DOLCEZZE
A Giovanni
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SONETTO D'INVERNO
Cade la neve a falde larghe e pianeda ore e ore, senza mutamento.Non una voce, non un fil di vento,non echi a le casupole montane.Ne i boschi e su le immote alpi lontaneogni soffio di vita sembra spento:sotto il bianco lenzuolo è un sognar lentodi piante, d'erbe e di tristezze umane.Qui, nel camino, ardon le fiamme a spire:tu mi sorridi: io penso, amico mio,che dolcezza ha in quest'ora il nostro nido.Cerco il tuo labbro che non sa mentire,mi stringo al cor che non conosce oblìo,m'abbandono tremante al petto fido.
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PRIMULE
Sbocciano al tenue soledi marzo ed al tepor de' primi venti,folte, a mazzi, più larghe e più ridentide le viole.Pei campi e su le rive,a piè de' tronchi, ovunque, aprono a berearia e luce, anelando di piacere,le bocche vive.E son tutti esultanzaper esse i colli; ed io le colgo a pienemani, mentre mi cantan per le venesangue e speranza;e a dirti il dolce amoreche a te solo m'allaccia e a cui non credi,con un palpito in cor getto a' tuoi piedifiore su fiore.
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IL RITORNO DI BIANCA
Ella verrà.—Noi ci guardiamo in visopallidi, col tremor che dà la gioiaquando trabocca; e il tuo labbro ha un sorrisodi gaiezza così trepida e buona,che a l'aperte tue braccia io vengo, amico,con l'anima che tutta s'abbandona.Ella verrà.—La casa è trasformata,pel giunger de la piccola regina,come da un tocco magico di fata.Ella si guarderà con meravigliadintorno, spalancando i suoi grand'occhigià pensierosi sotto lunghe ciglia;e i suoi piccoli piedi, come rosefreschi, e le mani piene di carezze,e i trilli, e i giochi, e le leggiadre cosedi quell'infanzia saran nostra vita:per essa tu ritornerai bambino,io sarò come pianta rifiorita.Troverò nuovi ritmi e nuovi cantiche a onde a onde sgorgheran dal cuore,i suoi sonni a cullare e i lunghi pianti;e tu starai, devoto, ad ascoltarequel che ogni essenza di bellezza aduna:d'un bimbo il blando e placido sognare,e una mamma che canta su la cuna.
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RICÒRDATI
Ricòrdati, ricòrdati, anima,il tempo, il luogo, il sogno ed il tremore.Ricòrdati la rossatunica ch'io vestivo, il mattutinocinguettìo de le rondini, il palloredel cielo,la voce di mia figlia nel giardino.Ricòrdati, ricòrdati, anima:—Mamma!... trillava la voce d'argento.E come per malìatutti i mandorli e i peschi erano in fiore,e tremavano i petali nel vento:ricòrdaticom'io sentìi spuntarmi l'ali al cuore.Tutto l'essere mio ne l'infinitadelizia era sommerso,come àtomo nel sole, come frondasul ramo, e vita ne l'eterna vita:non mailetizia umana fu così profonda.Ricòrdati, ricòrdati, anima,di quell'ora perfetta e fuggitiva:pei giorni che verranno,per la noia, per l'ombra e per il maleche t'aspettano, oh, serba intatta e vival'imaginedi quell'ora che a te parve immortale.Ricòrdati, ricòrdati, anima!...Cadrà questo mio corpo esile in polve,e in altre forme, in altrevite tu passerai.—La creaturaove, per il mister che il mondo avvolve,o anima,rivivrai come forza di Natura,in un'ora d'aprile da un'ebrezzadi gioia sarà vinta,senza saper perchè: dirà, tremando:—Dove, come io provai questa dolcezzaun giorno?...In qual giardino sconosciuto, e quando?...—Ricòrdati, ricòrdati, anima!...Il gaudio a lei verrà da la radicede l'essere, ove fremela memoria del senso.—E non sapràin quell'unica e sacra ora felice,o anima,donde le venga la felicità!...
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ACQUERELLO
Gioca una schieradi bambini sul prato.—È mite il giorno.Piena di luce e di carezze, in tornoaleggia Primavera.Ridono i cielie l'erbe nuove: senza fronde, pura,biancheggia la virginea fioriturade i mandorli e de i meli.A le finestreschiuse a la gioia de l'aria e del sole,portano i venti olezzi di viole,di timo e di ginestre.Svolan canorele rondini, che amor tutte conduce;salutano coi freschi inni la luce,il nido, il bimbo, il fiore.E sono bellii bimbi, e v'è fra lor la mia piccinache, incerta ancor del passo, una maninatende ai più grandicelli:timidamentecoglie primule d'oro, e poi pispiglia;e le brilla d'ingenua meravigliail bruno occhio ridente.
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CANTILENA
Dammi la piccola mano,vieni con me tra le selve.Per l'aria fragrante d'aromile bianche farfalle ti cercano.Sei la sorella de i fiori,de le libellule azzurre;de l'erbe il sommesso linguaggiocomprendi, e rispondi cantando.Sento un accordo sommessofra lo stormir de le foglie,fra i brividi lunghi de l'acque,o figlia, e il tuo gaio parlare.Forse eri un giorno la felceche a l'ombra folta verdeggia;riscioglierai forse il tuo volo,o allodola, un giorno, pei cieli.
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L'ACQUAZZONE
Si sciolsero le nubi, a l'improvviso:piovve a dirotto.—Al limite del campovidi la bimba, fra uno scroscio e un lampo,bello fra i ricci bruni il fresco viso.Tesi le braccia; ed a traverso il nembola bimba accorse, fradicia e ridente,e mi cadde sul cuore, e il suo frementepiccolo corpo mi raccolsi in grembo........ Passano i giorni, passano—e si muore.Ben altre furie di tempesta tuaffronterai—ma non ci sarà piùla tua mamma a raccoglierti sul cuore.
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CANTA A' MIEI PIEDI....
Canta a' miei piedi, come uccel fra i rami,la bimba.—Come zolla a primavera,per lei la stanza olezza di ciclami.Parla con la sua bambola, e la cullacon miti atti materni, e con lei ride.Nulla mirai di così dolce, nullaudìi che avesse la freschezza alatadi questa voce: aura tra foglie, venagarrula d'acque, musica sognata........ Testina bruna e bocca di sorriso,cuore che vivi di felicità,io penso, intenta e scolorata in viso,a l'avvenir che fra le nebbie sta.Come lontano!... ma verrà.—V'è un'oraper tutto.—Or giochi; ed in te dorme intantol'eterna sfinge che se stessa ignora.Dormono istinti e sogni, e il bene e il male,e l'energie de la tua razza, e il focoroditor de la carne, e l'ideale;l'opera forse ch'io non ho compìta,e che risorgerà per la vittoriain te, vibrando di più vasta vita;forse il poema de l'uman dolore........ Potrò seguirti per l'ignota via?...Perdutamente ora ti stringo al cuore,o bimba, o bimba, or che sei tutta mia.
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L'OMBRA
Sediamo, tacendo, sul quetobalcone che guarda il giardino:io cucio, e tu fingi di leggere:ti gioca la bimba vicino.Rintoccan da lungi le pianecampane de l'Ave Maria.Un'ombra ci scende su l'anima,non sai, non sappiamo che sia;così, come un'ombra di nubeo d'ala, che rapida passa.Non dico la cosa terribile,nè pur con la voce più bassa:lo so, temerario è tentarela morte, sia pur con un detto.—Silenzio.—Tu stringi con bracciadi ferro la bimba al tuo petto..... Passaron per te, con la vita,le torve tempeste del cuore,le smanie che a te pur sembravano,—e forse non eran—l'amore:passaron per me, con la vita,degli estri il magnifico grido,e i sogni di gloria.—Ci pènetraormai la dolcezza del nido;per questa dolcezza viviamo,serrati a la bimba, così....Che cosa faremmo, se l'angelodi casa non fosse più qui?...*
Io, sì, potrei vivere ancora,sai?... viver fra i muti balocchi,gli sparsi alfabeti e le bambolesue bionde, che chiudono gli occhi:canuta e disfatta, ma vivere,per vincer con torbida e fortesuperbia il mio strazio, e costringerlonel verso che sfida la morte:costringerlo tutto, con branidi cuore, cogli urli supremi,con tale irruenza di spasimoche il mondo ne soffra e ne tremi....Ma fuor de la semplice cullache il bianco tuo fiore cullò,oh, tu non avresti più nulla,tu t'ammazzeresti.—Lo so.—
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PICCOLA CASA
Piccola casa che da' tuoi balconirespiri il verde e ridi a Primavera,piccola casa ov'Ella un dì non era,ov'Ella schiuse i suoi lucenti occhioni:piccola casa linda come un fioreove il mio core in Lei trovò la pace,che taci, mesta, se la bimba tace,che lieta echeggi a l'infantil rumore:in te sien puri ogni atto, ogni parola:schiuse sien le tue porte a chi domandapane, e a la tua pietà si raccomanda:da te prorompa il gesto che consola.Palpita, come un nido: apri tua fronda,come un rosajo. Il calmo declinaredel giorno aduni, in torno al focolare,pie fronti ove rimorso non s'asconda;e le finestre a l'albe senza velischiudansi per desìo di luce e d'aria,salutando l'allodola che svariainebriata pel nitor de i cieli;salutando col sol la gioia eternadel moto, e il ritmo de le forze umane.Amore, amore, amor dona col pane,piccola casa semplice e fraterna:ogni cantuccio in te serbi un'alataeco, un sorriso, una gentile istoria:tutto di te sia dolce a la memoria,piccola casa ove mia figlia è nata.
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TU SOLA
Corona di spine e di raggi,martirio invocato con bracciaprotese, con supplice cuore,maternità!...tu solasul mesto femineo destinofiorito d'amore e di piantoimprimi il suggello divino.Torrente di vita che rompile viscere d'Eva, a nutrirela gioia e il vigor de la terra,maternità!...tu solaredimi e consacri del sensola cieca follìa; tu, sbocciatada un bacio, in aromi d'incenso.La gracile Schiava, strumentod'ebrezza, di sogno e di morte,fra l'ombre de gli evi te attese,maternità!...te solache a lei redimisse la frontedi pallide rose, a celaredel lungo servaggio le impronte.Se, libera e sacra, Ella seguadomani la fulgida viache il Dio de la vita le impone,maternità!...tu solapotrai, col tuo verbo profondo,avvincer le razze: tu solasarai la salvezza del mondo.
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LA CENTENARIA
Prega—e in un soffio spirali le preghieretremanti su la bocca ùmile e tarda—la venerata candida Vegliardache vide più di cento primavere.Tutto ne la sua casa è come un giornoera: ma triste, solitario, immoto:figli e nepoti verso il grande ignotofuggiron tutti, senza far ritorno.Prega—ma non ricorda, e non desìa.—Forse ella è morta prima di morire.—Lo stanco cuor che non sa più soffrires'aggela in una immemore agonia..... Fuori, da l'alba, neve senza vento.Bianche le case, bianca la pianura.Par che avvolga un candor di sepolturala cieca Ava pregante, il mondo spento.Ella fu un giorno fresca come il fiorede i prati, ed ebbe la serena fronted'Ebe, e sciacquò le vesti al chiaro fonte,stornellando di rondini e d'amore.Andò sposa a colui che fra i valentifigli del solco a lei parve il più forte;cinse d'ulivo e d'edera le portede la sua casa, e custodì gli armenti.Nacquero i figli dal suo bronzeo grembodi vincitrice, audaci come belve,liberi per radure e campi e selve,esperti in guadar fiumi al sole e al nembo.Crebbero come il grano su l'arista,in un fulgor di forza aspra e possente;e ognun lasciò la Madre, avidamentesognando il mondo per la sua conquista.Ella rimase presso il focolaresacro, traendo a l'alta rocca il fuso.Nuova talor de' figli al nido chiusocome rondin venìa, da terra e mare.Tumultuanti d'energie superbetrasfuse in lor da le materne vene,toccavan essi il sommo segno, il beneeccelso, invitti ne le pugne acerbe.Ella rimase, casta guardianade la casa e de i campi abbandonati.Quante volte tornò l'erba ne i prati,quante volte fiorì la maggiorana?...Quante volte passò l'aguzzo dentede l'aratro nel solco, ed il balenodi cento falci sotto il ciel serenorise di gioia fra la messe aulente?...Ella non sa.—Più non ricorda.—Prega.—Forse or non è che un vano simulacrodi vita,—Il corpo assiderato e macrosotto un terror d'eternità si piega.Ella fu come l'albero che diedetutti i suoi fiori e tutte le sue fronde;ella temprò le forze sitibondede i figli con l'ardor de la sua fede;creò la stirpe e fu sovrana.—Espandeor la stirpe selvaggia un irruentefiume di gioia per le arterie spentede gli uomini.—E la Madre, ùmile e grande,posa.—Sovra le innumeri vittorie,tremula e bianca illusïon di vita,posa, a custodia de la casa avitache tace, oppressa da le sue memorie.E tutto tace, in torno a l'alte mura.La neve cade, lenta e maliarda,avvolgendo la terra e la Vegliardane lo stesso candor di sepoltura.Sogna la terra, sotto il largo oblìo,fiori di pesco e gemme di vermène.Sogna l'Ava la pace ultima, il lenebattito d'ali che la porti a Dio.
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