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Nabuco

Chapter 17: ATTO SECONDO
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About This Book

The poem dramatizes the arc of a great Babylonian king who, after conquering Jerusalem, is undone by pride and struck with divine madness, wandering like a brute in the wilderness and recovering reason only shortly before death. Biblical episodes and village scenes provide dramatic texture while the author layers a broad antiwar argument: prefatory commentary condemns massive standing armies, urges citizen militias and federal reforms, and points to Switzerland and the United States as models for civic defense and social progress. The work pairs lyric passages and stagecraft to weave narrative events with moral reflection and political critique.

ATTO SECONDO

Bosco in riva all'Eufrate.—Agli alberi stanno appese delle arpe.—Diverse capanne.—Quella di Jeroboàm, in mezzo, ai piedi d'un albero.—Fra tronco e tronco, si vede, poco lontano, scorrere il fiume, e, sulla sponda opposta, biancheggiare degli edifici in costruzione.

SCENA I

JEROBOÀM, seduto presso alla propria capanna.— EFRAIM alla sua destra.—Intorno siedono gli schiavi Ebrei.—Poi alcuni Aguzzini.

                       JER.
         (come continuasse un racconto)

  E poscia, in sogno, mi parea con voi,
    Cieco qual sono, di fuggir tra i monti
    Verso la patria. Al fianco mio venivi,
    Sostegno e guida tu, Efraìm.—Dicevi:
    «Fra poco il giogo toccherem!… Là giunti,
    «Noi rivedrem il suol di Galilea!»
    Ed ecco uscir da tutti i petti un urlo
    E il popolo sostar. Ond'io ti chiesi:
    «Che avvenne?»—E tu: «Oh, l'infausto portento!
    «A precluderci il varco a un tratto è sorto
    «Un colosso di bronzo!»—Allora ai miei
    Occhi tornò la luce, e ch'esso avea
    Di creta i piedi io vidi.—Una pietruzza
    Raccolsi e la lanciai….—Ero lontano;
    Debole al par del braccio d'un fanciullo
    Era il mio braccio;… eppur colsi nel segno!
    Sicchè il colosso tentennò, poi cadde,
    E rovinò giù per l'erta montana
    Come neve spezzandosi ai macigni.

EFRAÌM

È una promessa questo sogno!

                 ALCUNI AGUZZINI
       (irrompendo, sferzando gli ebrei)

                                Schiavi,
    Al lavoro!… Al lavoro!…

SCENA II

                  JEROBOÀM solo.
      (sempre seduto ai piedi dell'albero)

                               O d'Israele
    Arpe sospese sul mio capo; o nidi,
    Da cui sono fuggiti i lieti canti,
    Simili a rondinelle nell'inverno,
    Dacchè su noi piombò l'ira divina;
    Io non m'inganno, no,… sento che l'aria,
    Spirante adesso tra le vostre corde,
    Più non vi desta gemiti e lamenti!
    Una melòde piena di dolcezza
    Piove da voi dentro l'anima mia….
    E mi sembra che parli di perdono!

SCENA III

JEROBOÀM—ZALA—ARGIASP, dal fondo.

ARG.

    Alla reggia torniam…. Lottar che giova
    Contro i destini?….

ZALA

                        Ah, no!… Lo stesso sangue
    Non scorre in noi, che vil troppo o bugiardo
    Nato tu sei!—Vil, se credevi incendio
    Quell'amor, che soltanto era scintilla;
    E bugiardo, se tal tu lo sapevi
    E fingevi con me!—Poich'io comprendo
    Chi trema innanzi all'idolo che adora
    Per ignota malìa; ma chi si lascia
    Quell'idolo rapir, ne rïaverlo
    Tenta, anche a prezzo della vita, mai
    L'adorò certamente!

                       ARG.
          (con impeto di disperazione)

                       A Istàr io dunque
    Sacrarmi debbo?—Ebben mi sacro!—Mite,
    Leale io nacqui! Feroce gli eventi
    M'han voluto!… Stassera essi morranno!

(fa per allontanarsi)

                       ZALA
                (trattenendolo)

    No…. Verrò teco anch'io, sacra ad Istàr,
    Il giorno in cui l'estrema mia speranza
    Svanir vedrò…. Ma tal speranza forse
    Or per compiersi sta….—Dacchè Nabuco
    Tornò, la reggia ogni notte risuona
    Per allegri conviti; pur, seduto
    A mensa, o a contemplar le danze, ei resta
    Sol pochi istanti, e, spesso, non vi appare….
    Perchè vive ei così?

ARG.

                        Dell'amor suo
    Egli vive soltanto!—Come un bimbo
    Daìra lo conduce.—Ora discendono
    Nell'antico giardino; or dalla reggia
    Escon la sera.

ZALA

                  Ma li segue un'ombra….
    Io!—E a quest'ombra ora un mistero è noto!
    Odi: Nabuco non ama Daìra!

                       ARG.
    Non l'ama?

ZALA

              No!… Forse, nei primi giorni,
    I ricordi d'infanzia e la bellezza
    Della fanciulla aveano acceso in lui
    D'amore una parvenza; ma, passato
    L'impeto primo, egli è caduto preda
    Di strano morbo che lo strugge.—Quando,
    Soli, la sera, essi ne vanno insieme
    Fuor della reggia, a lor, no, non sorride
    Il tripudio che da questo pensiero:
    «Esser liberi e amarsi!»—Egli cammina
    Taciturno; e Daìra, al fianco suo,
    Vien silenziosa….

ARG.

                       È per gli amanti caro
    Idioma il silenzio!

ZALA

                       Ebben lo rompe
    Nabuco; ma d'amor non parla; parla
    Fra sè di strani sogni.—Essa, lo interroga
    Timidamente; ma ei non l'ode. Entrambi
    Erran del fiume in riva infin che annotta;
    E, allora, come da fatal possanza
    Spinto, ei qui move, mentre, dietro a lui,
    Pallida ed ansimante ella s'innoltra.

ARG.

E tu udisti quant'ei dice a sè stesso?

ZALA

Sì….

ARG.

Lo ricordi?

ZALA

                      Sì…. D'astri egli parla.
    Il senso invan comprenderne da sola
    Sulle prime tentai;… poi lo fe' noto
    Inconsciamente a me quel vecchio ebreo,
    Che là tu vedi….

(indica Jeroboàm)

ARG. (riconoscendolo)

                       Ah, lo ravviso!… È il cieco
    Jeroboàm!

ZALA

Sì, desso!

ARG.

                        Il dì ricordo
    In cui Nabuco gli salvò la vita.—
    Perchè or quì vien?… Lo riconobbe il cieco?

ZALA

    Ignoto gli è.—Giafìr, ricco mercante,
    Egli lo crede, come a lui fu detto.
    Forse potea la voce sua tradirlo;
    Ma, al par dell'uragano, era tonante
    Del re la voce il dì che a lui la vita
    Serbava…. ed oggi di chi implora ha il suono!

ARG. (stupito)

Implora…. il re?!

ZALA

            Sì…. implora!—Questo io vidi
    Evento prodigioso: a un mendicante
    Volger Nabuco lagrime e preghiere!

ARG.

A un mendicante?…. Egli?… Nabuco?:

ZALA

                                          Sì!
    Da lui stesso l'apprendi!

(andando a Jeroboàm)

Jeroboàm.

JER.

    Chi sei?… Forse la donna, che ogni sera
    Vien con colui, che follemente il cielo
    Vol conquistare?

ZALA (piano a Argiasp)

Udisti?

(a Jeroboàm)

Non son quella.

JER.

    Ah, è ver!… Lo squillo d'una tromba pare
    Il suon della tua voce, e quel dell'altra
    D'un flauto ha la dolcezza.—Sei tu sola?

ZALA

No…. mio fratello è meco.

JER.

Parli.

ARG.

                                     Il suono
    Della mia ti ricordi?

                       JER.
              (scosso, alzandosi)

                                    Ah…. Non ignoto
    Mi giunge…. No!—Ma dove io già l'udii?…
    Quando?…—Nella tenèbra, che mi avvolge,
    Ogni voce, ogni suono, ha un'eco lunga;
    Sicchè, talor, nell'incessante rombo
    Di quell'eco io mi perdo, e una memoria
    Vaga e confusa sol mi resta!—Io posso
    Ben dirmi: «Già l'udii!»…. Ma, d'onde l'eco
    Cominci, invano a ricercar mi struggo!
    A parlare con me vien da più notti
    Un mercante, Giafìr, colla sua donna….
    Orben, dal primo dì ch'ei mi rivolse
    La parola, pensai: «Dove ho tal voce
    Udita già?
» Nè rispondere ancora
    A tal domanda io posso!—È noto a voi
    Questo Giafìr?

ZALA

                  Egli è parente nostro….
    A te veniam perchè un timor ne cruccia
    E tu soltanto consigliar ci puoi.

JER.

Parla.

ZALA

              Da tempo egli negli occhi ha lampi
    Di febbre; e, assorto in tetre idee, s'aggira
    Farneticando; e non risponde; oppure
    Con strani detti chi si volge a lui
    Congeda o insulta…. e fugge….—Di qual morbo
    Ei dunque è preda?…

JER.

                         Conquistare il cielo
    Ei sogna…. Già tel dissi….—E, poichè a lui
    Narrò qualcun, che a me son noti i libri
    Dei sapïenti, egli da me pretende
    Di conoscer l'ermetica potenza
    Che della vita ogni mister discopre
    E insegna quello che Dio sol conosce!
    Poter da terra sollevarsi, e l'aria
    Attraversar per conquistar le stelle,
    A una freccia simìl:… questo egli brama.
    Blandemente io risposi sulle prime,
    Pietoso a lui ed alla sua compagna
    Dalla voce gentil che sa di pianto;
    E, della scienza dei miei libri santi,
    Sì, gli parlai, ma qual maestro a alunno
    Che gli scerne la lettera e lo spirto…
    Ahimè, coi folli intendimenti suoi,
    Ei tutto confondea!… Sicchè schermirmi
    Ora soltanto alle sue inchieste io tento
    E alle preghiere sue.

ZALA

Ei, dunque, è pazzo?

JER.

    Non ancor!… Ma la china egli discende
    Di quell'abisso, in fondo al qual diventa
    L'uom pari al bruto…. e, se chi l'odia, spingerlo
    Nell'abisso or volesse, agevol cosa
    Compier dovrebbe.

ARG.

                     E tu non ve l'hai spinto?
    Perchè?

JER.

Non l'odio.

ZALA

Egli è Caldeo….

ARG.

                                       Nemico
    Esser dovresti a lui….

JER.

                            Sì…. come a voi
    Nemico io son, perchè Caldei voi siete,
    Se del suo sangue; e come il son di tutta
    La gente vostra.—Ma so ben che è vano
    Una gente odïar!—Essa è la spada
    Nella man del carnefice! È l'inconscio
    Strumento ond'ei si val!…—No… Non ha colpa
    La spada…. ma la man!… Soltanto a questa,
    Al carnefice solo io l'odio serbo!

ARG.

Al re, dunque?

JER.

A Nabuco!

ZALA

                           Or ben, colui
    Che conquistar il ciel vorrebbe…. è il re!
    È Nabuco!

JER.

Nabuco?!

ARG.

Argiasp io sono!

ZALA

Io Zala!

JER.

            I figli di Sârak!… Ed egli….
    Egli è il colosso…. e la pietruzza io sono!

ZALA (indicando a destra)

Ei viene….

JER. (indicando la capanna)

Là…. là…. nella mia capanna!

(Argiasp e Zala entrano nella capanna.—Jeroboàm torna a sedere ai piedi dell'albero.—Entra Nabuco concitato, poi Daìra).

SCENA IV

DAÌRA—NABUCO—JEROBOÀM

DAÌRA (a Nabuco)

Fermati…. Ascolta….

NABUCO

Lasciami!

DAÌRA

                                    Promesso
    Pur tu mi avevi, che dal vecchio ebreo
    Non saresti tornato….

NABUCO

                           Ed or vi torno
    Poichè mutai pensier…. Ciò non ti garba?…
    Alla reggia rimani!

DAÌRA

                       E sei tu quello
    Che mi parli così?…—Quando quì vieni
    Son le tue notti spaventose!… Mille
    Torvi fantasmi turbano i tuoi sogni….
    Ed io, che veglio a te vicina, piango
    I tuoi rantoli udendo e i tuoi lamenti!
    Ah, dove son le dolcissime notti,
    Che noi passammo nel giardino antico
    Fra l'olir delle rose!

NABUCO

                          D'ogni olezzo
    Oggi più grate a me son le parole
    D'un sapïente!—Di Nabuco è questa
    La vita!… Ei vuol non una gioja sola!
    Amore, e gloria, e sapïenza:… tutte
    Le gioie umane ei vuol, tutte le ebbrezze!
    Lasciami!

JER. (dall'albero)

Olà…. Chi è là?… Sei tu, Giafìr?

NABUCO

Sì…. Son io!

(Daìra va verso il fondo, come spiando che nessuno si avvicini, e vi resta)

JER.

                  Mio signor, come mi scese
    Al cuor la voce tua!… Che tu in eterno
    Esser possa felice!

NABUCO

                       E lo può forse
    Esser chi, al par di me, alla meta anela
    Che tu conosci?

JER.

                    Ancor t'agita, dunque,
    La stessa idea?

NABUCO

Sì….

JER.

                         Ancor, dunque, tu vieni
    A me, credendo ch'io donar ti possa
    La magica virtù che i sogni tuoi
    Adempier deve?

NABUCO

                  Sì…. Non mi narrasti
    Forse tu stesso dei profeti vostri
    L'onnipossente fuoco?…

JER.

È ver….

NABUCO

                                     Rapiti,
    Essi vedean gli eventi del futuro
    E i misteri del cielo e della terra….

JER.

Sì…. È vero!

NABUCO

                  Ebben…. come i profeti tuoi
    Esser io voglio!… Or, perchè il rito, il verbo,
    Tu sempre a me di rivelar negasti,
    Con cui nel proprio sen potevan essi
    La sacra fiamma suscitar?

JER.

                             Tremenda
    Cosa chiedevi….

NABUCO

Ah!… Tu non sai chi sono!

DAÌRA

(accorrendo frettolosa, piano a Nabuco)

Deh, non tradirti!

JER.

                      Chiunque tu sia,
    Fino dal primo dì che mi parlasti
    Forte tra i forti per l'ardir ti seppi
    Della mente….—Ma ai vecchi vien compagno
    Il dubbio…. ed esitai l'estrema prova
    A rivelarti, perchè premio è dessa
    Dei costanti soltanto.

NABUCO

                          Ed or, rispondi,
    Lo vorrai tu?

                       JER.
                 Sì.

NABUCO

                    Vorrai dirmi come
    Salire agli astri, e conquistarli, e il corso
    Dominarne io potrò?

JER.

Sì….

NABUCO

                             Nella polvere
    Prosternato t'ascolto!

JER.

                          E sia. Ma, prima,
    In te stesso raccogliti.—La zolla,
    Su cui fiorisce la magica pianta
    D'ogni sapere, è l'estasi;… e può solo
    L'estasi aver chi medita in silenzio.

(China il volto fra le mani e medita.—Nabuco, sempre in ginocchio, lo imita.—Scende la sera.—In fondo Babilonia si illumina).

DAÌRA (tornando dal fondo, piano a Nabuco, con grande passione)

    Vieni, Nabuco…. Andiam…. Col mendicante
    Assai parlasti…. Or non ti par sia tempo
    Di tornare alla reggia?… Ascolta: Sazio
    Forse sei tu di star tutte le notti
    Fra rose gialle e baci di Daìra?
    Ebben…. guarda: il regal palazzo splende
    Per il convito consueto….—Vieni….
    Te farà lieto degli altri il tripudio!…
    E, se al tuo fianco a me concederai
    Di rimanere, tu vedrai ch'io posso
    Giocondamente mescer nelle coppe,
    E toccar l'arpa, ed intonar canzoni….
    Vieni, Nabuco….

(disperatamente, vedendo che egli rimane immobile)

Ahimè!…. Più non mi ascolta!

JER. (avanzandosi)

    Giafìr, t'appressa…. A me porgi la mano
    E rispondi: È sereno il firmamento?

NABUCO (alzando gli sguardi)

    Risplendon gli astri nel glauco profondo
    Di pura luce.

DAÌRA

O soavissima notte!

JER.

Non una nube?

NABUCO

Non un velo!

DAÌRA

                             Piove
    Dal ciel soltanto un'armonia di raggi,
    Che sembran sguardi lunghi e sfavillanti
    Di voluttà infinita….

JER. (a Nabuco)

                           Or, dunque, torna
    Alla tua casa, e in agape gioconda
    Le membra riconforta; indi, allorquando
    Il pianeta Ixïon volger vedrai
    Verso occidente (indizio che la notte
    Del suo cammin giunse a metà) alla torre
    Più alta di Babele in vetta sali
    E ai quattro venti grida: «O Dio ti sfido!»
    E arditamente nelle stelle affisa
    L'occhio dominatore; e, in te raccolto,
    Nel glauco ciel l'anima tua sospingi.
    Oh, non temer! Dell'infinito anch'esse
    Sono schiave le stelle! E, quando vinte
    Dell'infinito tu le leggi avrai,
    Ne avrai facil vittoria, chè tu stesso
    Diverrai l'infinito!…—Allor dell'aquila
    L'estasi eccelsa avrà l'anima tua
    L'aria fendendo; e le parrà guizzare
    Attraverso un giardin, dai luminosi
    Immani fior sospesi su un abisso
    Senza limiti;… e, lieve come piuma,
    Anche il tuo corpo s'alzerà da terra!…

NABUCO.

O speranza!… O delirio!

JER.

                             Va! T'affretta!
    È in te la febbre dei profeti!…

NABUCO (farneticando)

                                     O cielo
    Tu sarai mio!… Come la terra trema
    Dinnanzi a me, tremeran gli astri!… Un solo
    Signore avranno terra e ciel: Nabuco!
    Un nome solo echeggierà nel vasto
    Glauco infinito, un nome sol: Nabuco!
    Eterno io solo!…. Io solo, Iddio!… La mia
    Forza legge soltanto!… Io solo, io solo,
    Dispensator di vita e morte!—Ah, sento
    Che il soffio è in me dell'universo, e l'alba
    Doman non spunterà s'io non lo voglio!

(si allontana rapidamente)

DAÌRA (a Jeroboàm)

    Ah, giusto fu nel maledirti l'Jéova
    Che adori tu!…—Ch'egli dannar ti possa
    Eternamente a viver schiavo e cieco!

(Segue Nabuco.—Sulla soglia della capanna compajono Argiasp e Zala, che muovono verso Jeroboàm).

ATTO TERZO

_Notte.—Giardini della reggia.—A sinistra la torre Borsippa,¹ alla porta della quale si accede per alcuni gradini.—A destra peristilio d'un'ala della reggia.—Fiori; vegetazione lussureggiante. In fondo la reggia vivamente illuminata_.

PARTE PRIMA

SCENA I

ARGIASP—ZALA.

(Zala siede presso la torre guardando verso la reggia; Argiasp ne viene; Zala gli muove incontro)

ARG.

  S'io potessi sperar, che la memoria
    Di quel che han visto cogli occhi si spegna,
    Già conficcato di mia man vi avrei
    Una punta rovente!—Ignuda quasi,
    Essa la coppa gli riempie.—A lei
    Egli protende la bocca scarlatta,
    Qual ferita che sanguini ed implori
    Il balsamo dei baci…. Ed essa chiude,
    Come in delirio, le palpèbre, e preme
    Colla sua quella bocca….

                       ZALA
                               Ed ei del folle
    Sogno mai non parlò?

ARG.

                        No…. Jeràk, il Mago,
    Venìa talor; gli mormorava un detto
    All'orecchio, e spariva….—Alla sua vista
    Di Daìra oscuravasi la fronte….
    Ma, poi, l'ebrezza divampar più ardente
    Nel suo petto parea….—Perir dovessi
    Fra i più atroci tormenti, ora, o Nabuco,
    La tua rovina io vo' soltanto!

(squilli di trombe)

ZALA

(indicando la torre)

Vieni.

(entrano nella torre)

SCENA II

NABUCO—AFRAISAB—KUNAREND—GHEV— DARAB—BÈRHAM—Dame, Cortigiani, Danzatrici, Schiave recanti anfore e coppe—DAÌRA entra colle Dame e va, intrattenendosi con esse, presso lo scaleo della torre, mentre guarda ad ogni tratto verso Nabuco.

AFR. (impacciato, sorridente, come sorpreso di quanto gli va dicendo Nabuco)

O Nabuco…. mio re….

NABUCO

                           Qual preferisci:
    Una vittoria od un banchetto?

AFR.

(dopo qualche esitazione)

Entrambi….

NABUCO

                Ma preferir questo non è….—Rifletti:
    Ti fa più lieto esser seduto a mensa
    In molli vesti, o, coperto di ferro,
    II cavallo spronar del sollïone
    Sotto la sferza?…

AFR.

(con un sospiro)

Oh, tempi!

NABUCO

Li rimpiangi?

AFR. (esitante, come temesse di contrariarlo)

No…. Nabuco, mio re!

NABUCO (ridendo)

                         «Mio re!… Nabuco!»
    Altro tu non sai dir!

                       AFR.
(terribile, vedendo ridere anche gli altri capitani)

Di me ridete?

NABUCO

    Evvia…. ti calma!… No, di te non ride
    Alcun; ma ride della celia mia!
    Che il ver direbbe l'epitaffio tuo
    Se dicesse così: «Quì sta un gigante,
    «Ch'ebbe braccio di ferro; e bronzeo petto;
    «E lingua che esclamar sapea soltanto:
    «O Nabuco, mio re!
»

                       AFR.
(sulle prime ancora impacciato, poi animandosi)

                        Si,… questo è vero!
    Questo solo io so dir!… Che dir potrei
    Dunque dippiù?… So ben chi sono!… Un tronco
    D'enorme abete, che dai medi monti
    Precipitò….—Sì, tal sono io!—Or, chi strappa
    Gli abeti enormi?… L'uragano!… E questo
    Fosti tu!—Ma che val, se sradicato
    Cade l'abete?… Esso rimane a valle
    Immobile!… Or, qual forza lo solleva?
    L'onda!—E l'onda tu fosti!—Io, per me solo,
    Dunque vissuto non sarei!

NABUCO

                             Sì a lungo
    Oggi hai parlato, che, dal tuo sepolcro,
    In pochi istanti, cancellasti quello
    Ch'ei detto avrebbe, per mill'anni forse,
    Della tua lingua!

AFR.

                     Gli è, che da gran tempo
    Io non vedevo il tuo volto glorioso,
    E il rivederlo in me destò tal gioia
    Qual esprimer non posso!… Ed è ciarliera
    La gioja!

GHEV

             Ah, dove son quei lieti giorni
    In cui da te mai non stavam divisi!

NABUCO

Ghev, tu pure?

BÈRHAM

Oh, i bei giorni!

KUNAREND

                                   Io questa vita
    Odio più della morte!

NABUCO

Perchè?

KUN.

                                Vinta
    Non abbiam noi tutta la terra?… Dunque
    Più sperar non poss'io ch'essa si cambi!

BÈRHAM

Com'è piccino il mondo!

GHEV

                           Anch'io sovente
    Lo penso; e, allora, alla mia spada dico:
    «O fior di gloria, il dì ch'io sarò certo
    Che a te il destin purpuree rugiade
    Non darà più,… ebben, col sangue mio
    Io ti disseterò!»

DARAB

                     Saper dovessi
    D'esser sempre sconfitto, alle battaglie
    Domani tornerei, tanto son stanco
    Io di poltrir!…

GHEV

                     Ah, così vili gli uomini
    Or dunque son, perchè nessun dei vinti
    Osi la fronte rialzar?…

KUN.

                             Codardi
    Gli animi fan le domestiche cure!
    Voglionsi, a ritemprar le schiatte umane,
    Bagni di sangue!

DARAB

Ah; un vinto esser vorrei!

AFR. (guardando torvamente Darab)

Ribelle allor saresti tu?

DARAB

                                          Gigante,
    Non guardarmi così!…

AFR.

                          Come si guarda
    Un ribelle ti insegno!

DARAB

                          Io tal non sono:
    Ma, se lo fossi, dei tuoi occhi al lampo
    Risponderebbe quel della mia spada!

NABUCO (interponendosi)

L'armi serbate alle vicine pugne!…

TUTTI

(con grande esplosione di gioja)

Ah!… Un'altra guerra!… Gloria al Re!… Deh, parla!

BERHAM

Contro chi dunque pugneremo?

GHEV

                                Quando
    Vuoi che si parta?

                       KUN.
              (ad alcuni scudieri)

Olà, datemi l'armi!

TUTTI (entusiasticamente)

Guerra!… Guerra!

SCENA III

JERAK—Detti.

(Jerak compare sul fondo.—Nabuco, appena lo vede, gli fa cenno d'avvicinarsi.—Daìra, all'apparir di Jerak, si avanza pallidissima).

                      JERAK
            (a Nabuco, a bassa voce)

                      Signor, verso occidente
    Volge Ixïon.

NABUCO (ai capitani)

                 Al novo dì, guerrieri,
    Vi sarà noto il pensier mio.—Quì tutti
    Fino allor m'attendete!

(muove verso la torre)

DAÌRA

                           Ah…. no…. Ti ferma!
    No…. Tu…. non salirai!

NABUCO

                              Fanciulla, scòstati!
    Non pôrti fra il leone e la sua preda!
    Scòstati…. Va!

DAÌRA

                    Ah,… tu sarai soltanto
    La preda…. Tu!

(si getta ai suoi piedi)

NABUCO

Mi lascia!

DAÌRA

                              Ebbene, teco
    Lassù verrò….

NABUCO

                   Per Ebli e i Devi inferni,
    Più non sfidare il voler mio!

                      DAÌRA
      (come pazza d'angoscia, rialzandosi)

                                 A brani
    Tu mi puoi far,… ma a te m'avvinghio;… e teco
    Io salirò, se tu salir potrai!

(si avvinghia al collo di Nabuco disperatamente)

NABUCO

Vattene!… Solo io salir voglio!

(con impeto d'ira le afferra le braccia per staccarla da sè.—Daìra manda un grido alla stretta possente e arrovescia il capo.—Nabuco, impietosito a un tratto, le sostiene il capo colla destra, mentre Daìra non cessa di avvinghiarsi a lui).

                                     No!…
    Di me stesso vergogno…. ma non posso
    Torturar queste membra!

(Dopo un momento di esitazione, come volesse che si compia ciò che è necessario e che il compiere a lui stesso ripugna:)

                           Afraïsàb,
    Libero fammi!

(vedendo che Afraisab si avvicina a Daìra e ne afferra le braccia)

                 A lei pietoso sii,
    O gigante.

                       AFR.
           (impacciato, ritraendosi)

              Signor, fragili sono,
    Siccome puro caolin, le braccia
    Di questa donna…. ed io…

(i guerrieri sorridono)

NABUCO (a Daìra)

Lasciami!

DAÌRA

No!

(Nabuco fa un cenno ad Afraisab; questi riafferra le braccia di Daìra),

DAÌRA (a Afraisab, gemendo e resistendo nel rimaner avvinghiata a Nabuco)

Ah, tu perdi il tuo re nell'ubbidirgli!

(con un gemito più forte cede smarrendo i sensi,—Alcune schiave accorrono e la portano verso il fondo)

                      NABUCO
         (a Jerak, indicandogli Daìra)

La sua vita ti affido….

(sale lo scaleo della torre, poi, dall'alto a Afraisab)

                             E a te la soglia!
    Nessun la varchi!—Al novo dì, guerrieri!

(Entra nella torre.—Afraisab sguaina la spada, va a prendere una coppa e sale alla porta della torre)

                       AFR.
         (vuotando la coppa d'un fiato)

Gloria a Nabuco!

TUTTI (colle coppe nelle mani)

Evviva l'orgia e il sangue!

PARTE SECONDA

Sulla torre Borsippa.—Agli angoli statue colossali di mostri.—In mezzo la vetta della torre, alla quale si accede per alcuni gradini.—Dinnanzi ai gradini una botola, che conduce all'interno della torre.—Vista di Babilonia e di una vasta estensione di paese.—Notte stellata.—Dai giardini vien l'eco dell'orgia.

SCENA IV

ARGIASP-ZALA.

ZALA (udendo le grida di guerra, che vengono dal giardino)

Voci di guerra!…

ARG.

                      Del ciel la conquista
    Forse ei promise!…

ZALA

                        A folle capitano
    Folli guerrieri!

                       ARG.
             (indicando la botola)

Ah…. ascolta…. Un passo!

ZALA (appressandosi alla botola, origliando)

Ei viene.

(si nascondono dietro una delle statue colossali.—Nabuco compare dalla botola e sale alla vetta)

SCENA V

NABUCO—ARGIASP—ZALA.

                      NABUCO
(dopo qualche istante di silenzio, fissando il cielo)

    O Dio, ti sfido!—Io ti sfido; io, Nabuco
    Conquistator d'un mondo, ove le statue
    Erette a te strugger m'è dato, ed hanno
    Culto maggior le mie! Io, che al volere
    Di tutti, al par di te, la forza oppongo;
    Del mio arbitrio la forza!—Io, che dispenso
    Il bene e il male!—Io, che domar dei fiumi
    L'impeto posso, e popolar deserti,
    E in cumuli di morti e di rovine
    Mutar genti e città!

(pausa)

                        Nelle tenèbre
    Vibrano ancor le mie parole; e un segno
    Di minaccia non han nè ciel, nè terra!…
    E sulle stelle l'occhio mio si fisa,
    Siccome sulla preda occhio di falco!

(sempre più fissando il cielo)

    Ah, parlan gli astri! Un mormorio mi giunge,
    Quale di perle lievemente scosse
    In una coppa di zaffiro!—Oh, come
    Nitida d'ogni stella ora m'appare
    La forma!… Oh, come sottilmente brilla
    Ora ogni raggio astrale, e a me discende,
    Dal mio volere attratto a me!…—Piovete,
    O tributi celesti, al re novello!
    Ecco, la luce lor si fa più viva….
    Ed, impalpabil come l'aere, parmi,
    Che m'avviluppi una rete d'argento
    Di fulgori siderei contesta!
    Essa m'avvince…. e in me penetra,… e afferra
    Di mia vita l'essenza!…—Un'infinita
    Brama m'accende d'infinito, insieme
    Angosciosa e dolce,… e, chiaramente
    Il doppio arcan, che ogni cosa racchiude,
    In questo istante io concepisco!

(con grande enfasi)

                                    Or, dunque,
    Risali, argentea rete; e, teco, in alto
    Portami!… In alto!… In alto!

(ergendosi della persona)

                                    Ah, nello spazio
    Senza confini io sono! O stelle, a voi
    Giunto è Nabuco!… Alla vostra conquista
    Ei tornerà doman coi suoi guerrieri….
    Oggi, di tanti luminosi fiori
    Un solo ei coglierà, per riportarlo
    Alla sua reggia….

(fissando una stella e snudando la spada)

                       E tu sarai quel fiore,
    Tu, rosea stella!… Il fil della mia spada
    Invincibile a te recida il gambo!

(spicca un salto fiedendo l'aria colla spada, e cade carponi a terra mandando un grido.—Pausa.—Dai giardini vien l'eco dell'orgia)

ARG.

Oh, la grottesca, orrenda scena!

ZALA

Taci!

                      NABUCO
        (carponi, percorrendo la vetta)

    Or dov'è il fiore? Oltre il confine, forse,
    Del creato son io?…

(tocca il suolo)

                         Del cielo è forse
    Questa la dura e fredda volta?!

(tenta di alzarsi, ricade)

                                   Ah l'astro
    Cadde su me!… Lo scuoterò!

(si scuote e ricade carponi gemendo)

Non posso!

ZALA (ad Argiasp)

Così Nabuco ora riveggan tutti….

(Zala e Argiasp stanno per muovere verso Nabuco, ma sostano, vedendo che egli si trascina fino alla gradinata e si erge un poco della persona)

NABUCO

    Soldati,… a me!… Ciascuno avrà una stella
    Per bottino!… Ciascun della sua spada
    Sovra la punta, come un cuor lucente,
    Un astro recherà!…—Olà, ove siete
    Traditori?

(si aggira carponi disperatamente; tenta rialzarsi e ricade; poi si accoccola piangendo in un canto.—Zala e Argiasp salgono alla piattaforma)

ARG. (avvicinandosi a Nabuco)

Signor!

                      NABUCO
            (scosso, imperiosamente)

                     Fèrmati, e parlami
    In ginocchio, siccome a me, Nabuco,
    Si deve.—Messaggier tu sei degli astri.
    Sta ben. Ma, prima di parlar di pace,
    Un patto impongo: tolto dalle spalle
    L'astro mi sia che osò cadervi.

ZALA

                                    Evvia!
    Nabuco, il re dei re, l'onnipossente,
    Si fa beffa di noi, chiedendo ajuto
    Per sì facile impresa!

NABUCO (fissando Zala)

                          Ah, la regina
    Delle stelle è con te?… Farmi zimbello
    Essa sperò dei lezî suoi?…—Non io
    Nacqui a simili panie!

(a Argiasp)

                          Il braccio porgimi….
    Io stesso l'astro scoterò….

(Argiasp interroga Zala collo sguardo.—Zala crolla il capo, come lo lasciasse arbitro di far quel che più gli aggrada.—Argiasp porge il braccio a Nabuco, il quale vi si appoggia, tenta di rialzarsi con uno sforzo supremo, ma ricade)

NABUCO

                                  Oh, strazio!…. Oh strazio!
    L'astro mi schiaccia!

(toccandosi alla nuca)

                         Il suo gelido disco
    Quì una piaga m'ha aperto…. e su vi pesa!
    Ha un gel che morde e dà più intensa angoscia
    D'ogni vivida vampa!… Ah, chi mi uccide?!

(si torce, rantolando e gemendo, come in preda a spasimi atroci, cogli occhi fisi su Argiasp)

ARG. (arretrando)

    Ah, guarda!… Guarda!… Orror, pietà m'incute!
    Ah, quell'occhio!… Quel rantolo!…—La mia
    Vendetta or maledico!—Colla spada
    Assalirlo;… pagar vita con vita;…
    E, vincitore, per salir su un trono,
    Mettere il piede sul suo petto, o, vinto,
    Senza un lamento a lui l'ultimo sguardo
    Superbamente saettar:… sì, questa
    Esser dovea la mia vendetta!—Ad opra
    Bieca mi trascinasti!… Opra di serpe,
    Che a tradimento addenta!… Opra d'jena,
    Che i morti assale!…—Ebben, ch'essa si compia
    Or io non voglio!—Vieni!… Sarai salva!…
    Me solo accuserò!…—Purch'io quell'occhio
    Più non riveda, e quell'orrendo rantolo
    Non oda più, tutti i tormenti affronto!…

(fa atto di trascinar seco Zala)

                       ZALA
(arretrando, afferrandogli un braccio per trattenerlo)

    Per regnar non nascesti!—E tu sei figlio
    Di Sàrak? Tu?…—No, l'impeto bestiale
    D'una lascivia, che gettò un istante
    La madre nostra d'uno schiavo in braccio,
    Te concepì!… Tu, come i rospi, puoi
    Gracidar ma non mordere!—Costui
    Dunque ti fa pietà?… Costui, che mai
    Pietà conobbe e che passò ridendo
    Fra gli eccidî?… Costui, che a terra vide
    Torcersi mille nel supremo spasmo,
    Com'ora lui, e non battè palpèbra?
    Strage e rapina è il nome suo! Rapina
    E strage quello dei suoi avi!… E il latte,
    Che, bambin, lo nutrì, se non del tuo,
    Fu di mio padre il sangue!

(lo lascia e brandisce un pugnale)

                              Or va! La sua
    Morte affretti così; poichè ti giuro
    Che rivederlo lo dovran soltanto
    O morto, o pazzo!

(Nabuco geme)

ARG.

                     Oh, l'affannoso gemito!
    Ei muore!

NABUCO (riavendosi)

Ohimè!

ARG. (andando a Nabuco)

Signor….

NABUCO

Chi sei?

ARG.

                                     Argiàsp,
    Il tuo servo fedele…. Assai dormisti….
    Orsù ti leva!

NABUCO

                 No…. La propria legge
    Impose il fato ad ogni creatura!
    L'uom, come te, su due piedi cammina;
    Ed il cane su quattro….—Or io su quattro
    Camminar debbo, perchè un cane io sono!
    Eccoti il collo…. Mettimi il guinzaglio….

(vedendo che Argiàsp rimane immobile)

    Non vuoi?… Comprendo!… Il mio padron non sei!
    Dov'è?,.. Chi fu?…

(come ricordando)

                        Ah…. Un cieco!… Io l'ho perduto….
    Sventurato!… Poichè cieco due volte
    Senza il suo can divenne.

(come colto da acuto spasimo, portando le mani alla nuca)

Oh, strazio!… Oh, strazio!

(s'erge della persona, rimane un momento immobile; poi, come colpito da un ricordo improvviso)

Ah…. Daìra….

(ricade svenuto)

ZALA

L'udisti?…

ARG.

                                Della mente
    Anche nel buio quel nome gli splende!
    La sua rovina e il vitupero nostro
    Piombin dunque su lei!

ZALA (togliendosi una ciarpa che le cinge i fianchi, porgendola a Argiasp)

Ecco il guinzaglio!

ARG. (a Nabuco, legandogli la ciarpa al collo)

Vieni….

(Zala scende nella botola—Argiasp la segue, traendosi dietro Nabuco carponi).