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Nella vita: novelle

Chapter 20: II.
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About This Book

A collection of short stories that depict ordinary lives in a provincial city through intimate vignettes, atmospheric descriptions, and small but telling encounters. Narratives linger on twilight scenes, constrained social spaces, and moments of longing, shame, or secret sorrow; characters move through bridges, squares, and domestic streets, revealing personal regrets, fragile ties, and occasional desperation. The prose emphasizes sensory detail and urban landscape to explore themes of memory, social constraint, and the quiet tragedies of daily existence.

LA TAGLIA.

Il giorno di San Filippo Neri c'era un solleone che bruciava le pietre — Mariangela Santella si sentì cogliere da' dolori del parto proprio sul punto in cui, piegata sull'arsa terra che dal suo casolare raggiungeva la via maestra, ella sciorinava al sole i piccoli peperoni rossicci destinati alle grevi minestre del verno. Sotto l'uscio di casa il più piccolo de' suoi bambini, nudo, buttato per terra con la pancia all'aria, brancicava e annaspava attorno con le manine insudiciate di terriccio: i pulcini della chioccia gli erano saltati sul petto e glie lo vellicavano, ed egli rideva e si schermiva. L'altro, un rossiccio dagli occhi grandi e stupidi, mezzo scemo, sbocconcellava un pezzo di pane bruno e contemplava or il fratello or la madre, silenzioso e indifferente.

— Ah, santa Marta! Ah, santa Filomena! — si mise a urlare Mariangela, premendosi le mani sul ventre.

Barcollando rientrò nel casolare e si gettò sul pagliericcio.

Il rosso, con la bocca piena, annunziò:

— Viene tata.....

E Bernardino Santella apparve sotto l'uscio, con le mani sul dosso, con la pipetta in bocca, lento, pensoso, tutto bianco di polvere fin ne' capelli, rossicci come quelli del figliuolo. Trasse una scranna accosto al pagliericcio e si mise a sedere rimpetto alla moglie. Mariangela continuava a lamentarsi, più piano adesso, e socchiudeva gli occhi lagrimosi.

Con le gambe aperte, con le grandi mani vellose posate sulle ginocchia, reclinato verso la moglie, alla quale il respiro difficile gonfiava il petto come un mantice, Bernardino disse:

— Vengo da Durazzano. Donna Sofia la levatrice se n'è fuggita a Bisaccia con le figlie e col farmacista che se la mantiene.

Tutti scappati, di que' giorni. I briganti scorazzavano ad Atina, a Esperia, a Durazzano: non si poteva più fare un passo fuori dell'uscio e la gente si chiudeva in casa come se ci fosse il colèra. Fra tanto le male notizie le portava il vento: oggi il saccheggio alla casa del sindaco d'Atina, ieri un orecchio di Benedetto Caruso spedito al padre di costui in una lettera che chiedeva mille ducati pel riscatto: e il mandriano del signor marchese di Sant'Angelo bruciato vivo, e le due mule di Fortunato Sacco sparite, una notte, col basto e con la cavezza! Un orrore, un orrore! La gente si raccomandava l'anima per le brutte morti che sentiva: il notaio di Durazzano, co' due nipoti preti, si fabbricava la polvere in casa e non usciva più di casa da un mese, nemmeno per sentir messa. Il prefetto spediva telegrammi, prometteva soldati e costoro non arrivavano mai. Nel giorno del Corpus Domini, sì, ne erano giunti una cinquantina. S'erano sbandati qua e là pe' campi arsi, per la fitta boscaglia ch'essi non conoscevano, ed erano tornati a Durazzano sfiniti, dopo sette ore di fucilate, con tre compagni morti. Ma fruga e rifruga erano riusciti a far qualcosa, poichè due della banda di Battista di Limatola erano capitati nelle loro mani, e ora, per le viuzze di Durazzano, i soldati inferociti se li cacciavano innanzi, legati, a furia di colpi di calcio degli schioppi. Mariangela, che era stata a vederli passare, per poco non s'era sconciata dal ribrezzo. E diceva sempre che avrebbe fatto un figlio col labbro superiore spezzato, come l'aveva visto a un di quei briganti il quale l'aveva squadrata con certi occhi pieni di sangue.

Dopo un breve silenzio — Mariangela non si lamentava più — il marito soggiunse:

— Senti... Hanno posto la taglia a Battista di Limatola.

La donna raccolse le forze e si mise quasi a sedere sul pagliericcio. Un nugolo di mosche se ne levò al tempo stesso.

— Mille ducati — disse Bernardino, togliendosi la pipa di bocca e scotendo il capo fulvo.

La donna lo guardava, con gli occhi sgranati, pieni di desiderio.

— E quanto fanno?

— Fanno mille ducati, fanno. E tutta Durazzano non li vale.

Seguì un breve silenzio. Lentamente Mariangela si riaddossò al capezzale e poi vi tornò a posare la testa. Le mosche tornarono. Ella agitò la mano, e poi anche la mano ricadde. Fuori, i bambini giocavano al sole, con la chioccia e coi pulcini. Un'afa ardente alitava nella capanna.

Bernardino trasse più accosto al pagliericcio la sua scranna, si chinò, quasi, all'orecchio della moglie e le mormorò:

— Non sanno ov'è nascosto; non lo sanno. Senti... io lo so...

La donna trascinava la testa sull'origliere e ne la levava, a fatica, per appressarla alla bocca di lui. Il marito s'era levato. Posava or le grandi mani sul letto, vi si chinava; e il letto scricchiolava.

Più piano, egli disse:

— Nella pagliaia di Donato Auricchio...

E subito si voltò dalla parte dell'uscio, come se qualcuno lo avesse udito.

— Ah, santa Sofia!.... — urlò Mariangela, che ricominciava a spasimare sul pagliericcio e a torcervisi come una serpe.

Per Gesù Cristo! La moglie con i dolori del parto, la miseria in casa, la vacca venduta, i figliuoli nudi!

E Bernardino si levò co' denti stretti, girando attorno lo sguardo fosco e disperato. Si chinò, a un tratto, e rovistò in un fascio di paglia sul quale, in un cantuccio, dormiva il cagnolo. Ne cavò la pistola a due canne che aveva portato addosso anni addietro, quando accompagnava pe' sentieri deserti il medico condotto. Forse l'aveva nascosta lì, sottomano, di recente, poichè non ebbe bisogno di caricarla. Ne volse la bocca alla porta ed esaminò l'arma, lungamente.

Ora Mariangela pareva assopita.

Bernardino si fece il segno della croce e uscì.

— Se mamma ti chiama, tu dille che torno presto — disse al rosso, passando.

II.

Il sole si levava in un immenso bagliore accecante. Si vedeva dalla finestrella del casolare la via larga e deserta, sbarrata dai castagni. Un cuculo piagnucolava, lontanamente.

Ora, sotto un panno che s'era posto sulla faccia per difenderla dalle mosche, la Santella pareva assopita. Trascorse un'ora, quasi. Il cagnolo, assetato, si metteva a lambir l'acqua tepida e sporca raccolta in un vaso, e lo rovesciava. Il rosso rise forte. La Santella si mise a sedere in mezzo al letto.

— Dov'è tata?

Il rosso si appressò, balbettando:

— Tata se n'è andato..... s'ha cavato le scarpe e se n'è andato.....

— Ah, Santa Caterina! E così mi lascia!.....

Allora lo scemo si pose per la via che aveva fatto Bernardino, pel sentieruolo che metteva al bosco. Correva. Ove il bosco cominciava ad apparire egli s'arrestò, trafelato.

Un gran pino spandeva per terra la sua ombra gigantesca: una piccola pina, caduta dall'albero, s'apriva al sole. Il piccino la raccolse e la mise in saccoccia. Poi si rincamminò, lentamente. Allo svoltare che fece da un sentieruolo pieno di foglie cadute adocchiò una lucertola che s'era stesa pigramente al sole. Si gettò carponi e l'acchiappò sotto il berretto. Sedette a terra, avvolse la bestiolina palpitante in una pezzuola e la cacciò in tasca. Si levò e si rimise a correre.

Dopo cinquanta passi gli si parò davanti il muricciuolo su cui s'affacciava la pagliaia di Donato Auricchio. Era quasi diroccato tra l'erbe selvaggie e un roveto arso lo assaliva alle spalle.

Il rosso s'arrampicò sul muricciuolo e sporse il capo dalla sua cresta. La pagliaia bruciava ancora: il bizzarro scheletro delle ultime sue canne ardeva, scoppiettando nella cenere nera; una spira di fumo saliva nell'aria.

E lì, a pochi passi, tra l'erba arrossata, un corpo giaceva bocconi.

Il rosso riconobbe suo padre.

Chiamò, dal muretto:

— Tata!.... Tata!....

Gli rispose il silenzio. L'ammazzato si vedeva poco in faccia: si vedeva appena l'adunco profilo del suo naso sotto una ciocca di capelli rossastri e scompigliati. Una mano aperta, tutta pesta e sanguinosa, spuntava tra l'erbe.

Lo scemo non si sentiva l'animo di saltare il muricciuolo. Guardava quel corpo, senza comprendere.

Tornò a chiamare:

— Tata! Tata! Mamma piange e ti vuole!.... Ohi, Tata!

Scese dal muro, sedette per terra, e aspettò.

Il sole volgeva al tramonto. Pel puro cielo procedevano due nuvole macchiate nel loro candore argenteo da strisce brunastre, come se per entro vi fossero passati i denti d'un pettine immane. Nel lontano, ove lo sguardo raggiungeva la immensa distesa dei campi, dalla parte del sole, una nuvola aranciata s'orlava di rosso vivo. E dai campi, dalla boscaglia respirante a ondate un caldo vento, arrivavano susurri indefinibili e incessanti, ronzii d'insetti, pispigli brevi e sommessi.

— Tata! — balbettava il piccino — Mamma ti vuole!....

Poi non insistette oltre. Lo coglievano la stanchezza ed il sonno.

E laggiù, nel silenzio tragico ed alto, a un punto lo scemo si stese sull'erba, chiuse gli occhi e s'addormentò.