WeRead Powered by ReaderPub
Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. II cover

Miti, leggende e superstizioni del Medio Evo, vol. II

Chapter 74: NOTE
Open in WeRead

About This Book

Una raccolta di saggi che esamina miti, leggende e superstizioni del Medioevo, mettendo a confronto fonti storiche e narrazioni popolari. L'autore ricostruisce la genesi e la diffusione di racconti che riguardano pontefici e figure erudite, analizza casi emblematici come la leggenda intorno a Silvestro II e la demonologia presente nell'opera di Dante, e discute miti geografici, topoi letterari e racconti di santi e pellegrini. Il testo combina analisi critica, confronti di cronache e considerazioni sulla mentalità religiosa e sul ruolo dell'immaginario nella formazione delle tradizioni.

NOTE

604.  Ap. Muratori, Scriptores, t. XII, coll. 1027-8. Questo racconto fu già riferito altre due volte, prima da Gualtiero Scott, Sir Tristrem, ed. 1819 p. 298, poi dal Michel, Tristan, già cit., vol. II, pp. 163-4. Cfr. anche De Castro, La storia nella poesia pop. mil., Milano, 1879, p. 32.

605.  Vedi Ghiron, Bibliografia lombarda, Catalogo dei manoscritti intorno alla storia della Lombardia esistenti nella Biblioteca Nazionale di Brera, Milano, 1884 (estratto dall'Arch. stor. lomb.), p. 29.

606.  Ap. Muratori, Scriptores, t. XI, col. 654.

607.  Vedi per le insegne dell'impero e per la importanza che loro si attribuiva, il già citato mio libro, Roma nella memoria e nelle immaginazioni del medio evo, vol. II, pp. 456 sgg.

608.  Di ritrovamenti così fatti ci sono nel medio evo esempii assai antichi. Narra Paolo Diacono (Historia Langobardorum, l. II, c. 28), come Giselperto, duca di Verona, aprisse la tomba di Alboino e ne togliesse la spada e altre cose di valore: qui se ob hanc causam vanitate solita apud indoctos homines Albuinum se vidisse jactabat.

609.  Così si narra in un curioso documento conservato nella torre di Londra e che, dopo altri, pubblicò il Michel, Op. cit., vol. II, pp. 164-5.

610.  Segnato CCIV, 189.

611.  Debbo questa indicazione, e alcune altre in proposito, al chiarissimo prof. Carlo Cipolla, il quale ebbe la gentilezza di trascrivere per me l'aneddoto.

612.  Relazione d'un manoscritto dell'istoria manoscritta di Giovanni Diacono Veronese, nel t. XVIII della Raccolta d'opuscoli scientifici e filologici del Calogerà, Venezia, 1738, pp. 137-8.

613.  Tartarotti, scritto cit., p. 138.

614.  Segnato CCVI, 194.

615.  I due vocaboli sono d'incerta lettura; nella trascrizione rimaneggiata di cui s'è fatto testè parola si legge a questo luogo: in huius autem rotunditate etc.

616.  V. Novati, Sulla composizione del Filocolo, in Giornale di filologia romanza, t. III, p. 162-3, dove si hanno circa quel nome altre testimonianze« e Sgulmero, Sulla corografia del Filocolo, in Rivista minima, XII, 7.

617.  Ed. dei Classici, Milano, 1825-6, t. V, p. 140.

618.  Inedita. Vedi intorno ad essa e al suo autore, Archivio veneto, t. III, parte I.

619.  Vedi Novati, scritto cit., p. 65.