ATTO SECONDO
Bosco in riva all'Eufrate.—Agli alberi stanno appese delle arpe.—Diverse capanne.—Quella di Jeroboàm, in mezzo, ai piedi d'un albero.—Fra tronco e tronco, si vede, poco lontano, scorrere il fiume, e, sulla sponda opposta, biancheggiare degli edifici in costruzione.
SCENA I
JEROBOÀM, seduto presso alla propria capanna.— EFRAIM alla sua destra.—Intorno siedono gli schiavi Ebrei.—Poi alcuni Aguzzini.
JER.
(come continuasse un racconto)
E poscia, in sogno, mi parea con voi,
Cieco qual sono, di fuggir tra i monti
Verso la patria. Al fianco mio venivi,
Sostegno e guida tu, Efraìm.—Dicevi:
«Fra poco il giogo toccherem!… Là giunti,
«Noi rivedrem il suol di Galilea!»
Ed ecco uscir da tutti i petti un urlo
E il popolo sostar. Ond'io ti chiesi:
«Che avvenne?»—E tu: «Oh, l'infausto portento!
«A precluderci il varco a un tratto è sorto
«Un colosso di bronzo!»—Allora ai miei
Occhi tornò la luce, e ch'esso avea
Di creta i piedi io vidi.—Una pietruzza
Raccolsi e la lanciai….—Ero lontano;
Debole al par del braccio d'un fanciullo
Era il mio braccio;… eppur colsi nel segno!
Sicchè il colosso tentennò, poi cadde,
E rovinò giù per l'erta montana
Come neve spezzandosi ai macigni.
EFRAÌM
È una promessa questo sogno!
ALCUNI AGUZZINI
(irrompendo, sferzando gli ebrei)
Schiavi,
Al lavoro!… Al lavoro!…
SCENA II
JEROBOÀM solo.
(sempre seduto ai piedi dell'albero)
O d'Israele
Arpe sospese sul mio capo; o nidi,
Da cui sono fuggiti i lieti canti,
Simili a rondinelle nell'inverno,
Dacchè su noi piombò l'ira divina;
Io non m'inganno, no,… sento che l'aria,
Spirante adesso tra le vostre corde,
Più non vi desta gemiti e lamenti!
Una melòde piena di dolcezza
Piove da voi dentro l'anima mia….
E mi sembra che parli di perdono!
SCENA III
JEROBOÀM—ZALA—ARGIASP, dal fondo.
ARG.
Alla reggia torniam…. Lottar che giova
Contro i destini?….
ZALA
Ah, no!… Lo stesso sangue
Non scorre in noi, che vil troppo o bugiardo
Nato tu sei!—Vil, se credevi incendio
Quell'amor, che soltanto era scintilla;
E bugiardo, se tal tu lo sapevi
E fingevi con me!—Poich'io comprendo
Chi trema innanzi all'idolo che adora
Per ignota malìa; ma chi si lascia
Quell'idolo rapir, ne rïaverlo
Tenta, anche a prezzo della vita, mai
L'adorò certamente!
ARG.
(con impeto di disperazione)
A Istàr io dunque
Sacrarmi debbo?—Ebben mi sacro!—Mite,
Leale io nacqui! Feroce gli eventi
M'han voluto!… Stassera essi morranno!
(fa per allontanarsi)
ZALA
(trattenendolo)
No…. Verrò teco anch'io, sacra ad Istàr,
Il giorno in cui l'estrema mia speranza
Svanir vedrò…. Ma tal speranza forse
Or per compiersi sta….—Dacchè Nabuco
Tornò, la reggia ogni notte risuona
Per allegri conviti; pur, seduto
A mensa, o a contemplar le danze, ei resta
Sol pochi istanti, e, spesso, non vi appare….
Perchè vive ei così?
ARG.
Dell'amor suo
Egli vive soltanto!—Come un bimbo
Daìra lo conduce.—Ora discendono
Nell'antico giardino; or dalla reggia
Escon la sera.
ZALA
Ma li segue un'ombra….
Io!—E a quest'ombra ora un mistero è noto!
Odi: Nabuco non ama Daìra!
ARG.
Non l'ama?
ZALA
No!… Forse, nei primi giorni,
I ricordi d'infanzia e la bellezza
Della fanciulla aveano acceso in lui
D'amore una parvenza; ma, passato
L'impeto primo, egli è caduto preda
Di strano morbo che lo strugge.—Quando,
Soli, la sera, essi ne vanno insieme
Fuor della reggia, a lor, no, non sorride
Il tripudio che da questo pensiero:
«Esser liberi e amarsi!»—Egli cammina
Taciturno; e Daìra, al fianco suo,
Vien silenziosa….
ARG.
È per gli amanti caro
Idioma il silenzio!
ZALA
Ebben lo rompe
Nabuco; ma d'amor non parla; parla
Fra sè di strani sogni.—Essa, lo interroga
Timidamente; ma ei non l'ode. Entrambi
Erran del fiume in riva infin che annotta;
E, allora, come da fatal possanza
Spinto, ei qui move, mentre, dietro a lui,
Pallida ed ansimante ella s'innoltra.
ARG.
E tu udisti quant'ei dice a sè stesso?
ZALA
Sì….
ARG.
Lo ricordi?
ZALA
Sì…. D'astri egli parla.
Il senso invan comprenderne da sola
Sulle prime tentai;… poi lo fe' noto
Inconsciamente a me quel vecchio ebreo,
Che là tu vedi….
(indica Jeroboàm)
ARG. (riconoscendolo)
Ah, lo ravviso!… È il cieco
Jeroboàm!
ZALA
Sì, desso!
ARG.
Il dì ricordo
In cui Nabuco gli salvò la vita.—
Perchè or quì vien?… Lo riconobbe il cieco?
ZALA
Ignoto gli è.—Giafìr, ricco mercante,
Egli lo crede, come a lui fu detto.
Forse potea la voce sua tradirlo;
Ma, al par dell'uragano, era tonante
Del re la voce il dì che a lui la vita
Serbava…. ed oggi di chi implora ha il suono!
ARG. (stupito)
Implora…. il re?!
ZALA
Sì…. implora!—Questo io vidi
Evento prodigioso: a un mendicante
Volger Nabuco lagrime e preghiere!
ARG.
A un mendicante?…. Egli?… Nabuco?:
ZALA
Sì!
Da lui stesso l'apprendi!
(andando a Jeroboàm)
Jeroboàm.
JER.
Chi sei?… Forse la donna, che ogni sera
Vien con colui, che follemente il cielo
Vol conquistare?
ZALA (piano a Argiasp)
Udisti?
(a Jeroboàm)
Non son quella.
JER.
Ah, è ver!… Lo squillo d'una tromba pare
Il suon della tua voce, e quel dell'altra
D'un flauto ha la dolcezza.—Sei tu sola?
ZALA
No…. mio fratello è meco.
JER.
Parli.
ARG.
Il suono
Della mia ti ricordi?
JER.
(scosso, alzandosi)
Ah…. Non ignoto
Mi giunge…. No!—Ma dove io già l'udii?…
Quando?…—Nella tenèbra, che mi avvolge,
Ogni voce, ogni suono, ha un'eco lunga;
Sicchè, talor, nell'incessante rombo
Di quell'eco io mi perdo, e una memoria
Vaga e confusa sol mi resta!—Io posso
Ben dirmi: «Già l'udii!»…. Ma, d'onde l'eco
Cominci, invano a ricercar mi struggo!
A parlare con me vien da più notti
Un mercante, Giafìr, colla sua donna….
Orben, dal primo dì ch'ei mi rivolse
La parola, pensai: «Dove ho tal voce
Udita già?» Nè rispondere ancora
A tal domanda io posso!—È noto a voi
Questo Giafìr?
ZALA
Egli è parente nostro….
A te veniam perchè un timor ne cruccia
E tu soltanto consigliar ci puoi.
JER.
Parla.
ZALA
Da tempo egli negli occhi ha lampi
Di febbre; e, assorto in tetre idee, s'aggira
Farneticando; e non risponde; oppure
Con strani detti chi si volge a lui
Congeda o insulta…. e fugge….—Di qual morbo
Ei dunque è preda?…
JER.
Conquistare il cielo
Ei sogna…. Già tel dissi….—E, poichè a lui
Narrò qualcun, che a me son noti i libri
Dei sapïenti, egli da me pretende
Di conoscer l'ermetica potenza
Che della vita ogni mister discopre
E insegna quello che Dio sol conosce!
Poter da terra sollevarsi, e l'aria
Attraversar per conquistar le stelle,
A una freccia simìl:… questo egli brama.
Blandemente io risposi sulle prime,
Pietoso a lui ed alla sua compagna
Dalla voce gentil che sa di pianto;
E, della scienza dei miei libri santi,
Sì, gli parlai, ma qual maestro a alunno
Che gli scerne la lettera e lo spirto…
Ahimè, coi folli intendimenti suoi,
Ei tutto confondea!… Sicchè schermirmi
Ora soltanto alle sue inchieste io tento
E alle preghiere sue.
ZALA
Ei, dunque, è pazzo?
JER.
Non ancor!… Ma la china egli discende
Di quell'abisso, in fondo al qual diventa
L'uom pari al bruto…. e, se chi l'odia, spingerlo
Nell'abisso or volesse, agevol cosa
Compier dovrebbe.
ARG.
E tu non ve l'hai spinto?
Perchè?
JER.
Non l'odio.
ZALA
Egli è Caldeo….
ARG.
Nemico
Esser dovresti a lui….
JER.
Sì…. come a voi
Nemico io son, perchè Caldei voi siete,
Se del suo sangue; e come il son di tutta
La gente vostra.—Ma so ben che è vano
Una gente odïar!—Essa è la spada
Nella man del carnefice! È l'inconscio
Strumento ond'ei si val!…—No… Non ha colpa
La spada…. ma la man!… Soltanto a questa,
Al carnefice solo io l'odio serbo!
ARG.
Al re, dunque?
JER.
A Nabuco!
ZALA
Or ben, colui
Che conquistar il ciel vorrebbe…. è il re!
È Nabuco!
JER.
Nabuco?!
ARG.
Argiasp io sono!
ZALA
Io Zala!
JER.
I figli di Sârak!… Ed egli….
Egli è il colosso…. e la pietruzza io sono!
ZALA (indicando a destra)
Ei viene….
JER. (indicando la capanna)
Là…. là…. nella mia capanna!
(Argiasp e Zala entrano nella capanna.—Jeroboàm torna a sedere ai piedi dell'albero.—Entra Nabuco concitato, poi Daìra).
SCENA IV
DAÌRA—NABUCO—JEROBOÀM
DAÌRA (a Nabuco)
Fermati…. Ascolta….
NABUCO
Lasciami!
DAÌRA
Promesso
Pur tu mi avevi, che dal vecchio ebreo
Non saresti tornato….
NABUCO
Ed or vi torno
Poichè mutai pensier…. Ciò non ti garba?…
Alla reggia rimani!
DAÌRA
E sei tu quello
Che mi parli così?…—Quando quì vieni
Son le tue notti spaventose!… Mille
Torvi fantasmi turbano i tuoi sogni….
Ed io, che veglio a te vicina, piango
I tuoi rantoli udendo e i tuoi lamenti!
Ah, dove son le dolcissime notti,
Che noi passammo nel giardino antico
Fra l'olir delle rose!
NABUCO
D'ogni olezzo
Oggi più grate a me son le parole
D'un sapïente!—Di Nabuco è questa
La vita!… Ei vuol non una gioja sola!
Amore, e gloria, e sapïenza:… tutte
Le gioie umane ei vuol, tutte le ebbrezze!
Lasciami!
JER. (dall'albero)
Olà…. Chi è là?… Sei tu, Giafìr?
NABUCO
Sì…. Son io!
(Daìra va verso il fondo, come spiando che nessuno si avvicini, e vi resta)
JER.
Mio signor, come mi scese
Al cuor la voce tua!… Che tu in eterno
Esser possa felice!
NABUCO
E lo può forse
Esser chi, al par di me, alla meta anela
Che tu conosci?
JER.
Ancor t'agita, dunque,
La stessa idea?
NABUCO
Sì….
JER.
Ancor, dunque, tu vieni
A me, credendo ch'io donar ti possa
La magica virtù che i sogni tuoi
Adempier deve?
NABUCO
Sì…. Non mi narrasti
Forse tu stesso dei profeti vostri
L'onnipossente fuoco?…
JER.
È ver….
NABUCO
Rapiti,
Essi vedean gli eventi del futuro
E i misteri del cielo e della terra….
JER.
Sì…. È vero!
NABUCO
Ebben…. come i profeti tuoi
Esser io voglio!… Or, perchè il rito, il verbo,
Tu sempre a me di rivelar negasti,
Con cui nel proprio sen potevan essi
La sacra fiamma suscitar?
JER.
Tremenda
Cosa chiedevi….
NABUCO
Ah!… Tu non sai chi sono!
DAÌRA
(accorrendo frettolosa, piano a Nabuco)
Deh, non tradirti!
JER.
Chiunque tu sia,
Fino dal primo dì che mi parlasti
Forte tra i forti per l'ardir ti seppi
Della mente….—Ma ai vecchi vien compagno
Il dubbio…. ed esitai l'estrema prova
A rivelarti, perchè premio è dessa
Dei costanti soltanto.
NABUCO
Ed or, rispondi,
Lo vorrai tu?
JER.
Sì.
NABUCO
Vorrai dirmi come
Salire agli astri, e conquistarli, e il corso
Dominarne io potrò?
JER.
Sì….
NABUCO
Nella polvere
Prosternato t'ascolto!
JER.
E sia. Ma, prima,
In te stesso raccogliti.—La zolla,
Su cui fiorisce la magica pianta
D'ogni sapere, è l'estasi;… e può solo
L'estasi aver chi medita in silenzio.
(China il volto fra le mani e medita.—Nabuco, sempre in ginocchio, lo imita.—Scende la sera.—In fondo Babilonia si illumina).
DAÌRA (tornando dal fondo, piano a Nabuco, con grande passione)
Vieni, Nabuco…. Andiam…. Col mendicante
Assai parlasti…. Or non ti par sia tempo
Di tornare alla reggia?… Ascolta: Sazio
Forse sei tu di star tutte le notti
Fra rose gialle e baci di Daìra?
Ebben…. guarda: il regal palazzo splende
Per il convito consueto….—Vieni….
Te farà lieto degli altri il tripudio!…
E, se al tuo fianco a me concederai
Di rimanere, tu vedrai ch'io posso
Giocondamente mescer nelle coppe,
E toccar l'arpa, ed intonar canzoni….
Vieni, Nabuco….
(disperatamente, vedendo che egli rimane immobile)
Ahimè!…. Più non mi ascolta!
JER. (avanzandosi)
Giafìr, t'appressa…. A me porgi la mano
E rispondi: È sereno il firmamento?
NABUCO (alzando gli sguardi)
Risplendon gli astri nel glauco profondo
Di pura luce.
DAÌRA
O soavissima notte!
JER.
Non una nube?
NABUCO
Non un velo!
DAÌRA
Piove
Dal ciel soltanto un'armonia di raggi,
Che sembran sguardi lunghi e sfavillanti
Di voluttà infinita….
JER. (a Nabuco)
Or, dunque, torna
Alla tua casa, e in agape gioconda
Le membra riconforta; indi, allorquando
Il pianeta Ixïon volger vedrai
Verso occidente (indizio che la notte
Del suo cammin giunse a metà) alla torre
Più alta di Babele in vetta sali
E ai quattro venti grida: «O Dio ti sfido!»
E arditamente nelle stelle affisa
L'occhio dominatore; e, in te raccolto,
Nel glauco ciel l'anima tua sospingi.
Oh, non temer! Dell'infinito anch'esse
Sono schiave le stelle! E, quando vinte
Dell'infinito tu le leggi avrai,
Ne avrai facil vittoria, chè tu stesso
Diverrai l'infinito!…—Allor dell'aquila
L'estasi eccelsa avrà l'anima tua
L'aria fendendo; e le parrà guizzare
Attraverso un giardin, dai luminosi
Immani fior sospesi su un abisso
Senza limiti;… e, lieve come piuma,
Anche il tuo corpo s'alzerà da terra!…
NABUCO.
O speranza!… O delirio!
JER.
Va! T'affretta!
È in te la febbre dei profeti!…
NABUCO (farneticando)
O cielo
Tu sarai mio!… Come la terra trema
Dinnanzi a me, tremeran gli astri!… Un solo
Signore avranno terra e ciel: Nabuco!
Un nome solo echeggierà nel vasto
Glauco infinito, un nome sol: Nabuco!
Eterno io solo!…. Io solo, Iddio!… La mia
Forza legge soltanto!… Io solo, io solo,
Dispensator di vita e morte!—Ah, sento
Che il soffio è in me dell'universo, e l'alba
Doman non spunterà s'io non lo voglio!
(si allontana rapidamente)
DAÌRA (a Jeroboàm)
Ah, giusto fu nel maledirti l'Jéova
Che adori tu!…—Ch'egli dannar ti possa
Eternamente a viver schiavo e cieco!
(Segue Nabuco.—Sulla soglia della capanna compajono Argiasp e Zala, che muovono verso Jeroboàm).
ATTO TERZO
_Notte.—Giardini della reggia.—A sinistra la torre Borsippa,¹ alla porta della quale si accede per alcuni gradini.—A destra peristilio d'un'ala della reggia.—Fiori; vegetazione lussureggiante. In fondo la reggia vivamente illuminata_.
PARTE PRIMA
SCENA I
ARGIASP—ZALA.
(Zala siede presso la torre guardando verso la reggia; Argiasp ne viene; Zala gli muove incontro)
ARG.
S'io potessi sperar, che la memoria
Di quel che han visto cogli occhi si spegna,
Già conficcato di mia man vi avrei
Una punta rovente!—Ignuda quasi,
Essa la coppa gli riempie.—A lei
Egli protende la bocca scarlatta,
Qual ferita che sanguini ed implori
Il balsamo dei baci…. Ed essa chiude,
Come in delirio, le palpèbre, e preme
Colla sua quella bocca….
ZALA
Ed ei del folle
Sogno mai non parlò?
ARG.
No…. Jeràk, il Mago,
Venìa talor; gli mormorava un detto
All'orecchio, e spariva….—Alla sua vista
Di Daìra oscuravasi la fronte….
Ma, poi, l'ebrezza divampar più ardente
Nel suo petto parea….—Perir dovessi
Fra i più atroci tormenti, ora, o Nabuco,
La tua rovina io vo' soltanto!
(squilli di trombe)
ZALA
(indicando la torre)
Vieni.
(entrano nella torre)
SCENA II
NABUCO—AFRAISAB—KUNAREND—GHEV— DARAB—BÈRHAM—Dame, Cortigiani, Danzatrici, Schiave recanti anfore e coppe—DAÌRA entra colle Dame e va, intrattenendosi con esse, presso lo scaleo della torre, mentre guarda ad ogni tratto verso Nabuco.
AFR. (impacciato, sorridente, come sorpreso di quanto gli va dicendo Nabuco)
O Nabuco…. mio re….
NABUCO
Qual preferisci:
Una vittoria od un banchetto?
AFR.
(dopo qualche esitazione)
Entrambi….
NABUCO
Ma preferir questo non è….—Rifletti:
Ti fa più lieto esser seduto a mensa
In molli vesti, o, coperto di ferro,
II cavallo spronar del sollïone
Sotto la sferza?…
AFR.
(con un sospiro)
Oh, tempi!
NABUCO
Li rimpiangi?
AFR. (esitante, come temesse di contrariarlo)
No…. Nabuco, mio re!
NABUCO (ridendo)
«Mio re!… Nabuco!»
Altro tu non sai dir!
AFR.
(terribile, vedendo ridere anche gli altri capitani)
Di me ridete?
NABUCO
Evvia…. ti calma!… No, di te non ride
Alcun; ma ride della celia mia!
Che il ver direbbe l'epitaffio tuo
Se dicesse così: «Quì sta un gigante,
«Ch'ebbe braccio di ferro; e bronzeo petto;
«E lingua che esclamar sapea soltanto:
«O Nabuco, mio re!»
AFR.
(sulle prime ancora impacciato, poi animandosi)
Si,… questo è vero!
Questo solo io so dir!… Che dir potrei
Dunque dippiù?… So ben chi sono!… Un tronco
D'enorme abete, che dai medi monti
Precipitò….—Sì, tal sono io!—Or, chi strappa
Gli abeti enormi?… L'uragano!… E questo
Fosti tu!—Ma che val, se sradicato
Cade l'abete?… Esso rimane a valle
Immobile!… Or, qual forza lo solleva?
L'onda!—E l'onda tu fosti!—Io, per me solo,
Dunque vissuto non sarei!
NABUCO
Sì a lungo
Oggi hai parlato, che, dal tuo sepolcro,
In pochi istanti, cancellasti quello
Ch'ei detto avrebbe, per mill'anni forse,
Della tua lingua!
AFR.
Gli è, che da gran tempo
Io non vedevo il tuo volto glorioso,
E il rivederlo in me destò tal gioia
Qual esprimer non posso!… Ed è ciarliera
La gioja!
GHEV
Ah, dove son quei lieti giorni
In cui da te mai non stavam divisi!
NABUCO
Ghev, tu pure?
BÈRHAM
Oh, i bei giorni!
KUNAREND
Io questa vita
Odio più della morte!
NABUCO
Perchè?
KUN.
Vinta
Non abbiam noi tutta la terra?… Dunque
Più sperar non poss'io ch'essa si cambi!
BÈRHAM
Com'è piccino il mondo!
GHEV
Anch'io sovente
Lo penso; e, allora, alla mia spada dico:
«O fior di gloria, il dì ch'io sarò certo
Che a te il destin purpuree rugiade
Non darà più,… ebben, col sangue mio
Io ti disseterò!»
DARAB
Saper dovessi
D'esser sempre sconfitto, alle battaglie
Domani tornerei, tanto son stanco
Io di poltrir!…
GHEV
Ah, così vili gli uomini
Or dunque son, perchè nessun dei vinti
Osi la fronte rialzar?…
KUN.
Codardi
Gli animi fan le domestiche cure!
Voglionsi, a ritemprar le schiatte umane,
Bagni di sangue!
DARAB
Ah; un vinto esser vorrei!
AFR. (guardando torvamente Darab)
Ribelle allor saresti tu?
DARAB
Gigante,
Non guardarmi così!…
AFR.
Come si guarda
Un ribelle ti insegno!
DARAB
Io tal non sono:
Ma, se lo fossi, dei tuoi occhi al lampo
Risponderebbe quel della mia spada!
NABUCO (interponendosi)
L'armi serbate alle vicine pugne!…
TUTTI
(con grande esplosione di gioja)
Ah!… Un'altra guerra!… Gloria al Re!… Deh, parla!
BERHAM
Contro chi dunque pugneremo?
GHEV
Quando
Vuoi che si parta?
KUN.
(ad alcuni scudieri)
Olà, datemi l'armi!
TUTTI (entusiasticamente)
Guerra!… Guerra!
SCENA III
JERAK—Detti.
(Jerak compare sul fondo.—Nabuco, appena lo vede, gli fa cenno d'avvicinarsi.—Daìra, all'apparir di Jerak, si avanza pallidissima).
JERAK
(a Nabuco, a bassa voce)
Signor, verso occidente
Volge Ixïon.
NABUCO (ai capitani)
Al novo dì, guerrieri,
Vi sarà noto il pensier mio.—Quì tutti
Fino allor m'attendete!
(muove verso la torre)
DAÌRA
Ah…. no…. Ti ferma!
No…. Tu…. non salirai!
NABUCO
Fanciulla, scòstati!
Non pôrti fra il leone e la sua preda!
Scòstati…. Va!
DAÌRA
Ah,… tu sarai soltanto
La preda…. Tu!
(si getta ai suoi piedi)
NABUCO
Mi lascia!
DAÌRA
Ebbene, teco
Lassù verrò….
NABUCO
Per Ebli e i Devi inferni,
Più non sfidare il voler mio!
DAÌRA
(come pazza d'angoscia, rialzandosi)
A brani
Tu mi puoi far,… ma a te m'avvinghio;… e teco
Io salirò, se tu salir potrai!
(si avvinghia al collo di Nabuco disperatamente)
NABUCO
Vattene!… Solo io salir voglio!
(con impeto d'ira le afferra le braccia per staccarla da sè.—Daìra manda un grido alla stretta possente e arrovescia il capo.—Nabuco, impietosito a un tratto, le sostiene il capo colla destra, mentre Daìra non cessa di avvinghiarsi a lui).
No!…
Di me stesso vergogno…. ma non posso
Torturar queste membra!
(Dopo un momento di esitazione, come volesse che si compia ciò che è necessario e che il compiere a lui stesso ripugna:)
Afraïsàb,
Libero fammi!
(vedendo che Afraisab si avvicina a Daìra e ne afferra le braccia)
A lei pietoso sii,
O gigante.
AFR.
(impacciato, ritraendosi)
Signor, fragili sono,
Siccome puro caolin, le braccia
Di questa donna…. ed io…
(i guerrieri sorridono)
NABUCO (a Daìra)
Lasciami!
DAÌRA
No!
(Nabuco fa un cenno ad Afraisab; questi riafferra le braccia di Daìra),
DAÌRA (a Afraisab, gemendo e resistendo nel rimaner avvinghiata a Nabuco)
Ah, tu perdi il tuo re nell'ubbidirgli!
(con un gemito più forte cede smarrendo i sensi,—Alcune schiave accorrono e la portano verso il fondo)
NABUCO
(a Jerak, indicandogli Daìra)
La sua vita ti affido….
(sale lo scaleo della torre, poi, dall'alto a Afraisab)
E a te la soglia!
Nessun la varchi!—Al novo dì, guerrieri!
(Entra nella torre.—Afraisab sguaina la spada, va a prendere una coppa e sale alla porta della torre)
AFR.
(vuotando la coppa d'un fiato)
Gloria a Nabuco!
TUTTI (colle coppe nelle mani)
Evviva l'orgia e il sangue!
PARTE SECONDA
Sulla torre Borsippa.—Agli angoli statue colossali di mostri.—In mezzo la vetta della torre, alla quale si accede per alcuni gradini.—Dinnanzi ai gradini una botola, che conduce all'interno della torre.—Vista di Babilonia e di una vasta estensione di paese.—Notte stellata.—Dai giardini vien l'eco dell'orgia.
SCENA IV
ARGIASP-ZALA.
ZALA (udendo le grida di guerra, che vengono dal giardino)
Voci di guerra!…
ARG.
Del ciel la conquista
Forse ei promise!…
ZALA
A folle capitano
Folli guerrieri!
ARG.
(indicando la botola)
Ah…. ascolta…. Un passo!
ZALA (appressandosi alla botola, origliando)
Ei viene.
(si nascondono dietro una delle statue colossali.—Nabuco compare dalla botola e sale alla vetta)
SCENA V
NABUCO—ARGIASP—ZALA.
NABUCO
(dopo qualche istante di silenzio, fissando il cielo)
O Dio, ti sfido!—Io ti sfido; io, Nabuco
Conquistator d'un mondo, ove le statue
Erette a te strugger m'è dato, ed hanno
Culto maggior le mie! Io, che al volere
Di tutti, al par di te, la forza oppongo;
Del mio arbitrio la forza!—Io, che dispenso
Il bene e il male!—Io, che domar dei fiumi
L'impeto posso, e popolar deserti,
E in cumuli di morti e di rovine
Mutar genti e città!
(pausa)
Nelle tenèbre
Vibrano ancor le mie parole; e un segno
Di minaccia non han nè ciel, nè terra!…
E sulle stelle l'occhio mio si fisa,
Siccome sulla preda occhio di falco!
(sempre più fissando il cielo)
Ah, parlan gli astri! Un mormorio mi giunge,
Quale di perle lievemente scosse
In una coppa di zaffiro!—Oh, come
Nitida d'ogni stella ora m'appare
La forma!… Oh, come sottilmente brilla
Ora ogni raggio astrale, e a me discende,
Dal mio volere attratto a me!…—Piovete,
O tributi celesti, al re novello!
Ecco, la luce lor si fa più viva….
Ed, impalpabil come l'aere, parmi,
Che m'avviluppi una rete d'argento
Di fulgori siderei contesta!
Essa m'avvince…. e in me penetra,… e afferra
Di mia vita l'essenza!…—Un'infinita
Brama m'accende d'infinito, insieme
Angosciosa e dolce,… e, chiaramente
Il doppio arcan, che ogni cosa racchiude,
In questo istante io concepisco!
(con grande enfasi)
Or, dunque,
Risali, argentea rete; e, teco, in alto
Portami!… In alto!… In alto!
(ergendosi della persona)
Ah, nello spazio
Senza confini io sono! O stelle, a voi
Giunto è Nabuco!… Alla vostra conquista
Ei tornerà doman coi suoi guerrieri….
Oggi, di tanti luminosi fiori
Un solo ei coglierà, per riportarlo
Alla sua reggia….
(fissando una stella e snudando la spada)
E tu sarai quel fiore,
Tu, rosea stella!… Il fil della mia spada
Invincibile a te recida il gambo!
(spicca un salto fiedendo l'aria colla spada, e cade carponi a terra mandando un grido.—Pausa.—Dai giardini vien l'eco dell'orgia)
ARG.
Oh, la grottesca, orrenda scena!
ZALA
Taci!
NABUCO
(carponi, percorrendo la vetta)
Or dov'è il fiore? Oltre il confine, forse,
Del creato son io?…
(tocca il suolo)
Del cielo è forse
Questa la dura e fredda volta?!
(tenta di alzarsi, ricade)
Ah l'astro
Cadde su me!… Lo scuoterò!
(si scuote e ricade carponi gemendo)
Non posso!
ZALA (ad Argiasp)
Così Nabuco ora riveggan tutti….
(Zala e Argiasp stanno per muovere verso Nabuco, ma sostano, vedendo che egli si trascina fino alla gradinata e si erge un poco della persona)
NABUCO
Soldati,… a me!… Ciascuno avrà una stella
Per bottino!… Ciascun della sua spada
Sovra la punta, come un cuor lucente,
Un astro recherà!…—Olà, ove siete
Traditori?
(si aggira carponi disperatamente; tenta rialzarsi e ricade; poi si accoccola piangendo in un canto.—Zala e Argiasp salgono alla piattaforma)
ARG. (avvicinandosi a Nabuco)
Signor!
NABUCO
(scosso, imperiosamente)
Fèrmati, e parlami
In ginocchio, siccome a me, Nabuco,
Si deve.—Messaggier tu sei degli astri.
Sta ben. Ma, prima di parlar di pace,
Un patto impongo: tolto dalle spalle
L'astro mi sia che osò cadervi.
ZALA
Evvia!
Nabuco, il re dei re, l'onnipossente,
Si fa beffa di noi, chiedendo ajuto
Per sì facile impresa!
NABUCO (fissando Zala)
Ah, la regina
Delle stelle è con te?… Farmi zimbello
Essa sperò dei lezî suoi?…—Non io
Nacqui a simili panie!
(a Argiasp)
Il braccio porgimi….
Io stesso l'astro scoterò….
(Argiasp interroga Zala collo sguardo.—Zala crolla il capo, come lo lasciasse arbitro di far quel che più gli aggrada.—Argiasp porge il braccio a Nabuco, il quale vi si appoggia, tenta di rialzarsi con uno sforzo supremo, ma ricade)
NABUCO
Oh, strazio!…. Oh strazio!
L'astro mi schiaccia!
(toccandosi alla nuca)
Il suo gelido disco
Quì una piaga m'ha aperto…. e su vi pesa!
Ha un gel che morde e dà più intensa angoscia
D'ogni vivida vampa!… Ah, chi mi uccide?!
(si torce, rantolando e gemendo, come in preda a spasimi atroci, cogli occhi fisi su Argiasp)
ARG. (arretrando)
Ah, guarda!… Guarda!… Orror, pietà m'incute!
Ah, quell'occhio!… Quel rantolo!…—La mia
Vendetta or maledico!—Colla spada
Assalirlo;… pagar vita con vita;…
E, vincitore, per salir su un trono,
Mettere il piede sul suo petto, o, vinto,
Senza un lamento a lui l'ultimo sguardo
Superbamente saettar:… sì, questa
Esser dovea la mia vendetta!—Ad opra
Bieca mi trascinasti!… Opra di serpe,
Che a tradimento addenta!… Opra d'jena,
Che i morti assale!…—Ebben, ch'essa si compia
Or io non voglio!—Vieni!… Sarai salva!…
Me solo accuserò!…—Purch'io quell'occhio
Più non riveda, e quell'orrendo rantolo
Non oda più, tutti i tormenti affronto!…
(fa atto di trascinar seco Zala)
ZALA
(arretrando, afferrandogli un braccio per trattenerlo)
Per regnar non nascesti!—E tu sei figlio
Di Sàrak? Tu?…—No, l'impeto bestiale
D'una lascivia, che gettò un istante
La madre nostra d'uno schiavo in braccio,
Te concepì!… Tu, come i rospi, puoi
Gracidar ma non mordere!—Costui
Dunque ti fa pietà?… Costui, che mai
Pietà conobbe e che passò ridendo
Fra gli eccidî?… Costui, che a terra vide
Torcersi mille nel supremo spasmo,
Com'ora lui, e non battè palpèbra?
Strage e rapina è il nome suo! Rapina
E strage quello dei suoi avi!… E il latte,
Che, bambin, lo nutrì, se non del tuo,
Fu di mio padre il sangue!
(lo lascia e brandisce un pugnale)
Or va! La sua
Morte affretti così; poichè ti giuro
Che rivederlo lo dovran soltanto
O morto, o pazzo!
(Nabuco geme)
ARG.
Oh, l'affannoso gemito!
Ei muore!
NABUCO (riavendosi)
Ohimè!
ARG. (andando a Nabuco)
Signor….
NABUCO
Chi sei?
ARG.
Argiàsp,
Il tuo servo fedele…. Assai dormisti….
Orsù ti leva!
NABUCO
No…. La propria legge
Impose il fato ad ogni creatura!
L'uom, come te, su due piedi cammina;
Ed il cane su quattro….—Or io su quattro
Camminar debbo, perchè un cane io sono!
Eccoti il collo…. Mettimi il guinzaglio….
(vedendo che Argiàsp rimane immobile)
Non vuoi?… Comprendo!… Il mio padron non sei!
Dov'è?,.. Chi fu?…
(come ricordando)
Ah…. Un cieco!… Io l'ho perduto….
Sventurato!… Poichè cieco due volte
Senza il suo can divenne.
(come colto da acuto spasimo, portando le mani alla nuca)
Oh, strazio!… Oh, strazio!
(s'erge della persona, rimane un momento immobile; poi, come colpito da un ricordo improvviso)
Ah…. Daìra….
(ricade svenuto)
ZALA
L'udisti?…
ARG.
Della mente
Anche nel buio quel nome gli splende!
La sua rovina e il vitupero nostro
Piombin dunque su lei!
ZALA (togliendosi una ciarpa che le cinge i fianchi, porgendola a Argiasp)
Ecco il guinzaglio!
ARG. (a Nabuco, legandogli la ciarpa al collo)
Vieni….
(Zala scende nella botola—Argiasp la segue, traendosi dietro Nabuco carponi).