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Natalìa ed altri racconti

Chapter 56: IV.
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About This Book

A collection of short stories that examine domestic and social life through compact episodes of scandal, moral quandary, and quiet observation. Tales unfold around clandestine letters, disrupted households, funerals, seaside interludes and visits to health establishments, each focusing on characters who navigate reputation, desire, and conscience. The narration balances ironic detachment with psychological sympathy, presenting moral ambiguity without neat resolutions. Together the stories offer close studies of social hypocrisy, human frailty, and the tensions between public appearance and private longing.

I.

Il professore Corrado Bertalia, senatore del Regno, celebre per la sua opera Il Comune italiano e l'Ansa germanica, stava dando l'ultima pulitura al discorso, in francese, ch'egli doveva tener fra pochi giorni al Congresso storico internazionale di Stoccolma, quale delegato d'una delle nostre maggiori Università. Una delle finestre dello studio, volta a levante, aveva le persiane abbassate; l'altra, che si apriva a settentrione, era spalancata, e lasciava entrar nella stanza la fulgida luce della bella giornata di giugno. Da un giardino sottoposto salivano fragranze di fiori e canti d'uccelli; di là dal giardino che, pur non appartenendo alla casa, lo cingeva per due lati, veniva, smorzato alquanto, il rumore della strada percorsa da carrozze e da carri.

Un vispo fanciullo di circa dieci anni irruppe nello studio senza cerimonie.

— Buon giorno, babbo..

Il professore alzò il viso dalle sue carte, si tolse dagli occhi le lenti e con un sorriso incoraggiante chiamò a sè il figliuolo e gli stampò due baci sulle gote.

— Oh, Gino. Vai a scuola? Non è più presto del solito?

— Sì, ma aspetto la mamma che si metteva il cappello.

— Esce la mamma?

— Deve far qualche spesa.

Gino, secondo il solito, cominciò a toccare i libri sparsi sulla tavola e a guardar curiosamente i frontispizi.

— Quieto, bimbo, quieto.

— Sai, papà, voglio che tu mi porti da Stoccolma una bell'opera illustrata.

— Ma! — rispose il senatore. — Vedremo quel che ci sarà.... Perchè se non ci fossero che opere svedesi.... Lo capisci tu lo svedese?

Il fanciullo si mise a ridere. — Io no.... E tu?

— Io? Pochino, pochino.

— Oh, — ripigliò con aria d'importanza lo studente di prima ginnasiale, — se fosse il francese!... Me lo insegna così bene la mamma.... E anche il latino intendo....

— Diamine! — esclamò il padre. — Rosa, rosæ.

— Nossignore, — protestò Gino offeso nel suo amor proprio. — Traduco Cornelio Nipote.

— Nientemeno?... E dimmi, — soggiunse Bertalia in tuono carezzevole, — saremo poi esonerati dagli esami?

— Non c'è dubbio. Ho le medie di tutti i bimestri superiori all'otto.

— Bravo il mio bimbo! — disse il professore accostando la sua guancia a quella del ragazzo.

A veder quelle due teste che si toccavano s'era colpiti dalla rassomiglianza ch'esisteva fra loro. Avevano tutti e due, padre e figliuolo, fronte spaziosa, occhi bruni, incavati, profondi, naso aquilino, tinta olivastra, bocca un po' grande, mento largo e massiccio. Persino i capelli si rassomigliavano, benchè quelli di Corrado Bertalia fossero radi e bianchi e quelli di Gino folti e castani; si somigliavano nella lucentezza metallica, nella piega leggermente ondulata. Certo a pochi genitori accade di stampar nella prole una così vigorosa impronta della loro paternità com'era accaduto al professore Bertalia con quell'unico rampollo, natogli quand'egli scendeva già la parabola della vita.

L'uscio si aperse e una donna comparve sulla soglia. Indossava una toilette da mattina, semplice ed elegante, abito di mussola bianca punteggiato di rosso, cappello di paglia di Firenze guarnito di rose e mughetti; teneva in mano un piccolo ombrellino di seta celeste chiara con frangie e pizzi. Le larghe maniche lasciavano veder il polso sottile e il principio del braccio nudo, d'un candore latteo; la bionda capigliatura opulenta era raccolta in treccie dietro la nuca; solo qualche ricciolo indocile ombreggiava la fronte. Sotto il lungo arco delle sopracciglia splendevano due pupille azzurre ora spiranti un'infinita dolcezza, ora solcate da lampi d'orgoglio e da fremiti di rivolta. Alta, snella, flessuosa, quella donna era veramente un fiore di giovinezza e di leggiadria; si stentava già a persuadersi (poich'ella non mostrava i suoi trent'anni) che fosse madre di Gino; tanto più difficile era crederla moglie d'un uomo che rasentava i sessanta.

— Buon giorno, Corrado, — ella disse avanzandosi di alcuni passi.

Come avveniva sempre quando sua moglie gli si presentava in un abbigliamento troppo giovanile, una nube velò per un istante la fisonomia severa ma aperta del senatore; pure egli non fece alcuna osservazione e ricambiò il saluto con l'usata cordialità.

— Buon giorno, Lucilla. Sei mattiniera, oggi.

— Vado dalla mia sarta. Voglio che cambi una guarnizione al mio vestito di stasera.

— Il gran da fare che danno le toilettes a voialtre donne!

— Le toilettes hanno un'importanza che gli uomini non capiscono.... Per noi sono il campo ove si esercita il nostro gusto artistico.

— Oh, non discuto. Credo però che alla festa di stasera non ci sarà lusso.

— Perchè?

— Perchè la stagione non è propizia alle feste e molte signore sono in campagna.

— Vedrai che ne mancheranno pochissime.... Alcune ritornano apposta.... non foss'altro che per la curiosità di conoscere questa sposina americana che il contino Filiberti porta in famiglia.

— Per me ci rinunzierei volentieri.

— Anch'io. Ma come si fa?... I Filiberti sono stati sempre tanto cortesi con noi.

— Sì, sì.... Ormai sono rassegnato.

— E persisti a voler partire domattina alle dieci e mezza?

— È necessario.

— Avrai ben poco tempo da dormire.

— A me basta poco.... Per le quattro saremo a casa; e cinqu'ore buone di letto le avrò.

— Mamma, — disse Gino, — se non ti spicci....

— Andate, andate, figliuoli, — soggiunse Bertalia, — e che il Signore vi accompagni.

In quella si picchiò all'uscio. Era la cameriera che portava su un vassoio la posta della mattina.

— Nulla per me? — chiese la signora, mentre la cameriera consegnava lettere e giornali al padrone.

— Nulla.

— Arrivederci, dunque.... Eccomi, Gino.

— Un momento, — gridò Bertalia. — C è una partecipazione mortuaria diretta al Senatore Prof. Corrado Bertalia e consorte.... Di chi sarà?

Il silenzio che seguì a queste parole fece balzar d'inquietudine il cuore di Lucilla.

— Ebbene? — ella domandò avvicinandosi vivamente a suo marito e guardando il foglio listato di nero ch'egli teneva aperto fra le mani.

Il foglio non conteneva che poche righe:

La madre Caterina Frangipane vedova Bagnasco annunzia con l'animo straziato la morte, ieri avvenuta, del suo unico figlio

RICCARDO

CAPITANO D'ARTIGLIERIA.

Napoli, 10 giugno 189....

I funerali, ecc., ecc.

Gli occhi dei due coniugi s'incontrarono.

— Quel Bagnasco che veniva da noi si chiamava Riccardo? — chiese Bertalia con voce sorda.

Lucilla chinò la testa in segno affermativo e disse in un soffio:

— Povero giovine! Povera madre!

— È quello che mi regalava...? — principiò Gino. Ma un cenno di suo padre lo fece tacere.

— Era adesso di guarnigione a Napoli? — continuò il professore.

— Sì.... Credo almeno, — ella balbettò sotto la tortura di quell'interrogatorio.

— Gino fa tardi, — notò Corrado Bertalia senza staccar gli occhi da sua moglie. — Del resto potrebbe andar solo questa mattina come sempre.

— No, no, lo accompagno io, — replicò Lucilla impaziente d'esser fuori dal cospetto di suo marito.

Abbassò il velo sulla faccia bianca d'un pallore mortale, raccolse tutte le sue forze ed uscì.

II.

E di nuovo il professore era solo nel suo studio. Ma i suoi occhi non correvano più sulle pagine del suo manoscritto; erano fissi, immobili, come assorti in una dolorosa visione interiore.

Perchè aveva sposato Lucilla? Come mai nell'età in cui l'uomo deve credersi al sicuro dalle tempeste, s'era innamorato pazzamente d'una fanciulla che poteva esser sua figlia?

Certo ch'egli le sue scuse le aveva. E non soltanto le scuse banali dell'amore ch'è cieco, della ragione ch'è disarmata dinanzi alla bellezza e alla grazia; ma scuse d'un ordine più elevato, di quelle che permettono di prendere in iscambio i nostri capricci e le nostre passioni per sentimenti generosi e magnanimi.

Lucilla, egli l'aveva conosciuta da bambina in su; se l'era vista crescere sotto gli occhi, buona, avvenente, giudiziosa, e quando la morte prematura dei genitori l'aveva lasciata povera e sola, egli aveva creduto di poter offrirle, in cambio del tesoro de' suoi vent'anni ch'ella gli portava in dono, una posizione quasi signorile, un nome già illustre, un affetto profondo e tenace. E con che riconoscenza ell'aveva accettato l'offerta! E che moglie adorabile ell'era stata nel primo periodo del suo matrimonio! E che madre sollecita del piccolo Gino! E come aveva saputo conciliare questi suoi uffici di madre e di moglie coi doveri della società ov'ell'era festeggiata, acclamata, e ove l'attraeva il desiderio legittimo di brillare fra mille!... Tempi felici!

La corteggiavano, sì; (poteva forse essere altrimenti?) ma ella, ingenuamente lieta degli omaggi che le si rendevano, aveva un'arte sopraffina per tener nei giusti limiti i suoi adoratori; frenava gli arditi col suo contegno decoroso e un po' altero, sconcertava i timidi con la sua tranquilla ironia.

Bertalia aveva per lei la compiacenza che i mariti vecchi devono avere per le spose giovani se vogliono conservarsene l'affetto; mostrava un'assoluta fiducia nella sua saviezza e nella sua rettitudine, si asteneva da ogni sindacato importuno sulle visite che faceva e che riceveva, l'accompagnava senza mormorare alle veglie e ai teatri, benchè queste lunghe serate fuori di casa contraddicessero alle sue vecchie abitudini di studioso. L'affidar sua moglie alla cura di amici comuni, come facevano altri mariti anche meno maturi, anche meno occupati di lui, non gli pareva conveniente, e non pareva conveniente nemmeno a Lucilla.

Fu appunto ad un ballo, fu dai conti Filiberti che i Bertalia ebbero la presentazione di Riccardo Bagnasco. Aveva trent'anni, era stato appena promosso capitano, ed era un ufficiale colto, intelligente, modesto, laborioso, onde il professore, maravigliato di trovarlo tanto dissimile dai soliti damerini, con o senza uniforme, lo prese subito in simpatia. Entrato così in grazia di tutti e due i conjugi, il capitano fu ammesso nell'intimità della famiglia e non tardò a conquistarsi il cuore di Gino, ch'egli regalava di chicche e di giocattoli, e a cui raccontava cento storielle piacevoli. Fatto si è che l'assiduità di Bagnasco intorno alla Bertalia diede presto nell'occhio e alimentò le chiacchiere degli sfaccendati. Per un pezzo il senatore o non se ne accorse, o non vi badò; poi, messo sull'avviso, suggerì amichevolmente a sua moglie di stare in guardia. Non ch'egli dubitasse, ma non voleva che dubitassero gli altri e che si malignasse sul loro conto.

Ella rispose, un po' seccamente, che i modi del capitano erano correttissimi, che non vedeva una ragione al mondo per trattarlo con minor dimestichezza dell'usato, ch'ell'era sicura di sè, ch'era impossibile chiuder la bocca ai cattivi e ai balordi, e che si meravigliava come un uomo del valore di suo marito raccogliesse sì perfide insinuazioni.

Pel momento la cosa non ebbe seguito, ma di lì ad alcuni mesi il professore ricevette una lettera anonima che aggravava le accuse.

Egli portò a Lucilla la lettera vile e la bruciò al suo cospetto, dicendo che sdegnava servirsi delle indicazioni contenute in essa; ma che non si sarebbe più addormentato in una cieca fiducia, e che se avesse scoperto di esser ingannato si sarebbe presa una sola vendetta; quella di dar lo sfratto alla moglie colpevole e di separarla dal figliuolo che non poteva avere per educatrice una donna dimentica de' suoi doveri.

La minaccia che colpiva Lucilla nel suo punto più vulnerabile, la tenerezza materna, fiaccò la sua nativa alterigia e rattenne in tempo le parole acerbe che le salivano al labbro e di cui non era agevole misurare le conseguenze. Mordendo il freno, ella si limitò a protestare contro i sospetti ingiuriosi di suo marito e contro il sistema inquisitorio che si voleva introdurre in casa.

Comunque sia, le visite del capitano Bagnasco si diradarono e non andò molto ch'egli fu destinato a una nuova residenza. Bertalia applicò in quell'occasione il noto adagio: a nemico che fugge ponti d'oro, e accolse urbanamente l'ufficiale venuto a prender congedo.

Ed ora eran trascorsi cinqu'anni e il tempo aveva ristabilito l'accordo, almeno apparente, fra i conjugi. Ma nel cuore di Bertalia l'antica ferita non era così ben rimarginata da non farsi sentire di tratto in tratto, e lo riassaliva a intervalli un bisogno tormentoso di rivangare il passato, di mutar in certezza, dolce o amara che fosse, la sorda inquietudine che lo logorava. E più volte aveva pensato al modo di approfondire le sue ricerche, sia provocando Lucilla, sia sorprendendola in un istante di debolezza, sia invigilando sulle lettere ch'ella scriveva e che riceveva, perchè talora gli sorgeva anche il dubbio che vi fosse una corrispondenza epistolare tra lei e Riccardo Bagnasco.

Per fortuna, molte ragioni, le une più, le altre meno onorevoli, lo avevano arrestato sulla china pericolosa. Erano le occupazioni scientifiche, era l'orgoglio d'una natura leale ripugnante dai sotterfugi, era il timore di saper troppo e lo sgomento del poi, era in fine la coscienza dell'errore grave, irrimediabile da lui commesso il giorno in cui s'era lasciato vincere da una passione senile.

Oggi quell'annunzio di morte, che pur doveva essere ed era una grande liberazione, svegliava in Corrado Bertalia la malsana curiosità. E il contegno di Lucilla rinfocolava gli antichi sospetti. No, il turbamento di lei non era quello, così naturale, che commove qualunque animo ben fatto alla notizia inattesa della perdita d'un amico. Troppo evidente era in lei la cura di pesare ogni parola, di reprimere ogni moto che potesse tradirla. Povero giovine! Povera madre! Ella non aveva trovato altro da dire per l'uomo che durante quindici mesi era stato frequentatore assiduo della sua casa, per l'uomo ch'ella vedeva ai balli, ai teatri, ai concerti, al passeggio, ovunque ell'andasse. Non aveva trovato altro da dire, ma tutta la sua energia non era bastata a far sì che le sue guancie non si scolorassero d'improvviso e le sue mani non cercassero istintivamente un appoggio.

Una cosa pareva indubitata. Lucilla era stata côlta di sorpresa dall'annunzio di quella morte, ciò che dava motivo di credere che non vi fosse scambio di lettere tra lei e Bagnasco. Se no, possibile ch'ella ignorasse la sua malattia? Sciocchezze!... Forse egli era morto in seguito a un male di pochi giorni, in seguito a un accidente.... La partecipazione lasciava adito a qualunque ipotesi. E in fine, fosse pur troncata ora la relazione, era ciò sufficiente a distruggere il passato?

E il senatore ripeteva in cuor suo il ragionamento di prima. Dato che Bagnasco fosse stato soltanto un amico, Lucilla non avrebbe cercato di nascondere la sua commozione, avrebbe insistito per chiedere informazioni più particolareggiate, per mandare qualche segno di simpatia alla madre derelitta.... Ma sopra tutto ell'avrebbe dichiarato di non voler intervenire quella sera alla festa dei Filiberti.

Se non che, nel suo sforzo d'essere equo, Bertalia diceva a sè stesso che, anche in caso di piena e assoluta innocenza, sua moglie sapeva d'esser nelle condizioni d'una donna sospettata e che chi è sospettato non è mai sicuro della via da tenere. Egli pure quella mattina aveva sbagliato tattica; i suoi sguardi corrucciati, le sue domande insidiose non erano atte certamente a inspirar confidenza.... Del resto, dinanzi a Gino, ogni spiegazione era impossibile; più tardi forse, quando Lucilla fosse tornata, quando Gino non ci fosse....

Un sorriso triste e sfiduciato passò sul volto di Corrado Bertalia; mai più, mai più egli avrebbe strappato la verità dalla bocca di Lucilla.

Se invece?...

Come se lo spingesse una molla egli scattò dalla seggiola e uscì dallo studio. La cameriera che finiva di spolverare i mobili nella stanza vicina gli disse:

— È ancora fuori la signora.

— Non importa, — egli rispose arrossendo come un fanciullo. — Cerco un libro che deve esser di là.

Entrò nel salottino ove sua moglie passava la maggior parte della giornata lavorando, suonando, leggendo. Ivi ella riceveva i suoi intimi, ivi, più d'una volta, il professore aveva trovato Riccardo Bagnasco. E la stanzetta serbava, visibili, i ricordi di lui. Fra varie fotografie che si spiegavano come a ventaglio da un portaritratti di peluche appeso alla parete, c'era anche quella del capitano, in divisa, con scrittovi un nome e una data: Riccardo Bagnasco — 19 aprile 1890. In un palchettino accanto al pianoforte verticale, quasi a farlo apposta, balzava prima all'occhio, tra altri quaderni di musica, una sonata di Beethoven ch'egli preferiva. Di fronte, nello scaffale di noce, spiccavano, per l'elegantissime legature, alcuni volumi ch'egli, il capitano, aveva regalato a Lucilla, edizioni splendidamente illustrate d'autori celebri italiani e stranieri.

Corrado Bertalia prese a caso uno di quei volumi. Era il Faust di Goethe. Certo, egli pensava sfogliandolo, i loro sguardi sono corsi insieme su queste pagine, forse le loro teste chine sul libro si sono toccate, e il loro alito s'è confuso, e la sottile ebbrezza dell'amore li ha involti.... Ma oggi il libro non ridice ciò che udì e ciò che vide.

Il professore lo rimise a posto e sedette sconfidato davanti alla scrivania di Lucilla, con gli occhi ostinatamente fissi sopra una cartella dalla coperta di cuoio nero e dal monogramma d'argento ch'era posata appunto sul piano inclinato della scrivania. Dopo qualche esitazione egli l'aperse; era vuota. Ma i fogli di carta sugante che v'erano inseriti portavano i segni di caratteri impressi, segni confusi, intrecciantisi, sovrapponentisi, tra i quali si sarebbe smarrito il paleografo più consumato. Una cosa sola essi provavano: che quei fogli avevano assorbito l'inchiostro di molte lettere e sapevano il segreto di Lucilla: lo sapevano e lo custodivano.

Bertalia chiuse dispettosamente la cartella e rise della propria ingenuità. Che raccoglieva egli dal suo spionaggio? Indizi, pallidi indizi, nessuna prova.... Le prove, se c'erano, si trovavano in quei cassetti chiusi, la cui serratura avrebbe ceduto a un piccolo sforzo.... Ma era possibile che egli scendesse sì basso?

Vergognandosi dell'ignobile tentazione, egli abbandonò la stanza come un ladro che teme di esser côlto sul fatto. Era tempo, perchè proprio allora una forte scampanellata annunziava l'arrivo della padrona di casa.

III.

Non molto dopo la cameriera venne ad avvertirlo che la colazione era pronta.

Nel salotto da pranzo lo aspettava una sorpresa. Gino gli corse incontro.

— Babbo, ci sono anch'io.

Lucilla, pallida ma composta, s'era già messa a tavola. S'era mutato vestito; indossava un abito grigio.

Il professore guardò alternativamente la moglie e il figliuolo.

— Come? C'è vacanza?

— No, — rispose Gino, — ma sono esonerato dagli esami, e il direttore mi ha messo in libertà. Siamo agli sgoccioli e non si fa più nulla.

Bertalia si morse il labbro. Senza dubbio era stata lei, era stata sua moglie a voler che Gino rimanesse a casa. Ella temeva di trovarsi a tu per tu col marito, e finch'egli partisse pel suo Congresso, si serviva del fanciullo come d'una difesa.

Lucilla ruppe il silenzio.

— Gino non ha detto tutto.

— Che c'è ancora?

— C'è ch'egli avrà il primo premio, — soggiunse la madre con la sua bella voce grave di contralto.

Nei grandi occhi azzurri di lei tremolava una lacrima.

Piangeva ella di tenerezza pei successi scolastici del suo figliuolo, o piangeva per l'altro?

Tirò a sè Gino e lo baciò sui capelli. Egli le gettò le braccia al collo.

— Vieni qua, Gino, — ordinò il senatore, geloso di quelle dimostrazioni d'affetto. — Dà un bacio anche a me.... Così.... E non insuperbire, mi raccomando.

— No, babbo, non c'è pericolo.... Dunque me lo porti il libro illustrato da Stoccolma?

— Da qualche posto un libro te lo porterò senza fallo.... Siedi, adesso, e mangia.... O che il premio ti ha tolto l'appetito?

Quasi l'interrogazione fosse rivolta a lei, Lucilla che guardava immobile dalla parte della finestra si scosse e ingoiò faticosamente una cucchiaiata di brodo.

— Sei stata dalla sarta? — chiese Bertalia ripigliando, quasi senza volerlo, quasi senz'accorgersene, la sua parte di giudice istruttore.

Ella accennò col capo di no.

— Come? E la nuova guarnizione?

— Ho pensato che non è indispensabile.... Quella che c'è può bastare.

Dunque ell'era risoluta, o, piuttosto, era rassegnata ad andar dai Filiberti, benchè la sua fisonomia mostrasse chiaro lo sforzo ch'ella faceva.

La cameriera servì le frutta, poi uscì.

Il professore, inesorabile, tornò alla carica.

— Non hai avuto nessun particolare?

Lucilla trasalì.

— Particolare di che?

— Circa a quella notizia di stamattina?

— Da chi potevo averne? — ella replicò con accento di dolorosa maraviglia.

— Forse i Filiberti sapranno....

— Sapranno quello che sappiamo noi.

— Questa sera sentiremo, — borbottò il marito. E s'interruppe per passare il piatto delle fragole a Gino. — O che non ti piacciono più le fragole?

— Sì che mi piacciono. E ne ho prese.

— Dieci ne hai prese. Le ho contate.

— Oh babbo, che cosa guardi?

— Se non ha voglia non si può costringerlo, — insinuò Lucilla.

— Perchè non deve aver voglia? Sta poco bene forse?

Il fanciullo s'affrettò a rispondere:

— No, babbo.... Sto benissimo. Ma non ho fame.

— Nessuno ha fame oggi, — brontolò Corrado Bertalia, scrollando le spalle infastidito. E invero non aveva fame nemmeno lui, benchè affettasse di averne e si empisse macchinalmente la bocca.

Dopo una breve pausa egli disse:

— Bisognerà spedire i biglietti da visita alla madre. Mi darai il tuo.

— Te lo darò.

Ella depose sulla tavola la salvietta, e si alzò, rigida e bianca, come una bella statua.

— Vado a preparare le tue valigie, — ell'annunziò al marito.

Gino, che le si era aggrappato alle vesti, soggiunse:

— Anch'io, anch'io vengo ad aiutarti a far le valigie di papà.... Buondì, papà, arrivederci.

Com'erano d'accordo, madre e figliuolo, com'erano impazienti di restar soli loro due, senza testimoni! Parevano due complici.

Tenendo per mano il fanciullo, la giovine signora era già presso all'uscio, quando Bertalia chiamò con accento imperioso:

— Lucilla!

Ella si voltò tutta d'un pezzo, suffusa d'un lieve rossore la guancia marmorea. Anche Gino s'era voltato, e i suoi occhi interrogavano il babbo con trepida ansietà, tanto lo aveva stupito la insolita asprezza della voce paterna.

Sentì Bertalia il muto rimprovero, la muta preghiera che c'erano nello sguardo di Gino? O fu altro il pensiero che lo disarmò? Certo si è che mutando tuono egli disse:

— Non dimenticare di metter nella valigia le decorazioni. Sai dove sono?

— Sì, nel primo cassetto a destra.

— Appunto.... All'estero non si può farne senza.

Di lì a un momento il professore richiudeva con forza dietro di sè l'uscio dello studio, ridendo d'un suo riso nervoso ed esclamando sarcasticamente: — Le decorazioni! le decorazioni!

Il bel marito di pasta frolla ch'egli era! E la bella figura ch'egli faceva verso sua moglie! Dopo aver trovato l'accento solenne che doveva preludere Dio sa a che gran scena drammatica egli finiva con quella commedia delle decorazioni!

Ma, riflettendoci, la gran scena drammatica, se fosse successa, a che cosa sarebbe approdata? Alla confessione da parte di Lucilla? Al perdono da parte di lui? O a una rottura violenta, irrimediabile che avrebbe distrutto per sempre la famiglia?

La confessione? O che bisogno ne aveva egli ormai se la tattica troppo ingegnosa di Lucilla si ritorceva contro di lei? Una donna che ha la coscienza netta non agisce così; provoca lei stessa le spiegazioni che devono troncare gli equivoci, non ricorre agli espedienti che li alimentano. Sì, certo, egli avrebbe potuto abbattere con un soffio il castello incantato in cui ella si rifugiava, avrebbe potuto costringerla a un colloquio a quattr'occhi. E s'ella gli si fosse umiliata dinanzi, se pentita del suo fallo avesse implorato misericordia in nome dei primi anni della loro unione, in nome della morte che aveva fulminato il suo seduttore, in nome della vita che fioriva sulle guancie di Gino, oh allora forse egli l'avrebbe riaccolta, perdonante ed amante, fra le sue braccia.... Ma ella non era donna da umiliarsi; o non si sarebbe lasciata strappare una sillaba, o tirata per i capelli avrebbe assunto un'aria di sfida portando in trionfo la sua colpa. E in tal caso che altro restava al marito oltraggiato se non porre ad effetto l'antica minaccia e scacciarla?

Sciocco che non s'accorgeva d'avere in pugno la sua vendetta, facile, piana, offerta da una di quelle coincidenze provvidenziali che farebbero credere all'intervento d'una giustizia superiore e riparatrice! Egli l'aveva in pugno e voleva assaporarla tutta, quella sera, dai Filiberti. Là ov'ella aveva conosciuto colui, in una festa che le avrebbe richiamato alla mente ogni circostanza del primo incontro, là ell'avrebbe espiato. Che potenza di dissimulazione le sarebbe occorsa per celare il suo turbamento, per atteggiar le labbra al sorriso, per discorrer delle mille inezie ond'è fatta la conversazione dei salotti, per appoggiarsi al braccio di damerini indifferenti ed uggiosi, per lasciarsi trascinare nel turbinìo delle danze!... E non v'ha dubbio, fra i tanti sguardi che, al solito, si sarebbero conversi in lei, ve ne sarebbero stati di malignamente curiosi e indiscreti, poichè i vecchi frequentatori di casa Filiberti non potevano non aver indovinata la tresca.... Sono i mariti che non indovinano nulla!... No, l'orgogliosa Lucilla non avrebbe curvato la fronte sotto quegli sguardi, non avrebbe dato ad alcuno il vanto di ridere della sua debolezza; ma s'ell'aveva veramente amato quell'uomo, che strazio doveva essere il suo! Saperlo morto, vederlo con gli occhi dell'anima immobile, stecchito dentro una bara, ed esser lì nelle sale gaie e luminose ove anch'egli era passato florido di giovinezza e riboccante di vita, che strazio, che strazio!

Pareva talora a Bertalia che il castigo fosse fin troppo crudele; ma il pensiero ch'egli non lo aveva nè meditato nè preparato imponeva silenzio ai suoi scrupoli. E, del rimanente, non era giusto ch'egli facesse soffrire Lucilla se soffriva tanto per cagione di lei? Non era giusto?

— Sì, — rispondeva la sua passione di marito offeso; — no, — rispondeva la sua coscienza di filosofo.

Nella difficoltà di conciliare le due risposte, egli tentò di rimettersi al lavoro. Finì di correggere il suo discorso, scrisse un paio di lettere, riesaminò i temi del Congresso alla cui discussione si proponeva di partecipare, prese alcune note nel suo taccuino. Ma non aveva nè lucidezza di mente, nè forza d'applicazione; non poteva star tranquillo sulla sedia cinque minuti. Ebbene, sarebbe uscito per impostar le sue lettere: avrebbe fatto quattro passi, respirato un po' d'aria libera.

In quella entrò Gino, non gaio e baldanzoso come la mattina, ma con la serietà d'un ragazzo precoce.

Il professore si sforzò di sorridere:

— Che desidera Vossignoria?

— La mamma mi ha incaricato di portarti questo biglietto da visita.

Bertalia si ricordò:

— Ah, va bene.... No, non andartene. Aspetta un momento.

Il fanciullo rimase, fermo, in mezzo alla stanza guardando dalla parte dell'uscio.

Corrado Bertalia intanto univa il proprio biglietto a quello di sua moglie, li metteva tutti e due entro una busta e scriveva un indirizzo:

Gentile Signora

Caterina Frangipane vedova Bagnasco.

Napoli, ecc., ecc.

Scrivendo, egli chiese a Gino:

— Le mie valigie son fatte?

— Sì, ma sono ancora aperte. Anzi la mamma domanda se porti via qualche libro.

— Quelli che porto ci saranno nella borsa da viaggio.... A ogni modo si può chiudere all'ultimo momento.... Aspetta. Pare che il terreno ti bruci sotto i piedi.... Dove vai?

— Vado di là.... nell'anticamera della mamma.

— Dov'è la mamma?

— È nella sua camera.

— È indisposta?

— No, ma era molto stanca e s'è buttata sul letto per riposare.

— In tal caso, se dorme, tu non le fai compagnia.... Puoi venir fuori con me, invece.

Il fanciullo accennò timidamente col capo di no.

— No? Perchè no?

— Ho promesso alla mamma, — soggiunse Gino, e gli luccicavano gli occhi, — di restar lì fin ch'ella dorme.

— Ma è assurdo.... Chi dorme non ha bisogno d'altro che di non essere disturbato.

— Appunto.... E io sto nell'anticamera perchè nessuno la disturbi.

— Di questo s'incarica la cameriera.... Glielo diremo.... Vieni, vieni.

— Abbi pazienza, babbo, lasciami a casa, — supplicò Gino. — Se la mamma si sveglia e non mi trova....

— La gran disgrazia!... Saprà che sei uscito col tuo papà e che torni presto.

— Ma ho promesso, — replicò il figliuolo piagnucolando.

Il professore aggrottò le ciglia:

— Va, allora.

Gino esitava tra il desiderio di andarsene davvero e il timore d'aver disgustato suo padre.

Bertalia ripetè l'ordine accompagnandolo con un gesto imperioso:

— Va dalla mamma.

IV.

Sceso dal tram fuori d'una delle porte della città, Corrado Bertalia passeggiava già da due ore all'ombra dei tigli sorgenti in doppio filare lungo il bellissimo viale, e i pochi che lo avevano visto e riconosciuto s'erano ben guardati dal disturbarlo, tanto egli pareva assorto in gravi meditazioni.

— Penserà al discorso di Stoccolma, — diceva qualcuno.

— O dibatterà fra sè un punto controverso di storia. Si sa che la storia è un continuo fare e disfare.

A nessuno veniva in mente ch'egli fosse angustiato da' suoi casi domestici. Undici o dodici anni addietro il suo matrimonio era stato discusso, commentato, censurato anche; più tardi eran corse delle chiacchiere circa alla supposta relazione di Lucilla col capitano Bagnasco e i maligni avevano detto: — Il professore doveva aspettarselo. — Ma eran cose vecchie. Ben altri scandali eran successi poi nella buona società, ben altri fatterelli di cronaca avevan divertito la piazza. Chi si occupava ormai delle galanterie della signora Bertalia con l'ufficiale lontano e dimenticato? Ella seguitava ad essere una donnina in voga, e il tempo cresceva, anzichè diminuire, le grazie della sua persona, cresceva, anzichè diminuire, lo squilibrio fra lei e il marito; ma ora la sua condotta era irreprensibile, e per quanto si stesse in vedetta, non si riusciva a scoprirle nessun nuovo amante.... In complesso, Bertalia era giudicato un uomo degno d'invidia. Era celebre, era ricco, aveva una moglie, certo più rispettabile, nonostante il fallo presunto, di molte men belle e men giovani, aveva un figliuolo indubbiamente suo (bastava guardarlo) che gli empiva d'allegrezza la casa; o che poteva dunque mancargli?

E, in verità, quella mattina mentr'egli ritoccava il suo discorso, e pregustava le accoglienze lusinghiere di Stoccolma, e scherzava amorevolmente con Gino, egli era ben lungi dal commiserare la propria sorte. L'apparir di Lucilla, nel pieno fulgore della sua fresca bellezza, aveva bensì ridestate in lui le inquietudini del passato, le trepidazioni dell'avvenire; ma non per questo egli avrebbe osato dirsi infelice.

E adesso, all'intervallo di poche ore, non la felicità soltanto ma la pace domestica gli pareva irrevocabilmente distrutta. Strana ironia del destino! La catastrofe (tale sembrava alla fantasia eccitata di Corrado Bertalia) avveniva cinque anni dopo che Bagnasco era partito, avveniva oggi appunto che Bagnasco era morto! Un piccolo foglio listato di nero aveva una potenza dissolvitrice che l'uomo, vivo e presente, non aveva avuto!

Non una parola acerba era corsa fra il professore e Lucilla; eppure egli sentiva che s'era levata fra loro una barriera improvvisa, e che di minuto in minuto quella barriera si faceva più alta ed impenetrabile. E, per peggio, il suo Gino adorato, la sua gioia, la sua speranza, il suo orgoglio, non esitava a parteggiare per la madre, e già gli si leggeva in volto la muta condanna del rigore paterno. Chi sa che cosa Lucilla gli aveva detto, chi sa che confidenze monche, bugiarde gli aveva fatto! Nel segreto della sua camera ov'ella non dormiva no, ma piangeva il suo drudo, forse, dinanzi al figliuolo, ella s'atteggiava a vittima, ella chiamava spietato il marito che la costringeva ad ornarsi per una festa il giorno in cui era giunto l'annunzio di morte d'un amico buono, disinteressato, fedele. E che armi aveva egli, Bertalia, contro queste perfidie femminine? Poteva egli dire a Gino: — Tua madre mente. Colui non era un amico, era uno di quelli che portano la rovina nelle famiglie!... — E se Gino chiedeva: — In qual modo?

Ah Lucilla, Lucilla! Non le bastava il resto; anche alienargli l'animo del figliuolo ella voleva, voleva far di lui, del suo sposo, un estraneo nella casa! La nuova offesa era maggior dell'antica e la donna che gliela infliggeva non meritava nessuna pietà.

Ingannato dal sole sempre alto sull'orizzonte in quella luminosa giornata di giugno, Corrado Bertalia seguitava a camminare, senza curarsi dell'ora. I rintocchi d'un orologio lo scossero. Uno, due, tre.... egli contò fino a sei.... Erano effettivamente le sei, ed egli non aveva tempo da perdere se doveva pranzare, e chiuder le valigie, e abbigliarsi, e aspettar che sua moglie fosse abbigliata pel ballo dei Filiberti, ove non sarebbe stato conveniente andar troppo tardi, tanto più non potendoci rimanere sino alla fine.

Nel rifar frettolosamente la via percorsa egli pensava: — Tre o quattr'ore sole ci tratterremo alla festa, ma come le parranno lunghe!... E poi?... E poi la carrozza chiusa ci riporterà a casa nella pallida luce dell'alba; muti ed ostili, contraffatti dalla stanchezza, dal dolore, dall'odio; ci ritireremo nelle nostre camere ai due angoli dell'appartamento; forse domattina non la vedrò, forse non la vedrò che al mio ritorno dal Congresso.... E come la vedrò allora? Domata, contrita, anelante a riconquistare il suo posto nel mio affetto e nella mia stima? O sfinge silenziosa, grave di pericoli e di minacce? O aperta ribelle, impaziente di vendicarsi alla sua volta dell'oltraggio sofferto?... E Gino?

Ma un altro quesito s'affacciava alla mente del professore. Se la ribellione cominciasse subito? Se quella sera stessa Lucilla gli dichiarasse: — La tua imposizione è iniqua. Io non vengo dai Filiberti? — S'acconcierebbe egli al rifiuto? O inizierebbe, alla vigilia del suo viaggio, una lotta di cui non si sapeva come sarebbe andata a finire? E una volta successo lo scandalo, che si sarebbe detto di chi l'aveva provocato? Come? Le collere di questo marito ci mettono cinqu'anni a maturare e scoppiano solo quando il nemico sparisce?

Così, a qualunque partito egli fosse per appigliarsi, il futuro si presentava a Bertalia sotto una luce fosca e paurosa; e nemmeno gli riusciva quetar l'animo agitato nel pensiero dei suoi studi, delle nuove ricerche alle quali aveva posto mano, delle aggiunte meditate alla grande opera, suo monumento imperituro di gloria. Gli erano cari gli studi, cari i silenzi della sua cameretta; ma era pur dolce sollevar di tratto in tratto lo sguardo dai volumi polverosi e fissarlo in due volti diletti, e tralasciare di discorrer coi morti per ragionare e scherzare coi vivi. Mai, mai gli era bastata la scienza arida e sola; un caldo alito di simpatia percorreva da cima a fondo tutti i suoi scritti, e nessuno storico sapeva meglio di lui, dai freddi documenti del passato, sprigionar le lacrime delle cose. Ed egli ben rammentava le tesi d'umanità, di giustizia, di tolleranza che aveva sostenuto ne' suoi libri, rammentava le argomentazioni, le prove faticosamente raccolte, ingegnosamente coordinate a dimostrar l'inanità della vendetta per gl'individui e pei popoli....

Giunto alla barriera, il senatore Bertalia, anzichè risalire sul tram ove in quell'ora gli sarebbe stato difficile evitar incontri noiosi, prese a piedi una scorciatoia che per vie quasi deserte l'avrebbe condotto, in circa venti minuti, a pochi passi dalla sua abitazione. Una di quelle strade, lunga, diritta, era, pressochè per intero, chiusa fra muri di giardini. Sorgevano di là dai muri e si slanciavano in alto le cime degli alberi illuminate dal sole volgente all'occaso; non s'udiva voce d'uomo, ma stormire di fronde e bisbigliare di nidi; scendeva dai rami, saliva da invisibili aiuole un'acuta fragranza d'acacie e di rose. In fondo, alla cantonata, una cassetta postale di color verde cupo spiccava sull'intonaco bianco del muro.

Bertalia portò la mano istintivamente alla tasca del soprabito; non aveva ancora impostato le lettere. Le gettò qui, nella buca, e quando gli passò fra le dita il bigliettino per la signora Frangipane vedova Bagnasco, scappò detto anche a lui, come la mattina a Lucilla: — Povera madre!

Svoltato l'angolo, la gran pace conventuale cessò, e il professore si trovò in mezzo al brulichìo della gente e al frastuono delle carrozze e dei tram. Due o tre persone lo salutarono; egli, senza voltarsi, senza rallentare il passo, rispose toccandosi il cappello e fu presto alla porta di casa.... Che ore penose gli si preparavano, e come avrebbe voluto esser già in ferrovia, di là dalle Alpi!

Lucilla e Gino l'aspettavano in salotto da pranzo; la minestra era ormai scodellata.

— La minestra sarà fredda, — disse Lucilla. — Ma era tardi....

Egli guardò l'orologio:

— È vero, ha fatto tardi. — E soggiunse: — Meglio fredda che calda, in questa stagione.

Lucilla si alzò, prese per mano il figliuolo e si avvicinò a suo marito.

— Gino deve domandarti perdono della sua ostinazione d'oggi. La colpevole sono stata io.... L'avevo pregato di restar nell'anticamera fin ch'io riposavo un'oretta.... Se avessi previsto che desideravi condurlo teco....

— Non importa, — interruppe Bertalia. — Esser fedeli alla consegna è una buona qualità.

— Gli perdoni, dunque?

— Ma sì, ma sì.

— Gino, dà un bacio al babbo.

Il fanciullo ubbidì, ma tornò subito presso alla sua mamma.

— Siedi, siedi al tuo posto, — ella disse.

Anch'ella sedette a tavola spiegando macchinalmente il tovagliolo sulle ginocchia.

Allora Bertalia fissò in viso sua moglie. Già a colazione ella gli era parsa mutata; adesso egli stentava a riconoscerla nel pallore cereo delle gote, nella ruga profonda che tra ciglio e ciglio le solcava la fronte, nella contrazione delle labbra esangui, nella dolorosa immobilità dello sguardo. Era quella la sua Lucilla, la splendida Lucilla? Era quella la donna ch'era entrata la mattina nel suo studio raggiante di bellezza e di gioventù? Si sarebbe giurato che non dieci ore ma dieci anni di più pesassero sul capo di lei e che il suo fulgido meriggio precipitasse in un fosco tramonto....

— Se fossi morto io, — chiedeva Bertalia a sè stesso, — sarebb'ella affranta così?

E benchè non si facesse troppe illusioni sulla risposta, egli era stupito di sentir nel suo cuore più compassione che ira.

Anche ora, come a colazione, ella toccava appena le vivande. Vedendosi osservata, si scusò:

— Ho una leggera emicrania.

Cercava ella un pretesto per non andare dai Filiberti?... Ma no, in tal caso, non avrebbe detto leggera.

A ogni modo, il professore dimandò:

— Per che ora è l'invito?

Ell'ebbe una vibrazione impercettibile dei nervi della bocca, e disse brevemente senza batter palpebra:

— Per le dieci.

Dunque ella nè si ribellava, nè implorava grazia. Nè altera, nè umile, i suoi occhi che avevano pianto, esprimevano un'assoluta padronanza di sè, una volontà rassegnata a tutto subire pur di evitare i contrasti.... Ma gli occhi di Gino, umidi e tristi, si volgevano al padre con lo stesso muto rimprovero con cui gli si erano rivolti poche ore addietro.

Indi, per una strana inversione di parti, sembrò a Corrado Bertalia di esser lui l'accusato dinanzi a' suoi giudici e abbassò istintivamente lo sguardo.

Dopo un breve silenzio egli balzò dalla seggiola.

— Senti, Lucilla, ci tieni proprio ad andare a quel ballo?

Le guancie smorte di lei si tinsero d'un lieve incarnato. Ma sulle prime ella temette d'un'insidia.

— Io?... No.... M'è indifferente....

— Perchè, — continuò il professore, — in quanto a me preferirei di prendere il diretto di questa sera alle undici.

— Vuoi partire questa sera? — chiese Lucilla, ancora incerta sul significato della repentina risoluzione di suo marito.

— Guadagno circa dodici ore, — egli rispose, — e passo più volentieri la notte in ferrovia, dove dormo benissimo, che in una festa da ballo ove mi trascino come un'anima in pena.

La sua voce calma, la sua fisonomia grave ma composta dissipò le inquietudini di Lucilla. A poco a poco la invadeva un sentimento di tenerezza, di riconoscenza verso l'uomo che aveva misericordia di lei e che rinunziava al piacere della vendetta per risparmiarle un atroce supplizio.

Le venne uno scrupolo.

— E i Filiberti?

— Oh, si manda un biglietto.... C'è da scrivere?

Quand'ebbe l'occorrente, il professore avvicinò il tavolino alla finestra, poichè già imbruniva, e scrisse leggendo a voce alta:

Egregio amico,

Un telegramma ricevuto....„

Qui egli stette un istante con la penna sospesa fra le dita.

— È una bugia, ma di quelle che non fanno male a nessuno.... Bada però, Gino, non imitare il cattivo esempio.... Per fortuna, alla tua età non ci sono bugie necessarie....

Chiusa questa parentesi, Bertalia ripigliò senz'altra interruzione:

“Un telegramma ora ricevuto mi costringe a partire stasera. Dobbiamo quindi, mia moglie ed io, privarci del piacere d'intervenire alla vostra festa. Vogliate scusarcene anche con la signora contessa e con gli sposi che Lucilla visiterà uno di questi giorni e ai quali io presenterò i miei omaggi fra un paio di settimane, al mio ritorno da Stoccolma.

“Accogliete, eccetera, eccetera....„

— Va bene così? — egli soggiunse mentre faceva l'indirizzo. — Il biglietto lo ricapiterà il portinajo, e nello stesso tempo ordinerà la carrozza per le dieci e mezza.... Pare impossibile, ma sono quasi le nove.

Lucilla prese la mano di suo marito e la portò rapidamente alle labbra.

················

Le valigie furono terminate nella fioca luce del crepuscolo. Gino aiutava la sua mamma e co' suoi occhi giovani distingueva perfettamente gli oggetti e leggeva pressochè al buio i frontespizi dei libri. Pareva vi fosse un tacito accordo di non accendere il lume.

Affacciato alla finestra, Bertalia aspirava per tutti i pori la gran pace della notte estiva. Un raggio di luna entrava obliquamente nella stanza.

All'ora prefissa vennero a dire che la carrozza era pronta.

Il professore non volle che lo accompagnassero alla stazione.

— Tu, Lucilla, devi andar subito a letto, e in quanto a Gino, non si capisce perchè sia ancora alzato.... Forse perch'è in vacanza.

Gino saltò al collo di suo padre.

— No, ma perchè volevo star con te fino all'ultimo.

Era tornato affettuoso, espansivo, carezzevole.

Lucilla consegnava il bagaglio alle persone di servizio. — Due valigie, una borsa, una cappelliera, un plaid, un portaombrelli.

Corrado Bertalia depose il dolce pondo del suo figliuolo e si voltò verso sua moglie che era ritta dinanzi a lui, con le mani tese.

Egli la tirò a sè e la baciò in fronte.

— Arrivederci, Lucilla.

— Buon viaggio, — ella balbettò frenando a fatica i singhiozzi. — Scrivimi presto.... E.... grazie.....

— Zitto! — fece egli sciogliendosi dall'amplesso, e mettendosi il dito alla bocca.

Gli addii si rinnovarono sul pianerottolo.

— Buon viaggio, buon viaggio.

— Arrivederci.

— Scrivi domani.

— Scrivete anche voi. La prima lettera ferma in posta a Monaco.

— Sì, e mandaci i giornali.

— Molti giornali illustrati, — gridò Gino dalla ringhiera. — E portami un bel libro.

La carrozza infilò il portone e uscì nella strada. Alzando il capo, Bertalia vide alla finestra moversi due ombre e due fazzoletti bianchi agitarsi. Anch'egli agitò per un istante il suo fazzoletto, poi se lo portò agli occhi ch'eran molli di lacrime.

— Non ho perduto Gino, — egli diceva in cuor suo. — Ma lei?... Che cosa può esser ella per me fuor che una seconda figliuola?