WeRead Powered by ReaderPub
Memorie di Emma Lyonna, vol. 5/8 cover

Memorie di Emma Lyonna, vol. 5/8

Chapter 4: III.
Open in WeRead

Explore more books like this:

About This Book

A first-person narrator offers episodic memoirs that interweave intimate court life and wider historical events, recounting encounters with a decisive British naval officer whose youth, trials at sea, romances, and naval exploits are retold, and following the queen's fall from favour, revolutionary trial, and execution. The text alternates personal reflection, biographical anecdote, and political observation, emphasizing memory, passion, and the collision between private sentiment and public upheaval as it moves between salons, sea voyages, and judicial drama.

III.

La regina non si era ingannata. Il giorno seguente alle 8 del mattino, il re, pallido per lo spavento, corse da lei in veste di camera, le presentò con mano tremante il pugnale, e con voce interrotta dal brivido convulsivo dei denti, le ripeteva le parole scritte da me sulla porta.

La regina non parve maravigliata.

— Ciò prova, gli disse, che abbiamo dei Giacobini fino nel palazzo.

— Ma che fare! esclamò il re.

— L’opposto di quanto hanno fatto Carlo I e Luigi XVI, rispose la regina; arrivare per i primi ed uccidere per non essere uccisi,

Non dimando meglio che di uccidere, disse il re, ma chi uccidere?

— I Giacobini.

— Ma, intendiamoci, disse il re, che nel suo buon senso grossolano non poteva rendersi conto di ciò che voleva dire la regina colla parola di Giacobini; in Francia i Giacobini sono straccioni acconciati con un berretto rosso, che scrivono dei giornali schifosi e pieni di bestemmie; qui invece i Giacobini sono uomini distinti, istruiti, dotti, e invece di scrivere delle oscenità, come Duchesne, essi scrivono buoni libri, od almeno i loro libri sono considerati come tali. In Francia si chiamano Santerre, Collot d’Herbois, Hebert, e sono mercanti di birra, commedianti fischiati, venditori di contromarche; qui si chiamano Ettore Caraffa, Cirillo, Conforti, vale a dire che appartengono alla prima nobiltà, alla medicina, all’avvocatura; vi sono Giacobini da Giacobini, come vi sono persone da persone.

— Come, rispose la regina, vi sono giacobini da giacobini! più i nostri sono istruiti, nobili e ricchi più sono da temere; in Francia è il popolo che è cattivo, e la classe elevata è buona; qui è tutto al contrario, il popolo è buono, ma è la classe elevata che è cattiva.

— Ah! bene, ecco che oggi è il popolo che è buono. E allora perchè lo sprezzavate voi, questo popolo, quando mi applaudiva vedendomi a mangiare i maccheroni, e quando saliva sullo scalino della mia carrozza per tirarmi il naso e pizzicarmi le orecchie?

— Perchè non lo conosceva, oggi lo conosco e gli rendo giustizia.

— Ed anch’io gli rendo giustizia. Io almeno ho su di voi il vantaggio di avergliela resa sempre. Sì, è vero, c’è del buono; ma per San Gennaro c’è anche del cattivo.

— Infine non è poi un uomo del popolo, che ha conficcato il pugnale nella vostra porta, e che vi ha dato questo avviso: — tutte le mode vengono di Francia! — questo non è dialetto, ma lingua italiana bella e buona.

— Sono obbligato a convenirne. È tanto vero che era sul punto di far arrestare il povero Riario Sforza che era di servizio questa notte; ma vedendo il pugnale credo che sia diventato più pallido e più tremante di me.

La regina andò alla finestra e l’aperse.

— Guardate, disse al re, mostrandogli i vascelli dispersi che si erano veduti lontano il giorno prima, e che rientravano mutilati nel porto l’uno dopo l’altro, come uccelli di mare a’ quali il piombo del cacciatore avesse ferito le ali; — ecco uno spettacolo deplorabile per l’umanità: non è vergognoso pel governo? — flotta disalberata, è una calamità pubblica, e vedete tutto Napoli sulla banchina che assiste a questo doloroso spettacolo. Ebbene, travestitevi se potete, mischiatevi con tutta questa folla senz’essere riconosciuto, e vedrete che tutti quelli vestiti di panno, chiunque vi sarà di ricco, di dotto, di patrizio, li vedrete consolarsi dei nostri disastri; mentre al contrario il seminudo, l’ignorante, il povero, lo vedrete a piangere, lamentarsi e maledire i Francesi: lasciate che vengano i Francesi, e tutti i vostri nobili, i vostri dotti, i vostri medici, i vostri giuristi si uniranno a loro; — chi li combatterà sarà il popolo che si farà uccidere per voi, i lazzeroni.

Hum! fece il re; quei furbaccioni là hanno tanto spirito per farsi ammazzare per qualcuno o per qualche cosa! Diamine! — È così bello starsi sdraiato colla testa all’ombra e co’ piedi al sole, e di non svegliarsi che per ascoltare Pulcinella, giuocare alla morra, o vederlo mangiare i maccheroni.

— Vengano i Francesi e vedrete.

— Bene, disse il re con una smorfia che non apparteneva che a lui.

I Francesi sono ancor lontani; bisogna che vengano per terra, perchè il mare è degli Inglesi, che lor hanno incendiato a Tolone venti legni da guerra, e condottine via quindici; poi sono occupatissimi a tagliarsi il collo l’uno coll’altro. I cordiglieri hanno fatto tagliare la testa ai girondini, i giacobini si occupano ora di tagliare le teste dei cordiglieri; finalmente un partito qualunque che non conosciamo ancora, farà tagliare alla sua volta le teste dei giacobini. Se Tolone è ripreso, Magonza e Valenciennes non lo sono. Quelli della Vandea, daranno loro matassa da dispanare, hanno guadagnato la battaglia di Waltignier, ma dov’è Waltignier in Francia, credo dalla parte di Lilla, è la via delle Fiandre e non di Napoli; d’altronde ho inteso dire che i nostri alleati gl’Inglesi, hanno preso loro S. Domingo.

— E se vi dico ancora che non sono punto i giacobini di Francia che temo, signore, sono quelli di Napoli.

— Ebbene, ma quelli di Napoli, cara maestra; voi avete Medici per fargli arrestare, avete Vanni, Guidobaldi e Castelcicala per giudicarli; avete mastro Donato per prenderli; io ve li abbandono, fatene quello che volete: avrei molto caro di conservarmi Cotugno, che è un buon medico e che conosce il mio temperamento, ma tutto il resto, i vostri dotti, i vostri uomini di legge, i vostri nobili, i vostri Conforti, i vostri Pagano, i vostri Caraffa, non darei per loro una presa di questo buon tabacco di Spagna che mi manda Carlo IV. — Ah! a proposito, sapete voi una notizia? Ho confrontato il mio giornale di caccia col suo, ed ho ucciso da gennaio di quest’anno ad oggi, vale a dire in un anno meno qualche giorno, un terzo più di lui.

— Ve ne faccio i miei complimenti più sinceri, disse la regina alzando le spalle, è una occupazione piena d’interesse, nel momento che si taglia la testa al re Luigi XVI ed alla regina Maria Antonietta, quella di andare a caccia da mattina a sera.

— Signora, se non fossi mai andato a caccia, credete voi che ciò avrebbe impedito ai rivoluzionari di tagliar loro la testa, e quando non andassi più a caccia, credete che ciò possa rimetter loro la testa sulle spalle?

— Davvero, disse la regina con disprezzo: non so se siete più filosofo che logico o più logico che filosofo; vi consiglio di dedicarvi all’una od all’altra di queste scienze, od anche a tutte e due se lo volete; intanto io approfitterò del permesso che mi date di utilizzare il talento di Medici, di Venoni, di Guidobaldi, di Castelcicala, di Mastro Donato: andate signore, non dimenticate il vostro pugnale, e guardatevene a vista; meditate la leggenda che vi stava scritta intorno, e vi farà venire dei pensieri salutari. Andate a caccia quest’oggi?

— No, signora, pesco.

— Difatti il momento è bene scelto; andate a pescare, signore, andate a pescare, e ritornando, mi darete notizie dei vostri vascelli.

Il re che si era già alzato ed aveva già fatto un passo verso la porta si fermò.

— Avete ragione, disse, vado a dare un contrordine per la pesca. Mi accontenterò oggi di uccidere qualche fagian a Capodimonte.

Ed uscì.

La regina fece chiamare il generale Acton, e si stabilì che nello stesso giorno si decreterebbe a profitto del tesoro l’alienazione di un gran numero di beni ecclesiastici.

Che Napoli sarebbe colpita da una contribuzione straordinaria di 103.000 ducati al mese:

La nobiltà di 120,000 ducati;

Che le chiese, i Monasteri, le cappelle darebbero i loro vasi d’oro e d’argento che non sarebbero di necessità assoluta;

Che i cittadini vendessero i loro gioielli e gli oggetti preziosi, versandone il prezzo al tesoro, ed in cambio ricevessero dei buoni del banco pagabili ad una certa epoca:

Finalmente, senza inquietarsi dei clamori che la cosa potrebbe suscitare, il governo si impossesserebbe dei banchi publici.

Duecento e cinquanta milioni furono il risultato di questo colpo di rete.

Inoltre la Giunta di Stato ricevette dalla regina l’ordine di cominciare le sue funzioni, e dessa cominciò coll’arrestare un centinaio di persone, sull’indicazione di Maria Carolina.