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Maternità

Chapter 30: CANTILENA
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About This Book

This collection of lyric poems examines maternal experience through images of pregnancy, childbirth, lullabies, loss, and the bodily labor of motherhood. Intimate domestic scenes and funerary moments alternate with voices of collective suffering, drawing attention to poverty, illness, and the sacrifices imposed on women. Nature and religious imagery recur as sources of consolation and solemnity, while direct social sympathy and quiet protest underline the poems' moral urgency. The work balances tenderness and indignation, using vivid sensory detail and varied lyrical forms to render both private devotion and public distress.

DOLCEZZE

A Giovanni

[pg!109]

SONETTO D'INVERNO

Cade la neve a falde larghe e piane
da ore e ore, senza mutamento.
Non una voce, non un fil di vento,
non echi a le casupole montane.
 
Ne i boschi e su le immote alpi lontane
ogni soffio di vita sembra spento:
sotto il bianco lenzuolo è un sognar lento
di piante, d'erbe e di tristezze umane.
 
Qui, nel camino, ardon le fiamme a spire:
tu mi sorridi: io penso, amico mio,
che dolcezza ha in quest'ora il nostro nido.
 
Cerco il tuo labbro che non sa mentire,
mi stringo al cor che non conosce oblìo,
m'abbandono tremante al petto fido.

[pg!113]

PRIMULE

Sbocciano al tenue sole
di marzo ed al tepor de' primi venti,
folte, a mazzi, più larghe e più ridenti
de le viole.
 
Pei campi e su le rive,
a piè de' tronchi, ovunque, aprono a bere
aria e luce, anelando di piacere,
le bocche vive.
 
E son tutti esultanza
per esse i colli; ed io le colgo a piene
mani, mentre mi cantan per le vene
sangue e speranza;
 
e a dirti il dolce amore
che a te solo m'allaccia e a cui non credi,
con un palpito in cor getto a' tuoi piedi
fiore su fiore.

[pg!117]

IL RITORNO DI BIANCA

Ella verrà.—Noi ci guardiamo in viso
pallidi, col tremor che dà la gioia
quando trabocca; e il tuo labbro ha un sorriso
 
di gaiezza così trepida e buona,
che a l'aperte tue braccia io vengo, amico,
con l'anima che tutta s'abbandona.
 
Ella verrà.—La casa è trasformata,
pel giunger de la piccola regina,
come da un tocco magico di fata.
 
Ella si guarderà con meraviglia
dintorno, spalancando i suoi grand'occhi
già pensierosi sotto lunghe ciglia;
 
e i suoi piccoli piedi, come rose
freschi, e le mani piene di carezze,
e i trilli, e i giochi, e le leggiadre cose
 
di quell'infanzia saran nostra vita:
per essa tu ritornerai bambino,
io sarò come pianta rifiorita.
 
Troverò nuovi ritmi e nuovi canti
che a onde a onde sgorgheran dal cuore,
i suoi sonni a cullare e i lunghi pianti;
 
e tu starai, devoto, ad ascoltare
quel che ogni essenza di bellezza aduna:
d'un bimbo il blando e placido sognare,
 
e una mamma che canta su la cuna.

[pg!121]

RICÒRDATI

Ricòrdati, ricòrdati, anima,
 
il tempo, il luogo, il sogno ed il tremore.
Ricòrdati la rossa
tunica ch'io vestivo, il mattutino
cinguettìo de le rondini, il pallore
del cielo,
la voce di mia figlia nel giardino.
 
 
Ricòrdati, ricòrdati, anima:
 
—Mamma!... trillava la voce d'argento.
E come per malìa
tutti i mandorli e i peschi erano in fiore,
e tremavano i petali nel vento:
ricòrdati
com'io sentìi spuntarmi l'ali al cuore.
 
Tutto l'essere mio ne l'infinita
delizia era sommerso,
come àtomo nel sole, come fronda
sul ramo, e vita ne l'eterna vita:
non mai
letizia umana fu così profonda.
 
 
Ricòrdati, ricòrdati, anima,
 
di quell'ora perfetta e fuggitiva:
pei giorni che verranno,
per la noia, per l'ombra e per il male
che t'aspettano, oh, serba intatta e viva
l'imagine
di quell'ora che a te parve immortale.
 
Ricòrdati, ricòrdati, anima!...
 
Cadrà questo mio corpo esile in polve,
e in altre forme, in altre
vite tu passerai.—La creatura
ove, per il mister che il mondo avvolve,
o anima,
rivivrai come forza di Natura,
 
in un'ora d'aprile da un'ebrezza
di gioia sarà vinta,
senza saper perchè: dirà, tremando:
—Dove, come io provai questa dolcezza
un giorno?...
In qual giardino sconosciuto, e quando?...—
 
Ricòrdati, ricòrdati, anima!...
 
Il gaudio a lei verrà da la radice
de l'essere, ove freme
la memoria del senso.—E non saprà
in quell'unica e sacra ora felice,
o anima,
donde le venga la felicità!...

[pg!127]

ACQUERELLO

Gioca una schiera
di bambini sul prato.—È mite il giorno.
Piena di luce e di carezze, in torno
aleggia Primavera.
 
Ridono i cieli
e l'erbe nuove: senza fronde, pura,
biancheggia la virginea fioritura
de i mandorli e de i meli.
 
A le finestre
schiuse a la gioia de l'aria e del sole,
portano i venti olezzi di viole,
di timo e di ginestre.
 
Svolan canore
le rondini, che amor tutte conduce;
salutano coi freschi inni la luce,
il nido, il bimbo, il fiore.
 
E sono belli
i bimbi, e v'è fra lor la mia piccina
che, incerta ancor del passo, una manina
tende ai più grandicelli:
 
timidamente
coglie primule d'oro, e poi pispiglia;
e le brilla d'ingenua meraviglia
il bruno occhio ridente.

[pg!131]

CANTILENA

Dammi la piccola mano,
vieni con me tra le selve.
Per l'aria fragrante d'aromi
le bianche farfalle ti cercano.
 
Sei la sorella de i fiori,
de le libellule azzurre;
de l'erbe il sommesso linguaggio
comprendi, e rispondi cantando.
 
Sento un accordo sommesso
fra lo stormir de le foglie,
fra i brividi lunghi de l'acque,
o figlia, e il tuo gaio parlare.
 
Forse eri un giorno la felce
che a l'ombra folta verdeggia;
riscioglierai forse il tuo volo,
o allodola, un giorno, pei cieli.

[pg!135]

L'ACQUAZZONE

Si sciolsero le nubi, a l'improvviso:
piovve a dirotto.—Al limite del campo
vidi la bimba, fra uno scroscio e un lampo,
bello fra i ricci bruni il fresco viso.
 
Tesi le braccia; ed a traverso il nembo
la bimba accorse, fradicia e ridente,
e mi cadde sul cuore, e il suo fremente
piccolo corpo mi raccolsi in grembo....
 
.... Passano i giorni, passano—e si muore.
Ben altre furie di tempesta tu
affronterai—ma non ci sarà più
la tua mamma a raccoglierti sul cuore.

[pg!139]

CANTA A' MIEI PIEDI....

Canta a' miei piedi, come uccel fra i rami,
la bimba.—Come zolla a primavera,
per lei la stanza olezza di ciclami.
 
Parla con la sua bambola, e la culla
con miti atti materni, e con lei ride.
Nulla mirai di così dolce, nulla
 
udìi che avesse la freschezza alata
di questa voce: aura tra foglie, vena
garrula d'acque, musica sognata....
 
.... Testina bruna e bocca di sorriso,
cuore che vivi di felicità,
io penso, intenta e scolorata in viso,
 
a l'avvenir che fra le nebbie sta.
 
Come lontano!... ma verrà.—V'è un'ora
per tutto.—Or giochi; ed in te dorme intanto
l'eterna sfinge che se stessa ignora.
 
Dormono istinti e sogni, e il bene e il male,
e l'energie de la tua razza, e il foco
roditor de la carne, e l'ideale;
 
l'opera forse ch'io non ho compìta,
e che risorgerà per la vittoria
in te, vibrando di più vasta vita;
 
forse il poema de l'uman dolore....
.... Potrò seguirti per l'ignota via?...
Perdutamente ora ti stringo al cuore,
 
o bimba, o bimba, or che sei tutta mia.

[pg!143]

L'OMBRA

Sediamo, tacendo, sul queto
balcone che guarda il giardino:
io cucio, e tu fingi di leggere:
ti gioca la bimba vicino.
 
Rintoccan da lungi le piane
campane de l'Ave Maria.
Un'ombra ci scende su l'anima,
non sai, non sappiamo che sia;
 
così, come un'ombra di nube
o d'ala, che rapida passa.
Non dico la cosa terribile,
nè pur con la voce più bassa:
 
lo so, temerario è tentare
la morte, sia pur con un detto.
—Silenzio.—Tu stringi con braccia
di ferro la bimba al tuo petto.
 
.... Passaron per te, con la vita,
le torve tempeste del cuore,
le smanie che a te pur sembravano,
—e forse non eran—l'amore:
 
passaron per me, con la vita,
degli estri il magnifico grido,
e i sogni di gloria.—Ci pènetra
ormai la dolcezza del nido;
 
per questa dolcezza viviamo,
serrati a la bimba, così....
Che cosa faremmo, se l'angelo
di casa non fosse più qui?...

*

Io, sì, potrei vivere ancora,
sai?... viver fra i muti balocchi,
gli sparsi alfabeti e le bambole
sue bionde, che chiudono gli occhi:
 
canuta e disfatta, ma vivere,
per vincer con torbida e forte
superbia il mio strazio, e costringerlo
nel verso che sfida la morte:
 
costringerlo tutto, con brani
di cuore, cogli urli supremi,
con tale irruenza di spasimo
che il mondo ne soffra e ne tremi....
 
Ma fuor de la semplice culla
che il bianco tuo fiore cullò,
oh, tu non avresti più nulla,
tu t'ammazzeresti.—Lo so.—

[pg!149]

PICCOLA CASA

Piccola casa che da' tuoi balconi
respiri il verde e ridi a Primavera,
piccola casa ov'Ella un dì non era,
ov'Ella schiuse i suoi lucenti occhioni:
 
piccola casa linda come un fiore
ove il mio core in Lei trovò la pace,
che taci, mesta, se la bimba tace,
che lieta echeggi a l'infantil rumore:
 
in te sien puri ogni atto, ogni parola:
schiuse sien le tue porte a chi domanda
pane, e a la tua pietà si raccomanda:
da te prorompa il gesto che consola.
 
Palpita, come un nido: apri tua fronda,
come un rosajo. Il calmo declinare
del giorno aduni, in torno al focolare,
pie fronti ove rimorso non s'asconda;
 
e le finestre a l'albe senza veli
schiudansi per desìo di luce e d'aria,
salutando l'allodola che svaria
inebriata pel nitor de i cieli;
 
salutando col sol la gioia eterna
del moto, e il ritmo de le forze umane.
Amore, amore, amor dona col pane,
piccola casa semplice e fraterna:
 
ogni cantuccio in te serbi un'alata
eco, un sorriso, una gentile istoria:
tutto di te sia dolce a la memoria,
piccola casa ove mia figlia è nata.

[pg!153]

TU SOLA

Corona di spine e di raggi,
martirio invocato con braccia
protese, con supplice cuore,
maternità!...
tu sola
sul mesto femineo destino
fiorito d'amore e di pianto
imprimi il suggello divino.
 
Torrente di vita che rompi
le viscere d'Eva, a nutrire
la gioia e il vigor de la terra,
maternità!...
tu sola
redimi e consacri del senso
la cieca follìa; tu, sbocciata
da un bacio, in aromi d'incenso.
 
 
La gracile Schiava, strumento
d'ebrezza, di sogno e di morte,
fra l'ombre de gli evi te attese,
maternità!...
te sola
che a lei redimisse la fronte
di pallide rose, a celare
del lungo servaggio le impronte.
 
 
Se, libera e sacra, Ella segua
domani la fulgida via
che il Dio de la vita le impone,
maternità!...
tu sola
potrai, col tuo verbo profondo,
avvincer le razze: tu sola
sarai la salvezza del mondo.

[pg!157]

LA CENTENARIA

Prega—e in un soffio spirali le preghiere
tremanti su la bocca ùmile e tarda—
la venerata candida Vegliarda
che vide più di cento primavere.
Tutto ne la sua casa è come un giorno
era: ma triste, solitario, immoto:
figli e nepoti verso il grande ignoto
fuggiron tutti, senza far ritorno.
 
Prega—ma non ricorda, e non desìa.
—Forse ella è morta prima di morire.—
Lo stanco cuor che non sa più soffrire
s'aggela in una immemore agonia.
.... Fuori, da l'alba, neve senza vento.
Bianche le case, bianca la pianura.
Par che avvolga un candor di sepoltura
la cieca Ava pregante, il mondo spento.
 
Ella fu un giorno fresca come il fiore
de i prati, ed ebbe la serena fronte
d'Ebe, e sciacquò le vesti al chiaro fonte,
stornellando di rondini e d'amore.
Andò sposa a colui che fra i valenti
figli del solco a lei parve il più forte;
cinse d'ulivo e d'edera le porte
de la sua casa, e custodì gli armenti.
 
Nacquero i figli dal suo bronzeo grembo
di vincitrice, audaci come belve,
liberi per radure e campi e selve,
esperti in guadar fiumi al sole e al nembo.
Crebbero come il grano su l'arista,
in un fulgor di forza aspra e possente;
e ognun lasciò la Madre, avidamente
sognando il mondo per la sua conquista.
 
Ella rimase presso il focolare
sacro, traendo a l'alta rocca il fuso.
Nuova talor de' figli al nido chiuso
come rondin venìa, da terra e mare.
Tumultuanti d'energie superbe
trasfuse in lor da le materne vene,
toccavan essi il sommo segno, il bene
eccelso, invitti ne le pugne acerbe.
 
Ella rimase, casta guardiana
de la casa e de i campi abbandonati.
Quante volte tornò l'erba ne i prati,
quante volte fiorì la maggiorana?...
Quante volte passò l'aguzzo dente
de l'aratro nel solco, ed il baleno
di cento falci sotto il ciel sereno
rise di gioia fra la messe aulente?...
 
Ella non sa.—Più non ricorda.—Prega.—
Forse or non è che un vano simulacro
di vita,—Il corpo assiderato e macro
sotto un terror d'eternità si piega.
Ella fu come l'albero che diede
tutti i suoi fiori e tutte le sue fronde;
ella temprò le forze sitibonde
de i figli con l'ardor de la sua fede;
 
creò la stirpe e fu sovrana.—Espande
or la stirpe selvaggia un irruente
fiume di gioia per le arterie spente
de gli uomini.—E la Madre, ùmile e grande,
posa.—Sovra le innumeri vittorie,
tremula e bianca illusïon di vita,
posa, a custodia de la casa avita
che tace, oppressa da le sue memorie.
 
E tutto tace, in torno a l'alte mura.
La neve cade, lenta e maliarda,
avvolgendo la terra e la Vegliarda
ne lo stesso candor di sepoltura.
Sogna la terra, sotto il largo oblìo,
fiori di pesco e gemme di vermène.
Sogna l'Ava la pace ultima, il lene
battito d'ali che la porti a Dio.

[pg!163]