cui vieni a raccontarmi delle fandonie!
Filippo
Eccellenza!...
Alfredo
Basta così! Da oggi in poi ti è assolutamente proibito di seguire e sorvegliare mia moglie. Si trattava di una semplice curiosità, e l'ho soddisfatta altrimenti. La marchesa — ricordalo bene — è una signora a cui bisogna far tanto di cappello.
Filippo
Come piace a Vostra Eccellenza.
SCENA II.
IL DUCA di Vigena, CLAUDIA, ALFREDO, FILIPPO, MAURIZIO.
Il Duca
(di dentro) Eccolo lì il disertore.
Alfredo
(disinvolto) Andate, Filippo.
(Sulla soglia della porta a destra si fermano il Duca in frac e cravatta bianca e Claudia appoggiata al braccio di lui.)
Filippo
(inchinandosi ad Alfredo) Servo. (Ed esce dal fondo.)
Alfredo
Dico, zietto: mi rapite la moglie?
Il Duca
Te la conduco, invece. Si annoiava così lealmente con me!
Alfredo
Claudia
(freddamente, lasciando il braccio del Duca) Il Duca mi perdona.
Alfredo
Tutte le mie scuse, zio, per lei, che non è brillantissima, e per me che mi sono allontanato. Ma gli è che avevo da fare delle comunicazioni interessanti al mio segretario e perciò....
Il Duca
(avanzandosi) Hai un segretario?
Alfredo
Sì... per il disbrigo di qualche affare urgente.... (Mutando subito discorso) Questa poltrona, zio, è per voi.
Il Duca
(sedendo) Grazie.
Alfredo
E Maurizio dov'è?... Dov'è Maurizio? Dov'è quel caro Maurizio?
Il Duca
Alfredo
Ah, lo so. Lui passeggia. Dopo pranzo, dovunque si trovi, passeggia una mezz'ora per digerire. È la sua igiene. Ma non è una ragione per privarci della sua compagnia. (Va alla porta a destra e chiama:) Maurizio! Maurizio! (Al Duca) È tanto buono!
Il Duca
Mi è simpaticissimo!
Alfredo
Per noi è come una persona di famiglia. Un amico d'oro. Anche Claudia permette a lui quel che non ha mai permesso a nessuno!
Claudia
A nessuno.
Maurizio
(come gli altri, in abito nero e cravatta bianca. — Entrando ha udito.) Che cos'è che permettete soltanto a me, Donna Claudia?
Claudia
(sedendo lontano dal Duca) Per lo meno di farmi la corte.
Maurizio
(fa una smorfia d'impazienza; e comincia a passeggiare con passo piuttosto affrettato intorno alla camera.)
Alfredo
(a Claudia) Ah, no! Io ti smentisco. (Al Duca) È una blague, zio. (Accostandosi a Claudia e tenendole le mani alle spalle) Questa qui è una donnina eccezionale: una moglie come non se ne trovano più.
Il Duca
Dev'essere difatti un'eroina del matrimonio per aver saputo rinnamorare un marito quando questo più correva la cavallina.
Alfredo
E oramai ci sono dentro fino ai capelli, zio. (Le carezza il collo.)
Claudia
(dominando il disdegno, cerca di scansarsi.)
Il Duca
Bravo!
Alfredo
Ho preso una cotta come si può prenderla a vent'anni!
Maurizio
(senza volerlo, gli getta uno sguardo di stupore.)
Alfredo
(andando verso il Duca) Vedete, io vi potrei raccontare dei particolari da farvi intontire.
Il Duca
Raccontami tutto. Intontirò con molto piacere.
Alfredo
(sedendogli accanto) Ve ne dico uno, ma all'orecchio.
Maurizio
(ancora passeggiando) Perchè poi all'orecchio? Piacerebbe molto anche a me d'intontire.
Alfredo
Scusami, ma ho due pudori da rispettare: il mio e quello di mia moglie.
Claudia
Del mio non te ne preoccupare.
Maurizio
(ad Alfredo) Sei d'una correttezza irreprensibile!
Alfredo
(al Duca) Dunque, sentite.... (Gli parla all'orecchio con dimestichezza gaia.)
Il Duca
(lo ascolta, or sorridendo di maraviglia, ora di compiacimento.)
Claudia
Mentre mio marito rispetta i due pudori, Maurizio, sacrificatemi un po' della vostra digestione. Abbiate la cortesia di sedere. Mi fate venire il mal di mare.
Maurizio
Sarà un disastro per il mio stomaco; ma eccovi servita. (Siede.)
Claudia
Non così lontano! Devo dirvi più chiaramente che vi voglio vicino a me?
Il Duca
(ascoltando Alfredo) Va là! Non è possibile!
Alfredo
Sì, sì, ve lo confesso: è la verità!.... (Continua a parlargli sempre più confidenzialmente.)
Maurizio
(malvolentieri prende posto accanto a Claudia. — Pianissimo) State attenta: mi compromettete anche dinanzi al vecchio, adesso.
(Parlano sommessamente.)
Claudia
Gli siete estremamente simpatico.
Maurizio
Lo so bene: è vostro marito che mi fa la réclame per appiccicarmelo addosso.
Claudia
Avete visto l'uomo che è uscito di qui, poco fa?
Maurizio
No.
Claudia
Era il confidente di mio marito.
Maurizio
L'uomo che vi ha spiata?
Claudia
Maurizio
Ne siete sicura?
Claudia
A me è parso di ricordarmi d'averlo spesso incontrato per istrada da un mese in qua. Ha una fisonomia che non si dimentica. E poi mio marito lo ha chiamato Filippo!...
Maurizio
E dunque era lui!
Claudia
Era lui!
Il Duca
(con gioconda soddisfazione, ad Alfredo) Ma è enorme!
Alfredo
Sentite ancora, zio!
Maurizio
(a Claudia, inquieto) Sicchè, poco fa sarebbe accaduto ciò che io prevedevo?!
Claudia
Maurizio
Vostro marito avrebbe appreso che voi, questa mattina, di nascosto, siete venuta da me?!
Claudia
Non ne dubito.
Maurizio
A conti fatti, potrebbe essere già convinto che io sono....
Claudia
Il mio amante.
Maurizio
Io ne piglio una malattia!
Claudia
E io sarò felicissima di curarvela. Così, almeno, potrò disobbligarmi.
Maurizio
Voi siete la mia perdizione, donna Claudia!
Claudia
Purchè voi siate la mia buona stella, che importa?
Maurizio
Ecco: il sangue mi affluisce alla testa.... Mi permettete, se non altro, di passeggiare?
Claudia
Passeggiate.
Maurizio
(Si alza. Si tocca le tempie. Si tocca lo stomaco.)
Il Duca
(a cui il racconto di Alfredo ha procurato un crescendo di buon umore, prorompe ora in una gran risata.) A questo punto, abbi pazienza, mi vien voglia di congratularmi più con lei che con te!
Claudia
Di che cosa vorreste congratularvi con me, caro Duca!
Il Duca
(alzandosi e andando verso di lei) Dei prodigi della vostra nuova luna di miele.
Claudia
Pare che siano specialmente i segreti di alcova che risvegliano il vostro affetto di zio!
Alfredo
(si alza anche lui, seccato.)
Maurizio
(passeggiando, lo sogguarda con trepida curiosità.)
Il Duca
(risentito) L'affetto di zio è risvegliato in me da tutto quanto mi conferma d'aver ritrovato in questa casa l'organismo d'una famiglia. Quando dico famiglia, dico anzitutto onestà coniugale. E questa onestà, donna Claudia, se non vi dispiace, comincia precisamente dall'alcova.
Claudia
Peccato che la storia veridica delle alcove non si scriverà mai!
Alfredo
... Lo storiografo della situazione, dovendo essere un testimonio oculare, si troverebbe in un bell'imbarazzo!
Il Duca
Io ho voluto soltanto giustificarmi, marchesa, di avere ascoltate volentieri le confidenze di vostro marito.
Alfredo
Ma sì, zio. Claudia scherza. Nessuno meglio di lei intende quanta bontà sia nella vostra compiacenza; e nessuno più di lei, credetemi, ve ne è grato.
Il Duca
Se ci sia della bontà, non so. È probabile che ci sia, sopra tutto, dell'egoismo. Non lo nascondo. Ero stanco di solitudine. E il dolore che il mio unico nipote fosse immeritevole della mia fiducia e non mi avesse nemmeno dato un erede, condannandomi a guardare con malinconia i parecchi chilometri quadrati di terre che per volontà di Dio mi sono stati trasmessi insieme con un nome immacolato, s'era così inasprito che quasi andava mutandosi in rancore verso me stesso e quasi mi faceva pentire d'aver vissuto troppo sobriamente la mia vita di vedovo.
Claudia
Potevate pensare a costruirvelo voi un erede.
Il Duca
In che maniera?
Claudia
Non avrete avuto sempre settant'anni!
Il Duca
Ne avevo venticinque, cara signora, quando amai e sposai la donna più eletta che io mi abbia conosciuta. La morte me la rapì ben presto, e io giurai che le sarei stato fedele.
Claudia
Veramente, un vedovo, che non vuol tradire la sua prima moglie, se ne piglia subito un'altra. È il solo preservativo per amar sempre quella che è morta.
Il Duca
(severissimo) Intorno all'amore e alla fedeltà ho i miei criteri, e li preferisco.
Claudia
Roba d'altri tempi.
Il Duca
(accalorandosi) Io penso e spero che certi sentimenti possano essere di tutti i tempi. Il sentimento che ha guidato me è in queste parole: avendo amato una volta sola, non ho saputo sposare due volte.
Claudia
Ma il matrimonio non serve soltanto a impiegare il proprio amore. Serve anche a impiegare i propri capitali, quando se ne hanno come voi. Se vi foste riammogliato, avreste avuto probabilmente il piacere di produrre il legittimo destinatario di tutti quei chilometri quadrati che vi hanno messo di cattivo umore.
Il Duca
(con crescente energia) Non sarà un erede meno legittimo, donna Claudia, quello che aspettiamo.
Claudia
Per una transazione!
Il Duca
(scattando) Non c'è nessuna transazione, marchesa, in ciò che è un atto spontaneo del mio cuore!
Alfredo
(urgentemente, piano a Maurizio) Fammi la grazia: cerca di troncare....
Maurizio
Che c'entro io?!
Claudia
Del vostro generoso proposito, io vi ringrazio. Ma la verità è che io non vedo e non c'è effettivamente nulla di comune tra il figlio che faccio io e le ricchezze che avete voi!
Alfredo
(pianissimo, sospingendo Maurizio) Tronca! Tronca!...
Il Duca
(adirandosi fieramente) In altri termini, voi disdegnate....
Maurizio
(costretto, interrompe) Ma no, non disdegna nulla!...
Alfredo
Non disdegna nulla, zio. Se ve l'ho avvertito che scherza! Lo fa apposta per stuzzicarvi. Fa così con tutte le persone a cui vuole molto bene. Ne sa qualche cosa Maurizio, poveretto, che è il suo bersaglio. Non è vero, Maurizio, che sei il suo bersaglio?
Maurizio
Il suo bersaglio, io?
Alfredo
Appunto perchè te ne vuole del bene.
Maurizio
Cioè, distinguiamo....
Alfredo
Non ti allarmare, chè non ti preparo mica una scena di gelosia. Pusillanime!
Maurizio
Pusillanime, no!
Alfredo
(ostentando un brio motteggiatore e un'affettuosità espansiva) Taci là che ti conosco! (Indi, a Claudia) E conosco anche te, sai, angelo caro! (E rivolgendosi al Duca) Nelle sue celie e nei suoi paradossi, che sembrano amari, c'è sempre invece un fondo di gentilezza e di poesia. (Di nuovo a Claudia, avvicinandosi a lei) Vuoi scommettere che t'indovino? Tu avevi destinati i tuoi piccoli risparmi, la tua piccola dote, salvata a stento dal naufragio, dal mio naufragio, all'educazione del bimbo; e adesso, sapendo che lo zio ha stabilito di educarlo a sue spese con la larghezza che i suoi mezzi gli permettono, tu sei... un tantino gelosa. Indovino, sì o no?
Claudia
(invelenita, si comprime e si chiude nel silenzio.)
Alfredo
Ma sei una bambinona, vedi! Che sarebbero tutti i milioni di Rothschild senza le tue cure, senza le tue carezze, senza il tuo soffio?
Il Duca
Mi pare che Alfredo dica benissimo.
Alfredo
Nessuno oserà usurpare il tuo posto. Io mi propongo d'essere un babbo tenerissimo. Va bene. Lo zio si propone d'assumere la parte del nonno, e sarà un nonno incantevole. Ma a lui e a me nulla parrà più bello e più rassicurante di questa mammina tutta assorta nel suo còmpito e spadroneggiante presso la culla che ci deve tenere insieme. Quanto poi a quel signore che fa l'indiano (indicando scherzosamente Maurizio) visto che siamo abituati a vedercelo tra i piedi, dovremo pure ammetterlo qualche volta al circolo domestico. A una sola condizione però: che non si dolga più di sentirsi dire che gli si vuol bene.
Il Duca
(ride.)
Maurizio
Io non me ne sono doluto, ma....
Alfredo
(con solennità comica) Chiedete scusa a Donna Claudia della vostra inconsulta protesta. Sconoscente! Io offro intanto da fumare allo zio. (Prende la scatola dei sigari.)
Il Duca
Dopo pranzo, o un avana o niente.
Alfredo
(porgendogli la scatola) Me ne ricordavo e ne avevo comperati apposta.
Il Duca
(scegliendo un sigaro) Sì, un avana e una partita a scacchi. Ecco quello che ti scroccherò spesso e volentieri. Oltre il pranzo, beninteso.
Alfredo
Una partita a scacchi? Maurizio, hai sentito? Una fortuna per te!
Maurizio
Cosa?
Alfredo
Lo zio è un forte giocatore di scacchi.
Maurizio
Be'?
Alfredo
Sei un accanito giocatore anche tu.
Maurizio
Io?!
Alfredo
Tu! Tu!
Il Duca
Perbacco! Un accanito scacchista? Simpaticissimo! Ci misureremo.
Alfredo
Egli non chiede che di misurarsi. Su, su, Maurizio! Coraggio! (Al Duca) Potrete giuocare agli scacchi tutte le sere, zio.
Maurizio
Con me?!
Alfredo
Con me certamente no, perchè non li so giocare.
Maurizio
(sperando ancora di sottrarsi) Ma io li giuocavo una volta.... Adesso, non sono più in esercizio.... Non potrei.
Alfredo
Zio, non gli credete. È una civetteria.
Il Duca
(che si è già seduto presso la scacchiera) Qua, qua, mio degno avversario.
Alfredo
(a Maurizio) E tu non fumi? Prendi tu pure un avana. (Mettendogli la scatola fra le mani, sottovoce, in fretta) Non ti rifiutare, te ne prego. Devo dire due parole a mia moglie. Se non mi aiuti tu, chi vuoi che m'aiuti? (Indi, levando la voce come se continuasse un discorso) E io... sempre fedele alle mie sigarette. (Cava di tasca il portasigarette.)
Il Duca
Un po' di fuoco, Alfredo.
Alfredo
Claudia
Me ne duole assai, ma sono costretta a pregarvi di non fumare. Sento che il fumo mi farebbe un po' male.
Il Duca
Per conto mio, ci rinunzio subito, Donna Claudia.
Alfredo
Ma no, ma no. Piuttosto, andate a giocare nel fumoir. Starete più raccolti. (Tocca il bottone del campanello.)
Il Duca
Ah, sì! Questo è un benedetto giuoco per cui non ci si raccoglie mai abbastanza.
Maurizio
(sospirando di pazienza) E raccogliamoci.
Il servo
(entra dal fondo.)
Alfredo
Accendete nel fumoir. E portate lì quella scacchiera.
Il servo
(esce a sinistra, portando via la scacchiera.)
Il Duca
(alzandosi) Siamo noi, intanto, Donna Claudia, che dobbiamo chiedere perdono a voi. Avremmo dovuto pensare che nelle vostre condizioni....
Alfredo
È la prima volta, per altro, che ella avverte di non poter tollerare il fumo. Da oggi in poi, ci baderò. (A Claudia) In casa, mia bella mammina, non fumerò più.
Il Duca
Molto galante!
Alfredo
(abbreviando) Buon gioco, zio! Buon divertimento, Maurizio!
Maurizio
Grazie tante!
Il Duca
(presso la porta — a Maurizio) Prego, caro avversario!...
Maurizio
Prego, prego, Duca....
Il Duca
(via a sinistra.)
Alfredo
(sottovoce, in fretta) Ti raccomando: fammelo vincere.
Maurizio
Ma tu lo sai che lo star seduto dopo pranzo per me è una catastrofe.
Alfredo
Giuoca all'in piedi.
Maurizio
Io non voglio, capisci, non voglio!
Alfredo
Ed è questa l'amicizia che hai per me e per mia moglie?
Il Duca
(di dentro, impaziente) Signor Maurizio! Signor Maurizio!
Maurizio
Uhm! (Dando un pugno in aria, esce.)
SCENA III.
ALFREDO e CLAUDIA.
Alfredo
Desideravo di aver subito un colloquio con te. (Cerca di tenere un tono gentile, mite, cordiale.) Lo desideravo, perchè il tuo contegno, mia buona Claudia, mi crea una posizione difficile. In tutto ciò che fai e che dici dinanzi a mio zio, e specialmente in tutte le parole che rivolgi a lui, c'è sempre un non so che d'ironico, di acre e perfino d'insolente che è... inopportuno. Mio zio non è un rimbambito. Egli si è riavvicinato a noi per partecipare alla festa della nostra famiglia, e questo riavvicinamento è per noi — tu ne sei persuasa — un bene, sotto tutti i rapporti. L'avvenire della nostra creatura è assicurato. Noi potremo vivere con essa e per essa nella sicurezza della sua prosperità. Ma, viceversa, se mio zio dubitasse della nostra gratitudine, se non vedesse in questa casa un perfetto accordo, dovuto appunto alla più dolce delle aspettazioni, noi saremmo liquidati.
Claudia
(siede in silenzio. Il suo volto dice tutta l'amarezza dell'anima sua e l'estremo sforzo della sua prudenza.)
Alfredo
(accostandosi a lei) D'altronde, perchè non dovremmo mostrargli quel che è vero, quel che deve essere vero. La diversità dei nostri temperamenti, la tua austerità disdegnosa... avevano fatto un po' assopire il mio cuore di marito innamorato. Io avevo commessa qualche leggerezza, avevo avuto qualche torto... Ma c'è sempre stata dentro di me la nostalgia d'una più intima unione fra noi due. Per dare un nuovo impulso al mio affetto, avevo bisogno d'un figlio, sì, d'un figlio, che è poi il solo vincolo che possa far combaciare anche due volontà, due temperamenti diversi. Ed è per questo che adesso l'accordo c'è. Dopo la sensazione di sorpresa che ho avuto stamane e che tu hai certamente male interpetrata, io ho sentito risvegliare il mio cuore, l'ho sentito battere come accanto al tuo, insieme col tuo. (La circonda col braccio) Via, Claudia!... Non ti accorgi del mio mutamento? Non ti accorgi che, oramai, io torno a essere... il marito innamorato che ero? (La bacia.)
Claudia
(levandosi con un atto di ribrezzo) Ah, no!
Alfredo
Claudia!...
Claudia
No! No! No! Questa turpe commedia mi fa nausea!
Alfredo
Silenzio, per carità! E rientra in te, Claudia, rientra in te!
Claudia
Io avrei voluto parlarti con tranquillità, avrei voluto annunziarti pacificamente la risoluzione ferma e irremovibile di separarmi da te e d'andare a vivere sola, lontana da tutti....
Alfredo
Tu sei un'insensata!
Claudia
Ma in poche ore mi si è così appesantita addosso quest'afa pestifera di transazioni, di finzioni e d'infamia, che non mi è più possibile nemmeno di serbare una calma relativa, non mi è più possibile di tacerti ancora quanto ti disprezzo. Io mi sento soffocare! Io mi sento morire d'asfissia! Aria! Aria!
Alfredo
Abbassa la voce, maledizione! (Chiude in fretta l'uscio a sinistra e torna a lei) Abbassa la voce!
Claudia
(in tono più sommesso come per una concessione) È completamente inutile, dunque, che tu ti dia la pena di fingere e di mentire. Io ho deciso di scavare un abisso fra me e te. E lo farò!
Alfredo
(padroneggiandosi) Senti, Claudia, non è questo il momento di discutere la tua risoluzione. Ciò che per ora devo chiedere alla tua... cortesia è che tu mi risparmi adesso l'imbarazzo grave d'uno scandalo, che, tutto sommato, tu non puoi temere meno di me! Andiamo di là, Claudia.... Parleremo a nostro agio quando saremo soli in casa.... Andiamo di là....
Claudia
E tu fidi nella certezza che io tema lo scandalo?
Alfredo
(tentando di parer sempre mite e remissivo) Forse non lo temi. Non hai ragione di temerlo. Sia pure. Ma una cosa è non temerlo e un'altra è invocarlo a dirittura.
Claudia
Orbene, è proprio così! Io lo invoco! Io lo voglio!
Alfredo
Ma nella tua ribellione, vedi, ci dev'essere un errore di fatto, ci dev'essere un equivoco
Claudia
Nella mia ribellione c'è l'idea chiara ed esatta di ciò che è stato e di ciò che sarà.
Alfredo
Appunto di questo ragioneremo.
Claudia
Ciò che è stato, te lo dico subito. (Parla rapido e concitato.) Non erano trascorsi che pochi giorni dalle nostre nozze e io comprendevo già che mi avevi sposata per una capricciosa ostinazione di uomo corrotto dal quale una fanciulla non s'era lasciata prendere. La percezione della realtà incenerì a un tratto il mio amore o quel sentimento che avevo creduto amore. Eppure, rimasi al mio posto. Non per omaggio alle convenzioni sociali e nemmeno per rispetto al tuo nome che tu per il primo non rispettavi: no, no!; ma perchè non volevo rinunziare a un'ardente speranza, non volevo rinunziare a un'ambizione che tutta mi teneva. Io ero presa, ero dominata da un singolare istinto di maternità, che andava assumendo le proporzioni d'una necessità imprescindibile della mia vita e che era sempre stata la guida, la luce, la fiamma della mia esistenza! (Più dolce) Quando ero bambina, carezzando le mie bambole, io costruivo nella mia incoscienza qualche cosa che era assai più della tenerezza infantile, di cui, a quell'età, si circonda il giocattolo. E più tardi, mano mano che la mia indole si è sviluppata, mano mano che il tumulto vario del mondo mi ha investita, una sola voce ho ben distinta, una sola voce m'è parsa limpida e convincente: quella che mi parlava della forza, della gioia e della gloria di sentirsi madre! Io porto oramai in me l'oggetto di tutti i miei sogni, di tutte le mie aspirazioni. Ho trionfato! Ho trionfato! Posso denunziare la tua indegnità! Posso respingerti come un intruso! Io basto a me stessa. E non devo chiedere più nulla a nessuno! Vattene.
Alfredo
(vorrebbe inveire contro di lei, vorrebbe metterle un bavaglio per costringerla a tacere; ma è lui costretto a frenarsi e ad ingoiare la rabbia che gli sale alla bocca.) (Una pausa.) (Indi, con un sorriso bieco) Dopo tutto, mia cara Claudia, questo figlio, che già prima di nascere ti rende così orgogliosa e così battagliera, è anche mio.
Claudia
(seccamente) Tu non lo credi che sia tuo.
Alfredo
Ti ho detto io di non crederlo?
Claudia
Non lo credi!
Alfredo
E se pure io non lo credessi o se appena ne dubitassi, non ti affretteresti tu a protestare per il tuo decoro?
Claudia
Il maggior decoro d'una donna al cospetto d'un marito come te è di potergli dire: ti ho tradito!
Alfredo
(fremendo e moderandosi con cinica dissimulazione) Questo lusso di audacia non m'impedisce di credere che sia mio il figlio della donna che porta il mio nome.
Claudia
La verità vera è un segreto che soltanto io posseggo!
Alfredo
Ma dove pretendi di arrivare, tu? Quale illusione nascondi nella tua fatua impudenza?
Claudia
Voglio distaccare da te la mia creatura.
Alfredo
È una volontà pazza che la legge condanna a restare nel mondo della tua immaginazione.
Claudia
Se mi sfidi, io saprò gridare a tutti che non sei il padre di mio figlio!
Alfredo
E vorrai sopportare un giorno di sentirti rinfacciare da lui d'averlo fatto nascere col marchio dell'adulterio?
Claudia
Gl'insegnerò io a non arrossirne. Per ora mi preme di sottrarlo alla profanazione della tua abiettezza, e sono pronta ad accusarmi.
Alfredo
Fortunatamente, il Codice non attribuisce alcun valore alle confessioni di tal genere.
Claudia
E il tuo nome, la tua stirpe, il tuo... il tuo onore... ti permetteranno di rassegnarti allo scandalo che poc'anzi temevi? Ti permetteranno di coprirti di ridicolo negando ciò che io affermerò? E anche ammesso che ti ci rassegni, che importanza ha il Codice nel caso nostro? Tu vuoi accettare una paternità di cui non sei convinto per carpire del danaro a un parente milionario. Ecco la profanazione alla quale io mi oppongo! Sei tu sicuro che la confessione mia non basterà a farti perdere la partita?
Alfredo
(offuscato dall'ira) Non insistere, perdio, perchè, quando tu ti ostinassi a volermi rovinare, io non so che cosa accadrebbe. Un uomo, che è giunto dove sono giunto io, non ha e non deve più avere scrupoli di coscienza!
Claudia
(invasa dalla paura, sbarrando gli occhi) Alfredo!
Alfredo
Sì, io potrei essere capace dì tutto!...
Claudia
(indietreggiando) Di percuotermi, anche?!
Alfredo
Taci, te ne supplico!
Claudia
(serrando al corpo le braccia incrociate come per difendersi, grida:) Sarebbe la distruzione! (Poi, gridando più forte:) Portatemi via! Portatemi via!
(Il Duca e Maurizio accorrono.)
SCENA IV.
IL DUCA, MAURIZIO, CLAUDIA e ALFREDO.
Alfredo
No... nulla di grave, zio. Non vi spaventate. Una crisi nervosa che....
Claudia
Non è vero! Egli mi ha minacciata di violenze inaudite!
Il Duca
(ad Alfredo) Tu!
Alfredo
Zio, io conto sul vostro buon senso. Questa donna è in preda a un accesso di follia, di cui mi sfugge la causa. Ella vi dice e vi dirà delle cose enormi. Ma sono certo che voi non le presterete fede.
Claudia
(affannosamente, assorgendo, esaltandosi) Duca di Vigena, voi siete tornato tra noi per amore di pace e di concordia?... Vi hanno ingannato! Io vi giuro che detesto mio marito e che egli mi detesta. Voi avete scelto a erede mio figlio come continuatore della famiglia illustre a cui mio marito appartiene? Ebbene, sappiatelo: mio marito è convinto che questo figlio non è suo!
Il Duca
(impetuosamente) Un'accusa che voi respingete?!
Claudia
(accesa di frenetica baldanza) Se avessi voluto respingerla non l'avrei rivelata a voi. Io sono qui per confermarla, e nessuno la sosterrà con più fervore di me!
Alfredo
(con sfrontata temerità) Non bisogna crederle, zio! Io non ho mai sospettato di lei!
Claudia
(incalzando) Fino a stamane, mentre cercava di riconquistare il vostro affetto raccontandovi i suoi ravvedimenti e le mie virtù, egli mi faceva seguire, mi faceva spiare; e un'ora fa ha dovuto avere la certezza che appunto stamane io mi sono recata di nascosto in casa d'un uomo! (Siede affranta.)
Il Duca
(furente, ad Alfredo) Dunque ti rassegnavi a tutto?!
Maurizio
Ah, vivaddio, io non devo permettere che la signora marchesa si lasci andare al capriccio di accusarsi così ingiustamente! Ella conta sulla mia timidità? Ella conta sulla mia prudenza egoistica? Ma io parlerò, perbacco! Io parlerò! Anche perchè, dopo di aver parlato, mi sentirò meglio! È proprio in casa mia che ella si è recata stamane. Se la spia è stata diligente, Alfredo non può ignorare ciò. Questa mattina, sì, la marchesa di Montefranco mi ha onorato di una sua visita, per ragioni che spiegherò più tardi se sarà utile e che adesso sarebbero fraintese. Io non sono l'amante della marchesa di Montefranco. Ecco quello che per ora è necessario sapere. E lo affermo in perfetta coscienza, impegnando la mia parola di gentiluomo.
Alfredo
(che lo ha guardato dissimulando la sua completa incredulità, si affretta ad aggiungere:) È la verità, zio!
Il Duca
(ironicamente) Ed era lui, infatti, il solo che ce la potesse dire. (Cambiando tono) Io credo che da quando esiste l'istituzione dell'infedeltà coniugale, sia questa la prima volta che un marito si convince che sua moglie non ha un amante esclusivamente perchè è l'amante stesso che glielo garantisce.
Maurizio
Ma sono bene io che posso sapere di non esserlo!
Il Duca
Voi non fate che compiere, nel modo più rudimentale, il vostro dovere, e cercate, se non altro, di seguire la tradizione. Chi se ne guarda dal seguirla è mio nipote. E me ne felicito molto con lui. Egli è un innovatore! La prammatica gli suggeriva di mettervi alla porta questa sera e di ammazzarvi, possibilmente, domani....
Maurizio
Non ci mancherebbe altro!
Il Duca
(continuando) Ma chetatevi, perchè ciò non avverrà. Egli, invece di pensare ad ammazzarvi, vi ha chiamato in suo soccorso, e, tacitamente, vi ha domandato: Sei l'amante di mia moglie? Voi gli avete risposto di no. E tutto si è appianato. (Diventando sempre più solenne) Il che significa che sullo scandaloso teatro dell'odierno sfacelo morale, dove perfino i più degeneri dei suoi pari, tra i disastri del tappeto verde e quelli dei mercati usurarii, tra il ludibrio della prostituzione profumata e quello delle tresche, hanno saputo talvolta rappresentare l'episodio tragico della loro decadenza facendosi saltare le cervella in omaggio all'antica purezza del blasone, egli, iniziatore della degenerazione allegra, ha preferito fare del suo stemma il simbolo del buon umore, l'insegna della più grottesca comicità!
Alfredo
(con risentimento) Zio!
Il Duca
Vi proibisco di chiamarmi zio. Io sono stato bensì per un giorno il vostro zimbello. Non saprei rimproverarne voi. Ma ne chiedo scusa a me stesso. E me ne vado. (Rivolgendosi a Claudia) Donna Claudia....
Claudia
(sorpresa che il Duca le rivolga la parola, si alza rispettosamente.)
Il Duca
Io..., superfluo il dirlo,.... non ho nessuna predilezione per l'adulterio. Mi è sempre parso una cosa abbastanza.... vile. Ma devo convenire che, nei limiti inalterabili dell'errore, voi lo avete alquanto nobilitato. Se tutti i mariti del bel numero fossero come vostro marito, e se tutte le mogli adultere fossero come voi, ho paura... ho paura... che l'adulterio... finirebbe col piacermi. Vi saluto, Donna Claudia. (Fa un inchino.)
Claudia
(si inchina anche lei) Duca.
Il Duca
(esce dal fondo.)
SCENA V.
MAURIZIO, ALFREDO e CLAUDIA.
Maurizio
Ed ora, marchesa, spero che vi unirete a me nel dare delle spiegazioni a vostro marito.
Alfredo
(con la bile sulle labbra) Io non ti chiedo nessuna spiegazione e te ne dispenso.
Maurizio
Alfredo
Mi hai seccato.
Maurizio
Non mi pare.
Alfredo
Mi hai seccato!
Maurizio
(vivacemente) Io ripeto che non sono....
Alfredo
(con maggiore vivacità) Se tu non fossi l'amante di mia moglie, saresti qualche cosa di peggio!
Maurizio
Tu impazzisci!
Alfredo
Saresti il traditore pettegolo e malvagio d'un amico di vent'anni, senza nessuna attenuante!
Maurizio
Alfredo
Io preferisco di non crederti tale! E, non per fare della tragedia, come vorrebbe mio zio — perchè, già, tanto, il farla con te sarebbe un bel tour de force — , ma per essere pratico e spicciativo, ti prego di risparmiare a me, da oggi innanzi, l'incomodo della tua presenza.
Maurizio
Ah, questa è la conclusione? (A Claudia) Io ne piglio una malattia! (Poi, ad Alfredo) Ma prima di ammalarmi definitivamente e prima di lasciare per sempre questa casa, giacchè ti fa tanto piacere che io sia l'amante di tua moglie, mi affretto a renderti felice, mi affretto a colmarti di gioia! Sì, sì, io l'adoro, ella mi adora, noi ci adoriamo come due pazzi sfrenati; e, se si continua di questo passo, con l'aiuto della divina provvidenza, andremo tutti e due al manicomio, dove ci adoreremo con la camicia di forza. Il che sarà semplicemente delizioso! E buona sera! (Esce difilato.)
SCENA VI.
CLAUDIA, ALFREDO, IL SERVO.
Alfredo
Buffone! (Breve pausa. Si stringe nelle spalle cinicamente. Si avvia verso il fondo come per uscire.)
Claudia
Dunque?
Alfredo
(si volta. Dopo un'altra pausa, con accento freddo e secco) Sta bene. Ci siete riuscita. Ci separeremo.
Claudia
Legalmente?
Alfredo
Legalmente.
Claudia
E la vostra paternità?
Alfredo
Riconosco che l'arbitra naturale siete voi. Voi la negate; e quindi io la negherò.
Claudia
È quello che desidero. Ma dovrete esibire delle prove convincenti.
Alfredo
Senza dubbio.
Claudia
(riflettendo) Quali?
Alfredo
Se non ce ne sono, bisognerà inventarne.
Claudia
Stabilirete... delle circostanze, delle date, dei confronti....
Alfredo
Ma badate che anche per inventare queste prove io non potrò che lasciarmi dirigere da voi, perchè i confronti, le date, le circostanze, si devono coordinare a un fatto molto intimo... di cui soltanto voi possedete il «SEGRETO». È il trionfo delle vostre idee.
Claudia
Alfredo
Ci metteremo d'accordo.
Claudia
Vogliamo parlare adesso?
Alfredo
Parliamo adesso.
Claudia
(tocca il bottone del campanello.)
Il servo
(comparisce subito dal fondo.)
Claudia
Non siamo in casa per nessuno.
Il servo
(via.)
Claudia
(siede presso un tavolino.)
Alfredo
(paziente, prende una sigaretta, l'accende. Poi siede dirimpetto a Claudia) Sono a voi.
Claudia
(con un lieve gesto, severamente avverte) Prego....
Alfredo
È vero, sì! (Getta via la sigaretta.)
(Sipario.)